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mercoledì 27 luglio 2022

Il talento di Mr. C (2022)

Meritava di uscire al cinema accolto con tutti gli onori del caso, invece noi italiani dobbiamo accontentarci di guardare Il talento di Mr. C (The Unbearable Weight of Massive Talent), diretto e co-sceneggiato dal regista Tom Gormican, sulle varie piattaforme di streaming e con un titolo che non gli rende giustizia. 


Trama: Nick Cage è ormai a un punto morto della sua carriera e sta meditando di smettere di recitare. Per raggranellare qualche soldo accetta di partecipare alla festa di compleanno di un riccone spagnolo e lì si ritroverà coinvolto in una storia di amicizia, spionaggio e criminali...


L'ho già detto e lo ripeto: come si fa a non amare Nicolas Cage? All'età di quasi 60 anni, con all'attivo 100 film, cifra raggiunta proprio con Il talento di Mr. C, lo si può amare o lo si può odiare ma, di sicuro, non gli si può rimanere indifferenti, soprattutto ora che internet gli ha regalato una nuova giovinezza a base di meme e gadget discutibili, rendendo oro (per quanto trash) ogni cosa toccata dal nostro. Ma spezziamo una lancia a favore di Nicolas, prima di passare al film, e smettiamola di parlare di attore incapace, perché non si nomina un massive talent dall'unbearable weight così, tanto per caso. In realtà, le pesantissime scelte infelici di Cage e la sua conseguente monoespressività parrucchinata o l'altrettanto parrucchinata verve trash hanno avuto un picco col nuovo millennio, prima il buon Nic ci aveva regalato parecchie interpretazioni da brivido oppure dignitose performance action in film anche buoni, e per fortuna da qualche anno è riuscito ad sfruttare la fama di attore demmerda per agguantare ruoli iconici in pellicole principalmente horror o di genere, la maggior parte delle quali anche belline, tornando a regalare allo spettatore momenti di pura gioia e facendosi volere di nuovo bene. Il talento di Mr. C è l'ultimo film destinato a rinfocolare il ruolo di icona moderna del versatile attore, talmente modesto, per inciso, che non avrebbe voluto nemmeno partecipare; badate bene, non siamo ovviamente nel territorio di quel capolavoro che era Essere John Malkovich, tuttavia il film di Tom Gormican è divertente e molto ironico, soprattutto perché si basa sull'"idea" che la gente ha di Nicolas Cage, un'immagine che quest'ultimo abbraccia senza vergogna e prendendosi talmente in giro da arrivare... a limonare se stesso. E questo non era stato mostrato nemmeno in Killing Hasselhoff ma, diciamoci la verità, The Hoff a Nic può giusto spicciare casa e lo stesso vale per la sceneggiatura del film di Darren Grant.


Il talento di Mr. C è infatti gradevole sotto molti aspetti, non solo in virtù dell'essere un progetto matto dedicato a Cage. Anzi, a mio avviso uno degli elementi migliori del film, oltre alla sua natura smaccatamente metanarrativa, tanto che la trama viene "decisa" o, meglio, anticipata dai protagonisti impegnati a realizzare un film (o a convincere l'interlocutore di starne realizzando uno), è la presenza del tenerissimo, imbranato Javi di Pedro Pascal. Quest'ultimo non è solo un espediente narrativo per dare un'ossatura alla trama e scatenare determinati eventi, ma diventa il ritratto del fan "sano", di colui che adora il suo mito e vorrebbe "vivere di avventure" con lui riuscendo anche ad essere umano ed empatico, benché magari un po' invadente, ben lontano dai matti che popolano internet in questi tempi malati. La strana coppia Nick Cage/Javi è divertentissima e frizzante, due caratteri che si compensano e danno vita a una bromance da antologia, equilibrando così quello che rischiava di essere un delirante one man show di Cage il quale, a onor del vero, riesce già da solo a trattenersi, almeno quando è nel personaggio (quando interpreta il suo giovane doppio è il Cage che tutti ci aspettiamo: un pazzo urlante in overacting). Ulteriore valore aggiunto di un film assai piacevole da guardare e, probabilmente, adatto anche a chi non ha particolare interesse per Cage (chi, di grazia, CHI mai oserebbe???) è l'abbondanza di citazioni legate ai "capolavori" del nostro, che arriva giustamente a prendersi per i fondelli profondendosi in un meraviglioso "Not the Bees!!" sul finale... ma, dovessi dire, la parte è ho preferito è il giusto vilipendio ai Duplass Brothers, che conferisce a Il talento di Mr. C tutto l'aMMore di cui dispongo. Guardatelo e vogliategli bene com'è giusto che sia, nell'attesa che esca Renfield!


Di Nicolas Cage (Nick Cage/Nicky), Pedro Pascal (Javi Gutierrez), Neil Patrick Harris (Richard Fink), David Gordon Green (regista) e Ike Barinholtz (Martin) ho già parlato ai rispettivi link.
 
Tom Gormican è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto anche il film Quel momento imbarazzante. Anche produttore e attore, ha 52 anni.


Tiffany Haddish interpreta Vivian. Americana, ha partecipato a film come 3ciento - Chi l'ha duro... la vince!, Il collezionista di carte e a serie quali Raven e My Name is Earl. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 43 anni e quattro film in uscita. 


Tra le guest star segnalo la presenza di Demi Moore nei panni della versione cinematografica di Olivia, al posto di Angelina Jolie, mentre Pedro Pascal ha sostituito Dan Stevens e David Gordon Green nientemeno che Tarantino (partecipazione che avrebbe reso il film IL capolavoro del 2022. Ahimé). Se Il talento di Mr. C vi fosse piaciuto recuperate Killing Hasselhoff, Il ladro di orchidee, My Name is Bruce e, ovviamente, Essere John Malkovich! ENJOY! 

martedì 23 dicembre 2014

L'amore bugiardo - Gone Girl (2014)

L'ultimo film che volevo vedere a tutti i costi in questo 2014 era L'amore bugiardo - Gone Girl (Gone Girl), diretto da David Fincher e tratto dal romanzo L'amore bugiardo di Gillian Flynn. Segue post SENZA SPOILER.


Trama: nel giorno del quinto anniversario di matrimonio Amy Dunne scompare misteriosamente, lasciando il marito Nick preda dei dubbi e delle accuse dei mass media...


Gone Girl (non chiamiamolo L'amore bugiardo, ché è un titolo ben stupido e superficiale) è la storia di una donna che "sparisce". Per estensione, avrebbe potuto anche intitolarsi Gone Boy o Gone People perché il fulcro dell'ultima pellicola di Fincher non è tanto la scomparsa di Amy quanto l'annullamento, la spersonalizzazione dell'individuo nei confronti degli altri, il suo "divenire" agli occhi di chi guarda, di chi nutre aspettative nei suoi confronti, di chi pretende qualcosa di perfetto. Lo aveva già raccontato Spike Jonze con il suo Her, c'era già arrivato Pirandello ancor prima di loro: questa è l'epoca in cui è impossibile essere UNA persona sola e, ancor peggio, è impossibile essere una persona "giusta" perché viviamo nell'era dell'apparenza, della perfezione a tutti i costi, dell'insoddisfazione e della noia precoce che ci rende affamati di scandali, più perversi e sanguinosi sono meglio è. Amy Dunne è la moglie perfetta, bambina prodigio costruita a tavolino (quindi già spersonalizzata a dovere) da genitori "colti", donna bellissima, elegante, raffinata e ricca. Ben è un manzo belloccio che, finché era impegnato in un lavoro gratificante, era l'uomo ideale agli occhi di tutti ma ha fatto presto a diventare una zecca disoccupata, un mantenuto e ovviamente un fedifrago che piuttosto che sfasciare l'apparenza di un matrimonio da sogno ha pensato bene di trincerarsi dietro un mare di bugie. La moglie ad un certo punto scompare e il matrimonio da sogno comincia a mostrare i contorni di un incubo, richiamando orde di affamati avvoltoi mediatici e falsi "amici" che non vedono l'ora di ottenere i famigerati 5 minuti di gloria sulle spalle della gente e che scagliano accuse pesanti fomentando l'opinione pubblica, incuranti di dolore, paura, sentimenti, presunzioni d'innocenza e rischi concreti di carcere o pena di morte. Come in un'orribile programma di Barbara D'Urso c'è la presentatrice che letteralmente sguazza nel letame godendo di ogni succoso pettegolezzo, ci sono "amici" ed amanti che spuntano a raccontare le loro versioni dell'accaduto e, soprattutto e purtroppo, c'è laGGente che, come si diceva in una sigla di Mai dire gol "La trovi ovunque vai" e si fa condizionare da qualsiasi rumenta venga vomitata dal tubo catodico, creando demoni o santi senza sapere nulla.


Gone Girl quindi scava nella società odierna e gioca con le nostre convinzioni, trattandoci alla stregua dei poveri boccaloni che passano le sere a martirizzare Ben e a santificare Amy, mostrandoci pochissimi sprazzi di dolorosa intelligenza (la streppona che vive nel Motel, la detective o la sorella di Ben) soffocati da tanta, troppa voglia di lasciare che sia qualcun altro a pensare per noi; in un mondo dove tutto verte sull'apparenza, vince chi sa manipolarla e chi conosce i meccanismi che regolano il gioco, come lo strapagatissimo avvocato di Ben che si fa vanto di difendere persone indifendibili, mentre gli altri sono condannati o a diventare dei poveri burattini privi d'identità, o dei disadattati incapaci di accettare ciò che non rispecchia i propri desideri oppure, peggio ancora, dei perfetti ingranaggi di un sistema che sacrifica la felicità individuale per un supposto "bene superiore" spesso illusorio quanto le menzogne che si usano per giustificarlo. David Fincher e Gillian Flynn ci spiazzano, ci terrorizzano, ci conquistano fin dal primo fotogramma con una storia terribile e crudele, un pugno nello stomaco che può essere paragonato solo allo stupro della povera Lisbeth in Uomini che odiano le donne, talmente folle nella sua lucidità da farci quasi urlare di frustrazione, come succede a Margo. Il ritmo lento della vicenda, scandito dai giorni di assenza di Amy e dai colori grigi di una fotografia perfetta, poggia interamente sulle spalle dei bravissimi interpreti: Rosamund Pike meriterebbe l'Oscar, Ben Affleck, con la sua proverbiale inespressività, è perfetto per incarnare un marito a dir poco clueless, Neil Patrick Harris e Carrie Coon sono infine due comprimari d'eccezione, ognuno favoloso a modo suo. Ancora non ho idea di quanto sia stato rispettato il romanzo di Gillian Flynn (ma l'autrice della sceneggiatura è lei, quindi non dovrebbero esserci problemi) ma dopo questa meraviglia, questo fantastico modo di concludere il 2014 cinematografico, non vedo l'ora di leggerlo per trovare altri dettagli che potrebbero essermi sfuggiti ad una prima visione. Intanto, vi consiglio di mandare al diavolo il buonismo natalizio e di correre in sala a vedere Gone Girl!


Del regista David Fincher ho già parlato qui. Ben Affleck (Nick Dunne), Rosamund Pike (Amy Dunne), Neil Patrick Harris (Desi Collings) e Missi Pyle (Ellen Abbot) li trovate invece ai rispettivi link.

Kim Dickens (vero nome Kimberly Jan Dickens) interpreta la detective Rhonda Boney. Americana, ha partecipato a film come Codice Mercury, L'uomo senza volto, The Gift - Il dono e a serie come Numb3rs, Lost e Sons of Anarchy. Ha 49 anni.


Tyler Perry, che interpreta l'avvocato Tanner Bolt, negli USA è un famoso regista prima ancora che attore (io, nella mia aulica ignoranza, non ho mai visto nemmeno un suo film) mentre Carrie Coon, che interpreta Margo Dunne, ha partecipato alla serie The Leftovers. Detto questo, se L'amore bugiardo vi fosse piaciuto recuperate Il fuggitivo o The Vanishing - Scomparsa. ENJOY!

mercoledì 22 ottobre 2014

Un milione di modi per morire nel West (2014)

E' uscito questa settimana nelle sale italiane, abbastanza in sordina a dir la verità, l'ultimo film diretto e co-sceneggiato dal creatore de I Griffin Seth MacFarlane, ovvero Un milione di modi per morire nel West (A Million Ways to Die in the West).


Trama: Albert Stark è un pastore codardo, assolutamente inadatto alla dura vita del west. La fidanzata Louise, stufa di avere a che fare con uno smidollato, decide di lasciarlo ed Albert cerca di riconquistarla con l'aiuto di Anna, una misteriosa pistolera nonché moglie di un terribile bandito...


Un milione di modi per morire nel West è, al pari di Ted, un puro divertissement, il capriccio di un attore e sceneggiatore abituato a stare dietro le quinte televisive che decide all'improvviso di mettersi in mostra assumendosi il ruolo di protagonista e regista. MacFarlane si era già ritrovato dietro la macchina da presa col già citato Ted, riuscito solo a metà, e con Un milione di modi per morire nel West realizza letteralmente uno one man show interamente al servizio della sua comicità, delle sue idiosincrasie e del suo senso del ridicolo. Ovviamente, MacFarlane non è Woody Allen e i suoi film risultano delle pallide copie de I Griffin: come già accadeva con Ted, infatti, anche la sua ultima fatica vive di parecchi momenti di stanca ravvivati da alcuni colpi di genio, perché le gag sono più meno le stesse della serie che ha fatto la fortuna di MacFarlane e funzionano nella mezz'ora di episodio, mentre  dilungate in due ore di film risultano fiaccherelle. La base di Un milione di modi di morire nel West, il concetto da cui è stato tratto il titolo, obiettivamente è simpatico e gioca su un escamotage molto amato dall'autore, ovvero quello di inserire un personaggio dalla mentalità MOLTO moderna, portatore di concetti ed idee tipici della nostra epoca, all'interno di un contesto "antico", in questo caso il West: abbiamo così il pastore che cerca di risolvere tutto con la parlantina piuttosto che con le pistole, che odia la Frontiera e che mette in guardia amici e conoscenti dal milione di modi assurdi in cui la gente rischiava di morire all'epoca, tra dottori, animali selvatici, incuria, ignoranza, violenza, sparatorie e quant'altro. Purtroppo la storia costruita attorno a quest'idea di base è la quintessenza della banalità, tanto che sappiamo già come si concluderà la vicenda di questo sfigato che cerca di riconquistare l'amata aiutato da un'altra donna, quindi quel che resta sono solo un paio di gag ben riuscite.


I punti di forza di Un milione di modi per morire nel West sono quindi lo humor nero e politicamente scorretto tipico di MacFarlane, il suo gusto per l'assurdo e la citazione (val la pena vedere il film solo per un paio di comparsate che non vi spoilero perché meritate di struggervi in lacrime di incredula commozione come ho fatto io!!), il talento per i numeri musicali e, ovviamente, la simpatia degli attori coinvolti. Purtroppo MacFarlane è belloccio e bravo ma se guardate il film chiudendo gli occhi di tanto in tanto, come ho fatto io, vi sembrerà spesso che a parlare sia il cane Brian alle prese con uno dei suoi logorroici monologhi e Liam Neeson è a dir poco sprecato, fuori parte al limite del ridicolo (Il fatto che Liam Neeson non mi sia piaciuto nel ruolo di Clinch rispecchia tra l'altro le parole di Peter Griffin nel sesto episodio della quinta stagione, "Drizza le orecchie", quando dice che senza la sua guida i figli sarebbero dei casi disperati, come se Liam Neeson interpretasse un cowboy americano), mentre se la cavano molto bene una Charlize Theron che sembra essersi divertita un sacco, il solito, adorabile Giovanni Ribisi e, ovviamente, un Neil Patrick Harris in formissima, che con la sua canzone dedicata ai baffi (per non parlare della fellatio al mustacchio!!) vince a man bassa surclassando tutti gli altri coinvolti, cattivissimo padre di Albert a parte. Vi dirò, purtroppo tutto questo e il fantasioso utilizzo di Tarzan Boy dei Baltimora potrebbero non bastare per farvi piacere Un milione di modi per morire nel West, soprattutto se visto al cinema, anche perché immagino l'inevitabile impoverimento del doppiaggio e dell'adattamento italiani; se siete fan sfegatati di MacFarlane e dei Griffin potreste anche trovarlo esilarante ma francamente io l'ho visto proprio come uno scherzone tirato troppo per le lunghe, piacevole ma niente più. I picchi di genialità raggiunti da un altro Seth in Facciamola finita sono ben lontani, ahimé.


Di Seth MacFarlane, regista, co-sceneggiatore e interprete di Albert, ho già parlato QUI. Charlize Theron (Anna), Amanda Seyfried (Louise), Liam Neeson (Clinch), Giovanni Ribisi (Edward), Neil Patrick Harris (Foy) e John Aylward (il pastore Wilson) ho già parlato ai rispettivi link.

Sarah Silverman interpreta Ruth. Americana, ha partecipato a film come Tutti pazzi per Mary, Heartbreakers - Vizio di famiglia, School of Rock, I Muppet e a serie come Greg the Bunny e Monk; inoltre, ha lavorato come doppiatrice per le serie Drawn Together, American Dad!, Robot Chicken, Futurama, I Simpson e per film come Ralph spaccatutto. Anche sceneggiatrice, produttrice e compositrice, ha 44 anni e due film in uscita.


A parte il paio di guest star veramente geniali che ho deciso di non spoilerare nel post, sappiate che tra le varie comparse figurano anche Ewan McGregor (in mezzo la folla che ride alle battute di Foy), Ryan Reynolds (che viene ucciso da Liam Neeson nel Saloon), Will Ferrel (è il dottore che fa nascere Albert), Patrick Stewart (presta la voce alle pecora dalle gambe lunghissime) e, nella versione Unrated, anche la bionda Penny Kaley Cuoco (che Albert cerca di rimorchiare in un negozio). Detto questo, se Un milione di modi per morire nel west vi fosse piaciuto recuperate anche Mezzogiorno e mezzo di fuoco. ENJOY!

venerdì 8 marzo 2013

American Trip - Il primo viaggio non si scorda mai (2004)

Non so nemmeno io perché, vinta dal sonno e col cervello spento, ho deciso di concedermi una serata ad alto tasso di demenza e mi sono buttata su American Trip - Il primo viaggio non si scorda mai (Harold & Kumar go to White Castle), diretto nel 2004 dal regista Danny Leiner. Non lo so, giuro, me lo sto ancora chiedendo.


Trama: Harold e Kumar sono due fattoni portatori di diverse sfumature di sfiga, il primo di origine asiatica, il secondo indiano. Dopo aver passato l'intera serata a fumare, i due vengono aggrediti dalla fame chimica ma la loro, per parafrasare una nota pubblicità, "non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono", quindi decidono di raggiungere a tutti i costi il White Castle, la catena di fast food che serve gli hamburger migliori del mondo. 


Certo che anche scomodarmi a recensire 'sta roba è praticamente una perdita di tempo, ma ammetto di essermi fatta attirare da American Trip (fuorviante titolo italiano che cavalca l'onda del successo di American Pie, ovviamente) per le faccette da imbelli dei due protagonisti, incuriosita dall'idea di vedere il primo di una serie di film dedicati alla strana coppia Harold & Kumar che, se non ho capito male, in America è molto apprezzata. In pratica, immaginate di vedere un road movie demenziale dove, al posto dei soliti sballoni all american ci sono due sfigati "esotici": Harold è l'anello debole della coppia, precisino e timoroso di tutto, maledetto dalla sua ascendenza asiatica che lo condanna ad essere costantemente preso di mira da bulli e idioti in genere, mentre Kumar è il "figo" di origine indiana, sempre in cerca di marijuana, patata e casini e costantemente in fuga dalle pressioni del padre che lo vorrebbe medico come il fratello. La comicità ruota tutta sui battibecchi tra i due, sul fatto che Kumar mette spesso nei guai Harold, sul razzismo imperante nella provincia americana, sui luoghi comuni tipici dei road movie (il bifolco mostruoso, i poliziotti violenti, problemi con i mezzi di trasporto, incidenti di varia natura) e per la gioia del pubblico americano vengono infilate qua e là un paio di comparsate eccellenti di comici apprezzati soprattutto oltreoceano, tra cui spicca ovviamente quella di Neil Patrick Harris, ormai famoso anche dalle nostre parti.


Per il resto, non c’è molto altro da dire. Il film scorre piacevole ma piuttosto blando dall’inizio alla fine, effettivamente i due protagonisti sono simpatici e nemmeno troppo irritanti (anche se io avrei preferito vedere uno spin-off dedicato alle due spalle Goldstein e Rosemberg) ma le gag, purtroppo, spaziano dal banale al “ma ‘sta roba dovrebbe fare ridere??”. L’unico momento in cui ho rischiato davvero di morire, colta da un attacco di risa irrefrenabili, è stato nel momento in cui Kumar, alla vista di un gigantesco sacco di marijuana, comincia a sognare una vita insieme a lui, partendo dai primi appuntamenti fino ad arrivare alle inevitabili liti matrimoniali, dove il ragazzo prende a trattar male il sacco/novella sposa dandogli della “bitch” e picchiandolo per poi consolarlo. Forse, se il film si fosse mantenuto a questi livelli di demenza surreale alla Maccio Capatonda, American Trip sarebbe stato un capolavoro e avrei proseguito guardando anche i due seguiti usciti in America. Invece, mi sa che per un po’ non guarderò film di questo genere e tornerò su binari a me più consoni. Ma se volete rilassarvi con una serata a basso tasso di intelligenza, perché no? 


Di Ryan Reynolds (l’infermiere che concupisce Kumar), Neil Patrick Harris (nei panni di un Neil Patrick Harris assai diverso da quello reale) e Malin Akerman (Liane) ho già parlato nei rispettivi link.

Danny Leiner è il regista della pellicola. Ha diretto altri film come Fatti, strafatti e strafighe ed episodi delle serie Una mamma per amica e I Soprano. E’ anche produttore e sceneggiatore.


John Cho (vero nome John Yohan Cho) interpreta Harold Lee. Sud coreano, ha partecipato a film come American Pie, American Beauty, American Pie 2, American Pie – Il matrimonio, Star Trek, American Pie: ancora insieme, Total Recall – Atto di forza e a serie come Streghe, Dr. House, Grey’s Anatomy, Kitchen Confidential, How I Met Your Mother e Ugly Betty, inoltre ha doppiato un episodio di American Dad!. Ha 40 anni e tre film in uscita, tra cui Into Darkness – Star Trek.


Kal Penn (vero nome Kalpen Suresh Modi) interpreta Kumar. Sud coreano, ha partecipato a film come The Mask 2, Superman Returns e a serie come Buffy the Vampire Slayer, Sabrina vita da strega, Angel, E.R. – Medici in prima linea, NYPD, Tru Calling, 24, How I Met Your Mother e Dr. House. Anche produttore, ha 35 anni e quattro film in uscita.


Ethan Embry (vero nome Ethan Philian Randall) interpreta Billy Carver. Americano, ha partecipato a film come Giovani, pazzi e svitati, They – Incubi dal mondo delle ombre e a serie come La signora in giallo, Hercules, The Twilight Zone, Numb3rs, Masters of Horror, Dr. House, CSI: Miami, Grey’s Anatomy e C’era una volta. Anche stuntman, produttore e assistente regista, ha 39 anni e quattro film in uscita.


David Krumholtz interpreta Goldstein. Questo attore americano per me sarà sempre il piccolo e allergico fidanzatino di Mercoledì nell’esilarante La famiglia Addams 2, poi è cresciuto e ha partecipato a film come Santa Clause, Tempesta di ghiaccio, 10 cose che odio di te, The Mexican, Tenacious D in The Pick of Destiny e alle serie E.R. – Medici in prima linea e Numb3rs. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 34 anni e due film in uscita.


Eddie Kaye Thomas interpreta Rosemberg. Altro attore americano fissatosi nel mio immaginario con un personaggio ben preciso, ovvero il Pausa Merda della serie American Pie, ha partecipato al film Carrie 2 e alle serie X-Files, The Twilight Zone e CSI: Scena del crimine, inoltre ha doppiato episodi di I Griffin e American Dad!. Ha 33 anni.


Anthony Anderson interpreta il commesso del Burger Shack. Americano, ha partecipato a film come Io, me & Irene, Urban Legend: Final Cut, Scary Movie 3 – Una risata vi seppellirà, The Departed – Il bene e il male e a serie come NYPD, Ally McBeal e The Bernie Mac Show, inoltre ha lavorato come doppiatore in Cappuccetto rosso e gli insoliti sospetti. Anche produttore e sceneggiatore, ha 42 anni e un film in uscita.


Christopher Meloni interpreta Freakshow. Americano, ha partecipato a film come Junior, L’esercito delle 12 scimmie, Bound – Torbido inganno, Paura e delirio a Las Vegas e a serie come NYPD, Oz e Scrubs. Anche regista, ha 52 anni e sei film in uscita, tra cui L’uomo d’acciaio e Sin City – Una donna per cui uccidere.


Tra le innumerevoli guest star presenti nel film spunta anche Jamie Kennedy (l’indimenticabile Randy di Scream) a pisciare nei boschi accanto a Kumar. Più sfortunato invece Luis Guzmán, l’orrido messicano che compare in parecchi film di Rodriguez, perché le poche scene in cui avrebbe dovuto interpretare il fratello di Maria sono state tagliate. Inoltre, leggenda vuole che se Neil Patrick Harris avesse rifiutato la parte gli sarebbe subentrato Ralph Macchio nei panni di se stesso. Per la cronaca, la catena White Castle esiste davvero, qui potete dare un'occhiata ai vari menu: la cosa divertente è che i panini che servono sembrano davvero piccoli, quindi conoscendo le porzioni a cui sono abituati gli americani immagino che le persone per sfamarsi debbano ordinare almeno sei o sette menu per volta! Ristoranti a parte, dovete comunque sapere che American Trip ha dato vita a ben due seguiti, inediti in Italia, ovvero Harold & Kumar Escape From Guantanamo Bay e A Very Harold & Kumar 3D Christmas; se vi piace il genere che Wikipedia definisce Stoner Film cercateli assieme alle pellicole di Cheech e Chong, altrimenti buttatevi su Tenacious D in The Pick of Destiny o sul ben più raffinato Fuori orario. ENJOY!

domenica 2 ottobre 2011

I Puffi (2011) - Recensione


Non credevo avrei mai scritto questa recensione e non certo perché mi mancasse la voglia di vedere I Puffi (The Smurfs), diretto dal regista Raja Gosnell. Semplicemente, pensavo che nessuno mi avrebbe accompagnata al cinema, invece ho avuto fortuna e ho avuto modo di vedere questo film... puffoso. Leggete per scoprire quale sarà stavolta l'accezione del versatile termine.



Trama: durante l'ennesima fuga da Gargamella, Grande Puffo, Puffetta, Quattrocchi, Tontolone, Brontolone e Coraggioso vengono risucchiati in un vortice che li catapulta a New York. Lì dovranno capire come tornare a casa, ma siccome il malvagissimo mago li ha seguiti non sarà facile....



Alzi la mano chi non ha mai visto i Puffi. Creati alla fine degli anni '50 dal cartoonist belga Peyo, questi buffi omuncoli blu e la loro assurda nemesi hanno cresciuto generazioni di pargoli, invadendoci le case con orde di pupazzini e casette fatte a fungo (che personalmente ho ancora!) e lasciando i più nerd tra noi a disquisire, spesso e volentieri, sulle tante incongruenze della loro società apparentemente perfetta, dove "tutti hanno il loro ruolo e nessuno è inutile". Io ammetto di non averli mai sopportati. I cartoni animati mi facevano cambiare canale, i fumetti mi facevano venire il latte alle ginocchia, però andavo pazza per il merchandising, chissà perché. Però quando ho avuto notizia, ormai due anni fa, della trasposizione live action di questa storica serie ho fatto voto e solenne giuramento di andare a vedere il film, conscia del fatto che nulla avrebbe potuto essere più trash. E invece, puffa miseria, I puffi è un film carino e divertente, ovviamente nei limiti di quello che dev'essere un film per bambini.



La bellezza de I puffi non risiede nella ovvia banalità della storia (il cui incipit, dove gli umani urlano e strepitano alla vista delle creature blu appena uscite da una scatola o da un gabinetto, è identico a quello del primo Alvin Superstar), con un essere umano dimentico dei valori positivi e troppo attaccato al lavoro che, a poco a poco, imparerà dai semplici ed ingenui Puffi quel che conta davvero nella vita; non risiede neppure nella sempre più perfetta CG che ci mostra dei Puffi verosimili e abbastanza graziosi, né nel triste e inverosimile pretesto con cui gli sceneggiatori rendono omaggio alle storie a fumetti di Peyo, e nemmeno nell'introduzione di qualche nuovo personaggio come lo scozzese Puffo Coraggioso o il Puffo Pazzo gnaulante. No, quel che di positivo si può trovare nel film è un palese debito che la sceneggiatura ha nei confronti del vecchio I visitatori con Jean Reno, perché le gag migliori derivano dallo scontro tra la cultura medievale dei Puffi e (soprattutto!!) Gargamella e quella moderna dei protagonisti Newyorchesi. Vedere il rincoglionitissimo mago che afferra un cestello per lo champagne e ci piscia dentro ringraziando il "paggio" per il "pitale", oppure Puffo Brontolone che concupisce l'M&M's verde vale il prezzo del biglietto, ed è un peccato che questi momenti di comicità "alla Shrek" siano così pochi, a favore invece di un buonismo imperante.



In effetti, è scioccante vedere il Barney di How I Met Your Mother fare la parte dell'amorevole marito e futuro padre, ma mai scioccante quanto la melassa che la moglie di lui schiaffa in faccia allo spettatore ad ogni sua comparsa, regalandoci scene surreali come un pistolotto moralista via cellulare alla bastardissima capa di lui o una dichiarazione d'amore finale con un meraviglioso "Ti puffo". Ma ti puffo nel senso che ti rovino di mazzate!! L'unica fortuna è che queste perle di bontà si concentrano solo nella parte finale del film, mentre prima qualche sprazzo di sano cinismo c'è e per questo non finirò mai di ringraziare Hank Azaria ed il suo Gargamella, lo specchio di tutto ciò che si poteva agitare nel cuore di uno spettatore adulto. Al di là delle sue memorabili gag con un Birba gatto CG naturalissimo ed esilarante, sono le sue dubbie considerazioni sul mondo dei Puffi che fanno scattare l'applauso (a un certo punto il mago dice "Grande Puffo vive in un villaggio con 99 figli maschi e solo una femmina.. ma è normaaale, cosa c'è di straaaanoo?") così come la sua insofferenza contro il loro buonismo imperante e canterino.



E i Puffi stessi, direte voi? Beh, i Puffi sono praticamente identici a quelli della serie, c'è poco di nuovo sotto il sole. Gli sceneggiatori hanno deciso giustamente di prendere quelli forse più famosi e aggiungerne uno nuovo cercando di equilibrarne i caratteri e rendere possibile qualche altra gag. Tontolone dimostra per l'ennesima volta le cantonate che possono derivare da traduzioni sbagliate (a tal proposito mi chiedo perché quando il protagonista paragona il suo capo a Crudelia DeMon gli adattatori hanno lasciato Cruella DeVille, visto che in Italia non la si conosce così...) , perché effettivamente il personaggio non è "tonto", ma semplicemente "maldestro" (Clumsy, appunto) e da qui nasce il suo essere considerato ingiustamente lo scemo del villaggio. Da questo fatto gli sceneggiatori tirano fuori un'altro giusto insegnamento da impartire ai piccoli e insinuano un altro dubbio nella testa dei nerd come me: premesso che con un po' di fiducia in sé stessi si può diventare ciò che si vuole... come ***** vengono decisi i nomi dei Puffi visto che ognuno rimanda ad una caratteristica ben precisa? Cioé, chi dice che io devo essere Clumsy alla nascita, mentre un'altro deve essere Coraggioso? Brutti bastardi, ma andate a cagare! Il protagonista effettivamente lo chiede, ma ottiene risposte molto evasive, le stesse che ottiene la moglie quando consola Puffetta, triste per il fatto di non avere mai avuto un'amica donna né (che schifo!!) un vestito di ricambio. Che vita miserevole, povera Puffetta. Insomma, avrete capito che I Puffi non è un film memorabile, affatto. Ma ha i suoi momenti divertenti, quindi per il genere che è direi che merita la sufficienza e almeno una chance. Pazientate durante i titoli di coda, perché ci sono ancora un paio di scenette simpatiche... ed evitate il 3D, come ho fatto io.



Raja Gosnell è il regista della pellicola. Americano, si era già fatto le ossa con i cartoni Hanna & Barbera girando i live action Scooby Doo e Scooby Doo 2 - Mostri scatenati. Ha 53 anni.



Neil Patrick Harris interpreta Patrick. Universalmente conosciuto come il meraviglioso Barney di How I Met Your Mother, ha partecipato anche a film come Il grande cuore di Clara e Starship Troopers - Fanteria dello spazio, a episodi delle serie Blossom, Pappa e ciccia, La signora in giallo, Oltre i limiti, Will & Grace, Numb3rs e ha doppiato episodi di Capitan Planet, I Griffin e Robot Chicken. Americano, anche regista, ha 38 anni e due film in uscita, tra cui I Muppet.



Hank Azaria interpreta Gargamella. Famoso per essere il doppiatore originale di Apu, del Commissario Winchester e di Boe ne I Simpson, ha partecipato a film come Pretty Woman, Heat - La sfida, Piume di struzzo, I perfetti innamorati, ... e alla fine arriva Polly e Palle al Balzo - Dodgeball; ha inoltre prestato la voce per il film Anastasia e per un episodio di Futurama, oltre ad aver partecipato alle serie Casa Keaton, Genitori in blue jeans, Willy il principe di Bel Air, Innamorati pazzi e Friends. Americano, anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 47 anni ha un film in uscita. 


Tra gli altri attori coinvolti, ricordo che Jayma Mais (che interpreta Grace, la moglie del protagonista), in Heroes era Charley, la ragazza di Hiro, mentre per quanto riguarda i doppiatori originali dei Puffi la lista è infinita. Mi limito a segnalare la cantante Katy Perry nei panni di Puffetta, Anton Yelchin in quelli di Tontolone e lo storico Paul Reubens (alias Pee Wee Herman) in quelli di Burlone, ma il film avrebbe potuto essere molto più cult, ve lo assicuro: a Tarantino era stato proposto il doppiaggio di Quattrocchi (Quentin, perché hai rifiutatooo????), a John Lithgow era stato proposto il ruolo di Gargamella (e lì comprendo che forse ha fatto bene a rifiutare, ma ci ho patito lo stesso) ed infine ad Alyson Hannigan, già collega di Neil Patrick Harris nella serie How I Met Your Mother, era stato proposto quello di Grace (voto 10 al gran rifiuto, dear!). Altre proposte per il doppiaggio dei vari Puffi erano state fatte a gente del calibro di Ben Stiller, Lucy Liu, Ben Affleck e Marisa Tomei... chissà, visto che stanno già progettando il secondo capitolo per l'anno prossimo forse qualcuna di queste star accetterà. Nell'attesa... sigh. Avrei voluto postare il geniale video che girava in rete anni addietro, con la versione "puffosa" del film Se7en, partorita dalla geniale serie Robot Chicken, ma non si riesce. Vi lascio quindi, molto banalmente, con il trailer originale del film... ENJOY!!


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