Dopo tre anni tornano sugli schermi Nick, Kurt e Dale, protagonisti di Come ammazzare il capo 2 (Horrible Bosses 2), diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista Sean Anders. Il tempo avrà giovato ai tre "assassini" di capi?
Trama: Nick, Kurt e Dale, tutti liberi dai rispettivi boss, decidono di mettersi in proprio e commercializzare un improbabile Shower Buddy. Il magnate Bert Hanson si offre di acquistarlo e distribuirlo ma alla fine li truffa e i tre decidono di vendicarsi ricorrendo non all'omicidio... bensì al rapimento!
Come ammazzare il capo... e vivere felici era un film che mi aveva fatta molto divertire, simpatico, fresco e frizzante. Ovviamente, non avevo grandissime pretese quando ho cominciato a guardare Come ammazzare il capo 2 ma lo stesso mi sono cimentata nell'impresa proprio in virtù dell'esilarante primo capitolo. Purtroppo, devo dire che i miei "timori" sono stati confermati perché ci sono un paio di cose che fregano questo sequel, rendendolo meno divertente e un po' più insopportabile. Il secondo difetto, che va ad alimentare il primo, deriva dal suo essere troppo simile a Una notte da leoni per quel che riguarda l'imbecillità dei personaggi; ora, so bene che stiamo parlando di una commedia demenziale quindi non mi aspetto che i protagonisti siano Einstein o dotati di qualsivoglia profondità però non mi capacito del fatto che, mentre Nick è rimasto più o meno lo stesso, Kurt e Dale siano regrediti ad uno stadio di stupidità tale che al confronto Peter Griffin è Margherita Hack, bonanima. A questo aggiungete il fatto che il plot, di base, cambia davvero poco. Ai tentativi di omicidio si sostituiscono quelli di rapimento ma l'incapacità dei tre protagonisti non muta e il risultato è una fotocopia sbiadita, con molto meno humor nero, di Come ammazzare il capo... e vivere felici, tanto che i momenti davvero divertenti non sono quelli che cercano di cambiare un po' la situazione ma, paradossalmente, sono quelli che ripropongono le stesse identiche gag del capitolo precedente, facendole "evolvere" il minimo indispensabile, come quelle che riguardano la ninfomane Julia (e finalmente capiamo il perché della sua fissa per Dale!) e il bastardissimo Dave Arken. La riproposta di questi due "villain", tra l'altro, aiuta a superare il diludendo causato dalle due new entry, Hanson padre e figlio, il primo troppo stereotipato ed ininfluente per venire minimamente ricordato e il secondo anche troppo carismatico e sfiancante.
Purtroppo trama e caratterizzazioni influiscono anche sul rendimento degli attori. Mi fa male al cuore dirlo ma, mentre Kevin Spacey e Jennifer Aniston diventano l'unico motivo di guardare Come ammazzare il capo 2 e si elevano al rango di guest star di lusso, Christoph Waltz viene semplicemente sprecato e non viene resa alcuna giustizia alla sua incommensurabile gigioneria; va un po' meglio a Chris Pine invece, che si è sicuramente divertito e si vede, ma non per questo il suo personaggio mi ha entusiasmata, anzi. Bateman, Sudeikis e Day sono sempre molto affiatati e questo giova parecchio al clima generale della pellicola anche se Day, che tra l'altro era quello che mi aveva più convinta nel primo capitolo, mi è sembrato parecchio sotto tono, mentre Jamie Foxx ottiene un po' più di tempo sullo schermo e porta dignitosamente a casa la pagnotta, ritagliandosi anche una scenetta finale tutta sua, degno preludio al solito gag reel che accompagna i titoli di coda (altro aspetto del film che mi ha un po' delusa. Speravo in retroscena esilaranti su Waltz, invece la scenetta che lo riguarda è la più brutta di tutte). Francamente, c'è poco altro da dire su Come ammazzare il capo 2 anche perché, dall'alto della mia ignoranza "tecnica", non mi sono praticamente accorta del cambio di regia, forse questo capitolo è giusto un po' più movimentato per quel che riguarda inseguimenti in auto e scene d'azione ma non ci sono delle sequenze che rimangono particolarmente impresse. Insomma, se vi è piaciuto Come ammazzare il capo... e vivere felici potete anche concedere una chance a Come ammazzare il capo 2 e farvi un paio di risate ogni tanto ma non aspettatevi chissà cosa e, soprattutto, pregate che a nessuno venga mai in mente di girare un terzo capitolo!
Di Jason Bateman (Nick Hendricks), Jason Sudeikis (Kurt Buckman), Charlie Day (Dale Arbus), Jennifer Aniston (Dr. Julia Harris), Kevin Spacey (Dave Arken), Jamie Foxx (Dean "Fottimadre" Jones), Chris Pine (Rex Hanson) e Christoph Waltz (Bert Hanson) ho già parlato ai rispettivi link.
Sean Anders è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Sex Movie in 4D. Anche produttore e attore, ha un film in uscita.
Tommy Lee Jones e Jack Nicholson erano stati presi in considerazione per il ruolo di Bert Hanson mentre l'idea di Jason Sudeikis, poi non messa in pratica, era quella di mostrare i tre protagonisti di Una notte da leoni che andavano a parlare da Fottimadre subito dopo Nick, Kurt e Dale. Il film segue, ovviamente, gli eventi di Come ammazzare il capo... e vivere felici; se vi fosse piaciuto recuperatelo e aggiungete magari la già citata serie Una notte da leoni, Facciamola finita e The Interview. ENJOY!
domenica 18 gennaio 2015
venerdì 16 gennaio 2015
WE, Bolla! del 15/01/2015
Buon venerdì a tutti! Passati i Golden Globes, ad un passo dagli Oscar, anche il multisala savonese comincia ad avventurarsi nei film "da vedere". Poca roba, ci mancherebbe, però almeno una pellicola in particolare voglio vederla! ENJOY!
La teoria del tutto
Reazione a caldo: Mmh!
Bolla, rifletti!: Esce anche a Savona il biopic su Stephen Hawking (non Hawkins, grazie Non c'è paragone per la segnalazione) che ha fruttato il Golden Globe ad Eddie Redmayne. Non vogliatemene, ma della vita dello sfortunato fisico so veramente poco ed effettivamente non sarei neppure troppo interessata a saperne di più tuttavia bisogna prepararsi per gli Oscar quindi andrò a vederlo!
Exodus
Reazione a caldo: Mmh!
Bolla, rifletti!: I film di stampo biblico non sono proprio il mio genere e so benissimo che ogni tanto Ridley Scott sacrifica la sostanza alla forma; mi aspetto quindi immagini grandiose accompagnate da cosmica camurrìa cosa che, nonostante i grandi interpreti coinvolti, mi spinge a stare il più possibile lontana da questa pellicola!
E siccome al cinema d'élite continuano a proiettare The Imitation Game, ci sentiamo la settimana prossima!
La teoria del tutto
Reazione a caldo: Mmh!
Bolla, rifletti!: Esce anche a Savona il biopic su Stephen Hawking (non Hawkins, grazie Non c'è paragone per la segnalazione) che ha fruttato il Golden Globe ad Eddie Redmayne. Non vogliatemene, ma della vita dello sfortunato fisico so veramente poco ed effettivamente non sarei neppure troppo interessata a saperne di più tuttavia bisogna prepararsi per gli Oscar quindi andrò a vederlo!
Exodus
Reazione a caldo: Mmh!
Bolla, rifletti!: I film di stampo biblico non sono proprio il mio genere e so benissimo che ogni tanto Ridley Scott sacrifica la sostanza alla forma; mi aspetto quindi immagini grandiose accompagnate da cosmica camurrìa cosa che, nonostante i grandi interpreti coinvolti, mi spinge a stare il più possibile lontana da questa pellicola!
E siccome al cinema d'élite continuano a proiettare The Imitation Game, ci sentiamo la settimana prossima!
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giovedì 15 gennaio 2015
Mike Nichols Day: Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966)
Lo scorso novembre è venuto a mancare il regista Mike Nichols e la cumpa di blogger riunita ha deciso di tributargli un doveroso omaggio. Purtroppamente i miei film preferiti erano già stati presi, quindi ho ripiegato su una pellicola che mi aveva sempre molto incuriosita per il titolo e che non ero mai riuscita a vedere, Chi ha paura di Virginia Woolf? (Who's Afraid of Virginia Woolf?), diretto da Mike Nichols nel 1966, tratto dall'omonima opera teatrale di Ernest Lehman e vincitore di 5 premi Oscar: Miglior fotografia, miglior scenografia, migliori costumi, Elizabeth Taylor e Sandy Dennis come, rispettivamente, miglior attrice protagonista e migliore attrice non protagonista. ENJOY!
Trama: George e Martha sono una coppia di mezza età in piena crisi matrimoniale. Una sera invitano a casa i giovani sposini Nick e Honey e l'alcool trasforma l'incontro in una guerra verbale senza esclusione di colpi...
Chi ha paura di Virginia Woolf? è il primo film girato da Mike Nichols, che aveva all'epoca 35 anni. C'è però poco da dire, registicamente parlando, su questa pellicola, visto che Chi ha paura di Virginia Woolf? nasce come opera teatrale e ne mantiene l'impianto, con abbondanza di primi piani, scene statiche e riprese in interni che, diciamocela tutta, da soli non catturano né emozionano lo spettatore. La forza del film infatti non si trova nella regia, piuttosto anonima, bensì nelle interpretazioni degli attori e nei dialoghi-fiume che compongono la sceneggiatura, due ore di colpi bassi, crisi isteriche, ironiche ripicche e un sotterraneo, insistente dolore; dolore per una vita ormai fatta di routine, "rallegrata" e resa più pepata da tristi quanto furiose scaramucce verbali, in cui la rara tenerezza e la reciproca comprensione nascono da un terribile "mal comune" che ha dato il La ad uno strano gioco segreto tra George e Martha. I due sono una coppia navigata nella quale, almeno apparentemente, è lei a portare i pantaloni: Marta è una stronza arricchita, una grebana di prima categoria, sguaiata e perennemente attaccata alla bottiglia mentre George dipende direttamente dal padre di lei e, pur essendo dotato di cultura ed intelligenza, nella vita ha conosciuto solo fallimenti e rinunce, inoltre è diventato assai simile ad una pentola a pressione, che accumula ira finché non esplode riversandola su chi gli sta davanti in un estemporaneo scoppio di violenza e rabbia. Per volere del padre di Martha, la donna invita a casa ad un'ora assurda (le due di notte) Nick e Honey, due giovani sposi conosciuti la sera stessa ad un party, ovviamente senza chiedere prima il permesso a George. Nick è un bell'uomo, intelligente ed ex atleta, mentre Honey è una scialba sciocchina incapace di controllarsi o di affrontare la realtà; i due, all'apparenza innamoratissimi, finiscono per farsi contagiare dall'amarezza e dalle manipolazioni verbali di Martha e George, arrivando a palesare, nel corso della lunghissima notte, segretucci e tratti della personalità decisamente in contrasto con le apparenze del primo incontro, roba in grado di distruggere il loro matrimonio da sogno.
Chi ha paura di Virginia Woolf? funziona nel momento stesso in cui lo spettatore accetta di farsi prendere in giro da George e Martha e giocare assieme a loro, cercando di stare attento a qualsiasi indizio possa rivelargli la verità sui due protagonisti. E' essenziale lasciarsi coinvolgere dalla logorrea dei personaggi e superare l'irritazione causata dalle loro fortissime personalità, altrimenti il mio consiglio per chi dovesse guardare il film e cominciare a sbadigliare dopo dieci minuti è quello di spegnere la TV e fare dell'altro perché non è una di quelle pellicole che "si risollevano verso il finale". No. Il ritmo di Chi ha paura di Virginia Woolf? non cambia, così come non muta l'essenziale necessità di seguire con attenzione gesti, dialoghi e tic per evitare di perdersi nel marasma di informazioni che i personaggi vomitano uno addosso all'altro. Fortunatamente abbiamo davanti dei grandi, IMMENSI attori che trasformano due ore di pièce teatrale in un bicchiere d'acqua fresca. Elizabeth Taylor e Richard Burton erano al secondo anno del loro primo matrimonio; quando dico primo matrimonio, intendo primo tra loro due: la Taylor all'età di 34 anni era già al quinto, Burton, quarantunenne, era "appena" al secondo. Nonostante la giovane età e l'incredibile recidività credo dunque che entrambi fossero ben consapevoli sia dell'amore che li legava in quel momento sia della durezza della vita matrimoniale ed è per questo che le loro interpretazioni sono così perfettamente ciniche, disilluse, dolorose e a loro modo tenere, quasi speranzose; c'è la speranza di Martha che George possa ancora cambiare e "farsi crescere un paio di palle", abbandonando la triste freddezza di cui si è ammantato nel corso degli anni, c'è la speranza di George che Martha si lasci alle spalle sia la bottiglia che le dolorose illusioni e diventi una moglie "normale". C'è anche il desiderio, forse un po' crudele, di prendere due sposini (gli altrettanto favolosi George Segal e Sandy Dennis) e metterli a nudo, insegnando loro che il matrimonio non è una favoletta fatta di amore e zucchero ma una continua battaglia a base di compromessi, litigi e, soprattutto, reciproca fiducia: George e Martha, nonostante la burrascosità della loro relazione, non hanno segreti l'uno per l'altra e hanno un'intesa che i giovani Honey e Nick possono solo sognare e che, probabilmente, non avranno mai. Siete in una relazione? Date una chance a Chi ha paura di Virginia Woolf? e giocate con George e Martha, potreste scoprire un sacco di cose su voi e sulla vostra dolce metà!
Anche voi come me conoscete poco di Mike Nichols e volete rimediare? Ecco l'elenco dei post scritti dagli amici Blogger che hanno voluto partecipare alla celebrazione! ENJOY!
Onironauta Idiosincratico - Il laureato
La fabbrica dei sogni - Una donna in carriera
Mari's Red Room - Wolf - La belva è fuori
Montecristo - Angels in America
Scrivenny - Closer
Non c'è paragone - Il laureato
Pensieri Cannibali - La guerra di Charlie Wilson
Recensioni Ribelli - Closer
Director's Cult - Wit - La forza della mente
White Russian - Silkwood
mercoledì 14 gennaio 2015
At the Devil's Door (2014)
Classifica di Lucia alla mano, comincia oggi il recupero dei migliori horror dell'anno passato o, meglio, di quelli che non ho avuto modo di vedere. At the Devil's Door, diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Nicholas McCarthy, inaugura questa "titanica" impresa!
Trama: una giovane agente immobiliare si impegna nella vendita di una casa dal misterioso passato. All'interno dell'edificio compare però una ragazza che, come scoprirà a sue spese la donna, non è quello che sembra...
Strane creature i film horror. Uno pensa di avere davanti la quintessenza della banalità e passa la prima mezz'oretta a chiedersi come possa una pellicola come At the Devil's Door anche solo rientrare in una classifica e poi, all'improvviso, tutto cambia e la risposta alla domanda arriva di botto, lapalissiana. Certo, ho capito subito che l'impianto classico della regia e del montaggio, la scelta di raccontare una storia intrecciando un paio di linee temporali diverse nonché la ricerca dell'atmosfera a scapito del gore e dello spavento fine a sé stesso poneva già At the Devil's Door su un livello superiore rispetto a quello di altri horror ma, se devo essere sincera, la trama non mi aveva presa più di tanto: tra voci sussurrate, anime vendute, possessioni demoniache e altri cliché tipici non ero riuscita ad empatizzare con le due protagoniste, troppo simili a milioni di altri personaggi passati su questi schermi, solo un po' più sfortunate ed incaute, soprattutto la giovane Hannah. E poi è arrivato, finalmente, il colpo di scena inaspettato o, meglio, un brusco cambio di prospettiva e ho continuato a guardare At the Devil's Door più serenamente, senza entusiasmarmi come ho fatto con The Babadook o Honeymoon ma comunque riconoscendo che c'è del buono in questo horror, e tanto, e questa bontà è essenzialmente racchiusa nella gestione non banale di un personaggio in particolare, oltre che nell'altro titolo con cui è conosciuto il film, Home.
Avere un posto da chiamare Casa è il fulcro da cui si dipanano tutti i destini intrecciati in At the Devil's Door. Casa è ciò che cerca la giovane, problematica Hannah, che per amore e per soldi prima fa la cosa più stupida che si possa pensare e poi decide di negare un posto dove stare all'entità che arriva a possederla; Casa è ciò che l'ambiziosa Leigh vorrebbe vendere nonostante i due proprietari abbiano palesemente qualcosa da nascondere e nonostante l'edificio sia inquietante anche senza apparizioni; Casa, infine, è quello che cerca la sorella di Leigh, Vera, una donna trinceratasi nella solitudine e nel desiderio di fuggire da una società che la vorrebbe moglie e madre e che, purtroppo, non ha un rapporto idilliaco con Leigh, anzi. Ma Casa, soprattutto, è quello che vuole il Diavolo alla porta: "He Wants to Be All of Someone" dice la vecchia amica di Hannah. Un'entità senza nome e, fondamentalmente, senza aspetto, più simile a un alieno che a un demone, che cerca un posto tutto suo coi mezzi che più gli sono congeniali, tutt'altro che amichevoli. Eppure, l'idea di Casa è talmente potente e ha così tanti significati, che alcune scelte non seguono proprio una logica, nemmeno quella della marea di film horror che ho guardato e ancora vedrò ed è proprio questo il bello di At the Devil's Door, quella scelta consapevole e semplice che conclude definitivamente il film come se ci si trovasse davanti ad un romanzo; pagine finite, storia raccontata, niente sequel, maledizioni che perdurano o possessioni reiterate. C'è del male nel mondo, c'è chi lo accetta e chi lo abbraccia consapevolmente e noi spettatori non possiamo fare altro che rabbrividire, almeno un po'.
Nicholas McCarty è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, anche compositore, ha diretto il film The Pact.
Catalina Sandino Moreno interpreta Leigh. Colombiana, ha partecipato a film come Maria Full of Grace, The Twilight Saga: Eclipse e Magic Magic. Anche produttrice, ha 33 anni e due film in uscita.
L'attrice Naya Rivera, che interpreta Vera, ha partecipato alla serie Glee mentre Ashley Rickards, che interpreta Hannah, è la protagonista della serie Diario di una nerd superstar. Detto questo, se At the Devil's Door vi fosse piaciuto recuperate The Pact (cosa che farò io) e gli altri nove horror nella lista di Lucia. ENJOY!
Trama: una giovane agente immobiliare si impegna nella vendita di una casa dal misterioso passato. All'interno dell'edificio compare però una ragazza che, come scoprirà a sue spese la donna, non è quello che sembra...
Strane creature i film horror. Uno pensa di avere davanti la quintessenza della banalità e passa la prima mezz'oretta a chiedersi come possa una pellicola come At the Devil's Door anche solo rientrare in una classifica e poi, all'improvviso, tutto cambia e la risposta alla domanda arriva di botto, lapalissiana. Certo, ho capito subito che l'impianto classico della regia e del montaggio, la scelta di raccontare una storia intrecciando un paio di linee temporali diverse nonché la ricerca dell'atmosfera a scapito del gore e dello spavento fine a sé stesso poneva già At the Devil's Door su un livello superiore rispetto a quello di altri horror ma, se devo essere sincera, la trama non mi aveva presa più di tanto: tra voci sussurrate, anime vendute, possessioni demoniache e altri cliché tipici non ero riuscita ad empatizzare con le due protagoniste, troppo simili a milioni di altri personaggi passati su questi schermi, solo un po' più sfortunate ed incaute, soprattutto la giovane Hannah. E poi è arrivato, finalmente, il colpo di scena inaspettato o, meglio, un brusco cambio di prospettiva e ho continuato a guardare At the Devil's Door più serenamente, senza entusiasmarmi come ho fatto con The Babadook o Honeymoon ma comunque riconoscendo che c'è del buono in questo horror, e tanto, e questa bontà è essenzialmente racchiusa nella gestione non banale di un personaggio in particolare, oltre che nell'altro titolo con cui è conosciuto il film, Home.
Avere un posto da chiamare Casa è il fulcro da cui si dipanano tutti i destini intrecciati in At the Devil's Door. Casa è ciò che cerca la giovane, problematica Hannah, che per amore e per soldi prima fa la cosa più stupida che si possa pensare e poi decide di negare un posto dove stare all'entità che arriva a possederla; Casa è ciò che l'ambiziosa Leigh vorrebbe vendere nonostante i due proprietari abbiano palesemente qualcosa da nascondere e nonostante l'edificio sia inquietante anche senza apparizioni; Casa, infine, è quello che cerca la sorella di Leigh, Vera, una donna trinceratasi nella solitudine e nel desiderio di fuggire da una società che la vorrebbe moglie e madre e che, purtroppo, non ha un rapporto idilliaco con Leigh, anzi. Ma Casa, soprattutto, è quello che vuole il Diavolo alla porta: "He Wants to Be All of Someone" dice la vecchia amica di Hannah. Un'entità senza nome e, fondamentalmente, senza aspetto, più simile a un alieno che a un demone, che cerca un posto tutto suo coi mezzi che più gli sono congeniali, tutt'altro che amichevoli. Eppure, l'idea di Casa è talmente potente e ha così tanti significati, che alcune scelte non seguono proprio una logica, nemmeno quella della marea di film horror che ho guardato e ancora vedrò ed è proprio questo il bello di At the Devil's Door, quella scelta consapevole e semplice che conclude definitivamente il film come se ci si trovasse davanti ad un romanzo; pagine finite, storia raccontata, niente sequel, maledizioni che perdurano o possessioni reiterate. C'è del male nel mondo, c'è chi lo accetta e chi lo abbraccia consapevolmente e noi spettatori non possiamo fare altro che rabbrividire, almeno un po'.
Nicholas McCarty è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, anche compositore, ha diretto il film The Pact.
Catalina Sandino Moreno interpreta Leigh. Colombiana, ha partecipato a film come Maria Full of Grace, The Twilight Saga: Eclipse e Magic Magic. Anche produttrice, ha 33 anni e due film in uscita.
L'attrice Naya Rivera, che interpreta Vera, ha partecipato alla serie Glee mentre Ashley Rickards, che interpreta Hannah, è la protagonista della serie Diario di una nerd superstar. Detto questo, se At the Devil's Door vi fosse piaciuto recuperate The Pact (cosa che farò io) e gli altri nove horror nella lista di Lucia. ENJOY!
martedì 13 gennaio 2015
Ouija (2014)
Nonostante tutti me ne avessero parlato malissimo, per dovere di completezza horror mi sono costretta a guardare Ouija, diretto e co-sceneggiato dal regista Stiles White. Avrei voluto far tornare per l'occasione la rubrica Il tritone colpisce ancora (aka: vuoi che muoro??) ma una schifezzuola simile non lo merita...
Trama: dopo la morte di un'amica, cinque ragazzi decidono di contattarne lo spirito con una tavoletta Ouija per capire se la giovane si è effettivamente suicidata. Ovviamente, i cinque incauti fanciulli scateneranno forze occulte inenarrabili...
Cari bambini, questa recensione sarà interamente per voi! Yeeh, la Bollina ha trovato un film di paura adatto a noi piccini? Sì, tesorucci della zia, ma non dovete ringraziare me: ringraziate la Hasbro che ha prodotto il suo primo horror. No, non fate quelle faccine perplesse, ché Equestria Girls era sì il Male puro e semplice e vi avrà sicuramente causato più di un incubo, però non era un horror. So che voi tesorucci ingenui non riuscite ancora a capire la differenza che passa tra un film d'orrore e un film orribile ma non vi preoccupate, la Hasbro è riuscita ad annullare la differenza creando un horror orribile. State già sfregandovi le manine, eh?
Aspettate però, c'è Annina che sembra dubbiosa. Hai paura di non riuscire a fare la nanna dopo che l'avrai visto? Ma no, pulcino, tranquilla. Ouija è fatto apposta per venire incontro ai bimbi! Ti insegno un trucco per non vedere le scene più spaventose: ogni volta che c'è uno specchio, uno spazio vuoto dietro ai protagonisti, una musichetta che ti fa un po' paura tu TAC! metti la mano davanti agli occhietti! Semplice come bere un bicchier d'acqua! Queste scene non sono poi tante e a dirla tutta ce n'è forse solo una che potrebbe farvi tanta, tanta paura (lo ammetto, ha fatto tanta paura anche alla zia Bollina ma è solo perché ho un brutto rapporto con tutto quello che riguarda i denti), per il resto non c'è sangue, le persone muoiono ma non ve le fanno vedere, ci sono solo mostri brutti che urlano e fanno buh! ma se seguirete la "regola della manina" dormirete tranquilli.
Armandino ha alzato la mano, che c'è Armandino? No, tesoro, mi dispiace, tuo fratello maggiore non può guardarlo Ouija perché poi si deprime e comincia a drogarsi. La Hasbro non l'ha detto ma ha chiesto agli sceneggiatori di creare un film vietato ai maggiori di 8 anni, tuo fratello ne ha già 14: quando guardi Peppa Pig lui rimane lì a guardarlo con te? No, dice qualcosa che somiglia ad Orto Bio e poi se ne va, giusto? Eh, lo capisco, sapessi quante volte l'ho detta io quella cosa guardando Ouija e di anni ne ho 33!
Ma guarda un po'! Pinuccio dice che un suo amichetto ha già visto Ouija e si è fatto comprare una tavoletta da mamma e papà. Ma sì, non fate quelle faccine spaventate! La Ouija è un gioco della Hasbro e capite bene che ai protagonisti del film succedono cose brutte solo perché non sono stati capaci a seguire le regole del gioco: bisogna giocare in tanti, mai da soli, bisogna recitare una formuletta (una preghierina, come quelle a Gesù Bambino) e poi sempre, sempre dire "arrivederci". Ai bambini beneducati e rispettosi delle regole non succede mai nulla di male, lo sapete! Quindi dopo aver visto Ouija dite alla mamma e al papà di andare su Amazon a comprarvi questa bella cosa qui, che ad un adulto fa cadere ogni sentimento ma sicuramente a voi bimbi regalerà ORE di intensa felicità!
Va bene piccini, se non ci sono altre domande la lezione è finita. Andate tranquilli che adesso devo parlare un po' con gli adulti, ci vediamo la prossima volta!
Gente, Ouija è laMMerda, la quintessenza della banalità, della noia, del diludendo, dei personaggi molli e scemi come un tacco, del "Mi vuoi coglionare? Se la casa è stregata allora perché scendi in cantina?" (grazie eXXagon), del "Lin Shaye CHIII???", del "Cristo no, un seguito no!!!!". Don't bother.
Di Olivia Cooke (Laine Morris) e Lin Shaye (Paulina Zander) ho già parlato ai rispettivi link.
Stiles White è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo primo film. Americano, è anche addetto agli effetti speciali e produttore.
Douglas Smith interpreta Pete. Canadese, ha partecipato a film come Antiviral, Stage Fright e a serie come X-Files, Oltre i limiti, Cold Case, CSI: Miami e CSI - Scena del crimine. Anche compositore, ha 29 anni e tre film in uscita tra cui Terminator Genisys.
La nonna Vivis Colombetti aveva già partecipato a Paranormal Activity 2. Se il film vi fosse piaciuto recuperate Long Time Dead, Spiritika e il primo Paranormal Activity. ENJOY!
Trama: dopo la morte di un'amica, cinque ragazzi decidono di contattarne lo spirito con una tavoletta Ouija per capire se la giovane si è effettivamente suicidata. Ovviamente, i cinque incauti fanciulli scateneranno forze occulte inenarrabili...
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E chi è questo Kurt Cobain? |
Aspettate però, c'è Annina che sembra dubbiosa. Hai paura di non riuscire a fare la nanna dopo che l'avrai visto? Ma no, pulcino, tranquilla. Ouija è fatto apposta per venire incontro ai bimbi! Ti insegno un trucco per non vedere le scene più spaventose: ogni volta che c'è uno specchio, uno spazio vuoto dietro ai protagonisti, una musichetta che ti fa un po' paura tu TAC! metti la mano davanti agli occhietti! Semplice come bere un bicchier d'acqua! Queste scene non sono poi tante e a dirla tutta ce n'è forse solo una che potrebbe farvi tanta, tanta paura (lo ammetto, ha fatto tanta paura anche alla zia Bollina ma è solo perché ho un brutto rapporto con tutto quello che riguarda i denti), per il resto non c'è sangue, le persone muoiono ma non ve le fanno vedere, ci sono solo mostri brutti che urlano e fanno buh! ma se seguirete la "regola della manina" dormirete tranquilli.
Armandino ha alzato la mano, che c'è Armandino? No, tesoro, mi dispiace, tuo fratello maggiore non può guardarlo Ouija perché poi si deprime e comincia a drogarsi. La Hasbro non l'ha detto ma ha chiesto agli sceneggiatori di creare un film vietato ai maggiori di 8 anni, tuo fratello ne ha già 14: quando guardi Peppa Pig lui rimane lì a guardarlo con te? No, dice qualcosa che somiglia ad Orto Bio e poi se ne va, giusto? Eh, lo capisco, sapessi quante volte l'ho detta io quella cosa guardando Ouija e di anni ne ho 33!
Ma guarda un po'! Pinuccio dice che un suo amichetto ha già visto Ouija e si è fatto comprare una tavoletta da mamma e papà. Ma sì, non fate quelle faccine spaventate! La Ouija è un gioco della Hasbro e capite bene che ai protagonisti del film succedono cose brutte solo perché non sono stati capaci a seguire le regole del gioco: bisogna giocare in tanti, mai da soli, bisogna recitare una formuletta (una preghierina, come quelle a Gesù Bambino) e poi sempre, sempre dire "arrivederci". Ai bambini beneducati e rispettosi delle regole non succede mai nulla di male, lo sapete! Quindi dopo aver visto Ouija dite alla mamma e al papà di andare su Amazon a comprarvi questa bella cosa qui, che ad un adulto fa cadere ogni sentimento ma sicuramente a voi bimbi regalerà ORE di intensa felicità!
Va bene piccini, se non ci sono altre domande la lezione è finita. Andate tranquilli che adesso devo parlare un po' con gli adulti, ci vediamo la prossima volta!
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Mamma!! Me la compri?! |
Di Olivia Cooke (Laine Morris) e Lin Shaye (Paulina Zander) ho già parlato ai rispettivi link.
Stiles White è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo primo film. Americano, è anche addetto agli effetti speciali e produttore.
Douglas Smith interpreta Pete. Canadese, ha partecipato a film come Antiviral, Stage Fright e a serie come X-Files, Oltre i limiti, Cold Case, CSI: Miami e CSI - Scena del crimine. Anche compositore, ha 29 anni e tre film in uscita tra cui Terminator Genisys.
La nonna Vivis Colombetti aveva già partecipato a Paranormal Activity 2. Se il film vi fosse piaciuto recuperate Long Time Dead, Spiritika e il primo Paranormal Activity. ENJOY!
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lunedì 12 gennaio 2015
Golden Globes 2015
Buon lunedì a tutti, ladies and gentlemen! Probabilmente a quest'ora non interesserà più a nessuno ma siete pronti a leggere le mie impressioni sui Golden Globes 2015? Quest'anno ho avuto ben poche soddisfazioni ed ero anche meno spinta a tifare (se mancano Quentin e Martin la fangirl che è in me si addormenta) ma almeno un paio di premi mi hanno strappato gridolini di felicità, altri mi hanno uccisa (il trattamento riservato a Fincher e Gone Girl è stato vergognoso!), altri hanno alimentato un'insana curiosità per i film che stanno per arrivare, si spera, in sala. Boyhood si conferma uno dei più papabili candidati ad ottenere almeno un paio di Oscar ma anche Birdman, che dovrebbe uscire da noi il 5 febbraio, e La teoria del tutto, che uscirà giovedì, sembrano abbastanza qualificati! ENJOY!
Miglior film - Drammatico
Boyhood (USA, 2014)
L'unico film che ho visto tra i nominati merita assolutamente la statuetta visto che è stato uno dei più belli dell'anno scorso!
Miglior film - Musical o commedia
Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel, USA/Germania/UK, 2014)
Mi sarei stupita del contrario! Ho adorato l'ultima pellicola di Wes Anderson e sono contenta che la giuria dei Golden abbia provato la stessa cosa. St. Vincent è carino ma non meritava neppure la nomination, mentre sono curiosissima per Birdman e Into the Woods, due dei film che aspetto di più per questa stagione!
Miglior attore protagonista in un film drammatico
Eddie Redmayne in La teoria del tutto
Redmayne non mi ha fatta impazzire negli altri film in cui l'ho visto ma sospendo il giudizio e segno questo La teoria del tutto, di cui parlano molto bene.
Miglior attrice protagonista in un film drammatico
Julianne Moore in Still Alice
Primo colpo al cuore. Non ho visto Still Alice quindi non posso giudicare ma, santo Dio, DOVEVA vincere Rosamund Pike per quell'interpretazione fenomenale in Gone Girl! Cacca sulla giuria, a prescindere.
Miglior attore protagonista in un film musicale o commedia
Michael Keaton in Birdman
Anche Birdman mi manca; sicuramente avrei gradito molto la vittoria dei fenomenali Christoph Waltz e Ralph Fiennes per Big Eyes o Grand Budapest Hotel ma siccome ho sempre amato Keaton mi fido e attendo Birdman con ancor più ansia!
Miglior attrice protagonista in un film musicale o commedia
Amy Adams in Big Eyes
Mah, Christoph ha fatto di meglio tuttavia sono contenta anche per la Adams, anche perché mi sono persa le performance delle altre candidate (no ma bello questo blog, me ne rendo conto. Non so un cavolo!!!).
Miglior attore non protagonista
J.K.Simmons in Whiplash
Attore che apprezzo molto, film che non conosco, ahimé. Un po' mi spiace per il povero Ethan Hawke in Boyhood ma sono comunque contenta.
Miglior attrice non protagonista
Patricia Arquette in Boyhood
Forse il premio che più mi ha soddisfatta. Come sa chi ha letto il post dedicato al film, ho adorato la Arquette in Boyhood, spero che porti a casa anche l'Oscar!!
Miglior regista
Richard Linklater per Boyhood
Scende una lacrima a commemorare sia Fincher che Anderson, soprattutto il primo. Per carità, Linklater ha compiuto una grande impresa ma se confrontiamo la regia di Boyhood e Gone Girl non c'è davvero storia. A Boyhood poteva anche "bastare" il premio come miglior film, su.
Miglior sceneggiatura
Alejandro González Iñárritu, Armando Bo, Alexander Dinelaris, Nicolás Giacobone per Birdman
Niente, Birdman si riconferma il film DA VEDERE per questo 2015. Però almeno un "contentino" a Gone Girl potevano darlo, eh.
Miglior canzone originale
Glory di Common e John Legend, per il film Selma
Quelle di Lana Del Rey per Big Eyes e di Lorde per The Hunger Games - Il canto della rivolta sono due mattonate sulle balle; non ho ancora sentito Glory ma John Legend di base non mi spiace affatto!
Miglior colonna sonora originale
La teoria del tutto di Jóhann Jóhannsson
E mi toccherà guardarlo questo film, ho capito! Ringraziando il Signore quel noioso di Zimmer è rimasto a bocca asciutta per Interstellar che può soltanto sperare di rifarsi agli Oscar.
Miglior cartone animato
Dragon Trainer 2 (How to Train Your Dragon 2, USA 2014)
Prima che arrivino gli Oscar organizzerò un recupero sia del primo Dragon Trainer che di questo, giuro. Quest'anno, tra l'altro, non ho visto neppure uno dei nominati anche se Box Trolls mi intrigava parecchio.
Miglior film straniero
Leviafan (Russia 2014)
Come al solito, davanti al film straniero rimango in silenzio perché non ne conosco neppure uno. Questa storia di corruzione e disperazione mi intriga parecchio però, speriamo che Leviafan possa venire distribuito anche da noi!
Due righe anche sulle serie TV, sulle quali come al solito non posso pronunciarmi visto che ne seguo pochissime. Fargo scalza a sorpresa True Detective come miglior miniserie (e a questi punti dovrò recuperarle entrambe) e consente anche a Billy Bob Thornton di vincere l'ambita statuetta, Kevin Spacey porta a casa il Golden Globe per House of Card, Maggie Gyllenhaal fa sì che nemmeno quest'anno l'adorata Jessica Lange vinca per American Horror Story e il mio buon amico Toto sarà felice di sapere che Joanne Froggatt ha invece tenuto alto il nome di Downton Abbey. E con questo è tutto... ci si risente per gli Oscar! ENJOY!
Miglior film - Drammatico
Boyhood (USA, 2014)
L'unico film che ho visto tra i nominati merita assolutamente la statuetta visto che è stato uno dei più belli dell'anno scorso!
Miglior film - Musical o commedia
Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel, USA/Germania/UK, 2014)
Mi sarei stupita del contrario! Ho adorato l'ultima pellicola di Wes Anderson e sono contenta che la giuria dei Golden abbia provato la stessa cosa. St. Vincent è carino ma non meritava neppure la nomination, mentre sono curiosissima per Birdman e Into the Woods, due dei film che aspetto di più per questa stagione!
Miglior attore protagonista in un film drammatico
Eddie Redmayne in La teoria del tutto
Redmayne non mi ha fatta impazzire negli altri film in cui l'ho visto ma sospendo il giudizio e segno questo La teoria del tutto, di cui parlano molto bene.
Miglior attrice protagonista in un film drammatico
Julianne Moore in Still Alice
Primo colpo al cuore. Non ho visto Still Alice quindi non posso giudicare ma, santo Dio, DOVEVA vincere Rosamund Pike per quell'interpretazione fenomenale in Gone Girl! Cacca sulla giuria, a prescindere.
Miglior attore protagonista in un film musicale o commedia
Michael Keaton in Birdman
Anche Birdman mi manca; sicuramente avrei gradito molto la vittoria dei fenomenali Christoph Waltz e Ralph Fiennes per Big Eyes o Grand Budapest Hotel ma siccome ho sempre amato Keaton mi fido e attendo Birdman con ancor più ansia!
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Faccia da: toglietemi il Golden ma non il panozzo! |
Amy Adams in Big Eyes
Mah, Christoph ha fatto di meglio tuttavia sono contenta anche per la Adams, anche perché mi sono persa le performance delle altre candidate (no ma bello questo blog, me ne rendo conto. Non so un cavolo!!!).
Miglior attore non protagonista
J.K.Simmons in Whiplash
Attore che apprezzo molto, film che non conosco, ahimé. Un po' mi spiace per il povero Ethan Hawke in Boyhood ma sono comunque contenta.
Miglior attrice non protagonista
Patricia Arquette in Boyhood
Forse il premio che più mi ha soddisfatta. Come sa chi ha letto il post dedicato al film, ho adorato la Arquette in Boyhood, spero che porti a casa anche l'Oscar!!
Miglior regista
Richard Linklater per Boyhood
Scende una lacrima a commemorare sia Fincher che Anderson, soprattutto il primo. Per carità, Linklater ha compiuto una grande impresa ma se confrontiamo la regia di Boyhood e Gone Girl non c'è davvero storia. A Boyhood poteva anche "bastare" il premio come miglior film, su.
Miglior sceneggiatura
Alejandro González Iñárritu, Armando Bo, Alexander Dinelaris, Nicolás Giacobone per Birdman
Niente, Birdman si riconferma il film DA VEDERE per questo 2015. Però almeno un "contentino" a Gone Girl potevano darlo, eh.
Miglior canzone originale
Glory di Common e John Legend, per il film Selma
Quelle di Lana Del Rey per Big Eyes e di Lorde per The Hunger Games - Il canto della rivolta sono due mattonate sulle balle; non ho ancora sentito Glory ma John Legend di base non mi spiace affatto!
Miglior colonna sonora originale
La teoria del tutto di Jóhann Jóhannsson
E mi toccherà guardarlo questo film, ho capito! Ringraziando il Signore quel noioso di Zimmer è rimasto a bocca asciutta per Interstellar che può soltanto sperare di rifarsi agli Oscar.
Miglior cartone animato
Dragon Trainer 2 (How to Train Your Dragon 2, USA 2014)
Prima che arrivino gli Oscar organizzerò un recupero sia del primo Dragon Trainer che di questo, giuro. Quest'anno, tra l'altro, non ho visto neppure uno dei nominati anche se Box Trolls mi intrigava parecchio.
Miglior film straniero
Leviafan (Russia 2014)
Come al solito, davanti al film straniero rimango in silenzio perché non ne conosco neppure uno. Questa storia di corruzione e disperazione mi intriga parecchio però, speriamo che Leviafan possa venire distribuito anche da noi!
Due righe anche sulle serie TV, sulle quali come al solito non posso pronunciarmi visto che ne seguo pochissime. Fargo scalza a sorpresa True Detective come miglior miniserie (e a questi punti dovrò recuperarle entrambe) e consente anche a Billy Bob Thornton di vincere l'ambita statuetta, Kevin Spacey porta a casa il Golden Globe per House of Card, Maggie Gyllenhaal fa sì che nemmeno quest'anno l'adorata Jessica Lange vinca per American Horror Story e il mio buon amico Toto sarà felice di sapere che Joanne Froggatt ha invece tenuto alto il nome di Downton Abbey. E con questo è tutto... ci si risente per gli Oscar! ENJOY!
domenica 11 gennaio 2015
Big Eyes (2014)
A Natale, si sa, i miracoli possono accadere. Ed è così che, senza preavviso, anche il multisala di Savona ha deciso di programmare Big Eyes, diretto dal regista Tim Burton nel 2014. Potevo forse lasciarmelo sfuggire?
Trama: dopo essere scappata dal primo marito portandosi dietro la figlia, l'artista Margaret Hawkins incontra Walter Keane. L'uomo la sposa e, per una serie di circostanze, comincia a spacciare per propri i quadri della donna, caratterizzati da figure coi grandi occhioni, raggiungendo così inaspettate vette di successo...
Tim Burton, lo sanno ormai anche i bambini, è un grande fan della pittrice Margaret Keane, ha comprato lui stesso alcuni suoi quadri e, all'epoca della relazione con Lisa Marie, aveva commissionato all'artista un ritratto della compagna. Eppure, guardando Big Eyes non ho avuto la sensazione di vedere riportata su pellicola la vita di Margaret Keane quanto piuttosto l'ignoranza e l'insensibilità di un certo tipo di pubblico che VUOLE a tutti i costi un determinato prodotto e così non ho potuto fare a meno di pensare ad un parallelo tra il regista e l'artista a cui l'ultimo film di Tim Burton è dedicato. Margaret Keane comincia la sua carriera in sordina ed è solo "grazie" alla lingua lunga del marito Walter che qualcuno, finalmente, nota quei tristi ed inquietanti bimbi dagli enormi occhi lacrimosi; Walter, che ha sempre voluto fare il pittore, rivendica così la paternità di quelle opere e nel corso del film, mano a mano che il suo successo aumenta, schiavizza sempre più la moglie con becere scuse, costringendola a chiudersi in casa a dipingere in segreto per ogni occasione che aumenterebbe la visibilità di questi quadri fino al punto da arrivare a riconoscerli SUOI e, allo stesso tempo, di commercializzarli in ogni salsa, tanto che i grandi occhi dei bambini ritratti perdono ogni parvenza di anima, diventando soltanto dei kitchissimi alienetti disprezzati dalla critica. A quel punto la Keane era già arrivata a realizzare quadri da poter rivendicare anche in pubblico, cercando di realizzarli con uno stile diverso (che purtroppo interessava ben pochi) che potesse dare corpo a sentimenti ed emozioni che ormai la donna non riusciva più ad esprimere tramite quello che era ormai diventato un lavoro a cottimo, prevedibile, viziato dal manierismo. Se la decisione della Keane vi smuove o, perlomeno, vi ricorda qualcosa, molto probabilmente anche voi, una volta nella vita, vi sarete chiesti "che fine ha fatto Tim Burton?".
Non sentitevi in colpa, ché una domanda simile me la sono posta anche io alla fine di Big Eyes. La potenza di un film però sta in quello che lascia nel corso del tempo, non subito dopo la visione, e in questi giorni in me si è innescato un pensiero nuovo che mi ha portata a rivalutare la pellicola e a ritenerla uno dei migliori Tim Burton recenti. Le ultime opere del regista (sì, anche quel Frankenweenie che pur mi era piaciuto) non erano altro che dei quadri di bambini dagli occhi grandi ed immensamente vuoti, il tentativo di tornare a dare al pubblico quello che voleva dopo il devastante cambio di marcia de Il pianeta delle scimmie, con risultati ovviamente disastrosi (tolto Big Fish); sempre il solito Johnny Depp, sempre la stessa Bonham Carter, sempre la solita poetica del diverso, sempre i soliti personaggi vagamente gotici ma sempre più privi di quella poesia, di quell'ironia vintage, di quella struggente malinconia che erano riuscite a rendere unico persino un cinecomic (anche se ancora non si chiamavano così) come Batman - Il ritorno. "Rivogliamo il vecchio Tim Burton" è una cosa che ho detto spesso anche io e ad ogni sua pellicola ancora spero ingenuamente in un suo ritorno ma la verità è che i tempi e le persone cambiano, soprattutto gli artisti; continuare a mungere sempre la stessa vacca, per accontentare pubblico e critica, quando ormai davvero in quell'ambito non si ha più nulla da dire, significa tirare fuori degli obbrobri e venire detestati e svalutati. Ecco così che Burton si affida ad Amy Adams e Christoph Waltz (la prima brava, il secondo immenso, un perfetto cialtrone che ruba spesso e volentieri la scena alla protagonista) per creare il suo film forse meno "personale", meno riconoscibile sicuramente per quel che riguarda lo stile di regia e la colonna sonora, indiscutibilmente "semplicino" e ben lontano dai capolavori del regista ma anche più rilassato, più piacevole dal punto di vista della sceneggiatura, ironico e graffiante a tratti ma soprattutto coinvolgente ed interessante: ecco quello che mancava agli ultimi film di Burton, signori, la capacità di coinvolgere emotivamente un pubblico che si ritrovava a sbadigliare davanti a tanta freddezza, tanto manierismo privo di contenuti e, inevitabilmente, a ricoprire di giusti insulti il povero Tim. Che tornerò, giustamente, ad insultare per la scellerata decisione di dirigere Beetlejuice 2 ma che, dopo questo delizioso Big Eyes, attenderò con piacere per quel che riguarda Miss Peregrine's Home for Peculiar Children, sperando davvero che il regista abbia trovato una nuova strada.
Del regista Tim Burton ho già parlato QUI. Amy Adams (Margaret Keane), Christoph Waltz (Walter Keane), Jason Schwartzman (Ruben), Danny Houston (Dick Nolan) e Jon Polito (Enrico Banducci) li trovate invece ai rispettivi link.
Krysten Ritter interpreta DeeAnne. Americana, ha partecipato a film come Margaret, Veronica Mars - Il film e a serie come Veronica Mars, Una mamma per amica e Breaking Bad; come doppiatrice ha lavorato nelle serie Robot Chicken e The Cleveland Show. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 33 anni e due serie Marvel in uscita, A.K.A. Jessica Jones e The Defenders, dove dovrebbe interpretare per l'appunto l'eroina Jessica Jones.
Terence Stamp interpreta John Canaday. Inglese, lo ricordo per film come Superman, Superman II, Link, Priscilla - La regina del deserto e Wanted - Scegli il tuo destino. Ha 75 anni e un film in uscita.
Gli sceneggiatori Scott Alexander e Larry Karaszewski avevano già lavorato allo script del precedente biopic di Tim Burton, Ed Wood. Kate Hudson e Thomas Haden Church erano la prima scelta per interpretare i due protagonisti ma sono stati "sostituiti" da Reese Witherspoon e Ryan Reynolds; la lunga gestazione del progetto ha costretto però i due attori ad abbandonare l'impresa, lasciando posto così ad Amy Adams e Christoph Waltz. Se volete invece vedere la vera Margaret Keane al di fuori dei titoli di coda, sappiate che la trovate seduta su una panchina alle spalle dei due protagonisti nella scena in cui dipingono al parco. Detto questo, se Big Eyes vi fosse piaciuto recuperate anche Saving Mr. Banks, Big Fish ed Ed Wood. ENJOY!
Trama: dopo essere scappata dal primo marito portandosi dietro la figlia, l'artista Margaret Hawkins incontra Walter Keane. L'uomo la sposa e, per una serie di circostanze, comincia a spacciare per propri i quadri della donna, caratterizzati da figure coi grandi occhioni, raggiungendo così inaspettate vette di successo...
Tim Burton, lo sanno ormai anche i bambini, è un grande fan della pittrice Margaret Keane, ha comprato lui stesso alcuni suoi quadri e, all'epoca della relazione con Lisa Marie, aveva commissionato all'artista un ritratto della compagna. Eppure, guardando Big Eyes non ho avuto la sensazione di vedere riportata su pellicola la vita di Margaret Keane quanto piuttosto l'ignoranza e l'insensibilità di un certo tipo di pubblico che VUOLE a tutti i costi un determinato prodotto e così non ho potuto fare a meno di pensare ad un parallelo tra il regista e l'artista a cui l'ultimo film di Tim Burton è dedicato. Margaret Keane comincia la sua carriera in sordina ed è solo "grazie" alla lingua lunga del marito Walter che qualcuno, finalmente, nota quei tristi ed inquietanti bimbi dagli enormi occhi lacrimosi; Walter, che ha sempre voluto fare il pittore, rivendica così la paternità di quelle opere e nel corso del film, mano a mano che il suo successo aumenta, schiavizza sempre più la moglie con becere scuse, costringendola a chiudersi in casa a dipingere in segreto per ogni occasione che aumenterebbe la visibilità di questi quadri fino al punto da arrivare a riconoscerli SUOI e, allo stesso tempo, di commercializzarli in ogni salsa, tanto che i grandi occhi dei bambini ritratti perdono ogni parvenza di anima, diventando soltanto dei kitchissimi alienetti disprezzati dalla critica. A quel punto la Keane era già arrivata a realizzare quadri da poter rivendicare anche in pubblico, cercando di realizzarli con uno stile diverso (che purtroppo interessava ben pochi) che potesse dare corpo a sentimenti ed emozioni che ormai la donna non riusciva più ad esprimere tramite quello che era ormai diventato un lavoro a cottimo, prevedibile, viziato dal manierismo. Se la decisione della Keane vi smuove o, perlomeno, vi ricorda qualcosa, molto probabilmente anche voi, una volta nella vita, vi sarete chiesti "che fine ha fatto Tim Burton?".
Non sentitevi in colpa, ché una domanda simile me la sono posta anche io alla fine di Big Eyes. La potenza di un film però sta in quello che lascia nel corso del tempo, non subito dopo la visione, e in questi giorni in me si è innescato un pensiero nuovo che mi ha portata a rivalutare la pellicola e a ritenerla uno dei migliori Tim Burton recenti. Le ultime opere del regista (sì, anche quel Frankenweenie che pur mi era piaciuto) non erano altro che dei quadri di bambini dagli occhi grandi ed immensamente vuoti, il tentativo di tornare a dare al pubblico quello che voleva dopo il devastante cambio di marcia de Il pianeta delle scimmie, con risultati ovviamente disastrosi (tolto Big Fish); sempre il solito Johnny Depp, sempre la stessa Bonham Carter, sempre la solita poetica del diverso, sempre i soliti personaggi vagamente gotici ma sempre più privi di quella poesia, di quell'ironia vintage, di quella struggente malinconia che erano riuscite a rendere unico persino un cinecomic (anche se ancora non si chiamavano così) come Batman - Il ritorno. "Rivogliamo il vecchio Tim Burton" è una cosa che ho detto spesso anche io e ad ogni sua pellicola ancora spero ingenuamente in un suo ritorno ma la verità è che i tempi e le persone cambiano, soprattutto gli artisti; continuare a mungere sempre la stessa vacca, per accontentare pubblico e critica, quando ormai davvero in quell'ambito non si ha più nulla da dire, significa tirare fuori degli obbrobri e venire detestati e svalutati. Ecco così che Burton si affida ad Amy Adams e Christoph Waltz (la prima brava, il secondo immenso, un perfetto cialtrone che ruba spesso e volentieri la scena alla protagonista) per creare il suo film forse meno "personale", meno riconoscibile sicuramente per quel che riguarda lo stile di regia e la colonna sonora, indiscutibilmente "semplicino" e ben lontano dai capolavori del regista ma anche più rilassato, più piacevole dal punto di vista della sceneggiatura, ironico e graffiante a tratti ma soprattutto coinvolgente ed interessante: ecco quello che mancava agli ultimi film di Burton, signori, la capacità di coinvolgere emotivamente un pubblico che si ritrovava a sbadigliare davanti a tanta freddezza, tanto manierismo privo di contenuti e, inevitabilmente, a ricoprire di giusti insulti il povero Tim. Che tornerò, giustamente, ad insultare per la scellerata decisione di dirigere Beetlejuice 2 ma che, dopo questo delizioso Big Eyes, attenderò con piacere per quel che riguarda Miss Peregrine's Home for Peculiar Children, sperando davvero che il regista abbia trovato una nuova strada.
Del regista Tim Burton ho già parlato QUI. Amy Adams (Margaret Keane), Christoph Waltz (Walter Keane), Jason Schwartzman (Ruben), Danny Houston (Dick Nolan) e Jon Polito (Enrico Banducci) li trovate invece ai rispettivi link.
Krysten Ritter interpreta DeeAnne. Americana, ha partecipato a film come Margaret, Veronica Mars - Il film e a serie come Veronica Mars, Una mamma per amica e Breaking Bad; come doppiatrice ha lavorato nelle serie Robot Chicken e The Cleveland Show. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 33 anni e due serie Marvel in uscita, A.K.A. Jessica Jones e The Defenders, dove dovrebbe interpretare per l'appunto l'eroina Jessica Jones.
Terence Stamp interpreta John Canaday. Inglese, lo ricordo per film come Superman, Superman II, Link, Priscilla - La regina del deserto e Wanted - Scegli il tuo destino. Ha 75 anni e un film in uscita.
Gli sceneggiatori Scott Alexander e Larry Karaszewski avevano già lavorato allo script del precedente biopic di Tim Burton, Ed Wood. Kate Hudson e Thomas Haden Church erano la prima scelta per interpretare i due protagonisti ma sono stati "sostituiti" da Reese Witherspoon e Ryan Reynolds; la lunga gestazione del progetto ha costretto però i due attori ad abbandonare l'impresa, lasciando posto così ad Amy Adams e Christoph Waltz. Se volete invece vedere la vera Margaret Keane al di fuori dei titoli di coda, sappiate che la trovate seduta su una panchina alle spalle dei due protagonisti nella scena in cui dipingono al parco. Detto questo, se Big Eyes vi fosse piaciuto recuperate anche Saving Mr. Banks, Big Fish ed Ed Wood. ENJOY!
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