mercoledì 18 marzo 2015

My Name is Bruce (2007)

Sono passati più di sette anni da quando ne ho letto nei primi blog di cinema che bazzicavo e finalmente anche io oggi parlerò di My Name is Bruce, diretto nel 2007 proprio dal mitico Bruce Campbell.


Trama: Bruce Campbell è ormai alla frutta, come uomo e come attore. Quando viene chiamato dagli abitanti del paesino di Gold Lick per liberarli dal terribile dio cinese Guan Di, il povero Bruce crede si tratti solo di un regalo del suo manager ma si ritroverà davvero a combattere un mostro sanguinario...



Se pensate che l'unico attore ad essere stato omaggiato in una pellicola di finzione interamente basata su di lui è stato John Malkovich nel geniale Essere John Malkovich, potete cominciare vagamente a comprendere perché sia stato girato My Name is Bruce e non My Name is Robert o My Name is Tom. Perché Bruce Campbell è un'icona vivente dell'horror di serie B, una faccia simpatica che tutti abbiamo imparato ad amare, un omone che sa prendersi in giro giocando sulla sua natura di "mito" e, soprattutto, un attore che è stato identificato da chiunque con il personaggio Ash de La casa e L'armata delle tenebre. Ash è così? Allora sicuramente anche Bruce Campbell nella vita reale sarà come Ash ed è da questa ferma convinzione nerd che nasce My Name is Bruce, metacinema demenziale all'ennesima potenza dove l'attore viene chiamato a sconfiggere una spettrale divinità cinese in una storia che rispetta tutti i cliché dei film di serie B all'interno dei quali Campbell è stato relegato. E cosa c'è di meglio di una salva di luoghi comuni per smentire i luoghi comuni creati dalla mente dello spettatore? Il "vero" Bruce Campbell descritto nel film è stronzo, sbruffone, antipatico, snob, donnaiolo, codardo e grebano, decisamente una persona da evitare e odiare e l'umorismo di My Name is Bruce, al di là di tutte le citazioni e strizzate d'occhio ai fan, risiede interamente in questo scontro tra aspettative e "realtà" e nel costante ricorso al metacinema, che diventa ancora più palese e preponderante sul finale. Dopo mille terribili film dalle trame banali e dai colpi di scena improbabili, la vita di Bruce Campbell diventa praticamente una fotocopia dei cliché da lui tanto odiati, che possiamo ritrovare in moltissime e dozzinali produzioni: il divorzio, il disagio, l'alcoolismo, i falsi amici, il ritorno alla "natura" e la redenzione finale del protagonista vi ricordano qualcosa?


Allo stesso modo anche la realizzazione di My Name is Bruce è volutamente dozzinale, a partire dal terribile Guan Di, un mostro di cartapesta con gli occhioni fiammeggianti che non cambia espressione manco a morire, è ghiotto di "bean curd" (una specie di tofu?) e taglia teste con entusiasmo e dovizia di rossissimo sangue. Ogni apparizione del "nostro" è condita da luci al neon e nebbioline che ci farebbero urlare allo scandalo se viste all'interno di un horror qualsiasi ma qui la cosa, assieme agli stacchetti musicali "bifolchi" che cantilenano Guan Me, Guan You, Guan Di, ha quasi senso e rende My Name is Bruce ancora più deliziosamente parodico. La pellicola però è bella da vedere essenzialmente per la presenza di Bruce Campbell, che da davvero il meglio di sé stesso e non esita a prendersi in giro anche in modi imbarazzanti, spalleggiato da vecchi amici/comprimari o attori che non sfigurerebbero nelle peggiori produzioni descritte nel film. Come vedete ho scritto il post senza prendere sul serio My Name is Bruce, altrimenti sarei dovuta partire in quarta con una stroncatura ma in questo modo non avrei colto lo spirito di questo divertente omaggio ai fan e ai bei tempi innocenti dell'horror trash che fu; anzi, guardandolo mi è quasi sembrato di tornare nei ruggenti anni '80, quando mi sarebbero davvero bastati un paio di occhietti brillanti nel buio per non dormire la notte e un eroe cialtrone ed imperfetto per fare il tifo da qui all'eternità. Quindi no, non posso voler male a questo My Name is Bruce. Se però non siete fan di Campbell e non amate queste parodie così "specifiche" non state a recuperare questa pellicola perché rischiereste di non divertirvi affatto e di lanciarmi addosso una maledizione cinese.


Del regista Bruce Campbell, che interpreta ovviamente se stesso, ho già parlato QUI mentre Ted Raimi, che interpreta Mills Toddner, Wing e Luigi il pittore, lo trovate QUA.

Dan Hicks interpreta uno dei contadini. Americano, ha partecipato a film come La casa 2, Darkman, Wishmaster: il signore dei desideri, Spider-Man 2, 2001 Maniacs e Il grande e potente Oz. Anche produttore, ha 63 anni e un film in uscita.


Ellen Sandweiss, che interpreta l'ex moglie di Bruce, aveva partecipato a La casa nel ruolo di Cheryl (i due personaggi, per la cronaca, hanno lo stesso nome); anche Timothy Patrick Quill, ovvero Frank, aveva partecipato ad un film di Sam Raimi, per la precisione a L'armata delle tenebre, dove interpretava il fabbro: non a caso, lui dice che il fabbro de L'armata delle tenebre era un gran fico mentre l'attore Dan Hicks fa apprezzamenti su Jake, il personaggio da lui interpretato ne La casa 2. Detto questo, se My Name is Bruce vi fosse piaciuto recuperate anche La casa, La casa 2, L'armata delle tenebre, Bubba Ho-Tep e magari anche Grosso guaio a Chinatown, Tropic Thunder e Il bambino d'oro. ENJOY!

martedì 17 marzo 2015

Il Bollospite: Goal of the Dead (2014)

L'abbiamo rimandato di qualche mese ma oggi è pronto il post combinato con Beatrix di Cinquecento Film Insieme, graditissima ospite che ha deciso di parlare i questa sede di Goal of the Dead, film diretto nel 2014 dai registi Thierry Poiraud e Benjamin Rocher.
Per la cronaca, la mia opinione sulla pellicola potete trovarla sul blog di Beatrix proprio oggi. ENJOY!


Trama: Il capitano dell'Olympique Paris torna a Caplongue, suo paese natale, per affrontare sul campo la squadra locale. Per il suo voltafaccia di molti anni prima quasi tutti gli abitanti di Caplongue lo odiano, in particolare il vecchio amico ed avversario che, grazie al padre dottore, si inietta una misteriosa sostanza che, invece di renderlo più forte, lo trasformerà in un ferocissimo zombie...



"Gli atleti scendono in campo, su gli spalti il tifo è caldissimo, ma manca il capitano del Caplounge...anzi no, eccolo sta correndo velocissimo verso gli avversari...ma cosa sta facendo...sta vomitando addosso al difensore dell'Olympique...oddio, cade, no si rialza no, è un caos, in campo..ma che accidentiaaahhhh...." "ragazzi, ragazzi ma che diavolo succede, non si è mai vista una cosa simile...Fabio...oddio...è morto...no, si rialza pure lui e vomita roba strana sul quarto uomo...scappa, non smettere di riprendere ma scappa.....porca miseria......" Ecco, un'ipotetica telecronaca della partita potrebbe cominciare così. Lo ammetto, quando si tratta di cinema la mia parte cialtrona di me ogni tanto prende prepotentemente il sopravvento. Certo, mi piacciono (alcuni) film d'autore, amo molto le belle interpretazioni e soprattutto i film ben scritti, ma se sento odore di cavolata, specialmente in ambito horror, ammetto di buttarmici coscientemente a capofitto (e spesso sbatterci simpaticamente il muso). Ah...mi piace il calcio. Ho avuto l'abbonamento allo stadio fino a poco prima che nascesse il bacarospo. Ed ora, che la mia squadra sta piano piano ritornando ai fasti di un tempo e soprattutto anche la bacarospetta comincia ad essere più grandicella, mi piacerebbe riprendere la buona abitudine perduta perché le partite, alla televisione, mi divertono davvero poco. Ergo quando ho letto per la prima volta di Goal of the dead mi si è accesa la lampadina...calcio e zombie (anche se tecnicamente in questo caso si deve parlare di infetti) insieme prometteva quanto meno un po' di sano divertimento. I responsabili del filmaccio arrivano direttamente dalla Francia, paese che, quando si parla di horror, non è mai andato troppo per il sottile, anzi, ha prodotto pure decisamente roba troppo forte per i miei gusti. Uno dei due, Rocher, ci ha regalato La Horde film che ha sicuramente una sua estetica particolarissima ma personalmente non mi ha fatto impazzire. Goal of the dead è diviso in due parti, piuttosto nette. La prima, diretta da Rocher, ci mostra l'antefatto alla partita, presentandoci i personaggi e criticando abbastanza vivacemente il mondo del calcio. Una congrega fatta di vecchi campioni ormai stanchi e giovani promesse più interessate al denaro rispetto ai valori dello sport, allenatori legati ad un mondo che non esiste più e procuratori mercenari veri e propri padroni dello spogliatoio. Per non parlare dei tifosi, gli abitanti di Caplounge. Una manica di bifolchi il cui unico interesse è vincere una partita (tra l'altro di nessuna rilevanza) e, possibilmente, spezzare una gamba al povero Lorit colpevole, ai loro occhi, di alto tradimento. Al fischio d'inizio Rocher passa la palla, o meglio la telecamera, a Poiraud e lui si scatena senza ritegno. Vomito, frattaglie arti spappolati ed assedio dei poveri sopravvissuti, ovviamente in un pub. Niente di nuovo sotto il sole quindi, anzi in un genere, come ho già scritto dalle mie parti, saccheggiato ormai a piene mani. Però funziona. Nonostante una eccessiva lunghezza, andiamo oltre le due ore che per un film horror è una durata a mio parere un po' esagerata, il film regge. Non ha grossi cali di ritmo e mescola molto bene la commedia all'horror sfrenato. Nulla di così clamoroso da far gridare al miracolo, perfino il finale è  abbastanza scontato, ma una cialtronata piuttosto ben fatta che regala momenti di sano divertimento , per molti inspiegabile, a tutti gli appassionati.



Thierry Poiraud è il co-regista della pellicola. Francese, ha diretto anche un altro film, Atomik Circus. Anche sceneggiatore e attore, ha un film in uscita, il survival horror Don't Grow Up, che dovrebbe vedere la luce proprio quest'anno.


Benjamin Rocher è il co-regista della pellicola. Francese, ha diretto anche un altro film, The Horde. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha un film in uscita.


Se Goal of the Dead vi fosse piaciuto recuperate Shaun of the Dead e Splatters - Gli schizzacervelli. ENJOY!

lunedì 16 marzo 2015

Boomstick Award - Edizione 2015

Il weekend è stato pregno di eventi piacevoli ma oggi voglio parlare del grande, prestiGGiosissimo premio che mi è stato conferito non da uno ma da ben DUE dei miei blogger preferiti, Hell e Lucia: il Boomstick Award. Che, per inciso, è l'unico premio importante della rete ed è stato creato da Hell del blog Book and Negative per un motivo ben preciso, ovvero "perché sì". Il perché sì è tutto ciò che vi serve sapere? Ma assolutamente no!

Ecco le FAQ e le regole, copiate parE parE dal blog che ha originato il tutto!


Cos’è il Boomstick? 
È il bastone di tuono di Ash ne L’Armata delle Tenebre. Una doppietta Remington, canne d’acciaio blu cobalto, grilletto sensibilissimo. Magazzini S-Mart, i migliori d’America.

Perché un Boomstick?
Perché il blog è il nostro Bastone di Tuono!

Come si assegna il Boomstick?
Niente di più facile: dal momento che in giro è un florilegio di premi zuccherosi per finti buoni (o buonisti) & diplomatici, il Boomstick Award viene assegnato non per meriti, ma per pretesti.
O scuse, se preferite.
Nessuna ipocrisia, dunque.
E ricordate, il Boomstick non ha alcun valore, eccetto quello che voi attribuite a esso.

(Questo è il cazzutissimissimo banner 2015 che i vincitori avranno l'onore di esporre)


Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:

1 - i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore
2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione
3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto
4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come Egli (e per Egli intendo Hell) le ha concepite.

E veniamo dunque ai Wincitori di quest'anno, almeno per me:

Le maratone di un Bradipo Cinefilo
Perché tutte le mattine, quando arrivo al lavoro, mi prende la curiosità di sapere quale film avrà recensito il Bradipo, che spazia davvero in ogni genere. Ma soprattutto nell'horror, che CE piace tanto.

Prevalentemente Anime e Manga
Perché sviscera ogni argomento con una pazienza e una passione che le invidio e poi perché sprona la mia proverbiale pigrizia proponendomi mille gradevolissimi Crossposting.

Book and Negative
Perché scrive degli articoli interessantissimi (che non commento perché nell'ignoranza Crassa che mi ottunde mancano i mezzi per replicare in modo intelligente) che non manco mai di leggere, così da colmare le mie MILLE lacune.

Il giorno degli zombi
Perché è una continua fonte d'ispirazione e tira fuori perle horror (su pellicola e cartacee) dimenticate credo persino da quelli che le hanno realizzate! E poi perché mi ha fatto piangere con la sua Murena.

Midian
Se Lucia tira fuori film dimenticati, Midian è la mia finestra sulla contemporaneità. Senza di lui non riuscirei mai ad essere aggiornata sull'horror attuale!

Una nuvola
Ex A Clacca piace leggere, è la mia bibbietta del manga e della lettura. In più il blog ha un design così accattivante che è un piacere leggere quello che c'è scritto.

Viaggiando meno
Da grande (???) voglio diventare come la Poison che, oltre a saperne di cinema, ne sa di viaggi, vino, cibo, foto, vita. Le voglio bene, si vede?

Costoro possono a loro volta assegnare il premio ad altri 7 blogger, ma non arrogarsi la paternità del banner e del premio, che è di Hell, quindi citatelo o Egli vi manderà a casa gli sceMeggiatori di The Walking Dead per ammorbarvi di parole a morte. L’assegnazione del premio deve rispettare le 4 semplici regole sopra esposte. Qualora una di esse venga disattesa, il Boomstick Award sarà annullato d’ufficio sul blog Book & Negative, e in sostituzione, verrà assegnato quel premio che tanto aDDoro ma che è meglio non ricevere perché reca seco lo sguardo biasimevole del Camillo Benso:



domenica 15 marzo 2015

Boxtrolls - Le scatole magiche (2014)

Facendo due conti questo post uscirà quando gli Oscar saranno già stati assegnati e chissà se questo Boxtrolls - Le scatole magiche (The Boxtrolls), diretto nel 2014 dai registi Graham Annable e Anthony Stacchi e tratto dal romanzo Here Be Monsters! di Alan Snow, avrà vinto il premio come miglior film d'animazione...


Trama: Eggs, un orfano adottato da una comunità di mostriciattoli che vivono nel sottosuolo, si ritrova a dover difendere la sua famiglia adottiva da uno sterminatore che mira ad entrare nell'élite del paese.



Quando Boxtrolls era uscito la voglia di vederlo era davvero poca, visto che non mi ispiravano né la storia né il character design dei personaggi, nonostante l'utilizzo della stop motion e la firma della casa di produzione Laika. Un paio di recensioni positive lette qua e là sulla rete mi avevano convinta a dargli una chance quando ormai era troppo tardi quindi l'ho recuperato in occasione della notte degli Oscar e devo dire che ne sono rimasta soddisfatta. Senza gridare troppo al miracolo, Boxtrolls è un cartone assai particolare, ricco di umorismo nero e personaggi borderline, una favoletta piacevole per il pubblico infantile e divertente per i grandi; al di là del "solito" messaggio di incoraggiamento ad uscire fuori dagli schemi comportandosi secondo la propria indole, ho trovato particolarmente interessante il modo in cui il protagonista Eggs, un normalissimo essere umano, impara la tolleranza sentendosi diverso all'interno di una comunità di mostriciattoli che lo accetta nonostante quelli che lui percepisce come difetti (la capacità di parlare, l'impossibilità di adattarsi alla sua scatola, le orecchie) e anche la tremenda ottusità della gente di superficie, soprattutto del padre di Winnie. E' inusuale infatti che un cartone animato, soprattutto di questi tempi, palesi l'inadeguatezza di un genitore naturale o che la cosa venga rimarcata dal protagonista con due parole lapidarie ("Avevi detto che un papà ascolta sempre i suoi figli!") ed è altrettanto inusuale vedere i bambini togliere le castagne dal fuoco a degli adulti incapaci o, peggio, completamente pazzi. Eggs e Winnie sono completamente soli all'interno di due mondi, uno fatto di imbecilli e l'altro fatto di creature timorose e gentili, e perseguitati da un villain incredibilmente ironico e weird (dedito al travestitismo, nientemeno!) ma anche disgustoso ed abietto, un essere autolesionista in grado di spingersi a compiere le peggio nefandezze per ottenere un potere che puzza letteralmente di formaggio.


Boxtrolls non è il trionfo dell'originalità per quanto riguarda la trama, tuttavia ho apprezzato molto un paio di personaggi "di contorno", ovvero i tre scagnozzi del perfido villain: il primo, basso e mostruoso, è malvagio quanto il padrone, il secondo una via di mezzo e il terzo, poverino, non è proprio convinto di stare dalla parte dei buoni perché se è vero che, apparentemente, eliminare i Boxtroll dalle strade del paese è una buona azione, è altrettanto vero che questo compito viene portato avanti con mezzi non ortodossi e nasconde degli intenti palesemente malvagi. Agli ultimi due incerti collaboratori spetta, a tal proposito, il compito di riflettere sulla loro natura di possibili personaggi "inventati" e di consentire così allo spettatore paziente (cioè quello che ha voglia di aspettare fino alla fine dei titoli di coda) di godere di uno scorcio del certosino lavoro degli animatori e "burattinai" della Laika, impegnati nel realizzare l'ennesimo gioiellino in stop-motion. Giusto per rimanere in argomento, sono tante e belle le sequenze che compongono Boxtrolls, soprattutto quelle ambientate nel sottosuolo ricco di macchinari e scatole semoventi, o quelle in notturna che profumano di gotico, ma anche lo spettacolino in stile vaudeville e l'ingresso in società di Eggs sono da manuale e l'intero lungometraggio è accompagnato da un'ironica canzoncina in italiano che, fondamentalmente, fa il verso all'operetta nostrana ed elenca nomi di formaggi (l'effetto straniante che ne viene fuori, soprattutto alle orecchie di uno spettatore italiano che riderà dall'inizio alla fine, è un altro dei motivi per cui un cartone come questo andrebbe visto in lingua originale, by the way). L'aspetto tecnico, indubbiamente, è ciò che eleva Boxtrolls rispetto ad altre produzioni recenti e che mi spinge a consigliarne almeno una visione, tuttavia l'ho trovato meno valido ed entusiasmante rispetto a Coraline e la porta magica o Paranorman (sempre della Laika) e mi chiedo quindi se davvero non ci fossero candidati migliori da affiancare agli altri film d'animazione nominati per l'Oscar.


Di Ben Kingsley (voce originale di Archibald Snatcher), Jared Harris (Lord Portley-Rind), Nick Frost (Mr. Trout), Elle Fanning (Winnie), Toni Collette (Lady Portley-Rind) e Simon Pegg (Herbert Trubshaw) ho già parlato ai rispettivi link.

Graham Annable è il co-regista della pellicola. Americano, al suo primo lungometraggio, è anche animatore e sceneggiatore. Ha 43 anni.


Anthony Stacchi è il co-regista della pellicola. Americano, ha co-diretto il film Boog & Eliott a caccia di amici. E' anche animatore, tecnico degli effetti speciali e sceneggiatore.


Isaac Hempstead Wright, che presta la voce ad Eggs, interpreta Bran Stark nella serie Il trono di spade. Se Boxtrolls - Le scatole magiche vi fosse piaciuto recuperate Paranorman. ENJOY!






venerdì 13 marzo 2015

Kingsman: Secret Service (2014)

Con un po' di ritardo, questa settimana ho recuperato anche Kingsman: Secret Service (Kingsman: The Secret Service), diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista Matthew Vaughn partendo dall'omonima serie a fumetti scritta da Mark Millar e disegnata da Dave Gibbons.


Trama: Il giovane Eggs scopre che il padre defunto faceva parte dei Kingsmen, un gruppo di agenti segreti inglesi e viene preso sotto l'ala protettiva di Galahad, che lo addestra come nuova recluta. Intanto il malvagio supercriminale Valentine complotta contro l'umanità...


Ormai è ufficiale: io amo Matthew Vaughn. Da Kick-Ass a X-Men: L'inizio non ha sbagliato un colpo e ogni volta che guardo un suo film, per quanto caciarone, tamarro e fumettaro, esco dal cinema soddisfatta dopo essermi divertita come una pazza. Kingsman non fa eccezione e in più è pervaso da quel tocco di umorismo british che mi provoca sempre un educato brividino di giubilo lungo la schiena e mi fa scattare in piedi a salutare come la Regina (la vecchiaccia veramente inorridirebbe davanti a un paio di battute spinte, soprattutto sul finale, ma non stiamo a spaccare il capello). La zampaccia di Millar nella sceneggiatura si vede e si sente perché Kingsman è un film che non va troppo per il sottile; sotto il divertimento tamarro di una Scuola "Xavier" per Giovani Spie c'è un interessante confronto sociale tra ricchi e poveri o, meglio, tra chi ha i soldi e per questo s'illude di poter essere speciale e chi invece è costretto a subire una vita deprimente e priva di possibilità perché nato nel posto sbagliato al momento sbagliato ma, soprattutto, sotto il divertimento tamarro c'è una cattiveria inaudita. Kingsman non guarda in faccia nessuno e la sceneggiatura scanzonata, che tanto deve ai film di 007 e persino a Una poltrona per due oltre che a Cell di Stephen King, prevede momenti che, se non venissero buttati vagamente sul ridere, potrebbero trasformarsi in pesantissime sequenze horror con la semplice aggiunta di un po' di sangue. La sciagurata e folle mancanza di rispetto del villain per la specie umana, la noncuranza con cui i potenti ne ascoltano i deliri giustificandoli e infine accettandoli, la fallacità dei protagonisti, il mezzo utilizzato da Valentine per sterminare più persone possibili, la violenza suggerita nei confronti di bambini ed animali e la totale assenza di figure materne sono solo la punta di un iceberg che, ad un certo punto, con l'ormai iconica mattanza all'interno di una chiesa popolata da intolleranti promulgatori d'odio da voce e sfogo ai desideri reconditi della maggioranza degli spettatori, con una bella dose di cinismo e una discreta faccia tosta.


C'è da dire che a me piace anche come Matthew Vaughn dirige i film. Niente pesantissimi effetti speciali, niente fastidiosi movimenti di macchina "fighi", solo ralenti centellinati e dosati nel modo giusto e, soprattutto, poche scene clou di combattimento create combinando stunt, coreografie e soprattutto musica: d'altronde, se ancora oggi non mi tolgo dalla testa le due sequenze dedicate agli omicidi di Hit-Girl nel primo Kick-Ass mentre non ricordo una cippa del secondo, indegno capitolo, ci sarà un motivo. In Kingsman il regista da il bianco nella già citata sequenza all'interno della chiesa (un lunghissimo e violentissimo piano sequenza da sbavo, sulle note di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd), nella "scazzottata" iniziale all'interno del pub e, in generale, in tutte le scene che vedono l'agile killer senza gambe Gazelle fare sfoggio delle sue taglienti protesi. Oltre a queste coreografie da "picchiaduro", il film si distingue per un paio di fantasiose soluzioni atte ad evitare il divieto a qualunque adolescente di entrare in sala (teste che esplodono con dovizia di colori e fuochi d'artificio), per dei titoli di testa assai particolari, per degli abiti e degli accessori che farebbero la gioia di ogni vero gentiluomo che si rispetti e, ovviamente, per degli attori assolutamente in parte. Il migliore è senza dubbio Colin Firth, figo da morire ed incredibilmente a suo agio nel ruolo del gentleman un po' avanti negli anni, carismatico e ancora in grado di muoversi come un diciassettenne, ma anche il ragazzetto protagonista non è male (sfido CHIUNQUE a non morire dal ridere davanti alla sua proposta indecente sul finale), strafottente e piacionetto al punto giusto, e Mark Strong assieme a Michael Caine sono sempre una garanzia. Nota un po' dolente, strano a dirsi, è Samuel L. Jackson, il cui personaggio non mi ha convinta appieno perché davvero troppo caricaturale (e quella zeppola, santo cielo, sembrava di sentire Jovanotti!): va bene l'assurdità però a tratti il perfido Valentine scade talmente nel ridicolo che persino io non sono riuscita a fare finta di nulla. Tolto questo, Kingsman è al momento il film più divertente, godurioso e badass visto quest'anno (non vedo l'ora di riguardarlo in lingua originale), consigliatissimo per tutti tranne che per i puristi del genere spy story, troppo irrispettoso!


Del regista e co-sceneggiatora Matthew Vaughn ho già parlato QUI. Colin Firth (Harry Hart/Galahad), Mark Strong (Merlino), Jack Davenport (Lancillotto), Samuel L. Jackson (Valentine) e Michael Caine (Artù) li trovate invece ai rispettivi link.

Mark Hamill interpreta il Professor Arnold. Passato alla storia come Luke Skywalker di Guerre Stellari, L'impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, lo ricordo per altri film come I sonnambuli, Villaggio dei dannati e Jay & Silent Bob... Fermate Hollywood!. Ha partecipato anche a serie come General Hospital, The Bill Cosby Show, La famiglia Bradford, Alfred Hitchcock presenta, Flash, Oltre i limiti, Una famiglia del terzo tipo e Criminal Minds mentre come doppiatore ha lavorato per film come Nausicaa della Valle del vento, Il castello nel cielo, La sirenetta e serie come Biker Mice da Marte, Bonkers, Batman, The Ren & Stimpy Show, Mignolo e Prof, Mucca e Pollo, Celebrity Deathmatch, Le Superchicche, Johnny Bravo, Il laboratorio di Dexter, I Griffin, SpongeBob Squarepants, Futurama, Robot Chicken e Adventure Time. Americano, anche produttore e regista, ha 64 anni e due film in uscita tra cui Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza.


Nel fumetto originale Gazelle è un uomo e pare che il campione paralimpico Oscar Pistorius fosse stato avvicinato per il ruolo cinematografico chiedendo ai suoi rappresentanti se l'atleta avrebbe potuto interpretare un "killer convincente". Beh, a proposito dell'amara ironia presente in Kingsman, sappiamo tutti che alla fine Pistorius (che ha rinunciato a partecipare al film per concentrarsi sulla sua carriera di atleta) ha poi ucciso la fidanzata. Rimanendo nell'ambito di attori "veri", ad Aaron Taylor - Johnson era stata offerta la parte di Eggsy ma ha rifiutato; per il ruolo di Valentine erano stati presi in considerazione Leonardo Di Caprio, Idris Elba e Tom Cruise mentre per quello di Roxy erano stati fatti i nomi di Emma Watson e Bella Heathcote. Matthew Vaughn ha dichiarato che Kingsman: Secret Service dovrebbe essere il primo film di una serie: se così fosse, ne sarei MOLTO dispiaciuta ma queste sono le leggi del marketing, ahimé. Nell'attesa, recuperate la serie Secret Service pubblicata il mese scorso da Panini Comics (io credo proprio che lo farò!) e aggiungete magari qualche film delle franchise dedicate a 007, Jason Bourne o Mission: Impossible. ENJOY!

giovedì 12 marzo 2015

(Gio)WE, Bolla! del 12/3/2015

Buon giovedì a tutti! Questa è la settimana di Cenerentola, chevvelodicoaffare, sapete che la Bimba Bolla non può rinunciare a certi film... e per la gioia di Beatrix e Poison comunico che Blackhat, l'ultima pellicola di Michael Mann, a Savona non si è proprio vista. Hasta la distribución siempre!! ENJOY!

Cenerentola
Reazione a caldo: Yeeeh!!
Bolla, rifletti!: Nonostante il sommo diludendo di Maleficent non vedo l'ora di correre a vedere l'ennesimo live action ispirato ai classici Disney e il motivo è uno solo: Kenneth Branagh. So che lui non avrà girato una cagata zeppa di effetti speciali ma ci avrà messo anche un po' di britannico cuore. Per la cronaca, andrò già a vederlo stasera ma per leggere il post dedicato dovrete aspettare il 23 marzo, giorno di Crossposting con Prevalentemente anime e manga!

Suite francese
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Film d'amore, tradimento e guerra con grandissimi interpreti. Chissà perché non m'ispira nemmeno un pochino, è proprio un genere che rifuggo.

Ma che bella sorpresa
Reazione a caldo: Ma quale sorpresa? A me pare l'ennesima commediola italiana...
Bolla, rifletti!: Già vedere la Vanoni nel trailer mi terrorizza manco mi trovassi davanti un horror. Il resto è noia, ordinarie (o visionarie?) storie d'amore, parenti lontani e Bisio. Che io a Bisio voglio bene ma anche basta.

Al cinema d'élite danno invece uno dei film che avrei voluto recuperare prima della notte degli Oscar...

Foxcatcher
Reazione a caldo: Eh, finalmente!
Bolla, rifletti!: Ovviamente da noi arriva con mesi di ritardo questo thriller tratto da una storia vera fatta di dipendenze, torbidi legami familiari e rivalità, con dei grandissimi attori (no, non sto parlando di Channing Tatum). Spero di vederlo in settimana e spero soprattutto non si riveli una delusione!

mercoledì 11 marzo 2015

Vizio di forma (2014)

L'ho rimandato di un paio di settimane, vuoi perché ero sempre stanchissima e il film dura due ore e mezza, vuoi perché a Savona non era uscito, ma in questi giorni ho finalmente visto Vizio di Forma (Inherent Vice), diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Paul Thomas Anderson partendo dal romanzo omonimo di Thomas Pynchon.


Trama: l'investigatore privato Doc (un "hippie" perennemente in botta) si ritrova a dover indagare sulla scomparsa dell'ultimo, facoltoso amante dell'ex fidanzata Sashta, che a sua volta diventa irrintracciabile. A questo caso già intricato si aggiungono altri delitti e misteri...

Dopo mezz'ora avevo la stessa faccia di Bigfoot
Ho rotto così tanto le palle con questo Vizio di forma, piangendo con amici, parenti e lettori per il fatto che a Savona non l'avevano proiettato, che adesso ho vergogna a dire che la visione dell'ultimo film di Paul Thomas Anderson è stata un parto plurigemellare senza anestesia. Ho iniziato a guardarlo alle 21, sul letto, alle 21.10 ero già nel mondo dei sogni e ho dovuto ricominciare la visione, stavolta sulla "sedia scomoda", per poter arrivare fino alla fine (e a metà film ho dovuto comunque andare a farmi un giro, ché la confusione e la noia stavano per vincere anche sulla scomodità!) di questa interminabile storia di sballoni e criminali, fidanzate lontane ma mai dimenticate e sbirri in odore di gayezza, dentisti pervertiti e sette di santoni. Vizio di forma mi ha fatto capire che io queste storie con settecento personaggi, ognuno importantissimo ai fini della trama (ai quali si deve aggiungere un altro centinaio di persone soltanto nominate ma altrettanto importanti) non le reggo, dovrei fare come quei romanzieri dell'800 che usavano dei pupazzetti per ricordare i nomi oppure costruire schemi e sistemi nel corso della visione perché dopo dieci minuti comincio a perdermi pezzi di storia e non so più chi è chi e perché fa cosa. Oppure, semplicemente, dovrei leggere il libro di Pynchon e POI riguardare Vizio di forma, magari doppiato in italiano, perché quei dialoghi interminabili, gergali e ricchi di riferimenti a fatti e persone hanno rischiato di mandarmi fuori di testa tanto quanto l'incommensurabile ODIO per il personaggio di Sashta, la tipica decerebrata che più fa casino, più è molla e più adduce giustificazioni idiote ai suoi comportamenti da stronza, più gli uomini beoti le cadono ai piedi. Altro che Vizio di forma, 'sta tizia è un gatto appeso ai marroni e povero Doc col cervello imbottito di droghe che non riesce a dimenticarla! No, davvero, alla terza recensione tiepida e scoglionata di film simili (vedi anche The Counselor e La talpa) ho capito che pellicole come Vizio di forma non fanno per me, non importa quanto siano blasonate.

Dopo un'ora avevo la stessa faccia di Japonica
Poi se volete che dica che Paul Thomas Anderson è bravissimo con la macchina da presa, è un mago nei campi lunghi che svelano dettagli apparentemente insignificanti ma in realtà fondamentali, riesce a creare similitudini tra due personaggi (Doc e Bigfoot) che dovrebbero essere diversissimi tra loro girando sequenze speculari che li vedono protagonisti, gioca con la luce e con lo spettatore, omaggia persino Leonardo Da Vinci e la sua Ultima cena e millemila altre cose che non fanno che confermare la sua grandezza va bene, ve lo dico: Vizio di forma è una gioia per gli occhi e io sono una capra incapace di godere anche di ciò che la pellicola racconta. Se volete vi dico anche che Joaquin Phoenix è perfetto per il ruolo del detective sballone che si lascia scivolare addosso l'esistenza salvo profondersi in inaspettati slanci di coraggio o arguzia e posso anche aggiungere che il cast di supporto ha rischiato di commuovermi. Josh Brolin ha praticamente la parte del testardo e ridicolo "uomo tutto d'un pezzo" Bigfoot cucita addosso, Benicio del Toro e Martin Short compaiono poco ma sono, a modo loro, indimenticabili, Owen Wilson è stranamente defilato ma bravissimo, persino Eric Roberts è riuscito a riscattarsi da rumenta come The Cloth con uno schioccare di dita e potrei andare avanti così per ore, magnificando anche i costumi, le incredibili scenografie, la colonna sonora, la simpatica voce fuori campo... insomma, tutto. Tutto tranne quel maledetto gap che ho avvertito tra la bellezza formale e la storia narrata, quel "qualcosa" di ridondante e complicato che mi ha impedito di appassionarmi alle vicende di Doc e mi ha spinta a pregare per dei tagli, per una riduzione della durata da due ore e mezza a due ore o anche meno. Prometto che tra qualche anno riguarderò Vizio di forma, ovviamente dopo aver letto il libro e con un taccuino di appunti in mano. Giuro che mi rimangerò tutto, cancellerò il post e lo riscriverò. Ma ora, come dice Pappalardo, lasciatemi sfogare: Paolo Tommaso Figlio d'Andrea, che bel film ma che due marroni!!!

La bellezza.
Del regista e sceneggiatore Paul Thomas Anderson ho già parlato qui. Joaquin Phoenix (Larry "Doc" Sportello), Josh Brolin (Christian F. "Bigfoot" Bjornsen), Eric Roberts (Michael Z. Wolfmann), Maya Rudolph (Petunia Leeway), Benicio Del Toro (Sauncho Smilax), Jena Malone (Hope Arlingen), Owen Wilson (Coy Arlingen), Reese Witherspoon (Penny Kimball), Martin Short (Dr. Rudy Blatnoyd) e Martin Donovan (Crocker Fenway) li trovate invece ai rispettivi link.

Michael Kenneth Williams interpreta Tariq Khalil. Americano, ha partecipato a film come Al di là della vita, L'incredibile Hulk, 12 anni schiavo, Anarchia - La notte del giudizio e a serie come I Soprano, Alias, CSI:NY, CSI - Scena del crimine e Broadwalk Empire. Anche produttore, ha  48 anni e quattro film in uscita.


Christopher Allen Nelson, che "interpreta" il cadaverico Glenn Charlock, era lo sposo in Kill Bill Vol. 1 e 2. Parliamo come al solito di chi non ce l'ha fatta ora, cosa che mi spezza particolarmente il cuore perché se Paul Thomas Anderson non avesse voluto a tutti i costi tornare a lavorare con Phoenix il ruolo di Doc sarebbe andato a Robert Downey Jr. Dio, quanto avrei voluto rivederlo nei panni di uno sballone!! Per quel che riguarda la varia umanità femminile che popola il film invece, Charlize Theron era stata presa in considerazione per il ruolo di Shasta. Detto questo, se Vizio di forma vi fosse piaciuto, recuperate Il grande Lebowski e A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare. ENJOY!

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