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venerdì 23 maggio 2025

The Apprentice - Alle origini di Trump (2024)

L'avevo perso ai tempi dell'uscita ma, in occasione delle due candidature (Miglior attore protagonista e Miglior attore non protagonista), ho recuperato The Apprentice - Alle origini di Trump (The Apprentice), diretto nel 2024 dal regista Ali Abbasi.


Trama: Donald Trump, giovane rampollo di una famiglia di imprenditori edili, riesce a farsi strada nella New York degli anni '70 grazie allo spregiudicato avvocato Roy Cohn...


Anche in questo caso, non avevo visto il film a causa della pessima distribuzione savonese, poi The Apprentice era un po' passato in cavalleria, almeno finché non è comparso (abbastanza sorprendentemente, direi) tra le varie candidature. La mia sorpresa non deriva dal fato che The Apprentice sia un pessimo film, anzi, quanto piuttosto per la scarsa risonanza mediatica avuta ai tempi dell'uscita, nonostante l'argomento trattato. Il film infatti, come specifica il sottotitolo italiano, racconta la "nascita" del Trump che conosciamo; non è che in America la cosa non abbia fatto scandalo, con Trump su tutte le furie, produttori ritiratisi all'ultimo momento e il terrore degli attori coinvolti nel promuovere il film (salvo Sebastian Stan), ma, a parte questo, non mi sembrava che il film fosse stato consigliato come opera particolarmente ben fatta o illuminante. Invece, The Apprentice è una pellicola equilibrata ed interessante, che racconta di come l'allievo Donald Trump abbia superato il maestro Roy Cohn, avvocato senza scrupoli nonché fervente sostenitore di un'America repubblicana da difendere a spada tratta, ricorrendo anche a mezzi controversi. The Apprentice ci mostra un Trump giovane, inizialmente distante dalla figura del tycoon alla quale siamo abituati; insicuro, privo degli agganci giusti, vessato da un padre accentratore e severo, in lotta col governo per problemi legati a presunte discriminazioni razziali nell'affitto degli immobili, il futuro presidente viene descritto come persino troppo "innocente" per sopravvivere nel mondo degli affari. Roy Cohn, d'altra parte, viene rappresentato come il demonio o, se vogliamo prendere a modello gli schemi dei film ambientati nel mondo della malavita, come il boss che viene surclassato e cancellato dal novizio che aveva preso sotto la sua ala, il quale ha assimilato la lezione talmente bene da ritenersi superiore anche a quei pochi limiti morali che tenevano a freno il suo mentore. Purtroppo, a differenza di quasi tutte le "crime stories", legate ad un percorso di ascesa - trionfo - caduta del protagonista, The Apprentice può fare questo discorso solo con Roy Cohn e la sua disgraziata fine, mentre Trump è ben lungi dall'essere caduto, anzi. Dopo una corsa forsennata, alimentata dalle anfetamine e da un appetito vorace legato ad ogni aspetto dello sviluppo edilizio ed economico, il film ce lo consegna con lo sguardo proiettato verso un ben cupo futuro (il nostro), forte degli angoscianti insegnamenti di chi è stato usato e gettato via senza alcun ritegno nel momento esatto in cui radiazione dall'albo degli avvocati e sospetti di omosessualità ne hanno minato irrimediabilmente il potere e la credibilità.  


La trama coinvolgente di The Apprentice viene ulteriormente ravvivata dalla regia di Abbasi, distante da quella classica che ci si aspetterebbe da un biopic. Il taglio delle inquadrature e la fotografia ricordano spesso quelle di un documentario, come se la cinepresa spiasse i personaggi consegnandoceli nella maniera più verosimile possibile. Inoltre, cambia anche la grana dell'immagine, cosa che si può notare persino sul televisore di casa;  quando la vicenda si svolge negli anni '70, l'effetto è quello "casalingo" di un filmino in 16mm, negli anni '80 ci sono le stesse righe orizzontali colorate di una videocassetta, non si ha la resa pulita del digitale. Passando agli attori oggetto delle due candidature, come ho scritto sopra, non me le aspettavo, ma le trovo comunque doverose. Addirittura, per quanto mi riguarda, Jeremy Strong surclassa Sebastian Stan imponendo una presenza fatta di sguardi fissi, aggressività a malapena contenuta, un'abiezione morale che non sfocia mai in overacting e, sul finale, una dignità talmente grande da trasmettere allo spettatore tutta l'umana pietà dovuta a un uomo orrendo, costretto tuttavia a morire in un modo indegno per un essere umano. Sebastian Stan ha il pregio di non aver dato vita a una caricatura di Trump, neppure negli anni iconici in cui Donald lo era già di per sé, offrendo la sua interpretazione del personaggio conservandone atteggiamenti e accento ma senza caricarli né copiare pedissequamente. La cosa che ho apprezzato di più è che sia il film che l'attore rifuggono la critica cieca verso il controverso oggetto della trama. The Apprentice non condona Trump, men che meno Roy Cohn, ed entrambi vengono connotati come persone prive di scrupoli ed estremamente egocentriche, attente solo a ciò che può portare loro vantaggi economici; eppure, qui e là, si percepisce il tentativo di osservare il contesto storico-sociale che ha fatto nascere questi mostri, privandoli di un'umanità di fondo che entrambi dimostrano di aver posseduto, almeno un tempo. Certo, da un cieco seguace di Trump non mi aspetto l'intelligenza di accettare e discutere un'opera così equilibrata, ma The Apprentice è un film che consiglierei sia ai detrattori sia agli amanti dell'attuale presidente USA. A me, onestamente, sono venuti più brividi che davanti a un horror, ma ritengo sia valsa la pena di guardarlo. 


Del regista Ali Abbasi ho già parlato QUI. Sebastian Stan (Donald Trump), Jeremy Strong (Roy Cohn) e Martin Donovan (Fred Trump) li trovate invece ai rispettivi link.

Maria Bakalova interpreta Ivana Trump. Bulgara, la ricordo per film come Borat - Seguito di film cinema, Bodies, Bodies, Bodies, The Guardians of the Galaxy: Holiday Special e Guardiani della Galassia Vol. 3. Anche produttrice, ha 29 anni e tre film in uscita.
 


martedì 1 settembre 2020

Tenet (2020)

Tenet, diretto e sceneggiato da Christopher Nolan, è il primo film che sono tornata a vedere al cinema dopo quasi sei mesi di lontananza dalle sale. Purtroppo, la gioia del ritorno tanto atteso è stata sciupata dalla gestione scellerata del Multisala savonese (spero che invece altrove le regole vengano rispettate), che mi ha costretta a quasi tre ore con la mascherina indosso a causa del mancato rispetto del distanziamento tra le poltrone: a Savona, infatti, se prenotate in due (lasciamo perdere le strisce di 6/7 persone, congiunte manco per le palle ma fatte entrare senza problemi) gli unici posti che rimangono liberi sono quello subito a destra e quello subito a sinistra sulla stessa fila, per le file davanti e dietro vi deve andar di culo e ovviamente io e il Bolluomo ci siamo ritrovati con un branco di ragazze tutte rigorosamente senza mascherina a distanza di un braccio dalla schiena, mentre davanti c'erano sì due posti liberi ma per mero caso. Shame, dunque, sul Multisala Diana: con tutta la buona volontà di sostenere il cinema visto come merita (ero dell'idea di andare a vedere TRE film questa settimana) sarò costretta a fare selezione giusto dei film che non voglio assolutamente perdermi sul grande schermo o di quelli che non posso recuperare in nessun altro modo, ché mettere a repentaglio così la salute dei miei famigliari e dei miei amici sarebbe davvero da sconsiderati.


Trama: un agente CIA si ritrova invischiato in un complotto "temporale" atto a distruggere l'umanità.


Dopo essermi sfogata un po' sulla questione Covid, torniamo a parlare di cinema. Avete visto che bella trama stringata ho messo qua sopra, eh? Potrei dire che volevo evitare di incappare in spoiler ma la verità è che Tenet questo è, spogliato da tutte le sue complicatissime ed inesplicabili teorie legate alle leggi dell'entropia e della fisica temporale, che ringrazio proprio tantissimo Robert Pattinson, Aaron Taylor-Johnson, Kenneth Branagh e la sciura indiana per esserci venuti incontro con doverose delucidazioni, ma avete presente quel suono che udite nel cervello quando provate a fare operazioni matematiche più difficili delle addizioni? Io sento proprio un crackrackrack come se cercassero di girare i lati del cubo di Rubick più vecchio e rotto del mondo, non scherzo, è un suono fisico di rotelle che si inceppano, ed è un suono che ho sentito spesso durante la visione di Tenet, al punto che un bel momento ho pensato: "ma sai cosa? Sono al cinema, questa è una ca**o di spy/action story, facciamo che ogni volta che Pattinson mi fissa dallo schermo chiedendomi silenziosamente se ho capito io annuisco e mi godo il delirio immaginifico Nolaniano?". Fatto questo, ve lo giuro, Tenet diventa una bellezza, uno 007 popolato da personaggi intelligentissimi che fanno cose fighe perché sono fighi, che riescono a tirare tutte le fila di un complotto talmente complesso da far fare a Di Caprio e soci in Inception (che io continuo a preferire a livello di trama, fatemi causa) la figura dei poveri sfigati impegnati in una storiellina per bambini. E il bello di tutto questo è che il difficile è solo per i personaggi, lo spettatore può tranquillamente rilassarsi e sapere che l'obiettivo è evitare la distruzione del mondo e sconfiggere il cattivissimo Branagh, punto. Come poi ci si riesca è un altro paio di maniche, stavolta non c'è comunque il pericolo di sentirsi stupidi e non capire il nucleo del film, grazie quindi a Nolan per la gentilezza: d'altronde, giusto gli americani potrebbero non conoscere il quadrato del Sator e smascellarsi dallo stupore per la sapienza del regista, visto che di base tutti i riferimenti a Sator, Arepo, Tenet, Opera e Rotas sono solo degli easter egg inutili (e io che già ero partita da casa spiegando a Mirco mille fantasiose teorie legate ad anagrammi e palindromi. No).


Si diceva, dunque, della bellezza di Tenet e delle sue scene girate in buona parte senza l'ausilio di effetti speciali, il che le rende ancora più pregevoli. Dall'inizio al cardiopalma ambientato all'opera, passando per un grandioso "incidente" aereo durante il quale ho sostituito ai protagonisti Lupin e Jigen nella mia mente bacata di fangirl, arrivando a deliranti corpo a corpo, ancor più deliranti inseguimenti in macchina e lunghissime sequenze in cui passato e presente si intrecciano con gente che va avanti ma contemporaneamente anche indietro mentre gli edifici scoppiano e non scoppiano c'è davvero l'imbarazzo della scelta, roba da far piangere John Wick di commozione. Nolan con la sua cinepresa e l'ausilio del montaggio piega letteralmente il tempo al suo volere e lo spettatore viene immerso in questo assurdo mondo privo di leggi della fisica (e tuttavia rigorosamente regolato da esse) come se la sala cinematografica non esistesse più, grazie anche all'assurda colonna sonora di Ludwig Goransson, soggetta anch'essa agli sbalzi temporali che condizionano la storia. In tutto ciò, la bellissima Elizabeth Debicki svetta letteralmente come una dea facendosi ricordare come unica presenza femminile in tutto il film (non è l'unica ma le povere Clémence Poésy e Fiona Dourif è come se nemmeno ci fossero) e John David Washington cerca di non sfigurare in un ruolo di agente segreto iperfigo che sarebbe stato più che perfetto, mi duole dirlo, per suo padre o quel gran gnocco di Idris Elba, facendosi spesso rubare la scena da un Kenneth Branagh bastardo fino al midollo (mi si dice che il suo accento originale sia assai ridicolo,  fortunatamente il doppiaggio ci mette una pezza) e da un Robert Pattinson che acquista importanza e spessore a mano a mano che la storia prosegue. In definitiva, essendo partita con la convinzione che mi sarebbero cadute le gonadi come durante Interstellar e Dunkirk, mi sono goduta tantissimo questo Tenet, film da vedere rigorosamente in sala; a mio avviso i livelli di The Prestige e Inception sono ben lontani ma perlomeno stavolta Nolan ha realizzato un film complesso ma godibile, più vicino al genere che preferisco, cosa che mi ha reso simpatica anche la volontà di essere comunque un maledetto snob. Andatelo a vedere in fiducia e sperabilmente anche in completa sicurezza!


Del regista e sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Elizabeth Debicki (Kat), Robert Pattinson (Neil), Kenneth Branagh (Andrei Sator), Aaron Taylor-Johnson (Ives), Clémence Poésy (Laura), Fiona Dourif (Wheeler), Michael Caine (Michael Crosby), Himesh Patel (Mahir), Wes Chatham (Sammy) e Martin Donovan (Victor) li trovate invece ai rispettivi link.

John David Washington interpreta "il protagonista". Americano, figlio di Denzel Washington, ha partecipato a film come Malcom X BlackKklansman. Anche produttore, ha 36 anni e due film in uscita.


Se Tenet vi fosse piaciuto, recuperate Inception (lo trovate su Netflix), Source Code (lo trovate su Netflix e RaiPlay) e magari anche L'esercito delle 12 scimmie. ENJOY!

mercoledì 1 aprile 2020

Come to Daddy (2019)

Giorni in cui i cinema sono chiusi ma siccome c'è tanta roba da recuperare è bello anche stare a casa *rosic*. Così, in questi giorni ho guardato Come to Daddy, diretto nel 2019 dal regista Ant Timpson.


Trama: un ultratrentenne riceve una lettera dal padre che non vede dall'età di cinque anni e decide di accettare l'invito a raggiungerlo. Purtroppo, papà si rivela uno stronzo di prim'ordine...



Per riuscire a raggiungere le righe minime affinché questo risulti un post "normale", mi toccherà fare i salti mortali visto che il punto di forza di Come to Daddy è il non sapere. Quello che posso dire, per quanto riguarda la trama, è che il film di Ant Timpson è una commedia nerissima o una tragedia comica, all'interno della quale personaggi che non si vedono da decenni cominciano a sbroccare male. Il figlio dal nome improponibile, Norval, ha la faccetta stralunata di Elijah Wood, perfetta per un uomo che vive nella speranza che il padre fedifrago sia una brava persona, che magari possa aiutarlo a fare i conti con un passato di alcolismo, depressione e tentati suicidi, ma viene purtroppo accolto dal genitore con una cattiveria che ha dell'inverosimile, da un uomo rozzo, alcolizzato fin dal mattino e privo di parole che non siano di biasimo costante; Norval, poverello, lì per lì cercherebbe di sopportare, di abbozzare, di darsi un tono nonostante il suo lavoro di "artista" che se la crede, poi a un bel momento sbrocca anche lui, comprensibilmente. Da qui, lascio alla vostra immaginazione. Come to Daddy è un film che gioca molto di attesa e punta tutto su dialoghi e confronti, soprattutto nella prima parte, mentre nella seconda arriva a mescolare i registri, appropriandosi persino di elementi tipici del thriller horror, giusto per confondere un po' lo spettatore, scodellando inoltre una riga di personaggi talmente sopra le righe che al confronto il Windom Earle di Twin Peaks è un signorino posato.


Fior di caratteristi come Martin Donovan e Michael Smiley, soprattutto quest'ultimo, dominano la scena abbracciando con gioia l'atmosfera grottesca di Come to Daddy e il desiderio di "strano" che pare avere avvinto l'ex Frodo Baggins sia come attore che come produttore e verso la fine c'è anche la possibilità di godere di qualche scena pulp. D'altronde, benché sia al suo primo film come regista, Ant Timpson non è estraneo alle splatterate (ve ne accorgerete leggendo più sotto il suo excursus nel campo della produzione), ma oltre a questo ha un occhio non malvagio per la costruzione delle inquadrature e l'utilizzo delle luci artificiali e naturali e lo dimostra la bellezza di alcune sequenze, arricchite dalla scelta di un setting assai particolare, ovvero una casa a pianta rotonda montata su alte palafitte, a strapiombo su un lago (con buona pace dello smartphone d'oro di Lorde), che nasconde nei suoi meandri un sacco di luoghi misteriosi. Onestamente, aggiungere altro sarebbe un vero delitto, vi consiglio di recuperare Come to Daddy senza porvi troppe domande e godervelo per il film interessante e divertente che è, ringraziando il cielo che continuano ad esistere matti come Elijah Wood.


Di Elijah Wood (Norval Greenwood), Martin Donovan (Brian) e Michael Smiley (Jethro) ho già parlato ai rispettivi link.

Ant Timpson è il regista della pellicola. Neozelandese, è alla sua prima prova dietro la macchina da presa ed è conosciuto soprattutto come produttore (il suo nome è legato a film come The ABCs of Death e seguiti, Turbo Kid e Deathgasm). Anche sceneggiatore e attore, ha 54 anni.


Stephen McHattie interpreta Gordon. Canadese, ha partecipato a film come Beverly Hills Cop III, A History of Violence, 300, Watchmen, Pay the Ghost, Madre!, Il giustiziere della notte, Rabid e a serie quali Starsky & Hutch, Il tenente Kojak, Miami Vice, Ai confini della realtà, X-Files, Oltre i limiti, The Hunger, Walker Texas Ranger, Nikita, Detective Monk, The 4400 e The Strain. Anche regista e produttore, ha 73 anni e un film in uscita.


martedì 18 agosto 2015

Ant-Man (2015)

Indubbiamente uno dei film più attesi dell'estate, almeno per me, era Ant-Man, diretto dal regista Peyton Reed e per fortuna il multisala ha riaperto in tempo per consentirmi di guardarlo. Segue post SENZA SPOILER!


Trama: Scott Lang è un ladruncolo dal cuore d'oro a cui un giorno viene chiesto di rubare in casa del genio miliardario Hank Pym. Lang si ritrova così tra le mani una tuta dagli incredibili poteri e l'inaspettata occasione di salvare il mondo...


Come già era successo per The Avengers, Ant-Man non è mai stato un personaggio di cui mi sia mai interessato qualcosa, almeno a livello cartaceo. Sono quindi andata a vedere il film di Peyton Reed a cuor leggero, sicura che mi sarei trovata davanti il tipico film Marvel divertente e avventuroso e così, in effetti, è stato: Ant-Man è totalmente conformato allo stile cinematografico della Casa delle Idee, un simpatico ed indispensabile tassello che porterà a quella che ormai dovrebbe, se non sbaglio, essere la terza fase dell'ondata di film Marvel che ci sommergeranno negli anni a venire. La sua natura di "tassello", comunque, non gli impedisce di essere un film godibilissimo a sé, con un suo stile scanzonato in parte legato ai ritmi latini di un demenziale sottobosco criminale e con un protagonista che, a differenza della maggior parte dei film Marvel, è il tipico uomo "di strada" privo di legami col mondo dei supereroi di cui, al massimo, ha sentito parlare nei telegiornali. E' la natura scanzonata e disincantata del protagonista la carta vincente di Ant-Man, ideale passaggio di testimone tra il vecchio (rappresentato dallo scienziato, miliardario, agente segreto Hank Pym) e il nuovo, tra la vecchia generazione di lettori legati al personaggio creato da Stan Lee e quella nuova che magari non ha mai preso in mano un fumetto e conosce gli Avengers e compagnia cantante solo dalle pellicole a loro dedicate; il fulcro della sceneggiatura (alla quale ha messo mano anche quell'Edgar Wright che si è chiamato fuori come regista proprio perché voleva un film indipendente) è proprio la nascita di un nuovo eroe con una forte personalità e degli obiettivi da perseguire più legati alla propria serenità familiare che al mantenere la pace nel mondo, un uomo impegnato a diventare migliore innanzitutto per sé stesso e a sfruttare le seconde occasioni che gli vengono offerte. Tutto il resto è mitologia Marvel, indispensabile e godereccia quanto volete (MOLTO godereccia ad un certo punto, grazie ad una battaglia incredibilmente epica che non vi sto a spoilerare) ma priva di significato se il personaggio principale non mostrasse di avere cuore ed anima come lo Scott Lang di Paul Rudd.


Per quel che riguarda il fondamentale aspetto visivo della pellicola, non posso fare a meno di chiedermi "cosa avrebbe fatto Edgar Wright" ma alla fine Peyton Reed ha imbastito un lavoro dignitoso o, meglio, un lavoro che rientra nella media "alta" delle migliori produzioni Marvel. Indubbiamente gli sbalzi tra le due dimensioni in cui vive il personaggio, che può rimpicciolirsi e tornare grande a piacere, sono l'elemento più spettacolare del film e non solo quando Scott Lang interagisce con le amiche formichine/formicone o cambia stazza senza soluzione di continuità ma anche quando, molto ironicamente, il regista sceglie di mostrare le devastanti battaglie in miniatura dal punto di vista di un essere umano normale (il momento "Trenino Thomas" tocca livelli di epicità assoluta!). Personalmente, ho anche adorato la scelta di inserire nel film un Michael Peña particolarmente logorroico e divertente e di rappresentare i suoi interminabili racconti con una sfilata di persone che ovviamente parlano con la sua voce. L'aver citato Peña mi porta necessariamente a dover parlare degli attori che, a parte una quasi irriconoscibile e neroparruccata Evangeline Lilly nei panni di Hope Van Dyne e l'inquietante Corey Stoll chiamato ad interpretare il ruolo di un capriccioso villain, formano un campionario di facce anni '80/'90 mica da ridere: da Paul Rudd a Michael Douglas per arrivare a Judy Greer mi è sembrato di essere tornata ai bei tempi in cui Douglas era un affascinante piacione (il ringiovanimento nelle scene iniziali è impressionante e per nulla fasullo, giuro!) e gli altri due imperversavano nelle commedie adolescenziali, senza contare che i duetti tra vecchio e nuovo Ant-Man sono decisamente simpatici e ben riusciti. Molto belli anche i costumi di Ant-Man e della sua nemesi (un po' più tamarro del normale ma comunque minaccioso al punto giusto) e per il futuro si prospetta un costume ancora più bello ed elegante... ma questo lo capirà solo chi avrà la pazienza di aspettare le ben DUE, importantissime scene post-credits. Nell'attesa che Ant-Man torni, si capisce, perché quest'uomo formica mi è davvero piaciuto parecchio!!


Di Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Michael Douglas (Dr. Hank Pym), Evangeline Lilly (Hope Van Dyne), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Judy Greer (Maggie Lang), Michael Peña (Luis), Hayley Atwell (Peggy Carter), John Slattery (Howard Stark) e Martin Donovan (Mitchell Carson) ho già parlato ai rispettivi link.

Peyton Reed è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Abbasso l'amore - Down With Love, Ti odio, ti lascio, ti..., Yes Man ed episodi di serie come Ritorno al futuro. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 52 anni e un film in uscita.


Corey Stoll interpreta Darren Cross. Americano, ha partecipato a film come Number 23, Midnight in Paris e a serie come CSI - Scena del crimine, Streghe, NYPD, Alias, Numb3rs, ER - Medici in prima linea, CSI: Miami, House of Cards e The Strain; come doppiatore, ha lavorato per serie come American Dad!. Ha 39 anni e cinque film in uscita.


Bobby Cannavale (vero nome Roberto Cannavale) interpreta Paxton. Americano, ha partecipato a film come Il collezionista di ossa, Snakes on a Plane, Blue Jasmine e a serie come Sex and The City, Squadra emergenza, Ally McBeal, Oz, Six Feet Under, Will & Grace, Cold Case e Broadwalk Empire; come doppiatore, ha lavorato per serie come American Dad! e Robot Chicken. Ha 45 anni.


Inizialmente il film avrebbe dovuto concentrarsi su Hank Pym ma il personaggio è stato ritenuto troppo poco adatto alle famiglie (personalità multiple, abusi sulla moglie, insomma una personcina simpatica...) e quindi si è preferito puntare su Scott Lang.. sarà questo uno dei motivi per cui Edgar Wright ha deciso di chiamarsi fuori dal progetto dopo che per anni aveva portato avanti la causa di un film su Ant-Man possibilmente STACCATO dall'Universo Marvel cinematografico? Un altro nome eccellente ad essere rimasto fuori  dalla pellicola è quello di Steve Buscemi, originariamente scelto per il ruolo di Hank Pym e poi costretto a rinunciare per impegni pregressi (cosa che sono stati costretti a fare anche Jessica Chastain, in lizza per il ruolo di Hope Van Dyne, e Patrick Wilson, scelta originale per Paxton), mentre se Wasp fosse stata inclusa nello script il ruolo sarebbe probabilmente andato ad Emma Stone. Non è rimasto fuori invece Stan Lee, che compare verso la fine come barista dopo avermi fatto inutilmente preoccupare! E ora, tenetevi pronti al momento continuity! Ant-Man segue Iron Man, Iron Man 2, Thor, Captain America - Il primo vendicatore, The Avengers, Iron Man 3, Thor: The Dark World, Captain America: The Winter Soldier, Guardiani della Galassia , Avengers: Age of Ultron e la serie Agents of S.H.I.E.L.D: se il film vi fosse piaciuto recuperateli e tenetevi pronti per l'arrivo di Captain America: Civil War, Dottor Strange, Guardiani della Galassia Vol. 2, Thor: Ragnarok, Avengers: Infinity War - Part I e Avengers: Infinity War - Part 2. ENJOY!

mercoledì 11 marzo 2015

Vizio di forma (2014)

L'ho rimandato di un paio di settimane, vuoi perché ero sempre stanchissima e il film dura due ore e mezza, vuoi perché a Savona non era uscito, ma in questi giorni ho finalmente visto Vizio di Forma (Inherent Vice), diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Paul Thomas Anderson partendo dal romanzo omonimo di Thomas Pynchon.


Trama: l'investigatore privato Doc (un "hippie" perennemente in botta) si ritrova a dover indagare sulla scomparsa dell'ultimo, facoltoso amante dell'ex fidanzata Sashta, che a sua volta diventa irrintracciabile. A questo caso già intricato si aggiungono altri delitti e misteri...

Dopo mezz'ora avevo la stessa faccia di Bigfoot
Ho rotto così tanto le palle con questo Vizio di forma, piangendo con amici, parenti e lettori per il fatto che a Savona non l'avevano proiettato, che adesso ho vergogna a dire che la visione dell'ultimo film di Paul Thomas Anderson è stata un parto plurigemellare senza anestesia. Ho iniziato a guardarlo alle 21, sul letto, alle 21.10 ero già nel mondo dei sogni e ho dovuto ricominciare la visione, stavolta sulla "sedia scomoda", per poter arrivare fino alla fine (e a metà film ho dovuto comunque andare a farmi un giro, ché la confusione e la noia stavano per vincere anche sulla scomodità!) di questa interminabile storia di sballoni e criminali, fidanzate lontane ma mai dimenticate e sbirri in odore di gayezza, dentisti pervertiti e sette di santoni. Vizio di forma mi ha fatto capire che io queste storie con settecento personaggi, ognuno importantissimo ai fini della trama (ai quali si deve aggiungere un altro centinaio di persone soltanto nominate ma altrettanto importanti) non le reggo, dovrei fare come quei romanzieri dell'800 che usavano dei pupazzetti per ricordare i nomi oppure costruire schemi e sistemi nel corso della visione perché dopo dieci minuti comincio a perdermi pezzi di storia e non so più chi è chi e perché fa cosa. Oppure, semplicemente, dovrei leggere il libro di Pynchon e POI riguardare Vizio di forma, magari doppiato in italiano, perché quei dialoghi interminabili, gergali e ricchi di riferimenti a fatti e persone hanno rischiato di mandarmi fuori di testa tanto quanto l'incommensurabile ODIO per il personaggio di Sashta, la tipica decerebrata che più fa casino, più è molla e più adduce giustificazioni idiote ai suoi comportamenti da stronza, più gli uomini beoti le cadono ai piedi. Altro che Vizio di forma, 'sta tizia è un gatto appeso ai marroni e povero Doc col cervello imbottito di droghe che non riesce a dimenticarla! No, davvero, alla terza recensione tiepida e scoglionata di film simili (vedi anche The Counselor e La talpa) ho capito che pellicole come Vizio di forma non fanno per me, non importa quanto siano blasonate.

Dopo un'ora avevo la stessa faccia di Japonica
Poi se volete che dica che Paul Thomas Anderson è bravissimo con la macchina da presa, è un mago nei campi lunghi che svelano dettagli apparentemente insignificanti ma in realtà fondamentali, riesce a creare similitudini tra due personaggi (Doc e Bigfoot) che dovrebbero essere diversissimi tra loro girando sequenze speculari che li vedono protagonisti, gioca con la luce e con lo spettatore, omaggia persino Leonardo Da Vinci e la sua Ultima cena e millemila altre cose che non fanno che confermare la sua grandezza va bene, ve lo dico: Vizio di forma è una gioia per gli occhi e io sono una capra incapace di godere anche di ciò che la pellicola racconta. Se volete vi dico anche che Joaquin Phoenix è perfetto per il ruolo del detective sballone che si lascia scivolare addosso l'esistenza salvo profondersi in inaspettati slanci di coraggio o arguzia e posso anche aggiungere che il cast di supporto ha rischiato di commuovermi. Josh Brolin ha praticamente la parte del testardo e ridicolo "uomo tutto d'un pezzo" Bigfoot cucita addosso, Benicio del Toro e Martin Short compaiono poco ma sono, a modo loro, indimenticabili, Owen Wilson è stranamente defilato ma bravissimo, persino Eric Roberts è riuscito a riscattarsi da rumenta come The Cloth con uno schioccare di dita e potrei andare avanti così per ore, magnificando anche i costumi, le incredibili scenografie, la colonna sonora, la simpatica voce fuori campo... insomma, tutto. Tutto tranne quel maledetto gap che ho avvertito tra la bellezza formale e la storia narrata, quel "qualcosa" di ridondante e complicato che mi ha impedito di appassionarmi alle vicende di Doc e mi ha spinta a pregare per dei tagli, per una riduzione della durata da due ore e mezza a due ore o anche meno. Prometto che tra qualche anno riguarderò Vizio di forma, ovviamente dopo aver letto il libro e con un taccuino di appunti in mano. Giuro che mi rimangerò tutto, cancellerò il post e lo riscriverò. Ma ora, come dice Pappalardo, lasciatemi sfogare: Paolo Tommaso Figlio d'Andrea, che bel film ma che due marroni!!!

La bellezza.
Del regista e sceneggiatore Paul Thomas Anderson ho già parlato qui. Joaquin Phoenix (Larry "Doc" Sportello), Josh Brolin (Christian F. "Bigfoot" Bjornsen), Eric Roberts (Michael Z. Wolfmann), Maya Rudolph (Petunia Leeway), Benicio Del Toro (Sauncho Smilax), Jena Malone (Hope Arlingen), Owen Wilson (Coy Arlingen), Reese Witherspoon (Penny Kimball), Martin Short (Dr. Rudy Blatnoyd) e Martin Donovan (Crocker Fenway) li trovate invece ai rispettivi link.

Michael Kenneth Williams interpreta Tariq Khalil. Americano, ha partecipato a film come Al di là della vita, L'incredibile Hulk, 12 anni schiavo, Anarchia - La notte del giudizio e a serie come I Soprano, Alias, CSI:NY, CSI - Scena del crimine e Broadwalk Empire. Anche produttore, ha  48 anni e quattro film in uscita.


Christopher Allen Nelson, che "interpreta" il cadaverico Glenn Charlock, era lo sposo in Kill Bill Vol. 1 e 2. Parliamo come al solito di chi non ce l'ha fatta ora, cosa che mi spezza particolarmente il cuore perché se Paul Thomas Anderson non avesse voluto a tutti i costi tornare a lavorare con Phoenix il ruolo di Doc sarebbe andato a Robert Downey Jr. Dio, quanto avrei voluto rivederlo nei panni di uno sballone!! Per quel che riguarda la varia umanità femminile che popola il film invece, Charlize Theron era stata presa in considerazione per il ruolo di Shasta. Detto questo, se Vizio di forma vi fosse piaciuto, recuperate Il grande Lebowski e A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare. ENJOY!

martedì 19 agosto 2014

Il messaggero (2009)

Come volevasi dimostrare, la Notte Horror di Italia 1 è foriera di diludendo ed è molto meglio quella organizzata da noi Blogger. Esempio lampante è stato il terzo film in programmazione quest'anno, Il messaggero (The Haunting in Connecticut), diretto nel 2009 dal regista Peter Cornwell.


Trama: per consentire al figlio malato di cancro di essere più vicino all'ospedale che lo ha in cura, la famiglia Campbell si trasferisce in una nuova casa in Connecicut. Presto il ragazzo comincia ad essere preda di orribili visioni legate al sinistro passato della casa, un tempo usata come agenzia di pompe funebri...


Ciò che mi ha salvata dall'oblio durante la visione de Il messaggero (ennesimo esempio di titolo italiano al limite dell'idiozia, messaggero de che, di una sfiga cosmica??) è stato il tempestivo ritorno dei genitori unito alla loro difficoltà nell'aprire la porta di casa o anche questa volta, come già successo con My Soul to Take, mi sarei addormentata senza possibilità di risveglio, neanche mi avesse uccisa Freddy Krueger. Il messaggero è infatti la quintessenza della noia fatta a horror, il classico film dove "non succede niente" ma in senso negativo: non è che Il messaggero giochi sulle atmosfere, sull'inquietudine, sul "non visto che fa ancora più paura", non succede proprio una benemerita mazza e quel poco che succede fa venire il latte alle ginocchia per quanto è banale e raffazzonato. Abbiamo la solita famiglia di poveri cialtroni che, ovviamente, si va a trasferire nella solita casa a due piani con inquietante cantina e soffitta annesse dove, neanche a dirlo, cominciano a manifestarsi i soliti spiriti maligni che un po' spostano piatti, un po' ti compaiono alle spalle per il solo gusto di farlo e per guardarti con scazzo, un po' possiedono il membro più debole della famiglia per fargli fare cose innominabili (nella fattispecie: urlare, giusto un po' di sclero, niente di trascendentale) e un po' tentano di farti capire che diamine è successo nella casa perché, giustamente, di star lì dentro ne hanno voglia ancor meno della famiglia perseguitata e vorrebbero uscire per tornare o in paradiso o all'inferno. Il giochino degli spiriti, in un'ora e mezza di pellicola, durerà sì e no un quarto d'ora scarso, il resto de Il messaggero verte sui tentativi di far magonare lo spettatore attraverso il dramma del povero figlio maggiore affetto da cancro che, come se non avesse già abbastanza problemi, deve anche sopportare il fatto di essere l'unico a riuscire a "vedere la gente morta" in quanto dotato di un piede nella fossa e un altro sulla saponetta.


A peggiorare questo quadro già non troppo edificante, ne Il messaggero non si vede la mano del regista, non ci sono delle ambientazioni gradevoli, non viene giocata la carta vintage perché gli anni '80 nel film somigliano terribilmente ai giorni nostri e anche il twist finale, se di twist si può parlare, non ha proprio molto senso e mostra tutti i limiti di una storia già lacunosa di per sé (si vedano le note finali) sulla quale Hollywood ha dovuto necessariamente ricamare per giustificare la realizzazione di un film, infarcendola così di cliché che potessero "farla filare" per un'ora e mezza. Il messaggero è purtroppo anche uno spreco di un paio di attori validi come Elias Koteas e Virginia Madsen: il primo, che in italiano viene ovviamente doppiato come De Niro per confondere lo spettatore meno scafato, ormai è abbonato ai ruoli da vecchio nonostante abbia appena una cinquantina d'anni ed interpreta un prete talmente pesante che verrebbe voglia di vederlo preso a calci nelle terga dalle entità infestanti mentre la seconda, poveraccia, è l'unica a metterci anima e bravura nell'interpretare la madre distrutta dal dolore e ormai privata della fede, ma immersa in cotanta pochezza è come se gettasse perle ai porci. Obiettivamente, c'è poco altro da aggiungere su Il messaggero, giusto un paio di ulteriori considerazioni su come i realizzatori non sapessero probabilmente che pesci pigliare. Per ingannare/invogliare lo spettatore medio, ovviamente, la pellicola è stata presentata come "tratta da una storia vera" e l'inizio, con la telecamera a mano fissa sulla protagonista intervistata, da l'idea errata di avere davanti l'ennesimo mockumentary ma quello che perplime davvero è il fatto che Virginia Madsen si lamenti della sfortuna che è capitata alla sua famiglia quando poi la storia finisce a tarallucci e vino! E volendo potrei anche citare la presenza di stormi d'uccelli neri che, com'esuli pensieri, migrano sì nel vespero ma in definitiva non c'entrano nulla con gli eventi scatenanti l'infestazione del titolo originale quindi o gli sceneggiatori si sono fumati un pezzo di script oppure non sapevano cosa metterci per aggiungere un po' di colore a questa sciapa storia di fantasmi, medium, preti e strani becchini che adorano seviziare i cadaveri senza un motivo apparente. In poche parole, evitatelo come la peste!


Di Virginia Madsen (Sara Campbell), Kyle Gallner (Matt Campbell), Elias Koteas (Reverendo Popescu) e Martin Donovan (Peter Campbell) ho già parlato ai rispettivi link.

Peter Cornwell è il regista della pellicola. Australiano, ha diretto anche due episodi della serie Hemlock Grove. Anche produttore e animatore, ha due film in uscita.


La storia vera alla base de Il messaggero coinvolge, neanche a dirlo, i protagonisti di L'evocazione, Lorraine ed Ed Warren, chiamati dalla famiglia Snedeker per capire cosa stesse accadendo nella loro nuova casa, un tempo usata (come nel film) come agenzia di pompe funebri. Pare che il figlio maggiore, affetto dal linfoma di Hodkin, una volta trasferitosi avesse cominciato a soffrire di sdoppiamento di personalità e avesse persino tentato di stuprare la cugina prima di venire messo in manicomio per più di un mese. Nel frattempo, le demoniache presenze che si pensava infestassero la casa passavano le notti a violentare le donne e sodomizzare il marito (!!); i coniugi Warren hanno effettivamente ammesso che durante la loro permanenza in casa Snedeker "qualcosa" di paranormale è successo, tuttavia lo scrittore Ray Garton, autore di In a Dark Place:The Story of a True Haunting, libro che racconta tutta la storia, avrebbe dichiarato che nessuna delle testimonianze dei membri della famiglia Snedeker coincideva con quella degli altri e che persino Ed Warren aveva ammesso davanti a lui che quella gente era semplicemente pazza, pertanto gli aveva consigliato di aggiungere dettagli di fantasia per rendere la storia più terrificante. Quindi, se si considera che la casa in questione è stata abitata prima e dopo da altre famiglie che non hanno riportato alcun problema, true story my ass, come al solito. Tuttavia, se siete curiosi di vedere la vera casa dove si sono svolti questi eventi potete digitare 208 Meriden Avenue, Southington, Connecticut su Google Maps: dovrebbe essere la villetta a due piani col tetto verde e l'ingresso seminascosto da un alberello. De Il messaggero esiste un seguito che tuttavia racconta un'altra storia, The Haunting in Connecticut 2: Ghosts of Georgia (inedito in Italia direi) e da qualche anno si vocifera l'uscita di un terzo capitolo della saga, The Haunting in New York; nell'attesa, se la pellicola vi fosse piaciuta, potete recuperare i film della serie Poltergeist o Amityville. ENJOY!

martedì 8 luglio 2014

Nurse 3-D (2013)

Nonostante la blogosfera unita fosse concorde nel ritenerlo una porcata delle peggiori, in questi giorni ho recuperato Nurse 3-D, diretto e co-sceneggiato nel 2013 dal regista Douglas Aarniokoski. Ma soprattutto... peerchèèèè???

See, see, ringraziamo tutti Fotosciòp, per cortesia!
Trama: Abby conduce una doppia vita, di giorno è un'infermiera provetta mentre di notte si dedica a punire i mariti o i fidanzati fedifraghi. La questione si complica quando Abby si invaghisce della sua protetta Danni...


Cosa si può dire di un film che non è un horror, non è un thriller, non fa ridere, non fa riflettere, non diverte e, qui lo dico a beneficio dei lettori porZelini, non è nemmeno vagamente sexy come parrebbe promettere l'idea di un'infermiera amante del sesso e del sangue? Non si può dire nulla tranne che Nurse 3D potrebbe davvero essere il punto più basso di un certo tipo di horror modaiolo, splatteroso e ridanciano che viene dato volentieri in pasto all'adolescente americano boccalone medio e mi chiedo quale sia stata l'utilità di distribuire una simile porcata persino in treddì. Non bastava la bidimensionalità? Davvero lo spettatore target aveva bisogno del 3D per contare i parchi peli sulla passera di Paz de la Huerta? Eh Bolla, che volgarità! Ma volgarità un par di palle, ribadisco: accetto il 3D ma spiegatemi perché la protagonista si diverte ad uccidere la gente indossando solo un reggiseno! Hai le tette che ti cadono? Non usi Chilly e il tuo intimo manca di freschezza visto che in OGNI maledetta inquadratura del tuo deretano o della tua patata la mutanda non esiste? No, scusate, 'sta cosa non mi torna: se fossi una pazza psicopatica ucciderei la gente completamente nuda, tanto cosa diavolo cambierebbe? Ma poi perché mai all'inizio del film la protagonista uccide i mariti fedifraghi, cosa che avrebbe anche senso, dopodiché per accontentare lo spettatore pipparolo diventa una lesbicona infoiata il cui unico interesse è accaparrarsi l'ammore della topolona bionda (assunto iniziale, addio...) e infine, per accontentare anche il fan dello slasher tout court, dimentica la sua passione per la professione infermieristica e macella ogni paziente che le capita a tiro (assunto iniziale e mediano, ciao ciao!)? Ma, soprattutto, perché cerco di trarre un senso da questa immane buddhanata quando già la santa Lucia aveva stilato un'ottima disamina dei motivi per cui Nurse 3D incarna la fine dell'horror così come lo conosciamo e insulta sia l'intelligenza dello spettatore maschio che la dignità della spettatrice femmina?


Aarniokoski non lo conosco, lo ammetto, non ho mai visto nemmeno The Day che, mi si dice, non è neanche male. Per me, di conseguenza, poteva anche rimanere in Finlandia ad intagliare il legno e sicuramente non ne avrei sentito la mancanza perché, santo cielo, quest'uomo non è in grado di costruire una scena tesa nemmeno per sbaglio, neanche durante i pochi momenti "thriller"/"horror" (per dire, sono più le sequenze in cui vengono inquadrate le terga della protagonista) che prevedono sangue a profusione, qualche urlo e nulla più. Giuro, l'unico momento in cui mi sono spaventata (o, meglio, ho aperto gli occhi ormai a mezz'asta), è stato quando ho sentito un tonfo tremendo provocato da un paio di tette che sbattevano contro un vetro. E mi sono spaventata più per l'abbondanza di silicone che per il tonfo. Poi, santo cielo, l'idea di raccontare l'intera vicenda attraverso la voce della protagonista mi conferma il fatto che Paz de la Huerta l'abbia data ad ogni uomo coinvolto nella produzione e realizzazione di Nurse 3D perché, davvero, non vedo altro motivo per aver dato la parte a 'sta tizia. Nomen omen (Huerta in spagnolo vuol semplicemente dire orto), la signorina avrebbe dovuto andare a zappare i campi visto che, salvo il fisico effettivamente mozzafiato, riesce ad essere ancora più monocorde, inespressiva e trash della peggiore Asia Argento: una drogatazza in botta, la cui parlata è resa ancora più strascicata dal chirurgo plastico che, maledetto lui, ha palesemente sbagliato ad iniettare il botox e il silicone in quei labbroni che paiono due canotti! Poi, detto da donna, la De la Huerta è talmente suCCida che, s'i' fossi uomo, non la copulerei nemmeno con quello di un altro, avrei paura di prendere malattie veneree da qui all'eternità. Va un po' meglio la biondina che le hanno affiancato ma, anche lì, che mercimonio! Tra l'inevitabile scenetta pornolesbosoft, lo sfoggio di addominali del fidanzato (not bad effettivamente...) e l'altro manzo nivuro a cui, pur essendo poliziotto, non dispiace intrattenersi con possibili sospettate, questo film mi è sembrato più un'ininterrotta serie di contentini per uomini e donne tristi, sfigati e soli più che un horror. E siccome so che i miei lettori NON rientrano in questa categoria di disperati oltre ogni recupero, vi sconsiglio caldamente la visione di questaMMerda.

Douglas Aarniokoski è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato in Finlandia, anche produttore, attore e sceneggiatore, ha diretto episodi delle serie Sleepy Hollow, Criminal Minds e Arrow.


Katrina Bowden interpreta Danni. Americana, ha partecipato a film come Tucker & Dale vs. Evil, American Pie - Ancora insieme, Piranha 3DD, Comic Movie, Scary Movie 5 e a serie come 30 Rock. Ha 26 anni e tre film in uscita.


Paz de la Huerta interpreta Abby Russell. Americana, ha partecipato a film come Le regole della casa del sidro e a serie come Broadwalk Empire. Ha 30 anni e quattro film in uscita.

Neanche. Con. Quello. Di. Un. Altro.
Kathleen Turner interpreta la capo infermiera Betty Watson. Indubbiamente un mito degli anni '80 e '90, la ricordo per film come Brivido caldo, All'inseguimento della pietra verde, L'onore dei Prizzi, Peggy Sue si è sposata, Il gioiello del Nilo, La guerra dei Roses, La signora ammazzatutti e Il giardino delle vergini suicide; inoltre, ha partecipato a serie come Friends, Nip/Tuck, Californication, ha doppiato la procace Jessica Rabbit in Chi ha incastrato Roger Rabbit e, sempre come doppiatrice, ha lavorato nel film Monster House e nella serie I Simpson. Anche produttrice e regista, ha 60 anni e un film in uscita, Scemo & + scemo 2.


Judd Nelson interpreta il Dottor Morris. Americano, ha partecipato a film come Breakfast Club, St. Elmo's Fire, Airheads - Una banda da lanciare, Jay e Silent Bob... Fermate Hollywood! e a serie come Moonlightning, Oltre i limiti, CSI - Scena del crimine, CSI: NY e Two and a Half Men; ha inoltre doppiato episodi de I Griffin e Phineas and Ferb. Anche sceneggiatore e produttore, ha 55 anni e quattro film in uscita.


Michael Eklund interpreta Richie. Canadese, ha partecipato a film come Watchmen, Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo, The Call e a serie come Dark Angel, Oltre i limiti, The 4400, Masters of Horror, Smallville, Supernatural e Bates Motel. Anche produttore, ha 42 anni e dieci film in uscita.


Martin Donovan (vero nome Martin R. Smith) interpreta Larry Cook. Americano, ha partecipato a film come Malcom X, Ritratto di signora, Insomnia, The Sentinel, The Alphabet Killer e a serie come CSI - Scena del crimine, Weeds, Masters of Horror, La zona morta, Ghost Whisperer e Hannibal. Anche regista e sceneggiatore, ha 57 anni e due film in uscita tra cui Inherent Vice, la nuova pellicola di Paul Thomas Anderson.


Se Nurse 3D vi fosse piaciuto... no, dai, non ci credo. Guardatevi solo La signora ammazzatutti, è meglio. ENJOY!

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