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mercoledì 11 marzo 2015

Vizio di forma (2014)

L'ho rimandato di un paio di settimane, vuoi perché ero sempre stanchissima e il film dura due ore e mezza, vuoi perché a Savona non era uscito, ma in questi giorni ho finalmente visto Vizio di Forma (Inherent Vice), diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Paul Thomas Anderson partendo dal romanzo omonimo di Thomas Pynchon.


Trama: l'investigatore privato Doc (un "hippie" perennemente in botta) si ritrova a dover indagare sulla scomparsa dell'ultimo, facoltoso amante dell'ex fidanzata Sashta, che a sua volta diventa irrintracciabile. A questo caso già intricato si aggiungono altri delitti e misteri...

Dopo mezz'ora avevo la stessa faccia di Bigfoot
Ho rotto così tanto le palle con questo Vizio di forma, piangendo con amici, parenti e lettori per il fatto che a Savona non l'avevano proiettato, che adesso ho vergogna a dire che la visione dell'ultimo film di Paul Thomas Anderson è stata un parto plurigemellare senza anestesia. Ho iniziato a guardarlo alle 21, sul letto, alle 21.10 ero già nel mondo dei sogni e ho dovuto ricominciare la visione, stavolta sulla "sedia scomoda", per poter arrivare fino alla fine (e a metà film ho dovuto comunque andare a farmi un giro, ché la confusione e la noia stavano per vincere anche sulla scomodità!) di questa interminabile storia di sballoni e criminali, fidanzate lontane ma mai dimenticate e sbirri in odore di gayezza, dentisti pervertiti e sette di santoni. Vizio di forma mi ha fatto capire che io queste storie con settecento personaggi, ognuno importantissimo ai fini della trama (ai quali si deve aggiungere un altro centinaio di persone soltanto nominate ma altrettanto importanti) non le reggo, dovrei fare come quei romanzieri dell'800 che usavano dei pupazzetti per ricordare i nomi oppure costruire schemi e sistemi nel corso della visione perché dopo dieci minuti comincio a perdermi pezzi di storia e non so più chi è chi e perché fa cosa. Oppure, semplicemente, dovrei leggere il libro di Pynchon e POI riguardare Vizio di forma, magari doppiato in italiano, perché quei dialoghi interminabili, gergali e ricchi di riferimenti a fatti e persone hanno rischiato di mandarmi fuori di testa tanto quanto l'incommensurabile ODIO per il personaggio di Sashta, la tipica decerebrata che più fa casino, più è molla e più adduce giustificazioni idiote ai suoi comportamenti da stronza, più gli uomini beoti le cadono ai piedi. Altro che Vizio di forma, 'sta tizia è un gatto appeso ai marroni e povero Doc col cervello imbottito di droghe che non riesce a dimenticarla! No, davvero, alla terza recensione tiepida e scoglionata di film simili (vedi anche The Counselor e La talpa) ho capito che pellicole come Vizio di forma non fanno per me, non importa quanto siano blasonate.

Dopo un'ora avevo la stessa faccia di Japonica
Poi se volete che dica che Paul Thomas Anderson è bravissimo con la macchina da presa, è un mago nei campi lunghi che svelano dettagli apparentemente insignificanti ma in realtà fondamentali, riesce a creare similitudini tra due personaggi (Doc e Bigfoot) che dovrebbero essere diversissimi tra loro girando sequenze speculari che li vedono protagonisti, gioca con la luce e con lo spettatore, omaggia persino Leonardo Da Vinci e la sua Ultima cena e millemila altre cose che non fanno che confermare la sua grandezza va bene, ve lo dico: Vizio di forma è una gioia per gli occhi e io sono una capra incapace di godere anche di ciò che la pellicola racconta. Se volete vi dico anche che Joaquin Phoenix è perfetto per il ruolo del detective sballone che si lascia scivolare addosso l'esistenza salvo profondersi in inaspettati slanci di coraggio o arguzia e posso anche aggiungere che il cast di supporto ha rischiato di commuovermi. Josh Brolin ha praticamente la parte del testardo e ridicolo "uomo tutto d'un pezzo" Bigfoot cucita addosso, Benicio del Toro e Martin Short compaiono poco ma sono, a modo loro, indimenticabili, Owen Wilson è stranamente defilato ma bravissimo, persino Eric Roberts è riuscito a riscattarsi da rumenta come The Cloth con uno schioccare di dita e potrei andare avanti così per ore, magnificando anche i costumi, le incredibili scenografie, la colonna sonora, la simpatica voce fuori campo... insomma, tutto. Tutto tranne quel maledetto gap che ho avvertito tra la bellezza formale e la storia narrata, quel "qualcosa" di ridondante e complicato che mi ha impedito di appassionarmi alle vicende di Doc e mi ha spinta a pregare per dei tagli, per una riduzione della durata da due ore e mezza a due ore o anche meno. Prometto che tra qualche anno riguarderò Vizio di forma, ovviamente dopo aver letto il libro e con un taccuino di appunti in mano. Giuro che mi rimangerò tutto, cancellerò il post e lo riscriverò. Ma ora, come dice Pappalardo, lasciatemi sfogare: Paolo Tommaso Figlio d'Andrea, che bel film ma che due marroni!!!

La bellezza.
Del regista e sceneggiatore Paul Thomas Anderson ho già parlato qui. Joaquin Phoenix (Larry "Doc" Sportello), Josh Brolin (Christian F. "Bigfoot" Bjornsen), Eric Roberts (Michael Z. Wolfmann), Maya Rudolph (Petunia Leeway), Benicio Del Toro (Sauncho Smilax), Jena Malone (Hope Arlingen), Owen Wilson (Coy Arlingen), Reese Witherspoon (Penny Kimball), Martin Short (Dr. Rudy Blatnoyd) e Martin Donovan (Crocker Fenway) li trovate invece ai rispettivi link.

Michael Kenneth Williams interpreta Tariq Khalil. Americano, ha partecipato a film come Al di là della vita, L'incredibile Hulk, 12 anni schiavo, Anarchia - La notte del giudizio e a serie come I Soprano, Alias, CSI:NY, CSI - Scena del crimine e Broadwalk Empire. Anche produttore, ha  48 anni e quattro film in uscita.


Christopher Allen Nelson, che "interpreta" il cadaverico Glenn Charlock, era lo sposo in Kill Bill Vol. 1 e 2. Parliamo come al solito di chi non ce l'ha fatta ora, cosa che mi spezza particolarmente il cuore perché se Paul Thomas Anderson non avesse voluto a tutti i costi tornare a lavorare con Phoenix il ruolo di Doc sarebbe andato a Robert Downey Jr. Dio, quanto avrei voluto rivederlo nei panni di uno sballone!! Per quel che riguarda la varia umanità femminile che popola il film invece, Charlize Theron era stata presa in considerazione per il ruolo di Shasta. Detto questo, se Vizio di forma vi fosse piaciuto, recuperate Il grande Lebowski e A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare. ENJOY!

mercoledì 27 febbraio 2013

Frankenweenie (2012)

Approfittando della bufera di neve che mi ha impedito di uscire sabato scorso, ho recuperato finalmente Frankenweenie, diretto nel 2012 dal buon Tim Burton e basato sul suo omonimo corto del 1984.


Trama: Victor è un geniale ma solitario bimbo con un solo, grande amico, il suo cagnolino Sparky. Quando quest'ultimo muore a causa di un incidente il ragazzino riesce a riportarlo in vita come un novello Frankenstein, ma presto la voce si sparge e per Victor cominciano i guai... 


Correva l'anno 1984 e un Tim Burton allora ventiseienne decideva di girare il corto in bianco e nero Frankenweenie, beccandosi gli strali della Disney prima e il licenziamento poi, perché i boss credevano che un'opera simile, da dover proiettare prima della riedizione di Pinocchio, avrebbe traumatizzato i poveri pargoli innocenti. Sono passati gli anni, Burton è diventato giustamente famoso, i tempi sono cambiati e nel 2012 è stata proprio la Disney a produrre il lungometraggio a cartoni animati basato su questo vecchio corto. Dove prima c'erano Shelley Duvall e altri attori in carne ed ossa adesso ci sono dei pupazzini dalle fattezze inquietanti e portati in vita grazie alla stop-motion, tecnica tanto amata dal regista, ma ciò che sta alla base di entrambe le opere è sempre quella poetica del Diverso di cui Burton è supremo cantore: l'impossibilità di uniformarsi alla piatta vita di provincia, l'ottusità delle persone ignoranti, la fondamentale innocenza e bontà dell'outsider, considerato "mostro" e conseguentemente pericoloso in quanto lontano dai canoni universali che decretano la bellezza e la normalità, sono temi che possiamo trovare nei film del regista fin dai tempi di Edward Mani di Forbice e che si riaffermano prepotentemente anche in questo Frankenweenie.


Mantenendo coerentemente i punti chiave della trama e i valori di fondo del corto dell'84, Tim Burton reinventa Frankenweenie a beneficio delle nuove generazioni e si diverte come un matto, creando un bellissimo lungometraggio che mescola divertimento, suspance e momenti di commozione, nel quale il regista si sbizzarrisce riversando tutto l'amore per i vecchi horror, per i personaggi che hanno segnato la sua infanzia e anche un po' per sé stesso, diciamolo. Ed è così che, al di là dell'ovvio omaggio a Frankenstein che sta alla base della sceneggiatura, il logo Disney si trasforma in un meraviglioso castello degno del Conte Dracula, il piccolo ed inquietante Edgar "E" Gore diventa la versione bambina dei mostruosi e servili gobbi tipici del cinema di genere, i compagni di scuola di Victor ricordano la Lydia di Beetlejuice, la Staring Girl della raccolta La morte malinconica del bambino ostrica ed altri racconti e lo stesso Boris Karloff, il professor Rzykruski ha lo stesso sembiante del compianto (e amatissimo dal regista) Vincent Price e sul finale viene tirato fuori un bestiario di mostri ragguardevole, dal cagnolino/mummia alla tartaruga/Gamera, dal gatto/Dracula alle scimmiette/Gremlins, per finire con un inquietantissimo ratto mannaro. La tecnica della stop-motion è ormai diventata un’arte in grado di mostrare allo spettatore movimenti fluidi e scene dinamiche, il bianco e nero con cui è girata la pellicola è nitido e molto evocativo e anche la colonna sonora di Danny Elfman sembra essere tornata ai fasti delle prime, storiche collaborazioni con Tim Burton.


Ovviamente, anche il character design dei pupazzini e la realizzazione degli ambienti sono molto curati e assai distintivi e non c’è nessun personaggio o dettaglio che non richiami almeno uno dei lavori precedenti del regista (c’è anche un omaggio a Christopher Lee che, pur non essendo annoverato tra i doppiatori, viene mostrato nei panni di Dracula mentre i genitori di Victor guardano il suo film alla tv). Qualcuno potrebbe dire “e che palle! Burton alla fine rigira sempre la stessa frittata!”, io invece mi sono vissuta questo tratto caratteristico di Frankenweenie come un modo per omaggiare i fan del regista, che ne hanno dovuto sopportare il declino artistico a partire dall’immondo Planet of the Apes (con qualche guizzo di ripresa di tanto in tanto, per esempio Sweeney Todd) e, sinceramente, spero che la pellicola diventi una sorta di punto di passaggio che possa consentire a Burton di lasciarsi finalmente alle spalle il passato e cominciare a rinnovarsi senza snaturarsi. Nell’attesa, Frankenweenie è comunque un film godibilissimo sia per gli estimatori del regista sia per quelli che magari non lo conoscono ancora, la storia in sé è entusiasmante, dolce e divertente, i personaggi principali sono tratteggiati con una sensibilità incredibile (verrebbe voglia di avere un cucciolo meraviglioso come Sparky, che si presta persino a far da attore per film girati in casa!!) e quelli di contorno rubano spesso la scena ai protagonisti. Da gattara, per esempio, mi sono totalmente innamorata del Signor Baffino e del suo inquietante modo di predire il futuro attraverso gli escrementi, e il destino del povero micio è l’unica cosa che rimprovero a Burton: sono rimasta a guardare fino alla fine i titoli di coda sperando in qualche risvolto particolare e invece nulla, cattivo Tim!! E bentornato, finalmente.


Del regista e cosceneggiatore Tim Burton ho già parlato qui. Catherine O'Hara (la doppiatrice originale di Mrs. Frankenstein, Weird Girl e della professoressa di ginnastica) e Winona Rider (Elsa Van Helsing) le trovate invece ai rispettivi link.

Martin Short (vero nome Martin Hayter Short) è il doppiatore originale di Mr. Frankenstein, Mr. Burgemeister e Nassor. Canadese, lo ricordo per film come Salto nel buio, In fuga per tre, Il padre della sposa, Finché dura siamo a galla, Il padre della sposa 2, Mars Attacks!, Da giungla a giungla, Alice nel Paese delle meraviglie (il film TV) e Mumford. Come doppiatore ha lavorato nei film Il principe d'Egitto, Il pianeta del tesoro e Madagascar 3 - Ricercati in Europa, inoltre ha partecipato a serie come Love Boat, Weeds e How I Met Your Mother. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 62 anni e un film in uscita, Dorothy of Oz.


Martin Landau è il doppiatore originale di Mr. Rzykruski. Americano, lo ricordo per film come Intrigo internazionale, Cleopatra, Sliver, Ed Wood (che gli è valso l'Oscar come miglior attore non protagonista), X- Files - Il film e Il mistero di Sleepy Hollow, inoltre ha partecipato a serie come Ai confini della realtà, Missione impossibile, Colombo, La signora in giallo, Alfred Hitchcock presenta e ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore, ha 84 anni e quattro film in uscita.


Edward “E” Gore viene doppiato, in originale, dal piccolo Atticus Shaffer, ovvero l’orrido moccioso faccia di ratto che possiamo vedere nell’altrettanto orrido Il mai nato mentre Conchata Ferrel, doppiatrice della grassa madre di Bob, era già apparsa in Edward mani di forbice. Al momento Burton parrebbe “disoccupato”, ma se Frankenweenie vi è piaciuto consiglio la visione di ParaNorman, Coraline e la porta magica (omaggiato con la comparsa di un gatto assai simile a quello presente nel cartone animato di Henry Selick), La sposa cadavere e ovviamente The Nightmare Before Christmas. ENJOY!!

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