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martedì 24 maggio 2022

Darkman (1990)

Siccome Sam Raimi è tornato al genere supereroistico, ho deciso di riguardare (ispirata anche dal bellissimo podcast Paura & Delirio) Darkman, da lui diretto e co-sceneggiato nel 1990.


Trama: creduto morto in un incendio, uno scienziato sfigurato reclama giusta vendetta da coloro che hanno tentato di ucciderlo...


Al momento in cui scrivo queste righe, non ho ancora guardato Doctor Strange in The Multiverse of Madness, uscito poco tempo fa nelle sale di tutta Italia, ma ne ho letto tutto il bene possibile, cercando come una matta di dribblare gli spoiler. Sperando di trovare in un film del MCU un'eco del vecchio Sam Raimi, ho deciso dunque di prepararmi riguardando non Spider-Man, la sua prima incursione "ufficiale" nell'universo cinematografico Marvel (benché pre-Feige), bensì Darkman, ovvero il film di supereroi che nessuno voleva fargli realizzare e che, alla veneranda età di 32 anni, dà ancora punti a buona parte delle pellicole a tema realizzate ultimamente, non solo per le idee che contiene, ma soprattutto per le atmosfere, le contaminazioni con l'horror e alcune scene d'azione al cardiopalma. Ma cos'è di preciso Darkman, a beneficio di chi non l'avesse mai visto? Darkman è la origin story di un antieroe e, in primis, la storia della vendetta di un uomo buono e geniale al quale è stata tolta ogni possibilità di avere una vita normale, con tutto ciò che ne consegue. All'inizio del film Peyton è uno scienziato impegnato a rendere stabile la sua invenzione, pelle artificiale in grado, teoricamente, di aiutare chiunque dovesse rimanere sfigurato, menomato o ferito per qualsivoglia motivo, ed è un uomo profondamente innamorato della sua fidanzata, un'avvocatessa in carriera; quando quest'ultima trova le prove degli illeciti commessi da un ricco uomo d'affari, Peyton diventa vittima al posto suo della furia di pericolosi malviventi e si ritrova non solo orribilmente sfigurato ma anche privo dei recettori del dolore, cosa che amplifica enormemente le sue emozioni, soprattutto quelle negative. Peyton diventa così una figura tragica, l'erede ideale del Fantasma dell'Opera, affamato di amore e di vendetta al punto da corrompere persino la natura potenzialmente salvifica della sua invenzione, che viene trasformata nel mezzo per distruggere chi gli ha fatto del male. Darkman è dunque l'antesignano degli antieroi dei fumetti anni '90, un Batman più horror e privo di scrupoli, un Punitore dall'aspetto di teschio, ma è anche profondamente legato ai mostri della Universal, alla loro natura grottesca e melodrammatica, nonché ai fumetti anni '30 à la Dick Tracy, con tutto il parterre di nemici cattivissimi ma anche buffi, pieni di tic e facilmente riconoscibili.


Tutto ciò concorre a rendere Darkman incredibilmente godibile e divertente, un gioiellino di rara personalità all'interno di un panorama "supereroistico" che, all'epoca, contava ben pochi esponenti e tutti comunque abbastanza omologati, mentre l'opera di Raimi trasuda espressività e originalità da tutti i pori. Come ho detto, poi, ci sono delle scene action di tutto rispetto, magari leggermente invecchiate male dal punto di vista dello stacco tra personaggio e sfondo ma capaci comunque di far scorrere brividi di freddo lungo la schiena, soprattutto a chi, come me, è terrorizzato dalle altezze. Lo showdown finale, ambientato sui ponteggi di un palazzo in costruzione, è degno dei miei peggiori incubi (ci credo che poi a Raimi hanno affidato Spider-Man!) ma anche lo scontro in elicottero non scherza e vi posso giurare che ho (ri)passato l'ultima mezz'ora di film con l'angoscia nel cuore, nonostante più o meno lo ricordassi. Apprezzabilissimi anche i momenti più dichiaratamente horror, nonostante le morti avvengano fuori campo e molto venga lasciato all'immaginazione dello spettatore, con la scena che si interrompe un momento prima di mostrare l'orribile destino dei malcapitati, e il trucco che trasforma Liam Neeson (che effetto fa vederlo così giovane, mentre duetta con una Frances McDormand bionda, leziosa e in tailleur!) in Darkman è ancora oggi efficacissimo e spaventevole. A completare il tutto ci pensa la colonna sonora di un Danny Elfman particolarmente ispirato... e, a questo punto, se non vi ho invogliato io a riguardare Darkman o a recuperarlo vi consiglierei di ascoltare il podcast che ha fatto tornare la voglia a me!


Del regista e sceneggiatore Sam Raimi ho già parlato QUI. Liam Neeson (Peyton Westlake/Darkman), Frances McDormand (Julie Hastings), Ted Raimi (Rick), Dan Hicks (Skip), John Landis (Medico) e Bruce Campbell (Darkman sul finale), Joel Coen (Autista), Ethan Coen (Passeggero) li trovate invece ai rispettivi link. 

Larry Drake interpreta Robert G. Durant. Americano, ha partecipato a film come The Karate Kid - Per vincere domani, Dr. Giggles, Darkman II - Il ritorno di Durant, Mr. Bean - L'ultima catastrofe, American Pie 2 e a serie quali Hunter, I racconti della cripta, Oltre i limiti, Le avventure di Superman, Fantasy Island e Six Feet Under; come doppiatore ha lavorato per Prince Valiant e Johnny Bravo. Anche regista, è morto nel 2016, all'età di 66 anni.


Raimi avrebbe voluto Bruce Campbell come protagonista ma i produttori hanno messo il veto; il ruolo è così andato a Liam Neeson, che lo ha soffiato a Bill Paxton, mentre per quanto riguarda Julie, Julia Roberts ha rinunciato al ruolo perché, nel frattempo, era arrivata l'offerta per Pretty Woman (tra le altre attrici considerate c'erano anche Demi Moore e Bridget Fonda). Nulla di fatto anche per Kathy Bates, scelta per interpretare la dottoressa esperta di ustioni, che all'ultimo ha deciso di rinunciare, così come anche Richard Dreyfuss e James Caan, che hanno rifiutato il ruolo di Louis Strack, Jr. Tra le varie guest star del film figurano anche i registi William Lustig e Scott Spiegel, entrambi come operai. Del film esistono due seguiti straight to video, Darkman II - Il ritorno di Durant e Darkman III - Darkman morirai, dove il protagonista è interpretato da Arnold Vosloo; onestamente, eviterei il recupero ma se Darkman vi ha intrippati... perché no? ENJOY!

mercoledì 18 marzo 2015

My Name is Bruce (2007)

Sono passati più di sette anni da quando ne ho letto nei primi blog di cinema che bazzicavo e finalmente anche io oggi parlerò di My Name is Bruce, diretto nel 2007 proprio dal mitico Bruce Campbell.


Trama: Bruce Campbell è ormai alla frutta, come uomo e come attore. Quando viene chiamato dagli abitanti del paesino di Gold Lick per liberarli dal terribile dio cinese Guan Di, il povero Bruce crede si tratti solo di un regalo del suo manager ma si ritroverà davvero a combattere un mostro sanguinario...



Se pensate che l'unico attore ad essere stato omaggiato in una pellicola di finzione interamente basata su di lui è stato John Malkovich nel geniale Essere John Malkovich, potete cominciare vagamente a comprendere perché sia stato girato My Name is Bruce e non My Name is Robert o My Name is Tom. Perché Bruce Campbell è un'icona vivente dell'horror di serie B, una faccia simpatica che tutti abbiamo imparato ad amare, un omone che sa prendersi in giro giocando sulla sua natura di "mito" e, soprattutto, un attore che è stato identificato da chiunque con il personaggio Ash de La casa e L'armata delle tenebre. Ash è così? Allora sicuramente anche Bruce Campbell nella vita reale sarà come Ash ed è da questa ferma convinzione nerd che nasce My Name is Bruce, metacinema demenziale all'ennesima potenza dove l'attore viene chiamato a sconfiggere una spettrale divinità cinese in una storia che rispetta tutti i cliché dei film di serie B all'interno dei quali Campbell è stato relegato. E cosa c'è di meglio di una salva di luoghi comuni per smentire i luoghi comuni creati dalla mente dello spettatore? Il "vero" Bruce Campbell descritto nel film è stronzo, sbruffone, antipatico, snob, donnaiolo, codardo e grebano, decisamente una persona da evitare e odiare e l'umorismo di My Name is Bruce, al di là di tutte le citazioni e strizzate d'occhio ai fan, risiede interamente in questo scontro tra aspettative e "realtà" e nel costante ricorso al metacinema, che diventa ancora più palese e preponderante sul finale. Dopo mille terribili film dalle trame banali e dai colpi di scena improbabili, la vita di Bruce Campbell diventa praticamente una fotocopia dei cliché da lui tanto odiati, che possiamo ritrovare in moltissime e dozzinali produzioni: il divorzio, il disagio, l'alcoolismo, i falsi amici, il ritorno alla "natura" e la redenzione finale del protagonista vi ricordano qualcosa?


Allo stesso modo anche la realizzazione di My Name is Bruce è volutamente dozzinale, a partire dal terribile Guan Di, un mostro di cartapesta con gli occhioni fiammeggianti che non cambia espressione manco a morire, è ghiotto di "bean curd" (una specie di tofu?) e taglia teste con entusiasmo e dovizia di rossissimo sangue. Ogni apparizione del "nostro" è condita da luci al neon e nebbioline che ci farebbero urlare allo scandalo se viste all'interno di un horror qualsiasi ma qui la cosa, assieme agli stacchetti musicali "bifolchi" che cantilenano Guan Me, Guan You, Guan Di, ha quasi senso e rende My Name is Bruce ancora più deliziosamente parodico. La pellicola però è bella da vedere essenzialmente per la presenza di Bruce Campbell, che da davvero il meglio di sé stesso e non esita a prendersi in giro anche in modi imbarazzanti, spalleggiato da vecchi amici/comprimari o attori che non sfigurerebbero nelle peggiori produzioni descritte nel film. Come vedete ho scritto il post senza prendere sul serio My Name is Bruce, altrimenti sarei dovuta partire in quarta con una stroncatura ma in questo modo non avrei colto lo spirito di questo divertente omaggio ai fan e ai bei tempi innocenti dell'horror trash che fu; anzi, guardandolo mi è quasi sembrato di tornare nei ruggenti anni '80, quando mi sarebbero davvero bastati un paio di occhietti brillanti nel buio per non dormire la notte e un eroe cialtrone ed imperfetto per fare il tifo da qui all'eternità. Quindi no, non posso voler male a questo My Name is Bruce. Se però non siete fan di Campbell e non amate queste parodie così "specifiche" non state a recuperare questa pellicola perché rischiereste di non divertirvi affatto e di lanciarmi addosso una maledizione cinese.


Del regista Bruce Campbell, che interpreta ovviamente se stesso, ho già parlato QUI mentre Ted Raimi, che interpreta Mills Toddner, Wing e Luigi il pittore, lo trovate QUA.

Dan Hicks interpreta uno dei contadini. Americano, ha partecipato a film come La casa 2, Darkman, Wishmaster: il signore dei desideri, Spider-Man 2, 2001 Maniacs e Il grande e potente Oz. Anche produttore, ha 63 anni e un film in uscita.


Ellen Sandweiss, che interpreta l'ex moglie di Bruce, aveva partecipato a La casa nel ruolo di Cheryl (i due personaggi, per la cronaca, hanno lo stesso nome); anche Timothy Patrick Quill, ovvero Frank, aveva partecipato ad un film di Sam Raimi, per la precisione a L'armata delle tenebre, dove interpretava il fabbro: non a caso, lui dice che il fabbro de L'armata delle tenebre era un gran fico mentre l'attore Dan Hicks fa apprezzamenti su Jake, il personaggio da lui interpretato ne La casa 2. Detto questo, se My Name is Bruce vi fosse piaciuto recuperate anche La casa, La casa 2, L'armata delle tenebre, Bubba Ho-Tep e magari anche Grosso guaio a Chinatown, Tropic Thunder e Il bambino d'oro. ENJOY!

martedì 12 marzo 2013

Il grande e potente Oz (2013)

Tanta era l'attesa per l'ultima fatica di Sam Raimi, Il grande e potente Oz (Oz the Great and Powerful) e domenica sera sono andata a vederlo con un paio di amici, entrando in sala già bestemmiando a causa del molesto occhialetto 3D...


Trama: Oscar "Oz" Diggs lavora come mago in un circo itinerante. La sua natura di donnaiolo e cialtrone lo mette nei guai una volta di troppo e, costretto a scappare da due colleghi inferociti, sale su una mongolfiera che viene però risucchiata da un tornado e catapultata nel Regno di Oz. Lì il sedicente Mago dovrà riuscire a barcamenarsi tra profezie e streghe buone e malvagie...


Il grande e potente Oz è sicuramente grande come promesso. Il dispiego di mezzi usato per riportare sullo schermo il mondo creato da L.Frank Baum è a dir poco incredibile e Sam Raimi si avvale di ogni trucco e magia disponibili per offrire allo spettatore un tripudio di colori, immagini, animali fantastici, fiori fatti di gemme, paesaggi incantati e quant'altro possa solleticare l'immaginazione e dare l'illusione di trovarsi in un mondo "altro". Coadiuvato da un Danny Elfman in formissima (a cui devono aver sparato sul finale per fare posto alla gnaulante Mariah Carey) il regista si dimostra padrone dell'odioso 3D confezionando i primi dieci minuti di film come se fossero un gioiellino in bianco e nero, a partire dallo splendido teatrino dei titoli di testa per arrivare alla fantastica sequenza dell'uragano, che ricorda i momenti più deliranti de L'armata delle Tenebre. Il passaggio dalla monocromia all’abbacinante colore (con conseguente cambiamento del formato dello schermo, che ho percepito ad occhio ma mi mancano i termini tecnici per definirlo, perdonate…) è altrettanto meraviglioso e lascia letteralmente a bocca aperta per la bellezza dei paesaggi toccati dalla mongolfiera del grande Mago, mentre proseguendo con la visione del film ho potuto apprezzare sia le mise delle streghe cattive, soprattutto quella stilosissima di Mila Kunis, sia la finissima realizzazione della bambolina di porcellana (il personaggio più riuscito di tutto il film assieme ad Evanora e l’unico in grado di riuscire ad emozionare), sia lo spettacolare finale horror, dove la Strega privata dei suoi poteri mi ha tanto ricordato la vecchia nascosta in cantina ne La casa 2 o quella di Drag Me to Hell. L’ultimo film di Raimi è dunque sicuramente Grande… ma è anche Potente?


No, porca vacca schifa, no! Non è Potente per nulla, anzi è cialtrone come il suo protagonista, il gigione ed insopportabile James Franco col sorriso berlusconiano e i modi da Silvano, il mago di Milano, che avrei preso a ceffoni una volta e sì e l’altra pure durante i tristi siparietti col nano Knuck (Lo scambio “Hey, brontolone!” “Mi chiamo Knuck…” “Va bene, brontolone!” me lo fai una volta, alla terza il livello del film diventa pari a un qualsiasi lungometraggio di Barbie…) e in generale nel 90% delle sequenze: ciccio mio, anche Johnny Depp alla decima smorfia mi scatena un odio inconsulto, figuriamoci tu che, con tutto il rispetto, puoi giusto baciargli i piedi. E visto che tiriamo in ballo il gemello diverso di Burton, purtroppo quello che valeva per Alice in Wonderland vale anche per Il grande e potente Oz. L’abbondante CG strappa sicuramente mugolii di meraviglia per i primi dieci minuti, poi diventa di una pesantezza quasi insostenibile, soprattutto quando viene usata per sostenere una trama bambinesca e personaggi stereotipati e vuotissimi, senza contare che in alcune sequenze si percepisce palesemente lo “scollamento” tra gli attori e il finto mondo che li circonda. Il film manca di emozioni e sentimenti reali, l’idea di mostrare i trucchi di Oz come metafora del cinema è tirata per i capelli e francamente da Raimi mi aspettavo qualche virata in più verso l’horror e il grottesco. Voi mi direte: è un film della Disney, bisogna pensare anche ai bambini. Io vi butto lì solo un titolo, Nel fantastico mondo di Oz, sempre prodotto negli anni ’80 dalla Disney, e vi dico che in quella pellicola c’erano degli inquietantissimi uomini dotati di ruote cigolanti che inseguivano i protagonisti, una strega che collezionava teste e che la povera Dorothy veniva rinchiusa in un cupissimo manicomio perché la gente del Kansas era convinta che avesse le visioni. Altro che babbuini con le ali, fiori con le zanne e streghette in fregola! Verso la fine del film tocca anche sorbirsi l'abbozzo di una canzoncina cantata dai nanetti e nemmeno la bellezza di una Città di Smeraldo tanto simile al paesaggio urbano di Metropolis mi può salvare dalla rara stupidità della buonissima Strega Glinda. Insomma, Il grande e potente Oz è tanto fumo e niente arrosto, gli do la sufficienza giusto per l'inizio e per un paio di belle idee qui e là, ma per il resto Raimi sembra avere imboccato la china discendente di Burton... speriamo che presto arrivi un deadite a mordergli le chiappe e farlo rinsavire.


Di James Franco (Oz), Mila Kunis (Theodora), Rachel Weisz (Evanora), Michelle Williams (Annie/Glinda), Bill Cobbs (Mastro stagnino), Tony Cox (Knuck), Bruce Campbell (la guardia alle porte della Città di smeraldo) e Ted Raimi (uno degli scettici che compaiono durante lo spettacolo di Oz) ho già parlato ai rispettivi link.

Sam Raimi (vero nome Samuel Marshall Raimi) è il regista della pellicola. Uno dei miei registi preferiti, ha diretto film come La casa, La casa 2, Darkman, L’armata delle tenebre, Pronti a morire, Soldi sporchi, The Gift – Il dono, Spider-Man, Spider-Man 2, Spider-Man 3 e Drag Me to Hell. Americano, anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 54 anni.


Zach Braff (vero nome Zachary Ismael Braff) interpreta Frank e presta la voce alla scimmietta volante Finley. Indimenticabile J.D. della serie Scrubs, ha partecipato anche al film La mia vita a Garden State. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 37 anni.


Nel corso della recensione ho citato Johnny Depp e le sue smorfie; ebbene, sappiate che l'attore era in trattative, assieme al fighissimo Robert Downey Jr., per il ruolo di protagonista. Certo, se quest’ultimo avesse accettato la parte sarebbe stato molto più credibile di James Franco come tombeur de streghe! A proposito del cast femminile, pare invece che Michelle Williams e Hilary Swank siano state le prime scelte del regista per il ruolo di Evanora e che poi Raimi si sia fatto convincere dalla Weisz a dare a lei la parte. La Williams è finita così a vestire i panni di Glinda al posto di Blake Lively, che ha preferito cimentarsi ne Le belve. Se Il grande e potente Oz vi fosse piaciuto, recuperate innanzitutto Il mago di Oz con Judy Garland (sapevate che Raimi non ha potuto usare le scarpette rosse di Dorothy e che hanno dovuto cambiare i tratti somatici e il colore della Strega dell'Ovest perché la Warner Bros. detiene ancora i diritti per quelli che sono veri e propri "marchi di fabbrica" del film del 1939? Sapevatelo!!) e il meraviglioso ed ampiamente citato Nel fantastico mondo di Oz, poi concludete l’opera con Alice in Wonderland. ENJOY!!

mercoledì 2 maggio 2012

Wishmaster - Il signore dei desideri (1997)

Ieri sera sono finalmente riuscita a riguardare un film che ero riuscita a vedere solo una volta ma che mi era rimasto molto impresso, ovvero Wishmaster – Il signore dei desideri (Wishmaster), diretto nel 1997 dal regista Robert Kurtzman.


Trama: un antico demone chiamato Djinn, in grado di esaudire i desideri di chi lo evoca, viene liberato ai giorni nostri e comincia a seminare morte e mietere anime…





Ah, il Djinn. Potenzialmente, uno dei mostri più bastardi dei moscerelli anni ’90, in grado di tenere testa a “gente” del calibro di Freddy Krueger, Pinhead e compagnia cantante, finito purtroppo nel dimenticatoio dopo un paio di orrendi sequel. Il perché non mi è chiaro, in effetti. Forse la gente si era stufata di questo genere di horror sovrannaturali e aveva preferito rivolgere lo sguardo altrove, forse il regista non era abbastanza di richiamo, forse non lo erano gli attori, vai a sapere. Sta di fatto che Wishmaster è un gioiellino, almeno per quel che mi riguarda, svilito solo da comprimari un po’ cani e da una fotografia effettivamente piatta e bruttarella. Ma non stiamo a spaccare il capello, esistono horror girati e recitati veramente col chiulo, invece Wishmaster regala un’ora e passa di puro e sanguinoso divertimento.


Quello che colpisce del film, infatti, è che nonostante lo humor nero che lo pervade e la natura fondamentalmente giocosa e stronzetta del Djinn, allo spettatore vengono sbattute in faccia delle macellate mica da ridere. La sola sequenza iniziale è per stomaci decisamente preparati, con gente che viene praticamente sventrata dall’interno così che lo scheletro possa uscire a fare due passi, persone che si liquefanno e altre simili amenità, ma nel corso del film vediamo anche uomini divorati dal cancro, cadaveri sezionati, donne con la faccia strappata via, simil – alien che vengono espulsi dagli orifizi più disparati, eccetera. Per le gentili concessioni a questo gusto così gore bisogna ringraziare la premiata ditta Nicotero & Berger, che dimostrano di essersi molto divertiti a creare questi realistici orrori per Wishmaster; gli unici effetti che, ad oggi, risultano datati e bruttini sono il mostriciattolo che insegue la protagonista nel regno del Djinn e l’uomo che viene fuso all’interno di una porta a vetri, mentre il trucco del villain è davvero ben fatto e anche abbastanza particolare, nonostante la maggior parte dei demoni poi visti in Buffy the Vampire Slayer abbiano preso parecchio spunto dal suo design.


Come ho detto, però, il vero divertimento nel vedere Wishmaster sta nella figura del Djinn, che sia in sembianze mostruose o umane. Andrew Divoff al naturale è uno spettacolo, con quella faccia luciferina e lo sguardo da pazzo che lo rendono allo stesso tempo affascinante ed inquietante, proprio come dovrebbe essere una creatura in grado sì di esaudire desideri, ma in modo da fare del male a chi è talmente avido o stupido da credergli. Il modo in cui il Djinn intorta le sue vittime è a tratti esilarante, spesso legato al significato letterale delle loro parole (il povero Tony Todd desidera una cosa: “to escape”. Detto fatto, infilato in una camicia di forza, incatenato e chiuso in una scatola trasparente piena d’acqua, Houdini non c’era riuscito a “escapare”, ma magari tu ce la fai? sogghigna il Djinn allontanandosi soddisfatto) e lo spettatore non può fare altro che rimanere col fiato sospeso aspettando di vedere come riuscirà a pervertire e volgere a suo vantaggio anche il più semplice e apparentemente innocuo dei desideri. Certo, alcune sequenze sono a dir poco trash, come quella del Jack The Ripper con la faccia da pederasta che balza fuori da un quadro per far fuori una delle guardie, ma Wishmaster è un film che mi sento tranquillamente di consigliare.


Del regista  Robert Kurtzman ho già parlato qui. Robert Englund (Raymond Beaumont), Ted Raimi (Ed), Angus Scrimm (di cui si sente solo la voce all’inizio, come narratore), Reggie Bannister (il farmacista), George "Buck" Flower (il barbone all'inizio), li trovate invece ai rispettivi link.

Tammy Lauren (vero nome Tammy Lauren Vasquez) interpreta Alexandra. Americana, ha partecipato a serie come Mork & Mindy, Chips, MacGyver, Casa Keaton, Walker Texas Ranger, Più forte ragazzi, Quell’uragano di papà e Due uomini e mezzo. Ha 44 anni.


Andrew Divoff (vero nome Andrew Daniel Divoff) interpreta il Djinn. Venezuelano, lo ricordo per film come Caccia a Ottobre Rosso, Ancora 48 ore, Air Force One, Wishmaster 2 – Il male non muore mai e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, oltre a serie come Ai confini della realtà, The A-Team, MacGyver, Più forte ragazzi, Nash Bridges, Walker Texas Ranger, Alias, Lost, Criminal Minds e CSI: Miami. Anche produttore, ha 57 anni e un film in uscita.


Jenny O’Hara interpreta Wendy. Americana, la ricordo per film come Mystic River e Devil, oltre a serie come Charlie’s Angels, Starsky & Hutch, Chips, Beverly Hills 90210, ER – Medici in prima linea, Roswell, NYPD, Nip/Tuck, Six Feet Under, CSI: Scena del crimine, Ghost Wisperer, Grey’s Anatomy, Cold Case e Dr. House. Anche regista, ha 70 anni e due film in uscita.


Chris Lemmon, che nel film interpreta l’avido e stupido datore di lavoro di Alexandra, è figlio del compianto Jack Lemmon, ma a differenza di quella del padre la sua carriera è stata ed è tuttora a dir poco risibile. Oltre a lui, come avete visto, ci sono molte altre guest star nel film, tutte o quasi in qualche modo legate alla “storia” dell’horror: Kane Hodder, ovvero la guardia che viene infilata nella porta a vetri, ha interpretato più volte Jason nella serie Venerdì 13, Frank Nicotero e Gregory Berger compaiono rispettivamente nei panni di uno dei clienti della farmacia e una delle guardie verso il finale e infine Robert Kurtzman stesso compare brevemente prima di venire fatto a pezzi dalle corde di un pianoforte. Del film esistono tre seguiti usciti tutti per il mercato dell’home video: Wishmaster 2 – Il male non muore mai (l’unico che ho visto e che posso consigliarvi di vedere, nonché l’ultimo con Andrew Divoff, girato dal regista de L’alieno, Jack Sholder), Wishmaster 3 - La pietra del diavolo e Wishmaster 4 - La profezia maledetta. Vi piacesse il genere, punterei sul simpatico primo capitolo della saga Leprechaun e ovviamente su Nightmare – Dal profondo della notte, visto che Wishmaster è stato prodotto da Wes Craven. ENJOY!

venerdì 8 maggio 2009

Bolla Wannasee: Drag Me to Hell

Accanto agli incubi di noi appassionati dell'horror, che onestamente ci stiamo scartavetrando i maroni con tutti questi sequel, newquel, prequel, remake e compagnia cantante, esistono anche dei piccoli sogni. E questi sogni sono incarnati in colui che ci ha regalato una delle più belle trilogie del genere, ovvero Sam Raimi. Dopo la parentesi Spider Man pare che il buon Sam sia tornato a quell'horror cattivo e paurosissimo, venato da cinismo e divertimento puro, che impreziosiva La Casa e i suoi sequel (La casa 2 e L'armata delle Tenebre).


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A fine maggio uscirà infatti, negli USA; la sua ultima fatica, dal titolo emblematico: Drag Me to Hell (Trascinami all'inferno, n.d.B.) che già dal trailer richiama molto le vecchie demonesse calderiane nascoste negli scantinati della casa, e lo stesso senso di inquietante oppressione di forze invisibili e sataniche. La trama è ovviamente grottesca, e richiama a tratti il libro di Stephen King L’occhio del male. L’impiegata di un’agenzia immobiliare viene praticamente costretta dal boss a sfrattare una vecchina dalla casa in cui vive. Quando l’impiegata, messa davanti al miraggio di una promozione, si dimostra inamovibile, la buona ed indifesa vecchietta si palesa per la strega che è e la maledice, scatenandole l’inferno contro, ed il rischio che l’impiegata all’inferno ci finisca davvero…


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Inutile dire che spesso e volentieri i trailer promettono più di quello che poi il film effettivamente è, ma stiamo parlando di Sam Raimi! Il make up già mi attira parecchio, come ho detto mi ricorda molto quello delle vecchie indemoniate nella Casa, e credo che ci sarà parecchio di cui aver paura. Non un altro Mai Nato, questo è comunque certo, anche perché il film sarà sceneggiato dallo stesso regista e dal fratello Ivan, già responsabile dello script de L’Armata delle Tenebre. Le trovate trash quindi non penso abbonderanno. Della partita saranno ovviamente il fratello del regista, Ted, mentre pare che il buon Bruce Campbell sarà assente (dannazione!). Come vuole la tradizione dei vecchi film del regista, il cast è composto da attori semi-sconosciuti ed ottimi caratteristi. L’unico volto familiare è quello di Justin Long, già visto in Jeepers Creeper e nel suo seguito (holy crap…).


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Il buon vecchio Ash (Bruce Campbell) ne La Casa..


Da buona appassionata, nell’attesa che esca il tanto favoleggiato Evil Dead IV, mi cullo nella speranza che questo Drag Me To Hell, nonostante non potrà essere sicuramente paragonabile ai vecchi film di Raimi, possa essere comunque una degna pellicola in un mare horror che ormai è inquinato da fuffa della peggior specie. A voi il trailer…. ENJOY!!!




venerdì 23 gennaio 2009

The Grudge (2004)

I film che me l’hanno veramente fatta fare sotto si contano sulle dita di una mano. Indubbiamente, The Grudge è uno dei primi in classifica, che sia l’originale (Ju On, indubbiamente superiore e decisamente più inquietante) o questo remake, comunque entrambi dello stesso regista, Takashi Shimizu.


La trama è questa: in Giappone l’infermiera Karen si trova a dover badare ad un’anziana malata dopo che la sua collega è misteriosamente scomparsa senza lasciare traccia di sé. Presto scoprirà che nella casa della donna si è creata una maledizione generata dal rancore (The Grudge, appunto) di tre creature innocenti uccise proprio lì, una maledizione letale che toccherà chiunque oserà mettere piede in quel luogo..


Remake prodotto dal divino Sam Raimi (La Casa, Spiderman), The Grudge è un film che non si discosta affatto dall’originale, ma mantiene intatto il suo carattere “giapponese” a partire, banalmente, dall’ambientazione e dalla troupe, per volere dello stesso regista. E’ ancora più efficace, in questo senso, l’introduzione di attori americani e della quintessenza dell’ “occidentalità” incarnata da Sarah Michelle Gellar, che rende perfettamente l’idea già mostrata da Lost in Translation dello smarrimento in una società che è così diversa dalla nostra, misteriosa e in qualche modo per questo pericolosa, dove ben pochi parlano inglese.


Proprio questo mantenimento delle caratteristiche prettamente “giapponesi” della pellicola la rende ancora più inquietante. La storia affonda le radici negli antichi miti feudali e nelle storie di fantasmi assai popolari in Giappone. In particolare, in uno di questi racconti, un nobile crudele, dopo aver perso a scacchi contro un suo servo, decide di sterminargli la famiglia, figlio e gattino compresi, e verrà perseguitato dal demone nato dalla fusione degli spiriti rancorosi di questi ultimi.


Shimizu prende quindi le paure ancestrali della sua cultura, assai diverse dalle nostre, e anche la consapevolezza che a simili forze nessun essere umano potrà mai opporsi, e crea qualcosa di inaspettato per un pubblico occidentale. Se ci si pensa, a partire dall’Ash de La Casa, proprio di Sam Raimi, l’americano che fa? Davanti a mostri, demoni, case infestate si sbatte, impugna le armi, affronta di petto la situazione e, dopo un bagno di sangue più o meno cruento, riesce a sconfiggere o comunque a sedare l’inopportuno mostro. Il regista giapponese mette subito in chiaro che con una maledizione non c’è scampo… possiamo anche provare ad opporci, ma alla fine siamo del gatto, e qui non è tanto per dire. L’unico che davvero tenta di fare qualcosa in The Grudge è l’ispettore ( e più per rabbia che per reale speranza di risolvere la questione..), gli altri fanno quello che farebbe un qualsiasi essere umano davanti a cose simili: altro che caccia, altro che seghe elettriche o esorcisti, la gente normale si chiude in casa, si suicida, si nasconde nel letto e chi più ne ha più ne metta!
Passando invece all’aspetto più “tecnico” della pellicola, è interessante notare che gli effetti speciali sono ridotti al minimo, quasi inesistenti. Takako Fuji, ovvero ’interprete di Kayako, la mostrA, per intenderci, è una bravissima contorsionista che neppure ha bisogno di scalini di gommapiuma per muoversi a scatti come fa, e anche la mano che esce dalla testa di Sarah Michelle Gellar sotto la doccia non è Computer Graphic, ma proprio la mano di Takako che, dopo mille prove è riuscita ad ottenere il ciak giusto. Realizzazione artigianale tipica delle produzioni orientali che rende questo film ancora più incredibile ed inquietante.


Un remake bello anche se non all’altezza dell’originale, assai più devastante, penalizzato da interpreti un po’ sottotono, Sarah Michelle Gellar in primis. Se non l’avete ancora visto merita decisamente un’occhiata ma state all’occhio, fa davvero paura…

Takashi Shimizu è il nipponico regista di questo film e anche dell’originale da cui è tratto, Ju On. Tra i suoi film figurano anche i seguiti delle due pellicole, Ju On 2 e The Grudge 2, nei quali lo spavento non viene assolutamente meno. Ha 37 anni e due film in uscita.


Sarah Michelle Gellar interpreta la sfortunata Karen. La bionda attrice è sicuramente rimasta impressa nell’immaginario collettivo del pubblico per lo splendido telefilm Buffy The Vampire Slayer, dove ha interpretato per ben sette gloriose serie la protagonista ammazzavampiri (e non posso fare a meno di chiedermi cosa avrebbe fatto Buffy davanti a un simile incubo…). Tra i suoi film, per la maggior parte horror, ricordo l’orrendo ma famosissimo So cosa hai fatto, Scream 2, Cruel Intentions, Scooby Doo, Scooby Doo 2 – Mostri scatenati, The Grudge 2, TMNT (dava la voce ad April O'Neal). Per la TV ha partecipato a Angel, Sex and the City , I Simpson, Robot Chicken. E' sposata con l'attore Freddie Prinze Jr. con il quale ha recitato in Scooby Doo, ha 32 anni e tre film in uscita.


Ted Raimi è il fratello attore del più famoso regista e produttore Sam, e interpreta Alex, un collega di Karen. Ha una serie sterminata di comparsate più o meno lunghe in film perlopiù horror come La casa, La casa 2, Sotto shock, Darkman, Candyman, L'armata delle tenebre, Wishmaster, Spider man, Spiderman 2, Spiderman 3. Ha inoltre partecipato a telefilm storici come ALF, I segreti di Twin Peaks, Baywatch, Hercules, Xena, Masters of Horror. Ha 44 anni e due film in uscita.


William Mapother interpreta Matthew Williams, il povero disgraziato che affitta la casa assieme alla famiglia subito dopo la tragedia, finendo per esser tra le prime vittime. Costui è entrato a far parte del cast di Lost come uno degli "altri", anzi l'"altro" per eccellenza dopo Ben: Ethan. Prima ancora ha recitato in Nato il 4 Luglio, Vanilla Sky, Minority Report, World Trade Center e, per la TV, nell'ormai onnipresente Robot Chicken. Ha 54 anni e due film in uscita.


Una curiosità: l'attore Jason Behr, che qui interpreta Doug, il ragazzo di Karen, era già stato un ex fidanzato di Buffy in un episodio del telefilm, mentre Clea DuVall, che qui interpreta la moglie di Matthew, era stata nella stessa serie una commovente ragazza invisibile che cercava vendetta sulla cinica Cordelia.

E ora vi lascio al trailer di The Grudge 3, che uscirà quest'anno per il mercato dell'Home Video ad opera del semisconosciuto Toby Wilkins, già responsabile degli effetti speciali per Scooby Doo 2 - Mostri scatenati. Sarà davvero l'ultimo? Sperando di sì... ENJOY!


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