E' uscito in questi giorni in sala Sorry, Baby, diretto e sceneggiato nel 2025 dalla regista Eva Victor, la quale è stata anche candidata agli ultimi Golden Globe come Miglior Attrice Protagonista in un Film Drammatico, per il ruolo di Agnes.
Trama: la vita di Agnes, studentessa universitaria di letteratura inglese, viene sconvolta da un evento traumatico che la segna indelebilmente...
Non conoscevo assolutamente Eva Victor e, non avendo seguito la cerimonia dei Golden Globe, non avevo capito tutto l'hype che ha preceduto l'uscita italiana di Sorry, Baby. In tutta onestà, nemmeno ricordavo che Eva Victor fosse nella rosa di nominati, e se ho guardato il film è solo perché, da mesi, ero stata attirata dalla malinconica locandina in cui la protagonista, Agnes, tiene tra le mani un gattino. Col senno di poi, direi che il mio istinto questa volta ci ha azzeccato, perché Sorry, Baby, nonostante sia un'opera da maneggiare con estrema cautela, è anche un film bellissimo, che spero otterrà dei meritati riconoscimenti ai prossimi Oscar. Sorry, Baby, racconta la storia di Agnes, un'insegnante di letteratura che vive sola in un'enorme casa circondata dalla natura, appena fuori città. Il film inizia quando Lydie, migliore amica ed ex coinquilina dei tempi dell'università, ormai trasferitasi a New York, la va a trovare per il weekend. L'arrivo di Lydie, e un'importante novità legata alla sua vita, scatena in Agnes i ricordi mai sopiti di un trauma terribile, una violenza subita all'ultimo anno di università che ha condannato la protagonista all'immobilità, mentre tutto attorno a lei è andato avanti. Non è che Agnes si sia chiusa in casa senza uscirne, traumatizzata al punto da non potere più avere contatti con le persone, tuttavia la struttura stessa del film, divisa in capitoli cronologicamente sfasati, restituisce l'immagine di una persona spezzata, per la quale il tempo è diventato un susseguirsi di non-giorni nebulosi, intervallati da sporadici eventi "importanti" che, a prescindere siano positivi o negativi, rimandano inevitabilmente alla violenza subita. Sorry, Baby è dunque un'opera che racconta un dolore insuperabile, ma lo fa in maniera misurata, senza mai ricorrere ai toni del melodramma o della tragedia, preferendo piuttosto appoggiarsi ad un'amara ironia che porta la protagonista a rifuggire da qualsiasi forma di pietismo.
Sorry, Baby focalizza anche l'attenzione sull'amicizia, su come essa evolva nel corso del tempo, dandone un ritratto assai realistico. Il trauma subito da Eva la costringe a rimanere indietro rispetto agli altri, la priva della volontà di avere dei legami, una famiglia, dei figli; eppure, queste "mancanze" possono essere sperimentate anche da chi non ha mai subito violenze, da chi vive una vita tutto sommato serena, e vede legami d'amicizia che un tempo sembravano assoluti affievolirsi in favore di "altro". Un matrimonio, un trasferimento, un figlio, sono tutte cose che, inevitabilmente, scalzano l'amicizia dal primo posto all'interno delle priorità e, nel caso di Agnes, la privano di un punto fermo, una solida roccia alla quale aggrapparsi per non affondare nel marasma di pensieri negativi che la soffocano. Lydie, all'interno del film, è l'unica persona che non definisce Agnes solo in base al trauma, ma la appoggia senza giudicare né compatirla, venendole persino in soccorso quando le fredde, impersonali parole di chi dovrebbe aiutarla suonano più come una condanna che un aiuto (la sequenza dell'esame dal ginecologo è angosciante). A un certo punto Lydie se ne va per cominciare il suo percorso di vita, ma nonostante ciò il profondo sentimento di amicizia verso Agnes non viene mai meno, e lo dimostra il cameratismo condiviso dalle due anche dopo un anno di separazione. L'"anello debole" della coppia, cristallizzata nel tempo e nello spazio, è Agnes, la quale è incapace di scrollarsi di dosso il desiderio di creare un legame ancora più forte con Lydie, che la possa mettere sullo stesso piano della compagna con la quale sta per avere una figlia. Non si tratta di "amore", almeno non di quello che implica anche una componente di desiderio sentimentale o sessuale, e proprio questa mancanza di un nome, di una giustificazione, lo rende un sentimento ancora più frustrante e doloroso, che rischia di aumentare ulteriormente il senso di tremenda solitudine ed inadeguatezza provato dalla protagonista.
Per trattare temi assai seri, Eva Victor sceglie la via della leggerezza, portando sullo schermo una quotidianità talvolta un po' artefatta (soprattutto per quanto riguarda i dialoghi) ma non inverosimile. La scelta di ambientare il film in un paesino di provincia, all'interno del microcosmo universitario, in un contesto meteorologico fatto di giornate serene ma gelide, è perfetta per l'atteggiamento schivo ma anche ironico della protagonista, la quale indossa quel mezzo sorriso come un'armatura nei confronti di un mondo che non sa come gestirla. Le grandi dimensioni della casa in cui vive Agnes, unite alla scelta di utilizzare un guardaroba semplice, al limite del dimesso, accentuano la solitudine del personaggio e danno l'idea del grande sforzo che la protagonista deve fare ogni giorno per vivere un'esistenza normale, per scacciare pensieri innominabili e scendere dal letto, e questi dettagli mi hanno fatto apprezzare ancora di più il film (ciò non giustifica però, porca miseria, che né Lydie né Agnes si siano degnate di mettere una cavolo di tenda in casa, almeno in bagno, visto che Agnes ha il gabinetto davanti a una finestra enorme!) e l'interpretazione di Eva Victor. E' raro che un'attrice riesca ad esordire con un'opera prima così potente, dovendo ricoprire anche il ruolo di sceneggiatrice e regista, eppure l'interpretazione di Eva Victor è divertente, affascinante, commovente senza mai diventare patetica. Persino io che sono una frignona mi sono spesso ritrovata a sorridere della caustica ironia di Agnes, e l'unico momento in cui ho pianto davvero, oltre allo splendido finale, è stato durante il confronto con John Carroll Lynch, più che altro per il modo delicato con cui la protagonista si apre all'inaspettata gentilezza altrui, entrando in risonanza con uno sconosciuto privo di fronzoli, rustico ma sincero. Adorando John Carroll Lynch, non posso che essere grata ad Eva Victor per averlo voluto in un ruolo breve ma intenso, il che indica un ottimo fiuto anche per gli attori: Naomi Ackie, Lucas Hedges e persino la perfida Kelly McCormack (per non parlare di quel buco nero incarnato da Louis Cancelmi, il perfetto esempio di come si possa mettere efficacemente in scena una "cosa brutta" senza che diventi il fulcro visivo di un film) sono il perfetto complemento dell'interpretazione della Victor, ulteriore valore aggiunto di un film splendido, che vi consiglio di non perdere!
Di Naomi Ackie (Lydie), Lucas Hedges (Gavin) e John Carroll Lynch (Pete) ho già parlato ai rispettivi link.
Louis Cancelmi interpreta Preston Decker. Americano, ha partecipato a film come The Irishman, Gli occhi di Tammy Faye e Killers of the Flower Moon. Ha 48 anni e due film in uscita, tra cui La sposa!.
Kelly McCormack, che interpreta Natasha, era nel cast di Un piccolo favore e Un altro piccolo favore. Se Sorry, Baby vi fosse piaciuto recuperate Aftersun e The Fallout. ENJOY!







Bisogna sempre fidarsi dei gattini, delle locandine con i gattini e dei film con John Carroll Lynch :)
RispondiEliminaEh, ma io l'ho saputo dopo che c'era John Carrol Lynch!!
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