Torna a far parlare di sé Babak Anvari, regista di uno degli horror più coraggiosi e strani che potete trovare sul catalogo Netflix, ovvero Wounds, tratto dal racconto Il nero visibile di Nathan Ballingrud.
Trama: Will è un barista che si barcamena tra lavoro e sbronze, senza chiedere molto dalla vita. Una sera, nel bar dove lavora, scoppia una rissa e una ragazza dimentica il cellulare nel corso di una fuga precipitosa. Will si mette in tasca lo smartphone e da quel momento cominciano a succedere cose inquietanti ed inspiegabili...
Wounds è stato accolto con sputi e pernacchie da più parti, ma siccome di Lucia mi fido ho deciso di guardarlo lo stesso dopo aver letto il suo post. Ho fatto benissimo, naturalmente. Wounds è uno di quei film allucinati (e allucinanti) che entra sottopelle e suscita un misto innaturale di inquietudine e disgusto, puntando più sulle atmosfere e su pochi dettagli eclatanti piuttosto che indulgere in una serie ininterrotta di twist e jump scare. Di base, la storia è molto semplice ed è interamente imperniata su uno dei personaggi più inutili ed odiosi che possiate trovare sullo schermo. Will è un uomo che si lascia vivere, senza ambizioni né speranze né desideri, salvo quello di farsi Alicia, cliente abituale del bar dove lavora, nonostante lei sia fidanzata con un amico comune. Will ha già la ragazza, per inciso, ma non è facile per un fancazzista senza uno scopo nella vita portare avanti una relazione sana con una studentessa universitaria nel fiore della carriera e i risultati si vedono; Will e Carrie si incontrano giusto per colazione, lei non ha alcun desiderio sessuale nei suoi confronti e giustamente non si fida di un uomo così sfuggevole ed ambiguo, che passa le giornate e le serate a fare chissà cosa. Insomma, c'è molto terreno fertile affinché l'orrore attecchisca, rendendo così visibile lo "sporco" che incrosta l'anima di Will, sempre che quest'ultimo un'anima ce l'abbia e non sia un uomo finto, un corpo vuoto, come lo accusa Carrie nella sequenza più intensa e rivelatrice del film. Una sera, infatti, Will si ritrova per caso un telefonino tra le mani e, senza pensarci, lo porta a casa. E' in quell'istante che comincia il calvario di Will, il cui "vuoto" interiore diventa la culla perfetta per un orrore cosmico di cui non abbiamo notizie certe, che possiamo solo intuire da dettagli sparsi qui e là nel corso del film e che andrà a riempire Will nel modo peggiore, alimentando tutto lo schifo che il protagonista cova da tempo dentro di sé.
Lo "sporco visibile" del titolo originale del racconto di Nathan Ballingrud pervade ogni singolo fotogramma del film. Gli ambienti dove vive Will sono malsani, zeppi di blatte infestanti, e le persone sono costrette a camminare in una calura schiacciante, che appiccica i vestiti al corpo; Will stesso è spesso sudato, puzza, lavora dietro un bancone dove le norme igieniche non paiono esistere e anche quando cerca di ripulirsi ecco che sul corpo si aprono ferite misteriose dalle quali sgorgano sangue e pus. Armie Hammer, solitamente bello come il sole, in questo film si carica addosso tutto il disagio di un personaggio squallido, il cui squallore pare diffondersi come un male su tutti quelli che gli stanno vicino, corrompendoli nel corpo (come l'amico Eric, alla faccia dell'amico, lasciato letteralmente a marcire in solitudine all'interno del suo triste appartamento) o nell'animo (a mio avviso sono molto indicative le tre colazioni che Eric e Carrie fanno assieme, via via sempre più povere, con la prima che termina con uova e pancetta gettate nella pattumiera), un personaggio per cui non è facile provare pietà, men che meno empatia. Lo spettatore non può quindi fare altro che guardare impotente il degrado della "maledizione" che arriva a colpire Will, cominciata come nel più banale dei teen horror e via via sempre più sfuggevole, lasciata intuire da un regista e sceneggiatore che già col più riuscito Under the Shadow aveva dimostrato di sapere gestire alla perfezione la commistione tra sovrannaturale e il vero orrore, quello che dimora dentro le persone, che siano donne impaurite e testarde, terrorizzate all'idea di perdere anche quel minimo di libertà che avevano, oppure uomini che non si meriterebbero uno sputo in faccia nemmeno se stessero andando a fuoco. Vedere per credere, anche se sconsiglio Wounds a chi ha la fobia delle blatte e ancora ricorda l'ultimo episodio di Creepshow come la cosa più terrificante mai vista in vita sua.
Del regista e sceneggiatore Babak Anvari ho già parlato QUI. Armie Hammer (Will), Karl Glusman (Jeffrey), Brad William Henke (Eric) e Dakota Johnson (Carrie) li trovate invece ai rispettivi link.
Zazie Beetz interpreta Alicia. Tedesca, la ricordo per film come Deadpool 2 e Joker. Ha 28 anni e due film in uscita.
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domenica 27 ottobre 2019
venerdì 3 febbraio 2017
Split (2016)
Per quanto col tempo sia arrivata quasi a odiarlo, sul Bollalmanacco c'è sempre posto per M. Night Shyamalan, regista e sceneggiatore di Split. Oddio, wait a moment. Ho scritto Shyamalan e non Shyabadà. Vuoi vedere che stavolta...? Segue breve post SPOILER FREE!
Trama: tre ragazze vengono rapite da un uomo dotato di ben ventitré personalità diverse, reso ancora più pericoloso dall'insorgere di una ventiquattresima...
Negli ultimi anni l'idea di un film diretto, sceneggiato o persino prodotto da Shyamalan era diventata motivo di ilarità. Dopo gli exploit de Il sesto senso, Unbreakable, The Village e persino Signs, che a me era piaciuto parecchio nonostante si fosse beccato pernacchie e sputi da chiunque, ogni pellicola che portava l'ingombrante firma del nostro si era rivelata una sòla, una presa per i fondelli pompata da un ego presuntuoso, dalla convinzione di essere uno storyteller della Madonna e dalla necessità di inserire il fantomatico "Twist alla Shyamalan". Due anni fa, con The Visit, il regista si era fatto una bella doccia di umiltà e aveva confezionato un'opera non priva di difetti (stiamo pur sempre parlando di qualcosa prodotto dalla Blum House, così come lo stesso Split) ma comunque dignitosa, concentrandosi più sulla sua bravura di regista attento ai dettagli che su quella di sceneggiatore e quest'anno, con Split, è finalmente riuscito a girare qualcosa nuovamente meritevole di attenzione e rispetto. Anzi, posso dire che al momento Split è al secondo posto nella mia classifica di gradimento Shyamalano, subito sotto l'intoccabile Il sesto senso. Il motivo è presto detto: quella di Split è una storia intrigante, capace di mettere alla prova sia chi ha un minimo di dimestichezza col regista sia chi è alla sua prima esperienza e, soprattutto, non cala di ritmo neppure per un istante. Il disturbo dissociativo dell'identità è un tema naturalmente intrigante, da sempre perfetto per confezionare thriller imprevedibili e, al di là di un paio di "cadute di stile" legate ad un futuro universo Shyamalano (e comunque la scena mid-credits ha strappato l'applauso a me e ad altri seduti in poltrona), il regista lo gestisce alla perfezione focalizzando la sua attenzione non solo su Kevin, ideale fratello del Legione degli X-Men, ma anche sull'oscurità che circonda la giovane Casey, rapita assieme a due sue amiche dallo stesso Kevin, e sulla figura della Dottoressa Fletcher, uno dei pochi psichiatri sullo schermo che dimostra di sapere fare il suo lavoro con competenza e, soprattutto, con lo scopo di proteggere il paziente.
Nonostante il nostro sguardo venga inevitabilmente catturato da Dennis, Barry, Hedvig e le altre personalità nascoste dentro Kevin, Shyamalan riesce comunque ad insinuare dubbi anche sui personaggi "esterni" grazie a un abile gioco di inquadrature, montaggio e dialoghi, spingendo lo spettatore a farsi ben più di ventiquattro pensieri diversi sul modo in cui si risolverà la pellicola e, ammettiamolo per una volta, spingendolo a volerne ancora (ora ESIGO di conoscere anche le personalità che non sono state presentate!). Dare tutto il merito a Shyamalan sarebbe però ingiusto, adesso non esageriamo altrimenti torna a rimontarsi la testa. Il vero mostro del film è James McAvoy e mai quanto mercoledì ho desiderato di avere a disposizione un cinema illuminato che proiettasse le pellicole in lingua originale. Non potendo parlare con cognizione di causa dell'interpretazione dell'attore per intero, posso solo magnificarne la fisicità e l'espressività, che gli consente con un paio di gesti, un lieve mutamento della postura e un semplice cambio d'abiti (ma spesso non serve neppure quello!), di mostrare almeno sei delle ventiquattro personalità che compongono Kevin e di mettere conseguentemente ansia in mezza dozzina di modi diversi. A reggergli il gioco ci pensano la brava Betty Buckley con degli strepitosi botta e risposta e, soprattutto, la giovanissima Anya Taylor-Joy. Quest'ultima, con i suoi espressivissimi occhioni neri, supera il mero cliché di scream queen e final girl per regalare al pubblico un personaggio che non necessita di parole o gesti eclatanti per venire ricordata, le basta uno sguardo in camera sul finale, capace di raggelare lo spettatore con un orrore ancora più grande di quello vissuto fino a quel momento. Al netto di un paio di momenti in cui la suspension of disbelief dello spettatore viene messa a dura prova (nulla che il ricordo di Lady in the Water e della natura scoglionata di E venga il giorno non possa mettere a tacere, ovviamente!), mi sento dunque di dire che Manoj Nelliyattu Shyamalan stavolta è riuscito proprio a farsi volere bene e a girare un thriller-horror assai pregevole quindi bravo ciccio, continua così!
Del regista e sceneggiatore M. Night Shyamalan, che compare anche nel ruolo di Jay, ho già parlato QUI. James McAvoy (Kevin Wendell Crumb), Betty Buckley (Dr. Karen Fletcher) e Brad William Henke (Zio John) li trovate invece ai rispettivi link.
Anya Taylor-Joy interpreta Casey Cooke. Americana, la ricordo per film come The Witch e Morgan. Ha 21 anni e un film in uscita.
Inizialmente, avrebbe dovuto essere Joaquin Phoenix ad interpretare Kevin ma siccome era impegnato in altri progetti è stato scelto James McAvoy. Split, a quanto pare, è il secondo film di una trilogia che Shyamalan vorrebbe girare: se vi fosse piaciuto recuperate quindi Unbreakable - Il predestinato e aggiungete Identità, L'inquilino del terzo piano e Psyco. ENJOY!
Trama: tre ragazze vengono rapite da un uomo dotato di ben ventitré personalità diverse, reso ancora più pericoloso dall'insorgere di una ventiquattresima...
Negli ultimi anni l'idea di un film diretto, sceneggiato o persino prodotto da Shyamalan era diventata motivo di ilarità. Dopo gli exploit de Il sesto senso, Unbreakable, The Village e persino Signs, che a me era piaciuto parecchio nonostante si fosse beccato pernacchie e sputi da chiunque, ogni pellicola che portava l'ingombrante firma del nostro si era rivelata una sòla, una presa per i fondelli pompata da un ego presuntuoso, dalla convinzione di essere uno storyteller della Madonna e dalla necessità di inserire il fantomatico "Twist alla Shyamalan". Due anni fa, con The Visit, il regista si era fatto una bella doccia di umiltà e aveva confezionato un'opera non priva di difetti (stiamo pur sempre parlando di qualcosa prodotto dalla Blum House, così come lo stesso Split) ma comunque dignitosa, concentrandosi più sulla sua bravura di regista attento ai dettagli che su quella di sceneggiatore e quest'anno, con Split, è finalmente riuscito a girare qualcosa nuovamente meritevole di attenzione e rispetto. Anzi, posso dire che al momento Split è al secondo posto nella mia classifica di gradimento Shyamalano, subito sotto l'intoccabile Il sesto senso. Il motivo è presto detto: quella di Split è una storia intrigante, capace di mettere alla prova sia chi ha un minimo di dimestichezza col regista sia chi è alla sua prima esperienza e, soprattutto, non cala di ritmo neppure per un istante. Il disturbo dissociativo dell'identità è un tema naturalmente intrigante, da sempre perfetto per confezionare thriller imprevedibili e, al di là di un paio di "cadute di stile" legate ad un futuro universo Shyamalano (e comunque la scena mid-credits ha strappato l'applauso a me e ad altri seduti in poltrona), il regista lo gestisce alla perfezione focalizzando la sua attenzione non solo su Kevin, ideale fratello del Legione degli X-Men, ma anche sull'oscurità che circonda la giovane Casey, rapita assieme a due sue amiche dallo stesso Kevin, e sulla figura della Dottoressa Fletcher, uno dei pochi psichiatri sullo schermo che dimostra di sapere fare il suo lavoro con competenza e, soprattutto, con lo scopo di proteggere il paziente.
Nonostante il nostro sguardo venga inevitabilmente catturato da Dennis, Barry, Hedvig e le altre personalità nascoste dentro Kevin, Shyamalan riesce comunque ad insinuare dubbi anche sui personaggi "esterni" grazie a un abile gioco di inquadrature, montaggio e dialoghi, spingendo lo spettatore a farsi ben più di ventiquattro pensieri diversi sul modo in cui si risolverà la pellicola e, ammettiamolo per una volta, spingendolo a volerne ancora (ora ESIGO di conoscere anche le personalità che non sono state presentate!). Dare tutto il merito a Shyamalan sarebbe però ingiusto, adesso non esageriamo altrimenti torna a rimontarsi la testa. Il vero mostro del film è James McAvoy e mai quanto mercoledì ho desiderato di avere a disposizione un cinema illuminato che proiettasse le pellicole in lingua originale. Non potendo parlare con cognizione di causa dell'interpretazione dell'attore per intero, posso solo magnificarne la fisicità e l'espressività, che gli consente con un paio di gesti, un lieve mutamento della postura e un semplice cambio d'abiti (ma spesso non serve neppure quello!), di mostrare almeno sei delle ventiquattro personalità che compongono Kevin e di mettere conseguentemente ansia in mezza dozzina di modi diversi. A reggergli il gioco ci pensano la brava Betty Buckley con degli strepitosi botta e risposta e, soprattutto, la giovanissima Anya Taylor-Joy. Quest'ultima, con i suoi espressivissimi occhioni neri, supera il mero cliché di scream queen e final girl per regalare al pubblico un personaggio che non necessita di parole o gesti eclatanti per venire ricordata, le basta uno sguardo in camera sul finale, capace di raggelare lo spettatore con un orrore ancora più grande di quello vissuto fino a quel momento. Al netto di un paio di momenti in cui la suspension of disbelief dello spettatore viene messa a dura prova (nulla che il ricordo di Lady in the Water e della natura scoglionata di E venga il giorno non possa mettere a tacere, ovviamente!), mi sento dunque di dire che Manoj Nelliyattu Shyamalan stavolta è riuscito proprio a farsi volere bene e a girare un thriller-horror assai pregevole quindi bravo ciccio, continua così!
Del regista e sceneggiatore M. Night Shyamalan, che compare anche nel ruolo di Jay, ho già parlato QUI. James McAvoy (Kevin Wendell Crumb), Betty Buckley (Dr. Karen Fletcher) e Brad William Henke (Zio John) li trovate invece ai rispettivi link.
Anya Taylor-Joy interpreta Casey Cooke. Americana, la ricordo per film come The Witch e Morgan. Ha 21 anni e un film in uscita.
Inizialmente, avrebbe dovuto essere Joaquin Phoenix ad interpretare Kevin ma siccome era impegnato in altri progetti è stato scelto James McAvoy. Split, a quanto pare, è il secondo film di una trilogia che Shyamalan vorrebbe girare: se vi fosse piaciuto recuperate quindi Unbreakable - Il predestinato e aggiungete Identità, L'inquilino del terzo piano e Psyco. ENJOY!
mercoledì 18 novembre 2015
Altered - Paura dallo spazio profondo (2006)
Spulciando qui e là in rete mi è saltato all'occhio Altered - Paura dallo spazio profondo (Altered), diretto e co-sceneggiato nel 2006 dal regista Eduardo Sánchez, e ho deciso di guardarlo.
Trama: cinque ragazzini vengono rapiti e seviziati dagli alieni e uno di loro muore nel corso di orribili esperimenti. Da adulti, spinti chi da un desiderio di vendetta, chi trascinato nella vicenda nonostante la ferma volontà di scappare, si ritrovano a dover affrontare quegli stessi alieni...
Per chi ha vissuto in pieno l'epoca Blair Witch Project come la sottoscritta il nome di Eduardo Sánchez, seconda metà della coppia che ha donato al mondo il papà di tutti i found footage moderni, suscita ancora un po' di affettuosa curiosità. Ed è per questo che, pur non andando particolarmente matta per gli alieni e pur essendone francamente anche terrorizzata, ho deciso di dare una chance ad Altered - Paura dallo spazio profondo, un film al quale inizialmente non avrei dato un centesimo ma che in qualche modo mi ha coinvolta e anche un po' spaventata. La trama si concentra su una triste storia di vendetta che comincia "in medias res" nel momento in cui tre dei protagonisti esordiscono cacciando una creatura aliena in un bosco; questo inizio al fulmicotone ha un effetto straniante perché lì per lì parrebbe quasi che nell'universo descritto da Altered la caccia all'alieno sia comune quanto qui quella al cinghiale, come se la Terra fosse stata invasa e fosse in corso una guerra tra umani ed extraterrestri. In realtà, andando avanti col film verremo a scoprire che i tre (ai quali si aggiungerà il vero protagonista della pellicola, Wyatt) sono vittime isolate di rapimenti alieni, condannati a vivere una vita di terrore, sensi di colpa e continue prese in giro proprio a causa del terribile evento che ha distrutto la loro infanzia. Altered prende quindi il via dal desiderio dei tre di farla pagare agli alieni uccidendo l'essere che sono riusciti a catturare ma il vero motore dell'azione è la ferrea consapevolezza di Wyatt, l'unico rimasto prigioniero per più tempo e conseguentemente il più esperto in materia ma anche quello che pensa giustamente a fuggire dal passato, che l'eventuale morte dell'orribile ostaggio scatenerebbe l'ira dei suoi simili, condannando l'umanità all'estinzione. La particolarità di Altered è quindi la presenza di un mostro orrendo, sanguinario e anche molto bastardo, il quale gioca sul fatto che i protagonisti possono torturarlo e tenerlo prigioniero ma non ucciderlo, con tutto quello che ne consegue; questo meccanismo regge benissimo per la prima metà del film, claustrofobica, tesa e disperata oltre che condita da un paio di momenti splatter non da poco, ma si perde un po' nella seconda, più banale e raffazzonata.
Altered perde di efficacia nel momento in cui parecchi pezzi vengono tolti dalla scacchiera e l'azione si concentra essenzialmente sul protagonista, una specie di radar per alieni "alterato" dagli stessi in un modo che non viene mai specificato. La claustrofobica e cauta sopravvivenza racchiusa in quattro mura diventa una fuga disperata tra strade e boschi o si traduce in duelli mentali tra Wyatt e l'alieno zannuto, più fastidiosi per le orecchie dello spettatore (straziate da terribili stridii) che paurosi e non bastano un paio di momenti di nera ironia per risollevare una risoluzione frettolosa ed un finale fiacco. C'è da dire che, in generale, a me gli alieni terrorizzano quando sono appiedati mentre quando compaiono eventuali astronavi innalzo un muro di scetticismo e ho quindi trovato sconsiderata l'idea di destinare buona parte del budget ad un orrido veicolo spaziale realizzato con una CGI da poveracci, una vera caduta di stile di cui Altered poteva fare a meno. A parte tutto, il film di Sánchez si lascia guardare, soprattutto grazie alla presenza di caratteristi capaci, che mettono l'anima per far sì che i loro personaggi buchino lo schermo consentendo allo spettatore di interessarsi alla loro storia e soprattutto alla loro sorte; il protagonista è un po' moscetto e lo zoticone Cody per buona parte del film è costretto nel ruolo del redneck iracondo, volgare e pazzo ma Brad William Henke e il veterano della strega di Blair Michael C. Williams danno vita a due personaggi ai quali non è possibile volere male. Quanto al trucco dell'alieno... ecco, diciamo che non vorrei mai trovarmi davanti una simile aberrazione, la versione carnivora di un Exogino (che, se ricordate, erano già brutti di loro!) con una fastidiosa passione per le interiora umane, però come al solito ho provato più ansia quando questa schifezzuola verde e zannuta non veniva inquadrata piuttosto che di fronte ad eventuali primi piani. A parte le mie considerazioni deviate, Altered è un film che merita una visione, dategli una chance!
Del regista e co-sceneggiatore Eduardo Sánchez ho già parlato QUI mentre Michael C. Williams, che interpreta Otis, lo trovate QUA.
Adam Kaufman interpreta Wyatt. Americano, ha partecipato a serie come Buffy l'ammazzavampiri, Dawson's Creek, Taken, CSI: Miami, CSI NY, Monk, Senza traccia, Melrose Place e 90210. Ha 41 anni.
Brad William Henke interpreta Duke. Americano, ha partecipato a film come The Fan - Il mito, Space Jam, North County, World Trade Center, Pacific Rim, Fury e serie come Nash Bridges, ER Medici in prima linea, Jarod il camaleonte, Più forte ragazzi, CSI Scena del crimine, Dexter, Cold Case, CSI: Miami, Lost, Criminal Minds e Bones. Anche sceneggiatore e produttore, ha 49 anni e tre film in uscita.
Se Altered - Paura dallo spazio profondo vi fosse piaciuto recuperate anche Dark Skies - Oscure presenze. ENJOY!
Trama: cinque ragazzini vengono rapiti e seviziati dagli alieni e uno di loro muore nel corso di orribili esperimenti. Da adulti, spinti chi da un desiderio di vendetta, chi trascinato nella vicenda nonostante la ferma volontà di scappare, si ritrovano a dover affrontare quegli stessi alieni...
Per chi ha vissuto in pieno l'epoca Blair Witch Project come la sottoscritta il nome di Eduardo Sánchez, seconda metà della coppia che ha donato al mondo il papà di tutti i found footage moderni, suscita ancora un po' di affettuosa curiosità. Ed è per questo che, pur non andando particolarmente matta per gli alieni e pur essendone francamente anche terrorizzata, ho deciso di dare una chance ad Altered - Paura dallo spazio profondo, un film al quale inizialmente non avrei dato un centesimo ma che in qualche modo mi ha coinvolta e anche un po' spaventata. La trama si concentra su una triste storia di vendetta che comincia "in medias res" nel momento in cui tre dei protagonisti esordiscono cacciando una creatura aliena in un bosco; questo inizio al fulmicotone ha un effetto straniante perché lì per lì parrebbe quasi che nell'universo descritto da Altered la caccia all'alieno sia comune quanto qui quella al cinghiale, come se la Terra fosse stata invasa e fosse in corso una guerra tra umani ed extraterrestri. In realtà, andando avanti col film verremo a scoprire che i tre (ai quali si aggiungerà il vero protagonista della pellicola, Wyatt) sono vittime isolate di rapimenti alieni, condannati a vivere una vita di terrore, sensi di colpa e continue prese in giro proprio a causa del terribile evento che ha distrutto la loro infanzia. Altered prende quindi il via dal desiderio dei tre di farla pagare agli alieni uccidendo l'essere che sono riusciti a catturare ma il vero motore dell'azione è la ferrea consapevolezza di Wyatt, l'unico rimasto prigioniero per più tempo e conseguentemente il più esperto in materia ma anche quello che pensa giustamente a fuggire dal passato, che l'eventuale morte dell'orribile ostaggio scatenerebbe l'ira dei suoi simili, condannando l'umanità all'estinzione. La particolarità di Altered è quindi la presenza di un mostro orrendo, sanguinario e anche molto bastardo, il quale gioca sul fatto che i protagonisti possono torturarlo e tenerlo prigioniero ma non ucciderlo, con tutto quello che ne consegue; questo meccanismo regge benissimo per la prima metà del film, claustrofobica, tesa e disperata oltre che condita da un paio di momenti splatter non da poco, ma si perde un po' nella seconda, più banale e raffazzonata.
Altered perde di efficacia nel momento in cui parecchi pezzi vengono tolti dalla scacchiera e l'azione si concentra essenzialmente sul protagonista, una specie di radar per alieni "alterato" dagli stessi in un modo che non viene mai specificato. La claustrofobica e cauta sopravvivenza racchiusa in quattro mura diventa una fuga disperata tra strade e boschi o si traduce in duelli mentali tra Wyatt e l'alieno zannuto, più fastidiosi per le orecchie dello spettatore (straziate da terribili stridii) che paurosi e non bastano un paio di momenti di nera ironia per risollevare una risoluzione frettolosa ed un finale fiacco. C'è da dire che, in generale, a me gli alieni terrorizzano quando sono appiedati mentre quando compaiono eventuali astronavi innalzo un muro di scetticismo e ho quindi trovato sconsiderata l'idea di destinare buona parte del budget ad un orrido veicolo spaziale realizzato con una CGI da poveracci, una vera caduta di stile di cui Altered poteva fare a meno. A parte tutto, il film di Sánchez si lascia guardare, soprattutto grazie alla presenza di caratteristi capaci, che mettono l'anima per far sì che i loro personaggi buchino lo schermo consentendo allo spettatore di interessarsi alla loro storia e soprattutto alla loro sorte; il protagonista è un po' moscetto e lo zoticone Cody per buona parte del film è costretto nel ruolo del redneck iracondo, volgare e pazzo ma Brad William Henke e il veterano della strega di Blair Michael C. Williams danno vita a due personaggi ai quali non è possibile volere male. Quanto al trucco dell'alieno... ecco, diciamo che non vorrei mai trovarmi davanti una simile aberrazione, la versione carnivora di un Exogino (che, se ricordate, erano già brutti di loro!) con una fastidiosa passione per le interiora umane, però come al solito ho provato più ansia quando questa schifezzuola verde e zannuta non veniva inquadrata piuttosto che di fronte ad eventuali primi piani. A parte le mie considerazioni deviate, Altered è un film che merita una visione, dategli una chance!
Del regista e co-sceneggiatore Eduardo Sánchez ho già parlato QUI mentre Michael C. Williams, che interpreta Otis, lo trovate QUA.
Adam Kaufman interpreta Wyatt. Americano, ha partecipato a serie come Buffy l'ammazzavampiri, Dawson's Creek, Taken, CSI: Miami, CSI NY, Monk, Senza traccia, Melrose Place e 90210. Ha 41 anni.
Brad William Henke interpreta Duke. Americano, ha partecipato a film come The Fan - Il mito, Space Jam, North County, World Trade Center, Pacific Rim, Fury e serie come Nash Bridges, ER Medici in prima linea, Jarod il camaleonte, Più forte ragazzi, CSI Scena del crimine, Dexter, Cold Case, CSI: Miami, Lost, Criminal Minds e Bones. Anche sceneggiatore e produttore, ha 49 anni e tre film in uscita.
Se Altered - Paura dallo spazio profondo vi fosse piaciuto recuperate anche Dark Skies - Oscure presenze. ENJOY!
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