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mercoledì 14 maggio 2025

Drop (2025)

In qualche modo, sono riuscita a recuperare anche Drop, diretto dal regista Christopher Landon.


Trama: Violet, psichiatra con un figlio a carico, va a un appuntamento per la prima volta, dopo anni dalla morte del marito. Durante l'appuntamento, però, la donna comincia a ricevere minacciosi messaggi anonimi...


Drop
mi aveva intrigata fin dal primo trailer e, neanche a dirlo, fin dal nome del regista, quel Christopher Landon che, finora, ha sbagliato giusto quella mosceria di Un fantasma in casa. Purtroppo, Landon non è tornato alla commedia horror, genere che più gli si confà, ma Drop si è rivelato comunque una visione piacevole sebbene ansiogena e, come thriller di rapido consumo, è veramente ben realizzato. La situazione di partenza è, già di per sé, una potenziale bomba ad orologeria: Violet, vedova con un figlio a carico, non esce con un uomo da anni e, dopo mesi di conoscenza on line, ha deciso di incontrare di persona Henry. Con tutto il carico di nervosismo ed inadeguatezza delle grandi occasioni, Violet va all'elegantissimo ristorante prenotato da Henry e lì e le tocca aspettarlo per un po', condividendo dubbi e speranze con personaggi di varia natura i quali, col prosieguo del film, diventeranno papabili mandanti dei minacciosi "drop" del titolo originale. Henry, a un certo punto, arriva, e Violet riprende a respirare, perché l'uomo si rivela simpatico, intelligente, comprensivo e pure belloccio; purtroppo, dopo pochi minuti la donna comincia a ricevere misteriosi messaggi anonimi sul cellulare, in un crescendo sempre più angosciante, che culmina con l'ordine di uccidere Henry pena la morte del figlioletto, rimasto a casa con la giovane zia. Il mix di premessa improbabile all'interno di una situazione "normale" ma già potenzialmente fonte di agitazione e disagio, funziona alla grande. Lo spettatore, guidato dal punto di vista di Violet, con la quale condividiamo le limitate informazioni dei "drop", si ritrova col fiato sospeso a sperare non solo che la donna riesca ad uscire da un incubo sempre più pericoloso e claustrofobico, ma anche che il povero Henry sopravviva e, magari, riesca a mettersi insieme alla protagonista. Oltre all'ansia data dai tentativi di Violet di chiedere aiuto, temporeggiare e scoprire l'identità di chi la tormenta, infatti, c'è anche il dispiacere di vedere Henry, ignaro di tutto, sempre più perplesso dal comportamento della donna, pateticamente attaccato alla speranza di poter superare le stranezze di lei ed essere finalmente felice con qualcuno. Insomma, a livello psicologico, Drop non offre nemmeno un istante di tregua ed è una tesissima corsa verso una risoluzione finale un po' più action e, a mio parere, ancora meno verosimile, benché godereccia. 


Con una sceneggiatura già scritta, Christopher Landon si concentra sulla regia e rende la vicenda ancora più dinamica. Curiosa di sapere se esistesse davvero un "Ristorante Palate" a Chicago, ho scoperto che la location è stata costruita in studio, quindi gli scenografi hanno creato un ambiente perfetto dove il regista potesse muoversi a suo agio, così da realizzare sequenze fluide, azzardare riprese sghembe dal basso, enfatizzare la paranoia di Violet con ampie panoramiche dei tavoli e degli avventori e avere almeno tre ambienti diversi a disposizione. Inoltre, Landon vivacizza ancor più la vicenda riportando sullo schermo i drop ricevuti da Violet come enormi scritte in sovrimpressione, un memento mori costante che sembra volerla schiacciare in ogni istante. Molto bravi anche gli attori. Non conoscevo né Meghann FahyBrandon Sklenar (ovviamente, sono facce "da serial" e io praticamente non ne guardo), ma l'alchimia tra i due c'è, ed è tenera ed imbarazzata come può essere quella di un primo appuntamento destinato a finire bene. In particolare, Meghann Fahy riesce, con incredibile naturalezza, ad esternare tutti i traumi psicologici del suo personaggio, la timidezza, il senso di inadeguatezza, anche quando la situazione la vuole più fredda e determinata; soprattutto, calamita fin dall'inizio l'attenzione e l'empatia dello spettatore, che è felice di non abbandonare mai il suo fianco, e si ingegna a cercare alle sue spalle o sul suo cellulare un indizio, qualcosa, che possa perlomeno darci un vantaggio rispetto alla totale "ignoranza" di Violet. Drop non sarà sicuramente il film dell'anno, non voglio convincervi di questo, ma è un onestissimo thriller che fa il suo dovere, in primis quello di non lasciare che lo spettatore si annoi o si distragga al punto da cominciare a farsi domande scomode sulla plausibilità del tutto. Purtroppo, ha avuto una distribuzione in sala praticamente nulla, ma vi consiglio di divertirvici quando uscirà in streaming, perché ne vale la pena!  


Del regista Christopher Landon ho già parlato QUI

Meghann Fahy interpreta Violet. Americana, ha partecipato a film come Miss Sloane - Giochi di potere e Your Monster. Ha 35 anni. 





venerdì 24 marzo 2023

Un fantasma in casa (2023)

Passata la febbre da Oscar, ho deciso di recuperare un paio di film interessanti che avevo lasciato indietro, a cominciare da Un fantasma in casa (We Have a Ghost), diretto e sceneggiato dal regista Christopher Landon a partire dal racconto Ernest di Geoff Manaugh (che potete leggere QUI).


Trama: Kevin e la sua problematica famiglia si trasferiscono in una vecchia casa a buon mercato, tale proprio perché abitata da un fantasma di nome Ernest. Kevin si prende a cuore il fantasma e cerca di scoprire cosa gli sia successo, ma suo padre cerca il successo facile su internet...


Siccome da un paio di settimane, per vari motivi, ci mette male andare al cinema nel weekend e in settimana è sempre un casino, sabato ho proposto al Bolluomo la visione casalinga (pun intended) di Un fantasma in casa. Il mio primo motivo di interesse, ma a lui non ditelo, era ovviamente la presenza di quel gran figo (pure col riporto) di David Harbour, il secondo la regia di quel Christopher Landon che adoro dai tempi di Tanti auguri per la tua morte e che finora non mi aveva mai delusa. Quest'ultima frase vi dovrebbe far capire che un po' di delusione, invece, c'è stata guardando Un fantasma in casa, ma non so se la colpa sia da imputarsi a Landon o all'amore di Netflix per l'elefantiasi, che ha preso un racconto breve dai concetti spaventosamente chiari, commovente dolce pur nella sua brevità, e lo ha dilatato fino a raggiungere le due ore e passa di metraggio. Sono tante, infatti, le cose che avrebbero potuto essere eliminate dalla trama del film, e un po' più di coesione avrebbe reso la pellicola più asciutta, scorrevole e dinamica, anche perché la carne messa sul fuoco è sì decisamente troppa, ma era tranquillamente possibile raggrupparla in grandi insiemi, come si faceva negli anni '80-'90 nelle opere a cui Un fantasma in casa fa riferimento. Il fulcro della storia risiede nel rapporto che si viene a instaurare tra Kevin, ragazzotto con problemi familiari legati in primis a un padre eternamente bambino, incapace di trovare un punto fermo nella vita, e il fantasma muto Ernest, una creatura che non ricorda più nulla del suo passato ed è quindi insicura ed instabile quanto Kevin; i due si aiutano a vicenda, legandosi con un rapporto di sincera amicizia che va oltre le parole, mentre attorno a loro c'è chi vorrebbe solo sfruttare Ernest per soldi (papà Frank in primis) o per motivi legati ad una fantomatica "sicurezza nazionale", con tutto quello che ne consegue. Un fantasma in casa, in tal senso, è molto "Spielberghiano" nel tratteggiare una vicenda in cui l'elemento fantastico o sovrannaturale accoglie chi viene respinto da una realtà triste, diventando motivo di maturazione e crescita, senza ovviamente tralasciare momenti di pura avventura, tra rocambolesche fughe da polizia/esercito e momenti un po' più dark in cui la vita dei protagonisti rischia di venire messa seriamente in pericolo.


Ci sono sequenze, all'interno del film, tra l'esilarante e il geniale, che mi hanno ricordato moltissimo ciò a cui mi ha abituata Langdon (la critica ai social, con tutte le challenge nate dall'amore per Ernest, è una delle cose migliori di Un fantasma in casa, assieme a quel paio di momenti horror che avrei voluto un po' più consistenti) e il rapporto tra Ernest e Kevin è molto ben tratteggiato, così come è interessante la quest intrapresa dal ragazzo per rivelare il passato dell'amico fantasma, costellata da inseguimenti in macchina fantasiosi e molto inventivi dal punto di vista degli effetti speciali, ma personalmente ho trovato molto, troppo deboli un paio di altri elementi. In primis, il papà interpretato da Anthony Mackie è uno dei personaggi più odiosi (non che nel racconto breve fosse simpatico, anzi) e malscritti di sempre: capiamo che, per non ben specificati moti di orgoglio misti a dabbenaggine congenita, l'uomo ha mandato in bancarotta la famiglia per poi continuare a fare il gallo sulla monnezza (altro personaggio assolutamente malscritto è quello della madre di Kevin, più fantasma lei di Ernest), di conseguenza tutto l'amore e la simpatia che moglie e figlio maggiore provano nei suoi confronti non si spiegano e vorrei ben vedere che Kevin non lo elegga a monumento alla delusione, visto che non basta un discorsetto strappalacrime prima del finale per redimersi, almeno dal mio punto di vista. Altro elemento debolissimo è la scrittrice/agente della CIA/Ghostbuster interpretata da Tig Notaro, il cui arco narrativo prevede la scomparsa, nel giro di un paio di minuti, di tutto il risentimento e la volontà di rivalsa che l'hanno spinta per decenni a trovare ed imprigionare un fantasma (a questi punti, era meglio tenersi il ben poco carismatico capo della CIA a mo' di nemico quasi senza volto, piuttosto che sprecare tempo a tratteggiare un personaggio di nessuno spessore). Peccato, perché vista la presenza di un David Harbour che, senza dire una parola, riesce ad emanare un carisma e una dolcezza incredibili, ci sarebbe voluto davvero poco per confezionare un film malinconico e delicato in grado di colpire lo spettatore, ma tutte le lungaggini di cui è infarcito contribuiscono a renderlo dimenticabile, non certo graffiante come Freaky e i due Auguri per la tua morte. Io comunque non demordo e spero che Landon torni alle sue simpatiche contaminazioni horror, magari di nuovo con David Harbour ma senza Netflix tra le bolas!


Del regista e sceneggiatore Christopher Landon ho già parlato QUIDavid Harbour (Ernest), Anthony Mackie (Frank) e Tom Bower (Ernest Scheller) li trovate invece ai rispettivi link. 

Jennifer Coolidge interpreta Judy Romano. Americana, la ricordo per film come Austin Powers - La spia che ci provava, American Pie, American Pie 2, Zoolander, Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi, Cambia la tua vita con un click e Una donna promettente, inoltre ha partecipato a serie quali Friends, La vita secondo Jim e Nip/Tuck; come doppiatrice ha lavorato in American Dad!. Anche sceneggiatrice, ha 62 anni. 


Jahi Di'Allo Winston, che interpreta Kevin, ha già partecipato a I morti non muoiono e Queen & Slim mentre Tig Notaro, che interpreta la dottoressa Leslie Monroe, era nel cast di Army of the Dead. Se Un fantasma in casa vi fosse piaciuto recuperate E.T. L'extraterrestre, Beetlejuice, Casper, Sospesi nel tempo e RIPD - Poliziotti dall'aldilà. ENJOY!


martedì 5 marzo 2019

Ancora auguri per la tua morte (2019)

Fremendo per la curiosità, sabato sera sono andata a vedere Ancora auguri per la tua morte (Happy Death Day 2U), diretto dal regista Christopher Landon. Recensione completamente SPOILER FREE!


Trama: a causa di uno strano macchinario, Tree torna a rimanere bloccata nel loop temporale che la vuole morta per mano di un killer mascherato.


Tutto mi sarei aspettata da Ancora auguri per la tua morte tranne che Christopher Landon la buttasse ancora più in caciara, trasformando una divertente commedia horror in una commedia punto, con un pizzico di mistero e persino un po' di sci-fi, relegando il killer dalla faccia di neonato quasi sullo sfondo. La scelta probabilmente ha fatto storcere il naso a molti ma personalmente l'ho trovata invece illuminata e perfetta per scongiurare il rischio di un sequel fotocopia. Certo, parliamo di loop temporali, quindi è inevitabile che certe situazioni si ripetano e che scatti il "momento Quicksilver", ovvero la riproposta della miglior trovata di Auguri per la tua morte, in questo caso l'aplomb rassegnato col quale Tree va incontro alle morti peggiori, andandosele persino a cercare, ma la cosa non mi ha dato per nulla fastidio, anzi; allo stesso modo, le strizzate d'occhio al film precedente sono praticamente infinite, e non conviene andare a vedere Ancora auguri per la tua morte senza ricordare più che bene il suo predecessore, pena il rischio di non goderselo come meriterebbe e perdersi battute e momenti esilaranti. L'unico grande problema di Ancora auguri per la tua morte è il ricorso ad una trama più arzigogolata e ambiziosa, che fa il verso a Ritorno al futuro e agli universi paralleli e rischia di friggere la mente di più di uno spettatore, instillando dubbi sulla solidità dell'intreccio in quelli più rompiscatole (SPOILER: la presenza della versione omicida di Ryan ha un senso se si pensa ad una terza dimensione parallela in cui la storia ha preso un'altra piega, ma perché i due Ryan possono coesistere lì quando invece Tree ha preso il posto della sua controparte nella realtà in cui sua madre è viva?). Probabilmente Landon l'ha capito e ha cercato di seppellire il tutto stuzzicando la curiosità dello spettatore che deve tornare a capire chi si nasconde sotto la maschera del killer e, soprattutto, appoggiandosi interamente alla vis comica del personaggio di Tree.


Al di là del whodunnit e di richiami ai sospetti del film precedente, è innegabile che la vera mattatrice dell'intero film sia una Jessica Rothe debordante, ormai perfettamente a suo agio nei panni della bionda Tree. Donna sull'orlo di una crisi di nervi, ruzza come un portuale, preda di problemi esistenziali e lo stesso capace di coinvolgere lo spettatore con problemi personali che arrivano persino a commuovere, Tree si consacra immortale eroina della serie, umanissima anche nel suo essere ormai diventata una macchina da guerra la cui sfiga fa invidia a quella di Paperino. Supportata da un cast di caratteristi esilaranti, tra i quali spicca lo stupido preside interpretato da Steve Zissis, Jessica Rothe spadroneggia indisturbata ed è l'elemento che rende Ancora auguri per la tua morte più vario e divertente di quanto non sarebbe stato con un'attrice con meno personalità. Non guasta poi il modo in cui Christopher Langdon gioca con le citazioni, sia del film precedente sia di pellicole storiche, e con la colonna sonora a base di canzoni "ad hoc" come Stayin'Alive e le immortali Flower Duet e Carmina Burana, utilizzate in modo talmente esilarante da ricordarmi i momenti migliori di Sensualità a corte. Quindi sì, Ancora auguri per la tua morte è l'"horror" meno horror mai prodotto dalla Blum House, però non sono riuscita a volergli male perché mi ha fatto passare un paio d'ore in completa e stordita letizia, il che era proprio ciò di cui avevo bisogno in quel momento. Ah, occhio alla scena mid-credit, possibile apertura per un terzo capitolo già immaginato dal regista... anche se sinceramente spererei di no!


Del regista Christopher Landon ho già parlato QUI mentre Israel Broussard, che interpreta Carter, lo trovate QUA.

Jessica Rothe interpreta Tree Gelbman. Americana, ha partecipato a film come La La Land e Auguri per la tua morte. Ha 32 anni e un film in uscita.


Suraj Sharma, che interpreta Samar Ghosh, era il giovane Pi di Vita di Pi. Al solito, se Ancora auguri per la tua morte vi fosse piaciuto recuperate Auguri per la tua morte, la trilogia di Ritorno al futuro e Ricomincio da capo. ENJOY!


mercoledì 8 novembre 2017

Bollanteprima: Auguri per la tua morte (2017)

Una delle poche esperienze positive di questo Lucca Comics, purtroppo funestato dall'impossibilità di andare in un giorno che non fosse il maledetto ed affollatissimo sabato, è stata la chance di vedere in anteprima Auguri per la tua morte (Happy Death Day), diretto dal regista Christopher Landon e in uscita domani in tutta Italia. Segue recensione SENZA SPOILER.


Trama: il giorno del suo compleanno la stronzissima e bionda Tree si risveglia solo per concludere la giornata uccisa da un killer mascherato e ricominciare tutto da capo...


Auguri per la tua morte è uno di quei film che, sebbene poco pubblicizzato e passato un po' in sordina, è stato comunque in grado di colpirmi col trailer, visto durante una delle millemila serate passate al cinema. Onestamente, dopo aver guardato il tristissimo young adult Prima di domani l'idea di sorbirmi la versione teen slasher di Ricomincio da capo non mi sorrideva tantissimo ma è anche vero che il concetto stesso di "giornata ripetuta mille volte" è intrigante e di solito mi spinge automaticamente al cinema. A questo dovete aggiungere che la sceneggiatura di Auguri per la tua morte è stata scritta da un certo Scott Lobdell, il quale a inizio millennio era uno degli scrittori chiave di X-Men e compagnia, nonché co-creatore di Generation X, una delle serie mutanti a fumetti più gradevoli di sempre (almeno finché ci sono stati lui e Chris Bachalo al timone, poi è diventata fuffa della peggior specie, come spesso accade), cosa che ha impennato parecchio il mio livello di curiosità. Così, sabato sera io e il Bolluomo abbiamo approfittato di un comodo e assai gradito accredito stampa per superare la fiumana di gente in attesa di entrare al cinema e sederci belli paciosi in poltrona onde giudicare di persona la bontà di un film simile e sinceramente non ricordo di essermi divertita così tanto guardando un horror, almeno negli ultimi mesi. Horror per modo dire, ché Auguri per la tua morte è prima di tutto una commedia contaminata con un simpatico tocco slasher che si concretizza essenzialmente nelle reazioni esilaranti di un'odiosa ragazzetta uccisa in modi sempre più cruenti da un killer proprio nel giorno del suo compleanno. Il perché e il percome di questo destino infingardo e delle nove vite della fanciulla vengono ovviamente chiariti con l'avvicinarsi del finale, la cosa divertente però è abbandonarsi senza troppe pretese alle regole e ai cliché del genere, stilati fin dal lontano 1993: la protagonista dev'essere essenzialmente una stronza in pieno stile Chanel Oberlin, dopo un primo e comprensibile momento di follia e sconforto la protagonista deve avvantaggiarsi della situazione di loop temporale per realizzare tutto ciò che sarebbe impossibile fare in una vita e, infine, la "vittima" deve comprendere gli errori della sua via e diventare buona, disponibile e gentile con tutti, arrivando anche a migliorare la qualità della vita di chi la circonda. Il tutto, ovviamente, con la consapevolezza che a fine giornata il killer arriverà a porre fine alla sua esistenza, a prescindere da tutte le misure cautelari messe in atto per evitare la morte, cosa che non assicura una serata ad alto tasso di paura ma sicuramente regala qualche attimo di tensione, se non altro a chi magari è a digiuno di questo genere di pellicole.


Dire altro sulla trama sarebbe un delitto anche perché a un certo punto Landon e Lobdell si mettono a giocare con lo spettatore e si divertono a prendere in giro quelli più scafati, fermo restando che il target di riferimento di Auguri per la tua morte è un pubblico di adolescenti in cerca di risate e brividi facili, magari con qualche bel faccino in omaggio. Il bel faccino in questione è quello di Jessica Rothe, volto televisivo che ovviamente io non conoscevo, bionda attrice di belle speranze che da sola regge interamente il film e per un solo motivo: è caruccia, stronzetta e matta come la Drew Barrymore dei bei vecchi tempi e la sceneggiatura le mette in bocca dei dialoghi semplicemente esilaranti. Non così bella da essere irreale come, per dire, Margot Robbie o la Samara Weaving vista di recente in The Babysitter, Jessica Rothe ha il fisico da scream queen e le espressioni buffe di un'attrice del Saturday Night Live, cosa che rende le sue morti dei capolavori di umorismo nero e aiuta parecchio lo spettatore ad empatizzare con lei nonostante il suo carattere onestamente orrido (forse anche perché le "sorelle" che la circondano sono delle beeyotches della peggior specie). La natura di commedia horror viene enfatizzata anche dalla scelta di rendere il film PG-13, quindi ben poco splatter e con tagli piazzati ad hoc per interrompere le scene più cruente, e l'unico, vero aspetto inquietante di Auguri per la tua morte è la maschera del killer disegnata da Tony Gardner che, così narra la leggenda, sarebbe colui grazie al quale è nata la maschera del Ghostface di Scream; effettivamente, la pellicola di Landon (benché non si prenda MAI sul serio, nemmeno in un paio di momenti un po' più "strappalacrime") ricorda un po', per atmosfere ed ironia, la trilogia di Wes Craven, questo nonostante l'intera vicenda sia perfettamente autoconclusiva e affatto bisognosa di un sequel, che rischierebbe di allungare il brodo a dismisura, venendo presto a noia. Di questi tempi, però, mai dire mai, anche perché Auguri per la tua morte ha sfondato il box office americano nel primo weekend di uscita e sappiamo bene che alla Blum House hanno il naso fino per queste cose, quindi mi aspetto come minimo un sequel. Sperando che così non sia, vi invito comunque ad andare al cinema domani a farvi due risate, perché Auguri per la tua morte è talmente spassoso e simpatico che merita di essere visto almeno una volta.


Del regista Christopher Landon ho già parlato QUI.

Israel Broussard interpreta Carter. Americano, ha partecipato a film come Bling Ring e a serie quali Fear the Walking Dead. Ha 23 anni e due film in uscita.


La protagonista Jessica Rothe era già apparsa in La La Land mentre Ruby Modine, che interpreta Lori Spengler, è la figlia di Matthew Modine. Il film avrebbe dovuto uscire col titolo Half to Death già nel 2008, prodotto da Michael Bay e con Megan Fox come protagonista, poi il progetto è finito in mano a Christopher Landon che ha ridotto di parecchio le scene gore presenti nella sceneggiatura di Scott Lobdell e che promette di fornire una spiegazione del loop temporale in un eventuale sequel del film. Detto questo, se Auguri per la tua morte vi fosse piaciuto consiglio il recupero dell'immortale Ricomincio da capo, citato anche alla fine del film. ENJOY!

martedì 26 aprile 2016

Manuale scout per l'apocalisse zombie (2015)

Era un po' di tempo che non parlavo di qualche simpatica supercazzola horror, quindi rimedio oggi con un post su Manuale scout per l'apocalisse zombie (Scouts Guide to the Zombie Apocalypse), diretto e co-sceneggiato nel 2015 dal regista Christopher Landon.


Trama: tre scout si ritrovano coinvolti loro malgrado nello scoppio di un'epidemia zombi che sta decimando gli abitanti della città. Tra spogliarelliste non morte, mostruosi capi-scout e quant'altro, per loro non sarà facile stavolta guadagnare le tanto agognate medaglie...



Manuale scout per l'apocalisse zombie è una commedia horror senza troppe pretese, l'ideale per passare una serata in allegra demenza tra zombie mordaci e umorismo di grana grossa. La storia è quella della solita cittadina americana che in tempo zero viene invasa da famelici morti viventi mentre un pugno di sopravvissuti lotta per evitare di soccombere all'epidemia, tuttavia cambia il target a cui è rivolta e, conseguentemente, anche il registro utilizzato dagli sceneggiatori. La pellicola è destinata ad un pubblico di adolescenti o poco più e non a caso i protagonisti sono tre scout che stanno attraversando la fase di transizione tra ultimo anno di superiori e college; da una parte c'è il cicciottino e un po' sfigato Augie, che vorrebbe rimanere scout per sempre assieme ai suoi due migliori amici, dall'altra ci sono Ben e lo stupidissimo Carter che invece hanno capito di essere arrivati ad un punto della loro vita in cui sarebbe meglio dismettere badge, fazzoletto al collo e pantaloncini corti, veri e propri biglietti da visita per assicurarsi la verginità perpetua. Il pericolo mortale degli zombi acuirà questa loro "crisi esistenziale" ma li porterà anche ad aprire gli occhi sull'importanza delle esperienze acquisite e, soprattutto, sul piacere di fare quello che ci diverte e ci completa a prescindere da come ci giudicano gli altri (un bell'insegnamento soprattutto per chi, come me, si chiede come possa qualcuno rimanere scout una volta superati i dodici anni). Non che il corpo degli scout non venga messo alla berlina, ci mancherebbe, il film è zeppo di prese in giro atte a colpire soprattutto chi eleva lo stile di vita scout a bibbia della sfiga, rendendosi ridicolo anche agli occhi dei suoi stessi "sottoposti", ma alla fine tra un fiotto di sangue e scenette di umorismo becero il messaggio che traspare dalla pellicola è sostanzialmente tollerante e positivo.


Dite che il post sta diventando troppo serio, vero? Avete ragione. Manuale scout per l'apocalisse zombie è innanzitutto la sagra dello stereotipo scorretto e del materiale da pippe adolescenziali, basti solo pensare a quello che si nasconde in casa del capo scout Rogers, al basso sfruttamento delle poppe di una vera attrice porno e, ovviamente, alle due scene che mi hanno fatto prima ridere come una pazza poi vergognarmi per averlo fatto, caratterizzate rispettivamente da un paio di chiappe ciucciate (giuro!) e una cippa utilizzata a mo' di fune (ri-giuro). Se siete uomini, come ho detto, troverete abbastanza carne per i vostri denti, anche perché le comprimarie sono tutte parecchio gnocche, mentre eventuali fidanzate potranno consolarsi con l'uso improprio di canzoni come Baby One More Time di Britney Spears e con la simpatia dei maschi, uno più sfigato ed esilarante dell'altro, a partire dalla guest appearance iniziale del comico televisivo Blake Anderson per arrivare al sempre adorabile David Koechner, il cui poco tempo sullo schermo è l'unico, enorme difetto di un film che, probabilmente, se lo avessi visto a 14/15 anni sarebbe diventato uno dei miei cult trash al pari di Giovani diavoli o Il cavaliere del male (a proposito di Koechner: guardatevi i titoli di coda, in primis perché sono zeppi di simpatici in-jokes, poi perché c'è una scenetta mid-credits). Considerato come il regista Christopher Landon si sia fatto conoscere soprattutto per il suo lavoro in cosette mediocri come la saga di Paranormal Activity (sue sono le sceneggiature dal secondo capitolo in poi, ovvero le peggiori), il fatto che sia riuscito a portare una ventata di simpatia sfruttando un tema ormai abusato come quello dell'apocalisse zombie merita il doppio plauso: Manuale scout per l'apocalisse zombie non è di sicuro un capolavoro ma si lascia guardare e potrebbe farsi ricordare più di altre commedie horror guardate ultimamente, come per esempio il surreale Zombeavers. Se amate le supercazzole al gusto di sanguinaccio e frattaglie non potete esimervi dal dargli un'occhiata!


Di David Koechner, che interpreta il capo scout Rogers, ho già parlato QUI.

Christopher Landon è il regista e co-sceneggiatore del film. Americano, ha diretto film come Il segnato, spin-off della serie Paranormal Activity. Anche produttore, ha 41 anni.


Tye Sheridan interpreta Ben Goudy. Americano, lo ricordo per film come The Tree of Life, Mud e Dark Places - Nei luoghi oscuri. Ha 20 anni e cinque film in uscita tra cui X-Men: Apocalypse, dove interpreterà un giovane Ciclope.


Cloris Leachman interpreta Miss Fielder. Indimenticabile Frau Blucher del mitico Frankenstein Junior, ha partecipato a film come Butch Cassidy, L'ultimo spettacolo (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior attrice non protagonista), Ecco il film dei Muppet, Herbie sbarca in Messico, Babbo bastardo, Scary Movie 4 e a serie come Lassie, Ai confini della realtà, Alfred Hitchcock presenta, Perry Mason, Wonder Woman, Love Boat, La tata, Two and a Half Men e Malcom; come doppiatrice ha lavorato nei film Mio Mini Pony - Il film, Il castello nel cielo, Beavis & Butt-Head alla conquista dell'America, Il gigante di ferro, Ponyo sulla scogliera e nelle serie I Simpson e Phineas e Ferb. Americana, ha 90 anni e un film in uscita.


Il figlio di Arnold Schwarzenegger, Patrick, interpreta lo stronzetto Jeff, quello che decide di gabbare i due poveri scout desiderosi di imbucarsi alla festa; peraltro, Patrick era già comparso in un episodio di Scream Queens nei panni del fratello minore del mitico Chad Radwell, Thad. Detto questo, se Manuale scout per l'apocalisse zombie vi fosse piaciuto recuperate Cooties, Deathgasm, The Final Girls e Krampus - Natale non è sempre Natale. ENJOY!

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