venerdì 24 marzo 2023
Un fantasma in casa (2023)
martedì 11 maggio 2021
Synchronic (2019)
Sono tornati Aaron Moorehead e Justin Benson e questa volta ci hanno regalato Synchronic, da loro diretto e sceneggiato nel 2019.
Trama: Steve e Dennis sono due paramedici che, all'improvviso, cominciano a trovarsi davanti casi di persone uccise o ferite da oggetti provenienti apparentemente dal passato dopo aver assunto una droga sintetica chiamate Synchronic...
Tornando su un tipo di racconto non lineare, poi, è interessante come passato e presente si incrocino, tra epoche distanti che invadono la nostra linea temporale e ricordi che un ingegnoso lavoro di montaggio collega senza soluzione di continuità al flusso narrativo, risultando forse ostico agli spettatori con un occhio sullo schermo e uno sul cellulare. A proposito di cellulari e diavolerie moderne, Synchronic è uno dei pochi film a tema "paradossi temporali" a sottolineare a chiare lettere come il passato faccia schifo, sia un posto di pericolo, di ignoranza, di morte, soprattutto per chi, come Steve, è di colore e si ritrova costretto a nascondersi onde evitare di venire linciato o ucciso; in questo, è molto più realistico di tante pellicole che hanno già trattato l'argomento, anche se magari meno cervellotico nella misura in cui (per fortuna) non si parla di paradossi temporali o astruse regole da tenere a mente per ritrovarsi poi a smontare la trama pezzo per pezzo. Anche perché, a mio avviso, le distorsioni temporali di Synchronic sono importanti fino a un certo punto e ciò che conta è godersi un film che cattura l'interesse dello spettatore anche e soprattutto per la caratterizzazione dei personaggi principali e che, finalmente, mette in luce le capacità attoriali di chi nei film Marvel sta un po' a fare da tappezzeria. A proposito di film Marvel, Moore e Benson dirigeranno la serie Moon Knight, in arrivo chissà quando su Disney +; onestamente, non conosco il personaggio quindi non saprei dire quale approccio potranno adottare i due, spero solo che non verranno snaturati e depersonalizzati come la maggior parte degli autori che finiscono per essere fagocitati dalla malefica casa del topo. Nell'attesa, potete comunque farvi una cultura dei loro film!
Dei registi Aaron Moorehead e Justin Benson, che è anche sceneggiatore, ho già parlato ai rispettivi link. QUI e QUI trovate invece Anthony Mackie (Steve) e Jamie Dornan (Dennis).
Se Synchronic vi fosse piaciuto recuperate Resolution e The Endless: l'ultimo lo trovate su Chili e altre piattaforme streaming mentre Resolution pare non sia mai arrivato in Italia e, nonostante The Endless sia fruibilissimo anche da solo, andrebbero visti in sequenza. ENJOY!
martedì 28 novembre 2017
Detroit (2017)
Trama: Nel luglio del 1967 le tensioni razziali a Detroit hanno ormai dato origine a violenza, incendi, razzie e persino omicidi, al punto che persino l'esercito è dovuto scendere in campo. In questo clima di follia e terrore, un gruppo di persone viene bloccato dalla polizia all'interno del Motel Algiers, dove si consuma uno degli episodi più neri della storia americana...
Mettiamo subito le carte in tavola. Non ho la competenza tecnica né le conoscenze necessarie a parlare come si deve di un film come Detroit (Ce le ha Lucia però e vi invito a leggere il suo post QUI, su Il Giorno degli Zombi). Non mi sento in grado di spiegare perché mi è sembrato che Kathryn Bigelow "dirigesse come un uomo", come se le registe donne dovessero per forza di cose essere dei fiori delicati capaci solo di realizzare film da salotti per bene, eppure mi sono ritrovata spesso a pensare "Cristo, questa donna ha le palle". Ha le palle e la facoltà di annullare il gender, se mi si passa il termine ormai stra-abusato, e anche il genere, ché Detroit è una di quelle pellicole impossibili da etichettare: dramma storico è una definizione troppo restrittiva, visto che la Bigelow fin dall'inizio si inoltra nei territori del war movie, del documentario, del torture porn, dell'horror, persino del legal drama, in una chiosa finale talmente asciutta e definitiva da avere lo stesso effetto di un pugnale conficcato nel petto dello spettatore già abbastanza provato. La Bigelow è una donna che non ha paura di prendere la cinepresa, anzi, più cineprese, ed entrare nel cuore dell'azione, creando tensione anche solo inquadrando un gesto, uno sguardo, una strada vuota che a poco a poco si riempie di gente incazzata, una mano che scende a palpeggiare annullando in un momento tutta la dignità di una persona; è una donna capace di gestire al meglio sia le scene corali sia quelle individuali, la bellezza di un paio di numeri musicali assolutamente necessari così come il crudo orrore di una pistola puntata alla tempia per scherzo, l'allegria di una serata come tante e la tensione costante appena fuori da un'oasi apparentemente felice. Ecco, la tensione. Detroit è impastato di tensione, è una bomba pronta ad esplodere sempre, anche nei momenti apparentemente più tranquilli, è un film che dura quasi tre ore eppure fila via liscio come se fossero solo una. Non che alla fine lo spettatore non le senta tutte, anzi. Proprio per questo costante clima di terrore e paranoia presente in ogni singola scena, Detroit annichilisce chi ha il coraggio di affrontarlo con un terrificante "effetto Diaz" di cui in molti, sicuramente, avranno già parlato, eppure secondo me la Bigelow riesce ad andare ancora oltre Vicari e non solo per quel che riguarda la pura tecnica. Laddove Diaz raccontava un incubo vicino nel tempo e nei luoghi, quindi "fresco" e comprensibile da chiunque avesse un minimo di sensibilità umana (ciò non vale per te, povero coglione, che hai urlato "dovevano dargliene di più"), Detroit presuppone uno sforzo ulteriore a cui va incontro giusto un minimo d'introduzione necessaria a fare capire come negli anni '60 la città che da il titolo al film fosse una zona di guerra fatta e finita.
Kathryn Bigelow, donna, bianca, classe 1951, annulla tempo e differenze di razza e classe sociale per raccontare un dramma universale concretizzato in un eclatante, vergognoso episodio di violenza, razzismo e paranoia che assurge a simbolo di un disagio ben più grande e diffuso. Non segna un solco per terra, dividendo buoni da cattivi (ché la stupidità ed arroganza di molte delle "vittime" è palese, così come la necessità di un controllo militare all'interno di una situazione incontrollabile e il ricorso all'uso della violenza "istintiva" da persone poste sotto un regime di stress continuo terrorizzate per la propria vita) ma con poche sequenze ci introduce nelle vite di tutti i coinvolti, tratteggiando psicologie e situazioni personali senza incappare nel dramma tout court o nel didascalismo a tutti i costi; anzi, la sequenza iniziale, a onor del vero, è anche illusoria in quanto da ad intendere allo spettatore ignorante una risoluzione positiva della vicenda, un vento di cambiamento che in realtà non è mai arrivato, non per quelle persone almeno. E così, io spettatrice donna, bianca, classe 1981, sono finita a ritrovarmi nei panni di un manipolo di ragazzi di colore colpevoli solo, come ho detto sopra, di essere giovani e stupidi, di un omone colpevole solo di voler la pace a tutti i costi pur essendo in una situazione di palese svantaggio e di due ragazze convinte di vivere un'epoca di libertà anche sessuale e che invece si sono trovate davanti dei burini sadici; mi sono sentita impotente davanti a chi impugna una pistola e ha un distintivo, impotente come chi viene trattato come un criminale e sfidato a compiere gesti da criminale perché "negro", ché tanto prima o poi verrò beccato in flagranza di reato quindi tanto vale farlo subito. Ho subito lo schifo di umiliazioni verbali e corporali, ho desiderato lasciare la sala per non vedere e l'immedesimazione è aumentata ancora di più perché mi muoveva lo stesso desiderio di quei poveri cristi messi al muro, ho sperimentato l'orrore definitivo di non veder riconosciuta giustizia in quanto davanti a me non c'erano "miei pari" ma semplicemente un branco di bifolchi razzisti (che porco schifo spero guardino il film e si vergognino in saecula saeculorum se sono ancora vivi e non sottoterra dopo una vita di sofferenze come invece mi auguro); ho visto sogni infranti, la paura di tornare a vivere ancora, la necessità di abbandonare casa, amici e lavoro per paura di finire ammazzati o peggio. Soprattutto, anche davanti all'onestà di una didascalia che sottolinea la natura di ricostruzione romanzata dell'intera vicenda, ho amato la Bigelow per aver reso in qualche modo giustizia a persone realmente esistite e finite quasi nel dimenticatoio, il modo in cui attraverso un film ha cercato di a trasmettere allo spettatore anche una minima parte della sofferenza e della paura che sicuramente hanno ammorbato i loro ultimi istanti di vita. Potrei aggiungere due righe sugli attori, tutti bravissimi (Poulter è terrificante, roba da causare incubi la notte, ma è difficile dimenticare lo sguardo di Algee Smith o l'incredulità di John Boyega) ma sinceramente, come ho scritto all'inizio, scrivere di Detroit per me è molto difficile. Succede, quando un film ti entra sotto la pelle e ti manda all'aria cuore, stomaco e cervello trascinandoti in un vortice di paura, rabbia, frustrazione, vergogna e pena infinita.
Della regista Kathryn Bigelow ho già parlato QUI. John Boyega (Dismukes) e Anthony Mackie (Greene) li trovate invece ai rispettivi link.
Will Poulter interpreta Krauss. Inglese, ha partecipato a film come Le cronache di Narnia - Il viaggio del veliero, Revenant - Redivivo e War Machine. Anche sceneggiatore e produttore, ha 24 anni e un film in uscita.
Hannah Murray interpreta Julie. Inglese, ha partecipato a film come I segreti della mente, Womb, Dark Shadows e alla serie Il trono di spade. Ha 28 anni.
Jack Reynor interpreta Demens. Americano, ha partecipato a film come Macbeth e Sing Street. Anche produttore, ha 25 anni e tre film in uscita.
Se Detroit vi fosse piaciuto recuperate Diaz. ENJOY!
martedì 10 maggio 2016
Captain America: Civil War (2016)
Trama: a seguito della morte di parecchi civili, le Nazioni Unite stilano un protocollo che prevede, di fatto, la "statalizzazione" degli Avengers. Se Iron Man, roso dai sensi di colpa, è pronto a firmare, Capitan America è ben deciso a rimanere libero...
Nonostante Civil War mi sia piaciuto moltissimo voglio che il post sia necessariamente spoiler free quindi sarò particolarmente sintetica, anche perché non avevo letto ai tempi la versione cartacea di questo mega crossover Marvel e non sarei in grado di fare confronti o impelagarmi nel comodo gioco "è meglio il film o il libro?". Innanzitutto, è necessario dire che Civil War rappresenta l'evoluzione dell'Universo Cinematografico Marvel, un passo avanti verso l'equilibrio tra le pellicole zeppe di quell'ironia spesso fuori luogo tipiche della Casa delle Idee (non che qui l'ironia non ci sia, si veda lo sguardo d'intesa maschile che si scambiano Rogers, Falcon e Bucky ma è molto ben dosata) e le processioni con tanto di cilicio incarnate dai film della DC (ogni riferimento alle meravigliose recensioni di Leo Ortolani è assolutamente casuale, ovviamente!), inoltre credo sia uno dei pochi film di supereroi ad ampliare la prospettiva e focalizzare l'attenzione non solo sulla cerchia ristretta dei protagonisti ma anche sulle miriadi di persone senza volto che sono costrette a condividere il loro universo; la Guerra Civile del titolo parte, di fatto, da una serie di "effetti collaterali" al salvataggio del mondo, tra i quali la morte di un numero enorme di civili innocenti, colpevoli solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Questo scatena una serie di domande scomode, ovviamente: qual è la differenza tra eroi e vigilantes? E' giusto che persone potentissime siano libere di girare per il mondo e utilizzare i loro poteri per scopi insondabili ai comuni mortali? Dove si trova il confine tra lavorare per il governo e ritrovarsi ad essere delle pedine utilizzate per oscuri fini politici? Fin dove è giusto spingersi per proteggere chi ci è caro? Questi sono solo alcuni dei quesiti posti nel corso del film e fortunatamente Civil War non si prefigge di dare delle risposte univoche. Al di là dei facili hashtag che imperversano nella rete, dare ragione al #TeamCap o al #TeamStark non è affatto facile poiché tutti i membri delle due fazioni hanno i loro buoni motivi per perseguire le proprie convinzioni, così come tutti i membri hanno le loro colpe e i loro peccati da scontare a renderli ciechi di fronte al disastro che potrebbe causare una guerra intestina. La Civil War è il fulcro di un passaggio che condizionerà per forza di cose tutti i prossimi film Marvel e la presenza nel titolo di Captain America non impedisce alla pellicola di diventare un Avengers 3 (roba che se non avete visto Avengers: Age of Ultron o Ant Man siete fregati, mi spiace!), all'interno del quale viene dato il giusto spazio a tutti i membri della squadra, tanto che a un certo punto le macchinazioni del villain di turno finiscono quasi in secondo piano prima di tornare prepotenti nel toccante pre-finale.
Al divertimento di parteggiare per l'una o per l'altra fazione si aggiunge infatti la GODURIA di vedere i personaggi interagire tra loro con una naturalezza che farebbe invidia a qualsiasi capitolo degli X-Men cinematografici, tra battibecchi, profferte di amicizia, qualche timido accenno ad eventuali storie d'amore ed antipatie difficili da sopire, magari coltivate nel corso degli anni. L'assenza di Thor e Bruce Banner non si fa sentire (sono sempre nei nostri cuori e "ci guardano da lassù", inoltre vengono utilizzati durante un dialogo come termine di paragone calzantissimo), anche perché tutti gli eroi e i villain coinvolti nella Civil War sono sfaccettati e ben lontani dall'essere dei pupazzotti monodimensionali; ormai ad Iron Man, Cap, Occhio di Falco e Vedova Nera siamo abituati, non c'è dubbio che la parte del leone spetti a loro, tanto che pare quasi di ritrovare dei vecchi amici, ma il modo in cui gli sceneggiatori sono riusciti a rendere vivi anche i nuovi arrivi ha un che di miracoloso. Senza scendere troppo nei particolari, Pantera Nera, Scarlett, la Visione, Ant Man, il Soldato d'inverno, l'Uomo Ragno e persino War Machine e Falcon, due personaggi che non mi hanno mai convinta granché, sono adorabili, umanissimi e complessi, oltre che una figata da vedere in azione. Nascondersi dietro a un dito sarebbe da ipocriti: le scene "di menare", all'interno delle quali si possono apprezzare i poteri e le abilità dei membri delle due fazioni mentre si pestano come se non avessero un domani, erano sicuramente le più attese ed effettivamente non deludono. I fratelli Russo giocano talvolta con inquadrature azzardate e il montaggio è talmente dinamico che due sequenze in particolare, quella iniziale e quella anticipata dai trailer che vede gli eroi scontrarsi, diventano una gioia per gli occhi di ogni appassionato: vedere un personaggio iconico come Pantera Nera (dal costume meraviglioso oltre che uno dei pochi eroi di finzione capace di evolvere e diventare tridimensionale nel giro di un film!) sfoggiare tutte le sue abilità e rimanere ipnotizzati dalle magie di una Scarlet stilosa e bellissima scaldano veramente il cuore e, finalmente, abbiamo un Uomo Ragno degno di questo nome, alla faccia di quei molluschi di Tobey Maguire o Andrew Garfield! Peter Parker uno di noi e senza dubbio il giovanissimo Tom Holland, assieme alla zia gnocca Marisa Tomei, non è solo una delle rivelazioni di Civil War ma anche l'unico che mi riporterà al cinema a vedere le gesta dell'ennesimo Uomo Ragno. Detto ciò, non alzatevi durante i titoli di coda (ci sono DUE scene, mid e post credits), aspettate con gioia il 2017 e nel frattempo fiondatevi a vedere il film Marvel più bello dopo The Avengers!
Dei registi Anthony e Joe Russo (che interpreta lo psicologo sostituito da Zemo) ho già parlato QUI. Chris Evans (Steve Rogers/Capitan America), Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff/Vedova nera), Sebastian Stan (Bucky Barnes/Soldato d'inverno), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Don Cheadle (James Rhodes/War Machine), Jeremy Renner (Clint Barton/Occhio di falco), Paul Bettany (Visione), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff/Scarlet), Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Daniel Brühl (Zemo), Frank Grillo (Brock Rumlow/Crossbones), Martin Freeman (Everett K.Ross), Marisa Tomei (May Parker), John Slattery (Howard Stark), Hope Davis (Maria Stark) e Alfre Woodard (Miriam) li trovate invece ai rispettivi link.
Chadwick Boseman interpreta T'Challa/Pantera Nera. Americano, ha partecipato a film come Gods of Egypt e a serie come CSI: NY, ER Medici in prima linea e Cold Case. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 40 anni e tre film in uscita tra cui Pantera Nera.
Emily VanCamp interpreta Sharon Carter. Canadese, ha partecipato a film come The Ring 2, Carriers e Captain America: The Winter Soldier. Ha 30 anni e un film in uscita.
William Hurt interpreta il segretario di Stato Thaddeus Ross. Americano, lo ricordo per film come Stati di allucinazione, Brivido caldo, Il grande freddo, Gorky Park, Il bacio della donna ragno (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista), Figli di un Dio minore, Dentro la notizia, Ti amerò... fino ad ammazzarti, Michael, Dark City, Lost in Space, A.I. Intelligenza artificiale, The Village, A History of Violence, Syriana e L'incredibile Hulk, inoltre ha partecipato a serie come Il tenente Kojak e Incubi e deliri. Anche, ha 66 anni e due film in uscita.
Tom Holland, che interpreta il giovanissimo Uomo Ragno, dovrebbe tornare (assieme a Robert Downey Jr. e Marisa Tomei i quali, peraltro, all'inizio degli anni '90 avevano avuto una relazione quindi altro che "zia gnocca"!) con lo stesso ruolo l'anno prossimo, in un film intitolato Spider-Man: Homecoming, la prima pellicola del Marvel Cinematographic Universe dedicata al tessiragnatele; l'immancabile cameo di Stan Lee invece stavolta vede comparire l'arzillo vecchietto nei panni di un improbabile corriere della FedEx. Passando a chi non ce l'ha fatta, Devil era parte integrante della Civil War cartacea e il povero Charlie Cox, favoloso "uomo senza paura" della serie Netflix, è rimasto molto male per il fatto di non essere stato incluso: lo stesso vale per Samuel L. Jackson, giustamente snobbato in quanto Nick Fury non sarebbe servito a nulla all'interno del film, per Evangeline Lilly, che dovrebbe comunque tornare nel ruolo di Hope Van Dyne/Wasp nel seguito di Ant-Man, Ant-Man and the Wasp, previsto per il 2018, e per Mark Ruffalo, che invece tornerà nei panni di Hulk in Thor: Ragnarok. E ora un po' di cronologia: Captain America: Civil War segue Iron Man, Iron Man 2, Thor, Captain America - Il primo vendicatore, The Avengers, Iron Man 3, Thor: The Dark World, Captain America: The Winter Soldier, Avengers: Age of Ultron e Ant-Man: se il film vi fosse piaciuto recuperateli e tenetevi pronti per l'arrivo di Thor: Ragnarok, Avengers: Infinity War - Part I, Ant-Man and the Wasp e Avengers: Infinity War - Part 2. ENJOY!
martedì 18 agosto 2015
Ant-Man (2015)
Trama: Scott Lang è un ladruncolo dal cuore d'oro a cui un giorno viene chiesto di rubare in casa del genio miliardario Hank Pym. Lang si ritrova così tra le mani una tuta dagli incredibili poteri e l'inaspettata occasione di salvare il mondo...
Come già era successo per The Avengers, Ant-Man non è mai stato un personaggio di cui mi sia mai interessato qualcosa, almeno a livello cartaceo. Sono quindi andata a vedere il film di Peyton Reed a cuor leggero, sicura che mi sarei trovata davanti il tipico film Marvel divertente e avventuroso e così, in effetti, è stato: Ant-Man è totalmente conformato allo stile cinematografico della Casa delle Idee, un simpatico ed indispensabile tassello che porterà a quella che ormai dovrebbe, se non sbaglio, essere la terza fase dell'ondata di film Marvel che ci sommergeranno negli anni a venire. La sua natura di "tassello", comunque, non gli impedisce di essere un film godibilissimo a sé, con un suo stile scanzonato in parte legato ai ritmi latini di un demenziale sottobosco criminale e con un protagonista che, a differenza della maggior parte dei film Marvel, è il tipico uomo "di strada" privo di legami col mondo dei supereroi di cui, al massimo, ha sentito parlare nei telegiornali. E' la natura scanzonata e disincantata del protagonista la carta vincente di Ant-Man, ideale passaggio di testimone tra il vecchio (rappresentato dallo scienziato, miliardario, agente segreto Hank Pym) e il nuovo, tra la vecchia generazione di lettori legati al personaggio creato da Stan Lee e quella nuova che magari non ha mai preso in mano un fumetto e conosce gli Avengers e compagnia cantante solo dalle pellicole a loro dedicate; il fulcro della sceneggiatura (alla quale ha messo mano anche quell'Edgar Wright che si è chiamato fuori come regista proprio perché voleva un film indipendente) è proprio la nascita di un nuovo eroe con una forte personalità e degli obiettivi da perseguire più legati alla propria serenità familiare che al mantenere la pace nel mondo, un uomo impegnato a diventare migliore innanzitutto per sé stesso e a sfruttare le seconde occasioni che gli vengono offerte. Tutto il resto è mitologia Marvel, indispensabile e godereccia quanto volete (MOLTO godereccia ad un certo punto, grazie ad una battaglia incredibilmente epica che non vi sto a spoilerare) ma priva di significato se il personaggio principale non mostrasse di avere cuore ed anima come lo Scott Lang di Paul Rudd.
Per quel che riguarda il fondamentale aspetto visivo della pellicola, non posso fare a meno di chiedermi "cosa avrebbe fatto Edgar Wright" ma alla fine Peyton Reed ha imbastito un lavoro dignitoso o, meglio, un lavoro che rientra nella media "alta" delle migliori produzioni Marvel. Indubbiamente gli sbalzi tra le due dimensioni in cui vive il personaggio, che può rimpicciolirsi e tornare grande a piacere, sono l'elemento più spettacolare del film e non solo quando Scott Lang interagisce con le amiche formichine/formicone o cambia stazza senza soluzione di continuità ma anche quando, molto ironicamente, il regista sceglie di mostrare le devastanti battaglie in miniatura dal punto di vista di un essere umano normale (il momento "Trenino Thomas" tocca livelli di epicità assoluta!). Personalmente, ho anche adorato la scelta di inserire nel film un Michael Peña particolarmente logorroico e divertente e di rappresentare i suoi interminabili racconti con una sfilata di persone che ovviamente parlano con la sua voce. L'aver citato Peña mi porta necessariamente a dover parlare degli attori che, a parte una quasi irriconoscibile e neroparruccata Evangeline Lilly nei panni di Hope Van Dyne e l'inquietante Corey Stoll chiamato ad interpretare il ruolo di un capriccioso villain, formano un campionario di facce anni '80/'90 mica da ridere: da Paul Rudd a Michael Douglas per arrivare a Judy Greer mi è sembrato di essere tornata ai bei tempi in cui Douglas era un affascinante piacione (il ringiovanimento nelle scene iniziali è impressionante e per nulla fasullo, giuro!) e gli altri due imperversavano nelle commedie adolescenziali, senza contare che i duetti tra vecchio e nuovo Ant-Man sono decisamente simpatici e ben riusciti. Molto belli anche i costumi di Ant-Man e della sua nemesi (un po' più tamarro del normale ma comunque minaccioso al punto giusto) e per il futuro si prospetta un costume ancora più bello ed elegante... ma questo lo capirà solo chi avrà la pazienza di aspettare le ben DUE, importantissime scene post-credits. Nell'attesa che Ant-Man torni, si capisce, perché quest'uomo formica mi è davvero piaciuto parecchio!!
Di Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Michael Douglas (Dr. Hank Pym), Evangeline Lilly (Hope Van Dyne), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Judy Greer (Maggie Lang), Michael Peña (Luis), Hayley Atwell (Peggy Carter), John Slattery (Howard Stark) e Martin Donovan (Mitchell Carson) ho già parlato ai rispettivi link.
Peyton Reed è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Abbasso l'amore - Down With Love, Ti odio, ti lascio, ti..., Yes Man ed episodi di serie come Ritorno al futuro. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 52 anni e un film in uscita.
Corey Stoll interpreta Darren Cross. Americano, ha partecipato a film come Number 23, Midnight in Paris e a serie come CSI - Scena del crimine, Streghe, NYPD, Alias, Numb3rs, ER - Medici in prima linea, CSI: Miami, House of Cards e The Strain; come doppiatore, ha lavorato per serie come American Dad!. Ha 39 anni e cinque film in uscita.
Bobby Cannavale (vero nome Roberto Cannavale) interpreta Paxton. Americano, ha partecipato a film come Il collezionista di ossa, Snakes on a Plane, Blue Jasmine e a serie come Sex and The City, Squadra emergenza, Ally McBeal, Oz, Six Feet Under, Will & Grace, Cold Case e Broadwalk Empire; come doppiatore, ha lavorato per serie come American Dad! e Robot Chicken. Ha 45 anni.
Inizialmente il film avrebbe dovuto concentrarsi su Hank Pym ma il personaggio è stato ritenuto troppo poco adatto alle famiglie (personalità multiple, abusi sulla moglie, insomma una personcina simpatica...) e quindi si è preferito puntare su Scott Lang.. sarà questo uno dei motivi per cui Edgar Wright ha deciso di chiamarsi fuori dal progetto dopo che per anni aveva portato avanti la causa di un film su Ant-Man possibilmente STACCATO dall'Universo Marvel cinematografico? Un altro nome eccellente ad essere rimasto fuori dalla pellicola è quello di Steve Buscemi, originariamente scelto per il ruolo di Hank Pym e poi costretto a rinunciare per impegni pregressi (cosa che sono stati costretti a fare anche Jessica Chastain, in lizza per il ruolo di Hope Van Dyne, e Patrick Wilson, scelta originale per Paxton), mentre se Wasp fosse stata inclusa nello script il ruolo sarebbe probabilmente andato ad Emma Stone. Non è rimasto fuori invece Stan Lee, che compare verso la fine come barista dopo avermi fatto inutilmente preoccupare! E ora, tenetevi pronti al momento continuity! Ant-Man segue Iron Man, Iron Man 2, Thor, Captain America - Il primo vendicatore, The Avengers, Iron Man 3, Thor: The Dark World, Captain America: The Winter Soldier, Guardiani della Galassia , Avengers: Age of Ultron e la serie Agents of S.H.I.E.L.D: se il film vi fosse piaciuto recuperateli e tenetevi pronti per l'arrivo di Captain America: Civil War, Dottor Strange, Guardiani della Galassia Vol. 2, Thor: Ragnarok, Avengers: Infinity War - Part I e Avengers: Infinity War - Part 2. ENJOY!
martedì 8 aprile 2014
Captain America: The Winter Soldier (2014)
Trama: Dopo essere stato scongelato, Steve “Capitan America” Rogers deve cercare di capire come vivere in un mondo che, nel frattempo, è andato molto avanti e anche affrontare una minaccia che rischia di distruggere lo S.H.I.E.L.D…
Dopo un Captain America: Il primo vendicatore che, effettivamente, era nulla più che carino e guardabile, devo unirmi anch’io al coro di apprezzamenti che sono partiti verso The Winter Soldier. Finalmente sono riusciti a realizzare un film Marvel praticamente privo di supercazzole e gag a raffica (ma sta per arrivare Guardians of the Galaxy, tranquilli!!!), fruibile tranquillamente anche da chi non avesse visto tutte le pellicole precedenti e da utilizzare a mo’ di indottrinamento per gli sceneggiatori della diludente serie Agents of S.H.I.E.L.D. Non è nulla di trascendentale, ci mancherebbe, si parla pur sempre di cinecomic privi di qualsivoglia approfondimento psicologico sui personaggi (se escludiamo i tentativi della Vedova Nera di fare da agenzia matrimoniale per il solitario Cap o alcuni pensieri ambigui di un Nick Fury che, finalmente, regala parecchie soddisfazioni…) ma perlomeno le due ore di film passano in un lampo, ci si riesce ad interessare alla storia raccontata nonostante quei due o tre colpi di scena siano ampiamente prevedibili da quasi tutti gli spettatori e le scene d'azione sono spettacolari senza risultare fasulle come le solite accozzaglie di pixel che ci vengono propinati di solito. La storia di Capitan America comincia ad acquisire un'identità distinta nonostante la presenza di personaggi tratti da altri film Marvel e quello che era un bambolotto patriottico monodimensionale si evolve ponendosi domande e contrapponendosi con i suoi principi ad una società dove il nemico è ormai riuscito ad insinuarsi a tal punto che buoni e cattivi rischiano di venire confusi a più riprese. Se Il primo vendicatore era quindi una sorta di marchetta, un amuse-bouche in vista del ben più appetibile The Avengers, The Winter Soldier è un solidissimo action che mette voglia di vedere un eventuale, e sicuramente già in cantiere, seguito interamente imperniato sui suoi protagonisti.
Grazie a questa trama interessante ed avvincente c'è da dire che anche patatone Evans risulta quasi più espressivo e vivace, sia durante le meravigliose scene di combattimento con lo scudo (magistrale il primo confronto col Soldato d'inverno) sia durante i tete-à-tete con la Vedova Nera di Scarlett Johansson che, per contro, sembra invece sfatta come il tagliolino al pesto che s'era mangiato Daniele Silvestri. Sempre più gnocca di quanto potrei mai essere io dopo 27 lifting ma sfatta per i suoi standard. Voto 11 invece a Samuel L. Jackson, che raggiunge livelli di badassitudine fuori standard anche per un personaggio come Nick Fury (senza contare che la citazione Tarantiniana mi ha commossa a dir poco...) e bravo! anche alla new (per quanto old) entry Robert Redford, che si cala nei panni dell'ambiguo Alexander Pierce con rara maestria. Come ho detto più sopra, applausi anche ad effetti speciali e scene d'azione: i due registi Anthony e Joe Russo, pur proveniendo dall'ambiente delle commedie, dimostrano di saperci fare più di tanti colleghi blasonati e, a parte qualche sequenza corpo a corpo confusetta (vedere l'incipit dell'interessantissimo articolo de I 400 calci per ulteriori spiegazioni in merito), si sono attenuti alla massima "Quello che possiamo fare artigianalmente lo facciamo" e hanno limitato moltissimo l'uso della CG. Il risultato è ottimo soprattutto per gli appassionati del binomio morte/distruzione e, nonostante il 3D rimanga sempre fondamentalmente inutile, c'è da dire che questa volta non ho patito il solito mal di testa da grafica pesantemente rimaneggiata. Detto questo, ovviamente, se cercate IL capolavoro cinematografico del millennio avete sbagliato strada e potete anche risparmiare i soldi del biglietto; viceversa, se anche non siete appassionati di supereroi Marvel e volete semplicemente gustarvi un solido, divertente ed emozionante film d'azione, potete tranquillamente dare una chance a questo The Winter Soldier e prepararvi all'inevitabile voglia di recuperare tutti gli altri film saperne di più.
Di Joss Whedon, che ha diretto le DUE (occhio!!) scene post-credit, ho già parlato qui. Chris Evans (Steve Rogers/Capitan America), Samuel L. Jackson (Nick Fury), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff/Vedova Nera), Sebastian Stan (Bucky Barnes), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Frank Grillo (Brock Rumlow), Hayley Atwell (Peggy Carter) e Toby Jones (Armin Zola) li trovate invece ai rispettivi link.
Anthony e Joe Russo sono i due registi della pellicola. Americani, hanno diretto film come Benvenuti a Collinwood e Tu, io e Dupree. Anche produttori e sceneggiatori, sono i papabili futuri registi di Capitan America 3. Anthony ha 44 anni e Joe 43.
Robert Redford (vero nome Charles Robert Redford Jr.) interpreta Alexander Pierce. Americano, lo ricordo per film come A piedi nudi nel parco, Butch Cassidy, La stangata, Il grande Gatsby, I tre giorni del condor, Tutti gli uomini del presidente, Proposta indecente, L'uomo che sussurrava ai cavalli e Il castello, inoltre ha partecipato a serie come Perry Mason, Alfred Hitchcock Presenta e Ai confini della realtà. Anche produttore e regista (ha vinto l'Oscar per il film Gente comune), ha 78 anni e un film in uscita.
Cobie Smulders (vero nome Jacoba Francisca Maria Smulders) interpreta Maria Hill. Canadese, indimenticabile Robin in How I Met Your Mother, la ricordo per film come The Avengers,
inoltre ha partecipato ad altre serie come Tru Calling, Smallville, The L World, Agents of S.H.I.E.L.D. e ha prestato la voce per The Lego Movie. Ha 32 anni e un film in uscita, Avengers: Age of Ultron.
Maximiliano Hernández interpreta l'agente Jasper Sitwell. Americano, ha partecipato a film come Thor, The Avengers e a serie come Numb3rs, 24, Ringers e Agents of S.H.I.E.L.D. Anche sceneggiatore, ha 41 anni.
Segnalo l'immancabile cameo di Stan Lee, che compare nei panni della guardia dello Smithsonian, e non solo: qui e là spuntano anche lo sceneggiatore Ed Brubaker, creatore della storyline cartacea dedicata al Soldato d'inverno, e il regista Joss Whedon. Inoltre, sappiate che il leppegoso senatore Stern, per chi non lo ricordasse, era già comparso in Iron Man 2. Altra chicca per veri nerd è l'apparizione in disguise di Sharon Carter (che, per chi non lo sapesse, è nipote di Peggy e fidanzata storica di Capitan America), ovvero la "vicina di casa" del buon Cap interpretata dall'attrice Emily VanCamp. Se la signorina tornerà in Capitan America 3, previsto per il 2016, o in uno dei prossimi film Marvel come Guardians of the Galaxy, Avengers: Age of Ultron, Ant-Man o Thor 3, non è dato sapere ma tenete comunque gli occhi aperti e, se The Winter Soldier vi fosse piaciuto, recuperate Iron Man, Iron Man 2, Iron Man 3, Thor, Thor: The Dark World, Capitan America: il primo Vendicatore e The Avengers. ENJOY!
martedì 26 febbraio 2013
Gangster Squad (2013)
Trama: nel 1949 Los Angeles è completamente in mano al boss Mickey Cohen. Il capo della polizia, stranamente uno dei pochi immuni dalla corruzione, chiede così all'integerrimo Sergente O'Mara di reclutare una squadra di agenti per favorire la caduta del criminale...
Gangster Squad è il cuginetto truzzo de Gli intoccabili e di L.A. Confidential, e non lo dico con disprezzo. A una cura incredibile per i costumi, le scenografie, la colonna sonora e i dettagli si uniscono infatti un gradevolissimo gusto per l'eccesso sanguinolento (d'altronde il regista è lo stesso di Benvenuti a Zombieland) e una sceneggiatura tesissima ma alleggerita da esilaranti momenti supercazzola e da dialoghi a tratti così assurdamente "duri" da risultare inverosimili. Il risultato sono quasi due ore di puro divertimento nel quale si mescolano sapientemente momenti di riflessione, incentrati per lo più sulla difficoltà di adattamento che sperimentano i soldati appena tornati dal fronte, momenti drammatici, momenti romantici, momenti di azione tout court e momenti di umorismo slapstick, dove i personaggi principali sembrano punzecchiarsi l'un con l'altro per mostrare chi è più fico. Certo, Gangster Squad a tratti è leggermente prevedibile e segue lo schema tipico del genere (nascita della squadra - successi che portano a sottovalutare il pericolo - nemico che approfitta della leggerezza dei "buoni" per fargliela duramente pagare - risoluzione finale/vendetta dei protagonisti) ma c'è almeno una sequenza in grado di sorprendere anche lo spettatore più scafato.
Ciò che attira di più l'attenzione in questo Gangster Squad è comunque il cast all-star. Tra tutti, Sean Penn (che esordisce citando il Dracula di Browning!) è sicuramente il migliore, perfettamente sprofondato nei panni del bastardo, ignorante, cafonissimo e crudele boss Mickey Cohen, con quella faccia da pugile suonato ottenuta grazie ad un make-up che lo rende a dir poco orrendo. Tra i buoni, spiccano invece i personaggi per così dire "secondari". Per carità, il granitico Brolin è un mito, Ryan Gosling per una volta mi risulta pure sexy, con quel suo modo di fare da sbruffone scazzatello, Giovanni Ribisi porta a casa una parte dignitosissima, ma il mio cuore è andato dritto nelle mani di un irriconoscibile ed invecchiatissimo Robert Patrick nei panni di un anziano pistolero e soprattutto in quelle dell'esilarante ed iconico sbirro messicano Navidad Ramirez, interpretato da Michael Peña, che porta sulle spalle tutto il carico comico del film ma anche una delle scene più cazzute e toccanti. Menzione d'onore la merita anche un imbolsito Nick Nolte, mentre sinceramente non riesco a capire come un uomo possa trovare sexy Emma Stone, che indossa gli stupendi abiti da sera della rossa Grace Faraday con la grazia di un camallo. In conclusione, Gangster Squad non è sicuramente un film tra i più memorabili, ma è onesto, ben confezionato e divertente. Promosso a pieni voti!
Del regista Ruben Fleischer ho già parlato qui. Sean Penn (Mickey Cohen), Josh Brolin (Sergente John O’Mara), Ryan Gosling (Sergente Jerry Wooters), Emma Stone (Grace Faraday), Anthony Mackie (Coleman Harris), Robert Patrick (Max Kennard), Giovanni Ribisi (Conway Keeler) li trovate invece ai rispettivi link.
John Aylward interpreta il giudice Carter. Americano, lo ricordo per il ruolo di Dr. Anspaugh nella serie E.R. – Medici in prima linea. Ha partecipato a film come Tartarughe Ninja III, Armageddon – Giudizio finale, Instinct – Istinto primordiale, North Country, La città verrà distrutta all’alba e a serie come The Others, Una famiglia del terzo tipo, Ally McBeal, Dharma & Greg, X-Files, Nip/Tuck, Alias, Cold Case, Senza traccia, CSI e American Horror Story. Anche regista, sceneggiatore, produttore, scenografo e persino compositore, ha 66 anni.
Nick Nolte (vero nome Nicholas King Nolte) interpreta il Capo Parker. Americano, lo ricordo per film come 48 ore, In fuga per tre, Ancora 48 ore, Cape Fear – Il promontorio della paura, Il principe delle maree, L’olio di Lorenzo, Jefferson in Paris, Scomodi omicidi, Night Watch – Il guardiano di notte, U Turn – Inversione di marcia, La sottile linea rossa, Hulk e Tropic Thunder. Anche produttore, ha 71 anni e sei film in uscita.
Michael Peña interpreta Navidad Ramirez. Americano, ha partecipato a film come Fuori in 60 secondi, Million Dollar Baby, World Trade Center e a serie come Sentinel, Roswell, E.R. - Medici in prima linea, NYPD, CSI e My Name is Earl. Ha 36 anni e cinque film in uscita.
Nei credits spunta anche Derek Mears nei panni di uno degli scagnozzi di Cohen. Jamie Foxx era stato considerato per il ruolo di Coleman Harris, mentre Bryan Cranston ha dovuto rinunciare a quello di Max Kennard perché già impegnato con le riprese di Argo. Lily Collins, Emmy Rossum e Amanda Seyfried hanno invece tentato di accaparrarsi il ruolo di Grace Faraday (tutte troppo poco adatte al ruolo di femme fatale, ma non che la Stone sia meglio...) mentre tra i nomi in lizza per quello di Jerry c'era anche quello di Joseph Gordon - Levitt, che avrei visto decisamente in parte. Al di là di questo "totoruoli", comunque, se Gangster Squad vi fosse piaciuto consiglio la visione di L.A. Confidential, Scomodi omicidi, Dick Tracy, Gli intoccabili e Chinatown. ENJOY!!
mercoledì 25 luglio 2012
La leggenda del cacciatore di vampiri (2012)
Trama: un giovane Lincoln vede la sua famiglia sterminata da un vampiro. Desideroso di vendetta, incontra sul suo cammino Henry Sturges, un uomo che gli insegna a diventare un cacciatore provetto, ma nella mente di Lincoln cominciano anche a profilarsi idee di libertà e giustizia per gli schiavi…
La leggenda del cacciatore di vampiri è tutto quello che mi aspettavo, ovvero un innocuo fumettone estivo, poco horror e molto fracassone, che prende la storia americana, la mastica, la digerisce e la sputa riadattandola a favore di un pubblico di decerebrati, con un occhio alle mode del momento. Timur Bekmambetov dirige con la stessa grazia che avrebbe un metallaro strafatto all’Opera di Parigi, fulminando lo spettatore con scene d’azione velocissime, mosse al ralenti, accettate che staccano teste e inondano la scena di mucchi di sangue, grandiose sequenze catastrofiche e molti, troppi effetti che avrebbero reso solo inforcando gli occhiali 3D (per una volta, invece, dalle mie parti questa dubbia tecnologia è stata snobbata), mentre come al solito la sceneggiatura di Seth Grahame – Smith ignora con allegria alcuni passaggi fondamentali e rende la trama lacunosa e piena di personaggi che saltano fuori senza motivo e senza coerenza.
Premesso questo, La leggenda del cacciatore di vampiri si conferma comunque un buon prodotto di intrattenimento, a patto di non andare a cercare troppo il pelo nell’uovo come ho fatto io. I personaggi sono simpatici e il nocciolo della storia è interessante, soprattutto nella prima parte del film, che si concentra sulla gioventù di Abramo Lincoln e cerca, anche se spesso in modo un po’ forzato, di giustificare le scelte del vero uomo politico rivedendole in chiave fantahorror, con questa cricca di vampiri “sudroni” che approfittano della schiavitù per pasteggiare indisturbati. Assistiamo così all’”educazione” del futuro presidente per mano di un esilarante personaggio che sembra essere stato creato apposta per Robert Downey Jr. (cialtrone, alcolizzato, a modo suo figo) e ai primi approcci al mestiere, con dovizia di zanne, accettate, sparatorie e sangue. Se il film si fermasse dopo la prima ora, lasciando in sospeso il futuro di Lincoln, forse il mio giudizio sarebbe stato totalmente positivo, nonostante alcune insostenibili tamarrate registiche di cui parlerò; il problema è che poi Seth Grahame – Smith comincia a perdere il controllo della sua creatura, crea una sorta di banda di cacciatori di vampiri nata dal nulla, ci presenta un Lincoln ormai cinquantenne e truccato malissimo, santo cielo!!, non chiarisce cosa possano fare i vampiri agli umani (sicuramente si nutrono delle persone, ma diventa vampiro solo chi vogliono loro, forse il loro sangue è velenoso, non possono attaccarsi a vicenda ma la cosa viene contraddetta sul finale… insomma, un gran casino) e, sinceramente, se discendessi da qualche povero contadinasso che ha combattuto all’epoca per il Sud mi infurierei non poco, visto che lo sceneggiatore ha deciso di dipingere i sudisti come un branco di carogne che non esitavano ad usare i vampiri per negare la libertà agli schiavi.
Passando ad aspetti più tecnici, la regia di Timur Bekmambetov è adrenalinica come al solito e, nonostante non mi faccia impazzire come stile, è sicuramente la più adatta per un film simile, lo ammetto. Ho molto apprezzato la sequenza in cui le immagini sembrano un quadro dipinto in movimento, ho ammirato le coreografie dei vari combattimenti, affascinata dai movimenti d’accetta di Lincoln e dai balzi felini della vampiressa, inoltre la battaglia finale sul treno, con i personaggi che combattono immersi nelle scintille di fuoco, è davvero notevole, ma ogni sentimento mi è caduto durante la sequenza girata in mezzo ad un branco di cavalli impazziti. Ecco, lì la definizione di sboroneria non rende l’idea di cos’è questa tamarrata: Lincoln contro uno dei vampiri che saltano sui cavalli in corsa, immersi nella polvere, combattendosi talvolta a colpi di cavallo (giuro…), con l’umano che si vede piombare addosso più di 100 chili di bestia e non si spezza neppure la schiena. Un’incredibile str***ata, grossa quanto l’idea che basti provare odio verso qualcosa per spaccare con un sol colpo d’accetta un albero. Peccato per queste cadute di stile, perché se dovessi dire la verità ho trovato molto validi anche tutti gli attori coinvolti e gli effetti speciali nonostante, come ho detto, il trucco che invecchia i personaggi segnando il passare degli anni faccia davvero schifo. Purtroppo La leggenda del cacciatore di vampiri è penalizzato anche da quintali di insopportabile retorica filoamericana, cosa che trovo assolutamente fastidiosa, il che mi spinge a dare comunque un voto negativo all’intera operazione e a consigliarvi di non spendere soldi per la pellicola, a meno che davvero non abbiate voglia di spararvi un’ora e fischia di calci, sangue, botti e “God bless the USA”… ma per quello arriveranno a breve I mercenari, non temete!
Del regista Timur Bekmambetov ho già parlato qui, mentre Mary Elizabeth Winstead, che interpreta Mary Todd, la trovate qua.
Benjamin Walker interpreta Abramo Lincoln. Americano, ha partecipato a film come Flags of Our Fathers. Ha 30 anni e tre film in uscita.
Dominic Cooper interpreta Henry Sturges. Inglese, ha partecipato a film come La vera storia di Jack lo squartatore, Mamma Mia!, Capitan America: il primo vendicatore e Marilyn. Ha 34 anni e sei film in uscita.
Anthony Mackie interpreta Will Johnson. Americano, ha partecipato a film come 8 Mile, Million Dollar Baby, I guardiani del destino e Real Steel. Anche sceneggiatore, ha 33 anni e sette film in uscita, tra cui Captain America: The Winter Soldier.
Rufus Sewell interpreta Adam. Inglese, ha partecipato a film come Hamlet, Dark City, La mossa del diavolo, L’ultimo cavaliere e La leggenda di Zorro. Ha 45 anni e tre film in uscita.
Marton Csokas interpreta Jack Barts. Neozelandese, ha partecipato a film come Il Signore degli Anelli – La compagnia dell’Anello, xXx, Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re, Alice in Wonderland e alle serie Hercules, Cleopatra 2525 e Xena principessa guerriera. Ha 46 anni e due film in uscita.
Tom Hardy avrebbe dovuto interpretare Lincoln, ma siccome stava già girando Il ritorno del Cavaliere Oscuro non se n’è fatto nulla. Altri due nomi eccellenti che hanno rinunciato a partecipare al film sono Joaquin Phoenix per il ruolo di Henry e Trent Reznor, che avrebbe dovuto scrivere dei pezzi per la colonna sonora e anche comparire nella pellicola. Meglio così per tutti loro, mi sa. ENJOY!!




















































