venerdì 14 gennaio 2022
Scream 4 (2011)
venerdì 9 ottobre 2020
Paradise Hills (2019)
Per motivi pandemici non sono riuscita a rendere onore al borzo australiano ma ho comunque recuperato un film uscito nelle sale la settimana scorsa, ovvero Paradise Hills, diretto nel 2019 dalla regista Alice Waddington.
Trama: Uma è una ragazza di buona famiglia che un giorno si sveglia in un lussuosissimo centro ubicato su un isola deserta, dove le ospiti vengono sottoposte a un trattamento per renderle "perfette"...
Paradise Hills è un esempio di distopia e pseudofantascienza accessibile ai teen, che frulla e rimastica concetti già presenti nel vecchio La fabbrica delle mogli (o La donna perfetta, se preferite) filtrandoli attraverso un gusto estetico molto glamour e accattivante, pesantemente debitore di atmosfere da Alice nel Paese delle Meraviglie. L'Alice in questione si chiama Uma e finisce nel giardino della Duchessa spinta da una madre che la vuole sposa perfetta di un giovane riccastro; all'interno di un isola deserta adibita a lussuoso resort, ragazze "imperfette" e vestite di bianco passano il tempo a fare ginnastica, a seguire diete, a intrecciare fiori e ad aprire l'animo e il cuore alla comprensiva Duchessa, pronta a rimandarle a casa alla fine di una cura che mira a renderle adatte a una società fatta di pochissimi ricchi privilegiati e molti poveri disagiati. In un'isola zeppa di potenziali Stepford wives, Uma fa amicizia con tre ragazze in particolare e insieme a loro scopre che il già strano ed inquietante Paradise Hills nasconde segreti oscuri e terribili, che trasformano le atmosfere vagamente ambigue della prima parte del film in qualcosa di leggermente più horror, cosa che avrei preferito avvenisse prima e in maniera più incisiva; l'enorme difetto di Paradise Hills, infatti, è una trama interessante ma trattata in maniera superficiale e delicatina, con un sacco di spunti infilati qui e là (la società divisa tra "uppers" e "lowers", la natura della Duchessa, il significato del luogo ricercato da Amarna) lasciati cadere in favore di una maggiore predilezione per il drama d'amicizia e d'ammore, fatto di pseudopsicologia d'accatto ed emozioni posticce.
Ciò che di Paradise Hills salta, invece, letteralmente all'occhio, è il gusto per la composizione dell'immagine, per i colori, per la scenografia (naturale e non), per i costumi, per capigliature e make-up, in un trionfo di ricchezza visiva che denota l'enorme sforzo estetico di accattivarsi un'audience giovane e, se si pensa che Alice Waddington è al suo primo lungometraggio, c'è soltanto da levarsi il cappello (e al limite lamentarsi dell'assenza di una colonna sonora adeguata, ché quelle due canzonette gnegne cantate dalle protagoniste non si possono sentire). Qualcuno potrebbe dire che Paradise Hills è un film più di apparenza che di sostanza, e non sarò io a sostenere il contrario, però ho trovato piacevole staccare per un'ora e mezza il cervello e godermi la bellezza delle immagini che la regista riesce a portare sullo schermo come se avesse per le mani una favola nera popolata da bamboline da vestire e pettinare. Se poi le bamboline in questione sono attrici per le quali provo una spiccata simpatia, come la sempre frizzante Emma Roberts, Awkwafina e una Milla Jovovich in veste di maitresse elegantissima e abbastanza matta, capirete che probabilmente sono stata anche più indulgente di quanto avrei dovuto con un film al quale non riesco a voler male nonostante i condivisibili difetti. Dovesse passare dalle vostre parti, o finire un giorno su qualche servizio streaming, riscoprite il bimbominkia che è in voi e dategli un'occhiata.
Di Emma Roberts (Uma), Awkwafina (Yu), Eiza González (Amarna) e Milla Jovovich (La Duchessa) ho già parlato ai rispettivi link.
Alice Waddington è la regista della pellicola. Spagnola, è al suo primo lungometraggio. Anche sceneggiatrice, produttrice e attrice, ha 30 anni.
venerdì 3 aprile 2020
The Hunt (2020)
Trama: delle persone si risvegliano, imbavagliate, in un bosco sconosciuto e scoprono di essere le vittime inconsapevoli di una caccia all'uomo.
E che due palle, direte voi. Il cinema horror è pieno di film che iniziano con questi presupposti. Ancora ultimamente c'è stato il bel The Furies, di Tony D'Aquino, che cominciava più o meno nello stesso modo: persone che si svegliano in un posto sconosciuto e devono cominciare a correre, perché nell'oscurità si nasconde gente che vuol far loro la pelle, per i motivi più disparati. E allora cos'è che rende The Hunt uno dei film più divertenti visti negli ultimi tempi, nonché uno dei più imprevedibili? Eh, non è facile parlarne senza incorrere in spoiler, quindi se non avete ancora visto il film vi direi di fermarvi qui e guardarlo il prima possibile, non ve ne pentirete e passerete una serata tra salti sulla sedia, risate a profusione e moti di stupore, altrimenti proseguite pure.
Premesso che le lotte sociali sono sempre molto interessanti, soprattutto in tempi come questi, i contrasti presenti in The Hunt sono trattati con piglio molto ironico e non fanno sconti a nessuno. Il film ribalta la prospettiva comune, quindi le vittime vengono pescate all'interno di quella parte di America assolutamente deprecabile, fatta di gente ignorante, leoni da tastiera, repubblicani, razzisti, sessisti, broflakes e complottisti che ammorba non solo l'internet ma la società intera, e il brutto è che siamo anche costretti a pensare "poverini" quando cominciano a venire fatti fuori brutalmente. Dall'altra parte, quindi, abbiamo il contraltare progressista e democratico, gente colta e attenta a rendere il mondo un posto migliore... o meglio, lo avremmo, non fosse che questi personaggi sono di un'ipocrisia spaventosa e, pur coltivando idee positive e condivisibili, lo fanno col piglio di chi lo fa soltanto perché "bisogna", vuoi per giustificare il possesso di una barcata di soldi, vuoi per sentirsi superiori ai poveracci che infestano le città o più intellettuali di loro, altrimenti non avrebbero di certo imbracciato i fucili per ripulire il mondo dalla cosiddetta "white trash". E questa è solo la punta dell'iceberg, perché c'è ancora qualcosa che si nasconde dietro la Caccia del titolo originale, qualcosa che arriveremo a scoprire nel corso di un flashback piazzato ad hoc poco prima del finale, che rende l'intera faccenda ancora più surreale e sorprendente, radicata in uno dei veri mali che infesta la nostra società moderna: le fake news e la loro diffusione incontrollabile.
Ed è l'intera struttura del film ad essere sorprendente, non soltanto a livello di sceneggiatura ma di regia e montaggio. Ogni elemento di The Hunt funziona dal momento in cui entra in risonanza con quelli che lo spettatore riconosce essere i fondamentali cliché del genere, cosa che lo spinge a reagire di conseguenza. La prima morte on screen, sanguinosa ed esplosiva, ci spiazza perché è preceduta da intere sequenze il cui fulcro è un personaggio che riconosciamo subito come emblema della Final Girl; non guasta il fatto che sia interpretato da una delle attrici più famose del mucchio, ma sono soprattutto le inquadrature, i dialoghi che le vengono messi in bocca, il montaggio serrato a trarci in inganno e a convincerci che l'intero film poggerà sulle sue spalle, soprattutto quando entra a gamba tesa l'espressione massima del cavaliere in armatura (bello, prestante, gentile e apparentemente anche forte fisicamente ed esperto di armi), un possibile love interest che magari morirà prima della fine del film ma nel frattempo avrà aiutato la nostra eroina a sopravvivere fino all'ultimo, e gli saremo sempre grati per questo. Nulla di più sbagliato, e il gioco si ripete un altro paio di volte, finché il vero (o la vera) protagonista di The Hunt non risulterà chiaro. E anche lì, nonostante l'amore devastante nato per chi lo/la interpreta (ma in generale tutto il cast di The Hunt è perfetto), non abbiamo davanti un personaggio con cui empatizzare facilmente, ma qualcuno con dei palesi problemi psichici e relazionali, e per questo ancora più meraviglioso. La vittoria finale del personaggio in questione cambierà il mondo? No, penso proprio di no. Sono finiti i tempi di Orwell e anche se viviamo nella peggiore delle Animal Farm, l'idealismo ormai è morto, ad imperare sono solo l'egoismo e la speranza di poter arrivare almeno a sopravvivere fino alla fine della giornata. Se poi ci scappano anche un buon pasto, una bottiglia di vino e qualche lusso, tanto meglio. Intanto, il 2020 verrà inevitabilmente ricordato per Coronavirus ma è anche l'anno in cui la Blumhouse sta dando veramente il bianco con tutti i gioiellini che continua a fare uscire.
Di Hilary Swank (Athena), Ike Barinholtz (Staten Island), Ethan Suplee (Gary) ed Emma Roberts (Yoga Pants) ho già parlato ai rispettivi link.
Craig Zobel è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Compliance, Sopravvissuti e serie quali American Gods. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 45 anni.
Betty Gilpin interpreta Crystal. Americana, ha partecipato a film come The Grudge e a serie quali Medium e American Gods; come doppiatrice ha lavorato in Robot Chicken. Ha 34 anni e due film in uscita.
Wayne Duvall interpreta Don. Americano, ha partecipato a film come Un giorno di ordinaria follia, Apollo 13, The Fan - Il mito, Fratello, dove sei?, Lincoln, Prisoners, American Animals, Richard Jewell, A Quiet Place II e a serie quali MacGyver, X-Files, E.R. Medici in prima linea, Sabrina, vita da strega, Nash Bridges, CSI - Scena del crimine e CSI:NY. Ha 62 anni e due film in uscita.
Usman Ally, che interpreta Crisis Mike, era l'uomo con le mani a uncino di Una serie di sfortunati eventi. ENJOY!
martedì 20 giugno 2017
Nerve (2016)
Trama: Vee è una ragazza molto timida che, un giorno, decide di iscriversi al gioco on line Nerve per dimostrare alla sua migliore amica di avere coraggio. Nerve prevede che i partecipanti accettino e portino a termine delle sfide decise dagli utenti paganti, a fronte di ricompense sempre più alte e pericoli sempre maggiori...
Nerve è un simpatico thriller per ragazzi capace di dare qualche "scossa" anche agli spettatori più adulti. La storia, di base, è molto simile a quella raccontata nel ben più riuscito e raccapricciante 13 Beloved: c'è un gioco all'interno del quale i partecipanti devono affrontare prove sempre più difficili per portare a casa dei soldi e, siccome ormai sono passati dieci anni dal film di Chookiat Sakveerakul, anche la popolarità su internet, che di questi tempi è bramata come non mai. Protagonista di Nerve è Vee, liceale dal passato triste che vive nell'ombra dell'amica Sydney, popolare coi ragazzi e disnibita. Come spesso accade in questo genere di storie, Vee è intelligente, creativa e molto carina ma "non si applica" quindi è costretta a vivere di foto rubate e ad accompagnarsi col nerd del gruppo, che la ama non ricambiato. L'iscrizione a Nerve, fatta fondamentalmente per frustrazione e per vendicarsi di Sydney, paleserà agli occhi di tutti come la ragazza in realtà sia incredibilmente bella, tosta e capace e le consentirà anche di conquistare un misterioso fidanzato, a sua volta utente di Nerve. Insomma, parrebbe tutto rose e fiori se non fosse che Nerve pretende dai suoi giocatori un impegno e uno sprezzo del pericolo crescente, con prove che diventano sempre più pericolose ed illegali, al punto che qualcuno, in passato, pare ci abbia rimesso la vita; euforica per le novità rappresentate da Nerve, lì per lì Vee non capisce di essere l'ingranaggio di un gioco pericoloso che rischia di rovinarle amicizie di lunga data e famiglia, privarla della libertà e persino della vita ma ovviamente ci vorrà poco per farle aprire gli occhi e trasformarla nella Katniss Everdeen del gioco. Ho citato la protagonista di Hunger Games perché, effettivamente, tra le due opere c'è una certa affinità dei temi di base e gli utenti di Nerve hanno la stessa sete di spettacolo e violenza che caratterizza gli abitanti di Capitol City, con l'aggravante di essere forse ancora più vigliacchi: da bravi internettari, i cosiddetti watchers, protetti dall'anonimato, diventano degli stalker e si consultano via chat per sottoporre i players a prove sempre più umilianti e pericolose, privandoli dello status di persone per trasformarli in avatar da muovere a piacimento e solo per il gusto del divertimento proibito. Il pistolotto finale della protagonista, la storia d'amore mantenuta nonostante tutto il delirio e la critica al web sotterraneo fanno molto young adult e a chi non è più tanto young rischiano di far storcere il naso ma la verità è che, al netto di un paio di scelte mosce, Nerve è un thriller abbastanza adrenalinico.
Joost e Schulman hanno fortunatamente abbandonato lo stile found footage dei tempi di Paranormal Activity e qui le riprese dal vivo, fatte dagli utenti di Nerve coi cellulari, servono solo per aumentare il senso di vertigine che rischia di agghiacciare lo spettatore timoroso delle altezze come la sottoscritta, in quanto nel film ci sono parecchie prove legate al "penzolare da luoghi alti". Di fatto, dopo un inizio soft ma dalla grafica gradevole, con riprese effettuate dal punto di vista di pc e cellulari e colme di schermate tipiche di Facebook e di altri social (un po' come accadeva in Unfriended e Friend Request ma anche in The Shallows, per intenderci), le prove diventano più dinamiche e adrenaliniche e mostrano come i due registi si trovino a loro agio anche davanti a sequenze che prevedono l'utilizzo di una moto lanciata in corsa in mezzo al traffico di New York, giusto per fare un esempio. La tensione dunque non manca, così come non mancano rimandi a film come la trilogia de La notte del giudizio, soprattutto per quel che riguarda l'aspetto degli stalker del finale, ma non mancano neppure scelte stilistiche e di cast atti a catturare l'attenzione di un pubblico di teenager. La colonna sonora, giusto per fare un esempio, è ruffiana da morire nonché un aspetto importante del film, poi ovviamente ci sono gli attori: tutti belli, giovani e cool, vestiti secondo la moda del momento (sapete che in Italia siamo un paio d'anni in ritardo, no? Guardate un po' le mise della Roberts - costosissimo abito a parte - o dell'amica Sydney e ditemi se non sono identiche a quelle di TUTTE le adolescenti italiane medie) e con accessori all'ultimo grido, bicicletta vintaggia compresa. Poco importa che Dave Franco, fratellino del più famoso James, sia un cane inespressivo buono solo per far da manzetto della situazione, Emma Roberts è così carina e in parte (quando, per esigenze di copione, qualcuno le dice di "non essere il suo tipo", sono scoppiata a ridere) da reggere da sola l'intera trama, anche nelle situazioni più trite ed abusate, anche se ogni tanto mi ritrovavo a rimpiangere la caustica cattiveria dell'adorata Chanel Oberlin. Riassumendo, se cercate un thriller serio capace di non farvi dormire la notte evitate Nerve come la peste, se invece vi va bene la visione di un divertissement estivo e poco impegnativo concedetegli pure una chance.
Dei registi Henry Joost e Ariel Schulman ho già parlato QUI mentre Juliette Lewis, che interpreta Nancy, la trovate QUA.
Emma Roberts interpreta Vee. Adorabile e adorata Chanel della serie Scream Queens nonché tra i giovani volti più promettenti di American Horror Story e figlia di Eric Roberts, la ricordo per film come Blow, Aquamarine, Scream 4 e February - L'innocenza del male; come doppiatrice, ha partecipato a episodi de I Griffin. Anche produttrice, ha 26 anni e cinque film in uscita.
Dave Franco (vero nome David John Franco) interpreta Ian. Fratello di James Franco, ha partecipato a film come Suxbad: Tre menti sopra il pelo, Fright Night - Il vampiro della porta accanto, Now You See Me - I maghi del crimine e a serie quali Scrubs, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film The Lego Movie. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 32 anni e tre film in uscita.
Emily Meade, che interpreta Sydney, era già comparsa nel diludente My Soul to Take - Il cacciatore di anime mentre il rapper Machine Gun Kelly, che interpreta Ty, era anche nel cast di Viral, diretto da Joost e Schulman lo stesso anno. Se Nerve vi fosse piaciuto recuperate il già citato 13 Beloved (occhio però perché non è altrettanto "leggero") e aggiungete The Game - Nessuna regola, Nemico pubblico e magari anche Unfriended. ENJOY!
















