mercoledì 12 ottobre 2022
Hellraiser (2022)
venerdì 12 novembre 2021
The Night House (2020)
Il covid ha fatto parecchi danni a livello distributivo. Tra qualche giorno The Green Knight uscirà direttamente su Prime Video, nemmeno fosse un Welcome to the Blumhouse qualsiasi (oh, non mi sono dimenticata degli ultimi due, ma indovinate un po' chi non ha tempo nemmeno di respirare?), mentre questo The Night House, diretto nel 2020 dal regista David Bruckner, è finito su Disney + senza passare dalle sale. Il che è un vero peccato...
Trama: dopo la morte del marito, Beth si ritrova sola in una casa che ogni notte diventa l'equivalente di un incubo...
Importantissimi per l'atmosfera allucinata del film sono il montaggio e la regia. Le notti di Beth sono fatte di "viaggi", non si possono definire in altro modo, durante i quali la donna finisce in una realtà altra quasi impossibile da distinguere rispetto a quella vera, tanto il montaggio è realizzato senza stacchi né apparente soluzione di continuità; inoltre, ad aggiungersi all'incertezza di non capire dove e quando si trovi la protagonista in un determinato momento, c'è tutto un gioco di prospettive, ombre e luci per cui non si capisce neppure se ciò che la sta osservando è davvero un essere fuso con l'oscurità oppure un gioco della nostra immaginazione. In tutto questo, ci si può godere un'interpretazione praticamente perfetta della bravissima Rebecca Hall. Forse ciò che ho apprezzato di più in The Night House è proprio il modo in cui l'attrice ha infuso in un personaggio difficile come quello di Beth una gamma vastissima di emozioni; quello che rischiava di essere un personaggio cupo, talmente depresso da risultare monocorde, diventa grazie alla Hall un essere umano a tutto tondo, non necessariamente piacevole, ma comunque ricco di sfumature che rende gradevolissime e interessanti non solo le scene in cui è costretto ad affrontare l'ignoto del sovrannaturale ma, soprattutto, la realtà di tutti i giorni dopo un lutto dolorosissimo. La sequenza in cui Beth "rimette a posto" la mamma di un suo studente e quella della bevuta al bar, con le facce sconvolte dei colleghi troppo curiosi, a mio avviso valgono da sole la visione. So bene che la Casa del Topo è il male incarnato, ma cercate di non perdervi The Night House, datemi retta.
Del regista David Bruckner ho già parlato QUI. Rebecca Hall (Beth), Vondie Curtis-Hall (Mel) e Stacy Martin (Madelyne) li trovate invece ai rispettivi link.
domenica 11 marzo 2018
Southbound - Autostrada per l'inferno (2015)
Ne avevo letto già bene sul blog di Lucia e ora la Midnight Factory ha distribuito sul mercato dell'home video l'horror corale Southbound - Autostrada per l'inferno (Southbound), diretto e sceneggiato nel 2016 dai registi Radio Silence, Roxanne Benjamin, David Bruckner e Patrick Horvath.
Trama
RECENSIONE
Più lineare, ma non per questo meno inquietante, Siren, diretto e co-sceneggiato dall'unica donna del gruppetto, Roxanne Benjamin (già apprezzata per il "mostruoso" contributo in XX - Donne da morire, sempre distribuito da Midnight Factory). Qui le protagoniste sono i membri di una band tutta al femminile, che si ritrovano in panne sulla maledetta autostrada e vengono "salvate" da una strana coppia. L'intero episodio è giocato prima su elementi che stridono contro l'apparente perfezione e gentilezza dei salvatori di fanciulle, poi sulla paranoia e il senso di esclusione, fino ad arrivare alla terribile risoluzione finale. Niente splatter, quindi, nonostante la presenza di un paio di elementi disgustosi, ma le atmosfere inquietanti e claustrofobiche di un certo tipo di horror/sci-fi in stile L'invasione degli ultracorpi si sprecano e personalmente le ho gradite molto, Siren è sicuramente uno dei corti che ho preferito.
Lo surclassa però brutalmente The Accident, diretto dallo stesso David Bruckner del recente Il rituale. Se l'horror Netflix puntava più sulle atmosfere, questo corto è una splatterata incredibilmente ironica e crudele dove un uomo si ritrova solo ad affrontare il senso di colpa, affidandosi ciecamente a chiunque millanti di avere la soluzione per il casino che ha combinato (ovviamente, non vi dirò mai quale!). Interamente girato in un unico, spettralissimo ambiente e con un solo attore impegnato in una conversazione telefonica, The Accident colpisce lo spettatore allo stomaco e accumula elementi ansiogeni senza mai perdere di ritmo, mettendo i brividi anche sul finale. Sarò una persona semplice ma questo è il corto che mi è piaciuto di più.
Ultimo, o meglio, penultimo segmento prima del ritorno di Radio Silence è Jailbreak, che arriva a "spiegare" più o meno la natura del luogo dove si svolge il film, che diventa così palese anche agli occhi dello spettatore meno scafato. Attenzione, però, non si tratta del classico e tanto detestato spiegone pedante, quanto piuttosto un elegante insieme di suggerimenti e suggestioni incastonato in una cornice squisitamente horror che mi ha ricordato parecchio le sequenze migliori di Dal Tramonto all'alba, pur senza la tamarreide di Rodriguez. Jailbreak sicuramente non appagherà chi cerca delle certezze ma a mio avviso è emblema della cura infusa nell'intera operazione e fa risaltare all'occhio il fil rouge che lega tutti i racconti.
Nell'insieme, Southbound - Autostrada per l'inferno è un viaggio all'interno del senso di colpa e dei fantasmi che gli esseri umani si portano dietro. Tutti i personaggi principali hanno qualcosa per cui vergognarsi, orrori nascosti nel loro passato o mancanze verso i loro cari e anche quando il loro dolore non viene sviscerato appieno, esso viene comunque fatto intuire nello spazio risicato concesso da un corto; i protagonisti di Southbound sono anime perdute e non è un caso che sugli schermi televisivi passi un cult come Carnival of Souls, scelta intrigante benché forse "spoilerosa" (ma tanto, anche il sottotitolo italiano qualche indizio lo offre). Inoltre, a differenza di quello che accade di solito con altre opere simili, i vari registi e sceneggiatori coinvolti sono riusciti a creare un affresco omogeneo, caratterizzato da sfumature individuali perfettamente amalgamate tra loro, al punto che è difficile definire Southbound come un mero insieme di corti, vista la palese volontà di lavorare assieme senza dare al film l'aspetto di una "vetrina" di talenti. Certo, Southbound non è un'opera perfetta però è affascinante quanto basta per consigliarla e ringraziare la Midnight Factory di averla fatta arrivare in Italia!
CAST
- Il collettivo Radio Silence ha diretto i segmenti "The Way Out" e "The Way In". Radio Silence è formato da Matt Bettinelli - Olpin (anche sceneggiatore dei corti e interprete di Jack, di lui ho parlato QUI), Tyler Gillett (di cui ho parlato QUA) e Chad Villella; quest'ultimo, che interpreta anche Mitch, è americano, anche sceneggiatore, produttore, tecnico degli effetti speciali e ha co-diretto un episodio del film V/H/S.
- Patrick Horvath è il regista e co-sceneggiatore del corto Jailbreak. Ha diretto film come The Pact II ed è anche attore, produttore e compositore.
- Fabianne Therese interpreta Sadie. Americana, ha partecipato a film come John Dies at the End e Starry Eyes. Anche sceneggiatrice, regista e produttrice, ha un film in uscita.
CURIOSITà
venerdì 16 febbraio 2018
Il rituale (2017)
Trama: quattro amici vanno in vacanza in Svezia e quando uno di loro si infortuna al ginocchio decidono di prendere una scorciatoia nella foresta. Lì cominceranno a venire perseguitati da qualcosa di mostruoso...
Non capisco se sono diventata un'incredibile rompipalle perché ormai ho visto troppi horror (ma esistono persone al cui confronto sono una novellina quindi direi di no) o perché sono una vecchia stanca che si addormenta per un nonnulla e non riesce quasi più a vedere un film intero senza farsi cogliere dal tocco di Morfeo (cosa più probabile). Me lo chiedo perché l'amichetta Kara Lafayette mi ha consigliato spassionatamente Il rituale e io, che lo avevo già visto, mi sono vergognata di non averlo apprezzato, perdendomi parte del secondo atto perché tediata dal risvolto "cultista" dell'intera vicenda e ormai abbandonata dal brivido dell'introduzione interamente ambientata nei terrificanti boschi svedesi. Quindi, per la prima volta da che esiste il blog, ho deciso di fermare qui la recensione de Il rituale e di tornare a scrivere solo dopo aver recuperato i dieci minuti perduti causa nanna incombente così da tentare di rientrare nel mood giusto.
Rewind. Ieri sera mi sono messa sulla poltrona scomoda, eccheccavolo, e ho guardato con ESTREMA attenzione tutto ciò che mi ero persa, rivalutando Il rituale. Per carità, la mia opinione non è cambiata così tanto da arrivare a considerarlo uno degli horror più belli recenti ma è comunque un film interessante, ben realizzato e ben recitato. Continuo a preferire la prima parte rispetto alla seconda ma è semplicemente un'opinione derivante dal mio modo di percepire l'orrore e da ciò che mi fa paura. Il pensiero di non poter uscire da un luogo che fin da bambina ho imparato ad associare a qualcosa di positivo, che di notte rischia tuttavia di diventare una trappola per tutti gli ignari escursionisti "di città", mi angoscia fin dai tempi di The Blair Witch Project quindi l'idea di qualcosa nascosto nel bosco, assieme alla vista di una bambola demoniaca e le riprese all'infrarosso, è un topos cinematografico abbastanza efficace con me. D'altronde, anche le favole che ci leggevano da bambini parlavano di Pollicino che si perdeva nel bosco e Hansel che finiva nella casa della strega assieme a Gretel, quindi il terrore della foresta notturna sarà insito nel DNA di ogni uomo, forse come retaggio della nostra natura di uomini delle caverne; ciò, ovviamente, non si applica ai baldi protagonisti de Il rituale, che cercando una scorciatoia decidono di infilarsi nelle fresche frasche svedesi accogliendo a braccia aperte la botta di testosterone inevitabilmente richiamata da una vacanza tra uomini (uomini virgola, ché Dom è pippa quanto potrei essere io). I fanciulli notano che qualcosa non va allorché trovano appeso a un albero un cervo sventrato, mentre intorno a loro cominciano ad apparire simboli incisi sulle cortecce, ma piuttosto che far la figura delle femminucce decidono di dormire all'interno di una casa abbandonata che nasconde, al piano di sopra, un'inquietantissima scultura di legno e giuro che ciò che succede dopo questo incipit è terrore puro uscito dritto dai peggiori incubi di chiunque. David Bruckner per una mezz'ora concitatissima stuzzica la mente dello spettatore utilizzando dei meri simboli, lo turba proprio con la mancanza di spiegazioni e con qualche immagine ad hoc di corpi violati senza un perché, appoggiandosi più che altro a suggestioni uditive fatte di urla e suoni misteriosi; in tutto questo scava nell'animo di un uomo morto dentro in quanto soverchiato dal senso di colpa per un terribile evento accaduto nel passato, "costretto" ad una vacanza di gruppo che gli provoca solo disagio, esacerbando conflitti, senso di claustrofobia e scelte sbagliate fino all'inevitabile punto di rottura.
Ed è un peccato che questo punto di rottura coincida con un brusco calo della tensione, quando Il rituale diventa un mix tra un torture porn e un horror anni '70/'80 a base di sette e culti (uno su tutti The Wicker Man ma si respira anche aria di un Grano rosso sangue meno poveraccio) ma privo del mistero che li caratterizzava, sostituito dal gusto tutto moderno per lo spiegone offerto dal personaggio giusto al momento giusto. Le immagini continuano a rimanere molto affascinanti e in qualche modo Bruckner trova mille modi per non mettere mai perfettamente a fuoco la natura di "colui che cammina tra le fratte", sfruttando oscurità, fiaccole piazzate ad hoc, visioni e pertugi da cui sbirciare, però l'aver messo tutte le carte in tavola, comprensive di un nome anche abbastanza importante, mi ha fatto un po' scendere l'entusiasmo. Al posto della paura rimane giusto la curiosità di capire quale sarà la scelta finale di un determinato personaggio e se il film si concluderà con un happy ending o con qualcosa di più indefinito, persino l'introspezione psicologica dell'inizio si stempera nella riproposizione ciclica di un'allucinazione che a un certo punto viene a noia (forse è anche per quello che mi sono assopita...). Detto questo, Rafe Spall è degno figlio di tanto padre e mi piace sempre molto vederlo, con quella sua faccetta scazzata alla Ribisi, inoltre il design della creatura, pur essendo stranissimo, non risulta fasullo come quello di tanti suoi cuginetti cinematografici: il confronto tra i due segna fortunatamente il ritorno all'atmosfera inquietante e onirica di inizio film oltre a completare il percorso "riabilitativo" del personaggio di Luke che, finalmente, viene a patti coi suoi demoni interiori nel modo più "maschio" possibile. La morale della storia comunque è "mai andare a fare i fighetti in Svezia senza seguire pedissequamente bussole e cartine", che anche in un luogo apparentemente carino e simpatico come quello c'è da farsela nei pantaloni... e non dimenticate di tornare sui vostri passi se qualcosa vi è sembrato orribile a causa di un colpo di sonno! Hej då!
Di Rafe Spall, che interpreta Luke, ho già parlato QUI.
David Bruckner è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Signal, V/H/S e Southbound - Autostrada per l'inferno. Anche sceneggiatore, attore e produttore, ha 41 anni.
Sam Troughton interpreta Dom. Inglese, ha partecipato a film come Alien vs. Predator e Slumber - Il demone del sonno e a serie quali. Ha 41 anni.
Se Il rituale vi fosse piaciuto recuperate The Wicker Man e Kill List. ENJOY!











