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domenica 28 giugno 2020

Pitch Black (2000)

Qualche sera fa passavano in TV Pitch Black, diretto nel 2000 dal regista David Twohy, e siccome ne ho sentito sempre parlare benissimo ho deciso di dargli un'occhiata.


Trama: dopo un incidente, gli occupanti di un'astronave si ritrovano dispersi su un pianeta sconosciuto, con due enormi problemi da affrontare. Uno, tenere a bada il pluriomicida Riddick, imprigionato proprio all'interno dell'astronave, e due, sopravvivere a fameliche ed implacabili creature.



Guardando Pitch Black mi è tornato tutto alla mente, nemmeno fosse una madeleine proustiana. Correva l'anno 2000 e una Bolla diciannovenne era letteralmente DISGUSTATA da ciò che leggeva su Ciak e affini: Vin Diesel celebrato come il nuovo Bruce Willis, anche se st'informe zamarro pelato non aveva un briciolo del fascino dell'adorato Bruno. Così come, a pelle, avevo provato subitaneo disgusto per Take That, Leonardo di Caprio (poi rivalutato), Titanic et similia, così come ancora oggi quando sento nominare Adam Sandler mi viene la pellagra, così all'epoca avevo bollato ogni film che avesse per protagonista Vin Diesel come indegno di essere guardato in quanto Puttanata Galattica. Ecco perché sono passati vent'anni prima che io decidessi di guardare Pitch Black, e solo perché ne ho sentito parlare benissimo da gente di cui mi fido. Quindi, direte voi, questa è l'illuminazione bollesca sulla via di Damasco che porta alla rivalutazione di Vin Diesel? Ehm, no. Mi dispiace ma ho trovato Pitch Black di una noia mortale e visivamente brutto come il peccato, con l'unico pregio di una protagonista donna che sarebbe stata benissimo a fianco di Ripley e che invece è finita ad avere le caldane davanti al Gigioni (cit. Leo Ortolani), granitico concentrato di smorfie da piacione dispensante sguardi minacciosi a la qualsiasi, costretto ad affrontare bestie più pericolose di lui. Sì, Pitch Black è un sci-fi horror e solo per questo avrei dovuto apprezzarlo molto, avrei dovuto adorare una trama che infila dei desperados su un pianeta decisamente inospitale (o tre soli o buio pesto, per l'appunto, o un caldo porco e zero acqua oppure un freddo culo e bestie che cercano di affondare i denti nel suddetto) e poi li costringe a fuggire da alieni famelici avvantaggiati dalla loro possibilità di vedere al buio mentre le povere vittime brancolano impossibilitate a vedere... tutte, ovviamente, tranne il Gigioni, dotato di occhi bionici che lo rendono ancora più cool, come se non bastassero gli occhialetti che gli hanno piazzato in faccia. Purtroppo, il potenziale di un film cupissimo, dalle atmosfere inquietanti e l'angoscia che avrebbe dovuto tagliarsi col coltello, si è infranto, almeno per me, contro il fatto che i personaggi sono tutti talmente antipatici che di loro non me sarebbe potuto fregare di meno.


In più, come ho scritto sopra, ho trovato la regia, il montaggio e la fotografia francamente orribili. Tanto quanto, l'incidente dell'astronave lasciava ben sperare e se l'intero film si fosse ambientato "indoor", per così dire, forse ne avrebbe giovato visto che le scenografie interne sono molto belle. Il problema comincia quando una luce azzurrastra di ben tre soli viene smarmellata su tutte le immagini, roba da causare più mal di testa della psichedelia di Mandy, per non parlare della "riddickvisione"/"mostrovisione", altra schifezzuola da videogame che mi ha fatto venire voglia di cavarmi gli occhi con le lame tanto amate dal Gigioni. Il quale, passando al montaggio, a un certo punto comincia a cicciare fuori nemmeno i realizzatori stessero giocando a "whack-a-Gigioni", senza soluzione di continuità, comparendo sullo sfondo mentre i personaggi si stanno facendo i fatti loro; basta che uno dica "Riddick" ed ecco che il suddetto fa capolino con la pelata scintillante e poi scompare, mentre i suoi compari di sventura passano con disinvoltura da un ambiente all'altro palesando una velocità di spostamento superiore a quella di Bolt. Ciò, ovviamente, succede quando ci sono ancora abbastanza personaggi, la cosa fortunatamente si appiana quando cominciano a cadere come mosche, fatti fuori in modi nemmeno tanto inventivi, salvo per una tizia fatta fuori da un branco di pipistrelletti volanti. Ma più di tutto, mi dispiace, non ho tollerato Vin Diesel. Riddick è un essere odioso, che se la crede tantissimo, un bonobo mononeuronico che non fa altro che grugnire minacce e dar consigli non richiesti a chiunque. Il momento più alto del film è quando la povera capitana della nave tenta di scassarlo di mazzate, cosa che avrei voluto fare io fin dalla prima inquadratura del film, il secondo è quando ci sono i titoli di coda, che fortunatamente liberano lo spettatore dalla presenza inopportuna di un tizio che nella sceneggiatura originale sarebbe dovuto morire... e invece no, sono usciti ben DUE seguiti. Che, per inciso, non guarderò mai nella vita.


Del regista David Twohy ho già parlato QUI. Vin Diesel (Richard B. Riddick), Radha Mitchell (Carolyn Fry) e Keith David (Abu "Imam" al-Walid) li trovate invece ai rispettivi link.


Poiché lo script originale è stato cambiato e così il destino di Riddick, Pitch Black ha generato tre seguiti: Dark Fury (un cartone animato), Le cronache di Riddick, Riddick: Blindsided (altro corto animato) e Riddick. Esiste anche un prequel, Into Pitch Black, film TV ambientato dopo gli eventi narrati in Pitch Black ma uscito prima, a mo' di materiale pubblicitario. L'anno scorso Vin Diesel aveva parlato dell'uscita di un quarto film, Furya, di cui però non si hanno più notizie, così come della serie Merc City, annunciata già nel 2015 e persasi nell'etere. Poco danno, se posso permettermi. ENJOY!

giovedì 7 ottobre 2010

A Perfect Getaway - Una perfetta via di fuga (2009)

Mah, tante volte me le vado a cercare. Nonostante i pareri contrari di chi lo aveva già visto, in questi giorni mi sono messa a guardare A Perfect Getaway – Una perfetta via di fuga (il titolo originale è, appunto, A Perfect Getaway; notare che in questo caso “getaway” sarebbe dovuto venire tradotto con “vacanza” visto che la via di fuga non c’entra davvero nulla…), diretto e sceneggiato nel 2009 dal regista David Twohy.



Trama: Cydney e Cliff sono due neosposi che decidono di passare la luna di miele alle Hawaii. Durante la vacanza vengono a scoprire che c’è in giro una coppia di assassini che ha già fatto fuori due sposini e, guarda un po’, lo scoprono proprio quando incontrano altri due fidanzati in vacanza come loro. Ovviamente il “gioco”, per lo spettatore, sarà scoprire quale coppia è quella omicida, considerato che in giro ce n’è anche una terza…



Quando un film si basa sul gioco di sospetti, l’importante è tenere in sospeso lo spettatore fino all’ultimo, possibilmente rendendogli difficile l’”indagine”. Purtroppo A Perfect Getaway fallisce proprio su questo punto fondamentale, o forse sono io che ne ho visti troppi di film per sorprendermi. Sta di fatto che un limitato dubbio si può magari avere fino a metà film, ma tolti un paio di personaggi la soluzione è palese agli occhi dello spettatore smaliziato. Palese ovviamente non significa logica, beninteso: le forzature per fare quadrare il tutto sono da lacrime agli occhi. Provate a riguardare il film col senno di poi e a ripensare ai dialoghi e capirete che la giustificazione trovata dallo sceneggiatore/regista è parecchio fuffosa e, a dirla tutta, anche il finale è assurdo: perché fare tutto quel casino per poi rinunciare all’ultimo? Ho capito che qui si parla di fanciulle deluse nei sentimenti (ma quali sentimenti, poi…?) però il ragionamento non fila comunque, come non fila affatto il motivo per cui gli assassini uccidono, troppo pretenzioso e altisonante per un film simile.



Peccato, perché la realizzazione di A Perfect Getaway non è male. Al di là della fotografia pulitissima che ci mostra eccezionali immagini da cartolina, verso metà film il regista risveglia anche la creatività e sbulacca, soprattutto al momento della risoluzione dell’arcano: flashback in bianco e nero, immagini passate che si sovrappongono a quelle presenti, uno schermo diviso in tre parti per mostrare tre eventi che avvengono nello stesso momento…una botta di vita, insomma, forse per svegliare un po’ lo spettatore che, come me, si aspettava uno slasher alla Blood Trails, per intenderci, e che invece deve limitarsi a fare il conto delle gocce di sangue, centellinato in un paio di ferite guaribili con un cerotto o poco più. Bravi gli attori, detestabili i personaggi, soprattutto quello di Timothy Olyphant, un ex soldato sottuttoio, sbruffone e antipatico. “Simpatico” invece lo sceneggiatore, che ha pensato bene di prendersi in giro e fare un po’ di metacinema creando il personaggio di Steve Zahn, sceneggiatore mediocre che per tutto il film se ne esce con battute del tipo “Ah, se ci trovassimo in una mia sceneggiatura a quest’ora succederebbe così, così e cosà…”. Ma per favore. L’unica citazione veramente divertente (per chi conosce la storia, ovvio…) è vedere Cydney dichiarare di non avere mai fatto uso di cannabis in vita sua, quando invece la Jovovich all’epoca fece parecchio scandalo per una serie di foto dove posava con un bel cannone in mano. Passate oltre, gente, passate oltre. A Perfect Getaway sta bene a prendere la polvere in qualche sperduto Blockbuster, visto che non è buono nemmeno per offrire qualche perla trash. O al limite potrebbe portarvi a chiedere perché mai qualcuno a cui è stata impiantata una placca metallica in testa riuscirebbe ad approfittarsene per passare i controlli in aeroporto e portarsi dietro un coltello da caccia attaccato alla caviglia, visto che nella realtà lo prenderebbero da parte per rivoltarlo come un calzino.



Di Timothy Olyphant, che interpreta Nick, ho già parlato qui.

David Twohy è il regista e sceneggiatore del film. Californiano, e responsabile di brutture di cui non voglio nemmeno parlare, come Pitch Black e Le cronache di Riddick, ha 55 anni.



Milla Jovovich interpreta la novella sposina Cydney. L’attrice ucraina ha cominciato la carriera giovanissima, come fotomodella, per poi diventare l’”erede” di Brooke Shields quando le è stato offerto il ruolo di protagonista nel fuffoso Ritorno alla Laguna Blu. Da quel momento in poi la sua carriera è stata un crescendo, grazie anche al matrimonio (ora finito) con il regista Luc Besson, che l’ha voluta nel carinissimo Il quinto elemento e nel meno bello Giovanna D’Arco. Ora i più la conoscono come la cacciatrice di zombie Alice nell’infinita serie di pellicole dedicate a Resident Evil (qualche settimana fa è uscito nelle sale italiane l’ultimo capitolo in 3D, Resident Evil: Afterlife) però ha girato anche altri film, tra i quali ricordo Charlot, The Million Dollar Hotel e Zoolander. Ha 35 anni e sette film in uscita, tra cui uno che mi interessa particolarmente in quanto ennesima versione di un romanzo che amo molto, I tre moschettieri. Questa volta c’è nientemeno che Christoph Waltz a fare Richelieu, potrei forse perdermelo??!! Peraltro sul Twitter della buona Milla se ne può seguire la realizzazione passo per passo quasi in tempo reale.



Steve Zahn interpreta invece lo sposino, Cliff. Americano, ha partecipato a film come Giovani carini e disoccupati, Allarme rosso, Out of Sight e C’è post@ per te e doppiato Stuart Little – Un topolino in gamba, Il dottor Dolittle 2 e Stuart Little 2; ha inoltre recitato nei telefilm Friends e Monk. Ha 43 anni e quattro film in uscita.



E ora un paio di curiosità. Per la serie “dove ho già visto questa faccia?”, i fan di Lost potranno riconoscere in Gina (interpretata da Kiele Sanchez) una dei due fidanzatini sfigati che vengono erroneamente sepolti vivi con dei diamanti in saccoccia. Parliamo invece ora della coppia di strapponi, Cleo e Kale: lei è interpretata da Marley Shelton, ovvero la Dottoressa Dakota di Planet Terror, la prima vittima del killer in Sin City e la ragazza concupita da Tobey Maguire in Pleasantville; lui invece è interpretato dall’australiano Chris Hemsworth, che in quanto tale ha ovviamente recitato nella soap Home & Away e che diventerà famoso quando uscirà Thor, visto che sarà lui ad interpretare il dio del tuono. Paradossalmente, di un film così mediocre esiste anche un Director’s Cut che nulla aggiunge a quanto si vede nella versione normale. Volete davvero gustarvi le epiche vicende di una vacanza andata male? Andate sul sicuro con l’Hostel di Eli Roth. ENJOY!


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