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giovedì 15 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 15: Deliria (1987)


Il tema del 15simo giorno di Nuovi Incubi Halloween Challenge era Giallo, così ho scelto di riguardare, dopo tantissimi anni, Deliria, diretto nel 1987 dal regista Michele Soavi.

Trama

Durante le prove di un musical, un killer mascherato comincia ad uccidere assistenti, attori e ballerini, impossibilitati ad uscire dallo studio...

Recensione

Di Deliria avevo ricordi vaghissimi, salvo per la mise particolare del killer, una testa di barbagianni poi ripresa in molti altri film di genere, anche solo come omaggio. Riguardandolo, mi è tornato in mente che, forse, la prima volta non lo avevo apprezzato granché, mentre stavolta mi ha catturata fin dalle prime scene, pur non essendo un film esente da difetti. Deliria spicca per la sua particolarità fin dalla trama, che mescola realtà e finzione partendo dalla messa in scena di un musical a tema horror, all'interno del quale un killer dalla maschera da barbagianni uccide le prostitute del quartiere a luci rosse. Quando una delle ballerine, per colpa di una storta, viene convinta da una delle costumiste ad andare a farsi curare in un ospedale psichiatrico in quanto "più vicino" rispetto ad altre strutture più consone, un pericoloso maniaco evade dalla cella e si rifugia proprio nella loro macchina, cominciando a mietere vittime all'interno del teatro di posa, sostituendosi al killer del musical. La trama, come vedete, è molto semplice, e più che un giallo Deliria sembra uno slasher, anche perché l'identità dell'assassino si conosce fin dall'inizio. Inoltre, la sceneggiatura del film strizza l'occhio agli horror americani dove il killer ha caratteristiche quasi sovrannaturali; non solo muore con grande difficoltà, ma riesce anche ad eludere trappole all'apparenza infallibili, tornando alla carica ancora più incattivito ed assetato di sangue. Un altro fil rouge di Deliria è la perdita di dignità di un lavoro artistico come quello della ballerina o dell'attore/attrice, ridotto qui a un mero mezzo di sopravvivenza per persone che non hanno più il becco di un quattrino, trattate a pesci in faccia da registi senza scrupoli che fanno il paio con produttori discutibili. Paradossalmente, è proprio l'assassino che, ritrovatosi all'improvviso in una sorta di "Paese delle Meraviglie" che gli consente anche di assumere l'identità di un misterioso serial killer mezzo umano e mezzo bestia, riscopre il fascino della musica e della teatralità, divertendosi come le sue vittime non riescono più a fare da tempo.

Al suo primo film come regista, Soavi fa sua la lezione appresa sui set di Dario Argento, con il quale ha lavorato come regista di seconda unità, ed unisce l'amore per i colori sgargianti come il rosso e il blu elettrico, oltre ad un gusto per morti ad effetto che sembrano quasi delle opere d'arte, a suggestioni più legate allo slasher americano. Il risultato è un ibrido affascinante, soprattutto quando la finzione dell'opera teatrale si confonde con la terrificante realtà vissuta dai protagonisti; lo spettatore, a un certo punto, sa che sotto la maschera da barbagianni non si nasconde un attore, bensì il killer, il che crea sequenze scioccanti come quella della morte sul palco per strangolamento prima e fendenti all'arma bianca poi. Anche quando gli omicidi si fanno più gore, per esempio quando uno dei protagonisti si ritrova diviso in due con profluvio di interiora sparse sul pavimento, c'è sempre un gusto coreografico per la composizione della scena, e un che di artistico legato alle luci, ai colori e alle ombre , che lasciano allo stesso tempo orripilati ed affascinati. Anche la colonna sonora utilizzata, che si compone di melodie diegetiche e non, concorre a creare un effetto straniante, aumentando non solo la tensione, ma anche la sensazione che i protagonisti, chiusi all'interno di un teatro di posa, siano finiti in una dimensione infernale separata dalla nostra, popolata da incubi e mostri sanguinari (impressione rafforzata da quel pre-finale onirico, fatto di corpi ricomposti e piume che cadono dall'alto come neve). Gli intermezzi quasi comici dedicati ai due poliziotti che, ignari di tutto ciò che accade nel teatro, rimangono di "guardia" nell'auto di pattuglia a parlare del più e del meno, rinfocolano ulteriormente questa sensazione e fanno di Deliria una bestia assai strana, figlia di un regista sfortunato che, nato in un'epoca diversa, sarebbe probabilmente diventato uno dei nomi di spicco dell'horror italiano, invece di perdersi in ignominiose schifezzuole come QUESTA.

Cast

Del regista Michele Soavi, che compare, non accreditato, come un giovane poliziotto, ho già parlato QUI. David Brandon (Peter), Barbara Cupisti (Alice), Giovanni Lombardo Radice (Brett) e George Eastman (co-sceneggiatore del film, compare quando Irving Wallace indossa la maschera) li trovate invece ai rispettivi link.


martedì 19 settembre 2017

Antropophagus (1980)

Sì, mi sono riguardata Antropophagus, film scritto e diretto da Joe D'Amato nel 1980. E senza nemmeno che me lo chiedesse Obsidian. La follia è vicina ma c'è un motivo. (in)seguitemi un po'.


Trama: un gruppo di turisti sbarca su un'isoletta greca solo per scoprire che un mostro cannibale ha ucciso tutti gli abitanti e ora ha scelto loro come nuove prede...



La mia storia con Antropophagus risale alle superiori. A diciannove anni fa, se devo dare retta ad Ale e Paola, che proprio nel 1998 si sono messi assieme; la mia amica Paola a quei tempi era una persona meglio, poi è stata circuita da quell'horroromane di Ale, che ha contestualmente cominciato a spacciarmi horror sopraffini, ovvero tutte quelle camurrìe italiane di serie Z uscite tra gli anni '70 e '80. Una delle videocassette prestatemi da Ale all'epoca era stata, per l'appunto, Antropophagus, forse accompagnata addirittura dall'altro schifo immondo rivalutato col tempo, Buio omega. Avete idea di cosa fosse, per una cresciuta a pane e horror americani, vedere robe così agghiaccianti e realizzate con due lire? Altro che venire folgorata sulla via di Damasco come Quentin Tarantino, ricordo benissimo di aver passato un'ora di noia mortale, di avere spento con un urlo la TV durante la temibile scena del "coniglio" e di essere andata in bagno a vomitare, giurando su ogni divinità che non avrei mai, mai, mai, mai più guardato Antropophagus in vita mia e passando anni a maledire Joe D'Amato, George Eastman e persino il padrone/macellaio di quella povera bestia. Con l'avvento di internet, vai a sapere per quale motivo, ho messo su un dvd una versione di Antropophagus trovata anni fa sul mulo e l'ho lasciata lì a prendere polvere e vecchiaia, al punto che qualche sera fa, mossa dall'insano desiderio di mettermi alla prova, il supporto digitale mi ha fatto il gesto dell'ombrello rifiutandosi di farmi vedere il film. A casa mia, questo significa guerra ed ecco che finalmente, testardamente, infattamente e prepotentemente, mi sono incaponita e ho ripescato la pellicola di Joe D'Amato, riuscendo così a vedere 'sto benedetto nonché disgustoso finale di cui parlano tutti i libri dedicati ad un certo tipo di cinema. Dopo quasi vent'anni. All'anima. E quindi, dopo tutto questo tempo, ho fatto pace con D'Amato e col suo sanguinolento amico spellato?


Sì e no. Come vedete, non riesco ad essere ironica come quando scrivo di altre "perle" d'italico orrore. Questo perché Antropohagus mi fa schifo a pelle, mi mette ansia nonostante la pochezza degli effetti speciali (quella testa finta dentro al secchio, santo cielo...), la cagnoleria (?) degli attori, la messa in scena goffa, la colonna sonora raccapricciante (la micidiale combinazione simil-sirtaki/simil-sarabanda Handeliana rischia di far esplodere le orecchie ai più sensibili, occhio) e alcuni palesi errori di regia/sceneggiatura/consecutio temporum, talmente grandi da causare un sanguinamento oculare post rotazione a velocità warp. Per esempio, quando Maggie viene trascinata via dal mostro, dall'inquadratura si evince benissimo che gli amici di lei non potevano non vederli: erano lì a un metro!! Poi ci sono gattini e pipistrelli che vengono letteralmente lanciati addosso agli attori, persone che non sanno leggere le carte eppure se la credono tantissimo, gente che arriva in un'isola sconosciuta ma, chissà come, ha già in tasca la chiave del cimitero per giocare scherzoni alle amiche, gente che mangerebbe il figlio senza scrupoli ma non Marta, Marta no, Marta ci dispiace e diventiamo pazzi, mi raccomando, ville di due piani che, magie del montaggio, si ritrovano con settantadue rampe di scale, manco fossero un grattacielo newyorchese, soprattutto c'è un cannibale sprecone, che alle sue vittime tira un morso e poi bon, il resto lo lascia ai ratti oppure lo nasconde sotto lenzuola (comprarsi un frigo pare brutto?) che le sciocche protagoniste non mancano di sollevare non una ma due, tre volte, neanche la solfa cambiasse e sperassero di trovarci sotto un buono per il parrucchiere invece che un cadavere putrescente. E però. E però caSSo, la "scena del coniglio" rivolta lo stomaco ancora oggi, nonostante sappia che di coniglio si tratta. E però George Eastman fa paura anche e soprattutto con quel trucco raffazzonato che gli hanno messo in faccia, e lo so che è assurdo pensare che qualcuno possa diventare un mostro di simile bruttezza "solo" per essersi dato al cannibalismo ma l'idea di un paesino abbandonato dove costui scorazza libero di morderti la giugulare qualche brivido me lo da. E però Antropophagus appoggia sulla schiena dello spettatore un bel carico di disagio, anche per tutti i difetti elencati sopra, ché quella musichetta ti entra nelle orecchie e nonostante tutto capisci che Joe D'Amato e George Eastman erano una bella associazione a delinquere, capace di sfornarti il cult horror così, a tradimento, e di sconfiggere la mia solita vena polemica. Secondo me, signori, sono venti anni di trauma a frenarmi, quindi non posso fare altro che togliermi il cappello e dichiararmi sconfitta da Antropophagus, anche se non riesco comunque a consigliarvi di guardarlo, questo mai.


Del regista e co-sceneggiatore Joe D'Amato ho già parlato QUI mentre Serena Grandi, che interpreta Maggie ed è accreditata come Vanessa Steiger, la trovate QUA.

Tisa Farrow (vero nome Theresa Magdalena Farrow) interpreta Julie. Americana, sorella di Mia Farrow, la ricordo per film come Manhattan e Zombi 2. Ha 66 anni.


Margaret Mazzantini (accreditata come Margaret Donnelly) interpreta Henriette. Diventata famosa come scrittrice e anche moglie di Sergio Castellitto, come attrice ha lavorato in film quali Un cane sciolto 2, Il barbiere di Rio, Libero burro e Non ti muovere. Anche sceneggiatrice, ha 56 anni.


George Eastman (al secolo, Luigi Montefiori) interpreta Klaus Wortmann, alias Antropophagus, ed è il co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Genova, ha partecipato a film quali Fellini - Satyricon, La collina degli stivali, Amico stammi lontano almeno un palmo, Il richiamo della foresta, Baba Yaga, Cani arrabbiati, Bordella, Regalo di Natale, Deliria e La rivincita di Natale. Anche regista e produttore, ha 75 anni.


Zora Kerova (vero nome Zora Ulla Keslerová) interpreta Carol. Nata a Praga, ha partecipato a film come La casa dalle finestre che ridono, Cannibal Ferox, Lo squartatore di New York, Quando Alice ruppe lo specchio, Il fantasma di Sodoma e Papà dice messa. Ha 67 anni.


Mark Bodin, che interpreta Daniel, era già nel cast di un'altra pietra miliare dell'horror di serie Z italiano, ovvero Alien 2 sulla terra. Antropophagus è stato uno dei video nasty banditi in Inghilterra negli anni '80 e solo nel 2002 è approdato sul suolo inglese, tagliato di 8 minuti (nella fattispecie mancano un paio di morsi alla gola, la scena del "coniglio" e il finale in cui il mostro si autocannibalizza, di fatto in questa versione il film finisce brutalmente con il colpo di picozza e stop); dal 2015 si può trovare anche lì la versione uncut, benché vietata ai minori di 18 anni. Nel 1981, Joe D'Amato (col nome di Peter Newton) e George Eastman sono tornati a collaborare e hanno girato un horror dal titolo Rosso sangue; la pellicola è stata distribuita negli USA come sequel di Antropophagus (e addirittura come sesto capitolo della saga degli zombie romeriana, don't ask) ma, sebbene anche Rosso sangue sia finito nell'elenco dei video nasty e "riabilitato" solo quest'anno, tra i due film non c'è alcun legame. Esiste però un remake intitolato Anthropophagus 2000, girato nel 1999 da Andreas Schnaas come omaggio al defunto Joe D'Amato, praticamente identico nella trama ma ambientato nientemeno che a Borgo San Lorenzo, in Toscana. Se vi fosse piaciuto Antropophagus recuperate entrambi i film, io evito tranquillamente! ENJOY!



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