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martedì 1 settembre 2026

Insidious - Fuori dall'Altrove (2026)


Volevo andare a vedere Camp Miasma, ma abito nella maledetta Savona e ho dovuto accontentarmi di Insidious - Fuori dall'Altrove (Insidious: Out of the Further), diretto e co-sceneggiato dal regista Jacob Chase.

Trama

Gemma vive con la figlioletta Maya nella casa dove, un tempo, sua madre si era suicidata dopo avere manifestato pericolosi disturbi mentali. Un giorno, Gemma comincia ad avere incubi terribili che cominciano ad erodere la sua percezione della realtà...

Recensione

Come forse saprete, la saga di Insidious non è mai stata tra le mie preferite, l'ho sempre trovata piuttosto noiosa, preferendole il franchise di The Conjuring. Di fatto, sono andata al cinema senza ricordare nemmeno l'ultimo film, La porta rossa, portandomi dietro solo un'infarinatura generica comprendente un ricordo piuttosto chiaro di cosa fosse la dimensione chiamata "Altrove" e, ovviamente, di chi fosse la sensitiva Elise Rainier. Se in Fuori dall'Altrove c'erano degli easter egg, salvo forse la comparsa di un paio di demoni che mi è parso di riconoscere, non li ho ovviamente colti, ma poco importa perché l'ormai sesto capitolo della saga è un'opera che si regge abbastanza sulle sue gambe e che può essere apprezzata anche senza conoscere i film precedenti. Chiuso il capitolo Lambert, infatti, Fuori dall'Altrove introduce un nuovo personaggio, Gemma, un'igienista dentale con un'infanzia segnata da una madre morta suicida dopo essere impazzita. Nonostante i giusti consigli del fidanzato, che spesso la esorta ad abbandonare una casa così piena di dolore e cupi ricordi, Gemma si ostina a vivere lì assieme alla figlia Maya. La loro vita scorre serena, finché Gemma comincia a sognare l'oscura dimensione denominata "Altrove", dove risiedono i demoni e i morti che non riescono ad andare nell'aldilà; ancor peggio, gli incubi si rivelano qualcosa di peggiore, arrivando persino ad alterare la percezione della realtà di Gemma e a spingerla verso una progressiva follia che rischia di farla diventare come sua madre, alienandola dalla spaventata Maya. Ovviamente, dietro queste visioni ed incubi c'è qualcosa che non vi sto a spoilerare, ma fondamentalmente Gemma ha una caratteristica in più rispetto ai "fortunati" membri della famiglia Lambert che scivolavano inconsapevolmente nell'Altrove, e ciò la rende uno strumento indispensabile per ciò che lì dimora. A livello di "paura" per lo spettatore, questa caratteristica di Gemma si traduce in un confine ancora più sottile tra realtà e Altrove, tra sogno, veglia e visione, risultando (almeno per quanto mi riguarda) più coinvolgente e divertente rispetto ai precedenti capitoli; inoltre, il pregio di Fuori dall'Altrove è l'introduzione di un paio di personaggi assai barocchi, sia vivi (più o meno) che morti, che aumentano di un paio di tacche il tasso di disgusto e di cheesiness dell'intera operazione. Certo, quest'ultimo aspetto deve entrare in risonanza con spettatori pronti a stare al gioco e ad apprezzare questi tocchi weird, come la sottoscritta, mentre gli altri rischiano di giudicare Fuori dall'Altrove ancora più scemo dei film che lo hanno preceduto.

Oltre a questo, capisco anche che molti spettatori disprezzeranno Fuori dall'Altrove per la sua natura derivativa. Per quanto mi riguarda, se vengono frullati gli ingredienti giusti mangio tutto volentieri, e l'ultimo capitolo di Insidious aggiunge, agli elementi tipici della saga, anche suggestioni da molti altri film horror passati e presenti. Da Nightmare a The Dentist, entrambi ampiamente citati e saccheggiati, si passa ad una delle sequenze più particolari, quella in cui Gemma si perde all'interno di un fortino di cuscini, in cui molti hanno visto un richiamo a Backrooms ma che a me ha riportato alla mente il poco conosciuto e geniale Dave Made a Maze, tutti piccoli tocchi che ravvivano una regia tutto sommato ordinaria, che però dà molta importanza ai colori (soprattutto il rosso) e ad un sonoro insinuante. Rispetto agli altri film della saga, mi è sembrato si sia posta una maggiore attenzione anche al character design dei personaggi, affidati ad attori dal sembiante particolare, o ad un make-up ispirato. I tre vecchietti che campeggiano in tutte le foto promozionali, per esempio, sono un colpo di genio che offre parecchie soddisfazioni durante la visione, e il demone "capo", Cyrus (a furia di trovare citazioni, non riuscivo a smettere di pensare a Con Air), supera in figaggine il Lipstick-Face Demon dei primi capitoli in quanto frutto illegittimo di una misteriosa unione tra Alice Cooper, Iggy Pop e il Bughuul di Sinister. Gli attori principali, invece, sono abbastanza dimenticabili. Benché sia sempre bello vederla sul grande schermo, Lin Shaye ormai passa giusto a ritirare l'assegno, e l'unica cosa che mi ha colpita è l'incredibile somiglianza della protagonista, Amelia Eve, con una giovane Naomi Watts. In definitiva, credo che Insidious - Fuori dall'Altrove sia un dignitoso horror commerciale che potrebbe accontentare sia i fan che lo spettatore occasionale. Quest'anno ho visto di meglio, anche per quanto riguarda il non-elevated horror, però mi sono divertita, forse perché partivo con aspettative azzerate. Ciò detto, adesso basta mungere la mucca dell'Altrove, per piacere!

Cast

Di Lin Shaye, che interpreta Elise Rainier, ho già parlato QUI.


Curiosità

Amelia Eve, che interpreta Gemma, era la Jamie di The Haunting of Bly Manor, mentre Brandon Perea, Nick, ha partecipato al film Nope. Insidious - Fuori dall'Altrove è perfettamente fruibile come film a sé stante ma , per completezza, il mio consiglio è quello di recuperare Insidious, Oltre i confini del male - Insidious 2, Insidious 3 - L'inizio, Insidious: L'ultima chiave e Insidious - La porta rossa. ENJOY!

martedì 12 settembre 2023

Bolle di Recensioni: The Communion Girl (2022) e Come Play - Gioca con me (2020)

Torna la rubrica Bolle di Recensioni, per accorpare un paio di horror carini ma sui quali non riuscirei a scrivere un post di lunghezza standard, accomunati dalla presenza di bambini e maledizioni ad essi legate. ENJOY!


The Communion Girl (La niña de la comunión) - Víctor Garcia, 2022

Originale Shudder uscito un mesetto fa, ho deciso di guardare The Communion Girl principalmente per fare un po' di listening (escuchamiento? Sì potrà dire?) in spagnolo e per la presenza di un'inquietante bambola nella locandina. Sono venuta a scoprire, così, che in Spagna è uso regalare una bambola alle bambine che fanno la prima comunione, a mo' di ricordo e anche di status symbol, soprattutto per le famiglie ricche. Magari quest'ultima cosa, oggi, non è più così vera, ma il film è ambientato negli anni '80 e inserisce nella trama famiglie povere, disagio sociale e droga, quindi ci sta. La struttura di The Communion Girl è quella tipica di un horror in cui un gruppo di teenager incappa nella miccia che scatena una maledizione e, in particolare, il modello è quello del J-Horror fatto di inquietanti ragazzine dai lunghi capelli neri che cicciano fuori da anfratti bui facendo esplodere le coronarie allo spettatore; anzi, il finale è un brutale calco di The Ring (d'altronde Víctor Garcia ha in filmografia solo sequel direct-to-video, non si può pretendere originalità) e anche il resto del film non spicca per inventiva né è particolarmente terrificante o gore, anzi, gli attacchi della communion girl del titolo sono abbastanza ripetitivi. Compensa un cast di attori dai volti particolari e neppure troppo cani ma ciò che ho trovato degno di nota, soprattutto, è la ricostruzione degli anni '80, con gruppi di ragazzi in fregola, ambienti e colori ben più realistici di quelli che popolano gli "omaggi" USA. Complimenti, inoltre, per aver ricordato Sabrina Salerno quale sex symbol europeo che ha fatto diventare cieco più di un ragazzo dell'epoca!



Come Play - Gioca con me (Come Play) - Jacob Chase, 2020

Questo invece l'ho guardato in TV una sera, praticamente a scatola chiusa. Ho fatto bene, perché Come Play (tratto dal corto Larry, sempre diretto e sceneggiato da Jacob Chase, regista che è poi sparito dalla circolazione) è uno di quegli horror percorsi da una vena di malinconica dolcezza che, anche se derivativi e magari necessari di un po' di ritmo in più, riescono ad arrivarmi al cuore. In parte Babadook, in parte La madre, Come Play ha per protagonista un bimbo autistico e condannato alla solitudine da questa sua condizione, con genitori che faticano a tenere sotto controllo la situazione e a permettergli di vivere un'esistenza il più normale possibile. Un giorno il piccolo, che comunica col mondo attraverso uno smartphone, entra in contatto con Larry, un'entità malevola che si nutre di solitudine e che sfrutta appunto gli strumenti elettronici per entrare nella nostra dimensione. Il film percorre, come The Communion Girl, strade già straviste, tra ombre che si muovono, tablet che mostrano una realtà altra e jump scare a profusione, ma si fa volere bene per il delicato ritratto di Oliver (bimbo che, pur non riuscendo a parlare, non si fa menare il belino da chi lo prende in giro perché autistico, interpretato alla perfezione dal bravo Azhy Robertson) e, soprattutto, per la ferma volontà di non dipingere l'autismo come un'orribile malattia sfasciafamiglie o genera-mostri. Larry nasce dalla solitudine, dalla nostra incapacità di alzare lo sguardo dai cellulari, ed è la presenza del mostro che impedisce a Oliver di comunicare quando ne avrebbe invece più bisogno, isolandolo dai genitori. Il finale, poi, è un tocco di classe, che sfida gli spettatori a non commuoversi. Io, per inciso, una lacrima ce l'ho spesa, ovviamente.   

 

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