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venerdì 4 giugno 2021

Oxygen (2021)

Piano piano (molto, molto lentamente) sto riuscendo anche a recuperare quei due o tre originali Netflix che mi interessavano, tra cui Oxygen (Oxygène), diretto dal regista Alexandre Aja. Niente spoiler, leggete tranquilli!


Trama: una donna si sveglia all'interno di una capsula medica danneggiata e deve capire chi e perché l'ha rinchiusa lì dentro prima che finisca l'ossigeno.


Evidentemente Aja, dopo l'exploit con i coccodrilli di Crawl, ci ha preso gusto con i film claustrofobici e c'è da dire che gli vengono anche bene. Se in Crawl i protagonisti, benché braccati da coccodrilli mordaci in ambienti ristretti e allagati, riuscivano in qualche modo a muoversi e respirare, in Oxygen la protagonista non ha la stessa fortuna ed è rinchiusa all'interno di una capsula impossibile da aprire, con le riserve d'ossigeno dimezzate e in via d'esaurimento. Quello di Elizabeth è un incubo che disorienta, all'interno del quale le immagini di una capsula pericolosissima e dotata di troppi mezzi per dare al paziente una morte rapida ed indolore, somministrata dalla voce incorporea dell'assistente computerizzato M.I.L.O., si alternano a flash di una vita dimenticata che potrebbero anche non essere ricordi, ma semplici allucinazioni. La lotta di Elizabeth è dunque duplice, uno sforzo fisico e mentale, perché la sua salvezza dipende in primis dal riuscire a ricordare la propria identità e il proprio passato, all'interno del quale si nasconde la chiave per poter sbloccare una capsula ironicamente progettata per la salvezza del soggetto che ospita, un oggetto futuristico viziato da un sacco di "gabole" antiquate. Nulla più vi conviene sapere della trama; con un po' di attenzione probabilmente riuscirete, com'è successo a me, ad intuire quello che avrebbe dovuto essere il twist più sconvolgente del mucchio (la sceneggiatura è molto ricca in tal senso) ma lo stesso "capire" non preclude il divertimento di scoprire le cose poco a poco. 


Un film interamente ambientato in un luogo così ristretto rischierebbe di offrire presto il fianco alla noia ma per fortuna Aja ha parecchi elementi con cui giocare. All'interno della capsula, come già ho scritto sopra, ci sono oggetti potenzialmente mortali che rendono ogni azione di Elizabeth un terno al lotto, ché non si sa mai come potrebbe reagire M.I.L.O., inoltre, mano a mano che l'ossigeno diminuisce, ci si mettono anche le allucinazioni della protagonista ad accelerare la tachicardia alimentata dalla situazione già abbastanza spinosa. Accanto alla concretezza del presente ci sono poi i flash del passato, un po' ripetitivi all'inizio e non particolarmente interessanti (anzi, sembra quasi che Aja ricerchi il contrasto tra l'ansia della situazione contingente e ricordi anche troppo idilliaci) ma sempre più importanti ed inquietanti mano a mano che il film prosegue, finché il regista non si decide ad allargare il campo delle inquadrature lasciandoci letteralmente a bocca aperta. Fondamentale, ovviamente, la presenza di Mélanie Laurent, che regge sulle spalle tutto il film e contribuisce, con la sua bella ed intensa interpretazione, a far sì che lo spettatore si faccia carico delle sofferenze di Elizabeth arrivando ad immedesimarsi fino a rimanere senza respiro. Per tutti questi motivi, tra gli originali Netflix visti di recente, Oxigen è uno dei migliori, quindi dategli un'occhiata. 


Del regista Alexandre Aja ho già parlato QUI. Mathieu Almaric, che dà la voce a M.I.L.O. lo trovate invece QUA.

Mélanie Laurent interpreta Elizabeth "Liz" Hansen. Francese, la ricordo per film come Bastardi senza gloria e Now You See Me - I maghi del crimine. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 38 anni e un film in uscita. 


Anne Hathaway è stata la prima attrice chiamata per il ruolo di protagonista, alla quale è poi subentrata Noomi Rapace, sostituita definitivamente dalla Laurent quando il progetto è stato preso in mano da Aja. Se Oxygen vi fosse piaciuto recuperate Meander e Buried. ENJOY!

mercoledì 8 giugno 2016

Bolle di Ignoranza: Now You See Me - I maghi del crimine (2013)

Vi mancavano le recensioni sconclusionate targate "Bolle di Ignoranza", vero? Lo so ma oggi tornano e lo fanno con il film Now You See Me - I maghi del crimine (Now You See Me), diretto nel 2013 dal regista Louis Leterrier e foriero di talmente tanto abbiocco che non me la sono sentita di ingannarvi e far finta di averlo guardato...


Trama: quattro maghi vengono contattati da un misterioso individuo e si uniscono in una serie di spettacoli durante i quali vengono rubati ingenti somme di denaro. Due poliziotti indagano ma non sarà facile acciuffare i "Quattro Cavalieri" della magia...



All'epoca non ero andata a vedere Now You See Me, eppure me ne ero pentita, avendone in seguito letto ottime cose. Con l'arrivo in sala del secondo capitolo della saga ho deciso di recuperarlo assieme al Bolluomo, convinta che mi sarei trovata davanti un live action di Lupin avente per protagonisti dei maghi, con conseguente profluvio di magie, trucchi e stupore perpetuo. E in effetti il film inizia bene, vengono presentati i quattro protagonisti, tra i quali indubbiamente quello che si fa notare di più è il simpatico e cialtrone "mentalista" interpretato da Woody Harrelson, dopodiché si assiste al primo furto della banda, che incuriosisce in quanto gli autori si impegnano a lasciare allo spettatore il dubbio tra la natura realmente magica di ciò che scorre sullo schermo e la spiegazione razionale, legata a qualche artificioso barbatrucco. A seguito di questo primo, interessante furto, vengono introdotti anche dei nuovi personaggi, nella fattispecie Nelson Mandela (un Morgan Freeman particolarmente logorroico e antipatico), Hulk (Mark Ruffalo nei panni dell'investigatore scazzato e iracondo), Shosanna (Mélanie Laurent in versione ispettrice Clouseau dell'Interpol) e Michael Caine, ognuno legato in modo diverso al quartetto di ladri, ognuno un po' nemico un po' alleato, a seconda dei momenti. Ora, sarà che i personaggi sono quasi tutti tagliati con l'accetta e privi di personalità, sarà che il mio interesse si è focalizzato principalmente sull'esito del rapporto tra Hulk e Shosanna, sarà che il film abbonda di spiegoni, sarà che alla vista di Michael Caine il mio cervello ha urlato "NOlan!" e si è spento, sarà che ho cominciato la visione alle 22.30... da quel momento in poi ho dormito, risvegliandomi a sprazzi e perdendomi il secondo furto (di tre), per poi scazzarmi davanti all'ennesimo colpo di scena gestito col chiulo e trasformatosi per magia in colpo di sonno e ritrovarmi a chiedere un resumen dell'accaduto al Bolluomo. Il quale, molto candidamente, tra un "Mandela", un "Hulk" e un "vecchiaccio" (tolta Shosanna, i nomi che ho fatto sopra li ha tirati fuori lui il quale, bontà sua, è ancora abbastanza savio da non ricordare i nomi degli attori di tutti i film che l'ho costretto a guardare da quando sta con me) ha ammesso di non averci capito una mazza e di stare continuando la visione di Now You See Me per inerzia, in quanto troppo lento e complesso. Il finale l'ho guardato per una sorta di orgoglio personale e vi posso assicurare che da quel che ho capito tutto torna, spiegoni, flashback e barbatrucchi compresi, tuttavia la pellicola di Leterrier mi è sembrata di una loffieria e di un'inutilità anche troppo elevate, considerata la natura di blockbuster del titolo. Che dite, sarà meglio evitare il seguito oppure devo pentirmi della poca attenzione prestata al primo capitolo ed espiare andando al cinema?

giovedì 8 ottobre 2009

Inglorious Basterds (2009)

Ogni volta che esce un film di Quentin è sempre una festa. Dopo anni di onoratissima carriera, i fan aspettano con trepidazione ogni nuova opera, e non restano mai delusi. Credo sia praticamente impossibile infatti restare delusi da chi mette amore per quello che fa in ogni singolo fotogramma, anche quando il genere scelto non è molto “tarantiniano”, come nel caso di Inglorious Basterds, il primo film di guerra del nostro (anche se definirlo solo film di guerra è estremamente riduttivo), girato nel 2009.



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La trama, come in tutti i film di Quentin, non è lineare: nella Francia occupata dai nazi si intrecciano i destini dei “Bastardi”, un gruppo di militari guidati dall’americano Aldo Raine , il cui unico scopo è fare strage di nazisti, possibilmente scalpandoli, e dell’ebrea francese Shosanna, scampata per miracolo, da ragazzina, allo sterminio della famiglia per mano del “cacciatore di ebrei” colonnello Landa, ed ora proprietaria di un piccolo cinema dove Goebbels in persona vorrebbe proiettare il suo ultimo film.

 


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Fin dall’inizio del film la “zampata” tarantiniana si vede e si sente. Innanzitutto il film è diviso in capitoli, il primo è una sorta di preludio alle vicende che verranno narrate in seguito. Seconda cosa, il tempo narrativo non segue i dettami della fabula, ma è MOLTO intrecciato, e i flashback, i salti temporali sia in avanti che indietro abbondano. Terza cosa, la colonna sonora, che ci introduce fin da subito nella Francia occupata dai nazisti con una splendida Fur Elise la cui melodia si unisce ad un’altra di stampo assai simile a quelle presenti negli spaghetti – western di Sergio Leone. E’ solo la parte più evidente di una contaminazione dei generi assoluta ed affascinante, spiazzante per chi è abituato a film di guerra girati seguendo certi canoni, che pervade l’intera pellicola: qui vengono introdotti anche l’horror, il metacinema, il noir, la commedia grottesca, persino la fiaba (la citazione da Cenerentola, nell’immancabile scena “feticista”, è d’obbligo). E ovviamente altrettanto immancabili sono le ironiche scritte a segnalare i diversi personaggi importanti durante la première di Goebbels, come in Pulp Fiction.



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Ma la bellezza dei film di Quentin non sta solo in questi splendidi vezzi stilistici. La trama è coinvolgente e particolare, riesce a reinventare i clichè del genere (la persecuzione degli ebrei, la resistenza di un manipolo di eroi) in un modo del tutto nuovo pur sfruttando al massimo elementi già visti. Shosanna alla fine è una giovane “Sposa”, giustamente assetata di vendetta, che non perde l’occasione per metterla in piedi nel modo più eclatante ed efficace possibile, come già fece la buona Beatrix Kiddo in Kill Bill (peraltro torna anche il personaggio di Sofie Fatale, o meglio una sorta di sua antenata, interpretata dalla stessa attrice e sempre nel ruolo di traduttrice ufficiale dei “cattivi”). I Bastardi, più che soldati sono un branco di desperados violenti degni di un film come Il giustiziere della notte, più figli degli spaghetti – western che dei film di guerra. Ognuno di loro, ovviamente, è caratterizzato con pochi particolari che lo rendono unico ed indimenticabile (l’”orso ebreo” di Eli Roth con la sua mazza, l’ex soldato nazista torturato dai suoi, il “piccoletto” che scalpa con la stessa naturalezza con cui si allaccerebbe le stringhe, e così via), curato nei dettagli e nella psicologia come tutti i personaggi della pellicola, sia buoni che cattivi, più o meno importanti.

 


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Molta della bellezza dei personaggi sta nella bravura degli interpreti. E’ stupefacente come Quentin riesca sempre ad assegnare a qualsiasi attore, anche il più sconosciuto ed incapace, un ruolo in grado di valorizzarlo e renderlo indimenticabile. A me pare che in Inglorious Basterds, più che in qualsiasi altro suo film, si sia lavorato molto sull’interpretazione. Al di là di Christoph Waltz che è semplicemente eccelso nel ruolo di Landa (non a caso ha vinto il premio come miglior attore al Festival di Cannes di quest’anno), e che riesce ad infondergli la perversione, la cattiveria, la stupidità ironica e l’infamia in grado di renderlo odioso fin dal primo fotogramma, anche gli altri attori sono perfetti, le interpreti femminili in primis: Diane Kruger con la sua bellissima attrice – spia, tanto raffinata e bella (e con un guardaroba da urlo!) quanto coraggiosa ed intelligente, e la rivelazione Mélanie Laurent con la sua sfortunata e determinata Shosanna, uno dei personaggi femminili più belli mai creati da Quentin, a mio avviso. E parliamo dei Bastardi, che sono uno meglio dell’altro. Ora, io non amo troppo Brad Pitt come attore, ma il suo personaggio così sopra le righe, strafottente e spaccone, affamato di scalpi e infastidito dal fatto che i nazi, una volta finita la guerra, potrebbero condurre una vita tranquilla e rispettabile, senza essere riconosciuti per quello che hanno fatto, è decisamente geniale, e lui ci mette del suo per renderlo indimenticabile, creando dei siparietti esilaranti. Che sarebbero impossibili senza il valido appoggio di Eli Roth che, lo ammetto, mi ha decisamente folgorata: le scene al cinema, dove lui, Pitt e un terzo “Bastardo” devono imitare un trio di cineasti siciliani sono da primato, e aspetto solo che esca il DVD per potermi gustare queste parti senza il doppiaggio italiano, che pure è bellissimo. Menzione d’onore, inoltre, spetta all’ex ragazzino di Goodbye Lenin, Daniel Brühl, che è cresciuto per interpretare un magistrale “eroe” di guerra ambiguo ed irritante fino all’ultimo fotogramma, e ovviamente a Mike Myers, che interpreta un generale inglese in pochi, preziosi minuti di mix tra Dottor Male e Austin Powers.



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In ultimo, facciamo il gioco delle citazioni. Ammetto che stavolta Quentin si è impegnato per rendere il tutto più difficile, sfoggiando un’invidiabile conoscenza del cinema tedesco che sta alla base del dialogo tra gli inglesi e in quello tra Shosanna e l’eroe di guerra, conoscenza che porta sicuramente a rimandi e citazioni che io, ahimé, non ho saputo cogliere. Posso solo dire che, oltre ai già citati omaggi a Leone e Cenerentola, e a nomi propri come quello del generale Ed Fenech (interpretato da Myers) o Antonio Margheriti, si vede un Brad Pitt “siciliano” che è praticamente identico al Don Vito Corleone interpretato da Marlon Brando ne Il Padrino (sia nelle movenze, che nelle espressioni, che negli abiti), un Eli Roth che nelle scene finali assume la posa e l’espressione di Al Pacino in Scarface, un film, quello girato da Goebbels, che riprende atmosfere ed alcune inquadrature da La Corazzata Potiemkin, per finire con una faccia gigante fatta di fumo e specchi come quella ingannevole de Il mago di Oz. Ci sta anche una citazione sugli scantinati per bocca di Brad Pitt, presa paro paro dal Fight Club di cui lui è interprete.

 


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Difetti? Ma vogliamo proprio trovargliene qualcuno? Mmmmh…. L’inaccuratezza storica sul finale. Il film alla fine può essere però visto come un sogno. Un sogno di gloria di questi poveri bastardi. Un sogno per l’umanità intera. E se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo, gli alti papaveri nazisti, soprattutto Hitler, sono delle macchiette, dei pupazzi da operetta. Ma, diciamocelo… chissenefrega? Bastardi Senza gloria, insomma, è un film cinefilo che, a differenza di Deathproof, può essere visto ed apprezzato da tutti. Non ai livelli di Kill Bill, quello secondo me è il capolavoro di Quentin, ma poco inferiore. Splendido, assolutamente consigliato.

Di Tarantino ho già parlato qui, dell’affascinante Michael Fassbender (che interpreta il Bastardo scozzese) qui, Eli Roth lo trovate qua, mentre Christoph Waltz è stato nominato in questo post. Il caro Brad invece ha fatto la sua comparsata sul bollalmanacco qui.

 


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Mike Myers interpreta, come già detto, il generale Ed Fenech. Trasformista come pochi, soprattutto nella sua trilogia più famosa, quella di Austin Powers, il demenziale comico canadese, negli ultimi tempi, pare essersi incarnato nell’orco Shrek, a cui ha prestato la voce per tutti e tre i film. Tra le altre pellicole del “miTTico”, ricordo il geniale Fusi di testa (e seguito), il particolare Studio 54 e lo storico e maffissimo Cat in the Hat. Ha 46 anni e tre film in uscita tra cui un quarto Shrek.



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Diane Kruger interpreta l’attrice Bridgett Von Hammersmark. Tedesca (anche se Quentin la trovava troppo “americana”), tra i suoi altri film cito Troy e Il mistero dei Templari, insomma due pellicole che in effetti non lasciavano presagire un’interpretazione come questa. Ha 33 anni.

 


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Ora, siccome ho già messo in un post il trailer di Inglorious Basterds, vi lascio al trailer del film da cui tutto è partito: Quel maledetto treno di blindato, di Enzo G. Castellari, il cui titolo USA è proprio... The Inglorious Bastards. ENJOY!!!!



 

 

 

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