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venerdì 29 settembre 2023

Bolle di Ignoranza: Slotherhouse (2023)

Sono stata costretta a riprendere la rubrica Bolle di ignoranza (post su film visti a metà, abbandonati, sacrificati al potere di Morfeo o talmente brutti da non meritare nemmeno mezza riga in più) con uno dei film che ho cominciato a guardare con più convinzione, Slotherhouse di Matthew Goodhue.


Trama: per racimolare voti e diventare la "regina" della confraternita, Emily si procura un bradipo a mo' di mascotte. Purtroppo, la bestiola non è pucciosa come sembra...

Una faccia che riassume tutto ciò che penso...

Sì, la battuta viene facile. Un film come Slotherhouse, già dalla trama e dal titolo, è perfetto per le Bolle di ignoranza, ma non è questo il motivo per cui l'ho inserito nella rubrica. La verità è che, guardandolo, speravo di farmi delle grassissime risate trash, perché i presupposti c'erano tutti: Slotherhouse, sulla carta, è uno di quei bitch movie alla Mean Girls, fatti di reginette petulanti e competitività collegiale femminile, con in più uno spiazzante elemento horror incarnato da un BRADIPO OMICIDA, cosa mai avrebbe potuto andare storto? Ecco, è successo che ho dormito per buona parte del film. Il mio cervello si è spento nel momento esatto in cui Alpha, la bradipa protagonista, viene presentata come mascotte della confraternita, dopo un inizio frizzantino a base di infografiche sulla quantità di follower presenti sugli account delle varie fanciulle del college. Si è spento, oltre che per solidarietà con la natura bradipesca di Alpha, soprattutto per due motivi. Il bradipo è brutto, giusto cielo. E' un pupazzo malfatto, un animatronic che non riesce a muoversi, è un insulto all'artigianalità del mio adorato Benny Loves You, che in confronto a Slotherhouse diventa Evil Dead. Soprattutto, il bradipo non uccide. Cioè, lo fa ma senza gusto per il gore, con stacchi di montaggio che passano dalla faccetta "cattiva" di Alpha al cadavere quasi privo di sangue, e allora cosa lo guardiamo a fare 'sto film? Per chiederci perché mai un bradipo dovrebbe imparare a farsi selfie, usare gli hashtag e guidare persino una macchina? Non mi è venuto neppure da ridere, dai, e mi stupisco di non essermi addormentata dopo trenta secondi. Salvo un'ottima colonna sonora e le mise modaiole delle protagoniste (tutte mediamente cagne maledette, per inciso), Slotherhouse merita solamente di finire nel dimenticatoio!

mercoledì 15 aprile 2020

Bolle di Ignoranza: L'albero degli zoccoli (1978)

Questo sarà il post definitivo, quello che spingerà la gente a darmi della cialtrona e i pochi lettori ancora presenti sul blog a depennarlo da qualsiasi elenco di segnalibri. Fortunatamente, un post simile rientra di diritto nella mai defunta rubrica Bolle di Ignoranza, anche se solo grazie al consiglio dell'amico Toto: giustamente, come ha detto lui, poiché mi sono addormentata per una ventina di minuti buoni, non posso scrivere una "recensione" con cognizione di causa, ma tanto chissenfrega. Siccome non ho guardato L'albero degli zoccoli, diretto e sceneggiato nel 1978 dal regista Ermanno Olmi, con cognizione di causa, non aveva senso nascondersi dietro il dito di una reale critica e tanto vale buttare tutto in supercazzola!


La mia triste storia con L'albero degli zoccoli comincia alle superiori, nella buia e deprimente "saletta multimediale", dove io e altri compagni siamo stati costretti a subire il capolavoro di Olmi su uno schermo ancora più piccolo di quello che sto usando ora per scrivere al PC. E' interessante vedere come, quando si è giovani e stupidi (avrò avuto 17 o 18 anni?), non ci si sbatte neppure a capire quello che si sta guardando o ciò che gli altri stanno dicendo; ricordavo, infatti, di non aver inteso una singola battuta di dialogo, mentre invece le parole pronunciate dai protagonisti sono tutte abbastanza comprensibili, salvo alcuni momenti in cui il dialetto la fa da padrone. Ciò non ha reso la recente visione de L'albero degli zoccoli meno pesante, ovviamente. Ci ho riflettuto e mi dispiace confermare a Sauro che la mia è proprio ignoranza, non stanchezza post-lavorativa aggravata dal passaggio televisivo. Anzi, più che ignoranza, mi duole ammettere che l'affettuosa rivisitazione storica di Olmi, i suoi dolci ricordi d'infanzia e il suo omaggio ai contadini bergamaschi non hanno penetrato la scorza del mio durissimo cuore ormai plagiato da emozioni pre-confezionate dal sapore Disneyano e, per dirla in maniera prosaica, mi sono fatta due palle cubiche. Ma prima che mi aggrediate in massa lasciatemi dire che UN solo personaggio mi ha emozionata all'interno di questa storia di infinita, tristissima eppur dignitosissima povertà, ed è il Nonno. Quel nonno meraviglioso, che racconta filastrocche ai nipotini o macabre leggende dove il Diavolo esiste ma non si permetterebbe mai di nuocere ai bimbi buoni, che insegna alla nipotina il modo migliore di piantare i pomodori, là dove il terreno "fa la pelle" per difendersi dal freddo dell'inverno bergamasco; quel carinissimo vecchino mi ha toccata nel profondo ed è la cosa più deliziosa vista all'interno del film. In realtà ci sarebbe anche il piccolo protagonista che racconta al babbo di come esistano tanti animalini nell'acqua, che noi non riusciamo a vedere, quel criaturo costretto a vagare per le fredde steppe dell'Italia del nord in zoccoletti... ma qui tocca ricollegarsi ai commenti fatti col mio compare (a distanza) di visione e al nostro barbaro cinismo di persone abiette, ormai vinte dai divieti contiani.


Ma Batistì. Caro, "simpatico" Batistì che hai mandato al diavolo Olmi per recitare nell'Albero delle zoccole pur col tuo sembiante mostruoso, ma cosa ti è venuto in mente di buttare giù una betulla intera per confezionare UNO (nemmeno due!) zoccolo di 15 cm al tuo pargoletto? O non potevi tu, povera bestia, tagliare un ramo grosso evitandoti così di far adirare il signorotto locale e di venir mandato via con la moglie e i tuoi ventordici figli al seguito? Lumato, è proprio il caso di dirlo, da vicini di casa che solo una cosa hanno saputo fare per te: pregare, menandoti una sfiga disumana. Gente, non è che a tutti va bene come alla povera vedova, la padrona della "vaca" guarita con l'acqua santa nemmeno fosse stata posseduta da Pazuzu, e ha un bel dire il prete, a quel terrificante matrimonio/funerale dove tutti sono vestiti di nero, che bisogna pregare, pregare sempre, ed essere comunque gioiosi nella povertà perché l'importante è essere col Signore. Prete, e al povero Batistì non ci pensi? Che appresso alle tue prediche ha messo incinta la moglie per l'ennesima volta ed è stato costretto ad accogliere con la morte nel cuore l'ultimogenito ("Ah. Un'altra boca da sfamar" E me n'imbelino, Batistì! Pensaci prima!). E vogliamo parlare dei poveri Stefano e Maddalena (a onor del vero, un'altra cosa che ho trovato deliziosa è il loro corteggiamento, finalmente ho capito il significato del "si parlano" al posto di "escono insieme"), costretti a un viaggio di nozze in mezzo alle nutrie, a passare la prima notte da sposati in un convento di suore rompicoglioni e ficcanaso e, alla fine, pure a prendersi in casa uno dei bimbi indesiderati da loro custoditi? E come se lo mantengono 'sto poverello, che mi pare Stefano fosse anche inoccupato? Ma più che altro: questo meraviglioso viaggio nelle radici bucoliche di Olmi, non potevamo farlo un po' più breve? Che io alla quindicesima preghiera, al dodicesimo minuto di viaggio di nozze in mezzo alle nutrie, alla quarta riunione di contadini con annesso incomprensibile aneddoto dove tutti ridono tranne chi è nato a sud di Voghera (e mi sono tenuta ampia nei confini, eh) mi sarei anche un po' rotta le balle. Anche perché, diciamolo: se L'albero degli zoccoli parla di contadini bergamaschi dove sono le bestemmie e i mazzi di carte, eh? A un certo punto un povero cristo picchia un cavallo, reo di avergli smarrito un soldo, e lì sì che sarebbero dovute volare le bestemmie, per amor di realismo, invece niente. Non ci siamo, signori miei, non ci siamo.


Disclaimer: L'albero degli zoccoli è stato insignito di una marea di premi, giudicato di interesse culturale, inserito nell'elenco dei 100 film italiani da salvare, è un'eredità importante non solo per il popolo bergamasco ma per l'Italia tutta, è amato tuttora da tantissimi spettatori in tutto il mondo, mia cugina Roberta in primis. Il mio post è solo lo sfogo sincero e autoironico di una persona che non l'ha apprezzato ma lungi da me convincervi che L'albero degli zoccoli fa schifo e merita di non venire guardato perché non è assolutamente vero. Provate, fatevi un'idea e magari ritentate di nuovo tra una ventina d'anni. L'importante è che non recuperiate L'albero delle zoccole, per carità di Batistì.

mercoledì 4 settembre 2019

Bolle di Ignoranza: Premonitions (2015)

Seconda "recensione" ignorante di un film beccato per caso durante la vacanza sul Lake District. La struttura del post sarà un po' atipica per questa rubrica, perché lì per lì pensavo avrei avuto molto da dire sul film ma è vero che per buona parte di esso l'ho seguito con un occhio sullo schermo e un altro all'organizzazione della giornata successiva, quindi mi sarò sicuramente persa dei passaggi e, insomma, mi sembrava poco corretto proseguire normalmente. Ma bando alle ciance, ecco a voi Premonitions (Solace), diretto nel 2015 da Afonso Poyart.


Trama: l'ispettore Joe Merrywether chiede aiuto all'ex detective John Clancy, dotato di poteri psichici, per scovare ed arrestare un pericoloso serial killer...


All'epoca dell'uscita di Premonitions avevo vagamente avuto sentore che il genere potesse interessarmi ma alla fine o non era uscito a Savona o c'erano altri film da vedere oppure avevo letto recensioni tiepidissime che mi avevano fatta desistere. Effettivamente, Premonitions non è un film da vedere a tutti i costi, eh. Intanto succede una cosa bruttissima quasi all'inizio che, mannaggiallamorte, mi ero messa a guardare il film per UN motivo e quel motivo è venuto meno dopo nemmeno mezz'oretta, poi c'è almeno un personaggio inutile, quello interpretato da Abbie Cornish, mero oggetto del contendere di due persone dotate di poteri speciali e una diversa visione del mondo. E poi, beh... poi c'è l'idea scellerata che sta alla base di Premonitions, ovvero quella di farlo nascere come SEQUEL (gesù) di Se7en e si vede dal modo in cui il villain del film (introdotto, come già accadeva nel film di Fincher, ben oltre metà pellicola) si ingegna per portare al lato oscuro il povero Anthony Hopkins in virtù di desideri autodistruttivi che partono da un presupposto condivisibile portato avanti nella peggiore delle maniere: ci sta che qualcuno, mosso da manie di grandezza, decida di porre fine alla sofferenza dei malati terminali, ma perché Cristo lo devi fare con metodi da serial killer, quando basterebbe chiedere alle persone in questione che magari, in maniera dolce e tranquilla, vorrebbero anche una mano a suicidarsi nel momento di massimo dolore? Invece i due protagonisti si parlano addosso per ore, facendo a gara a chi è più fico e intelligente, tra una visione e l'altra di futuri possibili e disastrosi (ecco, si vede che Afonso Poyart ci teneva molto a far vedere di essere bravo e visionario vista la cura messa in ognuno dei flash di chiaroveggenza mostrati nel film, peccato che ci metta anche troppo impegno e a tratti pare di guardare un video fighetto girato negli anni '90) e le espressioni intense di chi sa ma vorrebbe non sapere oppure non sa e gli girano le balle. Alla fine, per come l'ho visto io, direi comunque che il film intrattiene ma, anche ad una visione distratta, mi è parso che qualcosa non andasse quindi non so cosa sarebbe uscito fuori in questo post se lo avessi guardato con attenzione. Probabilmente lo avrei stroncato, così invece direi che per una serata di thriller disimpegnati possa anche andare bene... peccato per il cast, ché una volta i film con Anthony Hopkins non si potevano liquidare in questa maniera vile ed ignorante.


Di Anthony Hopkins (John Clancy), Jeffrey Dean Morgan (Joe Merriwether), Abbie Cornish (Katherine Cowles) e Colin Farrell (Charles Ambrose) ho già parlato ai rispettivi link.

Afonso Poyart è il regista della pellicola. Brasiliano, ha diretto altri due film a me sconosciuti, tra cui Il più forte del mondo. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 40 anni.


Premonitions avrebbe dovuto essere il seguito di Se7en, con Morgan Freeman nuovamente nei panni del Detective Somerset MA con poteri psichici. Ovviamente, David Fincher ha rispedito l'idea al mittente e il film è diventato un'opera a sé stante; a un certo punto si pensava che il film avrebbe potuto essere diretto da Shekhar Kapur, con Bruce Willis come protagonista, ma anche lì, nulla di fatto. Comunque, a questi punti vi consiglio il recupero di Se7en, se non altro guarderete un bel film! ENJOY!

mercoledì 28 agosto 2019

Bolle di Ignoranza: AfterDeath (2015)

Da tre anni non tornavano le recensioni ignoranti, ovvero post su film visti a metà, abbandonati, sacrificati al potere di Morfeo o talmente brutti da non meritare nemmeno mezza riga in più. Ho rispolverato la rubrica con lo scopo di mettervi in guardia, nel caso lo trovaste nell'elenco di qualche servizio di video on line, piattaforma a pagamento, pay TV o quel che volete, dall'orrore che è AfterDeath, diretto nel 2015 dai registi Gez Medinger e Robin Schmidt.


Trama: accendo la TV e mi trovo davanti un tizio incapace a recitare che cerca di circuire due strapponette vestite a festa e ubriache. Subentra una terza tizia che cazzia il bel tomo nel momento esatto in cui un bozzolo di fumo nero-bluastro comincia a sbattere contro le pareti della casa nemmeno fosse una pallina da ping pong.


Dovete sapere che in Inghilterra hanno un canale chiamato Horror Channel e che nel corso della settimana passata nel Lake District mi è talvolta capitato di usufruirne, imbattendomi in titoli dignitosissimi come La casa e La casa nera. Purtroppo, nell'unica sera in cui eravamo troppo distrutti per esplorare pub a Manchester, Horror Channel ha "sfoderato" una rumenta come AfterDeath, che non è la fragassata anni '80 dai molteplici titoli, bensì uno schifo tutto britannico a base di gente morta e catapultata in un limbo di tristezza, non solo per loro ma anche e soprattutto per lo spettatore. In assenza di sottotitoli e con attori inglesi assimilabili a cani maledetti della peggior specie ho capito quel che ho capito, lo ammetto, ma aver fatto ricorso a Wikipedia non ha migliorato la situazione: in pratica quattro, cinque strepponi (quattro donne e un uomo di rara simpatia, il quale cerca di scoparsi tutte e quattro le donne in un tripudio di frenesia alcoolica per poi finire accoltellato dalle stesse) si ritrovano chiusi all'interno di un rifugetto in riva al mare dal quale non possono uscire. Ogni tanto la luce di un faro frigge loro il cervello evocando ricordi orribili, talvolta una di loro scompare per poi riapparire, spesso ciccia fuori lo stesso fumo di Lost ma virato in un inquietante blu puffo che, a un certo punto (non sto scherzando), arriva a sodomizzare l'unico uomo presente per punirlo di aver violentato donne in vita. Alla stupidità congenita della trama, che a un certo punto scodella un piano di rara imbecillità per liberare le anime dei defunti dall'inferno perché tutti peccano e nessuno va in paradiso (sì, SPOILER, il gruppetto di idioti è bloccato all'inferno o, meglio, all'interno di una PROVA per capire se possono andare all'inferno o in paradiso ma fondamentalmente trattasi di concorso a premi truccato, non vince mai nessuno, peggio di quei baracchini al luna park dove ti sventolano davanti al naso l'ipad), si aggiungono effetti speciali d'accatto, la noia mortale di avere un cast terribile chiuso fra quattro mura di raro squallore e tempi morti come se non ci fosse un domani. Ridatemi Paganini Horror, vi prego!!

mercoledì 8 giugno 2016

Bolle di Ignoranza: Now You See Me - I maghi del crimine (2013)

Vi mancavano le recensioni sconclusionate targate "Bolle di Ignoranza", vero? Lo so ma oggi tornano e lo fanno con il film Now You See Me - I maghi del crimine (Now You See Me), diretto nel 2013 dal regista Louis Leterrier e foriero di talmente tanto abbiocco che non me la sono sentita di ingannarvi e far finta di averlo guardato...


Trama: quattro maghi vengono contattati da un misterioso individuo e si uniscono in una serie di spettacoli durante i quali vengono rubati ingenti somme di denaro. Due poliziotti indagano ma non sarà facile acciuffare i "Quattro Cavalieri" della magia...



All'epoca non ero andata a vedere Now You See Me, eppure me ne ero pentita, avendone in seguito letto ottime cose. Con l'arrivo in sala del secondo capitolo della saga ho deciso di recuperarlo assieme al Bolluomo, convinta che mi sarei trovata davanti un live action di Lupin avente per protagonisti dei maghi, con conseguente profluvio di magie, trucchi e stupore perpetuo. E in effetti il film inizia bene, vengono presentati i quattro protagonisti, tra i quali indubbiamente quello che si fa notare di più è il simpatico e cialtrone "mentalista" interpretato da Woody Harrelson, dopodiché si assiste al primo furto della banda, che incuriosisce in quanto gli autori si impegnano a lasciare allo spettatore il dubbio tra la natura realmente magica di ciò che scorre sullo schermo e la spiegazione razionale, legata a qualche artificioso barbatrucco. A seguito di questo primo, interessante furto, vengono introdotti anche dei nuovi personaggi, nella fattispecie Nelson Mandela (un Morgan Freeman particolarmente logorroico e antipatico), Hulk (Mark Ruffalo nei panni dell'investigatore scazzato e iracondo), Shosanna (Mélanie Laurent in versione ispettrice Clouseau dell'Interpol) e Michael Caine, ognuno legato in modo diverso al quartetto di ladri, ognuno un po' nemico un po' alleato, a seconda dei momenti. Ora, sarà che i personaggi sono quasi tutti tagliati con l'accetta e privi di personalità, sarà che il mio interesse si è focalizzato principalmente sull'esito del rapporto tra Hulk e Shosanna, sarà che il film abbonda di spiegoni, sarà che alla vista di Michael Caine il mio cervello ha urlato "NOlan!" e si è spento, sarà che ho cominciato la visione alle 22.30... da quel momento in poi ho dormito, risvegliandomi a sprazzi e perdendomi il secondo furto (di tre), per poi scazzarmi davanti all'ennesimo colpo di scena gestito col chiulo e trasformatosi per magia in colpo di sonno e ritrovarmi a chiedere un resumen dell'accaduto al Bolluomo. Il quale, molto candidamente, tra un "Mandela", un "Hulk" e un "vecchiaccio" (tolta Shosanna, i nomi che ho fatto sopra li ha tirati fuori lui il quale, bontà sua, è ancora abbastanza savio da non ricordare i nomi degli attori di tutti i film che l'ho costretto a guardare da quando sta con me) ha ammesso di non averci capito una mazza e di stare continuando la visione di Now You See Me per inerzia, in quanto troppo lento e complesso. Il finale l'ho guardato per una sorta di orgoglio personale e vi posso assicurare che da quel che ho capito tutto torna, spiegoni, flashback e barbatrucchi compresi, tuttavia la pellicola di Leterrier mi è sembrata di una loffieria e di un'inutilità anche troppo elevate, considerata la natura di blockbuster del titolo. Che dite, sarà meglio evitare il seguito oppure devo pentirmi della poca attenzione prestata al primo capitolo ed espiare andando al cinema?

mercoledì 20 aprile 2016

Bolle di ignoranza: Intruders (2011)

Qualche sera fa mi è capitato di guardare Intruders, diretto nel 2011 dal regista Juan Carlos Fresnadillo. Siccome il sonno mi ha vinta per buona parte della visione, mi pare quantomeno scorretto propinarvi un post di lunghezza normale, quindi ho scelto di far rientrare le poche righe di “recensione” nell’ambito della rubrica Bolle di Ignoranza, anche perché sicuramente quest’aburrimiento di film non lo riguarderò mai più nella vita.


Trama: due bambini vengono perseguitati dal fantasma “senza faccia”, un essere che si nasconde tra le ombre ed è alla costante ricerca di volti da rubare...


Questa sono io. Durante la visione.
Clive Owen non ha molta fortuna sul Bollalmanacco. Dopo Elizabeth – The Golden Age, in cui se non rammento male faceva la parte del capitano gnocco, tocca ad Intruders finire nelle Bolle di Ignoranza. O forse sarebbe meglio dire Bolle al Naso. Sì perché durante la visione di Intruders ho dormito come non mi era mai successo prima, da tanto il film era “entusiasmante” e “terrificante”. Sono riuscita a svegliarmi nei momenti topici, per carità, tanto da potervi raccontare, se volessi, quello che avrebbe dovuto essere il twist capace di far gridare al miracolo oltre che la trama in generale, ma sinceramente all’ennesima scena buia col tizio incappucciato che minaccia i pargoli da un armadio o da un soffitto gocciolante melma il mio cervello ha scelto consapevolmente di spegnersi. Oltre alla noia imperante ho ravvisato una generale incapacità del regista e degli sceneggiatori non soltanto di creare tensione o di sfruttare al meglio gli attori a disposizione (Daniel Bruhl non è sprecato: di più!) ma anche di gestire la doppia narrazione che dovrebbe rappresentare la peculiarità stilistica della pellicola; tra mocciosi che scrivono racconti interminabili, genitori che non capiscono una mazza o combinano solo casini, agenti esterni che vorrebbero riportare tutti i coinvolti al raziocinio e un fantasma che si limita a imporre le proprie mani sui giovani virgulti o a nascondersi, non visto, alle loro spalle, Intruders è davvero la sagra del cliché fatto a tirar via. Peccato perché, viste le sequenze finali, con un po’ più di coraggio e un regista maggiormente capace (un autore asiatico con del materiale simile avrebbe fatto faville) sarebbe potuta uscire fuori una bella favola nera, un po’ come è stato per La madre, magari non memorabile ma comunque gradevole. Vabbé, se avete problemi di sonno potreste prendere in considerazione Intruders come una sorta di terapia d’urto quindi alla fine non è un film proprio totalmente inutile!



domenica 26 aprile 2015

Bolle di ignoranza: Fruits of Passion (1981)

Torna la rubrica Bolle di Ignoranza, dove si parla essenzialmente di quei film che, per un motivo o per l’altro, non ho seguito come si deve, non ho avuto cuore di finire e non penso di recuperare per una seconda visione, soprattutto in questo caso particolare. In realtà questo post nasce per sfida, dal momento che chi ha avuto la sfortuna di incappare in questo “capolavoro” assieme a me ha esclamato “Ma mica lo recensirai sul blog, dai!!”. Ma come no?! State pronti al resoconto ignorante della mezza, scioccante visione di Fruits of Passion (Les fruits de la passion) diretto nel 1981 dal regista Shuji Terayama.

La locandina meno z0zza che ho trovato
Trama: per provare il suo amore ad un uomo ben più anziano di lei, una ragazza accetta di andare a lavorare in un bordello cinese mentre lui, per torturarla ulteriormente, si lega a un’altra donna…


Dietro c'è il ritratto di un goblin. Ma forse è sempre Klaus.
Il karma esiste. Qualche sera fa la TV era accesa e io, credendo di giocare un tiro mancino al mio compagno di visione (che d’ora in poi chiamerò Vittima) e costringerlo a beccarsi almeno una scena horror/splatter per non farlo dormire la notte, gli ho chiesto di cambiare canale e mettere su Cielo. Ovviamente, intendevo MTV o Italia 2, le due reti che solitamente al sabato deliziano lo spettatore con qualche supercazzola horror ma, come ho detto all’inizio, karma. Mi volto verso lo schermo col sorriso bastardo di chi già pregusta il godimento orrorifico e rimango di sale nel trovarmi davanti non già una testa mozzata, bensì una patata. E quando dico patata, non intendo un tubero. Ignoro lo “ah, peròòò!!!” di Vittima e mi avvicino rapida al telecomando per togliere l’immondo segno XXX nella parte alta dello schermo, mentre il piccolo membro del MOIGE che è in me urla furente “Sono le 21.30! I bambini! Perché non pensate ai bambiiiniii??”, quand’ecco che sullo schermo compare LUI. Klaus. Kinski. Con un’orrida parrucchetta giallo paglierino, un ventaglio e la faccia schifata di chi ha mangiato un chilo di letame. Il membro del MOIGE viene zittito dalla mia parte cinefila/trashofila, che subito fa scattare la ricerca su Imdb: Fruits of Passion, DRAMMATICO, di tale Shuji Terayama. E sì, quello è proprio Kinski. Quello che adesso si sta bombando, come se non ci fosse un domani ma sempre con la stessa faccia di chi ha mangiato un chilo di letame, una cavallona bionda (o si dice Wacca?) che sembra non averne mai preso uno in vita sua. Eeeew. (intanto Vittima, in barba alla mia cinefilia, è sempre più interessato all’opera, ma per altri motivi) Sicura di avere trovato IL film trash per eccellenza, rimango ancor più basita leggendo le recensioni dei vari utenti di Imdb che, forse per giustificare la tendinite seguita alla visione di siffatto capolavoro, ne magnificano la fotografia, la regia eclettica, persino la commozione suscitata in loro dalla storia di O. Storia di…? Dove ho già sentito questo titolo...? Mah. Bando alle ciance, gli utenti di Imdb potranno dire quel che vogliono ma questo è un soft core con velleità autoriali. E Kinski. Dai che ti ridai (come peraltro sta facendo Kinski. Eww) tutto questo bailamme di informazioni e disgustata fascinazione, per non parlare della natura giapponotta dell'opera, mi inchioda in poltrona per un’ora buona e io rimango lì, incapace di distogliere lo sguardo finché il disgustorama finale, condiviso da Vittima, non ha portato entrambi a spegnere la TV e giocare alla X-Box.

La poesia. L'arte. L'assenza di tuberi. 
Questo, ovviamente, era il preambolo. Segue ora il brevissimo resoconto dell’ “ora buona di disgustata fascinazione” e il mio enorme fangool agli utenti onanisti di Imdb. In pratica, c’è questa tizia francese perennemente nuda (salvo quando deve uscire di cas.. ehm, di bordello) che, con la morte nel cuore, la lacrima nell’occhio come Demetan, l’occhio spento e il viso di cemento, SCEGLIE di andare a lavorare in un bordello gestito da un travone, zeppo di prostitute cinesi una più caso umano dell'altra e, quel che è peggio, di vecchi, bavosissimi clienti gialli, solo per compiacere Klaus. Che passa tutto il tempo a fare il guardone, bombarsi donne (eew), sventolarsi col ventaglio e concertare inenarrabili “torture” psico-erotiche nei confronti di questa povera demente perennemente con la patata al vento (dico, ma un raffreddore mai?). Siccome pareva brutto far vedere solo (mostruosa) gente nuda che tromba, Fruits of Passion pensa bene di darsi un tono e aggiungere elementi di politica rivoluzionaria (!), la morte che si aggira per le strade (!!), visioni di infanzie spezzate racchiuse all’interno di un onnipresente rettangolo (!!!), immagini di uccelli morti nel fiume, a simboleggiare l’innocenza perduta (!!!!), insomma roba che avrebbe tratto in inganno solo il Von Trier di Nymphomaniac. E sì, non nego che i colori, la fotografia e alcune scelte “autoriali” in fase di scrittura e regia siano inusitatamente curate per questo genere di film ma, sinceramente, prima di arrivare anche solo lontanamente a PENSARE di considerarli elementi fondamentali per la pellicola devo dimenticare:

- Klaus Kinski e la sua parrucchetta gialla.
- La protagonista che viene “adoperata” da un vecchio rachitico sopra una giostra a forma di papero (sic) prima di cadere addormentata (o forse le si spegne il cervello, chissà. La cavallona bionda bombata da Kinski ha parlato di "incredibile godimento" ma, come direbbe l'onorevole Razzi, "io, questo, non creTo").
- Klaus Kinski e il suo ventaglio.
- La protagonista che piange, piange, piange di lungo, piange come un vitello e sospira per Klaus, profondendosi in un continuo, tediosissimo monologo interiore che si poteva tranquillamente riassumere in “Io lo amo, lui non mi vuole anche se farebbe schifo al porco, sono forse scema?” Risposta: sì.
- Klaus Kinski che bomba “cose” indossando orridi pedalini bianchi.
- L’apice del disgusto: il primo piano della protagonista che chupa con la morte nel cuore (e non solo) un vecchio cinese laido, macellaio e pure “puzzolente di sangue” mentre Kinski guarda l'orrenda imago compiaciuto o, meglio, col solito scazzo. E questo è stato il punto di non ritorno che ci ha portati a decidere che era meglio giocare alla X-Box.

Non ho guardato 'sta monnezza fino alla fine quindi no, non so se alla fine O ha coronato il suo terrificante sogno d'amore col vecchio Klaus. Se dovessi fare previsioni d'accatto, secondo me Fruits of Passion finisce con lui che viene ucciso dal ragazzino innamorato di O e lei che si suicida per la disperazione, ma anche no, cazzumene. E ribadisco, soprattutto: eeeeeeew!

Riassunto per immagini delle scene clou.





domenica 28 dicembre 2014

Bolle di ignoranza - Lo Schiaccianoci 3D (2009)

La rubrica Bolle d'ignoranza (di cui potete trovare le "regole" QUI) torna in perfetto stile natalizio con un film orrendo, visto a spizzichi e bocconi come sottofondo di una serata ben più piacevole a base di auguri: Lo Schiaccianoci 3D (The Nutcracker in 3D), diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista Andrey Konchalovskiy.


Trama: ho cominciato a vedere il film quando un branco di uomini-ratto conciati come dei nazisti stavano mettendo a ferro e fuoco la città di un bambino trasformato poi in schiaccianoci. Sarà stato tutto un sogno di una bimbetta bionda troppo fantasiosa o la "ratificazione" era reale?

Mainaggioia.
Ma quanto sono contenta di non essere andata al cinema, nel 2009, a vedere Lo Schiaccianoci 3D? Credo di non avere mai visto un film natalizio per bambini più trash e malfatto di questo, un affronto ad uno dei balletti più belli mai realizzati. Ci sta la rappresentazione in chiave nazi dei topi che vogliono conquistare il mondo del Principe Schiaccianoci, anzi, questa mi è sembrata l'idea più geniale del film, con i roghi di giocattoli al posto dei roghi di libri, ma il resto era il disgustorama fatto a pellicola e mi chiedo come abbia potuto John Turturro (che fino alla fine del film ho creduto essere Stanley Tucci) metterci la faccia, conciato come un incrocio tra John Lennon ed Andy Warhol. Delle musiche originali di Tchaikovsky credo di averne sentite giusto due, riadattate in un'orrenda chiave pop e mescolate ad altre melodie talmente brutte che forse nemmeno nel primo Equestria Girls avevano osato tanto, gli effetti speciali feriscono gli occhi da tanto sono malfatti (e non oso immaginare cosa sia stato vederlo in 3D... poveracci quelli che si sono lasciati ingannare!) e gli attori sono svogliatissimi: il principe Schiaccianoci si guarda intorno con l'aria di chi non sa che fare, il povero Nathan Lane è conciato come Einstein (e poi mi spiegherete cosa c'entrasse Einstein con Tchaikovski) e la tizia che interpreta Mamma Ratto è costretta in un personaggio talmente trash e di cattivo gusto che non risulterebbe credibile neppure se ci si impegnasse con tutto il corpo e l'anima. C'è persino un reduce del Pianeta delle Scimmie, un Clown bolso che continuavo a sperare finisse nel rogo dei giocattoli con tutta la sua strabordante panza e una Fatina dei Confetti (almeno, credo fosse lei) che pareva pronta per una serata su qualche bel vialone alberato e poco illuminato. Vade retro, robaccia immonda! A mai più rivederti Schiaccianoci 3D!

mercoledì 20 agosto 2014

Bolle di ignoranza: Cleaner (2007)

Quest'estate le Bolle di Ignoranza sono particolarmente numerose, forse perché il periodo è propizio alla visione di film con un occhio aperto e la testa da un'altra parte. In questo stato parecchio disattento ho avuto modo di guardare Cleaner, diretto nel 2007 dal regista Renny Harlin.


Trama: Samuel L. Jackson fa un lavoro davvero del menga. Ripulisce scene dei crimini. Il casino succede quando viene ingannato e spedito a pulire un salotto ancora sconosciuto agli inquirenti...


Per quel che sono riuscita a vedere, Cleaner è il tipico thriller a sfondo poliziesco perfetto per una calda serata estiva. Non richiede grandissimo sforzo mentale perché la soluzione all'enigma viene scodellata senza troppe sorprese al momento opportuno e nasconde una motivazione talmente sciocca che non vale neppure la pena ragionarci su per approfondire la questione. La pellicola si compone di momenti stranamente goliardici (tanto che all'inizio credevo fosse una commedia), minacciosi confronti tra sbirri, accuse di corruzione più o meno velate, improbabili femme fatale dall'animo materno e litigi tra padri problematici e figlie rompiscatole, tutti distribuiti equamente nel corso dell'ora e mezza scarsa di durata e amalgamati da una regia senza infamia né lode. Non molto diversa è l'interpretazione di due mostri sacri come Samuel L. Jackson e Ed Harris, che portano a casa la pagnotta lavorando il minimo sindacale e risparmiando le energie per pellicole a loro più congeniali, mentre nel resto del cast si riconoscono Eva Mendes nel solito ruolo sciapo che più le si confà e Luiz Guzmán e la sua faccia perfetta per incarnare sbirri corrotti o mafiosi sudamericani. I Tarantiniani all'ultimo stadio come me apprezzeranno senz'altro l'incontro fra l'ex Ordell Robbie e l'ex Max Cherrie di Jackie Brown ma, per il resto, Cleaner è un filmetto che passa e va, non certo una pellicola indispensabile né per i fan di Samuel L. Jackson né per gli amanti del thriller.

martedì 12 agosto 2014

Bolle di ignoranza: My Soul to Take - Il cacciatore di anime (2010)

And if I die before I wake
I pray the Lord my soul to take
Per un attimo l'ho sperato anche io mentre guardavo il film ma non è successo...


Torna la rubrica Bolle di Ignoranza, dove vengono sommariamente “recensiti” film visti poco, male e molto probabilmente anche indegni di venire recuperati per una visione più accurata. Lampante è il caso di My Soul to Take –  Il cacciatore di anime (My Soul to Take), scritto e diretto nel 2010 da Wes Craven. Seguono SPOILER.


Trama: un maniaco omicida muore e lo stesso giorno, alla stessa ora, nascono sette pargoli. C'è chi dice che l'anima di questo tizio si sia scissa in sette parti e ogni pezzo sia finito dentro questi bambini, ormai adolescenti, che, neanche a dirlo, raggiunta la maggiore età cominceranno a venire uccisi...

Ha un coltello in mano: è lui il colpevole!!!
Mercoledì, alle 23.50, mi accingo a guardare My Soul to Take su Italia 1 con la migliore predisposizione d'animo possibile. Poco importa che Matteo, su Facebook, mi avesse consigliato di andare a dormire, stiamo sempre parlando del buon Wes Craven. E l'inizio, con il killer afflitto da personalità multiple che non sa di essere in realtà un pazzo omicida, è validissimo per recitazione, regia e montaggio, leggermente fastidioso giusto per il fatto che la personalità psicopatica abbia la voce, neanche a dirlo, dell'Enigmista di Saw. Dieci minuti in cui mi convinco che Matteo avesse torto, cancellati purtroppo da tutto quello è venuto dopo, ovvero il compendio di ogni cliché e WTF inseribile in un teen horror. La Noia, insomma. Dalle 23.50 alle 00.30 schiattano, se non rammento male, quattro dei sette adolescenti nati la notte in cui è morto il babau protagonista della pellicola (nella fattispecie l'inutile cinese, la fanatica religiosa, il bullo della scuola e la biondina di buon cuore amata dal protagonista) mentre, tra un inutile dialogo e l'altro, Craven cerca con tutte le sue forze di "ingannare" lo spettatore e fargli credere, con barbatrucchi da avanspettacolo, che il ragazzo posseduto dallo spirito del killer sia il futuro fratello del Norman Bates di Bates Motel. Ci mette così tanto impegno che scarto fin da subito il biondino come possibile colpevole, scarto anche la sorellastra (troppo antipatica), il cieco (troppo inutile) e focalizzo la mia attenzione sul viscido sfigato, perché......
Ore 00.50, riapro gli occhi. Il fratello di Norman Bates viene ricoperto di insulti dalla sorellastra, che gli rivela che..
Ore 00.55, riapro gli occhi. Il viscido sfigato, che in un fuori onda ha ucciso il patrigno violento, sta parlando a Bates senior, probabilmente il segreto di tutta la faccenda è nascosto in quella lettera che...
Ore 01.00, riapro gli occhi. Per terra c'è una donna morta e uno sbirro sta per arrestare Bates, ma viene giustamente accoppato da quella sorta di gibbone rasta e bianchissimo che i truccatori hanno deciso di far passare per maniaco. Nel frattempo, con scatti felini ed abili mosse, effetti speciali e montaggi da scuola elementare, Craven ANCORA si ostina a convincere lo spettatore della natura maligna del povero Bates senior.
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Al grido mentale di "avete rotto la ciolla" mi alzo e vado a dormire.
Sono quasi matematicamente sicura che l'anima del killer si sia reincarnata nel corpo dello sfigato col patrigno violento, correggetemi se sbaglio. A te, Wes, dico solo, per citare Bastianich, "se mio cane vede My Soul to Take prima piscia su coltello di killer, poi lo usa per farti muoro".

martedì 6 maggio 2014

Bolle di ignoranza: Elizabeth: The Golden Age (2007)

Direttamente dalla pioggia parigina, che almeno una sera mi ha bloccata in appartamento, torna la rubrica Bolle di ignoranza, dove si parla di film che mi è capitato di vedere già iniziati, magari distrattamente, impossibili quindi da recensire, perché sarebbe come farlo senza sapere una mazza, da cui l'ignoranza del titolo. Le particolarità di questi post sono trama abbozzata, un paragrafo di commento e niente approfondimenti finali: in questo caso, l'ignoranza è derivata dall'aver visto Elizabeth: The Golden Age, diretto nel 2007 dal regista Shekhar Kapur, anni dopo la visione di  Elizabeth e, per di più, in francese, lingua alla quale sono ormai poco avvezza. ENJOY!


Trama: come si evince dal titolo, si parla di Elizabeth e della golden age, quella in cui la Regina sconfisse nientemeno che l'invincibile armada spagnola...


Ah, la bellezza di vedere un film capendo i dialoghi per metà e con l'ausilio di Wikipedia per contestualizzare eventi e personaggi realmente vissuti! Questo, ahimé, è stato il modo in cui ho guardato Elizabeth: The Golden Age, film che mi rimarrà comunque impresso, che consiglio e che, molto probabilmente, riguarderò per un paio di motivi. In primis, Cate Blanchett è favolosa anche doppiata in lingua franzosa, una Regina all'apice del potere ma tremendamente sola, ormai invecchiata, lontana dalla beltade di gioventù e interamente consacrata a una Nazione di cui è regnante, sposa e madre. A rendere ancora più maestosa questa grandissima attrice ci sono dei costumi che sono la fine del mondo, sfarzosissimi, coloratissimi e splendidi, ce n'è uno diverso praticamente per ogni scena e per ogni cambio di umore della sovrana, uno spettacolo! Gnegna e banalotta invece, per quel che mi è stato dato di capire, la liaison tra il bel Walter Raileigh di Clive Owen e la Bess di Abbie Cornish (Un avventuriero che sposa una tizia messa incinta praticamente per caso? Ma in quale universo??? Ahimé, questo feuilletton era tuttavia necessario ai fini della trama e funzionale ad una sfuriata regale che purtroppamente ho perso durante la pausa doccia!) mentre l'attore che interpreta Re Filippo II di Spagna, a cui sembra abbiano infilato un bastone nel didietro, è francamente imbarazzante. A parer mio, questi sono gli unici nei di una pellicola che mi è sembrata diretta e recitata benissimo, zeppa di guest star e immagini in grado di lasciare a bocca aperta, soprattutto sul finale. Prima o poi ri-recupererò anche Elizabeth (mi è venuta voglia e poi c'è Vincenzo Cassola, mica pizza e fichi!!) e riguarderò Elizabeth: The Golden Age, chissà che non riesca a farmi un bell'afterhour totale... magari dopo essermi un po' riletta i libri di storia giusto per non arrivare totalmente impreparata come stavolta!!

mercoledì 8 gennaio 2014

Bolle di ignoranza: 40 anni vergine (2005)

Torna la rubrica Bolle di ignoranza, dove si parla di film che mi è capitato di vedere già iniziati, magari distrattamente, impossibili quindi da recensire, perché sarebbe come farlo senza sapere una mazza, da cui l'ignoranza del titolo. Le particolarità di questi post sono trama abbozzata, un paragrafo di commento e niente approfondimenti finali, tanto sarà difficile che riguardi con attenzione un film come 40 anni vergine (The 40 Year Old Virgin), scritto con la collaborazione di Steve Carell e diretto nel 2005 dal regista Judd Apatow. ENJOY!


Trama: Steve Carell è un tizio che, come dice il titolo, a 40 anni è ancora vergine. I suoi colleghi, una volta scoperto il vergognoso segreto, cercheranno di trovargli l'anima gemella ma chi fa da sé fa per tre...

Best. Scene. EVAH.
Durante una di queste cene post-natalizie mio padre stava facendo la solita maratona di zapping. A un certo punto però, il mio sguardo si è posato sull'adorato Seth Rogen e il mio cuore si è spezzato nel sentire la sua incredibile vocina spazzata via da un doppiaggio italiano indegno. Sia come sia, al vedergli le braccia tutte tatuate mi sono convinta a sorvolare sull'increscioso dettaglio, la mano è scattata in automatico a bloccare le velleità del genitore (che avrebbe proseguito nello zapping, ovviamente) e, pur ammorbata dalla presenza di Steve Carell, che notoriamente non amo, ho continuato la visione di quello che avevo intuito essere 40 anni vergine. Che, Rogen a parte, è comunque un filmetto divertente e adattissimo alla faccetta nescia di Steve Carell, diventatomi in un paio d'ore più simpatico di quanto non fosse prima. A dir la verità, la prima parte mi è sembrata più frizzante e divertente rispetto la seconda, dove si ripetevano un po' troppe situazioni sempre uguali e l'atmosfera passava dal demenziale al sentimentale, ma l'affiatamento del cast (nel quale spiccano Paul Rudd e una simpatica Catherine Keener) compensa la presenza di questi momenti fiacchi e di alcune battute da avanspettacolo. Certo, quasi due ore basate interamente su gag a sfondo sessuale taglierebbero le gambe di chiunque e se 40 anni vergine fosse stato più corto ne avrebbe guadagnato parecchio, ma il finale sulle note di Aquarius, con tanto di balletto scombinato dell'intero cast, vale un po' di pazienza e accondiscendenza. In due parole, 40 anni vergine mi è sembrato un film simpatico, l'ideale per una serata completamente senza pensieri (anche se, complice l'argomento, me ne sono venuti un paio TINTI su Rogen... vabbé!).

venerdì 12 luglio 2013

Bolle di ignoranza: Ubaldo Terzani Horror Show (2011)

Inauguro oggi una nuova rubrica, Bolle di ignoranza. Non lasciatevi ingannare dal fatto che il primo film in essa trattato sia una schifezza indegna come Ubaldo Terzani Horror Show, diretto nel 2011 da Gabriele Albanesi, perché lo scopo della rubrica non sarà recensire abomini. Il fatto è che, a volte (poche a dir la verità) mi capita di vedere film già iniziati, come in questo caso, oppure di guardarli con un occhio solo mentre sono in altre faccende affacendata e, siccome sono puntigliosa, non mi sento di recensirli perché sarebbe come farlo senza sapere una mazza, da cui l'ignoranza del titolo. In rarissime occasioni mi è poi capitato di cercarli e riguardarli dall'inizio o con più attenzione, soprattutto se non si trattava di capolavori, per cui d'ora in poi tutti questi film bistrattati dalla sottoscritta finiranno in questa rubrica e si beccheranno una trama abbozzata, un paragrafo di commento e niente approfondimenti finali. Camminare, insomma, perché così va il mondo. Bando alle ciance e... ENJOY!!


Trama: quando ho acceso la TV c'era un tizio inespressivo in bagno, a fare non so che. Ho poi capito che il tizio in questione era un giovane regista che voleva girare un horror con l'aiuto di un vecchio scrittore leppegoso chiamato Ubaldo Terzani. Solo che quest'uomo non era tanto normale...


Ubaldo Terzani Horror Show è l'equivalente horror della telenovela piemontese che mandavano in onda i gialappi a Mai dire TV. Stessa qualità nella recitazione, stessa fotografia, stesse inquadrature ad mentula canis, stessi dialoghi da antologia del trash. Io sono riuscita a beccarmi solo 50 minuti di 'sta boiata (che, se i miei calcoli sono esatti, ne durava 80 in totale) e per fortuna! Tra gli attori, si salva per un pelo giusto il barbùn che interpreta Ubaldo Terzani, ovviamente quando non è impegnato a fare il laido concupitore di zoccolotte in fasce o lo psicopatico della cippa. Quello che dovrebbe essere il protagonista vaga per il set come se fosse in botta (a proposito: preferirei vedere altre 30 volta Damon e Douglas che copulano piuttosto che riassistere al bacetto tra regista  e scrittore...), mentre la sua fidanzata ha dato un nuovo significato alla frase "quell'attrice è una cagna". Certo, poveraccia, il suo personaggio è imbarazzante, sarebbe come se io andassi da quel mostro di Stephen King e cercassi di infilargli la lingua in gola appena varcata la soglia di casa sua: ho capito, mi piacciono i tuoi romanzi, ma sei comunque un vecchio cesso, scusa la finezza, non vengo a biascicarti "gomeseiffascinante... troppintelliggente, quante cose sai....", né ti copulo mentre il mio ragazzo, povero imbelle, dorme, echecca'. Quanto all'horror show del titolo, poi, apriti cielo! Il gran guignol arriva giusto sul finale: una piccola macellata fatta bene, per carità, opera dell'ingegno di Stivaletti, ma se il prezzo che devo pagare è la pesantissima, ridondante moraletta sul metacinema che occupa tre quarti di pellicola, anche no, grazie. Ah, però i cuori tenuti nelle arbanelle della Bormioli non si possono vedere, Stivale'. E fortunatamente pare che io mi sia persa i deliranti sogni horror del protagonista, non so se li avrei sopportati. Con ignoranza, quindi, vi dico: evitatelo. Sono cose così che ammazzano il cinema di genere italiano. E anche la voglia di vivere dello spettatore...

Ubaldo/Umino, devastato alla vista del proprio nome associato a tal bruttura!


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