domenica 1 novembre 2015
The Final Girls (2015)
Trama: durante una maratona horror, Max si ritrova con gli amici all'interno del film che stavano guardando, uno slasher la cui protagonista è proprio la madre della ragazza, che dovranno difendere da un terribile serial killer...
Ormai viviamo in tempi in cui dell'horror è stato detto quasi tutto e in cui tematiche, cliché, stilemi e canovacci sono ormai talmente consolidati che è difficile per lo spettatore scafato sorprendersi. Eventuali registi o sceneggiatori che desiderano cimentarsi col genere senza dover per forza girare dei remake si trovano davanti un paio di strade percorribili, a seconda della loro onestà, bravura ed intelligenza: c'è chi decide di prendere la via facile del "pochi soldi, tanta pubblicità, miliardi di sequel", chi decide di realizzare l'horror autoriale ed intelligente che parla più alla mente che agli occhi, chi prova a contaminare i generi e chi ad omaggiare le pellicole cult del passato. Quest'ultima tendenza si è affermata parecchio negli ultimi tempi ma, anche lì, ci sono da fare alcune distinzioni. Lost After Dark, per esempio, replica esattamente le atmosfere di uno slasher anni '80 e lo imita sia nello stile che nella trama mentre, andando un po' più indietro nel tempo, c'è stato Quella casa nel bosco, che metteva alla berlina i cliché del genere sfruttando le tipiche domande che sorgono spontanee davanti a un horror e, ancora prima, era arrivato Scream a giocare con "le regole per sopravvivere in uno slasher". The Final Girls si avvicina di più a queste ultime due pellicole e trascina letteralmente i protagonisti all'interno di un horror esageratamente anni '70 fin dal titolo, Camp Bloodbath, che è praticamente la versione "poveraccia" di Venerdì 13. Max e i suoi amici si ritrovano ad essere parte di una pellicola che praticamente conoscono a memoria e devono cercare di sopravvivere ed uccidere il killer prima dei titoli di coda, accertandosi allo stesso tempo che i personaggi stereotipati del film non attirino il sanguinario Billy facendo tutte quelle cose stupide che tanto ci fanno trasecolare quando guardiamo un horror. Partendo da questo spunto originale, regista e sceneggiatori riescono a realizzare un vero gioiellino, nonché una dichiarazione di puro amore verso lo slasher che tuttavia non rimane mai fine a sé stessa; The Final Girls è un film con tanto, tantissimo sentimento, popolato da personaggi tridimensionali ai quali è impossibile non affezionarsi, esseri umanissimi che vivono, soffrono, crescono e cercano di scendere a patti con un dolore insormontabile (alla fine si piange moltissimo, io vi avviso).
Fulcro di The Final Girls è lo splendido rapporto tra la giovane Max e sua madre Amanda, attrice che ha avuto il suo momento di gloria proprio con Camp Bloodbath ed è rimasta legata al ruolo di Nancy, letteralmente "la bionda svampitella ma gentile che perde la verginità e viene uccisa dal killer dopo mezz'oretta di film". Sfruttando questo legame tra le due, gli sceneggiatori non sviluppano solo la personalità della protagonista ma scavano anche nel personaggio "di finzione" monodimensionale, portando a galla la vera personalità della bionda Nancy, le sue insicurezze e la successiva, dolorosa consapevolezza di essere stata creata solo per essere un personaggio di contorno, un'inutile esemplare di carne da macello tipico dell'horror. Certo, ai suoi compagni non viene concesso lo stesso trattamento, ché scemi erano e scemi rimarranno fino alla fine, tuttavia la delicatezza con la quale gli sceneggiatori hanno creato questa "nicchia" drammatica all'interno di una pellicola fondamentalmente divertente e sanguinosa dà l'idea di come The Final Girls sia un prodotto di rara intelligenza all'interno di un panorama horror sempre più piatto e banale. La cura immessa nella realizzazione del progetto balza comunque all'occhio fin dalla scelta degli attori, tutti incredibilmente bravi (e lo dice una che non va matta né per Taissa Farmiga né, soprattutto, per Malin Akerman), dall'utilizzo di una colonna sonora bellissima (non ascolterete più Bette Davis Eyes con lo stesso stato d'animo, ve lo garantisco) e dalle scelte di regia e montaggio che rendono The Final Girls una vera chicca: la scena iniziale di Camp Bloodbath ripetuta in loop è geniale ma mai quanto l'originale utilizzo del flashback e inoltre l'epico pre-finale, con quel cielo palesemente finto su cui poi scorrono i titoli di coda, potrebbe davvero essere una delle sequenze da ricordare in questo 2015. Ci sarebbero un sacco di altre cose da dire su The Final Girls ma rischierei di incappare in sgradevoli spoiler quando invece il film di Todd Strauss-Schulson è da gustare dall'inizio alla fine, rimanendo ipnotizzati davanti allo schermo come è successo a me. Guardatelo, perché qui siamo davvero in presenza dell'horror dell'anno!
Di Taissa Farmiga (Max Cartwright), Malin Akerman (Nancy/Amanda Cartwright) e Alexander Ludwig (Chris Briggs) ho già parlato ai rispettivi link.
Todd Strauss-Schulson è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Harold e Kumar, un Natale da ricordare. Anche sceneggiatore, produttore, attore e tecnico degli effetti speciali, ha 35 anni.
Nina Dobrev (vero nome Nikolina Constantinova Dobreva) interpreta Vicki Summers. Bulgara, ha partecipato a film come Noi siamo infinito e soprattutto alla serie The Vampire Diaries; come doppiatrice, ha inoltre lavorato per serie come I Griffin e Robot Chicken. Ha 26 anni e un film in uscita.
Angela Trimbur, che interpreta la disnibita Tina, aveva già partecipato a uno slasher, ovvero all'Halloween II di Rob Zombie. Detto questo, se The Final Girls vi fosse piaciuto recuperate Quella casa nel bosco e Lost After Dark. ENJOY!
venerdì 8 marzo 2013
American Trip - Il primo viaggio non si scorda mai (2004)
Trama: Harold e Kumar sono due fattoni portatori di diverse sfumature di sfiga, il primo di origine asiatica, il secondo indiano. Dopo aver passato l'intera serata a fumare, i due vengono aggrediti dalla fame chimica ma la loro, per parafrasare una nota pubblicità, "non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono", quindi decidono di raggiungere a tutti i costi il White Castle, la catena di fast food che serve gli hamburger migliori del mondo.
Certo che anche scomodarmi a recensire 'sta roba è praticamente una perdita di tempo, ma ammetto di essermi fatta attirare da American Trip (fuorviante titolo italiano che cavalca l'onda del successo di American Pie, ovviamente) per le faccette da imbelli dei due protagonisti, incuriosita dall'idea di vedere il primo di una serie di film dedicati alla strana coppia Harold & Kumar che, se non ho capito male, in America è molto apprezzata. In pratica, immaginate di vedere un road movie demenziale dove, al posto dei soliti sballoni all american ci sono due sfigati "esotici": Harold è l'anello debole della coppia, precisino e timoroso di tutto, maledetto dalla sua ascendenza asiatica che lo condanna ad essere costantemente preso di mira da bulli e idioti in genere, mentre Kumar è il "figo" di origine indiana, sempre in cerca di marijuana, patata e casini e costantemente in fuga dalle pressioni del padre che lo vorrebbe medico come il fratello. La comicità ruota tutta sui battibecchi tra i due, sul fatto che Kumar mette spesso nei guai Harold, sul razzismo imperante nella provincia americana, sui luoghi comuni tipici dei road movie (il bifolco mostruoso, i poliziotti violenti, problemi con i mezzi di trasporto, incidenti di varia natura) e per la gioia del pubblico americano vengono infilate qua e là un paio di comparsate eccellenti di comici apprezzati soprattutto oltreoceano, tra cui spicca ovviamente quella di Neil Patrick Harris, ormai famoso anche dalle nostre parti.
Per il resto, non c’è molto altro da dire. Il film scorre piacevole ma piuttosto blando dall’inizio alla fine, effettivamente i due protagonisti sono simpatici e nemmeno troppo irritanti (anche se io avrei preferito vedere uno spin-off dedicato alle due spalle Goldstein e Rosemberg) ma le gag, purtroppo, spaziano dal banale al “ma ‘sta roba dovrebbe fare ridere??”. L’unico momento in cui ho rischiato davvero di morire, colta da un attacco di risa irrefrenabili, è stato nel momento in cui Kumar, alla vista di un gigantesco sacco di marijuana, comincia a sognare una vita insieme a lui, partendo dai primi appuntamenti fino ad arrivare alle inevitabili liti matrimoniali, dove il ragazzo prende a trattar male il sacco/novella sposa dandogli della “bitch” e picchiandolo per poi consolarlo. Forse, se il film si fosse mantenuto a questi livelli di demenza surreale alla Maccio Capatonda, American Trip sarebbe stato un capolavoro e avrei proseguito guardando anche i due seguiti usciti in America. Invece, mi sa che per un po’ non guarderò film di questo genere e tornerò su binari a me più consoni. Ma se volete rilassarvi con una serata a basso tasso di intelligenza, perché no?
Di Ryan Reynolds (l’infermiere che concupisce Kumar), Neil Patrick Harris (nei panni di un Neil Patrick Harris assai diverso da quello reale) e Malin Akerman (Liane) ho già parlato nei rispettivi link.
Danny Leiner è il regista della pellicola. Ha diretto altri film come Fatti, strafatti e strafighe ed episodi delle serie Una mamma per amica e I Soprano. E’ anche produttore e sceneggiatore.
John Cho (vero nome John Yohan Cho) interpreta Harold Lee. Sud coreano, ha partecipato a film come American Pie, American Beauty, American Pie 2, American Pie – Il matrimonio, Star Trek, American Pie: ancora insieme, Total Recall – Atto di forza e a serie come Streghe, Dr. House, Grey’s Anatomy, Kitchen Confidential, How I Met Your Mother e Ugly Betty, inoltre ha doppiato un episodio di American Dad!. Ha 40 anni e tre film in uscita, tra cui Into Darkness – Star Trek.
Kal Penn (vero nome Kalpen Suresh Modi) interpreta Kumar. Sud coreano, ha partecipato a film come The Mask 2, Superman Returns e a serie come Buffy the Vampire Slayer, Sabrina vita da strega, Angel, E.R. – Medici in prima linea, NYPD, Tru Calling, 24, How I Met Your Mother e Dr. House. Anche produttore, ha 35 anni e quattro film in uscita.
Ethan Embry (vero nome Ethan Philian Randall) interpreta Billy Carver. Americano, ha partecipato a film come Giovani, pazzi e svitati, They – Incubi dal mondo delle ombre e a serie come La signora in giallo, Hercules, The Twilight Zone, Numb3rs, Masters of Horror, Dr. House, CSI: Miami, Grey’s Anatomy e C’era una volta. Anche stuntman, produttore e assistente regista, ha 39 anni e quattro film in uscita.
David Krumholtz interpreta Goldstein. Questo attore americano per me sarà sempre il piccolo e allergico fidanzatino di Mercoledì nell’esilarante La famiglia Addams 2, poi è cresciuto e ha partecipato a film come Santa Clause, Tempesta di ghiaccio, 10 cose che odio di te, The Mexican, Tenacious D in The Pick of Destiny e alle serie E.R. – Medici in prima linea e Numb3rs. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 34 anni e due film in uscita.
Eddie Kaye Thomas interpreta Rosemberg. Altro attore americano fissatosi nel mio immaginario con un personaggio ben preciso, ovvero il Pausa Merda della serie American Pie, ha partecipato al film Carrie 2 e alle serie X-Files, The Twilight Zone e CSI: Scena del crimine, inoltre ha doppiato episodi di I Griffin e American Dad!. Ha 33 anni.
Anthony Anderson interpreta il commesso del Burger Shack. Americano, ha partecipato a film come Io, me & Irene, Urban Legend: Final Cut, Scary Movie 3 – Una risata vi seppellirà, The Departed – Il bene e il male e a serie come NYPD, Ally McBeal e The Bernie Mac Show, inoltre ha lavorato come doppiatore in Cappuccetto rosso e gli insoliti sospetti. Anche produttore e sceneggiatore, ha 42 anni e un film in uscita.
Christopher Meloni interpreta Freakshow. Americano, ha partecipato a film come Junior, L’esercito delle 12 scimmie, Bound – Torbido inganno, Paura e delirio a Las Vegas e a serie come NYPD, Oz e Scrubs. Anche regista, ha 52 anni e sei film in uscita, tra cui L’uomo d’acciaio e Sin City – Una donna per cui uccidere.
Tra le innumerevoli guest star presenti nel film spunta anche Jamie Kennedy (l’indimenticabile Randy di Scream) a pisciare nei boschi accanto a Kumar. Più sfortunato invece Luis Guzmán, l’orrido messicano che compare in parecchi film di Rodriguez, perché le poche scene in cui avrebbe dovuto interpretare il fratello di Maria sono state tagliate. Inoltre, leggenda vuole che se Neil Patrick Harris avesse rifiutato la parte gli sarebbe subentrato Ralph Macchio nei panni di se stesso. Per la cronaca, la catena White Castle esiste davvero, qui potete dare un'occhiata ai vari menu: la cosa divertente è che i panini che servono sembrano davvero piccoli, quindi conoscendo le porzioni a cui sono abituati gli americani immagino che le persone per sfamarsi debbano ordinare almeno sei o sette menu per volta! Ristoranti a parte, dovete comunque sapere che American Trip ha dato vita a ben due seguiti, inediti in Italia, ovvero Harold & Kumar Escape From Guantanamo Bay e A Very Harold & Kumar 3D Christmas; se vi piace il genere che Wikipedia definisce Stoner Film cercateli assieme alle pellicole di Cheech e Chong, altrimenti buttatevi su Tenacious D in The Pick of Destiny o sul ben più raffinato Fuori orario. ENJOY!
venerdì 9 novembre 2012
Catch.44 (2012)
Trama: tre ragazze vengono mandate in un diner dal loro boss, per capire chi sta facendo il furbo con una partita di droga. Lavoro semplice? Seh, come no…
Catch.44 è una tarantinata fuori tempo massimo, con un soggetto risibile sceneggiato coi piedi e una regia furbetta che sa tanto di già visto. Non so se i realizzatori hanno riguardato il film prima di distribuirlo, ma giuro che si fa fatica a seguirlo da tanto la storia è basata sul nulla e appesantita da inutili salti temporali che, lungi dal chiarire la trama o arricchirla, sembra davvero siano stati messi lì a caso giusto per allungare il brodo. Diciamo che se si fossero limitati a seguire l’idea di un gruppetto di ragazze criminali che vengono punite per aver scazzato un vecchio lavoro sarebbe potuto uscire qualcosa di quantomeno dignitoso, il problema è che i realizzatori non hanno voluto solo omaggiare lo stile di Tarantino, ma hanno deciso di scopiazzare un po’ anche i Coen aggiungendo quel pizzico di grottesco tipico dei film dei due fratellini, costringendo così lo spettatore ad affrontare un improbabile guardia del corpo/serial killer innamorato di una delle tre sgallettate, pessimamente interpretato da un Forest Whitaker a dir poco imbarazzante. Mai imbarazzante comunque, e mi si spezza il cuore a dirlo, quanto Bruce Willis, imbiondito, invecchiato, imbolsito e costretto a recitare in uno dei ruoli peggiori della sua carriera, un ridicolo boss da operetta ghiotto di noccioline e dispensatore di noiosissime “parabole” a sfondo country.
Cosa salvare dunque di questa roba? Eh beh, la regia, per quanto “di maniera”, non è male. Fosse solo per la confezione il film meriterebbe sufficienza piena, con i fermo immagine che introducono i personaggi assieme al loro nome scritto sullo schermo, la pellicola che, durante i flashback, sembra sgranarsi e tornare indietro, un generoso dispendio di sangue e una fotografia nitida. Da buon emulo del filone tarantiniano questo Catch .44 cura molto anche la colonna sonora, che regala la sequenza migliore di tutta la pellicola quando le ragazze in macchina si mettono ad ascoltare nientemeno che quella Respect Yourself cantata in tempi non sospetti da un giovane Bruce Willis che utilizzava il nome d’arte “Bruno” (tutto vero e posso confermarlo, visto che ero riuscita a procurarmi la cassettina all’epoca!). Questi pochi pregi, comunque, non salvano Catch .44 dall’ignominia e dal beccarsi un Oscar per il peggior stallo finale tra personaggi che si puntano vicendevolmente la pistola addosso, roba da mettersi davvero le mani nei capelli. Evitate, gente, evitate!
Di Malin Akerman (Tes), Bruce Willis (Mel) e Brad Dourif (lo sceriffo Connors) ho già parlato nei rispettivi link.
Aaron Harvey è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha già diretto un altro film, l’horror The Evil Woods. Anche produttore, ha 32 anni e di lui non si trovano foto!
Nikki Reed (vero nome Nicole Houston Reed) interpreta Kara. Americana, ha partecipato a tutti i film dedicati a Twilight e alla serie The O.C. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 24 anni e cinque film in uscita.
Deborah Anne Woll interpreta Dawn. Americana, ha partecipato a film come Mother’s Day e Ruby Sparks, oltre a serie come E.R. – medici in prima linea, CSI: Scena del crimine, My Name is Earl e True Blood. Ha 27 anni e tre film in uscita.
Forest Whitaker interpreta Ronny. Americano, lo ricordo per film come Il colore dei soldi, Platoon, Ultracorpi – L’invasione continua, Specie mortale, Phenomenon, Gost Dog – Il codice del samurai e Panic Room; ha anche partecipato alle serie E.R. – medici in prima linea e Criminal Minds, oltre ad aver doppiato episodi di American Dad!. Vincitore di un Oscar come miglior attore protagonista, anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 51 anni e nove film in uscita.
Shea Whigham (vero nome Franklin Shea Whigham Junior) interpreta Billy. Americano, ha partecipato a film come Fast & Furious – Solo parti originali, Machete, This Must Be the Place, Le belve e a serie come E.R. – Medici in prima linea, Lie To Me, Numb3rs e Medium. Ha 43 anni e un film in uscita.
Francamente, non saprei cosa consigliarvi dopo aver visto questa bruttura, ma per “sciacquarvi il cervello” un bel Pulp Fiction ci sta sempre bene, diffidate dalle imitazioni! ENJOY!
sabato 7 marzo 2009
Watchmen (2009)
La trama è abbastanza complessa, non è facile seguire gli sbalzi temporali e la marea di personaggi, almeno all'inizio: Siamo nei primi anni '80 e il buon presidente Nixon, dopo anni di gloriose battaglie, ha deciso di far mettere al bando la seconda squadra di supereroi americana, eredi dei Minutemen: i Watchmen. Quando un assassino misterioso uccide un membro di entrambe le squadre, il Comico, un altro vigilante, ovvero Rorschach, comincia ad indagare, scoprendo un complotto che unisce la minaccia atomica alla guerra fredda e coinvolge la vecchia squadra di supereroi, adesso impegnati a vivere le proprie vite “normali”.
Per chi, come me, è abituato a leggere gli X-men la cui prima regola è “non uccidere il nemico (nemmeno se è il figlio di puttana assassino più infame che ci sia)” e i quali ogni volta che infrangono questa regola si flagellano/separano dal gruppo, questo Watchmen, seppur scritto negli anni '80, è una boccata d'aria fresca. In un mondo come il nostro è impossibile agire con i guanti di velluto ed è coerente e realistico pensare che dei supereroi (che poi sono semplicemente uomini un po' più forti del normale, tranne il semidivino Mr. Manhattan) diventino dei sociopatici, o degli assassini o persino dei pazzi squilibrati nell'affrontare le brutture della società.
Watchmen rappresenta l'incubo del supereroe medio, quello sdoganato soprattutto dalla Marvel (che infatti ultimamente si sta rimodernizzando anche in tal senso): ci sono supereroi che uccidono senza remore donne e bambini solo perché sono comunque nemici di guerra, che non si fanno scrupolo a far esplodere l'avversario, a cercare “il male minore” del sacrificio di alcuni per la salvezza dei più, ci sono addirittura supereroi ai quali del genere umano non importa un fico secco, privi di emozioni e sentimenti proprio nei confronti di chi dovrebbero salvare.
Il bello di Watchmen è che le turbe psichiche di questi supereroi si intrecciano a vicende storiche realmente accadute, come la guerra fredda, la presidenza di Nixon, la guerra del Vietnam e tutte le fasi che hanno trasformato il sogno americano in un incubo, come ben dice il tremendo Comico al Gufo. Stupenda in questo senso la carrellata iniziale di Jack Snyder, che ci mostra in dieci minuti scanditi dalle note di “The Times Are A'Changing” di Bob Dylan (la colonna sonora di questo film va oltre ogni aspettativa, è splendida) appunto il cambiamento all'interno della società americana. La sequenza parte dagli anni '50, una nuova età dell'oro libera dalla crisi economica e dalla guerra mondiale, l'apice del successo di questi Minutemen, e continua con una lenta, progressiva e triste decadenza fino ad arrivare ai giorni nostri: le foto di gruppo nostalgiche, i sorrisi, i trionfi si mescolano alla pazzia, alla morte, all'omicidio, alla vecchiaia, il tutto unito all'arrivo della guerra fredda, le vicende di Cuba, la guerra in Vietnam, i figli dei fiori, immagini emblematiche che rendono perfettamente l'inesorabile scorrere del tempo verso gli sterili e orribili anni '80 e la definitiva messa al bando dei Watchmen.
La scelta di Snyder di rispettare il fumetto, raccontando la storia dal punto di vista del controverso diario di Rorscharch è azzeccatissima. La sua è una voce delusa, negativa, sarcastica, triste: triste come tutti i flashback, peraltro perfetti e necessari, quasi tutti legati alla figura del Comico tranne quando viene narrata la genesi di Mr. Manhattan, il personaggio più deprimente e pietoso di tutta la saga. Attraverso il Comico, personaggio chiave della prima metà del film, Snyder ci mostra l'effettiva pericolosità di questi supereroi e l'ipocrisia che li muove, che poi è la chiave di volta di tutto il film: i supereroi non sono diversi da noi, anzi. I nostri difetti sono alterati ed incrementati dalla visione quasi onnipotente della loro condizione e le mille domande che ci siamo sempre fatti leggendo i comics qui trovano un'inquietante risposta. Perché mai i nemici vengono sempre lasciati vivere, e tornare? Ma semplicemente perché senza nemici gli eroi sono dei falliti, degli esseri soli, alienati e privi di scopo. Qual è il motivo per cui le supereroine portano costumi di latex che nulla lasciano all'immaginazione? Ma semplicemente perché sono delle zoccole frustrate, come ben dimostra la patetica figura della vecchia Spettro di Seta, violentata e protagonista di libretti porno eppure lusingata da tutto ciò, perché la rimanda a un tempo di successi e giovinezza. E i supereroi uomini, costantemente sollecitati dalla presenza di tutto sto ben di Dio, perché non dovrebbero fregarsene ed approfittarsene visto che tutto suggerisce loro di essere ben al di sopra della legge? Alla fine, anche chi parrebbe buono e normale è imperfetto e falso, mentre l'unico ad essere quasi un reietto perché considerato completamente pazzo alla fine è il solo ad incarnare l'essenza del supereroe come lo vorremmo tutti: determinato, spietato con i “cattivi” e coerente fino al midollo. Il buon Rorschach, il cuore di film e fumetto.
La seconda parte del film, più legata alla tradizione supereroistica e ai film d'azione alla Michael Bay è leggermente inferiore e anche un po' kitsch: il tempio egizio in antartide, una strana tigre in CGI dalle orecchie a punta priva di scopo o funzione, la ridondanza del rifugio di Mr. Manhattan stonano un pochino ma sono effettivamente una gioia per gli occhi, così come scene emblematiche come il rapporto consumato dal Gufo e Spettro di Seta all'interno di Archi, sulle note di Hallelujah di Jeff Buckley con la luna e il cielo notturno sullo sfondo. I combattimenti, le esplosioni, gli effetti speciali sono praticamente perfetti, la fotografia nitida e coloratissima, gli attori sono decisamente in parte (soprattutto Jackie Earle Haley, che interpreta Rorschach, e Jeffrey Dean Morgan, il Comico, ma anche il Gufo di Patrick Wilson non è affatto male) e il film è condito da una vena splatter/horror inedita per questo genere di pellicola, nonché da sano e cinico umorismo (la temporanea impotenza del Gufo, le scene in carcere tra Rorscharch e il suo nemico nano, Mr. Manhattan che scopa la fidanzata e con altre 5 copie di sé stesso fa altri lavori...).
In definitiva, un film assolutamente da andare a vedere, sia che piaccia il genere o meno. Un 9 pieno, e ora aspetto con ansia di leggere la graphic novel.
Zack Snyder, il regista di cotanta pellicola, ha al momento solo due film famosi all'attivo: il pregevole L'alba dei morti viventi, remake del cult di Romero, e 300, sempre tratto da una graphic novel. Ha 33 anni e sei film in uscita.
Jackie Earle Haley interpreta Rorschach, col volto coperto per la maggior parte del film da un cappuccio di lana decorato da macchie in movimento. Per la televisione, l'attore californiano ha lavorato in Love Boat, La signora in giallo, McGyver, Renegade. E' stato nominato all'Oscar nel 2007 come migliore attore non protagonista per il film Little Children, soffiatogli giustamente da Alan Arkin che faceva il nonno in Little Miss Sunshine. Ha 48 anni e tre film in uscita. Se mai girassero un film su Preacher spero che lui possa fare Cassidy.
Jeffrey Dean Morgan interpreta il folle Comico. Premesso che costui è un incrocio tra Javier Bardem e Robert Downey Jr., quindi un fico pauroso, per la televisione l'attore americano ha lavorato in Walker, Texas Ranger, ER, Angel, CSI, Tru Calling, Weeds, Supernatural, Gray's Anatomy. Ha 43 anni e cinque film in uscita.
Malin Akerman, attrice svedese, interpreta la seconda Spettro di Seta. Al cinema ha recitato perlopiù in filmetti come The Skulls – I teschi ed American Trip – Il primo viaggio non si scorda mai. Ha 31 anni e tre film in uscita.
Billy Crudup interpreta l'azzurrissimo e semidivino Dr. Manhattan. L'attore, che è stato sposato con la protagonista di Weeds, Mary Louise Parker, ha recitato in Sleepers, Quasi famosi, Big Fish, Mission Impossible III, e ha dato la voce nella versione USA de La principessa Mononoke. Ha 41 anni e un film in uscita.
Matthew Goode interpreta il pacato Ozymandias. L'attore inglese ha partecipato a Match Point, di Woody Allen. Ha 31 anni e un film in uscita.
Patrick Wilson interpreta il Gufo. L'attore ha partecipato alla splendida serie Angels in America, ha recitato nel Phantom of The Opera di Joel Schumacher nei panni di Raoul e nel controverso Hard Candy. Ha 36 anni e un film in uscita.
Ora vi lascio con un video particolare: il Trailer cinematografico fatto con le immagini prese dal comic book. ENJOY, e andatelo a vedere!!
























