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venerdì 1 giugno 2018

La truffa dei Logan (2017)

Ieri è uscito in Italia La truffa dei Logan (Logan Lucky), diretto nel 2017 dal regista Steven Soderbergh. Siccome ne ho letto bene un po' ovunque ho deciso di dargli una chance...


Trama: dopo essere stato licenziato, Jimmy Logan decide di tentare un furto alla Charlotte Motor Speedway durante una delle corse più importanti dell'anno, affiancato dai fratelli e da altri peculiari figuri, in barba alla famigerata "sfortuna" dei Logan...



Avevo un po' lasciato perdere Soderbergh dopo aver visto l'ammorbante Knockout - Resa dei conti e più che La truffa mi sarei aspettata quindi La FUFFA dei Logan, motivo che mi ha spinta a non recuperare subito il film in questione nonostante fosse disponibile da mesi in rete. Poi hanno cominciato a proiettare i trailer al cinema e, nonostante la solita imbecillità del titolo italiano che ignora la sottotrama per cui i Logan avrebbero delle enormi botte di sfiga proprio quando tutto per loro comincia a girare bene, mi sono fatta attirare dall'immagine di un Daniel Craig tatuato e ossigenato e mi sono gettata nella visione. Il motivo per cui La truffa dei Logan andrebbe snobbato al cinema e visto in lingua originale non appena disponibile in DVD, Bluray o streaming legale, è la sua natura di "Ocean's Seven-Eleven", radicato in quel West Virginia magnificato nella canzone di John Denver dove gli abitanti sono grezzi e "provinciali", a voler far loro un complimento (altrimenti si può utilizzare il raffinato termine "Hillbilly", più calzante); tra una canzone folk e un concorso di bellezza alla Little Miss Sunshine, tra signore in viola e birra, tra delinquentelli di campagna e lavoratori precari, si dipana la trama di questo heist movie che manca della raffinatezza, per l'appunto, di un Ocean's Eleven ma non della suo sottile umorismo o della capacità di avvincere il pubblico. A onor del vero, ci vuole un po' prima di affezionarsi a Jimmy e ai suoi compari, perché la costruzione dei personaggi è assai simile a quella di un film dei Coen, con protagonisti malinconici e un po' stundai affiancati da spalle mai abbastanza weird o strabordanti da riuscire a colpire subito l'attenzione dello spettatore. Anche Clyde e Joe Bang, gli unici che spiccherebbero per le loro peculiarità fisiche o per lo "stile", sono infatti figure che vanno "fatte decantare" e che acquistano spessore man mano che il film procede, mai troppo esagerate, perfettamente amalgamate all'interno di quest'opera corale dove chiunque ha una sua importanza fondamentale, anche il personaggio apparentemente più inutile. Come raramente accade in questo genere di pellicole, il piano che porta al furto è plausibile e logico, non richiede personaggi con abilità fuori dal comune, ed è perfettamente inserito all'interno di una realtà che più USA non si può, quella delle corse NASCAR, che ogni anno inchiodano davanti allo schermo milioni di americani e che sono delle istituzioni intoccabili (non a caso, Jack e il fratello alla fine sono sconvolti all'idea di profanare una simile icona americana!).


Per quanto mi riguarda, l'unica cosa che non ho apprezzato troppo è proprio la location del furto, che sicuramente ha consentito a Soderbergh di sfoggiare la sua abilità di regista  ma mi ha anche costretta a "subire" una paio di giri di pista in auto (se c'è una cosa che non sopporto è la Formula 1 e qualunque cosa le somigli anche solo vagamente...), e per fortuna le sequenze incriminate sono poche, degnamente surclassate da una delle evasioni più esilaranti della storia del cinema e persino da un momento di commozione in cui la canzone Country Road la fa da padrone. Ma a parte tutto, ciò che mi ha stupita di La truffa dei Logan sono gli interpreti, anche perché sia Channing Tatum che Adam Driver non rientrano nel novero dei miei preferiti, invece qui danno veramente il bianco. Zoppo, barbuto e appesantito, addosso a Jimmy Logan persino la monoespressività di Channing Tatum diventa funzionale e si annulla nella generale rappresentazione del personaggio, mentre con la sua naturale bruttezza e l'aria di chi non capisce mai quello che gli sta succedendo, Adam Driver è meglio come loser senza braccio (anzi, senza mano e avambraccio) piuttosto che come malvagio intergalattico. Detto questo, anche il resto del cast è validissimo. Daniel Craig, col capello ossigenato e ricoperto di tatuaggi, è meraviglioso come avevo sperato guardando il trailer e in mezzo a tutto il cucuzzaro di attori più o meno riconoscibili, "mascherati" come sono da bifolchi, spunta persino Seth McFarlane, impegnato nell'offrire al pubblico il suo strepitoso accento british con un personaggio che avrei visto benissimo indosso ad Andy Nyman. L'unica domanda che mi pongo, alla fine del film, è: ma perché una volta Hilary Swank era una delle attrici più quotate del mondo e adesso si limita a fare delle comparsate che a momenti non accetterebbero nemmeno dei caratteristi? Mah, mistero della fede! Comunque datemi retta, recuperate La truffa dei Logan perché è molto ben fatto e divertente.


Del regista Steven Soderbergh ho già parlato QUI. Channing Tatum (Jimmy Logan), Riley Keough (Mellie Logan), Katie Holmes (Bobbie Joe Chapman), Adam Driver (Clyde Logan), Seth McFarlane (Max Chilblain), Daniel Craig (Joe Bang), Brian Gleeson (Sam Bang), Katherine Waterston (Sylvia Harrison), Sebastian Stan (Dayton White) e Hilary Swank (Agente Speciale Sarah Grayson) li trovate invece ai rispettivi link.

David Denman interpreta Moody Chapman. Americano, ha partecipato a film come Big Fish - Le storie di una vita incredibile, Chiamata da uno sconosciuto, Shutter - Ombre dal passato, Regali da uno sconosciuto - The Gift e serie quali E.R. - Medici in prima linea, Jarod il camaleonte, X-Files, CSI: Miami, Angel, Senza traccia, Bones, Grey's Anatomy, Due uomini e mezzo, True Detective e Outcast. Ha 45 anni.


Jack Quaid interpreta Fish Bang. Americano, ha partecipato a film come Hunger Games, Hunger Games: La ragazza di fuoco e Tragedy Girls. Anche sceneggiatore e produttore, ha 26 anni e un film in uscita, inoltre interpreterà Hughie nell'imminente serie The Boys.


Michael Shannon e Matt Damon erano entrati a far parte del cast ma hanno entrambi dovuto rinunciare perché impegnati in altri progetti. Detto questo, se La truffa dei Logan vi fosse piaciuto recuperate Ocean's Eleven e i suoi sequel! ENJOY!

venerdì 13 gennaio 2017

Sing (2016)

Tra anteprime saltate e date di uscita non rispettate mi ha fatta un po' penare ma finalmente martedì ho visto Sing, diretto nel 2016 dai registi Christophe Lourdelet e Garth Jennings.


Trama: per salvare il suo teatro ormai cadente e sommerso dai debiti, l'impresario Buster Moon decide di indire un concorso canoro aperto a tutti gli abitanti della città. Un errore di stampa richiama più gente del previsto ma anche una montagna di guai...


Tra le (molte) cose che detesto ci sono i film che raccontano di come giovanotti/e di belle speranze riescano a diventare tra mille traversie delle star del mondo dello spettacolo e, neanche a dirlo, i reality show a tema musicale. I primi li detesto perché sono quanto di più fasullo e banale esista al mondo (solo Chazelle col suo Whiplash è riuscito a conquistarmi, vedremo se riuscirà anche con La La Land!), popolati da personaggi bellocci ma insipidi che, solitamente, sfondano profondendosi in balli e canzoni di dubbio gusto bimbominkiesco che già da soli basterebbero ad uccidermi; i secondi li odio perché fondati sul concetto di "giuria popolare" che di musica non capisce mediamente una mazza e vota in base a simpatie che nulla hanno a che vedere con l'effettiva qualità del cantante in gara, spesso influenzata da giudici che già non si possono definire cantanti, figurarsi esperti di musica. Soprattutto, di entrambi i generi detesto la serietà tipica di chi se la crede tantissimo ed è per questo che, invece, ho adorato Sing, film d'animazione che racchiude in sé la storia di persone che diventano famose unita al concetto "appassionati allo sbaraglio" tipico del reality odierno, arrivando a ricordarmi i bei tempi nostalgici de La corrida, con un koala pasticcione e sognatore al posto di Corrado. La trama di Sing è un pretesto per regalare allo spettatore quasi due ore di scoppiettanti numeri musicali che accompagnano le storie di "ordinaria" quotidianità di personaggi che sentono di poter dare qualcosa in più: accanto a due animali da palcoscenico come il maiale Gunther e il topo Mike ci sono infatti Rosita, casalinga frustrata, la timida Meena, dotata di una voce splendida ma impossibilitata ad esibirsi davanti ad altri, il giovane Johnny, che il padre vorrebbe instradare in una vita criminale, e la ribelle Ash, reduce da una relazione finita male. Ad unirli tutti assieme sotto lo stesso tetto ci pensa Buster, impresario teatrale in pesante odore di fallimento che non è riuscito a tenere in piedi il teatro regalatogli dal padre nonostante l'indubbio entusiasmo e l'amore per il mondo dello spettacolo; tornando al tema reality, i tempi purtroppo cambiano e Buster non è riuscito a cogliere il mutamento dei gusti del pubblico, che al giorno d'oggi vuole le canzonette, lo scontro sul palco e la possibilità di sognare in grande piuttosto che l'aulica bellezza di un'opera o l'aura da gran diva di una primadonna come la pecora Nana.


E così, partendo da questa trama simpatica ma esile, dove persino il messaggio di fondo un po' si perde (bisogna sempre inseguire i propri sogni e fare quello che si ama per riuscire al meglio, va bene, ma non per tutti nella realtà è così quindi la cosa mi pare un po' superficiale: come giustamente ha detto Toto alla fine "Sì ma Buster rimarrà sempre e comunque un impresario incompetente!"), quello che veramente rimane di Sing sono i numeri musicali, a dir poco esilaranti. La colonna sonora comprende la bellezza di ottantacinque canzoni, che spaziano dagli anni '40 ad oggi, più arie di musica classica, brani di colonne sonore e ovviamente pezzi scritti apposta per il film (peraltro molto gradevoli, soprattutto Set it All Free e l'immancabile Faith, che fanno sentire alla radio tutti i giorni), rendendo così Sing una full immersion musicale modellata alla perfezione su ogni personaggio e situazione rappresentata, al punto che persino chi non sopporta i musicarelli non potrà fare a meno di cantare e ballare sulla poltrona del cinema. Per non fare spoiler, non sto ad elencare i numeri e le canzoni che mi sono piaciute di più, anche perché altrimenti scriverei un post chilometrico, dico solo che la palma del miglior personaggio va al già citato Gunther e alla vecchia iguana Miss Crowley, un trionfo di senilità ambulante, ma il gruppetto che meriterebbe uno spin-off o che, perlomeno, avrebbe meritato una scena post credit (che non c'è, alzatevi pure appena i calamari finiscono di cantare Faith) è quello delle tenerissime pandine rosse giapponesi che si infervorano sulle note di Kira Kira Killer, cantata dall'immancabile Kyary Pamyu Pamyu. Un plauso ai responsabili del doppiaggio italiano che, per una volta, non hanno italianizzato nessuna delle canzoni presenti e, soprattutto, non sono ricorsi ad eventuali cantantucoli figli di qualche reality ma hanno scelto di lasciare intatte le performance dei doppiatori originali: Seth MacFarlane è giustamente famoso per la sua imitazione di Sinatra e sarebbe stato un peccato non poterlo ascoltare mentre Scarlett Johansson, Taron Egerton e Tori Kelly hanno delle voci talmente belle e adatte allo stile dei loro personaggi che sostituirle sarebbe stato un delitto. Insomma, Sing è il film ideale per passare una serata in allegria e credetemi quando vi dico che, usciti dalla sala, vi verrà una voglia di cantare inaudita!


Di Matthew McConaughey (voce originale di Buster Moon), Reese Witherspoon (Rosita), Seth MacFarlane (Mike), Scarlett Johansson (Ash) e John C. Reilly (Eddie) ho già parlato ai rispettivi link.

Christophe Lourdelet è il co-regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Francese, è conosciuto principalmente come animatore e, per quanto sia assurdo, non riesco a trovare foto di costui.
Garth Jennings è il co-regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre doppia la folle Miss Crawley. Inglese, ha diretto film come Guida galattica per autostoppisti e Son of Rambow. Anche attore, ha 45 anni.


Taron Egerton è la voce originale di Johnny. Inglese, ha partecipato a film come Kingsman: Secret Service e Legend. Ha 28 anni e tre film in uscita tra cui Kingsman: The Golden Circle.


Peter Serafinowicz è la voce originale del padre di Johnny. Inglese, lo ricordo per film come Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma, Shaun of the Dead, Grindhouse, The World's End e Guardiani della Galassia; come doppiatore, ha partecipato a serie quali American Dad!, Adventure Time e South Park. Anche sceneggiatore, produttore e compositore, ha 45 anni e tre film in uscita tra i quali il seguito di John Wick.


L'elefantina Meena è doppiata in originale da Tori Kelly, cantante americana di cui, sinceramente, non avevo mai sentito parlare e pare che nel cast di voci ci siano anche Wes Anderson, Chris Renaud ed Edgar Wright. Se Sing vi fosse piaciuto recuperate Pets - Vita da animali e Zootropolis. ENJOY!

mercoledì 8 luglio 2015

Ted 2 (2015)

Dopo avere ripassato il primo capitolo, la settimana scorsa sono andata a vedere Ted 2, diretto e co-sceneggiato dal regista Seth McFarlane.



Trama: per salvare un matrimonio già allo sfascio, l'orsacchiotto Ted e Tami-Lynn decidono di adottare un figlio. Il problema è che Ted, legalmente, non è umano...


Seth McFarlane è un furbone matricolato a cui è impossibile volere male. Se Ted 2 lo avesse girato uno dei Vanzina probabilmente, in maniera molto ipocrita, starei urlando allo scandalo per la quantità di gag volgari, bambinesche e demenziali di cui è infarcito, anche più del primo Ted. Invece, siccome sotto sotto sono una stronza cinica e nerd, al regista perdono tutto per l'umorismo politically incorrect e le citazioni anni '80 che spesso fanno capolino in tutti i suoi lavori. E dico proprio TUTTI, visto che McFarlane da quando ha creato I Griffin non si è mai allontanato dalla formula magica che gli ha fatto guadagnare tanto successo. Quindi, quali motivazioni potrei addurre per spingere la gente a vedere Ted 2? Beh, intanto se non avete mai apprezzato la McFarlane Factory potete tranquillamente evitare di continuare a leggere il post perché, come ho detto all'inizio, non mi scaglierò contro le stupidità e le banalità sulle quali è costruito il film ed il motivo di questa scelta scellerata è che ho riso, me sciagurata, ho riso tantissimo. Ribadisco, sarei ipocrita se lo negassi. Ho riso e storto il naso, represso dei conati di vomito e dei fangooli ma ho comunque riso e questo è quanto, McFarlane evidentemente sa sempre quale tasto toccare con me. Aggiungo anche che stavolta la trama è un po' più strutturata rispetto a quella di Ted e omaggia spudoratamente un caposaldo della fantascienza di ogni tempo, ovvero "cosa ci rende umani?". Quindi, al di là delle grasse risate c'è anche il tempo per riflettere, forse in maniera un po' facilona, su quesiti per nulla scontati in tempi di migrazioni, "ruspe" e compagnia cantante: quello che alla fine vuol comunicare McFarlane è che non importa quanto una persona sia inutile, imbecille, cazzona e "bambina" finché riesce a provare e far provare empatia al prossimo, a differenza dei cosiddetti "esseri umani di prima classe" che magari hanno tanto cuore quanto una pietra inanimata. L'umanità, quindi, intesa come libertà di essere sé stessi alla faccia di quello che pensano gli altri, soprattutto se si ha la fortuna di avere degli amici che ci accettano per quello che siamo.


Accanto a questi concetti bellissimi ed aulici e all'umorismo di grana mastodontica c'è purtroppo l'altro lato della medaglia rappresentato dalla solita dose di maschilismo McFarlaniano che poco sopporto. La vera novità di Ted 2, infatti, è l'elegantissimo calcio in chiulo rifilato a Mila Kunis e alla sua Lori, troppo "seria" per accettare di stare con un fidanzato di rara idiozia che, neanche a dirlo, sarebbe il vertice perfetto di un ideale triangolo formato da lui, Homer Simpson e Peter Griffin. "Ho sprecato anni dietro ad una donna che non andava bene per me", bravo caprone, vallo a dire a Lori, Marge e Lois, tre poverette che in un mondo ideale ucciderebbero i loro compagni. Fuori la Kunis, dicevamo, dentro la Seyfried che, per quanto mi piaccia molto come attrice, ho trovato fastidiosa per il modo in cui il suo personaggio accontenta per l'appunto le convinzioni e i desideri di McFarlane e di tutti quelli come lui: la donna dev'essere praticamente un uomo con la patata, accettare col sorriso e con tanto aMMore tutte le imbecillità del compagno (giuro, Wahlberg qui è MOLTO più cretino rispetto al primo Ted) mentre l'uomo deve accettare con rassegnata compassione il fatto che le fidanzate di solito siano totalmente ignoranti in materia di film, serie TV, cultura nerd in generale. Ciccio Seth, già che sei un bell'ometto, vieni qui che ti spiego due cose in materia di sapienza femminile, ché se sei rimasto negli anni '50 non è mica colpa mia! Giusto per smentirti, nonostante sia femmina (orrore!!) quel che ho apprezzato maggiormente di Ted 2 è proprio il continuo citazionismo e sono stra-convinta che le sequenze migliori siano quelle in cui ricicciano fuori Sam J.Jones, un Liam Neeson esilarante e appena uscito da una scena della franchise Taken e soprattutto l'omaggio al primo Jurassic Park. Insomma, mi sembra di aver detto abbastanza, nel bene e nel male. Se avete visto Ted sapete cosa aspettarvi (anche perché i riferimenti alla prima pellicola sono pressocché infiniti), ovvero nulla di entusiasmante ma neanche nulla per cui partire e andare negli USA a far sommario scempio del regista... se invece odiate il genere state alla larga da questo film!!


Del regista e co-sceneggiatore, nonché voce di Ted, Seth McFarlane ho già parlato QUI. Mark Wahlberg (John), Amanda Seyfried (Samantha), Giovanni Ribisi (Donnie), Morgan Freeman (Patrick Meighan), Sam J. Jones (Sam Jones), Patrick Warburton (Guy), John Carrol Lynch (Tom Jessup), Liam Neeson (il cliente al supermercato), Dennis Haysbert (Dottore alla clinica della fertilità), Patrick Stewart (Narratore) e Martin Klebba (Chucky) li trovate invece ai rispettivi link.

John Slattery (vero nome John M. Slattery Jr.) interpreta l'avvocato Shep Wild. Americano, lo ricordo per il ruolo di Victor in Desperate Housewives, inoltre ha partecipato a film come Sleepers, Iron Man 2, e ad altre serie come Party of Five e Will & Grace; come doppiatore, ha lavorato nelle serie I Simpson e The Cleveland Show. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 53 anni e due film in uscita tra cui Ant-Man, dove tornerà ad interpretare Howard Stark.


Tra gli altri attori, segnalo il ritorno di Jessica Barth nei panni della procace Tami-Lynn, l'arrivo di Michael Dorn (il VERO Worf di Star Trek) in quelli di Rick, il fidanzato di Guy, e ovviamente le partecipazioni speciali della sorella del regista, Rachael McFarlane (la segretaria di Meighan), del giocatore di football Tom Brady, dei presentatori Jay Leno e Jimmy Kimmell e dei comici del Saturday Night Live Kate McKinnon, Bobby Moynihan e Taran Killam. Non ce l'hanno fatta invece Mila Kunis (apparentemente perché incinta ma in realtà pare che Seth McFarlane non avesse già da subito contemplato la presenza del personaggio di Lori, salvo un brevissimo cameo) e il reverendo di Settimo cielo Stephen Collins, la cui partecipazione speciale è saltata dopo le recenti accuse di pedofilia. E dopo avervi consigliato di guardare tutti i titoli di coda per un'esilarante scena post credits, se Ted 2 vi fosse piaciuto vi direi di recuperare Ted e... sì, diamine, L'uomo bicentenario! ENJOY!

mercoledì 22 ottobre 2014

Un milione di modi per morire nel West (2014)

E' uscito questa settimana nelle sale italiane, abbastanza in sordina a dir la verità, l'ultimo film diretto e co-sceneggiato dal creatore de I Griffin Seth MacFarlane, ovvero Un milione di modi per morire nel West (A Million Ways to Die in the West).


Trama: Albert Stark è un pastore codardo, assolutamente inadatto alla dura vita del west. La fidanzata Louise, stufa di avere a che fare con uno smidollato, decide di lasciarlo ed Albert cerca di riconquistarla con l'aiuto di Anna, una misteriosa pistolera nonché moglie di un terribile bandito...


Un milione di modi per morire nel West è, al pari di Ted, un puro divertissement, il capriccio di un attore e sceneggiatore abituato a stare dietro le quinte televisive che decide all'improvviso di mettersi in mostra assumendosi il ruolo di protagonista e regista. MacFarlane si era già ritrovato dietro la macchina da presa col già citato Ted, riuscito solo a metà, e con Un milione di modi per morire nel West realizza letteralmente uno one man show interamente al servizio della sua comicità, delle sue idiosincrasie e del suo senso del ridicolo. Ovviamente, MacFarlane non è Woody Allen e i suoi film risultano delle pallide copie de I Griffin: come già accadeva con Ted, infatti, anche la sua ultima fatica vive di parecchi momenti di stanca ravvivati da alcuni colpi di genio, perché le gag sono più meno le stesse della serie che ha fatto la fortuna di MacFarlane e funzionano nella mezz'ora di episodio, mentre  dilungate in due ore di film risultano fiaccherelle. La base di Un milione di modi di morire nel West, il concetto da cui è stato tratto il titolo, obiettivamente è simpatico e gioca su un escamotage molto amato dall'autore, ovvero quello di inserire un personaggio dalla mentalità MOLTO moderna, portatore di concetti ed idee tipici della nostra epoca, all'interno di un contesto "antico", in questo caso il West: abbiamo così il pastore che cerca di risolvere tutto con la parlantina piuttosto che con le pistole, che odia la Frontiera e che mette in guardia amici e conoscenti dal milione di modi assurdi in cui la gente rischiava di morire all'epoca, tra dottori, animali selvatici, incuria, ignoranza, violenza, sparatorie e quant'altro. Purtroppo la storia costruita attorno a quest'idea di base è la quintessenza della banalità, tanto che sappiamo già come si concluderà la vicenda di questo sfigato che cerca di riconquistare l'amata aiutato da un'altra donna, quindi quel che resta sono solo un paio di gag ben riuscite.


I punti di forza di Un milione di modi per morire nel West sono quindi lo humor nero e politicamente scorretto tipico di MacFarlane, il suo gusto per l'assurdo e la citazione (val la pena vedere il film solo per un paio di comparsate che non vi spoilero perché meritate di struggervi in lacrime di incredula commozione come ho fatto io!!), il talento per i numeri musicali e, ovviamente, la simpatia degli attori coinvolti. Purtroppo MacFarlane è belloccio e bravo ma se guardate il film chiudendo gli occhi di tanto in tanto, come ho fatto io, vi sembrerà spesso che a parlare sia il cane Brian alle prese con uno dei suoi logorroici monologhi e Liam Neeson è a dir poco sprecato, fuori parte al limite del ridicolo (Il fatto che Liam Neeson non mi sia piaciuto nel ruolo di Clinch rispecchia tra l'altro le parole di Peter Griffin nel sesto episodio della quinta stagione, "Drizza le orecchie", quando dice che senza la sua guida i figli sarebbero dei casi disperati, come se Liam Neeson interpretasse un cowboy americano), mentre se la cavano molto bene una Charlize Theron che sembra essersi divertita un sacco, il solito, adorabile Giovanni Ribisi e, ovviamente, un Neil Patrick Harris in formissima, che con la sua canzone dedicata ai baffi (per non parlare della fellatio al mustacchio!!) vince a man bassa surclassando tutti gli altri coinvolti, cattivissimo padre di Albert a parte. Vi dirò, purtroppo tutto questo e il fantasioso utilizzo di Tarzan Boy dei Baltimora potrebbero non bastare per farvi piacere Un milione di modi per morire nel West, soprattutto se visto al cinema, anche perché immagino l'inevitabile impoverimento del doppiaggio e dell'adattamento italiani; se siete fan sfegatati di MacFarlane e dei Griffin potreste anche trovarlo esilarante ma francamente io l'ho visto proprio come uno scherzone tirato troppo per le lunghe, piacevole ma niente più. I picchi di genialità raggiunti da un altro Seth in Facciamola finita sono ben lontani, ahimé.


Di Seth MacFarlane, regista, co-sceneggiatore e interprete di Albert, ho già parlato QUI. Charlize Theron (Anna), Amanda Seyfried (Louise), Liam Neeson (Clinch), Giovanni Ribisi (Edward), Neil Patrick Harris (Foy) e John Aylward (il pastore Wilson) ho già parlato ai rispettivi link.

Sarah Silverman interpreta Ruth. Americana, ha partecipato a film come Tutti pazzi per Mary, Heartbreakers - Vizio di famiglia, School of Rock, I Muppet e a serie come Greg the Bunny e Monk; inoltre, ha lavorato come doppiatrice per le serie Drawn Together, American Dad!, Robot Chicken, Futurama, I Simpson e per film come Ralph spaccatutto. Anche sceneggiatrice, produttrice e compositrice, ha 44 anni e due film in uscita.


A parte il paio di guest star veramente geniali che ho deciso di non spoilerare nel post, sappiate che tra le varie comparse figurano anche Ewan McGregor (in mezzo la folla che ride alle battute di Foy), Ryan Reynolds (che viene ucciso da Liam Neeson nel Saloon), Will Ferrel (è il dottore che fa nascere Albert), Patrick Stewart (presta la voce alle pecora dalle gambe lunghissime) e, nella versione Unrated, anche la bionda Penny Kaley Cuoco (che Albert cerca di rimorchiare in un negozio). Detto questo, se Un milione di modi per morire nel west vi fosse piaciuto recuperate anche Mezzogiorno e mezzo di fuoco. ENJOY!

domenica 7 ottobre 2012

Ted (2012)

Venerdì sera mi sono letteralmente fiondata a vedere Ted, il primo film diretto da quel gran geniaccio di Seth MacFarlane, con aspettative a dir poco elevate. L'orsetto sboccato avrà mantenuto quello che aveva promesso?


Trama: da piccolo, John esprime un desiderio, ovvero che il suo orsacchiotto diventi davvero il suo migliore amico. Il bambino viene esaudito... e a trentacinque anni si ritrova costretto a scegliere tra l'amore della sua vita e l'ingombrante presenza del volgarissimo, esilarante "rimbombamico" di peluche.


Prendete una qualsiasi puntata dei Griffin ed estendetene la durata fino a raggiungere un'ora e mezza, sottraete le parti più surreali del cartone animato e rendete i personaggi leggermente meno caricati e un pochino più intelligenti: in questo modo riuscirete a farvi una vaga idea di quello che vi aspetterà durante la visione di Ted. Letta così, la mia sembrerebbe una critica, ma non è affatto così, perché la pellicola d'esordio di Seth MacFarlane è una divertentissima supercazzola con un protagonista a dir poco esilarante, che conserva alcune delle caratteristiche tipiche dei lavori televisivi del regista e omaggia quelle vecchie, demenziali commedie anni '80 con le quali sono cresciuti quelli della mia generazione. Ovvio, non aspettatevi la rivelazione comica dell'anno perché, purtroppo, una volta superata la metà del film il ritmo si smorza e la trama prende una piega un po' ridicola e a dir poco pretestuosa, tuttavia nel corso della visione ci si fanno parecchie grasse risate e si esce dal cinema con una voglia pazza di avere un peluche come Ted per amico... oppure di vedere Flash Gordon.


Sì perché il punto di forza di Ted (che è poi, fondamentalemente, il motivo del successo de I Griffin) è il gusto unpolitically correct per l'assurdo e la critica di alcuni stereotipi tipicamente americani, unito ad un citazionismo nerd che travalica i limiti della comprensione umana, lo sfacciato utilizzo con presa in giro di attori ormai dimenticati, film imbarazzanti, colonne sonore, citazioni e gadget che hanno fatto storia. In questo senso, le sequenze più riuscite sono quella iniziale, quando il narratore (in originale il grandissimo Patrick Stewart) ci introduce la storia come se fosse un'edificante fiaba per bambini salvo poi aggiungere dettagli "stridenti" con frasi sempre più ciniche e assurde, l'esilarante colloquio di Ted con il suo datore di lavoro e le conseguenti lavate di capo con promozione annessa e la delirante, divertentissima festa a casa dell'orsacchiotto con guest star quali Sam J. Jones, ovvero il Flash Gordon dell'omonimo e trashissimo film anni '80, e un folle vicino cinese con tanto di oca guerriera al seguito. A fronte di tutto questo, la banale storia dell'uomo affetto da sindrome di Peter Pan che cerca di responsabilizzarsi per la donna che ama diventa solo un pretesto per giocare con la carismatica figura di questo orso ex bambino prodigio, sboccato, alcolista, amante delle canne e gran donnaiolo.


Quindi, davanti a un personaggio costruito in modo così perfetto, sia per quanto riguarda la personalità che per quanto riguarda gli effetti speciali che lo rendono letteralmente vivo e in grado di interagire con gli ambienti e con le persone in carne ed ossa, il difetto del film salta subito all'occhio, ed è proprio l'incapacità degli attori veri di tenere testa al protagonista di peluche. A farne le spese sono non tanto Mark Wahlberg e Mila Kunis, simpatici e abbastanza credibili nella loro rappresentazione di giovane coppia in crisi alle prese con il terzo, incontrollabile estremo di un triangolo che, decisamente, non avevano considerato, quanto purtroppo il povero Giovanni Ribisi, costretto in un ruolo di ex bambino traumatizzato dall'impossibilità di avere Ted tutto per sé e cresciuto per diventare padre di un ciccionissimo e viziato moccioso a cui nessuno può dir di no. La parte finale del film, che vede protagonista questa improbabile coppia di rapitori padre e figlio, strappa qualche risata per la vaga analogia con Il silenzio degli innocenti ed è funzionale alla crescita definitiva di John, però risulta anche la più debole della pellicola ed è molto tirata per i capelli, come se MacFarlane non avesse un'idea ben chiara su come concludere Ted. Detto questo, comunque, come primo sforzo cinematografico del regista questo film merita la sufficienza piena e consiglio a tutti di andarlo a vedere, perché le risate sono assicurate!


 Di Mark Wahlberg (John), Mila Kunis (Lori), Giovanni Ribisi (Donny) e Tom Skerritt (se stesso), ho già parlato nei rispettivi link.

Seth MacFarlane è regista e sceneggiatore della pellicola, nonché voce originale dell'orso Ted. Americano, alla sua prima esperienza come regista, può vantarsi di essere la mente dietro alle serie I Griffin, American Dad! e The Cleveland Show. Anche produttore, ha 39 anni.


Joel McHale interpreta Rex. Nato a Roma, ha partecipato a film come Spiderman 2 e a serie come Will & Grace, CSI: Miami, Robot Chicken e Sons of Anarchy. Anche sceneggiatore e produttore, ha 41 anni.


Patrick Stewart in originale presta la voce al narratore. Inglese, famosissimo per aver interpretato il ruolo del Capitano Picard nella serie Star Trek e in diversi film tratti da essa, lo ricordo per altre pellicole come Excalibur, Dune, Space Vampires, Pazzi a Beverly Hills, Robin Hood - Un uomo in calzamaglia, X - Men, X - Men 2, X - Men - Conflitto finale, X - Men Origins: Wolverine; come doppiatore, ha lavorato per i film Nausicaa della valle del vento, Pagemaster - L'avventura meravigliosa, Il principe d'Egitto e per le serie I Simpson, American Dad! , I Griffin e Futurama. Anche regista e produttore, ha 72 anni e tre film in uscita, tra cui l'imminente Die Hard - Nulla è come appare.


Patrick Warburton, che nel film interpreta l'ambiguo Guy, è la voce originale del paralitico sbirro Joe de I Griffin. Se Ted vi fosse piaciuto, vi consiglio di buttarvi sull'esilarante Paul. ENJOY!




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