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mercoledì 6 maggio 2015

Orson Welles Day: Macbeth (1948)


Oggi ricorre il centenario della nascita di Orson Welles e noi folli blogger abbiamo deciso, spronati da Kelvin di Solaris, di celebrare il grand'uomo con qualche visione ad hoc. Nella mia solita, crassa ignoranza, il mio rapporto con Welles si è finora limitato a Quarto potere e L'infernale Quinlan e la solita lentezza che mi contraddistingue ha fatto sì che questi due film fossero già stati presi, così ho deciso di ripiegare su Macbeth, diretto da Orson Welles nel 1948 e tratto, ovviamente, dall'opera omonima di William Shakespeare. ENJOY!


Trama: di ritorno dalla guerra, un generale del re di Scozia, Macbeth, incontra tre streghe che gli profetizzano un futuro come Barone di Cawdor e come re. Galvanizzato dalla realizzazione della prima profezia, Macbeth, spinto dalla moglie, si macchierà di un delitto orribile pur di far sì che anche la seconda si avveri...


Povero, bistrattato Orson Welles. Noi oggi lo celebriamo ma nel 1948 questo Macbeth, da lui diretto, interpretato e persino scenografato (i set sono stati disegnati da lui e Dan O'Herlihy), è stato un insuccesso apprezzato solo dal pubblico non anglofono ed è stato costretto a scontrarsi col ben più blasonato Amleto di Sir Laurence Olivier, che lo stesso anno si è portato a casa ben quattro Oscar. Nella mia incredibile, indolente ignoranza, non ho mai visto questa versione dell'Amleto quindi non posso fare confronti ma il Macbeth di Welles non mi è sembrato così indegno, anzi. Il mastodontico Orson riporta fedelmente in scena l'opera Shakespeariana, prendendosi giusto la libertà di aggiungere una sorta di "sant'uomo" e di mettere sotto i riflettori lo scontro tra stregoneria e religione, ben più enfatizzato rispetto al discorso della follia che a poco a poco distrugge sia Macbeth che la sua Lady (l'ombra della croce si può cogliere in moltissimi fotogrammi, come a dire che nessun malvagio può sfuggire al giudizio divino) e il risultato è un film molto "teatrale", barocco ma comunque godibile, impreziosito nella versione italiana dal doppiaggio del grande Gino Cervi. Certo, oggi può far sorridere la megalomania con la quale Welles si eleva a protagonista  della tragedia, ritagliandosi monologhi recitati dalla sua voce fuori campo che lo vedono muto ed immobile per almeno cinque minuti ripresi in primo piano, può far storcere il naso la staticità della messa in scena e la sostanziale mancanza di una reinterpretazione del testo Shakespeariano, tuttavia il Macbeth di Welles ha anche i suoi pregi ed alcune caratteristiche che lo rendono affascinante, come per esempio l'inquietantissima statuetta di argilla in forma umanoide forgiata dalle tre streghe all'inizio del film.


L'aspetto che più mi ha colpita della pellicola è il modo in cui viene reso il castello di Macbeth. Mentre il resto degli ambienti, soprattutto quelli esterni, sono spogli e quasi banali, il castello del protagonista sembra essere un tutt'uno con la montagna e da l'idea di un posto enorme, fiancheggiato da grandi spazi e costruito sopra un'infinita serie di grotte adibite a stanze o sale da pranzo; in tutto questo, paradossalmente i movimenti di macchina ci fanno percepire anche la sua natura fasulla e limitata, con i personaggi che percorrono enormi distanze con un solo passo, come se non potessero fuggire da quel set ricostruito e dalle inferriate in foggia di lama che sembrano sempre pronti a decapitarli, prefigurando un destino di morte. Si parlava di movimenti di macchina e mi è sembrato, per quanto poco me ne possa intendere, che Wells prediligesse inquadrature dal basso e complicati giochi di luci ed ombre, quasi volesse mostrarci dei protagonisti ben lontani dalla natura umana, dei giganti radicati in un'epoca antica e ormai mitologica, persone le cui passioni, paure e tormenti erano talmente forti da "uscire" e ricoprire il loro volto come delle maschere. Ho parlato della megalomania di Welles, della potenza di questo tragico Macbeth dallo sguardo allucinato, ma c'è da dire che il regista e attore aveva capito anche l'importanza di avere accanto una degna compagna, tanto da aver richiesto la presenza della bellissima e sensuale Vivien Leigh; anche qui, Laurence Olivier, allora marito dell'attrice, ci ha messo lo zampino e non ha permesso alla moglie di interpretare Lady Macbeth. L'ingrato compito è passato quindi a Jeannette Nolan, che ha dato vita ad una donna non tanto sensuale quanto glaciale, più maschile che femminile, dura come la roccia di cui è fatto il castello, un'interpretazione molto adatta ai tempi che non mi è affatto dispiaciuta e che è riuscita a non farsi eclissare dalla grandezza del festeggiato. Insomma, magari il Macbeth di Welles non dice nulla di nuovo sulla tragedia Shakespeariana, magari ormai è anche troppo datato e ci sono versioni più visionarie come quella di Polanski da recuperare (e mi dicono dalla regia che a breve dovrebbe uscire la versione con Fassbender e la Cotillard, sbav!!!) ma, sia come sia, io l'ho trovato una visione interessante e lo consiglio.


E se volete meglio approfondire la filmografia di Orson Welles vi rimando ai link dei miei compagni blogger! ENJOY!

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martedì 25 settembre 2012

Coriolanus (2011)

Qualche settimana fa ho deciso di “farmi del male” e buttarmi nella visione di Coriolanus, diretto nel 2011 dal regista e attore Ralph Fiennes e tratto dall’omonima tragedia di William Shakespeare.


Trama: Coriolano è un indomito e orgoglioso condottiero, incapace tuttavia di amare la gente comune. Questo suo limite viene sfruttato per impedirgli di venire eletto console e lo porta a venire esiliato da Roma, costringendolo ad allearsi con il suo vecchio nemico Aufidius per vendicarsi della città intera…


Coriolanus è l’esempio di come, quando la storia di base è buona, bastano un minimo di impegno e di capacità registiche ed attoriali per mettere su un ottimo film. Ammetto l’ignoranza e confesso di non avere mai letto la tragedia di Shakespeare, ma dai dialoghi mi è parso di aver capito che il testo sia stato rispettato abbastanza fedelmente (tanto da rendere ostica una visione senza sottotitoli, vista l’abbondanza di arcaismi e circonlocuzioni…) e anche la storia, per quanto trasposta in epoca moderna, è sostanzialmente la stessa raccontata dal Bardo. Coriolanus ci mostra quindi la parabola discendente di un uomo testardo, tenace ed orgoglioso, forgiato dalla guerra e da una madre a dir poco opprimente, destinato alla grandezza ma pericolosamente avviato sulla strada che lo porterebbe a diventare un tiranno. Al di là dei “magheggi” di due politici più interessati a mantenere il proprio potere che a fare l’interesse del popolo, infatti, non c’è dubbio che Coriolano sia un personaggio ben lontano dall’essere positivo, visto che non fa nulla per nascondere il disprezzo nei confronti della “plebe”, accusata di essere debole e pronta a cambiare bandiera alla minima influenza esterna. Di fronte quindi all’innegabile carisma del personaggio non si può fare a meno di essere influenzati anche dalla sua natura assolutista, cosa che rende perlomeno difficile parteggiare per lui, tuttavia la ridda di comprimari che lo circondano impedisce anche di dargli completamente torto: la madre Volumnia è, a mio avviso, il personaggio più negativo dell’intera vicenda, responsabile per ben due volte della rovina del figlio, ma anche il consigliere Menenius e i due tribuni, da bravi politici, sono perlomeno ambigui. Interessante ma poco sfruttata la figura del condottiero dei Volsci, Aufidius, praticamente l’ideale controparte di Coriolano più che la sua nemesi, meno carismatico ma più legato al popolo e maggiormente fermo nei suoi ideali, come dimostrano le emblematiche sequenze all’inizio e alla fine del film.


Concludo qui l’imbarazzante e breve disamina della trama (indubbiamente vi converrebbe prendere un qualsivoglia libro di critica shakespeariana per trovare un’analisi ben più completa e sensata) e passo a parlare un po’ di come il regista Ralph Fiennes abbia deciso di trasporre la tragedia. Lungi dall’abbandonarsi a barocchismi alla Baz Luhrmann, l’attore inglese punta su una resa un po’ più sobria ma di sicuro impatto, mescolando immagini che richiamano le sanguinose e moderne guerre ad una scenografia e dei costumi di stampo quasi fascista. L’inizio del film, in particolare, cattura fin da subito lo spettatore invogliandolo a capire quello che succederà dopo: Fiennes introduce infatti l’argomento della pellicola intervallando le cupe e violente immagini della gente affamata e in rivolta (mostrate su uno schermo televisivo) a incredibili, sanguinosissime e magistrali sequenze dove ci viene mostrato l’orrore della guerra e il folle ardire di Coriolano, la sua sete di sangue e gloria. Ovviamente, il regista non manca di omaggiare i grandi, come il Coppola di Apocalypse Now, soprattutto prima del finale in cui Coriolano parrebbe l’incarnazione stessa del terribile Kurtz, con tanto di soldati che pendono dalle sue labbra, capelli rasati e fuochi che lo circondano, ma la mia sequenza preferita resta sicuramente l'ultima, in cui la tragedia si consuma nell’assoluto silenzio della morte, degna contrapposizione a tutto il resto del film, che invece è molto dialogato e popolato di personaggi sanguigni (talmente dominati dalle proprie emozioni da prendere decisioni discutibili, come quella che segnerà il destino dello stesso Coriolano), spesso impegnati in violente discussioni.


Per quanto riguarda gli attori, anche in questo campo Coriolanus dà delle soddisfazioni. Ralph Fiennes si ritaglia, molto Branaghianamente, lo scomodo ruolo del protagonista, interpretandolo con parecchio sentimento e facendo molto affidamento sul magnetismo del suo freddissimo sguardo (da antologia le scene in cui Coriolano è ricoperto di sangue, immagini letteralmente da brividi, altro che Voldemort!), ma chi gli ruba la scena spesso e volentieri è una grandiosa Vanessa Redgrave, praticamente perfetta nei panni della madre “padrona” in grado di piegare l’orgoglioso figlio ai suoi voleri intortandolo con una facilità quasi imbarazzante. Bravissimi anche Brian Cox, impegnato con un personaggio comunque difficile e molto sfaccettato, così come James Nesbitt e Paul Jesson, perfetti sobillatori di folle. Un po’ sottotono Gerald Butler, purtroppo eclissato dalla grandezza del protagonista ma comunque bellissimo e fiero come solo chi ha interpretato nientemeno che Leonida può essere, e incredibilmente “molla” Jessica Chastain, sacrificata in un personaggio inutile e debole, che avrebbe potuto benissimo essere interpretato da attrici assai meno in gamba. Per concludere, se vi piace il genere “Shakespeare rivisitato” questo Coriolanus è un film che vi consiglio spassionatamente, con l’unico rammarico che una pellicola così valida non è stata ancora distribuita in Italia e forse non lo sarà mai.


Del regista e interprete di Coriolano Ralph Fiennes ho già parlato qui, mentre Gerard Butler (Aufidius), Brian Cox (Menenius), Jessica Chastain (Virginia) e Vanessa Redgrave (Volumnia) li trovate nei rispettivi link.

James Nesbitt interpreta il tribuno Sicinius. Irlandese, lo ricordo per film come Svegliati Ned e Matchpoint, inoltre ha partecipato a un episodio della serie Le avventure del giovane Indiana Jones. Ha 47 anni e parteciperà alla trilogia de Lo Hobbit.  


Se il film vi fosse piaciuto, consiglio il recupero del ponderoso ma bellissimo Hamlet di Kenneth Branagh e del Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann. ENJOY!!


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