martedì 18 ottobre 2016

Yoga Hosers (2016)

La passione per il cinema mi ha portata a conoscere proprio delle brave persone. Prendete per esempio Lucia, Silvia, Germano e Andrea. Sono talmente dolci che mi hanno permesso di guardare per prima Yoga Hosers, il nuovo film di Kevin Smith. "No, ma noi non riusciremmo mai a parlarne come faresti tu" "Ti vogliamo bene, Bolla" "Meriteresti di lavorare per Fangoria!!" "Bolla, sei anche molto ma molto ma molto gnocca... gnocca MILLE VOLTE!!". Che brave persone, dicevo. Mortacci loro, eh. Col cuore.


Trama: Colleen e Colleen sono due sedicenni canadesi, commesse in un supermercato e aspiranti cantanti, perennemente connesse ai cellulari. La loro vita apparentemente perfetta prende una strana piega quando le persone attorno a loro cominciano a morire per mano di un branco di bratzis (wurstel nazisti) nascosti proprio nel supermercato...



C'era una volta Kevin Smith, più precisamente c'era nel 1994. A 24 anni Kevin Smith girava Clerks, uno di quei film che si amano o si odiano, e veniva consacrato a genio cinematografico indipendente, massima espressione della cultura grunge, sboccata e "vuota" tipica dell'america di quei tempi. Pur non avendo mai utilizzato la parola "genio" in relazione a Kevin Smith, posso dire di avere adorato sia Clerks sia i meno riusciti Generazione X e In cerca di Amy proprio per la natura prolissa e "lazy" di quelle opere, specchio di un'umanità che si lascia vivere parlando di nulla, senza prospettive reali per il futuro, i cui più alti esponenti sono ovviamente i fancazzisti drogati Jay e Silent Bob, diventati giustamente personaggi di culto. Pur non essendo una "studiosa" di Smith credo che buona parte della riuscita di quei film risiedesse nel fatto che il regista stesse di fatto VIVENDO le situazioni riportate nei suoi film e condividesse con i suoi personaggi problemi, vezzi, stupidera ed età anagrafica e lo stesso vale per Clerks II, girato dieci anni dopo il capostipite e virato leggermente più sul demenziale ma comunque popolato da figure "realistiche", alle prese con altri aspetti della vita tipici dei trentenni. Dogma era un'altra cosa, un horror nerd irriverente ma fino a un certo punto, finito sulla bocca di tutti per la solita, ignorantissima scomunica di alcuni esponenti della Chiesa cattolica che, probabilmente, non lo hanno neppure guardato e mi si dice che anche Red State fosse un horror molto bello. Poi, a un certo punto è successo che Kevin Smith si è dato ai podcast, alla droga abbondante e alle cazzate, si è fissato col Canada e si è fatto venire in mente di creare una "trilogia canadese". Il primo film inseribile in questa trilogia ideale è Tusk, un ibrido tra horror e commedia che si prende troppo sul serio per non risultare ridicolo, il secondo è questo Yoga Hosers, dichiaratamente creato per un pubblico di adolescenti (al punto che lo stesso Smith si è battuto per fargli avere un visto censura PG-13). Che rispetto a Tusk è tanta roba ma presenta un piccolissimo problema: Kevin Smith ormai ha 46 anni e non è in grado di rappresentare in modo credibile l'universo della figlia Harley Quinn, né di mettere in bocca a lei e all'amichetta Lily-Rose dialoghi divertenti, non banali e soprattutto non stupidi.


La trama di Yoga Hosers prende infatti il via solo dal momento in cui le protagoniste si ritrovano a dover affrontare i cosiddetti bratzis (cloni mal riusciti di un kapò nazista fatti per l'appunto di carni suine, è tutto vero purtroppo), mentre prima Smith si da alla commedia generazionale senza capirci un belino, al punto che sembra di vedere uno di quei comici di Colorado che parodiano i "giovani d'oggi", risultando soltanto ridicoli. La critica verso la mancanza di valori degli adolescenti moderni, se critica vuol essere e non semplicemente un tentativo di far divertire la figlia e l'amichetta, cade nel vuoto e si perde in un trionfo di volgarità gratuite, stupidere assortite, chat on line, urletti, canzoncine, esibizioni gratuite d'ignoranza e banalità della peggior specie: come cantano gli Ex Otago, "i giovani d'oggi non valgono un cazzo" ma in realtà siamo noi che non li capiamo perché le loro non-conoscenze sono fondamentali. Quindi, le Colleens diventano indispensabili per salvare il mondo dai bratwurst nazisti, perché sono sempre attaccate al cellulare, leggono riviste di gossip al limite del ridicolo e possiedono la capacità di andare su internet e, ancora meglio, fare foto con lo smartphone. L'unica parte divertente della trama, ché i bratzis, il capoccia nazista che imita le voci di figure iconiche del cinema e della tv americani e il ritorno inopportuno del detective Guy LaPointe, uniti alla presa in giro dei modi di essere canadesi, mi hanno intristita oltremodo, è il flashback durante il quale viene raccontato l'affermarsi di un partito nazista canadese formato da dieci elementi e di un piano per cacciare gli ebrei dal Canada che avrebbe figurato degnamente ne La guerra lampo dei Fratelli Marx, il resto è una roba abbastanza demenziale che deve necessariamente sperare nella buona disposizione d'animo dello spettatore. In generale, vi ricordo che assistere alle lezioni di uno scoppiato chiamato Yogi Bayer oppure vedere due ragazzine che sconfiggono a colpi di posizioni yoga un branco di mostriciattoli è sempre e comunque meglio di un racconto tra il serio e il faceto in cui un tizio decide di trasformarne un altro in tricheco, eh.

Da tricheco a maestro di yoga è un attimo.
Quindi, appurato che la trama è un mero pretesto per far sì che Kevin Smith possa continuare a girare film senza metterci troppo impegno cerebrale e soprattutto senza smettere di mungere l'incredibilmente grassa vacca dei suoi podcast e dei fan che non ne hanno mai abbastanza di ascoltarlo sproloquiare, c'è qualcosa di visivamente bello e/o meritevole di menzione in Yoga Hosers? Beh, come ho detto, è palese che la figlia del regista e quella di Johnny Depp si siano divertite a recitare e cantare nel film, l'affiatamento tra le due c'è ed è innegabile. Il problema è che, come diceva Alessandra, la bella Lily-Rose compare già nelle grandi città europee effigiata in giganteschi poster che pubblicizzano profumi, mentre Harley Quinn Smith, oltre ad essere condannata da un nome imbecille (è come se io chiamassi mia figlia Lady Oscar. Lady Oscar Bolla. Pensateci), ha preso il nasone della madre e la stazza del padre, oltre alla finezza di uno scaricatore di porto, quindi diciamo che se non ci penserà Kevin Smith ad infilarla in qualche film creato ad hoc le converrà inventarsi un'altra carriera. Lo stesso vale per Haley Joel Osment, ex bambino prodigio che probabilmente Smith avrà pagato promettendogli i wurstel avanzati al reparto effetti speciali, mentre Johnny Depp, nonostante continui a sputtanarsi con un personaggio che non farebbe ridere neppure chi venera i film dei Vanzina e Zalone, continuerà sempre ad essere considerato un figo nonché uno degli attori migliori in circolazione quindi avrà la carriera assicurata almeno finché non si ucciderà in un parossismo di autodistruzione. Attori a parte, ciò che invece non manca a Smith è un ottimo reparto tecnico: come già accaduto con Tusk, dove il risultato finale dell'uomo tricheco era genuinamente impressionante, anche in Yoga Hosers il giocatore di hockey composto da parti di cadavere è davvero ben fatto e se il regista avesse scelto di girare qualcosa di più splatter e serio, invece di concentrarsi sull'attacco di wurstel dall'accento tedesco (orridi, amatoriali anche per quanto riguarda la realizzazione, e pensare che il supervisore degli FX è Robert Kurtzman...), probabilmente avremmo avuto un horror di cui parlare negli anni a venire. Oddio, se ne può parlare anche adesso, ma solo per ricoprirlo di insulti... nell'attesa che esca Moose Jaws, “come Lo squalo ma con gli alci”. E l'attesissimo ritorno delle Colleens, non dimentichiamocelo. Tanto sapete che io sarò qui a recensirlo per voi.


Del regista e sceneggiatore Kevin Smith, che presta anche volto e voce ai bratzis, ho già parlato QUI. Harley Quinn Smith (Colleen McKenzie), Adam Brody (Ichabod), Ashley Greene (mamma 'Peg), Jennifer Schwalbach Smith (Miss McKenzie), Justin Long (Yogi Bayer), Natasha Lyonne (Tabitha), Genesis Rodriguez (Ms. Wicklund), Haley Joel Osment (Adrien Arcand), Johnny Depp (Guy LaPointe) e Jason Mewes (un poliziotto) li trovate invece ai rispettivi link.

Lily-Rose Depp interpreta Colleen Collette. Francese, figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis, ha partecipato a film come Tusk e, sempre col ruolo di Colleen, dovrebbe tornare nell'imminente Moose Jaws. Ha 16 anni.


Tra gli attori già comparsi in Tusk e precettati per Moose Jaws c'è Harley Morenstein (creatore del canale Youtube Epic Meal Time, vi invito a leggere QUI per capire la porcata totale, nel film interpreta il cosiddetto "Toilet Paper Man") mentre l'altro figlio di Johnny Depp e Vanessa Paradis (che compare nel film nei panni di Miss Maurice), "Jack" John Christopher Depp III, è il mocciosetto che mostra il dito alle due commesse dopo aver imitato la mucca di mare. Per la cronaca, in segno di amicizia nei confronti di Kevin Smith compare anche un catanannissimo Stan Lee al call center della polizia. Il regista si è invece ritrovato a vestire i panni di tutti i mostri presenti nel film perché Jason Mewes è claustrofobico e non è riuscito neppure a superare i primi test di make up mentre (occhio, qui si ride!) il manager di Haley Joel Osment ha preferito che il suo pupillo non fosse costretto a partecipare al film in un ruolo così poco riconoscibile e svilente come quello del mostro; è andata meglio a Michael Parks il quale, essendo malato, non è finito a recitare nei panni di Andronicus Arcaine, lasciando così la patata bollente a Ralph Garman. Come ho detto nel post, Yoga Hosers fa parte della cosiddetta trilogia canadese quindi, se vi fosse piaciuto, nell'attesa che esca Moose Jaws nel 2017 recuperate Tusk e aggiungete Clerks e Clerks II. ENJOY!

domenica 16 ottobre 2016

Hero (2002)

Siccome abbiamo scoperto che al Bolluomo piace il genere, qualche sera fa ho riguardato a distanza di 14 anni lo splendido Hero (Yīngxióng), diretto e co-sceneggiato nel 2002 dal regista Zhang Yimou.


Trama: per essere ammesso al cospetto del re di Qin, il guerriero Senza nome depone ai suoi piedi le spade dei tre più temibili guerrieri dei regni, caduti sotto la sua lama. I racconti che Senza nome offre al suo sovrano, tuttavia, nascondono dei segreti...



Come già avevo avuto modo di scrivere nel post dedicato a La tigre e il dragone, dopo il film di Ang Lee il mondo era caduto vittima della febbre da Wuxia e persino il buon Quentin Tarantino non ne era uscito indenne, tanto che era stato tra i promotori della distribuzione USA di Hero, arrivato nelle sale americane ed italiane con due anni di ritardo rispetto all'uscita in patria. Come si suol dire, meglio tardi che mai! Sarebbe stato un peccato, infatti, privarsi della bellezza di Hero il quale, pur non essendo "misticheggiante" e profondo come La tigre e il dragone, si basa su un fatto storico realmente avvenuto che prelude alla nascita della Cina come la conosciamo, con qualche ovvia libertà presa dagli sceneggiatori. La pellicola di Zhang Yimou, talvolta considerata come il "Rashomon cinese", racconta l'impresa del guerriero Senza nome, deciso ad uccidere il re di Qin, reo di avere massacrato gli abitanti del suo villaggio natale a causa delle sue mire espansioniste. Per raggiungere il suo obiettivo, Senza nome deve arrivare a dieci passi da un re che non lascia avvicinare nessuno oltre i cento e l'unico modo per conquistare la fiducia del sovrano è portare al suo cospetto le spade dei tre guerrieri che già avevano attentato alla sua vita, ovvero Cielo, Neve che vola e Spada spezzata. Nel corso dell'incontro col re, Senza nome racconta al sovrano il modo in cui ha sconfitto questi tre abili assassini e qui risiede la particolarità della pellicola, oltre che il facile richiamo a Rashomon: il protagonista narra infatti tre storie, simili per quel che riguarda l'aspetto più superficiale degli eventi ma profondamente diverse per ciò che concerne le motivazioni dei coinvolti, la loro indole e il risultato finale delle loro azioni. Da un racconto diviso nettamente in bianco e nero, buoni e cattivi, si arriva mano a mano a ricostruire una vicenda assai complessa, dove i bisogni e le emozioni del singolo cozzano contro il cosiddetto "bene più grande", riassunto nella dicitura "sotto lo stesso cielo", all'interno della quale i personaggi sono costretti ad affrontare enormi dolori e sacrifici per non rendere vana la morte di centinaia di innocenti. Se all'inizio siamo naturalmente portati a parteggiare per Senza nome e la sua missione, verso la fine arriviamo ad essere assaliti da dubbi e sentimenti contrastanti, schiacciati dalla consapevolezza che la Storia viene fatta sì da grandi eventi ma anche e soprattutto dalle decisioni di uomini imperfetti, ai quali il tempo potrebbe dare ragione come no.


La durezza di una guerra fatta di sangue e sudore si trasforma, grazie alle mani del regista, nella nobile e poetica leggenda della nascita di un Paese, accompagnata da eleganti balletti a fil di spada. Le leggiadre coreografie tipiche del wuxia si fondono in Hero con il perfezionismo quasi soverchiante di un regista come Zhang Yimou, per il quale colori, tessuti e natura diventano indispensabili mezzi di comunicazione e comprensione. La seconda e più evidente particolarità di Hero è infatti il modo in cui vengono rese visivamente le tre versioni della storia raccontata da Senza nome (alla quale si accompagnano i flashback, virati in verde, e il flusso temporale presente, l'unico senza caratteristiche particolari). La prima storia, caratterizzata da passioni violente, inganni e tradimenti, ha il colore caldo del rosso e si ricorda in particolare per la splendida sequenza di combattimento tra Neve che vola e Luna, ambientata in un bosco zeppo di foglie arancioni che seguono i movimenti delle due donne vorticando attorno a corpi, capelli e spade; la seconda, ricostruita dal re, è virata nelle tinte dell'azzurro e spicca per la bellezza del duello tra Senza nome e Spada spezzata, due spiriti senza peso che volteggiano su un lago talmente bello da non sembrare neppure reale (e infatti Yimou permetteva di girare al massimo un'ora al giorno, poiché pretendeva che l'acqua fosse perfettamente immobile); la terza ha come colore predominante il bianco, simbolo di purezza e verità ma anche di morte, preambolo di un finale tragico per il quale ho versato ben più di una lacrima. I colori vengono innanzitutto riproposti negli abiti dei personaggi protagonisti delle singole sequenze, uno più bello ed elegante dell'altro, negli arredi che compongono la scenografia (geniali le barriere che delimitano la sala in cui si incontrano i protagonisti, che diventano azzurre o neutre a seconda della versione narrata ma il premio va sicuramente ai drappi verdi che decorano il combattimento tra Spada spezzata e il re, con le pieghe che si muovono al vento in base ai movimenti dei duellanti) e persino nella fotografia che "ridipinge" i vari paesaggi, facendo di Hero un emozionante quadro in movimento che andrebbe guardato almeno una volta nella vita.


Di Jet Li (Senza nome), Zhang Ziyi (Luna) e Donnie Yen (Cielo) ho già parlato ai rispettivi link.


Zhang Yimou è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Cinese, ha diretto film come Lanterne rosse e La foresta dei pugnali volanti. Anche attore e produttore, ha 65 anni e un film in uscita.


Tony Chiu Wai Leung interpreta Spada spezzata. Cinese, ha partecipato a film come Bullet in the Head, Happy Together, In the Mood for Love, 2046 e The Grandmaster. Ha 54 anni e due film in uscita.


Maggie Cheung interpreta Neve che vola. Nata ad Hong Kong, ha partecipato a film come In the Mood for Love e  2046. Ha 52 anni.


Il ruolo del re era stato offerto a Jackie Chan, che ha rifiutato. Detto questo, se Hero vi fosse piaciuto recuperate La tigre e il dragone, La foresta dei pugnali volanti e Rashomon. ENJOY!

venerdì 14 ottobre 2016

Creep (2014)

Non so neppure io come sia finita, qualche sera fa, a guardare Creep, diretto e co-sceneggiato nel 2014 da Patrick Brice, eppure me ne pento ancora adesso, tanto che alla pellicola non dedicherò più di un paragrafo.


Trama: un cineamatore risponde all'annuncio di un uomo che sta morendo di cancro e vorrebbe che venisse filmato un giorno della sua vita a beneficio del figlio non ancora nato. Ovviamente, la cosa non è così semplice ed innocente come appare..


Ho deciso di non mettere nemmeno una foto della faccia di Duplass
Ormai è definitivo, già DETESTAVO Mark Duplass e la sua faccetta da caSSo, ora lo schifo anche come sceneggiatore. Creep è uno dei thriller che mi ha ammorbata di più in vita mia, talmente noioso e prevedibile che dopo cinque minuti avevo già capito come sarebbe andata a finire la vicenda, un'ora e mezza di vuoto cosmico in versione (mannaggialapupazza) found footage, quindi ancora più camurrioso di una pellicola normale. In pratica, per più di metà film si vede Mark Duplass nei panni di un personaggio palesemente rincoglionito che cerca di convincere chi sta al di là della telecamera, ovvero Patrick Brice nei panni del cineamatore Aaron, di essere semplicemente un po' strano, purtroppo malato terminale, con tanto bisogno di mostrare al figlio non ancora nato pezzi della sua triste ed inutile vita; il risultato è l'imbarazzante visione di Duplass che finge di fare il bagno ad un bebé all'interno di una vasca da bagno (giuro), che corre su per sentieri di montagna cercando laghetti a forma di cuore (davvero), che indossa maschere da lupo e che confessa cose fuori dal mondo al povero cineamatore il quale, bontà sua, alla fine della giornata comincia a sentire puzza di bruciato. Il resto della pellicola rientra nel novero dei thriller a base di stalker con qualche, e sottolineo solo qualche, momento spaventevole provocato al 90% dalla stupidità di personaggi incapaci di convincere efficacemente le forze di polizia ad aiutarli oppure da Mark Duplass che si nasconde nel buio prima di balzare davanti alla telecamera facendo "BUH!!!" per poi aggiungere "scusa ma ho uno strano senso dell'umorismo". No, non è strano, sei semplicemente un imbecille e se fossi stata in Aaron ti avrei gettato nel laghetto a forma di cuore dopo cinque minuti o annegato nella vasca da bagno dopo averti fatto inghiottire le paperelle invece di passare le notti a riprendermi con la telecamera raccontando di incubi infestati dalla faccia da peerla di Mark Duplass. Per pietà, che non mi capiti mai più un film simile davanti e voi, poveri lettori innocenti, state alla larga da Creep.

Mecojoni!
Del co-sceneggiatore Mark Duplass, che interpreta anche Josef, ho già parlato QUI.

Patrick Brice è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, inoltre interpreta Aaron. Americano, ha diretto film come The Overnight. Anche produttore, ha 33 anni e due film in uscita tra cui Creep 2, che ha appena cominciato a girare, mortacci sua.


A quanto pare, siccome Creep è stato in gran parte improvvisato e rivisto a seconda delle reazioni della povera gente a cui veniva mostrato mano a mano che le riprese proseguivano, del film esistono una marea di finali alternativi e non solo, purtroppo la pellicola dovrebbe essere la prima di una trilogia. Gesùmmaria. Intanto che aspettiamo tutti col fiato sospeso, se Creep vi fosse piaciuto recuperate Regali da uno sconosciuto - The Gift. ENJOY!




giovedì 13 ottobre 2016

(Gio)WE, Bolla! del 13/10/2016

Buon giovedì a tutti! Prosegue l'ondata di uscite importanti ma poco entusiasmanti, almeno per me. Toccherà davvero aspettare il Dottor Strange a fine mese per tornare a parlare di cinema con convinzione? ENJOY!

Bad Moms
Reazione a caldo: Per piacere...
Bolla, rifletti!: Ne dicono bene e probabilmente sarà anche divertente ma sinceramente pagare per la versione MILF di Mean Girls o Una notte da leoni anche no, grazie! Ecco, questo andava bene per la serata 2 euro!

Qualcosa di nuovo
Reazione a caldo: Per favore...
Bolla, rifletti!: Se il "Qualcosa di nuovo" del titolo è un toy boy condiviso da due ultraquarantenni non ce la posso fare, giuro. Ma dalle interviste si evince che la novità ci sarà anche per il ragazzino, quindi mi aspetto una meravigliosa storia di arricchimento reciproco che... no, mi sono già stufata a scriverlo.

Inferno
Reazione a caldo: MEH
Bolla, rifletti!: Andrò a vederlo giusto perché ho guardato Il codice Da Vinci e Angeli e demoni, e sapete che per me il dovere di completezza è importante. Sinceramente, però, Dan Brown mi ha rotto le scatole e la lettura di Inferno mi sta causando più perplessità che gioia...

Al cinema d'élite danno l'unico film che mi interesserebbe vedere... peccato per il solito tempo limitato!

Lettere da Berlino
Reazione a caldo: Oooh!
Bolla, rifletti!: Due attoroni come Emma Thompson e Brendan Gleeson, una storia vera che affonda le radici nella triste storia della seconda guerra mondiale: cosa chiedere di più?

mercoledì 12 ottobre 2016

Pets - Vita da animali (2016)

Da brava bimba, domenica mi sono fatta portare a vedere Pets - Vita da animali (Secret Life of Pets), diretto dai registi Yarrow Cheney e Chris Renaud.


Trama: Max è un cagnolino fortunatissimo che adora, ricambiato, la sua padrona. La sua vita viene però sconvolta quando quest'ultima sceglie di accogliere in casa il cagnone Duke, cosa che, per una serie di circostanze, porta entrambi gli animali a perdersi nell'immensa New York...


Negli ultimi anni, ovunque si vada, è diventato praticamente impossibile non vedere almeno mezza dozzina di persone armate di guinzaglio e cane mentre su Facebook buona parte dei miei amici (me compresa) delizia l'audience con immagini dei gatti di casa; francamente, io non ho molto spirito di osservazione ma mmadre, che si guarda in giro ben più di me, è pronta a giurare che una volta non si vedessero così tante bestiole ed effettivamente si sente sempre più spesso parlare di diritti da concedere agli animali domestici, leggi ad hoc, prodotti e negozi specializzati, ecc. Tutto ciò per dire che questo era probabilmente il momento storico giusto per tirare fuori un film come Pets - Vita da animali, che sfrutta il nostro rinnovato amore (non sarò così insensibile da parlare di moda, via) per gli animali non soltanto per celebrarlo ma anche per prenderci un po' in giro andando a toccare quei comportamenti imbecilli e quei vizi che riserviamo solo alle bestiole di casa, oltre a farci sentire un po' in colpa per tutte quelle volte che le lasciamo da sole a causa del lavoro o di altri impegni improrogabili. Il film racconta appunto cosa accade quando gli umani non ci sono e i "pet" si abbandonano alla vita segreta del titolo originale; questo assunto di partenza da il la a tutte le esilaranti gag che vediamo da mesi nei trailer ma Pets - Vita da animali fortunatamente non si limita a mostrarci ciò che si nasconde in ogni appartamento abitato da esseri alati o a quattro zampe e prova ad imbastire una storia all'interno della quale due cani, Max e Duke, dopo essersi contesi l'affetto della padrona sono costretti a collaborare per sopravvivere ad una disavventura che li vede persi a New York. La trama ci consente non solo di testimoniare scorci di vita domestica ma anche di incontrare gli animali che, per un motivo o per l'altro, sono stati abbandonati dai padroni entrando nelle fila di un "fronte di liberazione pets" capitanato dal coniglio psicopatico Nevosetto, ovvia concessione dei realizzatori alle necessarie atmosfere avventuroso-demenziali che hanno fatto la fortuna di film come Cattivissimo me e Minions.


La picaresca vicenda di Max e Duke si snoda all'interno dei prevedibili binari del genere, deliziando lo spettatore con una marea di personaggi uno più simpatico dell'altro e fughe rocambolesche (spesso su quattro ruote!), tuttavia, per quanto gradevole, non è questo aspetto di Pets - Vita da animali ad avermi colpita. Il film di Yarrow Cheney e Chris Renaud con me ha infatti agito in maniera molto più subdola già a partire dalla carrellata iniziale, una panoramica mozzafiato su una città che per me racchiude tantissimi bei ricordi, ovvero New York; mondo all'interno del mondo, la Grande Mela diventa il Pianeta degli animali domestici, fatto di territori familiari ed ospitali come lo splendido Central Park (la vista dall'alto è mozzafiato e coloratissima) ma anche di quartieri dove sarebbe meglio non girare da soli, con dei punti fissi sicuri che corrispondono ai deliziosi appartamenti situati appena sotto il livello degli immensi grattacieli. Una celebrazione così grande di New York e del fascino che la città esercita non solo sui suoi abitanti ma anche su noi stranieri costretti a vederla sullo schermo non la vedevo dai tempi del vecchio Woody Allen e vi posso assicurare che il finale di Pets, con i personaggi finalmente riuniti ad ammirare incantati lo skyline notturno, rimette in pace col mondo. Allo stesso modo, riempie il cuore di commozione la sensibilità con la quale i realizzatori hanno scelto di concludere il film mostrando il ricongiungimento tra padroni e animali, fatto di piccoli gesti d'amore, scherzi reiterati, vizi innocenti e soprattutto tanta, tantissima felicità: la gioia di trovare un porto sicuro dove approdare a fine giornata, di condividere l'enorme solitudine di una città cosmopolita come New York, di dare e ricevere amore disinteressato, è tutto racchiuso in quelle dolcissime sequenze finali che rendono Pets - Vita da animali un cartone animato adatto soprattutto a chi quelle sensazioni le vive ogni giorno ma anche a chi vuole godersi un film simpatico, ideale per tutta la famiglia. Se poi alla fine del film i bambini vi chiederanno un animaletto non sarà ovviamente colpa mia, l'importante è che lo teniate anche passata l'euforia da "Pets" e non gli facciate fare la fine di Nevosetto e compagnia perché potrebbe arrivare un porco tatuato a mordervi le chiappe. Io vi ho avvisati.


Del co-regista Chris Renaud (che doppia anche la cavietta Norman) ho già parlato QUI. Louis C.K. (voce originale di Max), Kevin Hart (Nevosetto), Albert Brooks (Tiberius) e Steve Coogan (lo Sphynx Ozone e il barboncino metallozzo Reginald) li trovate invece ai rispettivi link.

Yarrow Cheney è il co-regista della pellicola. Americano, è al suo primo lungometraggio ma ha già lavorato come production designer, animatore, sceneggiatore e produttore. Ha un film in uscita, How the Grinch Stole Christmas.


Dana Carvey è la voce originale di Papotto. Americano, comico di punta del Saturday Night Live, ha partecipato a film come Il signore della morte, Fusi di testa e Fusi di testa 2 - Waynestock. Anche sceneggiatore e produttore, ha 61 anni.


Per la versione italiana sono state utilizzate le voci di Alessandro Cattelan (Max), Lillo (Duke), Francesco Mandelli (Nevosetto) e Laura Chiatti (Gidget). Nell'attesa che esca Secret Life of Pets 2, probabilmente nel 2018, se Pets vi fosse piaciuto recuperate Zootropolis e la saga di Kung Fu Panda. ENJOY!


martedì 11 ottobre 2016

Antibirth (2016)

In questi giorni in cui si fa tanto parlare di Fertility Day, sarebbe giusto guardare film come Antibirth, scritto e diretto dal regista Danny Perez.


Trama: dopo una notte "brava" passata tra alcool e droga, Lou scopre di essere molto probabilmente incinta. Tuttavia, la gravidanza non procede proprio come previsto...


Quest'anno è già il secondo horror a tema gravidanza che vedo e nessuno dei due film ha dipinto l'"evento più importante nella vita di una donna" come felice, anzi. In Hellions la protagonista adolescente viveva la sua condizione come un incubo surreale all'interno del quale il bambino non ancora nato era già in grado di condizionare la sua esistenza in modi terrificanti, in Antibirth il punto di vista è differente ma non per questo più lieto. Diciamo che Lou è altrettanto sconcertata all'idea di essere incinta, tuttavia sceglie di non cambiare la sua esistenza di una virgola, anzi: disoccupata, ai margini della società e probabilmente ultratrentenne, Lou continua imperterrita a spaccarsi di crack, alcool e fumo, alla faccia di chiunque (o di qualunque cosa) abbia deciso di risiedere nel suo utero. Il punto di forza di Antibirth, non a caso, non è l'aspetto body horror che permea l'intera vicenda ma il modo in cui il regista e sceneggiatore dipinge una donna che tale non è, un uomo mancato in piena crisi autodistruttiva affiancato dall'intera società di tristissimi reietti che vivono nelle periferie di un'America squallida e fredda. Non esistono né spirito di solidarietà né amicizia in Antibirth, se non quelli incarnati da una pazza che, apparentemente, ha vissuto le stesse confuse esperienze di Lou, mentre invece gli amici di quest'ultima si guardano bene dal recarle consigli o parole di conforto, quando addirittura non sono implicati negli oscuri avvenimenti che le hanno causato la gravidanza. Lou è l'espressione vivente di un corpo malato che rigetta la vita (ad un certo punto si scopre che la ragazza aveva già subito un aborto spontaneo), specchio di una società che, allo stesso modo, cova dentro di sé tutto il marciume generato da una povertà fatta di dolore ed ignoranza, alimentato da chi non ha altro interesse se non fare soldi sulla pelle dei reietti.


Personalmente, ho apprezzato Antibirth proprio per questo suo aspetto "sociale", la parte horror mi ha invece un po' tediata. Sapete bene che non amo molto l'horror contaminato dalla fantascienza e purtroppo, nonostante un paio di sequenze d'impatto adatte giusto agli stomaci forti, Antibirth patisce la presenza di entità aliene e deliri paranoici da cospirazione militare che lo afflosciano senza possibilità di recupero, soprattutto sul finale. D'altra parte, la condizione perennemente strafatta di Lou consente al regista di girare un paio di sequenze allucinanti capaci di essere squallide, trash ed inquietanti allo stesso tempo, il tentativo malato della mente della ragazza di recuperare i ricordi della "fatidica notte", popolato, tra le altre cose, da coloratissimi e pelosi pupazzi. Natasha Lyonne, dal canto suo, da vita ad un personaggio disgustoso, per il quale è praticamente impossibile provare un minimo di pietà: la voce arrochita dall'alcool, il trucco pesante, una tutina a rete che la fa sembrare più un volgarissimo insaccato che una donna, la grazia di un portuale a completare il tutto, fanno di Lou la perfetta figlia di un ambiente squallido e poverissimo, un'antieroina ancora più fastidiosa per la palese mancanza di coraggio e la rassegnazione con la quale sceglie di non modificare minimamente la sua vita. I comprimari sono altrettanto fastidiosi ed inquietanti, a partire da una Chloë Sevigny scazzata ed inespressiva (non è una critica, eh. Per il personaggio di Sadie è perfetta) per arrivare ad una Meg Tilly sfatta e completamente folle, schiacciata dal peso dei suoi quasi 60 anni al punto da dimostrarne 70. In definitiva, Antibirth non è un film per tutti i gusti e personalmente mi sarei aspettata qualcosina di più ma la materia prima c'è e sono sicura che Danny Perez avrà ancora molto da dire nel futuro.


Di Chloë Sevigny, che interpreta Sadie, ho già parlato QUI mentre Mark Webber, che interpreta Gabriel, lo trovate QUA.

Danny Perez è il regista e sceneggiatore della pellicola. Probabilmente canadese o americano, è al suo primo lungometraggio.


Natasha Lyonne interpreta Lou. Americana, la ricordo per film come Dennis la minaccia, American Pie, Scary Movie 2, American Pie 2, American Pie: Ancora insieme e Yoga Hosers, inoltre ha partecipato a serie come Will & Grace, Weeds, Orange is the New Black e doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttrice, ha 37 anni e tre film in uscita.


Meg Tilly interpreta Lorna. Americana, ha partecipato a film come Saranno famosi, Psycho II, Il grande freddo, Valmont, Ultracorpi - L'invasione continua e Il tuo amico nel mio letto. Anche sceneggiatrice, ha 56 anni e un film in uscita.


Se Antibirth vi fosse piaciuto recuperate Hellions e Brood - La covata malefica. ENJOY!

domenica 9 ottobre 2016

L'era glaciale - In rotta di collisione (2016)

Ogni tanto bisogna tornare a parlare di cartoni che non siano anime, Disney o Pixar e casca proprio a fagiuolo L'era glaciale - In rotta di collisione (Ice Age: Collision Course), diretto dai registi Mike Thurmeier e Galen T. Chu.


Trama: l'infinita ricerca dell'amata ghianda di Scrat porta lo scoiattolo nello spazio, dove l'animaletto finisce per cambiare la rotta di un asteroide, ora diretto sulla Terra. Toccherà a Manny e soci salvare il pianeta...


Come avevo già avuto modo di scrivere nella recensione dell'ultimo Era glaciale ci sono due modi per affrontare la più famosa saga dei Blue Sky Studios. Si può scegliere l'approccio cinefilo, magari decidendo di andare a vedere questo genere di film al cinema buttando via euro preziosi (soprattutto se non si hanno figli/nipoti da accompagnare) oppure si può prediligere l'approccio ignorante, aspettando di recuperarli in home video senza sperare in nulla più che una serata divertente. Ovviamente, ho optato per il secondo metodo, anche perché diciamocelo, tolto L'era glaciale originale gli altri film si sono praticamente cancellati dalla mia memoria senza rendermi fan della serie, quindi ho avuto modo di divertirmi parecchio. Il trucco è far finta di non capire a quali estenti siano arrivati gli sceneggiatori per allungare la broda, ignorando idee al limite dell'imbarazzante e accettando la totale follia non solo dei personaggi, ma anche delle trame. Non c'è altro modo infatti di sospendere l'incredulità davanti a una storia che mescola asteroidi in grado di eliminare un pianeta a navicelle spaziali, con l'aggiunta di un Eden terrestre dove gli abitanti rimangono sempre giovani (qualcuno ha detto Cocoon? Mah, avrò sentito male...) ed incredibili barbatrucchi che contemplano rocce magnetiche e vulcani. Gli sceneggiatori tentano anche di infilare il messaggio edificante e far "maturare" qualche personaggio, giusto per accontentare i genitori più esigenti, ma vien da dire che l'approccio Disneyano in un film come In rotta di collisione diventa quasi imbarazzante, soprattutto quando riguardano personaggi dei quali probabilmente non frega nulla a nessuno: quando in scena ci sono esseri come la nonnina di Sid e il logorroico, folle Buck, chi ha più occhi per il branco di pachidermi con problemi filial-matrimoniali? La vecchia bradipa e la donnola orba eclissano non solo personaggi già nati noiosi come Manny e famiglia, ma persino l'adorato Sid (ridotto a moscissima spalla) e l'ancor più amato (almeno da me) smilodonte Diego, per quanto continui a tifare per una bella infornata di cuccioli da parte sua e della compagna Shira.


Per il resto, abbiamo davanti la solita, vecchia pellicola "glaciale": Scrat fa casino, i protagonisti ignari devono rimediare al danno di portata cosmica, tra una gag (tante) e un momento di seria ansia (pochi, praticamente nessuno, neppure i villain mettono paura o perlomeno un vago senso di pericolo), finale a tarallucci e vino, passare alla cassa grazie. Lo sviluppo del trio di personaggi del primo film (Manny, Diego e Sid) si è, come avete potuto intuire da quello che ho scritto prima, un po' fermato e al momento i nostri aspettano soltanto un'evoluzione della loro storia sentimentale; mentre viene tolto loro dello spazio, l'attenzione degli sceneggiatori si concentra sui personaggi secondari, visti tuttavia solo come calamite viventi di gag, e temo che a lungo andare anche stelle luminose come Nonnina e Buck andranno ad offuscarsi come sta succedendo a Scrat, che dopo anni a cercare 'sta benedetta ghianda ormai ha rotto le scatole. Come la trama, anche il character design nel tempo non è cambiato affatto, i personaggi sono giusto meno spigolosi e pixelati ma più o meno l'aspetto "rozzo" e a tratti deforme che li caratterizzava dalle origini è sempre lo stesso. Per quel che riguarda invece colori, paesaggi e animazioni lo studio ha fatto parecchi passi avanti e sequenze come quella iniziale, che vede Buck prendere per il naso i dinosauri malvagi, o quella in cui viene mostrata la cristallina bellezza della valle nascosta, sono davvero molto belle. A proposito della dinamica ed esilarante introduzione di Buck, consiglierei come ultima cosa di guardare il film (ovvio, sempre se non avete piccoletti a cui farlo vedere) in lingua originale, anche perché il doppiaggio di Simon Pegg è qualcosa di superlativo e anche il resto dei personaggi è dotato di un accento e un modo di esprimersi molto particolari, che nell'edizione italiana non avevo mai colto.


Del co-regista Mike Thurmeier ho già parlato QUI. Queen Latifah (Ellie), Denis Leary (Diego), John Leguizamo (Sid), Jennifer Lopez (Shira), Simon Pegg (Buck) e Seann William Scott (Crash) li trovate invece ai rispettivi link.

Galen T. Chu è il co-regista della pellicola, probabilmente quello che ha diretto i segmenti relativi a Scrat visto che sua è la paternità del corto Cosmic Scrat-tastrophe, che di fatto ha dato origine al film. Sempre in ambito Era glaciale ha diretto il corto Surviving Sid, contenuto nel DVD di Ortone e il mondo dei Chi. Ha anche lavorato come animatore e sceneggiatore.


Neil deGrasse Tyson, che interpreta una delle voci nella mente di Buck, è un astrofisico americano piuttosto famoso, comparso anche in un episodio di The Big Bang Theory mentre la voce originale della bradipa Brooke è di Jessie J, la cantante inglese che ci aveva frantumato le gonadi con Price Tag. Altra attrice ormai titolare è la Zayday Williams di Scream Queens, alias Keke Williams, che ormai da L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva presta la voce alla mammuth Peaches. L'era glaciale - In rotta di collisione segue ovviamente L'era glaciale, L'era glaciale 2 - Il disgelo, L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri e L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva; se il film vi fosse piaciuto, intanto che aspettate un sesto, probabile capitolo, recuperateli assieme a Madagascar, A Bug's Life - Megaminimondo e Alla ricerca di Nemo. ENJOY!

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