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domenica 18 agosto 2019

Fast & Furious - Hobbs & Shaw (2019)

Spinta da un trailer tamarro e dalla presenza di attori molto graditi, prima di partire per le ferie sono corsa a vedere Fast & Furious - Hobbs & Shaw (Fast & Furious Presents: Hobbs & Shaw), diretto dal regista David Leitch.


Trama: la presenza di un virus mortale, voluto a tutti i costi da un'organizzazione in grado di creare superuomini, costringe l'enorme Hobbs e l'elegante Shaw a una difficile collaborazione.


Disclaimer: non ho mai sopportato Fast & Furious, così, a pelle, quindi non ho mai visto un singolo episodio della saga. Ciò mi ha portato a spoilerare spiacevolmente UN aspetto del film su Facebook, cosa che cercherò di non ripetere qui (quindi saltate l'elenco degli interpreti, grazie) benché, di fatto, non abbia idea di cosa sia presente sia in Fast & Furious che in Hobbs & Shaw, spin-off della saga. Generalmente parlando, posso dire che Hobbs & Shaw è una simpaticissima tamarrata tirata anche troppo per le lunghe, il cui pregio principale è la contrapposizione tra i due personaggi, il gigantesco, palestrato (ma con un cervello che è un brillante!) Hobbs e il ladro ex spia ex killer ex tutto Shaw, contrapposizione sottolineata da un odio atavico capace di generare le migliori battute e spiritosissimi botta e risposta oltre che di far procedere la trama su più livelli, almeno un paio paralleli; entrambi i protagonisti hanno problemi di famiglia, entrambi hanno un passato di cui vergognarsi, entrambi sono ai limiti della legalità, quindi diciamo che hanno più cose in comune di quanto non vogliano ammettere, il che li rende una squadra perfetta. Per le mani, neanche a dirlo, la più classica delle minacce globali, un virus capace di annientare l'umanità in una settimana, creato in laboratorio da un'organizzazione talmente segreta che al confronto la MAD del Boss Artiglio era una baracconata. L'organizzazione in questione, molto darwinianamente, punta a eliminare i deboli con qualunque mezzo, consentendo ai forti di prosperare e dando loro anche una discreta mano in termini di impianti cibernetici. Ecco dunque, come dal trailer, la pericolosa presenza di un Idris Elba in versione "Superman nero", pronto a spaccare culi, muri, macchine, porte, maniglie, cani, mondi senza apparentemente subire i colpi proibiti di Hobbs & Shaw, i quali potrebbero tranquillamente sputare in un occhio a John Wick e all'Atomica Bionda, due nomi fatti non a caso visto che David Leitch è il regista di entrambi i film e si vede. Le scene action sono delle sboronate mai viste, sia per quanto riguarda il corpo a corpo che per quanto riguarda, neanche a dirlo, gli inseguimenti in macchina, le esplosioni, i disastri aerei e qualunque altra cosa tamarrissima possa venirvi in mente, e ovviamente è tutto girato, montato e fotografato alla perfezione, così che lo spettatore non possa perdersi nemmeno una scintilla o una goccia di sangue (poco, a onor del vero).


Il GROSSO problema di Hobbs & Shaw, invero più grande della stazza di The Rock, è che è tutto talmente telefonato da far pietà (e fin qui, non mi aspettavo nulla di più da un film del genere, lo ammetto) e dotato di una morale così dolciotta da far sputare sì i denti ma non per i pugni, bensì per la carie mista a diabete. L'elogio finale della Famiglia a braccetto con " le macchine sono belle ma gli esseri umani sono meglio, gli amici sono meglio, la famiglia è meglio, quindi vinceremo sempre noi, to', sucamillo!", preceduto dagli sproloqui monotoni e ripetitivi di un Idris Elba che riusciva ad essere più profondo come Heimdall e persino come Roland Deschain (oddio...!) e che a tratti risulta più petulante del Dr. Male è qualcosa di talmente fuori contesto da far cadere i marroni. Privare della grinta due potenziali antieroi e trasformarli in due orsottoni del cuore che sull'isola di Tulla scoprono di volersi proprio tanto tanto bene è probabilmente il più grande autogol del film e priva di pathos zamarro una delle sequenze potenzialmente più sborone del film, alla quale sono arrivatà, ahimé, con gli occhi semichiusi dopo un primo tempo esaltante. Operazione non completamente riuscita quindi, peccato, anche se Dwayne Johnson è sempre una gioia per gli occhi, la bionda Vanessa Kirby è tosta quanto basta e ci sono un paio di guest star che da sole valgono il prezzo del biglietto. Unico appunto, Jason Statham. Sempre a suo agio in questi ruoli di duro che non deve chiedere mai, eh, peccato che sia nato col sembiante di Bruce Willis già vecchio e che manchi completamente del fascino giovanile del buon Bruno. Ah, ci fosse stato Bruccino a limonarsi il pucchiaccone ispano-russo e a fracassare bottiglie di champagne in testa ai cattivi, il mio cuore sarebbe rimasto sul pavimento della sala. Oh, e non alzatevi prima della fine dei titoli di coda, a meno che non abbiate ancora finito di vedere l'ultima serie de Il trono di spade; in tal caso, fuggite perché uno dei personaggi vi spoilererà pesantemente l'episodio finale.


Di David Leitch, che interpreta anche uno dei piloti della ETEON, ho già parlato QUI. Dwayne Johnson (Hobbs), Jason Statham (Shaw), Idris Elba (Brixton), Helen Mirren (Queenie), Eddie Marsan (Professor Andreiko), Cliff Curtis (Jonas), Ryan Reynolds (Locke) e Kevin Hart (Air Marshall Dinkley) li trovate invece ai rispettivi link.

Vanessa Kirby interpreta Hattie. Inglese, ha partecipato a film come Questione di tempo e a serie quali Grandi speranze e The Crown. Anche produttrice, ha 31 anni e un film in uscita.


Eiza Gonzales interpreta Madame M. Messicana, ha partecipato a film come Jem e le Holograms, Baby Driver - Il genio della fuga, Alita - Angelo della battaglia e a serie quali Dal tramonto all'alba - La serie. Ha 29 anni e tre film in uscita.


Pare che Dwayne Johnson abbia provato ad avere Jason Momoa nel ruolo di uno dei fratelli di Hobbs ma l'attore era troppo impegnato per partecipare; in compenso, nella famiglia di Hobbs spunta il wrestler Joe "Roman Reigns" Anoa'i, nella realtà cugino di Dwayne Johnson. Nulla di fatto anche per Keanu Reeves, che ha rinunciato a dare la voce al boss senza volto della ETEON, doppiato in originale da Ryan Reynolds sotto pseudonimo. Detto questo, se Hobbs & Shaw vi fosse piaciuto recuperate per intero la saga di Fast & Furious e aggiungete quella di John Wick, Atomica Bionda e anche i due Deadpool. ENJOY!

venerdì 27 aprile 2018

Jumanji - Benvenuti nella giungla (2017)

Tra una cosa e l'altra non ero riuscita ad andare al cinema a vedere Jumanji - Benvenuti nella giungla (Jumanji - Welcome to the Jungle), diretto nel 2017 dal regista Jake Kasdan e ispirato al libro Jumanji di Chris Van Allsburg, però appena si è reso disponibile (è uscito la settimana scorsa in DVD e Blu-Ray) l'ho recuperato, spinta dai giudizi positivi di tutti quelli che lo avevano visto!


Trama: quattro adolescenti vengono risucchiati nel videogame Jumanji e bloccati nel corpo di avatar ben diversi da loro. Per tornare alla realtà dovranno finire il gioco ma non sarà facile...



E' sempre facile parlare di come i remake/reboot odierni rovinino l'infanzia di chi, come la sottoscritta, ha vissuto quella fase della vita negli anni '80 o '90, però prima o poi bisogna scendere a patti con l'innegabile fatto che non tutti i prodotti che all'epoca ci sembravano meravigliosi sono riusciti a resistere all'usura del tempo e, insomma, visti oggi risultano davvero poca cosa. Dal mio umile punto di vista nell'elenco dei film da ridimensionare c'è il Jumanji del 1995, ancora oggi molto gradevole per la storia, per gli effetti speciali all'epoca eccelsi e ovviamente per la presenza dell'indimenticabile Robin Williams, ma non una di quelle pellicole che definirei "intoccabili" o impossibili da migliorare e rinfrescare a beneficio delle nuove generazioni. Lo dimostra il fatto che Jumanji - Benvenuti nella giungla, film al quale non avrei dato un euro non tanto per amore dell'originale ma proprio perché mi sembrava una cretinata fatta e finita, è invece un'opera divertentissima ed esaltante dall'inizio alla fine, un bel film D'AVVENTURA come non se ne realizzano più, popolato da personaggi ben definiti e ancor meglio assortiti. Vero è che in questa "versione" della storia si perde un po' il caos portato da un gioco in scatola in grado di modificare la realtà preferendo un videogame che risucchia le persone all'interno di sé stesso (come accadeva, se non ricordo male, nel cartone animato), però questo escamotage narrativo consente di avere per protagonisti dei ragazzi completamente distanti dall'immagine e dai pregi dei loro avatar, con risultati esilaranti, e di sfruttare i cliché dei videogame per creare situazioni estreme che nell'altro film avrebbero sicuramente decretato la morte dei personaggi, raggiungendo così un risultato ancora più spettacolare. L'unico difetto riscontrabile in fase di sceneggiatura è a mio parere la presenza di un villain schifido quanto si vuole ma poco presente e, ancor peggio, poco carismatico, ma se si guarda alla sua natura come a quella di un cattivo, per l'appunto, "da videogame", la cosa avrebbe anche senso, così come ha senso la palese suddivisione in livelli con prove da superare sempre più ardue, enigmi, insidie nascoste ed easter egg come nella miglior tradizione dei videogiochi d'avventura anni '80/'90.


Detto questo, al di là della trama simpatica e degli effetti speciali bellissimi, soprattutto quando sono implicati gli animali (qui ci sono elefanti, ippopotami, rinoceronti, ghepardi, serpenti ed insetti assortiti) e i modi rocamboleschi in cui i nostri devono cercare di fuggire dalla loro minaccia, ciò che ho amato di questo Jumanji sono gli attori. Mai avrei creduto di dover tessere l'elogio di Dwayne Johnson su questo blog ma il vecchio "The Rock" ha trovato il modo perfetto di mettere al servizio del divertimento dello spettatore il suo fisico prendendosi in giro in maniera deliziosa, una cosa che era riuscita bene solo allo Schwarzenegger dei tempi d'oro: vedere il personaggio di Smolder Bravestone "smolderare" per davvero (se qualcuno sa com'è stato reso il gioco di parole in italiano me lo fa sapere, per cortesia? Thanks!) oppure strillare come una pazza alla vista di uno scoiattolo mi ha aperto gli occhi su quanto Dwayne Johnson sia un attore molto onesto e versatile anche se non arriverà mai a vincere l'Oscar e per questo non posso che volergli bene. Il migliore, neanche a dirlo, resta però sempre Jack Black negli inediti panni di ragazzina piena di sé intrappolata nel corpo di un ciccione, ruolo che molti comici avrebbero caricato fino a renderlo ridicolo mentre invece l'ottimo Jack scava nella psiche di Bethany, facendola maturare man mano che l'avventura in Jumanji prosegue, al punto che sinceramente sul finale mi si è spezzato il cuore per un motivo che non vi spoilero. Bravissimi anche l'atletica Karen Gillan (strepitosa nelle coreografie "danzerecce") e l'esilarante Kevin Hart, ognuno alle prese con personaggi difficili da delineare tenendo conto sia della loro natura umana che di quella videoludica e per questo ancora più apprezzabili. Jumanji - Benvenuti nella giungla non sarà il film dell'anno ma mette tranquillamente a tacere tutti i criticoni malcontenti dell'internet senza devastare l'infanzia a chicchessia e, soprattutto, fa venire voglia di veder tornare Smolder Bravestone e i suoi compari (senza dimenticare l'adorabile e britannico Nigel) per una nuova avventura scandita dal suono dei terribili tamburi di Jumanji!


Di Dwayne Johnson (Spencer), Kevin Hart (Fridge), Jack Black (Bethany), Karen Gillan (Martha), Rhys Darby (Nigel), Bobby Cannavale (Van Pelt), Missi Pyle (Coach Web) e Tim Matheson (Vecchio Vreeke), ho parlato già ai rispettivi link.

Jake Kasdan è il regista della pellicola. Americano, figlio di Lawrence Kasdan, ha diretto film come Orange County e Bad Teacher - Una cattiva maestra. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 44 anni.


Alex Wolff interpreta il giovane Spencer. Fratello ancor più brutto ma decisamente più simpatico di Nat Wolff, ha partecipato a film come Lo spaventapassere, Il mio grosso grasso matrimonio greco 2, My Friend Dahmer e a serie quali Monk, inoltre ha lavorato come doppiatore per l'edizione USA de La collina dei papaveri. Americano, ha 21 anni e tre film in uscita.


Colin Hanks interpreta Alex da adulto. Americano, figlio di Tom Hanks, ha partecipato a film come Music Graffiti, Orange County, King Kong, Tenacious D e il destino del rock, Parkland e a serie quali Roswell, Band of Brothers, The O.C., Numb3rs, Dexter e Fargo, inoltre ha lavorato come doppiatore in serie come Robot Chicken. Anche regista e produttore, ha 41 anni.


Nick Jonas, che interpreta Alex, oltre ad essere un membro di quei Jonas Brothers di cui fortunatamente oggi non dovrebbe ricordarsi nessuno era anche il mitico Boone della prima serie di Scream Queens; il fanciullo ha funto da ripiego per Tom Holland, scelto per il ruolo ma impegnato sul set di Spider-Man: Homecoming. Ovviamente, se Jumanji - Benvenuti nella giungla vi fosse piaciuto dovete recuperare il suo "prequel" Jumanji e aspettare un terzo capitolo della saga, visto che pochi mesi fa sono stati riconfermati sceneggiatori e cast al gran completo! ENJOY!

mercoledì 12 ottobre 2016

Pets - Vita da animali (2016)

Da brava bimba, domenica mi sono fatta portare a vedere Pets - Vita da animali (Secret Life of Pets), diretto dai registi Yarrow Cheney e Chris Renaud.


Trama: Max è un cagnolino fortunatissimo che adora, ricambiato, la sua padrona. La sua vita viene però sconvolta quando quest'ultima sceglie di accogliere in casa il cagnone Duke, cosa che, per una serie di circostanze, porta entrambi gli animali a perdersi nell'immensa New York...


Negli ultimi anni, ovunque si vada, è diventato praticamente impossibile non vedere almeno mezza dozzina di persone armate di guinzaglio e cane mentre su Facebook buona parte dei miei amici (me compresa) delizia l'audience con immagini dei gatti di casa; francamente, io non ho molto spirito di osservazione ma mmadre, che si guarda in giro ben più di me, è pronta a giurare che una volta non si vedessero così tante bestiole ed effettivamente si sente sempre più spesso parlare di diritti da concedere agli animali domestici, leggi ad hoc, prodotti e negozi specializzati, ecc. Tutto ciò per dire che questo era probabilmente il momento storico giusto per tirare fuori un film come Pets - Vita da animali, che sfrutta il nostro rinnovato amore (non sarò così insensibile da parlare di moda, via) per gli animali non soltanto per celebrarlo ma anche per prenderci un po' in giro andando a toccare quei comportamenti imbecilli e quei vizi che riserviamo solo alle bestiole di casa, oltre a farci sentire un po' in colpa per tutte quelle volte che le lasciamo da sole a causa del lavoro o di altri impegni improrogabili. Il film racconta appunto cosa accade quando gli umani non ci sono e i "pet" si abbandonano alla vita segreta del titolo originale; questo assunto di partenza da il la a tutte le esilaranti gag che vediamo da mesi nei trailer ma Pets - Vita da animali fortunatamente non si limita a mostrarci ciò che si nasconde in ogni appartamento abitato da esseri alati o a quattro zampe e prova ad imbastire una storia all'interno della quale due cani, Max e Duke, dopo essersi contesi l'affetto della padrona sono costretti a collaborare per sopravvivere ad una disavventura che li vede persi a New York. La trama ci consente non solo di testimoniare scorci di vita domestica ma anche di incontrare gli animali che, per un motivo o per l'altro, sono stati abbandonati dai padroni entrando nelle fila di un "fronte di liberazione pets" capitanato dal coniglio psicopatico Nevosetto, ovvia concessione dei realizzatori alle necessarie atmosfere avventuroso-demenziali che hanno fatto la fortuna di film come Cattivissimo me e Minions.


La picaresca vicenda di Max e Duke si snoda all'interno dei prevedibili binari del genere, deliziando lo spettatore con una marea di personaggi uno più simpatico dell'altro e fughe rocambolesche (spesso su quattro ruote!), tuttavia, per quanto gradevole, non è questo aspetto di Pets - Vita da animali ad avermi colpita. Il film di Yarrow Cheney e Chris Renaud con me ha infatti agito in maniera molto più subdola già a partire dalla carrellata iniziale, una panoramica mozzafiato su una città che per me racchiude tantissimi bei ricordi, ovvero New York; mondo all'interno del mondo, la Grande Mela diventa il Pianeta degli animali domestici, fatto di territori familiari ed ospitali come lo splendido Central Park (la vista dall'alto è mozzafiato e coloratissima) ma anche di quartieri dove sarebbe meglio non girare da soli, con dei punti fissi sicuri che corrispondono ai deliziosi appartamenti situati appena sotto il livello degli immensi grattacieli. Una celebrazione così grande di New York e del fascino che la città esercita non solo sui suoi abitanti ma anche su noi stranieri costretti a vederla sullo schermo non la vedevo dai tempi del vecchio Woody Allen e vi posso assicurare che il finale di Pets, con i personaggi finalmente riuniti ad ammirare incantati lo skyline notturno, rimette in pace col mondo. Allo stesso modo, riempie il cuore di commozione la sensibilità con la quale i realizzatori hanno scelto di concludere il film mostrando il ricongiungimento tra padroni e animali, fatto di piccoli gesti d'amore, scherzi reiterati, vizi innocenti e soprattutto tanta, tantissima felicità: la gioia di trovare un porto sicuro dove approdare a fine giornata, di condividere l'enorme solitudine di una città cosmopolita come New York, di dare e ricevere amore disinteressato, è tutto racchiuso in quelle dolcissime sequenze finali che rendono Pets - Vita da animali un cartone animato adatto soprattutto a chi quelle sensazioni le vive ogni giorno ma anche a chi vuole godersi un film simpatico, ideale per tutta la famiglia. Se poi alla fine del film i bambini vi chiederanno un animaletto non sarà ovviamente colpa mia, l'importante è che lo teniate anche passata l'euforia da "Pets" e non gli facciate fare la fine di Nevosetto e compagnia perché potrebbe arrivare un porco tatuato a mordervi le chiappe. Io vi ho avvisati.


Del co-regista Chris Renaud (che doppia anche la cavietta Norman) ho già parlato QUI. Louis C.K. (voce originale di Max), Kevin Hart (Nevosetto), Albert Brooks (Tiberius) e Steve Coogan (lo Sphynx Ozone e il barboncino metallozzo Reginald) li trovate invece ai rispettivi link.

Yarrow Cheney è il co-regista della pellicola. Americano, è al suo primo lungometraggio ma ha già lavorato come production designer, animatore, sceneggiatore e produttore. Ha un film in uscita, How the Grinch Stole Christmas.


Dana Carvey è la voce originale di Papotto. Americano, comico di punta del Saturday Night Live, ha partecipato a film come Il signore della morte, Fusi di testa e Fusi di testa 2 - Waynestock. Anche sceneggiatore e produttore, ha 61 anni.


Per la versione italiana sono state utilizzate le voci di Alessandro Cattelan (Max), Lillo (Duke), Francesco Mandelli (Nevosetto) e Laura Chiatti (Gidget). Nell'attesa che esca Secret Life of Pets 2, probabilmente nel 2018, se Pets vi fosse piaciuto recuperate Zootropolis e la saga di Kung Fu Panda. ENJOY!


domenica 27 settembre 2015

Duri si diventa (2015)

L’altra sera ero in uno dei miei soliti momenti ansia e per scaricare la tensione ho deciso di guardare Duri si diventa (Get Hard), diretto e co-sceneggiato dal regista Etan Cohen.


Trama: James King è un broker milionario che, un giorno, viene accusato di truffa e condannato a trascorrere dieci anni nel carcere di San Quintino. Spaventato da quello che potrebbe accadergli dietro le sbarre, King si convince che Darnell, un lavamacchine di colore, sia stato in prigione e gli chiede così di “allenarlo” per sopravvivere…



Onestamente, quando si tratta di scrivere un post su una commedia mi trovo in seria difficoltà. Non so mai cosa dire. Cioè, una commedia a rigor di logica deve fare ridere quindi o ci sono quei film assurdamente demenziali che quasi non si riescono a vedere per le troppe lacrime agli occhi oppure quelli in cui non si ride mai e allora vanno stroncati. Ai due estremi, scrivere qualcosa è facile. Ma quando ci si trova davanti a film come Duri si diventa, commedia carina e abbastanza divertente, senza infamia né lode, raggiungere i due paragrafi è un delirio. E allora, tanto vale scriverne solo uno, via. Duri si diventa è il classico buddy movie con quelle sfumature demenzialsurreali tipiche delle pellicole che hanno per protagonista Will Ferrell. La seconda caratteristica è quella che fa funzionare il film, soprattutto nella prima parte, che vede il povero Will alle prese con un personaggio ricchissimo e allo stesso tempo pauroso, ingenuo e tanto, tanto imbecille. Vederlo interagire con i domestici extracomunitari e in generale con tutto quello che è “diverso” da lui è uno spasso, soprattutto durante le scene ambientate nella megavilla trasformata in carcere o durante la terribile, trivialissima sequenza del bar gay. Ovviamente, delle singole gag senza una trama non fanno un film e così gli sceneggiatori hanno dovuto giocare l’abusata carta del protagonista innocente incastrato da persone senza scrupoli, costretto a ricorrere all’aiuto di altri per scagionarsi. Qui scatta per l’appunto il buddy movie che, se all’inizio è particolare e divertente perché Ferrell deve farsi aiutare a sopravvivere in un carcere, nella seconda metà del film si sfoga in un banale confronto tra “culture” (white collars vs thug life, musica classica vs hip hop) e nell’ovvio confronto con il cattivo seguito da una risoluzione a tarallucci e vino, con l’aggiunta di una piccola punizione per l’innaturale stupidità di James King. Ferrell e Kevin Hart insieme funzionano, anche se secondo me la simpatia del secondo e tante gag legate all’ambiente “thug” rischiano di andare perse con l’adattamento e il doppiaggio italiani (compiango chi è stato costretto ad adattare la pellicola, con tutte quelle assurde swearword pronunciate da Ferrell), quindi se vi venisse mai voglia di guardare Duri si diventa recuperatelo in lingua originale. E preparatevi ad un finale tra i più maffi e deludenti mai girati, con una battuta finale che, sinceramente, non ho proprio capito. Se foste così gentili da spiegarmela nei commenti dopo aver visto il film… grazie!


Di Will Ferrell (James) e Craig T. Nelson (Martin) ho già parlato ai rispettivi link.

Etan Cohen è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Nato in Israele, anche produttore, ha 41 anni e film in uscita.


Kevin Hart interpreta Darnell. Americano, ha partecipato a film come Scary Movie 3 - Una risata vi seppellirà, ... E alla fine arriva Polly, 40 anni vergine, Scary Movie 4, Superhero - Il più dotato fra i supereroi e Facciamola finita. Anche produttore, sceneggiatore e compositore, ha 36 anni e quattro film in uscita.


Nei panni dell'avvocato Peter Penny compare ovviamente Greg Germann, già tale nella fortunata serie Ally McBeal. Detto questo, se Duri si diventa vi fosse piaciuto recuperate Ted, Ted 2, Come ammazzare il capo... e vivere felici, Come ammazzare il capo 2 e Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy. ENJOY!


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