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martedì 19 agosto 2025

Weapons (2025)

Martedì scorso sono emigrata fino a Genova per vedere Weapons, diretto e sceneggiato dal regista Zach Cregger. NIENTE SPOILER, anche se ora che avrò pubblicato il post, avrete tutti già visto e stravisto il film!


Trama: una notte, senza preavviso, tutti i bambini di una classe elementare escono di casa e scompaiono senza lasciare traccia. Passa un mese senza notizie, finché l'insegnante responsabile della classe e uno dei genitori decidono di cominciare a indagare da soli...


Zach Cregger
ci è riuscito di nuovo. Dopo Barbarian, ha realizzato un altro film che, nonostante un trailer abbastanza dettagliato, porta lo spettatore in luoghi decisamente inaspettati, tenendolo sul filo della tensione e dell'incertezza per tutta la sua durata. Nel caso di Weapons, Cregger si aiuta in primis con la struttura del racconto, il quale, come una meravigliosa favola nera, inizia con un prologo raccontato da una bambina, dopodiché prosegue con una narrazione non lineare (anche a livello di regia, il cui stile è sempre diverso) e divisa per capitoli, ognuno dedicato a un personaggio. Ciascun capitolo ci consente di conoscere a fondo i protagonisti di Weapons, anche quelli che, lì per lì, non ci sembrano importanti, rendendoci tragicamente partecipi del loro destino, e tutto ciò che loro vedono o sognano aggiunge un tassello per risolvere l'enigma iniziale: cos'è successo ai bambini di una classe elementare di Maybrooks e perché sono fuggiti tutti di casa nella notte, alle 2:17, tranne il piccolo Alex? La risposta arriverà sul finale, tranquilli, ma probabilmente non sarà quello che vi aspetterete, visto che Cregger costruisce tantissime piste false, prima di sbatterci in faccia la verità, e racconta una storia molto kinghiana, radicata nei pochi pregi e tanti difetti di una piccola cittadina di provincia. Quello di Weapons è un male insinuante e grottesco, che fa leva su pregiudizi, sensi di colpa e pura e semplice debolezza; le "armi" del titolo originale sono letterali strumenti di dolore e morte, per quanto inconsueti, ma anche ricatti psicologici che permettono di mantenere un lungo status quo, sottili manipolazioni che portano a puntare il dito verso l'outsider, l'insegnante dal passato oscuro che, pur amando i propri alunni, è un essere umano che non disdegna l'alcool e gli uomini. L'aspetto inquietante di Weapons è il modo in cui gli abitanti di Maybrooks scelgono di non vedere, lasciandosi trascinare da pregiudizi impigriti da una gentilezza superficiale, la stessa di chi, tutto sommato, si cura del proprio orticello senza notare che quello degli altri sta lentamente marcendo; la polizia indaga senza andare oltre procedure consolidate, la scuola segue strette regole codificate che innalzano una barriera tra alunni ed insegnanti, e le uniche forze motrici della comunità sono una rabbia e un'indignazione fini a se stesse, a causa delle quali è facile perdere di vista le vittime, concentrandosi sul presunto colpevole. 


L'orrore di Weapons non è palese e "urlato" come quello di Bring Her Back, per fare il paragone con un film uscito poche settimane fa; l'ultima opera di Cregger abbonda di momenti esilaranti e sequenze grottesche, in primis quella sul prefinale, che ha visto la sala in cui mi trovavo esplodere in risate incontrollate, ma le radici e le conseguenze di ciò che viene mostrato non fanno ridere proprio per nulla. Weapons tratta di esperienze verosimili, addirittura biografiche, "esorcizzate" in chiave horror, parla di solitudine ed esperienze così traumatiche da lasciare il segno, racconta di famiglie distrutte e cittadine che spazzano la vergogna sotto il tappeto. Lo fa con uno stile accattivante, senza dubbio, che intrattiene e diverte, gettando lo spettatore in mezzo all'azione anche grazie alla sinergia tra la fotografia di Larkin Seiple (lo stesso di Everything Everywhere All at Once, per inciso) e il montaggio di Joe Murphy, in un tripudio di cineprese posizionate appena dietro la spalla dei personaggi in movimento, sul corpo di chi viene gettato a terra, e così via. Questo stile così dinamico rende ancora più preziosi i pochi ma efficaci jump scares, le zampate di gore inaspettato e il ricorso ad atmosfere più dark nella seconda parte del film, che catapultano lo spettatore in un mondo altro, cupo e claustrofobico. L'ulteriore pregio di Weapons sono gli attori, ai quali è consentito di brillare singolarmente, rendendo i loro personaggi tridimensionali, proprio grazie alla particolare struttura narrativa del film. Julia Garner è favolosa e Josh Brolin granitico come sempre, ma probabilmente i due avrebbero funzionato anche all'interno di un'opera più "tradizionale"; personaggi secondari come quelli interpretati da Alden Ehrenreich, Austin Abrams, Benedict Wong e il piccolo Cary Cristopher hanno invece modo di diventare a loro volta protagonisti, consentendo agli attori di arricchirli di tantissime sfumature fondamentali e renderli indimenticabili ed importanti. In un'ideale Oscar horror 2025, il premio andrebbe però ad Amy Madigan e alla sua zia Gladys. Gladys, come direbbe il bardo, "nun va vista, va vissuta", quindi non starò a ricamare troppo su di lei, vi dico solo che abbiamo il personaggio migliore dell'anno e più non dimandate. Weapons è un'opera che spicca all'interno delle produzioni horror commerciali, per la cura con la quale è stato realizzato, per tutta una serie di dettagli che offrono spazio a molteplici interpretazioni, per una lore inesplorata potenzialmente infinita, che potrebbe dare ancora enormi gioie. Non date retta a chi non lo ha apprezzato perché "poco horror", strano o incomprensibile, e correte al cinema a vederlo prima che sia troppo tardi!!


Del regista Zach Cregger ho già parlato QUI. Julia Garner (Justine), Josh Brolin (Archer), Benedict Wong (Marcus), Alden Ehrenreich (Paul), Amy Madigan (Gladys), Toby Huss (Ed), Sara Paxton (Erica) e Justin Long (Gary) li trovate invece ai rispettivi link.

Austin Abrams interpreta James. Americano, ha partecipato a film come Gangster Squad, Scary Stories to Tell in the Dark, Tragedy Girls, Do Revenge e a serie quali The Walking Dead. Ha 29 anni e un film in uscita. 


Rooney Mara
ed Elizabeth Olsen hanno declinato il ruolo principale e Pedro Pascal ha rinunciato a partecipare al film, preferendogli I Fantastici 4 - Gli Inizi. Se Weapons vi fosse piaciuto recuperate Barbarian e Longlegs. ENJOY!

venerdì 15 dicembre 2023

It's a Wonderful Knife (2023)

Natale si avvicina, e cosa c'è di meglio di un simpatico horror a tema come It's a Wonderful Knife, diretto dal regista Tyler MacIntyre e distribuito da Shudder?


Trama: un anno dopo avere eliminato un pericoloso killer la vigilia di Natale, la vita di Winnie è un incubo ad occhi aperti. Ma un desiderio espresso incautamente la renderà ancora peggiore, non solo per lei...


Dopo la rivisitazione in chiave horror di un classico Disney come Tutto accadde un venerdì, lo sceneggiatore Michael Kennedy ci riprova con qualcosa di ancor più conosciuto e amato, ovvero La vita è meravigliosa di Frank Capra (citato apertamente anche nei dialoghi). La protagonista è un'altra frizzante biondina adolescente, Winnie, che la vigilia di Natale si ritrova a dover combattere contro un inquietante killer mascherato di bianco e, inaspettatamente, ad ucciderlo. Un anno dopo, Winnie è diventata una ragazza cupa e traumatizzata, circondata da persone che fanno a gara per evitare anche solo di accennare alla tragedia del Natale precedente, e vede la sua vita andare a rotoli in ogni campo, da quello scolastico a quello sentimentale; presa dallo sconforto, Winnie esprime il desiderio di non essere mai nata ma, quando il desiderio si avvera, scopre che la sua non-esistenza ha condannato la cittadina di Angel Falls a diventare la riserva di caccia del serial killer e ha distrutto la sua famiglia. Come vedete, il canovaccio de La vita è meravigliosa è rispettato in toto, e l'aspetto "comedy" di It's a Wonderful Knife è identico a quello di mille film/telefilm/racconti natalizi in cui il protagonista viene costretto a rivedere la sua posizione negativa nei confronti del Natale, ritrovandosi sul finale garrulo e zeppo di buoni sentimenti, mentre la contaminazione parte dall'horror anni '90 alla Scream, con un killer "vero" , tangibile e anche un po' sfigato, e tocca elementi di distopia allucinante, sfidando a tratti la suspension of disbelief dello spettatore. A tal proposito, bisogna dire che, a livello di crescita del personaggio, Freaky era più centrato, e i personaggi secondari molto meno caricaturali. Online la gente si è lamentata dell'eccessiva queerness del film (io sono eterosessuale e, oltre a non esserne disturbata, mi è parso che una certa "evoluzione" sia stata gestita con dolcezza e coerenza), a me invece ha lasciato perplessa la botta di gioia finale, perché, di base, l'atteggiamento lassista e "flandersiano" dei genitori di Winnie continua a rimanere decisamente sproporzionato davanti ai traumi subiti dalla figlia e alla perdita di persone che erano amici di famiglia, a prescindere dalla realtà alternativa sventata dalla ragazza. Mi rendo conto che fare le pulci a un film simile è da cretini, però mi dispiace vedere gettare nel cesso delle caratterizzazioni che basterebbe rendere sensate con un minimo lavoro di cesello.


A parte questo, It's a Wonderful Knife diverte per il modo in cui il suo animo natalizio si fonde con l'horror anche a livello di stile, con un "angelo bianco" pronto a tingere la neve immacolata di abbondanti schizzi di sangue, armato di oggetti impropri a tema, come i sempre graditi candy cane appuntiti ed infilati in vari orifizi. A livello di ritmo, il film intrattiene per tutta la sua durata e, nonostante l'identità del killer venga rivelata dopo pochi minuti, c'è anche il tempo di un piccolo colpo di scena, purtroppo seguito da un finale, a mio avviso, facilone e sbrigativo. Per quanto riguarda gli attori, la protagonista Jane Widdop è una final girl carismatica e cazzuta, degnamente compensata dalla natura "weirdo" ma dolcissima della sua spalla Jess McLeod, con la quale duetta alla perfezione regalando allo spettatore le riflessioni più commoventi e meno scontate del film, a dimostrazione di quanto sceneggiatura e regia avrebbero potuto raggiungere livelli altissimi di coinvolgimento emotivo, senza peccare in superficialità. Meno ficcante il cast di supporto, o meglio, ci sono attori validissimi che purtroppo vengono sprecati: Justin Long nei panni del viscido Henry Waters è il solito mattatore ma si vede troppo poco (lo stesso vale per la divertentissima zia di Katharine Isabelle), quanto a Joel McHale, a tratti, sembra non sapere come fare muovere il suo personaggio, soprattutto nei momenti comici, troppo sopra le righe per i miei gusti, ma per fortuna la situazione cambia quando il tono delle scene si fa più drammatico. Nonostante qualche inevitabile difetto, comunque, It's a Wonderful Knife è una simpatica aggiunta agli horror di Natale e potrebbe regalarvi qualche momento di assoluto relax in un periodo che rischia di rivelarsi più stressante del resto dell'anno. Guardatelo e fatemi sapere!


Del regista Tyler MacIntyre ho già parlato QUI. Joel McHale (David Carruthers), Justin Long (Henry Waters) e Katharine Isabelle (Gale Prescott) li trovate invece ai rispettivi link.


Cassandra Naud, che interpreta Karen Simmons, aveva già partecipato a Influencer. Se It's a Wonderful Knife vi fosse piaciuto, recuperate Freaky, Auguri per la tua morte, Ancora auguri per la tua morte e Totally Killer. ENJOY!

martedì 8 novembre 2022

Barbarian (2022)

Incensato ovunque, salutato come uno degli horror dell'anno, Barbarian, scritto e diretto dal regista Zach Cregger, è arrivato direttamente su Disney + e io non potevo lasciarmelo sfuggire. NO SPOILER, tranquilli.


Trama: Tess scopre che l'appartamento affittato su AirBnB è già occupato da un uomo. In qualche modo, i due si accordano per superare l'increscioso inconveniente ma l'incubo per Tess è appena iniziato...


La trama di cui sopra è quanto vi basta sapere per godere appieno di Barbarian, l'horror "commerciale" più particolare visto quest'anno, anche se per me non si tratta del migliore. Di sicuro, per i temi trattati e il modo intelligente e leggero, se vogliamo, con cui li affronta, Barbarian supera a destra il pesantissimo e ridondante Men, mettendo in scena, anche in questo caso, uomini che odiano le donne e donne costrette a subire l'influenza di questi ultimi, ma non solo. Barbarian è anche un horror sociale a spettro più ampio, e consacra definitivamente Detroit come uno dei luoghi cult del genere, con tutto il suo degrado, la mancanza di speranza, lo squallore derivante dalla morte del sogno americano, che lascia alle sue spalle solo povertà e schifo MA a un comodissimo passo dalla prospera grande città. Il luogo ideale, insomma, perché ci si ritrovi una ragazza come Tess, sola in un giorno  una notte di pioggia durante la quale, cercando l'appartamento affittato su AirBnB, si scontra e si incontra non già con Andrea e Giuliano ma con Bill "Pennywise" Skarsgård, primo campanello d'allarme per lo spettatore. Trovarsi l'appartamento già occupato da Billyno, nonostante il suo aspetto di bel ragazzo cortese, non convince neppure Tess, va detto, ma poiché questo è un film di uomini che quando non odiano le donne le prevaricano comunque, di lì a poco la protagonista si lascia intortare e rimane comunque a dormire in casa con uno sconosciuto, facendosi scivolare addosso ogni dettaglio stridente, vuoi per paura di essere maleducata, vuoi per convenienza. Ovvio, lo sguardo di Tess non è il nostro, quindi la si può anche capire. Zach Cregger invece si impegna in ogni modo a costruire la prima parte di Barbarian come un tipico thriller a base di donne indifese e misteri e rende ogni inquadratura, ogni sequenza, una potenziale minaccia per Tess, una demoniaca madeleine che ci costringe a ricordare tonnellate di altri thriller horror in cui la protagonista ha fatto una brutta fine per mano di un prince charming che tanto charming non era. 


E voi direte, ma che palle, dove sta la novità? La novità è che, dopo lo jump scare più efficace del 2022, la situazione peggiora. Ma poi migliora, almeno in apparenza. Barbarian è dotato, infatti, di una struttura a scatole cinesi ricavata da un paio di bruschi cambi di registro e stile, non solo di sceneggiatura ma anche di regia, fotografia e persino colonna sonora; la cosa può disturbare lo spettatore, io l'ho trovata sicuramente spiazzante ma non sgradevole, soprattutto perché Cregger dimostra di avere le idee chiare al punto da conferire una totale coerenza di temi e idee a tutti questi cambiamenti. Cambiano i personaggi, cambiano i punti di vista, ma Barbarian rimane sempre un film di uomini che odiano le donne, con diverse sfumature; chi si limita a trattarle come adorabili sciocchine da difendere, chi è uno stronzo patentato con la faccetta di merda del solito Justin Long, il cui arco narrativo trattato in guisa di commedia fa venire voglia di tornare sul set di Tusk per torturarlo ancora di più, chi è proprio un mostro senza possibilità di appello, l'incarnazione fisica e squallida del marciume che condanna i quartieri alla decadenza mentre la gente fa finta di non vedere, anzi, nasconde sotto il tappeto. E le donne, direte voi? Guardando Men mi ero lamentata perché il film di Garland connotava la protagonista solo come vittima di traumi, qui la situazione è per fortuna ben diversa. Tess, infatti, è ben consapevole di chi è e di cosa rischia, ed agisce e si adatta di conseguenza, senza subire, anzi, cercando di tutelarsi con tutta l'intelligenza e personalità di cui dispone. Eppure, ancora Barbarian non si limita solo a questo. Il regista riesce nel miracolo di farci empatizzare con tutti i personaggi tranne uno, giocando anche con i nostri sentimenti (ho speso una lacrima di commozione sul finale ma mi sono anche maledetta per la mancanza di fiducia e ci sono rimasta male per una confessione ubriaca, ché invece qualcuno il mio beneficio del dubbio se l'era accaparrato), e il risultato è che ci sentiamo ancora più coinvolti nella storia, terrorizzati... e sì, divertiti. Anzi, nel mio caso il divertimento, almeno per più di metà film, ha superato la paura, forse per questo ho apprezzato Barbarian meno di quanto avrei sperato, visto che me lo avevano venduto come un incubo ad occhi aperti. Poco male, parliamo comunque di grande cinema, ed è un peccato che in Italia abbiamo dovuto accontentarci dello streaming, perché un esordio simile avrebbe meritato lo schermo di una sala. Magari col prossimo film di Cregger, chissà...


Di Bill Skarsgård (Keith), Justin Long (AJ) e Richard Brake (Frank) ho già parlato ai rispettivi link.

Zach Cregger è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, sposato con Sara Paxton, ha diretto film come Miss Marzo. Anche attore e produttore, ha 41 anni. 


Il regista aveva offerto il ruolo di AJ a Zac Efron, che lo ha rifiutato, e ha quindi dovuto "risistemarlo" per Justin Long. Vista la particolarità di Barbarian non saprei davvero quale film consigliarvi nel caso vi fosse piaciuto, quindi non vi rimane che guardarlo! ENJOY!

venerdì 4 novembre 2016

Jeepers Creepers - Il canto del diavolo 2 (2003)

Avendo guardato Jeepers Creepers - Il canto del diavolo, volevate che non recuperassi anche Jeepers Creepers - Il canto del diavolo 2 (Jeepers Creepers II), sempre diretto e sceneggiato da Victor Salva nel 2003?


Trama: i 23 giorni non sono ancora scaduti e il Creeper è sempre in giro per la statale in cerca di vittime. Al mostro dice benissimo quando si ritrova a passare di lì nientemeno che un autobus zeppo di studenti, che diventeranno così vittime dell'insaziabile creatura...



Due anni sono passati per gli spettatori, un giorno per il Creeper e la sfortunata strada protagonista delle sue incursioni. Victor Salva riprende le fila del discorso proprio dove l'aveva lasciato, tenendosi stretto il Creeper ma cambiando completamente i volti delle vittime (probabilmente i sopravvissuti del primo film hanno pensato bene di portar via le balle e a ragione) oltre alla struttura della trama. Niente più incertezze e atmosfere da road movie, dunque, ché ormai la natura del Creeper è diventata palese perlomeno per chi aveva già guardato il primo film, e una bella accelerata a quelle horror, più classiche ma non per questo meno incisive; da una parte abbiamo Jack Taggart, che si vede rapire il figlio dal mostro in pieno giorno e decide di consacrare l'esistenza a dargli la caccia per ucciderlo, dall'altra abbiamo un intero pullman zeppo di studenti delle superiori che agli occhi del Creeper è praticamente un invito a merenda. Basta uno shuriken fatto di ossa e le gomme dell'autobus si scoppiano, lasciando gli studenti in balia della fame del mostro, impossibilitati ad uscire senza fare la fine del figlio di Jack e dei loro supervisori adulti. La caccia su strada diventa quindi un "bus invasion" che costringe non solo gli studenti a sopravvivere ma anche a capire cosa voglia da loro il Creeper e perché, così da dividere il gruppo in gente appetibile e persone che il mostro farebbe anche a meno di mangiare, mentre il personaggio di Jack diventa una sorta di Capitano Ahab alla caccia della famelica Balena Bianca, un uomo consumato dalla sete di vendetta che non esita ad utilizzare gli studenti come esca per attirare la sua preda designata. In sostanza, la trama di Jeepers Creepers 2 si mantiene interessante e dinamica, nonostante gli studenti siano da prendere a schiaffi e meritevoli di finire smembrati nei peggio modi.


Siccome a Salva tocca giocare a carte scoperte, stavolta il Creeper di Jonathan Breck la fa da padrone assoluto e si prende degli splendidi primi piani che lo vedono protagonista in tutta la sua tetra ironia e malvagità. Il boogeyman si riserva anche il lusso di "flirtare" con le vittime, in una delle sequenze più divertenti e schifide della storia del cinema, oltre a mostrare una volta per tutte cosa accade quando i suoi pasti vengono assimilati e cosa comporti lo scadere del ventitreesimo giorno. Vero è che, ad oggi, gli effetti speciali della creatura volante risultano datati, soprattutto quelli ambientati di giorno, tuttavia le sequenze notturne sono ancora abbastanza d'impatto e la terrificante scena in cui il Creeper mutilato cerca comunque di raggiungere, saltando, la sua preda inerme, mette tuttora i brividi; il make up che nasconde Jonathan Breck invece è sempre da pelle d'oca, in particolar modo quando il boogeyman si arrabbia mettendo in mostra i dentini e quella sorta di membrana fatta di pelle e ossa appuntite che gli circonda il viso. L'unica pecca di Jeepers Creepers 2 è la mancanza di attori definibili tali (Ray Wise è sempre valido ma la sua presenza nel film arriverà giusto a 10/20 minuti mentre gli studentelli sono dimenticabili dal primo all'ultimo, persino quelli che dovrebbero fungere da protagonisti) e, soprattutto, dell'iconica canzone del primo capitolo, che gli conferiva un'adorabile aria un po' retrò. D'altronde, è anche vero che il Creeper non spiccica parola e non ci sono radio disponibili, quindi sarebbe stato duro infilare la canzone Jeepers Creepers senza perplimere lo spettatore, ma è comunque un vero peccato. Incrocio le dita perché la si possa risentire nel terzo capitolo, magari senza aspettare troppo!


Del regista e sceneggiatore Victor Salva ho già parlato QUI. Ray Wise (Jack Taggart Sr.) e Justin Long (Darry Jenner) li trovate invece ai rispettivi link.


Trish e Jezelle, i personaggi di Jeepers Creepers, avrebbero dovuto tornare come protagoniste, impegnate in una caccia al Creeper, con l'autobus pieno di studenti a fare da mero contorno alla vicenda, tuttavia Salva ha scelto poi di eliminare le due eroine dalla sceneggiatura e concentrarsi solo sullo scuolabus. Detto questo, e aspettando che esca 'sto benedetto Jeepers Creepers 3: Cathedral, se Jeepers Creepers 2 vi fosse piaciuto recuperate Jeepers Creepers e aggiungete Duel, The Hitcher, Le colline hanno gli occhi, The Descent Wrong Turn. ENJOY!

mercoledì 2 novembre 2016

Bollalmanacco On Demand: Jeepers Creepers - Il canto del diavolo (2001)

Per il Bollalmanacco On Demand è arrivato il momento di accontentare Silvia e Lucia le quali, qualche tempo fa, mi avevano chiesto il recupero di un horror che all'epoca non avevo affatto apprezzato, ovvero Jeepers Creepers - Il canto del diavolo (Jeepers Creepers), diretto e sceneggiato nel 2001 dal regista Victor Salva. Il prossimo film On Demand sarà Riti, magie nere e segrete orge nel trecento... (forse) ENJOY!


Trama: Darry e la sorella Trish stanno affrontando un lungo viaggio in macchina per tornare a casa dal college quando sulla strada si imbattono prima in un pirata della strada a bordo di un camion, poi nello stesso pirata che, apparentemente, sta gettando dei corpi all'interno di un tubo vicino ad una vecchia chiesa...



Cominciamo il post con il solito momento Amarcord: si era nell'estate del 2002 e con la mia amichetta Monica avevamo percorso la distanza Albisola-Celle-Varazze per poter vedere Jeepers Creepers (probabilmente il Multisala di Savona era nel solito periodo di ferie, sfaticato!), pronte a lasciarci travolgere da quello che si prospettava l'horror dell'anno. Dopo un'ora e mezzo uscivamo dalla sala deluse a morte, convinte di avere visto una cretinata epica e spaccate in due dalle risate al pensiero della canzoncina "Jeepers Creepers" che accompagnava un paio di scene della pellicola. Inutile dire che da quel giorno non ho MAI più voluto guardare il film di Victor Salva e che al sequel avevo tributato la stessa attenzione che avrei offerto ad un piatto di carbonara fatta alla maniera degli inglesi, con un occhio indulgente giusto per la presenza di Ray Wise. Eppure, nel corso degli anni ho udito solo lodi sperticate verso Jeepers Creepers e quando al coro degli apprezzamenti si sono unite le voci di Lucia e Silvia, con tanto di richiesta On Demand, non ho potuto fare altro che concedere nuovamente una chance al povero Creeper dopo ben 14 anni di oblio. Premettendo che dopo la visione non sono stata illuminata sulla via di Damasco, riconosco di avere trattato la creatura di Salva troppo duramente all'epoca, probabilmente in quanto condizionata da troppe aspettative (tra i produttori figura Francis Ford Coppola quindi, nella mia ingenuità, chissà cosa pensavo di guardare!) e da un modo di percepire l'horror ancora ancorato agli anni '80/'90, probabilmente con un gusto "rovinato" già dai vari Scream, So cos'hai fatto e Final Destination. Con la saggezza della vecchiaia posso finalmente dire invece che Jeepers Creepers è l'onestissimo tentativo di creare un horror personale, fatto di elementi assai semplici e forse banali ma non per questo disprezzabili, in quanto miscelati con particolare cura e passione. La storia di Darry e Trish, fratello e sorella uniti dall'odi et amo tipico di questo genere di legame familiare, parte da un presupposto squisitamente "normale" (due ragazzi che devono intraprendere un lungo viaggio in macchina per tornare a casa dal college) che, come giustamente insegna Stephen King, viene improvvisamente stravolto dal brutale irrompere del sovrannaturale o comunque dell'orrore; prima il pericolo di un camion impazzito che cerca di travolgere la macchina dei ragazzi, poi il conducente del veicolo che viene visto gettare qualcosa di sospettosamente umano all'interno di un tubo, infine la caccia spietata ai due testimoni involontari da parte di un essere mostruoso e famelico.


La natura del Creeper che comincia a perseguitare Darry e Trish non viene sbattuta subito in faccia allo spettatore né, una volta scoperta, viene ammosciata da spiegoni o retroscena atti ad allungare il metraggio del film. Per metà pellicola le atmosfere di Jeepers Creepers sono piuttosto quelle di un thriller invece che un horror, c'è il terrore della strada già sdoganato da Steven Spielberg in Duel (terrore che viene utilizzato come intelligente specchietto per le allodole e comunque mai abbandonato, si vedano i simpatici titoli di coda), quello più claustrofobico legato all'idea di un serial killer che nasconde le sue vittime in un luogo da cui è impossibile uscire, quello disperato di chi sa di avere un assassino (non necessariamente un mostro) alle calcagna che conosce la nostra identità. E' solo dopo che Salva introduce l'elemento sovrannaturale, dapprima con elementi "stridenti" che solo lo spettatore attento ai dialoghi e ai particolari delle immagini è in grado di cogliere, poi palesando apertamente le abitudini alimentari del Creeper e tutto ciò che ad esse consegue, creando di fatto una moderna favola nera americana e un boogeyman che non deve vergognarsi di prendere il posto accanto ad altre figure horror più blasonate e famose. Invecchiando, sono arrivata ad apprezzare non solo la semplicità della trama di Jeepers Creepers ma anche la realizzazione, in primis l'utilizzo di quella canzone che tanto mi aveva fatto ridere all'epoca, la quale conferisce al Creeper un tocco di personalità sbarazzina e di umorismo nero che lo rende ancora più terribile. Victor Salva mostra inoltre un ottimo gusto anche per la composizione delle inquadrature, che è una cosa che solitamente noto poco in questo genere di film: il modo in cui la telecamera si muove a rivelare ciò che circonda Darry nel tunnel, l'immagine notturna degli spaventapasseri, che cambia impercettibilmente quando i protagonisti tornano a guardarli, l'intera sequenza iniziale dell'attacco improvviso del camion, l'ala membranosa che si solleva lentamente dall'asfalto e il terrificante primo piano finale sono esempi del palese desiderio di Victor Salva di creare un prodotto curato e presentare al meglio la propria creatura, cercando di farla spiccare in un momento storico probabilmente poco propizio per un certo tipo di horror, soprattutto se rivolto a un determinato target. Il fatto che all'epoca Jeepers Creepers non mi fosse piaciuto conferma questa mia ultima teoria ma l'importante è che il tempo abbia dato ragione al regista e che la sua creatura sia come il buon vino, migliora invecchiando.


Di Justin Long (Darry) ed Eileen Brennan (la gattara) ho già parlato ai rispettivi link.

Victor Salva è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Jeepers Creepers - Il canto del diavolo 2. Anche attore e produttore, ha 58 anni e due film in uscita tra cui Jeepers Creepers 3: Cathedral.


Originariamente Victor Salva aveva scritto il ruolo del Creeper per Lance Henriksen ma possiamo dire tranquillamente che Jonathan Breck ha fatto un lavoro più che egregio nel "sostituirlo"! A parte questo, dopo Jeepers Creepers - Il canto del diavolo è uscito anche Jeepers Creepers - Il canto del diavolo 2 e nel 2017 dovrebbe arrivare Jeepers Creepers 3: Cathedral; nell'attesa, se il film di Salva vi fosse piaciuto recuperate il sequel e anche Duel, The Hitcher, Le colline hanno gli occhi, The Descent e Wrong Turn. ENJOY!

martedì 18 ottobre 2016

Yoga Hosers (2016)

La passione per il cinema mi ha portata a conoscere proprio delle brave persone. Prendete per esempio Lucia, Silvia, Germano e Andrea. Sono talmente dolci che mi hanno permesso di guardare per prima Yoga Hosers, il nuovo film di Kevin Smith. "No, ma noi non riusciremmo mai a parlarne come faresti tu" "Ti vogliamo bene, Bolla" "Meriteresti di lavorare per Fangoria!!" "Bolla, sei anche molto ma molto ma molto gnocca... gnocca MILLE VOLTE!!". Che brave persone, dicevo. Mortacci loro, eh. Col cuore.


Trama: Colleen e Colleen sono due sedicenni canadesi, commesse in un supermercato e aspiranti cantanti, perennemente connesse ai cellulari. La loro vita apparentemente perfetta prende una strana piega quando le persone attorno a loro cominciano a morire per mano di un branco di bratzis (wurstel nazisti) nascosti proprio nel supermercato...



C'era una volta Kevin Smith, più precisamente c'era nel 1994. A 24 anni Kevin Smith girava Clerks, uno di quei film che si amano o si odiano, e veniva consacrato a genio cinematografico indipendente, massima espressione della cultura grunge, sboccata e "vuota" tipica dell'america di quei tempi. Pur non avendo mai utilizzato la parola "genio" in relazione a Kevin Smith, posso dire di avere adorato sia Clerks sia i meno riusciti Generazione X e In cerca di Amy proprio per la natura prolissa e "lazy" di quelle opere, specchio di un'umanità che si lascia vivere parlando di nulla, senza prospettive reali per il futuro, i cui più alti esponenti sono ovviamente i fancazzisti drogati Jay e Silent Bob, diventati giustamente personaggi di culto. Pur non essendo una "studiosa" di Smith credo che buona parte della riuscita di quei film risiedesse nel fatto che il regista stesse di fatto VIVENDO le situazioni riportate nei suoi film e condividesse con i suoi personaggi problemi, vezzi, stupidera ed età anagrafica e lo stesso vale per Clerks II, girato dieci anni dopo il capostipite e virato leggermente più sul demenziale ma comunque popolato da figure "realistiche", alle prese con altri aspetti della vita tipici dei trentenni. Dogma era un'altra cosa, un horror nerd irriverente ma fino a un certo punto, finito sulla bocca di tutti per la solita, ignorantissima scomunica di alcuni esponenti della Chiesa cattolica che, probabilmente, non lo hanno neppure guardato e mi si dice che anche Red State fosse un horror molto bello. Poi, a un certo punto è successo che Kevin Smith si è dato ai podcast, alla droga abbondante e alle cazzate, si è fissato col Canada e si è fatto venire in mente di creare una "trilogia canadese". Il primo film inseribile in questa trilogia ideale è Tusk, un ibrido tra horror e commedia che si prende troppo sul serio per non risultare ridicolo, il secondo è questo Yoga Hosers, dichiaratamente creato per un pubblico di adolescenti (al punto che lo stesso Smith si è battuto per fargli avere un visto censura PG-13). Che rispetto a Tusk è tanta roba ma presenta un piccolissimo problema: Kevin Smith ormai ha 46 anni e non è in grado di rappresentare in modo credibile l'universo della figlia Harley Quinn, né di mettere in bocca a lei e all'amichetta Lily-Rose dialoghi divertenti, non banali e soprattutto non stupidi.


La trama di Yoga Hosers prende infatti il via solo dal momento in cui le protagoniste si ritrovano a dover affrontare i cosiddetti bratzis (cloni mal riusciti di un kapò nazista fatti per l'appunto di carni suine, è tutto vero purtroppo), mentre prima Smith si da alla commedia generazionale senza capirci un belino, al punto che sembra di vedere uno di quei comici di Colorado che parodiano i "giovani d'oggi", risultando soltanto ridicoli. La critica verso la mancanza di valori degli adolescenti moderni, se critica vuol essere e non semplicemente un tentativo di far divertire la figlia e l'amichetta, cade nel vuoto e si perde in un trionfo di volgarità gratuite, stupidere assortite, chat on line, urletti, canzoncine, esibizioni gratuite d'ignoranza e banalità della peggior specie: come cantano gli Ex Otago, "i giovani d'oggi non valgono un cazzo" ma in realtà siamo noi che non li capiamo perché le loro non-conoscenze sono fondamentali. Quindi, le Colleens diventano indispensabili per salvare il mondo dai bratwurst nazisti, perché sono sempre attaccate al cellulare, leggono riviste di gossip al limite del ridicolo e possiedono la capacità di andare su internet e, ancora meglio, fare foto con lo smartphone. L'unica parte divertente della trama, ché i bratzis, il capoccia nazista che imita le voci di figure iconiche del cinema e della tv americani e il ritorno inopportuno del detective Guy LaPointe, uniti alla presa in giro dei modi di essere canadesi, mi hanno intristita oltremodo, è il flashback durante il quale viene raccontato l'affermarsi di un partito nazista canadese formato da dieci elementi e di un piano per cacciare gli ebrei dal Canada che avrebbe figurato degnamente ne La guerra lampo dei Fratelli Marx, il resto è una roba abbastanza demenziale che deve necessariamente sperare nella buona disposizione d'animo dello spettatore. In generale, vi ricordo che assistere alle lezioni di uno scoppiato chiamato Yogi Bayer oppure vedere due ragazzine che sconfiggono a colpi di posizioni yoga un branco di mostriciattoli è sempre e comunque meglio di un racconto tra il serio e il faceto in cui un tizio decide di trasformarne un altro in tricheco, eh.

Da tricheco a maestro di yoga è un attimo.
Quindi, appurato che la trama è un mero pretesto per far sì che Kevin Smith possa continuare a girare film senza metterci troppo impegno cerebrale e soprattutto senza smettere di mungere l'incredibilmente grassa vacca dei suoi podcast e dei fan che non ne hanno mai abbastanza di ascoltarlo sproloquiare, c'è qualcosa di visivamente bello e/o meritevole di menzione in Yoga Hosers? Beh, come ho detto, è palese che la figlia del regista e quella di Johnny Depp si siano divertite a recitare e cantare nel film, l'affiatamento tra le due c'è ed è innegabile. Il problema è che, come diceva Alessandra, la bella Lily-Rose compare già nelle grandi città europee effigiata in giganteschi poster che pubblicizzano profumi, mentre Harley Quinn Smith, oltre ad essere condannata da un nome imbecille (è come se io chiamassi mia figlia Lady Oscar. Lady Oscar Bolla. Pensateci), ha preso il nasone della madre e la stazza del padre, oltre alla finezza di uno scaricatore di porto, quindi diciamo che se non ci penserà Kevin Smith ad infilarla in qualche film creato ad hoc le converrà inventarsi un'altra carriera. Lo stesso vale per Haley Joel Osment, ex bambino prodigio che probabilmente Smith avrà pagato promettendogli i wurstel avanzati al reparto effetti speciali, mentre Johnny Depp, nonostante continui a sputtanarsi con un personaggio che non farebbe ridere neppure chi venera i film dei Vanzina e Zalone, continuerà sempre ad essere considerato un figo nonché uno degli attori migliori in circolazione quindi avrà la carriera assicurata almeno finché non si ucciderà in un parossismo di autodistruzione. Attori a parte, ciò che invece non manca a Smith è un ottimo reparto tecnico: come già accaduto con Tusk, dove il risultato finale dell'uomo tricheco era genuinamente impressionante, anche in Yoga Hosers il giocatore di hockey composto da parti di cadavere è davvero ben fatto e se il regista avesse scelto di girare qualcosa di più splatter e serio, invece di concentrarsi sull'attacco di wurstel dall'accento tedesco (orridi, amatoriali anche per quanto riguarda la realizzazione, e pensare che il supervisore degli FX è Robert Kurtzman...), probabilmente avremmo avuto un horror di cui parlare negli anni a venire. Oddio, se ne può parlare anche adesso, ma solo per ricoprirlo di insulti... nell'attesa che esca Moose Jaws, “come Lo squalo ma con gli alci”. E l'attesissimo ritorno delle Colleens, non dimentichiamocelo. Tanto sapete che io sarò qui a recensirlo per voi.


Del regista e sceneggiatore Kevin Smith, che presta anche volto e voce ai bratzis, ho già parlato QUI. Harley Quinn Smith (Colleen McKenzie), Adam Brody (Ichabod), Ashley Greene (mamma 'Peg), Jennifer Schwalbach Smith (Miss McKenzie), Justin Long (Yogi Bayer), Natasha Lyonne (Tabitha), Genesis Rodriguez (Ms. Wicklund), Haley Joel Osment (Adrien Arcand), Johnny Depp (Guy LaPointe) e Jason Mewes (un poliziotto) li trovate invece ai rispettivi link.

Lily-Rose Depp interpreta Colleen Collette. Francese, figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis, ha partecipato a film come Tusk e, sempre col ruolo di Colleen, dovrebbe tornare nell'imminente Moose Jaws. Ha 16 anni.


Tra gli attori già comparsi in Tusk e precettati per Moose Jaws c'è Harley Morenstein (creatore del canale Youtube Epic Meal Time, vi invito a leggere QUI per capire la porcata totale, nel film interpreta il cosiddetto "Toilet Paper Man") mentre l'altro figlio di Johnny Depp e Vanessa Paradis (che compare nel film nei panni di Miss Maurice), "Jack" John Christopher Depp III, è il mocciosetto che mostra il dito alle due commesse dopo aver imitato la mucca di mare. Per la cronaca, in segno di amicizia nei confronti di Kevin Smith compare anche un catanannissimo Stan Lee al call center della polizia. Il regista si è invece ritrovato a vestire i panni di tutti i mostri presenti nel film perché Jason Mewes è claustrofobico e non è riuscito neppure a superare i primi test di make up mentre (occhio, qui si ride!) il manager di Haley Joel Osment ha preferito che il suo pupillo non fosse costretto a partecipare al film in un ruolo così poco riconoscibile e svilente come quello del mostro; è andata meglio a Michael Parks il quale, essendo malato, non è finito a recitare nei panni di Andronicus Arcaine, lasciando così la patata bollente a Ralph Garman. Come ho detto nel post, Yoga Hosers fa parte della cosiddetta trilogia canadese quindi, se vi fosse piaciuto, nell'attesa che esca Moose Jaws nel 2017 recuperate Tusk e aggiungete Clerks e Clerks II. ENJOY!

mercoledì 20 maggio 2015

Tusk (2014)

Come avrete capito, questo è periodo di horror supercazzola. Avrei voluto concludere la Top 10 Horror 2014 di Lucia sparandomi in sequenza Dead Snow e il suo seguito ma per motivi di programmazione ho deciso di rimandare e completare il recupero dell'anno scorso con un film appartenente alla Worst 5 de Il giorno degli zombi, ovvero Tusk, diretto e scritto nel 2014 dal regista Kevin Smith. Una pellicola che speravo fosse divertente e stupida ma invece...


Trama: Wallace, conduttore radiofonico, va in Canada per registrare un podcast su un ragazzino senza gamba, fenomeno virale su internet. Quando l'intervista salta, Wallace decide di rimanere in Canada per cercare altro materiale bizzarro e si imbatte nello strano Howard Howe, un vecchio sulla sedia a rotelle con mille storie da raccontare e un'unico, terribile sogno da realizzare...



Siccome non so davvero da che parte iniziare a parlare di Tusk, comincerò rispondendo alla domanda che probabilmente chiunque si pone appena approdato su un blog di cinema: questo film è bello? La mia risposta è NO. Ci ho pensato e ripensato e non posso apprezzare l'ultimo lavoro di Kevin Smith, tuttavia non è neanche facile liquidare Tusk semplicemente come un brutto film. Piuttosto, parlerei di pessima gestione dei generi, scrittura terribile e, conseguentemente, di occasione sprecata. Come testimonia infatti un messaggio inviato a Lucia, per me è stato molto difficile arrivare alla fine di Tusk ma non per il motivo che potete pensare. La verità è che ho trovato il film (o, meglio, parte di esso), terribilmente angosciante e disturbante, cosa che accade ogni volta che mi trovo davanti una pellicola che prevede persone stravolte nel fisico e nella mente contro la loro volontà, soprattutto persone private dell'uso della parola, completamente alla mercé di un pazzo inarrestabile. Non importa che il desiderio di Howe sia folle e persino ridicolo, non importa che il risultato finale raggiunga livelli di WTF quasi fuori scala: non mi vergogno ad ammettere che tutto quello a cui viene sottoposto Wallace non mi ha fatto dormire la notte e che spesso ho dovuto interrompere la visione di Tusk per andare a farmi un giro. Se la cosa finisse qui potrei quindi dire che, per quanto malato, Tusk sia un ottimo film... ma da una cosa nata da un podcast del regista e finanziata dai fan in rete non poteva uscire fuori qualcosa di buono e infatti qui casca l'asino, o meglio subentrano la pessima gestione dei generi e la terribile scrittura. Il logorroico e buffo Kevin Smith, infatti, ha deciso di rendere Tusk una commedia horror e, per far ciò, ha scelto di inserire tra una scena angosciante e l'altra i suoi soliti monologhi, racconti di leggende metropolitane, personaggi nerd e fuori dalle righe, volgarità assortite e quant'altro, col risultato che sembra quasi di vedere spezzoni di due film diversi attaccati tra loro con generose mani di colla vinilica. Tutte le commedie horror viste di recente, come Housebound, Las brujas de Zugarramurdi e Tucker and Dale vs. Evilmettono i brividi ma fanno anche morire dal ridere, perché i due elementi "contrastanti" che le costituiscono sono amalgamati alla perfezione, mentre guardando Tusk si passa dall'angoscia per l'elemento horror alla tristezza per la comicità infantile che gli fa da cornice.

E' un tricheco? Ah no, è il bambino de Il sesto senso...
A risentire più di tutti di quest'umorismo demente e di quella che è, alla fin fine, una grottesca e patetica tirata sulla sindrome di Peter Pan (perché i personaggi di Smith sono sempre dei bietoloni incazzosi e con l'umorismo di un bambino di 3 anni? E' dai tempi del mio pur adorato Clerks, mobbasta....), sull'amore e la sofferenza che rendono gli umani diversi dagli animali, sull'eterno conflitto tra Americani e Canadesi, è il povero Michael Parks che, da gran signor attorone qual è, regala allo spettatore una performance superba, riuscendo a rendere inquietante e verosimile Howard Howe anche barba alla sua assurda follia. Justin Long è un protagonista terribilmente irritante ma riesce se non altro a far da spalla a tanta bravura e da un certo punto in poi si trova costretto a recitare avvolto da un impressionante (nel senso che non riuscivo a guardarlo senza che mi si rivoltasse lo stomaco) e limitante costume, cosa non da poco, mentre chi ha definitivamente preso la sua carriera per buttarla nel cesso è l'irriconoscibile Johnny Depp, che troviamo qui nei panni di una sorta di folle Ispettore Clouseau dall'intestino delicato: Johnny Boy, ho capito che ti sei conciato come un demente per non farti riconoscere, ma ti sei sputtanato comunque, mi spiace. E siccome il film parla di trichechi, rimanendo in tema sputtanamenti mi par brutto non citare l'ex bambino de Il sesto senso, Haley Joel Osment, talmente bolso ed inchiattito che per un attimo ho pensato fosse lui l'animalone zannuto tanto rimpianto da Howe! Attori a parte, guardando Tusk mi è sembrato che Smith, come al solito, avesse tante idee superficiali che alla fine non è riuscito a concretizzare in qualcosa di interessante o meritevole di venire approfondito. Questo è un po' il difetto di tutti i suoi film ma quando questa cosa si limita alla Generazione X a lui tanto cara o alle pellicole dichiaratamente supercazzola riesco anche ad apprezzarla, questa volta invece mi sono sentita imbrogliata e presa in giro, insultata nella mia dignità di spettatrice: caro Kevin, io ti voglio bene ma se credi che tutti i tuoi  fan siano babbaloni nerd americani che si spanciano ad ascoltare i tuoi podcast e sono quindi disposti a cacciare grano per ogni belinata che ti passa per la testa (#WalrusYes ? Maddai...), forse dovresti smettere di fare il regista e, soprattutto, lo sceneggiatore. Prendi esempio da Silent Bob e stai zittino per un po', vah!


Del regista e sceneggiatore Kevin Smith ho già parlato QUI. Michael Parks (Howard Howe), Justin Long (Wallace Bryton), Haley Joel Osment (Teddy Craft), Johnny Depp (Guy LaPointe) e Jennifer Schwalbach Smith (cameriera al Gimli Slider) li trovate invece ai rispettivi link.

Genesis Rodriguez (vero nome Génesis Rodríguez Pérez) interpreta Ally Leon. Americana, ha partecipato a film come 40 carati, Che cosa aspettarsi quando si aspetta, Io sono tu e ha lavorato come doppiatrice in Big Hero 6. Ha 28 anni e due film in uscita.


Tra le guest star presenti in Tusk spiccano Harley Quinn Smith e Lily-Rose Melody Depp, rispettivamente figlia di Kevin Smith e segaligna pargola di Johnny Depp e Vanessa Paradis, nei panni delle due sgallettatissime commesse del supermercato. Mi sono risparmiata invece (e per fortuna) lo sputtanamento di Quentin Tarantino, che ha rifiutato il ruolo di Guy Lapointe pur avendo dato al film ogni benedizione; benedizione che, ahimé, perdurerà credo nei prossimi due film destinati a comporre la trilogia canadese di Kevin Smith, ovvero Yoga Hosers (che dovrebbe uscire a giugno di quest'anno e avere nel cast gli stessi attori principali salvo Michael Parks, con Johnny Depp sempre nei panni di Guy LaPointe e in più lo stesso Kevin Smith, Jason Mewes e Stan Lee) e Moose Jaws (in uscita nel 2016, viene descritto "come Lo squalo. Ma con le alci". Santo Dio). Detto questo, nell'attesa, se Tusk vi fosse piaciuto recuperate The Human Centipede - First Sequence, poi maleditemi. ENJOY!


martedì 29 luglio 2014

Drag Me to Hell (2009)

Mercoledì scorso è ricominciata Notte Horror su Italia 1 o, meglio, una parvenza di. Ciò mi ha dato perlomeno l'occasione di guardare finalmente Drag Me To Hell, diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista Sam Raimi.


Trama: Christine lavora in banca e spera di fare carriera. L'occasione le si presenta quando una vecchia zingara si rivolge a lei per ottenere la proroga del rimborso di un prestito e la ragazza, per mostrarsi inflessibile e capace agli occhi del capo, rifiuta di concedergliela. Purtroppo per Christine la zingara deciderà di vendicarsi scagliandole contro la maledizione della Lamia, un terribile demone..


Onestamente, dopo aver visto Il grande e potente Oz mi aspettavo che Drag Me to Hell fosse una stupidaggine incredibile, tutto effetti digitali e niente anima. Tutto pensavo tranne che mi sarei divertita come una matta guardandolo e che, complice anche il vento che imperversava fuori da casa mia, avrei persino avuto qualche difficoltà ad addormentarmi nel timore che la vecchia zingara o la Lamia venissero a farmi visita nottetempo. Nel corso di Drag Me to Hell, infatti, si ride e si salta sulla sedia, senza soluzione di continuità, le immagini disgustose e i momenti inquietanti non si contano ma vengono quasi sempre stemperati da una sana dose di grottesca ironia e situazioni al limite del paradossale, un po' come accadeva ne La casa 2 e ne L'armata delle tenebre. La vecchia zingara è sì un avversario ridicolo ma è anche temibile per la sua natura vendicativa, implacabile e sovrannaturale, che si fonde con l'iconografia tipica di un inferno cristiano fatto di demoni, fuoco e sembianti caprini (tutte cose che a me, a prescindere, mettono l'ansia), tuttavia l'aspetto che più mi ha colpita di Drag Me to Hell è stato in realtà la natura fondamentalmente poco positiva della protagonista. Christine è una ragazzetta di campagna che vuole fare la sofisticata, è piena di fisime, insicura, arrivista e profittatrice, le piacerebbe essere buona e cara ma è palese il disgusto che prova, istintivamente, nei confronti della zingara che le insozza l'ufficio, le ruba le caramelle e si toglie la dentiera sulla sua scrivania: la sua decisione di rifiutarle la proroga del rimborso del prestito è ambivalente, alimentata in primis dal desiderio di fare carriera ma anche da un inevitabile moto di razzismo ed irritazione. Christine, a dirla tutta, si merita la maledizione così come se la meritava il protagonista di L'occhio del male di Stephen King e se la meriterà ancor più da un certo punto del film in poi, quando deciderà di infrangere una delle regole non scritte del codice morale cinematografico, una cosa indegna che la metterà sullo stesso, squallido piano della zingara/Lamia.


Tra uno spavento e un rigurgito, una battuta sarcastica e sangue che schizza, una capra che parla e una seduta spiritica, lo spettatore assiste alla versione 2.0 di un vecchio tipico film di Raimi che, neanche a dirlo, si autocita dall'inizio alla fine e mette in piedi un fumettone che sicuramente può fare storcere il naso agli horroromani tout-court ma che alla fine tanto male non è. Certo, alcuni effetti speciali fanno un po' ridere i polli e sarebbero andati benissimo nella pura artigianalità negli anni '80, mentre nel 2000 risentono di tutta la freddezza della CGI (e mi riferisco soprattutto alla caduta dell'incudine con conseguente schizzo di sangue e cervella, tra l'altro tutto virato in grigio nell'edizione passata in TV) e la prima parte è sicuramente più interessante della seconda, il cui momento clou è una di quelle banalissime, per quanto agitate, sedute spiritiche che ormai mi sono venute a nausea, però come visione disimpegnata ed estiva Drag Me to Hell è perfetto. Perfetto anche il cast, con la simpatica faccetta della bionda Alison Lohman che risulta per l'intera pellicola una credibilissima ragazza della porta accanto e con la professionalità di tutti i caratteristi del caso, chiamati ad interpretare delle macchiette in grado di offrire alternativamente spunti folkloristici o semplice appoggio così da rendere la protagonista più tridimensionale. Drag Me to Hell, quindi, è l'esempio perfetto di come anche i film "supercazzola", se affrontati con rilassatezza, amore per il genere e passione da parte di regista e autori, possano diventare non dico dei capolavori ma sicuramente delle pellicole gradevoli e in grado di farsi perdonare ogni difetto. Se non l'avete ancora fatto recuperatelo, vi divertirete!


Del regista e co-sceneggiatore Sam Raimi, che compare durante la seduta spiritica nei panni di uno dei fantasmi, ho già parlato qui mentre Justin Long, che interpreta Clay, lo trovate qua.

Alison Lohman (vero nome Alison Marion Lohman) interpreta Christine. Americana, ha partecipato a film come Big Fish - Le storie di una vita incredibile, La leggenda di Beowulf e ha doppiato la versione USA di Nausicaa della Valle del vento. Ha 35 anni.


Dileep Rao interpreta Rham Jas. Americano, ha partecipato a film come Avatar e Inception. Ha 41 anni e un film in uscita.


David Paymer (vero nome David Charles Paymer) interpreta Mr. Jacks. Americano, ha partecipato a film come L'aereo più pazzo del mondo... sempre più pazzo, Howard e il destino del mondo, Scappo dalla città - La vita, l'amore e le vacche, 4 fantasmi per un sogno, Scappo dalla città 2, Get Shorty, Mumford, Ocean's Thirteen e a serie come Happy Days, Saranno famosi, I Jefferson, Il mio amico Arnold, Moonlightning, Ghost Whisperer e My Name is Earl. Anche regista e produttore, ha 60 anni.


Ellen Page avrebbe dovuto interpretare Christine ma ha rinunciato per partecipare ad un altro film. Molly Cheek, che interpreta la madre di Clay, era già stata mamma di Jim nella serie di film American Pie. L'onnipresente Ted Raimi invece ha uno strano cameo, lo si sente infatti parlare con Justin Long nei panni di un dottore ma non lo si vede mai in faccia, ahimé, mentre Bruce Campbell non è riuscito a fare la sua solita apparizione perché impegnato con le riprese della serie Burn Notice. A proposito di Bruce Campbell, nel corso di Drag Me to Hell i riferimenti ai tre film legati a La casa si sprecano e il perché è presto detto: la sceneggiatura del film (che Raimi avrebbe voluto fosse un remake de La notte del demonio, solo che non è riuscito ad aggiudicarsi i diritti) era già pronta ai tempi de L'armata delle tenebre ma Sam Raimi ha scelto di dedicarsi ad altri progetti. Per concludere, se Drag Me to Hell vi fosse piaciuto recuperate questa famigerata trilogia, il già citato L'occhio del male e Sospesi nel tempo. ENJOY!

martedì 6 agosto 2013

Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie (2004)

Pensavate che la saga di Ron Burgundy fosse finita? Calma, non recensirò il seguito che deve ancora uscire persino in America ma un film distribuito credo solo nel mercato dell'home video, abbinato al DVD o Blu-Ray di Anchorman: La leggenda  di Ron Burgundy. Sto parlando di Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, diretto sempre nel 2004 dal regista Adam McKay.


Trama: mentre Veronica continua l'inarrestabile ascesa verso il successo, un gruppo di ladri attivisti chiamato Alarm Clock da del filo da torcere a Ron Burgundy e al suo news team.


Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie non è altro che un simpatico modo per raccogliere tutto il materiale scartato dal film originale. Invece di inserire nel DVD uno sterminato elenco di scene eliminate Ferrell e McKay hanno deciso di creare uno spin-off che le unisse tutte e realizzare, di fatto, una seconda pellicola. I limiti dell'operazione, purtroppo, si vedono e si percepiscono soprattutto nella prima parte del video, finché la presenza degli Alarm Clock non diventa preponderante: in pratica assistiamo ad un concatenarsi di gag palesemente tratte dalle sequenze cult di The Anchorman con il narratore che fa da collante e cerca di dar loro compattezza, non mancano quelle che sono fondamentalmente delle ripetizioni, come la scena in cui Ron chiama a raccolta il news team soffiando in una conchiglia (cambia solo il barista che non è più Danny Trejo) e anche dei momenti in cui si ha difficoltà a dare un senso alle immagini, soprattutto se non si è visto il film originale, come quando Ron piange sotto la doccia abbracciato a un cane di pezza. Questa prima parte risulta così poco divertente e parecchio derivativa, con giusto un paio di chicche che giustificano però l'intera operazione.


La seconda parte del Lost Movie è invece migliore perché si distacca quasi completamente dal film originale e racconta una storia nuova in cui ci vengono mostrati anche alcuni aspetti sorprendenti dei personaggi che pensavamo di conoscere a menadito. Gli Alarm Clock sono un gruppo di sballoni esilaranti tra cui spicca soprattutto la falsa nera interpretata da Maya Rudolph, il personaggio del mentore di Ron, un porco naturista dall'esotico nome di Jess Moondragon, riesce a conquistare con un paio di deliranti monologhi e alcuni degli sketch nuovi superano persino quelli classici di The Anchorman, soprattutto quelli che riguardano Carell e Koechner. Per le ragioni di cui sopra, per quel che riguarda il reparto tecnico e attoriale vale tutto ciò che ho detto nella recensione del primo film quindi, in generale, anche questo The Lost Movie può tranquillamente considerarsi un validissimo e divertente intrattenimento, anche se non riesce a sconfinare nel cult come il suo predecessore. Il mio consiglio è quello di acquistare l'edizione speciale di Anchorman: La leggenda  di Ron Burgundy e immergersi completamente nel folle mondo del numero uno degli anchorman televisivi.


Del regista Adam McKay ho già parlato qui. Will Ferrell (Ron Burgundy), Christina Applegate (Veronica Corningstone), Paul Rudd (Brian Fantana), Steve Carell (Brick Tamland), Dave Koechner (Champ Kind), Fred Willard (Ed Harken), Seth Rogen (il cameraman), Justin Long (Chris Harken) e Vince Vaughn (Wes Mantooth) ho già parlato ai rispettivi link.

Kevin Corrigan interpreta Paul Hauser. Americano, ha partecipato a film come L’esorcista III, Quei bravi ragazzi, Una vita al massimo, Il bacio della morte, Mosche da bar, The Departed – Il bene e il male, 7 psicopatici e alle serie Medium e CSI: Miami. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 44 anni e quattro film in uscita.

  
Maya Rudolph interpreta Kanhasha X. Attrice comica americana per anni in forza al Saturday Night Live, ha partecipato a film come Gattaca la porta dell’universo, Qualcosa è cambiato, Shrek Terzo (come doppiatrice) Un weekend da bamboccioni, Un weekend da bamboccioni due e ha doppiato un episodio de I Simpson. Ha 41 anni e due film in uscita.



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