venerdì 15 febbraio 2019

Crucifixion - Il male è stato invocato (2017)

E' uscito in Italia ieri Crucifixion - Il male è stato invocato (The Crucifixion), diretto nel 2017 dal regista Xavier Gens.


Trama: una giornalista si reca in Romania per indagare sull'omicidio di una suora, morta dopo essere stata crocefissa nel corso di un esorcismo.


Ok, Xavier Gens, uno degli enfant terrible della scorsa generazione di autori horror francesi, è ufficialmente impazzito. Devo ancora recuperare Cold Skin, di cui Lucia dice un gran bene e che è stato distribuito dopo Crucifixion, ma considerato che il suo prossimo film è un Una notte da leoni ambientato a Budapest, non posso che arrivare alla conclusione di cui sopra. Crucifixion, in particolare, è l'emblema del tedium vitae. Un horror che parte mollo già dal trailer, che ti fa proprio venire voglia dire basta sia al male, ormai usato nei titoli italiani in tutte le sue declinazioni, che ai film a base di demoni ed esorcismi. Chiamarlo solo "Crucifixion" pareva brutto, bisognava sottolineare la presenza del "male", tra l'altro aggiungendo che è stato "invocato" quando invece non è vero. Il male c'è, in questo film. Punto. Non c'è bisogno di invocarlo, ché il demone protagonista arriva da solo, approfittando della debolezza di coloro che finiranno a fargli da ospiti vuoi perché toccati dall'indemoniato morente oppure perché aperti al "peccato" o, orrore!, privi di fede. Come se ai preti servisse la fede, visto la brutta fine che fanno spesso in questo genere di film. Sembra quasi una presa in giro dire alle vittime "eh ma se non hai fede..." e sinceramente mi sarei risparmiata l'ora di tedio totale durante la quale, nel corso del film, si sottolinea la triste storia della protagonista, che si è vista morire la madre proprio per la troppa fede della genitrice. Piccata, a causa di ciò, con Dio, Gesù e tutto il clero (tranne quando non vuole copulare il bel pretonzo con gli occhi neri e quel sapor mediorientale), la giovane Nicole parte da New York grazie alle raccomandazioni dello zio J.J.Jameson e in pratica si fa una vacanza pagata in Romania cercando di capire se una suora è morta perché davvero indemoniata oppure se la sua dipartita ha a che fare con l'ignoranza di un popolo che, nell'anno del Signore 2004, va in giro vestito come se la seconda guerra mondiale non fosse mai finita. SPOILEROFTL: la suora era davvero indemoniata, ovvio, e Nicole comincerà presto a capire perché il detto recita "chi si fa i fatti suoi campa 100 anni".


Crucifixion procede quindi come qualsiasi film a tema demoniaco, senza fantasia, senza un guizzo, prevedibile dall'inizio alla fine e ulteriormente fiaccato dalla pretesa di farne un elegante mistery più che un horror. La presenza del demone viene infatti centellinata, ci sono un paio di jump scare qui e là (tra l'altro gli stessi due presenti nel trailer, una furbata!), qualche presenza inquietante incarnata in un ragazzetto muto con la passione per le maschere mostruose e, quel che è peggio, ci sono dei disgustosi effetti in CGI aventi per protagoniste delle mosche. Eew. L'unica cosa particolare del film è il montaggio, che prevede il passaggio dal presente ai flashback senza soluzione di continuità, sfruttando la presenza di uno specchio o di una finestra, soluzione assai migliore delle periodiche ricapitolazioni fatte dalla protagonista richiamando i vari dialoghi del film come voci fuori campo, cosa che non solo spezza il ritmo ma riduce lo spettatore a livello di scemo del villaggio. Terrificante, infine, l'idea di affidare il ruolo di protagonista all'unica attrice inglese con problemi di dizione e credibilità in grado di rivaleggiare con quelli delle interpreti nostrane, una cagna maledetta che ha giusto il carisma per essere una scassapalle di proporzioni epiche, fastidiata dal mondo, con una voglia di cippa sacra che levati. Insomma, pollice verso contro tutta l'operazione, apprezzo anche io giusto la presenza di tale Corneliu Ulici nei panni del prete biker (che, probabilmente, alla fine della storia, si sarà spretato come Don Luca alias Prete), per il resto il mio consiglio è quello di disertare la sala e dedicarvi ad altro.


Del regista Xavier Gens ho già parlato QUI.

Sophie Cookson interpreta Nicole Rawlins. Inglese, ha partecipato a film come Kingsman: Secret Service, Il cacciatore e la regina di ghiaccio e Kingsman: Il cerchio d'oro Ha 29 anni e due film in uscita.


Crucifixion - Il male è stato invocato, si basa sulla storia vera dell'esorcismo di Tanacu, durante il quale una suora perse la vita per mano di un prete e di alcune sue consorelle. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto, avete poco da fare: recuperate tutti gli horror degli ultimi 10 anni il cui titolo italiano finisce con "del male" oppure fermatevi a L'esorcista. ENJOY!

giovedì 14 febbraio 2019

(Gio)WE, Bolla! del 14/2/2019

Buon giovedì a tutti! Altra settimana piuttosto molla, non fosse per quell'unica, devastante uscita... ENJOY!

Alita - Angelo della battaglia
Reazione a caldo: Mah!
Bolla, rifletti!: Torna sul grande schermo Robert Rodriguez, con un budget gonfiatissimo, nuovi attori, e l'ingrato compito di portare al cinema una delle icone del "nuovo" fumetto giapponese. Da dove deriva il mio "mah"? Dal fatto che Alita - L'angelo della battaglia è un manga di cui non so nulla, quindi non ho nemmeno la scimmia di andare. Ma andrò, ovviamente.

Un'avventura
Reazione a caldo: Oddio...
Bolla, rifletti!: il musicarello tratto da Battisti me lo risparmio senza remore, grazie.

La paranza dei bambini
Reazione a caldo: Boh.
Bolla, rifletti!: Mi sa di film angosciante e chi ha letto il romanzo da cui è tratto mi dice sia anche angoscioso, nel senso di orribile e male adattato. Mille motivi quindi per evitarlo!

Al cinema d'élite tira aria di San Valentino...


La vita in un attimo
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Polpettone sentimentale dal grande cast che mi ispira davvero pochissimo, sono sincera. 


mercoledì 13 febbraio 2019

Cold Hell - Brucerai all'inferno (2017)

Ultimo film recuperato dalla classifica stilata da Dread Central relativamente alle pellicole distribuite su Shudder. Stavolta parlerò dell'austriaco Cold Hell - Brucerai all'inferno (Die Hölle), diretto nel 2017 dal regista Stefan Ruzowitzky.


Trama: una giovane tassista si ritrova a testimoniare un efferato omicidio e presto comincia ad essere perseguitata dal serial killer...



Dopo aver guardato Cold Hell mi sono resa conto che anche Lucia ne aveva parlato QUI e mi ritrovo abbastanza concorde col suo giudizio e soprattutto con la sua prima affermazione: "Quando anche gli austriaci ti fanno il culo, e persino su quello che, fino a 35 anni fa, era il tuo terreno privilegiato, ovvero il Giallo, è il caso di cominciare a preoccuparsi". Lucia ha ragione, innanzitutto perché il film in questione fa il culo al 99% dei film italiani che escono mensilmente nei cinema quindi bisognerebbe solo che vergognarsi, e poi perché Cold Hell è in effetti un giallo più che un horror, con molte sequenze realizzate seguendo stilemi codificati da Mario Bava prima e Dario Argento poi, che vedono un killer senza volto immerso nel buio, armato possibilmente di un'arma da taglio, silenzioso perpetuatore di efferati omicidi ai danni di donne indifese alle quali si aggiunge un testimone che, ahilui/lei, ha visto tutto. In questo caso c'è una lei, una tassista che sembra quasi la sorella gemella di Lisbeth Salander da tanto è silenziosa (anche lei come il killer), spaccaculi, traumatizzata da un misterioso passato e relegata ai margini della società. Una ragazza di origini turche, nientemeno, all'interno di un'Austria sempre più orientata verso destra e verso politiche anti immigrazione, che si ritrova a dover fuggire da un killer che vuole ucciderla e che, ovviamente, non viene creduta o comunque viene presa sottogamba proprio perché donna, straniera e reietta. Un dialogo surreale come "Sei turca, vero?" (ovviamente frase pronunciata con ironico disprezzo) "No, sono austriaca" è il primo approccio di Özge, questo il nome della ragazza, con l'ispettore che dovrebbe crederle e salvarla, un mentecatto razzista il quale, come spesso accade, si rivelerà tale solo perché afflitto da gravissimi problemi personali ma che, nonostante questo, non conquisterà mai al 100% la fiducia della protagonista. Infatti, come le migliori eroine dei revenge movie, la tassista si impegnerà a farsi giustizia da sé quando il killer arriverà a passare il limite, mettendo a repentaglio non solo la sua vita ma anche la sua disastrata famiglia, un trionfo di padri padroni, donne schiavizzate e figlie ribelli.


Prima ho citato Lisbeth Salander e anche qui l'ideale sottotitolo di Cold Hell potrebbe essere "uomini che odiano le donne" ma soprattutto "uomini CREDENTI che odiano le donne". Il killer le detesta infatti per motivi prettamente religiosi, il padre della protagonista sfrutta sempre la religione per stabilire il suo dominio indiscusso in casa, l'ispettore interpretato da un insospettabile Tobias Moretti apparentemente odia le donne soprattutto se straniere e in tutto questo Özge si ritrova a dover lottare con le unghie e con i denti fin dall'inizio, per sopravvivere all'inferno di città misogina e pericolosa in cui è costretta a vivere e all'Inferno nel quale le augura di precipitare il serial killer poiché rea di essere libera, "sfacciata", indipendente. Insomma, non sia mai che una ragazza turca in Austria possa rialzare la testa e sputare in faccia a quanti la vorrebbero sottomessa. Per fortuna Özge, incarnata dalla cazzutissima (e bellissima, alla faccia della mancanza di trucco, dei tagli e dei lividi) Violetta Schurawlow, è una perfetta eroina badass che mena calci e pugni come un fabbro ferraio odiando l'avversario con passione, ed è anche un'autista provetta e spudorata, come dimostrano le due o tre sequenze action a bordo del taxi; concitate e sicuramente meno raffinate rispetto a quelle concertate dai Maestri del giallo all'italiana, costituiscono comunque un interessante contraltare alle scene buie ed inquietanti in cui il killer colpisce le sue malcapitate vittime nell'ombra, senza mai mostrare il volto. E pazienza se ogni volta che compare Tobias Moretti si sente un po' odore di telefilm scabeccio tedesco alla Squadra Speciale Cobra 11 o peggio, perché per buona parte della sua durata Cold Hell intrattiene, fa saltare sulla poltrona e incazzare come api. Quindi, dategli un'occhiata!


Del regista Stefan Ruzowitzky ho già parlato QUI.


Il film è disponibile su Rai Play forse per la presenza di Tobias Moretti, protagonista de Il commissario Rex, qui nei panni di Christian Steiner. Detto questo, se Cold Hell vi fosse piaciuto recuperate Millenium - Uomini che odiano le donne. ENJOY!


martedì 12 febbraio 2019

Il corriere - The Mule (2018)

Avrei voluto recuperare Il primo re ma a Savona, quando salti la prima settimana di programmazione, sei letteralmente foutu e ti ritrovi a dover andare al cinema ad orari improponibili. A salvarmi la domenica cinefila ci hanno pensato però Clint Eastwood e il suo Il corriere - The Mule (The Mule).


Trama: Earl, floricoltore novantenne, si ritrova in gravi ristrettezze economiche e, anche un po' per gioco, accetta la proposta di fare da corriere per un cartello messicano, diventando presto uno dei "dipendenti" più quotati.


Ammetto di non essere molto esperta del cinema di Clint Eastwood ma da lui tutto mi sarei aspettata tranne la "leggerezza" che permea Il corriere nel corso del primo tempo. Leggerezza senza superficialità, si badi bene, ché il grande vecchio del cinema americano ci mette di fronte a un mezzo road movie dolceamaro filtrato dagli occhi di un novantenne pronto a recuperare tutte le mancanze nei confronti della famiglia attraverso una ca**ata ancora più grande e, così facendo, ci spinge a riflettere sul modo in cui spesso sprechiamo il tempo che ci viene concesso. Protagonista di questa storia vera (basata sull'articolo del New York Times "The Sinaloa Cartel's 90-Year Old Drug Mule") è Earl, anziano coltivatore di Emerocallidi caduto in disgrazia dopo un'esistenza passata a concentrarsi solo sul proprio lavoro, al punto da dimenticarsi ricorrenze importanti come il matrimonio della figlia. Aperta parentesi sui day lily coltivati da Earl. Il fatto che questi gigli siano stati scelti come oggetto della passione del protagonista, a mio avviso, ha un senso, perché dicono molto della personalità di Earl, uomo convinto che tutto possa rigenerarsi e rimanere lì, immobile e perenne, ad aspettarlo; assai simili, per ciclo vitale, alle Belle di notte, i fiori delle Emerocallidi durano solo un giorno e vengono rimpiazzati subito da altri sullo stesso stelo, quindi virtualmente non smettono mai di essere splendidi. Non così, ovviamente, per la vita di Earl, uomo che della noncuranza e della perdita di tempo ha fatto un vanto, tanto da accettare con leggerezza il fatto di poter fungere da corriere della droga in virtù della sua esperienza e del suo innegabile fascino, che porta persino i narcos a chiudere un occhio sulle sue stramberie o i suoi strappi alla regola. Persona fondamentalmente di buon cuore (persino il suo razzismo e la sua ignoranza sono talmente ingenui da non causare neppure scandalo), il vegliardo accetta il lavoro di corriere per procurarsi soldi destinati ad altri, al matrimonio della nipote o al circolo dei reduci, poi ovviamente si ritrova sempre più invischiato in un mondo da cui è impossibile uscire ed è lì che qualcosa "scatta", sia nel personaggio che nel film. Il lavoro, di qualunque genere, si priva di fascino davanti alla prospettiva concreta di perdere definitivamente ciò che di importante c'è nella vita, davanti alla consapevolezza che ciò che va non torna più, a differenza dei fiori perenni, e capirlo a novant'anni, quando il tempo è ormai agli sgoccioli, è qualcosa di talmente doloroso da spezzare il cuore. Il viaggio verso la consapevolezza di Earl è il fulcro de Il corriere. Il resto, gli agenti della DEA in crisi, la lotta interna al cartello, l'aspetto "crime" della pellicola, è tutto mero contorno alla figura fragile e granitica di Clint Eastwood.


Sarà questa l'ultima performance del "texano dagli occhi di ghiaccio"? Non lo so ma, a prescindere, è una bellissima performance, sia dietro che davanti la macchina da presa. Clint Eastwood, nonostante siano passati anni dalla sua ultima prova di attore, non si nasconde dagli anni impietosi che passano, mette al servizio del film la sua figura esile, un passo strascicato, la debolezza di carni flaccide e segnate dal tempo, un sorriso che indubbiamente, pur non essendo più quello ammaliante di un tempo, non passa inosservato, capelli radi, una voce arrochita e stonata (ma oh, quanto accattivante!) e un po' di demenza senile a completare il quadro. Talvolta non gli si perdona, diciamolo pure, scivoloni da anziani, quelle inquadrature lascive su chiappe mulatte e ben tornite, momenti di umorismo forse eccessivo e altrettanto eccessivo melò, benché a un certo punto mi sia ritrovata piangere lacrime copiose per una delle morti più realistiche e naturalmente inevitabili viste sullo schermo. Eppure, sul finale, con quel sole che gli colpisce il volto insanguinato e tumefatto, quella smorfia amarissima di chi ormai non ha più nulla da perdere, avrei pensato che Bradley Cooper sarebbe stato colpito da una pallottola sparata a freddo dall'ultimo grande pistolero di Hollywood, un vecchio che avrà anche perso tutto ma non la dignità di andarsene nel modo a lui più consono, un regista e un attore capace di tirare ancora delle belle zampate e fare emozionare con questa improbabilissima storia vera. Da sottolineare anche la presenza di attori assai validi ad accompagnare Eastwood nel percorso, soprattutto per quel che riguarda le "quote rosa", sostenute da una dolcissima Taissa Farmiga, da una rediviva Dianne Wiest e da una delle tante figlie di Clint Eastwood, la bionda Iris, che chissà non abbia insinuato un che di autobiografico nell'odio del personaggio verso il papà. E con questa bassissima insinuazione chiuderei, consigliando di dare ancora una chance a questo quasi novantenne sempre arzillo e mai banale.


Del regista Clint Eastwood, che interpreta Earl Stone, ho già parlato QUIBradley Cooper (Colin Bates), Michael Peña (Trevino), Taissa Farmiga (Ginny), Andy Garcia (Laton), Laurence Fishburne (Agente Speciale DEA), Dianne Wiest (Mary) e Clifton Collins Jr. (Gustavo) li trovate invece ai rispettivi link.


domenica 10 febbraio 2019

Still/Born (2017)



Nella classifica dei migliori film horror usciti su Shudder nel 2018 era presente anche Still/Born, diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Brandon Christensen.


Trama: Mary è una neo-mamma che ha dovuto soffrire la morte di uno dei due gemellini che portava in grembo. Distrutta dalla tragedia, la donna cerca consolazione nel piccolo Adam, almeno finché comincia ad avvertire una presenza demoniaca che vuole portarglielo via...



Prima di cominciare il post un piccolo avvertimento: se siete neo-mamme, neo-papà o non potete escludere di essere in stato di gravidanza, NON cominciate a guardare Still/Born nemmeno per sbaglio. Come horror non è eccessivamente spaventevole, il problema è che va a toccare argomenti come la morte dei bambini durante il parto, la depressione post-gravidanza e altre patologie ancora più gravi, inoltre fa un uso inquietante di aggeggi come il baby monitor, che dopo un film simile non vorrei mai avere in casa. Insomma, non è la pellicola ideale per chi si ritrova ad avere a che fare con un tenero pupetto in fasce, per gli altri invece è un horror non eccelso ma comunque abbastanza interessante, che gioca con lo spettatore tenendolo sul chi va là per buona parte della sua durata. Protagonista del film è Mary, giovane mamma che nel giorno più felice della sua vita ha visto morire uno dei gemellini che stava partorendo; ad aggiungersi al dolore del lutto e alle incertezze della prima maternità, c'è un marito devoto ma in carriera, costretto a lasciare sola la moglie per periodi più o meno lunghi in una casa lussuosa ma nuova e quindi sconosciuta, la lontananza di parenti e amici... e, ovviamente, l'inizio inaspettato di eventi inquietanti interamente legati al pargoletto defunto. Mary comincia così a venire perseguitata da qualcosa che solo lei vede e sente, un'entità che vuole il bambino scampato alla morte, il che, ovviamente, la rende pazza agli occhi degli altri... o, forse, Mary è VERAMENTE pazza, affetta da una depressione sfociata nella psicopatia? L'aspetto interessante di Still/Born è proprio questo clima di incertezza e paranoia che si trasmette dalla protagonista allo spettatore. A un certo punto, tra teschi e parole sussurrate, sembrerebbe quasi di essere incappati in un emulo di Rosemary's Baby, dove tutti complottano affinché Mary si convinca di essere pazza e lasci il piccolo Adam incustodito, alla mercé della demonessa che tanto lo brama; in altri momenti, la natura della minaccia demoniaca è impossibile da mettere in discussione, in altri si arriva a dubitare della sanità mentale della protagonista, il tutto senza soluzione di continuità e senza che il finale offra allo spettatore delle certezze.


E' un bene che Still/Born goda di una sceneggiatura in grado di avvincere lo spettatore nonostante l'utilizzo di parecchi cliché del genere, perché la pellicola non possiede molto altro per farsi ricordare. Diretto dal tecnico degli effetti speciali di Deserto rosso sangue nonché produttore di quello e di un altro horror che devo recuperare (What Keeps You Alive. Se volete sapere il perché di questa impellenza, leggete QUI), per quel che riguarda la regia Still/Born non ha guizzi particolari, nemmeno quando la trama potrebbe prevederli, come per esempio durante le apparizioni della demonessa o persino nel corso della festa di Halloween, diretta con raro piattume; sul finale, il connubio tra montaggio e regia crea invece momenti di suspance, soprattutto grazie al fulcro della sequenza,  ma per il resto, come si suol dire, "calma piatta". Nulla di trascendentale neppure il make up della demonessa, mostrata poco probabilmente per esigenze di budget, mentre devo ancora trovare un'opinione definitiva su Christie Burke, l'attrice che interpreta Mary. In mezzo a un cast composto da faccette familiari ma non particolarmente memorabili (salvo Michael Ironside che però è sprecato), indubbiamente quest'attrice dagli occhi spiritati e dagli atteggiamenti esagerati o esageratamente depressi spicca ma non ho capito se per la bravura (le urla che emette e l'ansia che trasmette nella già citata sequenza finale sono notevoli) o per la sua natura di cagna maledetta, che raggiunge l'apice soprattutto quando vuole fare la pazza a tutti i costi, come nel confronto con la procace vicina di casa. Comunque, a parte quest'incertezza, è innegabile che Still/Born sappia toccare le corde più profonde dello spettatore, mettendo anche un po' di inquietudine, quindi è un film che merita una visione, anche disimpegnata.


Di Jesse Moss, che interpreta Jack, ho già parlato QUI mentre Michael Ironside, che interpreta il Dr. Neilson, lo trovate QUA.

Brandon Christensen è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Probabilmente canadese, è anche produttore, tecnico degli effetti speciali e attore.


venerdì 8 febbraio 2019

L'esorcismo di Hannah Grace (2018)

Ogni tanto una pausa dal recupero pre-Oscar è doverosa, anche solo per rinfrescare il cervello. Visto che è uscito al cinema, mercoledì sono quindi andata a vedere L'esorcismo di Hannah Grace (The Possession of Hannah Grace), diretto nel 2018 dal regista Diederik Van Rooijen.


Trama: un'ex poliziotta con problemi di droga e alcool si ritrova a fare il turno di notte nell'obitorio dell'Ospedale di Boston. Tutto sembra andare per il meglio, finché il cadavere della giovane Hannah Grace non viene portato nella struttura...


L'esorcismo di Hannah Grace (che esorcismo, in effetti, non è, come da titolo originale, bensì possessione) è un horror che parte dalla fine, ovvero dalla morte della persona posseduta, relegando giusto ai primi minuti di film la solita tiritera a base di crocefissi, ringhi e preti sbattuti contro il muro che quest'anno, visti i trailer pre-pellicola, parrebbe andare per la maggiore. Questo è sicuramente il pregio maggiore di un film altrimenti dimenticabile, né bello né brutto, imperniato sullo jump scare e soprattutto sull'incredibile fastidio (almeno per me) di vedere una creatura dinoccolata, invertebrata, storta e scrocchiante deambulare sullo schermo a velocità intollerabili, cosa che ovviamente mi ha portata a strillare in più di un'occasione. Se non siete come me, L'esorcismo di Hannah Grace rischia di non farvi paura nemmeno durante la visione, perché spesso il film sbaglia i tempi e, invece di battere il ferro finché è caldo rimanendo sui binari dello spavento continuo, spesso si sofferma su evitabilissimi approfondimenti dei problemi mentali e di dipendenza della protagonista, i quali diversamente dal solito non inficiano particolarmente la sua credibilità. Ne L'esorcismo di Hannah Grace la protagonista viene sì rimbrottata per le sue abitudini, per così dire, ma la sua sanità mentale non viene mai messa in dubbio e più o meno tutti arrivano ad accettare che ci sia "qualcosa" all'interno dell'obitorio, non necessariamente una cadaverA posseduta ma comunque qualcosa che non dovrebbe esserci e che potrebbe rappresentare un pericolo. Detto questo, la razionalità va lo stesso a farsi friggere spesso e volentieri: per esempio, dopo un'aggressione il lavoro di Megan prosegue come se niente fosse e a nessuno dei suoi superiori viene in mente di costringere una tizia ex drogata e traumatizzata a tornarsene a casa per riposare fino al giorno dopo. Tranquilli, tutto sotto controllo.


Avevo detto che il pregio maggiore di L'esorcismo di Hannah Grace è l'incipit un po' diverso ma in realtà un altro dei suoi punti forti è l'ambientazione. Se non ricordate Last Shift fareste bene a recuperarlo o prima o dopo aver visto L'esorcismo di Hannah Grace perché il senso di claustrofobia dato dalla situazione di solitudine combinata all'ambiente chiuso e asettico dell'obitorio è qualcosa che Diederik Van Rooijen riesce a gestire alla perfezione grazie all'ausilio di luci al neon ballerine, pareti bianchissime e luci d'emergenza rossastre combinati a vetri e porte automatiche dietro alle quali potrebbe nascondersi qualunque cosa. A proposito di qualunque cosa, un plauso andrebbe fatto anche alla giovane Kirby Johnson, perfettamente a suo agio nei panni della posseduta prima e della cadavera dopo; non è tanto quando la fanciulla strilla e urla ma quando, viceversa, rimane immobile e cadaverica con quel guizzo inquietante negli occhi a mettere ansia, complice anche un ottimo make up che contrasta con effetti speciali non sempre all'altezza e con una certa ripetitività nel modus operandi seguito da Hannah Grace nell'uccidere le sue vittime. C'è poi anche quel finale a perplimermi un po', apparentemente buttato lì in fretta e furia come se il tempo a disposizione di regista e sceneggiatori a un certo punto fosse venuto a mancare e avessero dovuto risparmiare su un paio di passaggi ( in effetti il film sarebbe stato pronto già nel 2016 ma un cambio ai vertici della casa di produzione ha allungato la post-produzione e modificato il finale), ma in definitiva ho visto di molto peggio e L'esorcismo di Hannah Grace è uno di quei film che merita comunque la sufficienza. Anche se, in questi tempi di rinascita horror, la sufficienza somiglia tanto a un voto negativo.

Diederik Van Rooijen è il regista della pellicola. Olandese, ha diretto film come Taped. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 44 anni.


Nick Thune interpreta Randy. Americano, ha partecipato a film come Molto incinta, Johnson il cattivo, Dave Made a Maze, Venom e a serie quali Non fidarti della str**** dell'interno 23; come doppiatore ha lavorato in American Dad!. Anche sceneggiatore, produttore e compositore, ha 40 anni e film in uscita.


Shay Mitchell, che interpreta Megan Reed, era una delle protagoniste di Pretty Little Liars. Se L'esorcismo di Hannah Grace vi fosse piaciuto recuperate Last Shift e Autopsy. ENJOY!




giovedì 7 febbraio 2019

(Gio)WE, Bolla! del 7/2/2019

Buon giovedì a tutti! Serve il vecchio Clint a rendere meno loffia una settimana cinematografica non proprio esaltante. ENJOY!

Il corriere - The Mule
Reazione a caldo: Ah che indecisione!
Bolla, rifletti!: Gli ultimi film di Eastwood, a dirla tutta, non mi hanno proprio convinta al 100%. Siccome c'è ancora qualcosa che vorrei recuperare dalla settimana scorsa, aspetterò lumi da cinefili più fiduciosi.

10 giorni senza mamma
Reazione a caldo: Anche no, grazie.
Bolla, rifletti!: Voglio bene a De Luigi ma questo film mi è sembrato la solita cretinata comico-educativa fin dalle prime interviste e dai primi trailer, quindi bocciato.

Remì
Reazione a caldo: Preventivamente, tocco ferro.
Bolla, rifletti!: Non guardavo Remì da bambina, perché lo trovavo deprimente a livelli intollerabili, non lo guarderò di sicuro adesso, con l'inquietante Vitali dalla voce di pederasta. Eeew.

Al cinema d'élite arriva un film celebrato all'ultimo Festival del Cinema di Torino.

Le nostre battaglie
Reazione a caldo: Oddio...
Bolla, rifletti!: Questo film parla di familiari assenti, del lavoro che inghiotte ogni cosa e di domande profondamente esistenziali. Sicuramente è bello ed interessante ma troppo "peso" per me, ché solo l'idea mi fa venire l'ansia.

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