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mercoledì 2 aprile 2025

Mr. Morfina (2025)

Attirata prima da un martellante battage pubblicitario su Instagram e poi da un paio di trailer carinissimi, sabato sono andata a vedere Mr. Morfina (Novocaine), diretto dai registi Dan Berk e Robert Olsen.


Trama: Nathan Caine è un giovane vicedirettore di banca che soffre di insensibilità congenita al dolore con anidrosi. Innamorato di una sua dipendente, Nate sfrutta la propria condizione quando la ragazza viene presa in ostaggio dopo una rapina in banca...


Mr. Morfina. Io non mi capacito. Come se morfina e novocaina fossero la stessa cosa. Tra l'altro, gli effetti della novocaina sono più vicini a ciò che prova il protagonista, in quanto anestetizza zone del corpo, mentre la morfina è un antidolorifico a lungo termine; per intenderci, la novocaina è ciò che il dentista usa quando deve togliere delle carie, e il risultato è quello di lasciare il paziente completamente insensibile a tutto, tatto, caldo e freddo. Novocaine riprende anche il cognome di Nathan, Caine per l'appunto, e mi chiedo quanto sarebbe stato difficile, in fase di adattamento, mantenere l'assonanza Caine/"caina", invece di ricorrere a un banale, sciocchissimo Mr. Morfina. Peccato per questi dettagli fastidiosi che, come al solito, rovinano la fruizione al pubblico italiano privo di sale che prevedono spettacoli in v.o., perché Mr. Morfina è un film simpatico e divertente, senza troppe pretese. L'assunto di partenza, come avete letto nella trama, è perfetto per un film action con annesso messaggio positivo. Nathan non riesce a sentire il dolore, e neppure il caldo o il freddo, e questo lo ha condannato da sempre ad una vita priva di rischi, solitaria, talmente controllata che il protagonista non mangia neppure cibi solidi, per paura di mordersi la lingua senza saperlo (assieme al titolo italiano, l'unica vera cretinata del film). Spinto dalla storia d'amore decennale di un cliente, Nathan decide di buttarsi e uscire con Sherry, dipendente della sua banca amichevole e spigliata; dopo una serata passata assieme e una notte di sesso, la ragazza viene però presa in ostaggio da rapinatori armati, che scappano dalla banca con lei e col malloppo. Nathan si lancia quindi all'inseguimento dei criminali, dapprima incerto e titubante, poi sempre più consapevole del tremendo vantaggio derivante dall'incapacità di provare dolore, che gli consente di incassare calci e pugni senza battere ciglio, ignorare gli effetti di incidenti ben più gravi, persino trasformare parti del corpo in un'arma impropria. Certo, Mr. Morfina richiede una dose abbondante di sospensione dell'incredulità, perché va bene non sentire dolore, ma i colpi alla testa che vengono sistematicamente inferti al protagonista metterebbero al tappeto anche un pugile provetto, figuriamoci un impiegato di banca mai uscito di casa, ma per chi è abituato a vedere John Wick cadere da un palazzo e rialzarsi in piedi, non dovrebbe essere un problema.


La natura "sfigata" (ma nemmeno poi tanto) del protagonista si ripercuote sulle coreografie di lotta che lo vedono impegnato, che i coordinatori hanno cercato di mantenere più naturali possibili, guidate da cazzimma e disperazione più che da "tecnica", o al limite dalle fantasie malate di un videogiocatore nerd provetto, quale in effetti è Nate. Questo mix di "normalità" e condizioni fisiche estreme, unite alla natura spregiudicata e violenta dei rapinatori, fanno sì che Mr. Morfina metta il suo protagonista nelle situazioni più dolorose e allucinanti possibile, con conseguente uso di trucco e make up prostetico a tratti disgustoso; col Bolluomo un paio di volte ci siamo girati dall'altra parte per non dover testimoniare all'ennesima tortura o colpo particolarmente doloroso inferto al povero Nathan, anche perché c'è ben poco che gli risparmiano Dan Berk e Robert Olsen, nei limiti ovviamente di un film rated R di genere non horror. Jack Quaid, ormai sulla cresta dell'onda quando si parla di ruoli da bravo ragazzo con quel guizzo oscuro che lo ficca nelle situazioni più improbabili, si carica in spalla il film senza troppi problemi, passando con disinvoltura da disadattato a fidanzatino della porta accanto dalla faccetta pulita, da goffo giustiziere per caso a supereroe ultraviolento, conservando sempre dei tempi comici invidiabili. Mr. Morfina è praticamente uno one man show, anche se i personaggi secondari hanno tutti delle caratteristiche particolari che, sulla carta, dovrebbero renderli tridimensionali o, perlomeno, interessanti. In realtà, Jacob Batalon fa sempre l'amicone un po' scemo che salva la situazione, Amber Midthunder è carina ma convince di più nei ruoli spaccaculi e qui risulta un po' sottoutilizzata, e Ray Nicholson, quando non usa il sorriso folle ereditato dal padre, è talmente anonimo che mi sono accorta della sua identità solo sui titoli di coda. Tutto sommato, dunque, Mr. Morfina è un film molto gradevole e divertente, ma lo ricorderò giusto in virtù della malattia del protagonista, indubbiamente abbastanza originale da sedimentarsi nella testa.


Dei registi Dan Berk e Robert Olsen ho già parlato QUI. Jack Quaid (Nate), Amber Midthunder (Sherry), Jacob Batalon (Roscoe) e Betty Gabriel (Mincy) li trovate invece ai rispettivi link.

Ray Nicholson interpreta Simon. Americano, figlio di Jack Nicholson, ha partecipato a film come Una donna promettente, Licorice Pizza e Smile 2. Anche produttore, ha 33 anni. 


Se Mr. Morfina vi fosse piaciuto recuperate Guns Akimbo. ENJOY!


mercoledì 20 dicembre 2023

It Lives Inside (2023)

Grazie all'imbeccata di Silvia  ho guardato It Lives Inside, horror diretto e co-sceneggiato dal regista Bishal Dutta.


Trama: Samidha è una ragazza di origini indiane che vuole a tutti i costi diventare una "normale" ragazza americana. Le difficoltà aumentano quando un mostro del folklore indiano comincia a perseguitarla...


It Lives Inside
è un piccolo horror che, come molti suoi "colleghi" negli ultimi anni, consente allo spettatore occidentale di dare uno sguardo a culture lontane e ai miti che le caratterizzano. In particolare, It Lives Inside sfrutta l'horror per raccontare il desiderio di integrazione di Samidha, una ragazza figlia di immigrati indiani che, per questo, fatica a trovare il suo posto all'interno della società. Data la giovane età, Samidha non riesce a trovare un compromesso tra la necessità di essere uguale ai ragazzi "americani" e non dimenticare le proprie origini e tradizioni, queste ultime vissute come l'imposizione di una madre debole che rifiuta di cogliere le mille opportunità offerte dalla nuova patria; Samidha cerca di ignorare tutto ciò che la renderebbe diversa agli occhi dei suoi coetanei e, così facendo, crea una fortezza di solitudine e diffidenza che non solo tiene distante chi le vuole bene fin da bambina, ma le impedisce anche di farsi dei nuovi amici (gli studenti "gentili" la trattano comunque come un animaletto esotico e grazioso e persino il potenziale love interest si comporta in maniera innaturale con lei). La condizione di Samidha è terreno fertile per un mostro del folklore indiano che si nutre di emozioni negative quali rabbia e solitudine e, anzi, le accentua per nutrirsene e prosperare, una creatura che "vive dentro" di noi e aspetta solo qualcuno che la faccia uscire, permettendogli di propagarsi come una maledizione. Qui, per quanto mi riguarda, risiede l'aspetto interessante del film, che unisce i topoi del coming of age e degli horror a tema "creature dell'oscurità" per offrire uno spaccato della vita delle famiglie dei migranti, delle difficoltà incontrate non solo dai figli, carichi di odio verso genitori considerati retrogradi e incapaci di adattarsi alla nuova vita, ma anche dagli adulti partiti col dolore nel cuore e una flebile speranza, costretti a combattere ogni giorno con la paura, la diffidenza altrui e il senso di colpa di avere abbandonato patria e famiglia.


Per quanto riguarda la realizzazione, ho apprezzato come l'esordiente Bishal Dutta abbia scelto di non girare la sagra del jump scare e, anzi, abbia centellinato le apparizioni del mostro creando innanzitutto un clima di paranoia e diffidenza che potrebbe anche essere frutto di semplice ansia e paura, per poi fare sul serio nell'ultimo atto, dove la creatura viene mostrata in tutto il suo splendore. Per fortuna i realizzatori hanno dimostrato intelligenza anche in questo caso, perché un sapiente uso di luci virate in rosso ed ombre impediscono alla CGI di risultare posticcia ed invasiva come spesso accade in questo genere di produzioni, mentre in generale It Lives Inside ha uno stile molto pulito ed elegante. Il punto di forza del film è comunque l'interpretazione della protagonista, Megan Suri. Tolto che, se fossi bella come lei, la mia ultima preoccupazione sarebbe chiedermi come mi vedono gli altri, ma l'attrice funziona proprio grazie alla sua bellezza mai sfacciata, veicolo di un carattere forte e testardo che mostra inattese crepe di fragilità ed insicurezza, e si amalgama alla perfezione con Neeru Bajwa, la cui interpretazione passa dal cliché della tipica donna indiana dalla mentalità chiusa a una madre che farebbe di tutto per aiutare la figlia, persino aprire la mente a racconti surreali. Pur non essendo dunque un film originalissimo o indimenticabile, It Lives Inside è pieno di elementi positivi che lo rendono un horror gradevolissimo, sicuramente meritevole di una visione.


Di Betty Gabriel, che interpreta Joyce, ho già parlato QUI.

Bishal Dutta è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Indiano, è anche produttore.



mercoledì 28 novembre 2018

Upgrade (2018)

E' uscito in questi giorni al cinema Upgrade, diretto e sceneggiato dal regista Leigh Whannell.


Trama: Grey è un meccanico che un giorno viene aggredito assieme alla moglie da un branco di malviventi. Lei muore, lui rimane paraplegico finché uno scienziato non gli impianta un chip chiamato Stem nel midollo. Dopo l'operazione, Grey decide di cercare gli assassini della moglie e comincia a rendersi conto che Stem è senziente...


Upgrade è un filmetto divertente dal sapore molto anni '90, a base di vendette e prodigi della scienza. Ambientato in un futuro prossimo dove le automobili viaggiano da sole e buona parte delle persone hanno degli impianti cibernetici che ne migliorano le prestazioni, ha per protagonista un meccanico "analogico", che vive letteralmente fuori dal tempo riparando macchine "d'epoca" mentre la moglie è una degli elementi di spicco delle due aziende informatiche che si contendono il mercato mondiale. Un brutto giorno, la moglie muore e Grey, questo il nome del meccanico, rimane paraplegico; avvicinato da un genio dei computer con la fobia dei germi e delle persone, il nostro recupera interamente le funzioni motorie e, anzi, diventa una specie di anti-eroe. Da uomo a metà, come viene mostrato in quelle che per me sono le sequenze migliori del film, quelle in cui Grey si abbandona in pianti disperati tra le braccia della madre affettuosa, il protagonista diventa infatti la marionetta del chip Stem, il quale da mero ausilio motorio comincia proprio a trasformarsi in burattinaio capace di far fare a Grey le cose più incredibili. Basta che lui si rilassi e il chip lo rende un ninja dotato di forza straordinaria che può anche permettersi di non guardare quando l'altro esagera e uccide i cattivi spaccando crani e torturando, il che è molto comodo quando si è in cerca degli assassini della moglie morta, un po' meno comodo quando la prodigiosa operazione è coperta da un accordo di riservatezza e tutti ti considerano ancora paraplegico. Upgrade è quindi tutto qui, niente più e niente meno, un linearissimo revenge movie con qualche colpo di scena  e un po' di morti ammazzati particolarmente gustosi.


Leigh Whannell carica tutto il peso del film su effetti speciali gradevoli e non invasivi, quanto basta per dare l'idea di un mondo futuristico dove spopolano orribili automobili a pannelli solari e molte persone hanno gli occhi blu di Paul Newman poiché dotate di impianti bionici, sul bizzarro rumore che produce Grey quando viene guidato da Stem e sul gore di un paio di sequenze goderecce dove i cattivi muoiono malissimo (paradossalmente, quando potrebbero invece far morire malissimo in un modo parecchio fantasioso, il tutto avviene fuori inquadratura) tra mascelle divelte, volti scavati nel sangue e quant'altro. Va detto, in suo onore, che Whannell non cerca di farla fuori dal vaso cercando una trama arzigogolata o chissà quali arditi movimenti di macchina piuttosto che la solita confezione accattivante a base di filtri particolari, anzi, rimane molto terra terra e viene incontro alle capacità mentali dello spettatore medio e, immagino, anche alle proprie. Logan Marshall-Green è  invece un attore simpatico e sufficientemente inespressivo, perfetto dunque per questo genere di pellicola in virtù anche del suo essere un Tom Hardy dei poveri e, a proposito di Hardy, c'è da dire che l'interazione tra Grey e Stem è MOLTO ma molto più intelligente e interessante di quella tra Eddie Brock e Venom nell'ultimo, tristissimo cinecomic Sony/Marvel. Anche solo per questo, se vi piace il genere, Upgrade meriterebbe almeno una visione disimpegnata!


Del regista e sceneggiatore Leigh Whannell ho già parlato QUI mentre Logan Marshall-Green, che interpreta Grey Trace, lo trovate QUA.

Betty Gabriel interpreta il Detective Cortez. Americana, ha partecipato a film come La notte del giudizio - Election Year, Scappa: Get Out e Unfriended: Dark Web. Ha un film in uscita.


Se Upgrade vi fosse piaciuto recuperate Robocop. ENJOY!

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