Tenet, diretto e sceneggiato da Christopher Nolan, è il primo film che sono tornata a vedere al cinema dopo quasi sei mesi di lontananza dalle sale. Purtroppo, la gioia del ritorno tanto atteso è stata sciupata dalla gestione scellerata del Multisala savonese (spero che invece altrove le regole vengano rispettate), che mi ha costretta a quasi tre ore con la mascherina indosso a causa del mancato rispetto del distanziamento tra le poltrone: a Savona, infatti, se prenotate in due (lasciamo perdere le strisce di 6/7 persone, congiunte manco per le palle ma fatte entrare senza problemi) gli unici posti che rimangono liberi sono quello subito a destra e quello subito a sinistra sulla stessa fila, per le file davanti e dietro vi deve andar di culo e ovviamente io e il Bolluomo ci siamo ritrovati con un branco di ragazze tutte rigorosamente senza mascherina a distanza di un braccio dalla schiena, mentre davanti c'erano sì due posti liberi ma per mero caso. Shame, dunque, sul Multisala Diana: con tutta la buona volontà di sostenere il cinema visto come merita (ero dell'idea di andare a vedere TRE film questa settimana) sarò costretta a fare selezione giusto dei film che non voglio assolutamente perdermi sul grande schermo o di quelli che non posso recuperare in nessun altro modo, ché mettere a repentaglio così la salute dei miei famigliari e dei miei amici sarebbe davvero da sconsiderati.
Trama: un agente CIA si ritrova invischiato in un complotto "temporale" atto a distruggere l'umanità.
Dopo essermi sfogata un po' sulla questione Covid, torniamo a parlare di cinema. Avete visto che bella trama stringata ho messo qua sopra, eh? Potrei dire che volevo evitare di incappare in spoiler ma la verità è che Tenet questo è, spogliato da tutte le sue complicatissime ed inesplicabili teorie legate alle leggi dell'entropia e della fisica temporale, che ringrazio proprio tantissimo Robert Pattinson, Aaron Taylor-Johnson, Kenneth Branagh e la sciura indiana per esserci venuti incontro con doverose delucidazioni, ma avete presente quel suono che udite nel cervello quando provate a fare operazioni matematiche più difficili delle addizioni? Io sento proprio un crackrackrack come se cercassero di girare i lati del cubo di Rubick più vecchio e rotto del mondo, non scherzo, è un suono fisico di rotelle che si inceppano, ed è un suono che ho sentito spesso durante la visione di Tenet, al punto che un bel momento ho pensato: "ma sai cosa? Sono al cinema, questa è una ca**o di spy/action story, facciamo che ogni volta che Pattinson mi fissa dallo schermo chiedendomi silenziosamente se ho capito io annuisco e mi godo il delirio immaginifico Nolaniano?". Fatto questo, ve lo giuro, Tenet diventa una bellezza, uno 007 popolato da personaggi intelligentissimi che fanno cose fighe perché sono fighi, che riescono a tirare tutte le fila di un complotto talmente complesso da far fare a Di Caprio e soci in Inception (che io continuo a preferire a livello di trama, fatemi causa) la figura dei poveri sfigati impegnati in una storiellina per bambini. E il bello di tutto questo è che il difficile è solo per i personaggi, lo spettatore può tranquillamente rilassarsi e sapere che l'obiettivo è evitare la distruzione del mondo e sconfiggere il cattivissimo Branagh, punto. Come poi ci si riesca è un altro paio di maniche, stavolta non c'è comunque il pericolo di sentirsi stupidi e non capire il nucleo del film, grazie quindi a Nolan per la gentilezza: d'altronde, giusto gli americani potrebbero non conoscere il quadrato del Sator e smascellarsi dallo stupore per la sapienza del regista, visto che di base tutti i riferimenti a Sator, Arepo, Tenet, Opera e Rotas sono solo degli easter egg inutili (e io che già ero partita da casa spiegando a Mirco mille fantasiose teorie legate ad anagrammi e palindromi. No).
Si diceva, dunque, della bellezza di Tenet e delle sue scene girate in buona parte senza l'ausilio di effetti speciali, il che le rende ancora più pregevoli. Dall'inizio al cardiopalma ambientato all'opera, passando per un grandioso "incidente" aereo durante il quale ho sostituito ai protagonisti Lupin e Jigen nella mia mente bacata di fangirl, arrivando a deliranti corpo a corpo, ancor più deliranti inseguimenti in macchina e lunghissime sequenze in cui passato e presente si intrecciano con gente che va avanti ma contemporaneamente anche indietro mentre gli edifici scoppiano e non scoppiano c'è davvero l'imbarazzo della scelta, roba da far piangere John Wick di commozione. Nolan con la sua cinepresa e l'ausilio del montaggio piega letteralmente il tempo al suo volere e lo spettatore viene immerso in questo assurdo mondo privo di leggi della fisica (e tuttavia rigorosamente regolato da esse) come se la sala cinematografica non esistesse più, grazie anche all'assurda colonna sonora di Ludwig Goransson, soggetta anch'essa agli sbalzi temporali che condizionano la storia. In tutto ciò, la bellissima Elizabeth Debicki svetta letteralmente come una dea facendosi ricordare come unica presenza femminile in tutto il film (non è l'unica ma le povere Clémence Poésy e Fiona Dourif è come se nemmeno ci fossero) e John David Washington cerca di non sfigurare in un ruolo di agente segreto iperfigo che sarebbe stato più che perfetto, mi duole dirlo, per suo padre o quel gran gnocco di Idris Elba, facendosi spesso rubare la scena da un Kenneth Branagh bastardo fino al midollo (mi si dice che il suo accento originale sia assai ridicolo, fortunatamente il doppiaggio ci mette una pezza) e da un Robert Pattinson che acquista importanza e spessore a mano a mano che la storia prosegue. In definitiva, essendo partita con la convinzione che mi sarebbero cadute le gonadi come durante Interstellar e Dunkirk, mi sono goduta tantissimo questo Tenet, film da vedere rigorosamente in sala; a mio avviso i livelli di The Prestige e Inception sono ben lontani ma perlomeno stavolta Nolan ha realizzato un film complesso ma godibile, più vicino al genere che preferisco, cosa che mi ha reso simpatica anche la volontà di essere comunque un maledetto snob. Andatelo a vedere in fiducia e sperabilmente anche in completa sicurezza!
Del regista e sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Elizabeth Debicki (Kat), Robert Pattinson (Neil), Kenneth Branagh (Andrei Sator), Aaron Taylor-Johnson (Ives), Clémence Poésy (Laura), Fiona Dourif (Wheeler), Michael Caine (Michael Crosby), Himesh Patel (Mahir), Wes Chatham (Sammy) e Martin Donovan (Victor) li trovate invece ai rispettivi link.
John David Washington interpreta "il protagonista". Americano, figlio di Denzel Washington, ha partecipato a film come Malcom X e BlackKklansman. Anche produttore, ha 36 anni e due film in uscita.
Se Tenet vi fosse piaciuto, recuperate Inception (lo trovate su Netflix), Source Code (lo trovate su Netflix e RaiPlay) e magari anche L'esercito delle 12 scimmie. ENJOY!
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martedì 1 settembre 2020
martedì 12 giugno 2018
Tito e gli alieni (2018)
Consigliata da più persone, venerdì sono corsa al cinema d'élite per vedere Tito e gli alieni, diretto e co-sceneggiato dalla regista Paola Randi.
Trama: dopo la morte del padre, Tito e la sorella Anita vanno a vivere in America dallo zio, uno scienziato ormai privo della voglia di condurre le sue ricerche che da anni risiede vicino all'Area 51...
La visione di Tito e gli alieni conferma ancora una volta la bontà della scellerata idea di aprire un blog e l'importanza di un confronto con altri appassionati di cinema e spero che dopo aver letto questo post vi fiondiate anche voi in sala a vedere il film di Paola Randi, senza troppi pregiudizi. Ammetto infatti di essere stata a lungo combattuta sul vedere o meno Tito e gli alieni, in primis per la sua natura di lungometraggio italiano, secondariamente per aver visto un servizio al TG zeppo di iperboli, complimenti esagerati, interviste che mi puzzavano di sòla lontano un chilometro, benché effettivamente i pochi spezzoni mostrati nel corso del servizio invogliassero alla visione. Poi è arrivato Mr. Ink e mi ha detto "Vai!" e chi sono io per dire di no a uno dei blogger migliori del web? Accompagnata da un Bolluomo miracolosamente liberatosi degli impegni lavorativi, sono corsa al cinema d'élite e sono uscita dalla visione sfatta di lacrime ma felice, perché Tito e gli alieni è davvero delizioso, un altro piccolo passo verso l'uscita del cinema italiano dal terrificante baratro di polpettoni autoriali indigeribili e insipide commedie tutte uguali. Fa un po' specie, a dire il vero, che per "liberarsi" da determinate etichette gli autori italiani debbano ambientare le loro storie all'estero (in questo caso l'America e l'Area 51) oppure guardare ad esempi anglofoni (qui si respira aria Andersoniana, Gondryana, Spielberghiana, Littlemissunshineiana e chi più ne ha più ne metta), però in questo caso è interessante e simpatico lo scontro di culture tra due scugnizzi napoletani che sognano un'America fatta di grandi città, piscine e personaggi famosi (DOV'E' LADY GAGAAA????) e si ritrovano invece a vivere in mezzo al deserto con uno zio taciturno, costretto a ricorrere ad un'autista per solcare l'enorme distanza tra il suo laboratorio e il primo avamposto di civiltà. Relegati in una zona "mitica" come l'Area 51, i due ragazzini fanno del loro meglio per superare il dolore della morte del padre dopo aver già subito quella della madre e se Anita, più grandicella, cerca di farsi forza rifugiandosi nella superficialità tipica degli adolescenti, il piccolo Tito abbraccia un mondo di fantasia dove il papà può parlargli attraverso la foto sottratta alla lapide e dove lo zio è un grande scienziato in grado di raggiungere il genitore per riportarlo a casa, dovunque sia andato. In realtà, anche il Professore è una persona distrutta dal dolore della perdita e rifiuta di stabilire una connessione con le persone che lo circondano, preferendo vivere nel ricordo della moglie morta arrivando persino a negare l'attrazione verso Stella, la sua giovane e carinissima autista.
Tito e gli alieni è dunque un film che, attraverso i topoi della fantascienza e del road movie, racconta una toccante storia di perdita ed elaborazione del lutto, con i personaggi che dopo l'iniziale diffidenza reciproca arrivano a riformare una piccola, strampalata famiglia con la benedizione di chi non c'è più. A onor del vero, il film mostra il fianco proprio quando introduce l'elemento fantascientifico, fatto di intelligenze artificiali parlanti e "gombloddi" militari che portano lo spettatore smaliziato a guardare da un'altra parte per l'imbarazzo, mentre vince a man bassa quando abbraccia i toni della commedia e quelli della favola fantastica. I momenti migliori di Tito e gli alieni sono infatti quelli imperniati sullo shock culturale provato da Anita e Tito e sulla spontanea "napoletanità" dei due, sottolineata ancor più dallo scontro con la natura taciturna dello zio, e tutto quello che riguarda il legame tra vivi e morti, dove la fantasia di Tito la fa da padrone e dove la delicatezza della sceneggiatura riesce a toccare altissimi picchi di poesia capaci di spezzare il cuore a un sasso; in tutto questo, benché debitori di una certa commedia indie USA, ho gradito molto anche i tocchi di weird legati ai matrimoni spaziali di Stella e alle idiosincrasie del Professore, uomo che ama dormire su un divano all'aperto nonché dotato di gusti peculiari in materia di arredamento. A fare da cornice a una storia già di per sé deliziosa, c'è la regia di Paola Randi, che non disdegna la ricerca di punti di vista particolari per le riprese e si avvale di un cambio di formato a metà film oltre a realizzare una carinissima sequenza onirica, resa ancor più vivace da una fotografia accattivante, dai colori vivaci come quella della serie Smetto quando voglio. Molto bravi anche gli attori, sui quali spiccano un Valerio Mastandrea goffo e malinconico, perfetta spalla del vivace Tito interpretato dall'esordiente Luca Esposito, dotato di un faccino da schiaffi tutto da mangiare. A proposito però dei piccoli attori partenopei, chiederei pietà e la possibilità, la prossima volta, di avere i sottotitoli non solo per i dialoghi in inglese ma anche per quelli in napoletano, ché noi povere genti del nord non capiamo! Scherzi a parte, date una chance al cinema italiano e correte a vedere Tito e gli alieni, non ve ne pentirete!
Di Valerio Mastandrea, che interpreta il Professore, ho già parlato QUI.
Paola Randi è la regista e co-sceneggiatrice della pellicola. Nata a Milano, ha diretto anche il film Into Paradiso. Anche produttrice, ha 48 anni.
Clémence Poésy interpreta Stella. Francese, ha partecipato a film come Harry Potter e il calice di fuoco, In Bruges - La coscienza dell'assassino, Harry Potter e i doni della morte - Parte I e Harry Potter e i doni della morte - Parte II. Anche regista e sceneggiatrice, ha 36 anni.
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