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giovedì 23 marzo 2017

(Gio)WE, Bolla! del 23/3/2017

Buon giovedì a tutti!! Troppa grazia quella di questa settimana, che prevede l'uscita di ben due horror (o quasi), entrambi giunti a Savona. Ottimo antidoto al troppo cinema italiano distribuito in questo periodo e, se vi capitasse, andate a vedere anche La tartaruga rossa, distribuito da martedì e per soli tre giorni nelle solite, pochissime sale fortunate. ENJOY!

Non è un paese per giovani
Reazione a caldo: Ah sì perché il cinema invece...
Bolla, rifletti!: Odio profondo fin dal trailer, con due garzoncelli che decidono di emigrare a Cuba dove, chissà come mai, li aspetta la solita tipa sballona che probabilmente cambierà la loro vita per sempre. Aggiungeteci le canzoni dei Negramaro e avrete il quadro completo della camurrìa che mi prende ogni volta che ne comunicano l'uscita al cinema. 

La cura dal benessere
Reazione a caldo: Evviva!!!
Bolla, rifletti!: Non credevo che lo avrebbero dato, giuro. Probabilmente sarà un diludendo cosmico ma il trailer, a differenza di Non è un paese per giovani, tra anguille e visioni inquietanti mette i brividi e invoglia a guardarlo. Chissà cosa sarà 'sta benedetta cura DAL benessere... Martedì lo scoprirò!

Slam - Tutto per una ragazza
Reazione a caldo: E due. Ma basta!
Bolla, rifletti!: Ok, sarò ancora più specifica: DETESTO il film generazionali italiani, quelli imperniati sui giovani, intendo. In primis, perché solitamente gli attori non sanno recitare nemmeno se li prendi a bastonate. A questo darei una chance solo per Marinelli ma è l'argomento in sé (genitori sedicenni) che proprio non mi ispira, oltre al fatto che è tratto da un romanzo di Nick Hornby, che detesto cortesemente.

Life
Reazione a caldo: Incognita della settimana.
Bolla, rifletti!: Speriamo lo tengano un po' più dei canonici sette giorni, anche perché il bonus horror questa settimana lo spendo già e ho paura di intortare il Bolluomo per accompagnarmi a vedere questo Life. Le recensioni lo descrivono più terrificante di Alien e temo quindi di venire ricoperta di insulti per l'eventuale inganno... se qualcuno lo va a vedere mi dica QUANTO è pauroso, thanks!

Al cinema d'élite si buttano sul morbosetto...!

Elle
Reazione a caldo: Visto e recensito QUI.
Bolla, rifletti!: Vi avverto, in breve: Elle non è un film per tutti. A me è piaciuto molto fino a poco oltre la metà, poi mi è un po' "scaduto", l'ho trovato inconcludente. Però lei è favolosa. 

domenica 29 gennaio 2017

Elle (2016)

La marcia di avvicinamento all'Oscar, fomentata anche dalla vittoria di Isabelle Huppert ai Golden Globes, mi ha portata a recuperare Elle, diretto nel 2016 da Paul Verhoeven e tratto dal romanzo "Oh..." del francese Philippe Djian.


Trama: Michèle, ricca donna in carriera, viene violentata da uno sconosciuto in casa, in pieno giorno. Nonostante le costanti minacce dell'uomo, Michèle continua comunque a vivere come se nulla fosse successo, pur cercando di scoprire l'identità del violentatore...



Non sarà facile per me parlare di Elle, l'ultimo film di Verhoeven, tante sono le reazioni contrastanti che mi ha suscitato. Probabilmente è la prima volta che un film mi ha presa così tanto nella prima parte, come spettatrice e come persona, per poi deludermi amaramente nella seconda, arrivando ad accostarsi a quel cinema psicologico morbosetto che più che toccare le mie corde le pizzica infastidendole. Semplificando una pellicola che di semplice non ha proprio nulla, a partire dal delicatissimo argomento trattato, oserei dire che Elle è ambiguo quanto la sua protagonista, una splendida e magnetica Isabelle Huppert, talmente affascinante che vien da chiedersi questi 64 anni anni che si porta appresso dove li abbia nascosti. Elle, come da titolo (il romanzo si intitola "Oh..." e chissà quale accezione viene data a questa esclamazione...), è la storia di una donna, una donna dotata di una fortissima personalità, per inciso. Il film si apre con una sequenza agghiacciante, che sbatte in faccia allo spettatore tutta la brutalità di uno stupro compiuto in pieno giorno e per di più in casa della vittima. Uno si aspetterebbe che Michèle, questo il nome della protagonista, chiamerebbe la polizia o perlomeno si disperasse, invece la prima cosa che fa la donna è rialzarsi e riassettare, per poi  farsi un bagno ed ordinare una cena cinese a domicilio per lei e il figlio, al quale non racconta nulla. I motivi di questa reazione anomala lo spettatore li scoprirà col prosieguo del film, che non sto ovviamente a raccontare, ma più interessante di ciò che sta dietro a questa scelta è arrivare a conoscere Michèle e coloro che le stanno accanto, esempi di varia umanità uniti in un dedalo di relazioni grottesche ma in qualche modo affascinanti. Intriga, di Elle, il modo distaccato in cui Michèle affronta non solo la sua tragedia ma anche il legame con l'ex-marito (uno scrittore fallito), il figlio (forse più fallito del padre, fidanzato con un'"artista" incinta di un figlio non suo), la madre (una vecchia dipendente dalle operazioni di chirurgia plastica e dotata di amante più giovane della figlia), il padre (la vergogna della famiglia), i vicini di casa (un anonimo bancario che diventa l'interesse sessuale di Michèle e la sua moglie bigotta) e tutto il nugolo di amici e colleghi che popolano le sue giornate, passate all'interno di un'azienda che produce videogame. Di fatto, non c'è un solo momento del film in cui la protagonista non interagisca con qualcuno, fosse anche il gatto, e l'intera realtà che la circonda viene quindi filtrata dal suo sguardo imperturbabile, lo sguardo di chi ha già provato sulla pelle un orrore indicibile e quindi non può più venire scalfita o stupita da nulla, neppure dai contenuti ributtanti del videogame che è impegnata a sviluppare.


Il punto di vista distaccato di Michèle trasforma quindi la prima parte della pellicola in una sorta di dramma/commedia dell'assurdo, lo specchio di un'umanità che non è neppure vuota, bensì bipolare: non c'è nessuno veramente buono o cattivo nel film, chiunque, protagonista compresa, abbraccia luce ed oscurità con una noncuranza e una purezza tali da essere sconcertanti (per esempio, Michèle va a letto col marito della sua migliore amica ma non lo fa con l'intento di farle del male. E' capitato per otto mesi, punto, ma l'amore di Michèle per Anna in tutto quel periodo non viene mai messo in discussione). Questo, unito alla curiosità di capire chi sia tra tutti questi personaggi l'aggressore di Michèle, avvince lo spettatore come l'edera e giuro che io sarei rimasta per ore ad ascoltare i dialoghi tra i personaggi e a spiare le dinamiche di questo assurdo spaccato di società francese. Il problema è che, ad un certo punto, l'identità del violentatore viene scoperta e da lì in poi ho avvertito la netta trasformazione del distacco "divertito" dell'inizio in una raffazzonata superficialità, in un banale desiderio di scioccare lo spettatore con della psicoanalisi d'accatto e degli scoppi di violenza assolutamente non catartici, né per i personaggi né per chi si trova davanti allo schermo. Se all'inizio le reazioni di Michèle sono assurde ma in qualche modo condivisibili, dopo la svolta centrale esse diventano gratuite, al punto che anche una sequenza forte come quella del confronto col padre perde quasi di valore, considerato quello che avviene subito dopo; certo, un po' di curiosità rimane, il desiderio di capire perché Michèle agisca in un certo modo, resta però anche l'attesa di qualcosa di più "profondo" rispetto al cliché del trauma passato e della società che crea mostri, attesa che si perde in un nulla di fatto e in un'alzata di spalle che sa tanto di incompiuto. Dalle recensioni del romanzo mi è parso di capire che i realizzatori di Elle abbiano sorvolato su alcuni dettagli importanti, utilizzandone altri come mere note di colore, al punto che mi chiedo se l'intento di Verhoeven non fosse quello di tornare semplicemente a scioccare l'audience, cosa che gli ha fatto un po' perdere le redini del progetto. Peccato, perché la Huppert è magnifica e il resto del cast gode di rimando dell'aura di questa splendida attrice brillando come raramente mi è parso di vedere in un film francofono (la sequenza della scena di Natale a mio avviso è strepitosa, un compendio di pura cattiveria) però in definitiva Elle mi ha fatto lo stesso effetto di un piatto che si inizia a mangiare con la foga dell'entusiasmo per poi ritrovarsi a faticare per finirlo. E non è detto che non ci siano difficoltà anche a digerirlo, eh.


Del regista Paul Verhoeven ho già parlato QUI mentre Christian Berkel, che interpreta Robert, lo trovate QUA.

Isabelle Huppert interpreta Michèle Leblanc. Francese, la ricordo per film come I cancelli del cielo, La pianista, 8 donne e un mistero e Amour. Anche produttrice, ha 64 anni e sette film in uscita.


Inizialmente, la produzione di Elle avrebbe dovuto svolgersi in America ma nessuna delle attrici interpellate, tra le quali Nicole Kidman, Sharon Stone e Julianne Moore, ha voluto affrontare un personaggio come quello di Michèle e l'intera operazione è stata quindi trasferita in Francia; lì, è stata la Huppert a leggere il copione, ad accettare la parte e a proporre Verhoeven come regista. Detto questo, se Elle vi fosse piaciuto provate a recuperare La pelle che abito. ENJOY!

lunedì 9 gennaio 2017

Golden Globes 2017

Buon lunedì a tutti! Come ogni anno, siamo arrivati all'assegnazione dei fatidici Golden Globe e mai come quest'anno li affronto con ignoranza e un fastidioso presagio di diludendo e banalità per quel che riguarda la notte degli Oscar... ENJOY!


Miglior film - Drammatico
Moonlight (USA, 2016)
Noi italiani non ne sapremo nulla fino a marzo ma la storia di un giovane ragazzo di colore nei bassifondi di Miami ha sbaragliato una concorrenza sulla quale, lo ammetto, non ero preparata affatto. Attendiamo marzo, che dire.

Miglior film - Musical o commedia
La La Land (USA, 2016)
Com'era prevedibile, il film di Chazelle sbaraglia gli avversari, confermandosi il Must See del 2017. Dispiace per Sing Street ma con Deadpool e Florence non c'era obiettivamente gara.

Miglior attore protagonista in un film drammatico
Casey Affleck in Manchester by the Sea
L'unico attore su cui avrei potuto pronunciarmi era il bravissimo Viggo Mortensen, mandato a casa da Affleck Jr. per un film che vedremo solo a febbraio.

Miglior attrice protagonista in un film drammatico
Isabelle Huppert in Elle
La superfavorita Natalie Portman si vede soffiare il Golden Globe dalla Huppert che, nell'ultimo film di Verhoeven, cerca di rintracciare l'uomo che l'ha stuprata. Da Verhoeven mi aspetto ogni cosa ma purtroppo Elle non ha ancora una data di uscita italiana quindi chissà quando riusciremo a goderci l'interpretazione della vincitrice.


Miglior attore protagonista in un film musicale o commedia
Ryan Gosling in La La Land
Ennesimo premio per il film di Chazelle, telefonatissimo quanto probabilmente meritato, anche se io tifavo Hugh Grant. Imbarazzanti le candidature di Jonah Hill per Trafficanti e di Ryan Reynolds per Deadpool: davvero non c'erano altri contendenti migliori?

Miglior attrice protagonista in un film musicale o commedia
Emma Stone in La La Land
Idem come sopra, premio telefonato da settimane. Almeno la Streep ce la siamo risparmiata, dai!

Miglior attore non protagonista
Aaron Taylor-Johnson in Animali Notturni
Finalmente è arrivato il PRIMO ed unico Golden Globe che capisco e approvo in toto perché questo ragazzo in Animali notturni è semplicemente favoloso. Aspettiamo l'Oscar con trepidazione!


Miglior attrice non protagonista
Viola Davis in Fences
Siccome non ho visto nessuno dei film per i quali le fanciulle erano candidate, tocca rimanere in silenzio e aspettare il 23 febbraio, quando Barriere, storia di una famiglia di colore ambientata negli anni '50, uscirà in Italia.

Miglior regista
Damien Chazelle
Avevate dubbi? Io no! Perdonatemi però se spendo una lacrima per l'elegantissimo Tom Ford.


Miglior sceneggiatura
Damien Chazelle per La La Land
E ma che due marroni!! Di nuovo, lasciatemi spendere una lacrima per Tom Ford e il suo Animali notturni e persino per Hell or High Water, che mi si dice fosse bellissimo.

Miglior canzone originale
City of Stars di Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul, per il film La La Land
Oh, ammazzatemi ma a me piaceva quella bulicceria di Can't Stop the Feeling e anche Faith. How Far I'll Go fa troppo Frozen, non era neppure candidabile.

Miglior colonna sonora originale
La La Land di Justin Hurwitz
Ok, sta diventando imbarazzante!!!

Miglior cartone animato
Zootropolis (USA 2016)
Sul serio? Vergognatevi. Non nego che fosse un film carinissimo ma Kubo e la spada magica era mille volte superiore, per tutta una serie di motivi che spaziano dalla realizzazione alla trama. E devo ancora vedere Una vita da zucchina e Sing!

Miglior film straniero
Elle (Elle, Francia, Germania, Belgio 2016)
Come al solito, davanti al film straniero rimango in silenzio perché non ne conosco neppure uno. Come ho detto sopra, però, aspetto Verhoeven con gioia.


Due righe anche sulle serie TV, sulle quali come al solito non posso pronunciarmi visto che ne seguo pochissime. L'adorata Stranger Things è stata ovviamente snobbata, ennesima conferma di come Golden Globes e Academy non amino avere a che fare con tutto ciò che tocca anche solo lontanamente l'horror (oppure non ne capisce nulla, si veda l'anno scorso il premio a Lady Gaga): al suo posto è stato preferito The Crown, che ha visto vincitrice anche Claren Foy come miglior attrice protagonista. Tommolino Hiddleston vince come miglior attore in una miniserie (e dopo questa dovrà recuperare The Night Manager, che vede vincitori anche Hugh Laurie e Olivia Colman) e fortunatamente anche gli adoratissimi Sarah Paulson e American Crime Story sono stati celebrati con un degno premio, altrimenti avrei urlato al diludendo. E con questo è tutto... ci si risente per gli Oscar! ENJOY!

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