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martedì 18 novembre 2025

Eddington (2025)

Ho rimandato per via della Nuovi Incubi Halloween Challenge, ma alla fine sono riuscita a guardare Eddington, diretto e sceneggiato dal regista Ari Aster, solo per scoprire che io e lui ormai non andiamo più d'accordo.


Trama: durante la pandemia del COVID, lo sceriffo Cross e il sindaco Garcia si scornano a causa di dissidi sentimentali mai sanati. Le cose precipitano quando Cross decide di candidarsi come nuovo sindaco...


"Ad Aster servirebbe qualcuno di vessante e intimidatorio come la madre di Beau, che lo portasse a fermarsi e dubitare, invece di dare sfogo a tutto ciò che gli passa per la testa convinto che sia sempre cosa buona e giusta. Anche perché (diciamoci la verità senza timore di scatenare l'ira degli dèi) tre ore del pur bravissimo Joaquin Phoenix con la faccia triste del cane bastonato, che sciorina una lamentela dopo l'altra quando non è impegnato ad uggiolare o a balbettare scuse incomprensibili, sono un po' pesanti da sopportare." Apro il post con la citazione di un grande critico, ovvero la sottoscritta, che già ai tempi di Beau ha paura aveva le idee chiare relativamente alla logorrea cinematografica di Ari Aster e sperava che, nel frattempo, l'autore si sarebbe un po' ridimensionato. Aster mi ha ascoltata, in effetti, perché Eddington dura ben venti minuti meno di Beau ha paura. Peccato che, a differenza della sua penultima opera, che comunque non mi aveva spinta tra le braccia di Morfeo se non durante la sequenza dello spettacolo teatrale, Eddington sembri durare quanto un lockdown. Credo e spero fosse una cosa voluta, in quanto il film è ambientato proprio durante i primi tempi della pandemia mondiale, quando ancora pensavamo che non ne saremmo mai usciti e quando lo scontro tra le varie fazioni era all'apice della ferocia, tra mascherine, distanziamenti, decreti, paranoia, dubbi, complotti e quant'altro. Ci ricordiamo tutti (forse) com'era la situazione solo cinque anni fa, anche se sembra passato un secolo, e ricordiamo bene come ogni piccolo problema fosse esacerbato da un orribile clima di incertezza e nervosismo. Eddington parla proprio di questo, di piccole ma ben radicate antipatie e fastidi tutto sommato superabili, che si ingigantiscono fino a trasformare la cittadina di frontiera in una polveriera avente come fulcro due poli opposti. Da una parte c'è lo sceriffo Cross, un conservatore con moglie traumatizzata e suocera complottista a carico, il quale si oppone strenuamente a ogni prevenzione perché asmatico e perché convinto che il COVID non esista; dall'altra c'è lo sceriffo Garcia, sindaco democratico con mani in pasta ovunque e fautore di un progresso comunitario che in realtà porterà denaro solo a lui e pochi altri. Dopo una vita di reciproca diffidenza, alimentata da una (presunta?) passata relazione tra Garcia e Louise, la moglie di Cross, i due si scontrano definitivamente quando lo sceriffo, stufo della politica del rivale, decide di candidarsi sindaco, cominciando un'imbarazzante campagna elettorale a base di frasi fatte e scioccanti video su Facebook.


In mezzo a questo "duello" western 2.0, che avrebbe condotto John Wayne nella tomba tanto i contendenti sono molli, Aster infila le proteste per il black lives matter, il terrorismo, le derive estremiste di buona parte della popolazione americana, la questione delle armi, la pedofilia, gli imbonitori del web e chi più ne ha più ne metta. Un sovraccarico di informazioni e criticità che, sulla carta, sarebbe anche molto interessante, ma che preso così, a spizzichi e bocconi, si traduce in una pluralità di "spunti" assimilabile al bombardamento di informazioni da social e, allo stesso modo, fa poca presa sul cervello dello spettatore. Anche in questo caso, probabilmente, l'effetto era voluto. Per quanto mi riguarda, però, se l'aspetto portante della trama si perde in tanti piccoli punti appena accennati, trovo faticoso continuare a provare interesse per i protagonisti, ancor più se detti protagonisti sono ritratti come persone di rara antipatia, privi di spina dorsale, incapaci di esercitare anche un minimo controllo sulla propria vita. Tanti piccoli Beau, insomma, che non arriveranno ad avere paura di tutto, ma che non trovano altra risposta se non affidarsi alla violenza (che sia verbale, psicologica o fisica) ogni volta che si sentono messi con le spalle al muro. E pensare che Eddington non è privo di momenti coinvolgenti, anche perché Ari Aster, come ha già ampiamente dimostrato, ha un occhio di rara finezza per la messa in scena. Penso al prefinale del film, angosciante e concitato come quello dei migliori horror, alle ampie panoramiche sul grottesco finale, alla perfetta imitazione delle dinamiche che intercorrono all'interno dei social, alla rappresentazione della lucida follia dello sceriffo, a quel doppio, silenzioso schiaffo sulle note di Baby, You're a Firework, che fa crollare l'intera situazione. In quest'ultimo caso particolare, fanno molto Pedro Pascal e Joaquin Phoenix, che trasmettono in maniera incredibile la valenza grottesca e drammatica della sequenza; c'è da dire, purtroppo, che io ormai ho un problema enorme con Joaquin Phoenix e coi suoi "vinti", dopo una lunga serie di interpretazioni che, a mio avviso, hanno ulteriormente appesantito delle storie già non proprio leggere, Beau ha paura in primis. Come ho detto, problema mio, per carità, ma potrei anche aggiungere che avere tra le mani Austin Butler e, soprattutto, Emma Stone e sottoutilizzarli come ha fatto Ari Aster è un crimine punibile per legge. Io aspetto con ansia il momento in cui Aster lascerà un po' da parte la sua strabordante voglia di mostrare "quanto ne sa", per tornare alla carica con un'opera più asciutta e concentrata, magari rientrando nei ranghi dell'horror, a lui più congeniali. Insomma, gli servirebbe un bel trattamento Shyamalano, quella doccia di umiltà che potrebbe farmelo di nuovo amare. Non per augurargli il male, ma aspetto con fiducia.  


Del regista e sceneggiatore Ari Aster ho già parlato QUI. Joaquin Phoenix (Joe Cross), Emma Stone (Louise Cross), Pedro Pascal (Ted Garcia), Luke Grimes (Guy Tooley), Clifton Collins Jr. (Lodge) e Austin Butler (Vernon Jefferson Peak) li trovate invece ai rispettivi link.


Micheal Ward
, che interpreta Michael Cooke, era il coprotagonista del film Empire of Light, mentre Amélie Hoeferle, ovvero Sarah, era nel cast di Night Swim. ENJOY!

venerdì 7 novembre 2025

Bugonia (2025)

Ho aspettato tantissimo, per i miei standard, ma fortunatamente il Multisala ha tenuto in programmazione Bugonia, l'ultimo film diretto da Yorgos Lanthimos, abbastanza perché potessi andarlo a vedere.


Trama: Teddy e Don, fermamente convinti che la Terra sia stata invasa da alieni responsabili di ogni male che affligge il pianeta, rapiscono la CEO di una multinazionale farmaceutica...


Cominciamo con un momento culturale, e spieghiamo cosa significa la parola "Bugonia". Il termine deriva da un episodio delle Georgiche di Virgilio e descrive un fenomeno per cui, dalle carcasse di tori, nascono delle api vive. Le api sono molto importanti per il film di Lanthimos, in quanto sono il termometro della salute del nostro pianeta, e la loro estinzione significherebbe l'inizio della sua lenta morte; la "bugonia", inoltre, si collega direttamente al finale del film, ma lì entrerei nel territorio dello spoiler e sarebbe meglio evitare. Torniamo alle api. Sono decenni che questi importantissimi insetti, che assicurano la proliferazione delle piante attraverso l'impollinazione, diminuiscono costantemente, a causa dell'inquinamento, delle malattie, del cambiamento climatico. Il protagonista di Bugonia, Teddy, le alleva ed è quindi dolorosamente consapevole di quanto, col tempo, siano diventate fragili. Questa consapevolezza è un ulteriore tassello atto a comprovare la sua teoria: la Terra è segretamente manipolata da alieni che stanno facendo di tutto per uccidere gli umani e distruggere il pianeta, avvelenando in primis le api. Gli alieni sono anche particolarmente "fissati" con Teddy, la cui vita è un inferno fatto di morte, malattia, povertà e disagio proprio per colpa loro. La forte personalità di Teddy, alimentata da podcast, siti e video a tema complottista, gli consente di convertire alla causa il suo unico amico, il problematico Don, il quale decide di aiutare Teddy a rapire Michelle, CEO di una multinazionale farmaceutica, sospettata di essere un'aliena in incognito. La prima metà di Bugonia è interamente imperniata sullo scontro tra le granitiche, folli convinzioni di Teddy e la pragmaticità arrogante di Michelle, un confronto tra due persone egoriferite e non particolarmente gradevoli, che pongono lo spettatore in una posizione scomoda. Da una parte, Teddy e soprattutto Don fanno pena, sono due animi solitari che cercano dei capri espiatori per una vita orrenda, squallida (di Don non sappiamo nulla ma Teddy ha visto tutti i membri della sua famiglia ammalarsi o morire, e ha subito sevizie durante l'infanzia); razionalmente, non si può dare la colpa della loro condizione a chi, come Michelle, dalla vita ha avuto tutto, ma viene anche il nervoso a pensare che queste persone non facciano comunque niente per aiutare i poveri disgraziati, anzi, fanno soldi sulla pelle di quelli come loro. Dall'altra parte, però, anche Michelle fa pena, perché le accuse che le vengono rivolte non sono razionali, ed è angosciante pensare che la sua logica rischi di condannarla a subire violenze o a morire per mano di chi è perso in un mondo completamente distorto. In seguito, i punti di vista di Bugonia si fanno ancora più estremi e grotteschi, un continuo avvicendarsi di rivelazioni scioccanti che prendono alla sprovvista lo spettatore, il quale si ritrova a dover testimoniare una situazione che precipita senza possibilità di recupero, una serie di casualità tali che ogni lotta razionale per la salvezza dell'umanità risulta non solo inutile, ma anche dannosa.


Non ho mai visto Save the Green Planet!, di cui questo Bugonia è un remake, quindi non posso fare paragoni, ma il grottesco thriller di Lanthimos è leggermente meno glaciale dei suoi precedenti lavori, veicola una rabbia grezza che probabilmente fallisce nel trovare un vero obiettivo verso cui rivolgersi, e lascia spiazzati perché, a parer mio, si chiude con un tragico afflato di speranza, dopo essersi un po' perso in un prefinale troppo squilibrato sui toni della commedia nera. Pur non essendo il film che preferisco di Lanthimos, è un'opera che affascina, creando un mondo "parallelo" radicato in una realtà tristemente verosimile e conosciuta. Parte di questa alterità si ritrova nello score di Jerskin Fendrix, perfetto per un film di fantascienza, il resto deriva tutto da un allucinante combinazione tra la scelta di girare in Vista Vision, che rende ogni sequenza di Bugonia incredibilmente nitida, e i movimenti di camera e le inquadrature sghembe tipici di Lanthimos, un mix che non solo crea un ironico distacco verso la scenografica violenza spesso mostrata, ma sfida anche le percezioni dello spettatore dando l'illusione che lo schermo si stringa e si allunghi, deformando la realtà. A questa sensazione di avere davanti un warp si unisce la claustrofobia derivante da uno dei due ambienti creati dal geniale scenografo James Price, la cantina di Teddy (l'altro è il delirio rivelatorio di vetro e forme geometriche dove lavora Michelle), dove si svolge buona parte del film. All'interno della cantina, la cinepresa di Lanthimos evita panoramiche troppo ampie e si concentra essenzialmente a riempire l'inquadratura coi volti dei due contendenti, i quali offrono due performance tra le migliori delle loro carriere. Jesse Plemons, ripreso quasi sempre dal basso a sottolinearne l'aggressività, è una bomba pronta a esplodere, un uomo in grado di alternare una lucida follia addomesticata a podcast cretini e una furia che lo rende un mostro bruciato dal sole; Emma Stone, al contrario ripresa dall'alto e quindi messa in una condizione di "sottomissione", sembra davvero un'aliena, con quegli occhioni enormi, il viso pallido e la testa rasata, ma la fredda determinazione che le brucia nello sguardo è la cosa forse più inquietante di tutto il film. Nel mezzo, un attore con reali problemi di autismo, Aidan Delbis, che non si limita a fare da cuscinetto, ma con la sua interpretazione realistica e misurata enfatizza ancora più l'orrore derivante da estremismi egoistici che hanno ben poca attenzione per coloro che dicono di voler difendere. La presenza di Delbis è il valore aggiunto di un film che scava in scomode magagne sociali, meritevole di una visione anche se non siete fan dello stile spesso involuto del regista, perché Bugonia mi è parso una delle sue opere più "accessibili".


Del regista Yorgos Lanthimos ho già parlato QUI. Jesse Plemons (Teddy), Emma Stone (Michelle) e Alicia Silverstone (Sandy) li trovate invece ai rispettivi link.


Il film è il remake di Save the Green Planet!, che ora mi toccherà vedere e che vi consiglio di recuperare, se Bugonia vi è piaciuto. ENJOY!

venerdì 21 giugno 2024

Kinds of Kindness (2024)

In ritardo rispetto al mondo, per colpa della durata elefantiaca, sono riuscita a recuperare al cinema Kind of Kindness, diretto e co-sceneggiato dal regista Yorgos Lanthimos.


Trama: nel primo episodio un uomo d'affari decide di liberarsi dalla pesante influenza del suo capo; nel secondo, un poliziotto viene assalito dal dubbio che la donna salvatasi dopo un incidente in mare non sia la sua vera moglie; nel terzo, i membri di una setta cercano il loro messia dai poteri miracolosi.


Benché Kinds of Kindness sia un film a episodi, ho deciso di non dedicare a ciascuno di essi un paragrafo come faccio di solito, soprattutto per evitare inutili spoiler a chi dovesse ancora vedere il film. In seconda istanza, preferisco prendere Kinds of Kindness come un'opera unica, profondamente legata ai primi lavori di Lanthimos, all'interno della quale si possono ritrovare tutti i temi che erano preponderanti nel grottesco Dogtooth. Proprio "grottesco" è l'aggettivo giusto per definire le vicende narrate nel film, all'interno del quale tre questioni profondamente serie e drammatiche offrono risvolti inaspettatamente ridicoli, se non addirittura comici, privando i protagonisti della loro importanza di fronte alla vastità dell'universo e dell'inconoscibile. I personaggi principali di ogni episodio sono, infatti, dei poveri inetti con grosse difficoltà a rapportarsi con l'esistenza; forse per questo motivo, attirano su di loro l'altrui volontà di prevaricare o cercano spontaneamente qualcosa che dia loro uno scopo anche a costo di spersonalizzarsi e incappare in grosse cantonate. I kinds of kindness del titolo originale sono atti di devozione che sfociano nell'insano e nel perverso e rappresentano il fil rouge che porta avanti la poetica del regista, fatta di sentimenti distorti che spingono al controllo dei sentimenti (o all'anaffettività) e dei comportamenti altrui, spesso alla ricerca di una perfezione impossibile che sfocia in frustrazione e in inevitabile violenza. L'esempio perfetto di tutto ciò, nonché il mio episodio preferito, è il primo, che scava proprio in un rapporto di inquietante dipendenza da cui il protagonista cerca di fuggire; mirabile sintesi di tutto ciò che adoro in Lanthimos, è espressione del masochismo più puro ma, a modo suo, è anche tristemente tenero. C'è della tenerezza anche nel secondo episodio, ma ammetto di non averlo capito. Probabilmente, sono stata distratta dalle potenziali implicazioni fantascientifiche o horror richiamate dalla trama e dalla generale impressione che il poliziotto protagonista abbia trovato la "soluzione" al suo problema senza rendere partecipe il pubblico, tuttavia non ho capito dove volesse andare a parare il tutto e la "rivelazione" buttata lì en passant con un sogno raccontato non ha granché giovato. Il terzo episodio torna ad essere più comprensibile e ammetto di avere riso parecchio durante la visione, forse perché è costruito come una parodia di tutte le sette religiose che infestano sia il mondo che le opere di finzione. Nonostante l'abbondanza di aspetti e rituali ridicoli, per non parlare della protagonista goffa e di una serie di inenarrabili sfighe, anche questo episodio nasconde un cuore tragico, fatto di persone che hanno perso loro stesse e sono bloccate in un limbo di prospettive sgradevoli, alla mercé di chiunque voglia approfittarsi di loro o, peggio ancora, offrire aiuti non richiesti che minacciano di distruggerle. 


A prescindere da ogni considerazione personale, come ha detto la mia amica a fine visione "il film è zeppo di chicche", quindi anche nell'episodio meno riuscito ci sono momenti di puro genio che valgono la visione di Kinds of Kindness. Un altro aspetto che ho gradito tantissimo è il ritorno a una regia e una fotografia meno barocche rispetto a Povere creature! e, per quanto mi riguarda, molto più efficaci. Lo spaesamento dei personaggi, il loro essere protagonisti di una tragicommedia sulla quale non hanno alcun controllo, vengono enfatizzati da inquadrature dove sono gli sfondi (naturali o artificiali) ad essere preponderanti sulla figura umana; interni eleganti ma asettici diventano gli spettatori della desolazione dei protagonisti, oppure questi ultimi percorrono strade apparentemente senza fine, per non parlare del modo in cui persino la casetta di due sposi innamorati si priva di calore e si trasforma in ulteriore mezzo di incomunicabilità. Aggiungo inoltre che l'assurda colonna sonora di Jerskin Fendrix, inframmezzata da pezzi più pop e accattivanti, mi ha lasciata spiazzata in più di un'occasione, in particolare quando cupi cori arrivano a sottolineare i momenti più inquietanti o rivelatori. Gli attori, infine, meriterebbero un post a parte. Jesse Plemons è patrimonio mondiale, nonché avviato a percorrere la strada di un altro grande a lui molto simile per "colori" e corporatura, Philip Seymour Hoffman, e meriterebbe davvero che i registi gli cucissero addosso ruoli in bilico tra il weird e il drammatico, perché gli calzano alla perfezione. E lo so che tutti siete andati al cinema per Emma Stone, altrettanto a suo agio e palesemente divertita, però stavolta le ho preferito il biondo co-protagonista, che riesce a tenere testa persino a Willem Dafoe (divino, che ve lo dico a fare?) e a LUI. Con lui, intendo Yorgos Stefanakos, fantastico signor nessuno dalla faccia di pancotto, che arriverà a riempire ogni vostro pensiero e a perseguitarvi nel sonno: è forse lui un Dio? E' forse un silenzioso agente del caos? E' forse un tizio che voleva semplicemente mangiarsi un panino senza fare troppo casino, invano? Chissà. Vi toccherà guardare Kinds of Kindness per scoprirlo!


Del regista e co-sceneggiatore Yorgos Lanthimos ho già parlato QUI. Margaret Qualley (Vivian / Martha / Rebecca / Ruth), Jesse Plemons (Robert / Daniel / Andrew), Hong Chau (Sarah / Sharon / Aka), Willem Dafoe (Raymond / George / Omi), Mamoudou Athie (Will / Neil / Infermiere all'obitorio) e Emma Stone (Rita / Liz / Emily) li trovate invece ai rispettivi link.



lunedì 11 marzo 2024

Oscar 2024

Buon lunedì a tutti! Dopo due notti matte e disperatissime, gatta Sandy ha scelto proprio questa per dormire fino alle 5, facendomi perdere la serata degli Academy Awards. Poco danno. Quest'anno il mio tifo da stadio era ai minimi storici e le uniche due cose che m pento di non aver visto sono John Cena ignudo e l'esibizione di Ryan Gosling sulle note di I'm Just Ken, per il resto direi che questa sia stata una delle edizioni più "educate" e prevedibili di sempre, almeno a livello di premi. Sarà, infatti, molto facile scrivere il post visto che un film ha vinto praticamente tutto... ENJOY!


Come ampiamente previsto, Oppenheimer ha vinto la statuetta come miglior film e Christopher Nolan quella come miglior regista. L'esito era scontato fin dall'uscita della pellicola: stavolta il regista britannico ha unito la sua indiscutibile tecnica a una storia universale, perfetta per il periodo storico, realizzando un film evento che, diciamolo senza paura, ha sfruttato anche l'antagonismo verso Barbie, uscito ridimensionato e sconfitto con una cattiveria tale da chiedermi cos'abbia fatto di così male all'industria cinematografica. Oppenheimer si porta a casa altri cinque Oscar. Uno, scontatissimo, per Cillian Murphy come miglior attore protagonista (perfetto, non discuto assolutamente, ma posso comunque spendere una lacrima per Paul Giamatti?), uno per Robert Downey Jr. (avrei preferito il collega Mark Ruffalo ma ogni premio dato a Robertino è cosa buona e giusta) e tre premi "tecnici", il doveroso miglior colonna sonora e i più discutibili miglior fotografia e montaggio, che io avrei dato rispettivamente a El conde e Anatomia di una caduta


Altro Oscar ampiamente prevedibile e doverosissimo è stato quello ad Emma Stone come miglior attrice protagonista in Povere creature! A chi ha non ha dormito per giorni pensando a un colpo di mano di Lily Gladstone ricordo che Scorsese è stato snobbato per film molto migliori della sua ultima opera, quindi un po' di realismo ci stava, su. L'ultimo film di Lanthimos partiva stra-favorito ma, tolto l'oscar alla strepitosa Stone, alla fine si è "limitato" ad ottenere riconoscimenti per gli spettacolari costumi, l'interessantissimo trucco e parrucco e le altrettanto splendide scenografie (anche se avrei preferito che il premio andasse a Barbie, visto tutta la vernice rosa consumata).


Vince l'Oscar come miglior attrice non protagonista Da'Vine Joy Randolph. Quest'anno non c'era nessun'attrice che mi ispirasse per la categoria, quindi una vale abbastanza l'altra. Auguro alla vincitrice di non fare la fine di molte altre sue colleghe esordienti, finite nel dimenticatoio dopo la brillante carriera promessa dalla statuetta.

Comunque la prossima volta scegli un altro abito, please

Anatomia di una caduta
vince la miglior sceneggiatura originale lasciandomi molto soddisfatta. E' l'unico premio andato a un film partito favoritissimo, ma meglio che rimanere a bocca asciutta.


La miglior sceneggiatura non originale è andata a un film che, a me personalmente, ha detto proprio poco ma che ha fatto sfracelli in patria, American Fiction. Forse non era il mio genere, ma era quello che meno preferivo tra tutti i candidati. Meglio questo che altri premi per cui era in lizza, per carità.


Mi dispiace per i patrioti, ma sono molto contenta che l'Oscar per il miglior film straniero sia andato a La zona d'interesse, uno dei pochi film di quest'anno ad avermi convinta in toto, che giustamente porta a casa anche l'Oscar per il miglior sonoro, tratto distintivo e fondamentale della pellicola.


Travolge, giustamente, lo strapotere dell'animazione americana l'ultima opera di Miyazaki sensei, Il ragazzo e l'airone. Sono curiosissima di vedere Il mio amico robot ma, nel frattempo, gioisco per lo Studio Ghibli e il suo fondatore (che, conoscendolo, avrà gettato già la statuetta nel bidone della rumenta).

Siccome il sensei non era presente, è giusto postare della figaggine

Infine, riassumo quell'altro paio di premi "tecnici" andati ad altre pellicole. Godzilla -1.0, che purtroppo non ho visto, vince l'Oscar per i migliori effetti speciali. Barbie, alla fine, ha vinto solo la miglior canzone originale, purtroppo non I'm Just Ken come avrei voluto ma What Was I Made For? (oh, ma mai una gioia, eh). Aggiungo, come ogni anno, quelle categorie di cui non ho assolutamente conoscenza, tranne che per lo spettacolare La meravigliosa storia di Henry Sugar, giustamente vincitore del premio come miglior corto: 20 Days in Mariupol Miglior Documentario (mi è bastato il trailer per sentirmi male e piangere, vi credo sulla fiducia), The Last Repair Shop come Miglior Corto Documentario e War Is Over! come Miglior Corto Animato. Vi lascio con tre foto meravigliose e vi dico che da domani, per fortuna, torno a recuperare horror e affini, ma le recensioni a tema Oscar vi accompagneranno, ahivoi, per moltissimo tempo ancora! 





venerdì 2 febbraio 2024

Povere creature! (2023)

Ho aspettato un sacco ma alla fine anche io sono riuscita a vedere Povere creature! (Poor Things), diretto nel 2023 dal regista Yorgos Lanthimos e candidato a undici Oscar: Miglior film, Miglior regista, Migliore sceneggiatura non originale, Miglior attrice, Miglior attore non protagonista, Miglior montaggio, Migliore fotografia, Migliore scenografia, Migliori costumi, Migliore colonna sonora, Miglior trucco e acconciatura. Attenzione, segue lungo sproloquio!


Trama: il geniale chirurgo Godwin Baxter recupera il cadavere di una donna suicida e le dà nuova vita, impiantandole il cervello del bambino che portava in grembo. "Nasce" così Bella, creatura in cerca della libertà, della conoscenza e del suo posto nel mondo...


Questa volta più di altre mi pento di non avere letto il romanzo omonimo di Alasdair Gray prima di accingermi alla visione di Povere creature!, perché, nonostante il film sia stato incensato da chiunque, a me è sembrato di non avere colto qualcosa. Prendete dunque questo post come una riflessione personalissima e sentitevi liberi (anzi, fatelo!!) di venire incontro al mio ignorantissimo cervello nei commenti. L'ultimo film di Lanthimos è un'opera che mescola le suggestioni e lo stile dei romanzi di formazione e picareschi, condito da abbondanti tocchi di horror, humour nero e situazioni grottesche, avente per protagonista la giovane Bella Baxter. Quella che viene presentata allo spettatore è la seconda vita di Bella: come un novello mostro di Frankestein, Bella è un cadavere rianimato dallo scienziato Godwin "God" Baxter, che l'ha creata inserendo il cervello di un bambino mai nato nel corpo della madre morta suicida, e l'ha cresciuta come un esperimento controllato. Proprio la natura peculiare del cervello di Bella la rende una creatura di pura innocenza ed istinto, dotata (come appunto i bimbi piccoli) di una spiccata percezione dei propri bisogni che spesso sconfina in un testardo e capriccioso egoismo. Ciò, unito a una rapidissima capacità di sviluppo e apprendimento, la porta presto a diventare insofferente verso i limiti imposti da God e le cose precipitano quando la sessualità di Bella si risveglia con un'urgenza resa pressante da tutte le caratteristiche di cui sopra; l'arrivo dello spregiudicato e disnibito avvocato Duncan Wedderburn spingerà Bella a fuggire con lui e ad iniziare il suo viaggio alla scoperta del mondo e di se stessa. Pur non avendo letto con attenzione le varie recensioni scritte in rete onde evitare spoiler, persino io ho capito che il comun denominatore delle stesse fosse la parola "femminismo". In effetti, le vicende di Bella nascono da un atto di "potere" commesso da un uomo ai danni di una donna che ha cercato di togliersi la vita e proseguono seguendo il tentativo della protagonista di liberarsi dall'influenza di uomini pronti a decidere cosa sia meglio per lei e, in seguito, a plasmarla in base ai propri desideri. La sessualità femminile, la presenza di un organo destinato esclusivamente al piacere come il clitoride, è il fulcro della narrazione per la prima parte del film e ritorna, prepotente, verso la fine, incarnando (da un punto di vista maschile) tutto ciò che c'è di bello e terribile nelle donne. Quasi tutti i personaggi cercano infatti di approfittare dello sfrenato desiderio sessuale di Bella per poterla controllare: God cerca di imbrigliarlo affibbiandole un marito scelto da lui, così da poter continuare l'esperimento in sicurezza, Duncan desidera al fianco una donna-bambina dall'appetito insaziabile e facile da plasmare, la maitresse punta a trarne il massimo profitto, Alfie decide di inibirlo per sempre onde evitare di gestire una donna che già si era liberata dalla sua influenza suicidandosi e privandolo di un figlio.   


Bella, in tutto questo, se ne batte allegramente le balle, passatemi il termine, ed è conseguentemente meravigliosa. Determinata a fare solo ciò che può farla stare bene, non si fa mettere i piedi in testa da nessuno e asseconda chi ha a che fare con lei per il tempo che le serve a ottenere ciò che desidera. Sesso, cultura, cibo, denaro, informazioni, ognuna di queste cose è fondamentale per Bella, con un grado di importanza che varia in base al suo sviluppo fisico e mentale, alla sua crescita. Impermeabile, apparentemente, a qualunque cosa legata ad aspetti meramente "sentimentali", Bella ragiona col piglio di uno scienziato secondo rapporti di causa ed effetto, non tanto come "donna" ma come persona pienamente autoconsapevole, al di là di ogni definizione di sesso, età o classe sociale. E' qui, dunque, che mi viene da chiedermi se Povere creature! sia un film "femminista" o se non faccia, invece, un discorso aperto a tutt*, lanciando un invito ad essere la nostra versione migliore, con un occhio alle brutture della società che ci circonda, coltivando "egoisticamente" passioni e bisogni in modo da rendere il mondo un posto più gradevole per tutti quelli che lo meritano (le facce di merda irrecuperabili, invece, possono rimanere in ginocchio a belare nel pantano a cui sono destinati). Ed è sempre qui che, lo ammetto, il mio entusiasmo per Povere creature! si è incrinato, scontrandosi con quella che io ho percepito come una superficialità perplimente. Premesso che Bella ha delle origini tragiche e terribili e che sul suo corpo è stata commessa una violazione imperdonabile, nel corso del film non c'è un solo momento in cui la protagonista si trovi davvero nelle condizioni definite dalle parole della maitresse parigina, apparentemente tra le più importanti della pellicola: "We must experience everything. Not just the good, but degradation, horror, sadness. This makes us whole Bella, makes us people of substance. Not flighty, untouched children. Then we can know the world. And when we know the world, the world is ours". Certo, a un certo punto del film Bella impara che alcune persone soffrono e muoiono ingiustamente e, in seguito, diventa prostituta, ma la prima situazione è un'apostrofo bruciato dal sole tra una patata e una sisa, mentre la seconda è all'acqua di rose: Bella SCEGLIE di prostituirsi, tenta per cinque minuti di instaurare il socialismo (altro concetto apparentemente importantissimo inserito qui e là nei dialoghi e mai approfondito...) all'interno della struttura del bordello e se ne va senza problemi quando decide di essere stufa di quella vita. In realtà Bella, salvo i criticabili, odiosi limiti della sua condizione di donna (che, peraltro, nessuno riesce ad imporle in virtù della natura di ciolla molla di ogni uomo presente nel film), nasce come privilegiata alto borghese, viene "rapita" da un perdigiorno che comunque la mantiene, torna ad una vita che le consentirà di diventare ciò che desidera, quindi la sua vicenda risulta priva di quel tormento che le darebbe non solo un po' più di consistenza, ma anche maggiore profondità. 


Al di là di queste considerazioni personalissime, non è che Povere creature! non mi sia piaciuto. Ho un po' sofferto la pesante ingerenza della computer grafica nei colori e nei fondali, questo sì, ma ho apprezzato molto la sperimentazione estrema di Lanthimos e del direttore della fotografia Robbie Ryan, quella manifesta volontà di giocare con le lenti, le luci e le inquadrature, in perfetta sincronia con le esperienze sempre diverse vissute da Bella e con la sua voglia di esplorare. Gli ambienti ricostruiti in studio, con quelle suggestioni steampunk e i dettagli surreali, sono dei micromondi senza tempo che risultano contemporaneamente familiari ed estranei, e riescono a spiazzare lo spettatore di continuo, così come le mise intrigantissime di Bella, un perfetto mix di "decoro" da gentildonna e spirito libero punk. All'interno di questi abiti allucinanti, Emma Stone ci sguazza e si profonde nell'interpretazione migliore di sempre. Senza alcun senso di pudore o di vergogna, la Stone mette a nudo non solo il suo corpo, ma occhi di un'innocenza spiazzante, che accompagnano, con quello sguardo diretto e stralunato, parole scandite con candida perfidia, capaci di strappare più di una risata di sconcerto o ammirazione. Se la Stone è sicuramente ipnotica, non è meno azzeccata l'interpretazione di Mark Ruffalo, al quale è stato offerto il ruolo della vita, portato a casa in maniera egregia. Duncan Wedderburn è un buffone matricolato e una persona pessima sotto ogni punto di vista, ma in alcuni momenti l'interazione con Bella è talmente avvilente per questo povero creaturO che è difficile non provare un minimo di pena (e poi io un attore che improvvisa un BELLAAAA!! neanche fosse un novello Kovalski lo amo a prescindere), mentre il favoloso ballo che vede impegnati entrambi sulla nave è talmente esaltante a livello di chimica e coreografia da essere quasi ai livelli di quelli che vedeva impegnati il compianto Raul Julia e Anjelica Houston nei due film de La famiglia Addams. Ho detto QUASI! E quasi è la parola chiave di ciò che ho provato guardando Povere creature!: mi ha quasi convinta, ma non al 100%, diciamo, per rimanere in tema, che non ho raggiunto l'orgasmo. Se però si porterà a casa ogni Oscar per cui è candidato mi vedrete saltellare felice ugualmente!


Del regista Yorgos Lanthimos ho già parlato QUI. Emma Stone (Bella Baxter), Willem Dafoe (Dr. Godwin Baxter), Christopher Abbott (Alfie Blessington) e Mark Ruffalo (Duncan Wedderburn) li trovate invece ai rispettivi link.





lunedì 8 gennaio 2024

Golden Globes 2024

E' arrivata, come Undertaker alle spalle di AJ Styles, la Award Season, che mi ha colta talmente impreparata che nemmeno ricordavo la data di assegnazione dei Golden Globes. Aspettando le nomination per gli Academy Awards, che verranno annunciate il 23 gennaio, ecco a voi un ignorantissimo recap dei premi assegnati stanotte. ENJOY!


Miglior film drammatico
Oppenheimer (USA/UK, 2023)

Un Globe giusto, anche se non ho visto gli altri contendenti, a parte Killers of the Flower Moon che, da amante di Scorsese, ovviamente avrei preferito come vincitore. Riservandomi di recuperare al più presto gli altri film candidati (che di sicuro, almeno in parte, finiranno nella rosa di Miglior Film per i prossimi Oscar), attendo di vedere se quest'anno sarà la volta buona per Christopher Nolan!

Miglior regista
Christopher Nolan per Oppenheimer

Sarà la volta buona? E' la prima volta che Nolan porta a casa un Globe, quindi magari la via è aperta anche per l'Oscar, ma chi può dirlo? Glielo auguro, che dire, anche se ovviamente mi dispiaccio per l'amato Martin e, sulla fiducia, anche un po' per Lanthimos


Miglior film - Musical o commedia
Povere Creature! (Poor Things!  - Irlanda, UK, USA, 2023)

E' il film che aspetto di più da mesi e la voglia di vederlo, dopo questo premio, è aumentata ancora. Per fortuna non c'è da attendere ancora a lungo, ma che due palle, però, essere sempre così penalizzati rispetto a tutto il resto del mondo (Fermo restando che anche The Holdovers e May December mi interessano moltissimo e che Barbie e Air mi sono piaciuti davvero tanto, soprattutto il primo, quindi era una bella lotta).

Miglior attore protagonista in un film drammatico
Cillian Murphy in Oppenheimer

Di Caprio a parte, mi mancano tutte le altre prove, anche quelle di Bradley Cooper e Barry Keoghan, visto che durante le "vacanze" di Natale sono stata abbastanza lontana dagli schermi, quindi non ho granché modo di commentare il premio, ma direi che era abbastanza scontato vista la potenza della performance. 

Miglior attore non protagonista
Robert Downey Jr. in Oppenheimer

Sono contenta perché Robertino, anche se qui pare mio nonno, è sempre un grande attore nonché un figo. Ma perdonatemi se mi si spezza il cuore per Ryan Gosling, attore per cui non ho mai avuto un debole, ma che in Barbie divora ogni singola scena. You're Kenough for me, Ryan!!!


Miglior attrice protagonista in un film drammatico
Lily Gladstone in Killers of the Flower Moon

Finalmente un giusto premio anche per la pellicola di Scorsese, con un'esordiente da tenere d'occhio, costretta ad un'interpretazione misurata ed intensissima per tenere testa a due mostri sacri. Ammetto, anche stavolta, di non avere però avuto modo di vedere le performance delle altre candidate, quest'anno sono particolarmente lacunosa!


Miglior attore protagonista in un film musicale o commedia
Paul Giamatti in The Holdovers - Lezioni di vita

Sono molto, molto triste per Nicolas Cage, ma sono contenta che il globe sia andato a Giamatti (per un film che, tra l'altro, vorrei vedere!!) e non agli altri candidati, anche se, salvo Chalamet in Wonka che non avrebbe dovuto nemmeno avere la nomination (banalmente, perché è una normalissima performance in un film medio, nulla da togliere al povero Timothée), mi sono piaciuti tutti. 

Miglior attrice protagonista in un film musicale o commedia
Emma Stone in Povere creature!

Contentissima, sulla fiducia. Già dal trailer si capisce che l'interpretazione della Stone è potentissima, senza nulla togliere alle altre candidate, la deliziosa Margot Robbie in primis. Attendo con ancora più ansia l'uscita di Povere Creature!

Miglior attrice non protagonista
Da'Vine Joy Randolph in The Holdovers - Lezioni di vita

Ho visto quest'attrice in almeno mezza dozzina di film e non mi è mai rimasta impressa. Non avendo ancora visto The Holdovers né le interpretazioni delle altre candidate, non so se il premio sia la necessaria quota "colorata" della premiazione o se sia dovuto, quindi sospendo il giudizio. 

Miglior sceneggiatura
Justine Triet e Arthur Harari per Anatomia di una caduta

Altro film che, causa distribuzione un po' così e brevissima programmazione al cinema d'élite, ho perso. Me l'avete consigliato in tantissimi e c'è anche una richiesta per l'On Demand, quindi direi che nei recuperi questo scatterà al primo posto. Anche se un po' mi spiace per Barbie, lo ammetto.

Miglior canzone originale
"What Was I Made for?" di Billie Eilish e Finneas O'Connell per Barbie

Avrei scelto I'm Just Ken, ma non mi lamento, le canzoni del film Barbie erano tutte bellissime e ficcanti! 


Miglior colonna sonora originale
Oppenheimer di Ludwig Göransson

In effetti era una gran bella colonna sonora, anche se gli ho preferito quella del sempre elegantissimo Joe Hisaishi per Il ragazzo e l'airone. A tal proposito...


Miglior cartone animato
Il ragazzo e l'airone (Kimitachi wa dô ikiru ka - Giappone 2023)

Un premio doveroso, che mi rende oltremodo felice. Dispiace che solo Miyazaki riesca a contrastare lo strapotere Disney e il generale "americacentrismo" dei premi conferiti ai cartoni animati, perché ci sono tante altre cinematografie interessanti, ma l'importante è che ogni tanto succeda. 

Miglior film straniero
Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute - Francia, 2023)

Come sopra, è diventato imperativo recuperarlo! Mi interessavano molto anche Foglie al vento e La società della neve, ma quest'ultimo dovrò guardarlo da sola perché ieri sera ho provato a iniziarlo col Bolluomo, già di suo terrorizzato dagli aerei, e abbiamo dovuto interromperlo dopo dieci minuti per sopraggiunta ansia. 

Cinematic and Box Office Achievement
Barbie (USA, 2023)

Quest'anno, la nuova categoria era quella dedicata ai film più famosi e amati tra il pubblico, una sorta di... boh? Contentino per gli sconfitti? Tentativo di modernizzarsi e andare incontro ai non addetti ai lavori? Non saprei ma dispiace un po' che sia l'unico premio andato a Barbie, che avrebbe meritato, a parer mio, qualcosina in più.


Come se l'ignoranza cinematografica non bastasse, arriva a travolgermi come un rullo compressore anche quella televisiva!! Tra i vincitori, ho visto giusto la bellissima serie Lo scontro, premiata come Miglior serie limitata, serie antologica o film per la televisione (che è valsa i premi anche ai bravissimi protagonisti Ali Wong e Steven Yeun), mentre Succession e The Bear hanno fatto man bassa di tutto il resto e si confermano due serie da recuperare prima di subito, coi miei tempi bibilici, ovvio! L'award season tornerà in occasione del consueto riassuntone degli Oscar, l'11 marzo! ENJOY!


domenica 6 giugno 2021

Crudelia (2021)

Pur essendo ancora traumatizzata da quell'obbrobrio di Maleficent ho deciso di dare una chance a Crudelia (Cruella), diretto dal regista Craig Gillespie.


Trama: dopo la morte della madre, la piccola Estella comincia a vivere di espedienti e furtarelli, almeno finché non viene notata dalla Baronessa, la stilista più famosa della swinging London. Lavorando per la Baronessa, Estella scopre gli oscuri segreti del suo passato e arriva a meditare vendetta...


Vai a sapere perché la Disney ha deciso di fornire delle "giustificazioni" alla cattiveria dei suoi villain, come se già non bastasse la ridda di figli adolescenti scemi che gli hanno appioppato con Descendants (tra l'altro Crudelia De Mon si è beccata credo il cretino peggiore, ma non è il caso di parlarne). Probabilmente la Casa del Topo, nonostante abbia ora per le mani il franchise di Star Wars e un intero universo supereroistico, quindi abbastanza materiale per realizzare film da qui alla fine del mondo, non sa più dove sbattere la testa per quanto riguarda le idee originali, e ha deciso di fornire delle fondamenta al fascino misterioso di queste creature oscure che ci "perseguitano" fin da bambini, questi personaggi che a 40 anni arriviamo anche a capire, poverelli, "circondati da idioti" come sono oppure costretti a subire la melassa grondante di varie principesse. Crudelia De Mon, in realtà, è un caso un po' particolare, in quanto spinta da vanesio desiderio di possedere una pelliccia di cuccioli di dalmata e, quindi, è già più difficile parteggiare per lei piuttosto che per una Maleficent o un'Ursula, ma è anche vero che ella è "demonio di classe che incanta con stile", modellata su Tallulah Bankhead, quindi affascinante e scazzato modello di vita a prescindere; la sua origin story non poteva dunque essere una robetta banale e stracciapalle come quella di Maleficent bensì qualcosa di cool, moderno, più vicino a un'idea alla Birds of Prey che ai recenti live action disneyani. A dire il vero, a un certo punto mi è venuto quasi da pensare che Cruella fosse la origin story di Vivienne Westwood, radicata com'è nel mondo della moda e impreziosita, letteralmente, dai costumi più belli e sfacciati visti quest'anno, e non è un caso che molti citino Il diavolo veste Prada visto che la fonte di tutti i mali della povera Cruella è una meravigliosa baronessa che darebbe filo da torcere a Miranda Priestly. Anzi, diciamocela tutta, La baronessa della Thompson dà parecchi punti alla Miranda della Streep ed è il capo maligno che tutte vorremmo essere almeno una volta nella vita. Ma torniamo a Cruella.


Nata come la versione gnocca di un gelato Pinguino, la futura signora De Mon (o De Vil. Parentesi aperta sull'adattamento. Ma porco belino, ho capito che Estella/Crudelia non funzionava, ma chi, in Italia, ha mai conosciuto il personaggio come Cruella?) è bipolare già nella capigliatura e fin da bambina è costretta a tenere a bada la sua indole caotica, di persona fuori dagli schemi ed anticonformista. Narrata attraverso la caustica voce narrante di un "io" futuro e già divenuto Crudelia, la storia di Estella sembrerebbe quella di Cenerentola, non fosse che al posto delle due sorellastre la piccola, una volta rimasta orfana, si ritrova accanto due amichetti sbandati (i futuri Gaspare e Orazio, qui Jasper e Horace) che la aiutano in qualche modo a superare infanzia e adolescenza tra un furtarello e una truffa, finché la fanciulla non diventa assistente della già citata Baronessa. Dotata di uno spiccato gusto per la moda e uno stile fuori dal comune, Estella potrebbe rapidamente scalare i vertici di un'azienda gestita fondamentalmente da una parassita di idee, non fosse che detta parassita è legata a doppio filo alla morte di sua madre; abbandonata quella che Estrella pensava fosse la sua vera personalità, quella remissiva e goffa, per riuscire a fare luce sui tanti misteri che la circondano la ragazza lascia quindi spazio a Cruella, il suo lato malvagio, dirompente e menefreghista, arrivando a poco a poco a scoprire, come già successo per il Joker di Joaquin Phoenix, che talvolta la nostra faccia "buona" è solo una maschera che utilizziamo per essere accettati dalla società, quella stessa società che ci mette con le spalle al muro e ci costringe a combatterla mostrandoci per quello che siamo: degli psicopatici senza se e senza ma. 


Dimenticatevi i cuccioli di dalmata, la perfidia senza ragione, l'immancabile fumo di sigaretta, perché questa Cruella sarà anche matta ma non compie nulla di particolarmente sconvolgente o irreparabile, anzi, paragonata alla Baronessa è un agnellino, ma almeno la sua cattiveria non è stata innescata dai futuri padroni di Pongo e Peggy (come invece succedeva in Maleficent, dove re Stefano veniva trasformato in un mostro spietato). Anzi, paliamo un po' dei dalmata. La pelliccia bramata viene spesso citata e un eventuale odio verso i cani a pois viene "stuzzicato" all'inizio sfruttando una delle scene di morte meno epiche e più esilaranti della storia della Disney, ma non c'è nulla che spieghi come mai in futuro una donna amante dei cani dovrebbe decidere di spellarli per puro piacere, a meno che non si voglia tirare in ballo la demenza senile. Allo stesso modo, non si capisce perché Jasper, connotato come possibile love interest della protagonista, a un certo punto si veda azzerare il Q.I. per avvicinarlo maggiormente alla sua controparte animata, quando per buona parte del film abbiamo davanti un bel ragazzo, intelligente, simpatico ed affettuoso. Fortunatamente, questi difetti o errori di continuity, chiamateli un po' come volete, non inficiano la fondamentale validità di una scanzonata commedia nera in perfetto stile Craig Gillespie, che smorza con una patina di black humour qualunque momento rischi di diventare strappalacrime e confonde lo spettatore con una girandola ricchissima di avvenimenti, colpi di scena, sfondamenti della quarta parete, colori e suoni. Emma Stone sarà anche perfetta (e si è portata dietro l'esperienza dell'interpretazione borderline in La favorita), Emma Thompson mai troppo lodata (anche lei ispirata dal personaggio interpretato nel suo ultimo film, E poi c'è Katherine), ma la vera bellezza del film sono i meravigliosi costumi, le stupende scenografie che fanno loro da scrigno e, ovviamente, una colonna sonora furbissima, perfetta per accompagnare ogni sequenza della pellicola nemmeno ci trovassimo davanti a una sfilata di moda. Sperando che prima o poi qualcuno decida di mettere in commercio tutte le mise indossate dalla Stone, vi invito a non essere schizzinosi com'ero io prima della visione e a dare una chance a questo Cruella, potrebbe sorprendervi. 


Del regista Craig Gillespie ho già parlato QUI. Emma Stone (Estella/Cruella), Emma Thompson (La baronessa), Paul Walter Hauser (Horace), Emily Beecham (Catherine) e Mark Strong (John) li trovate invece ai rispettivi link. 

Joel Fry interpreta Jasper. Inglese, ha partecipato a film come Paddington 2, Yesterday, In the Earth e a serie quali Il trono di spade. Anche produttore, ha 37 anni.


Le altre attrici in lizza per il ruolo della Baronessa erano Nicole Kidman, Charlize Theron, Julianne Moore e Demi Moore. Ovviamente, se Crudelia vi è piaciuto, consiglierei il recupero de La carica dei 101, La carica dei 101 - Questa volta la magia è vera e anche di Tonya, film questo da non propinare ai bambini, per carità. ENJOY!

mercoledì 30 gennaio 2019

La favorita (2018)

Approfittando di una miracolosa uscita savonese, lunedì sono corsa a vedere La favorita (The Favourite), diretto nel 2018 dal regista Yorgos Lanthimos e candidato a dieci Oscar: Miglior Sceneggiatura, Miglior Scenografia, Migliori Costumi, Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attrice Protagonista (Olivia Colman), Miglior Attrice Non Protagonista (Emma Stone e Rachel Weisz), Miglior Fotografia e Miglior Montaggio.


Trama: alla corte della regina Anna d'Inghilterra, due cugine lottano per il potere, coinvolgendo le sorti di un'intera nazione.


Sinceramente non so da che parte cominciare a parlare de La Favorita. Il cinèfilo medio dell'internet direbbe che non posso neanche provarci, poiché non ho visto Kinetta e Kynodontas, ma posso inalberarmi con lo stesso scazzo inglese di Rachel Weisz e dire "chissenefrega", andando per la mia strada con lieta ignoranza. La favorita è l'esaltante scontro tra primedonne, una lotta al potere che ha come epicentro una donna tanto ambita e potente quanto fragile e pittima, la morbida, grassissima, floscia regina Anna, che esercita i suoi diritti di sovrana su una grottesca corte del 1700. Le due contendenti sono Lady Sarah Marlborough, arrogante consigliera ad amante della regina, e l'apparentemente innocente Abigail, ex dama caduta in disgrazia e accolta a corte proprio dalla cugina Sarah. Lo scontro tra le due diventa specchio della lotta tra Whig e Tory per il controllo di una regina incapace di decidere da sola e conseguentemente per le sorti degli abitanti della nazione, fiaccati da una lunga guerra contro la Francia che, nelle intenzioni della favorita Sarah, è indispensabile a dare lustro al nome del marito, con sommo scorno della controparte Tory. Cinico e pessimista, nel raccontare questo scontro Lanthimos si affida ad una sceneggiatura non sua che tuttavia rispecchia le sue convinzioni; non c'è infatti un solo personaggio, all'interno de La Favorita, che affronti i propri sentimenti di petto, in maniera sincera, almeno fino a che non è troppo tardi, e tutti hanno un secondo se non un terzo fine, persi in un intrico di complotti tesi all'autodistruzione. Si ride parecchio guardando La favorita, è vero. Anna è indubbiamente un personaggio caricaturale, gli scambi di battute tra i protagonisti sono il trionfo del wit inglese e della cattiveria gratuita, le smorfie di Emma Stone sono da antologia così come gli schiaffi che da e riceve in egual misura, ma di fondo c'è un disgusto estremo per il marciume nascosto in bella vista all'interno del Palazzo Reale, tra ciccioni colpiti da pomodori e le gambe putrescenti di una sovrana affetta da gotta, specchio delle passioni oscure che agitano cortigiani, ministri e semplici servi; il riso si trasforma quindi spesso in amarezza, in un senso di disagio dato dal fatto di non riuscire a provare empatia o pietà per nessuno dei personaggi coinvolti. All'inizio è inevitabile parteggiare per Abigail, la povera, innocente dama decaduta e vessata dalla cugina stronza, poi si comincia a pensare che, in fondo, la ragazza non è tanto diversa da Sarah, anzi, è persino peggio, e si arriva a sperare che la prima favorita la rivolti come un calzino; infine, la stessa Anna è degna sia di pietà per la sua condizione di pupazzo manipolato, sia di disprezzo per il modo in cui continua testardamente a nascondersi nella sua presunta debolezza, godendo dell'esclusività delle attenzioni altrui con un egoismo senza pari.


In questi personaggi grandi e difficili, le tre attrici ci sguazzano e mai come lunedì ho pianto per non aver potuto godere de La favorita in lingua originale, anche se il doppiaggio mi è sembrato valido. Olivia Colman è semplicemente mostruosa, non c'è altro modo di definirla, in senso positivo e negativo. La sua regina Anna muove a tenerezza e disgusto per il suo essere un grottesco involucro di carne decadente con le emozioni di una bambina, e tanto intriga il suo legame con Sarah quanto mette i brividi quello con Abigail; la scena finale, ulteriore esempio di un montaggio magistrale, con le immagini dello sguardo vuoto di Anna e Sarah che si sovrappongono a quelle dei coniglietti tanto amati dalla sovrana, mi ha fatto tornare in mente le ultime parole di Superheroes (And crawling, on the planet's face/ Some insects, called the human race/Lost in time and lost in space and meaning), causandomi una pelle d'oca non da poco. Tra le due favorite, invece, non saprei davvero chi scegliere. Sia Emma Stone che Rachel Weisz sono meravigliose, entrambe a modo loro. La Stone è grottesca per buona parte del tempo, un "mostro buono giusto per spaventare i bambini", persa tra innocenza, ambiguità, raffinatezza e la grazia di un ronzino, una creatura dalle mille facce capace di spiazzare lo spettatore di continuo; la Weisz, di contro, è algida e malvagia, una nobildonna perfetta che rivela dentro di sé un'inaspettato cuore tenero e la grazia di chi, nonostante la lingua di un portuale, sa perdere con una classe e un aplomb invidiabili. Ah, e il mio topolotto Nicholas Hoult nei panni del ministro inglese effemminato e malvagio è adorabile. Ma la cosa più bella de La favorita, come se non fosse già intrigante e bellissimo di suo, è la fotografia di Robbie Ryan, che sfrutta al 90% la luce naturale data dal sole e dalle candele, un po' come accadeva nell'adorato Barry Lyndon di Kubrick, e che rende l'incredibile location di Hatfield House ancora più suggestiva. Alla fine di questa girandola di intrighi, emozioni, dialoghi al fulmicotone resi ancora più stranianti da una colonna sonora inquietante e dal frequente ricorso di Lanthimos al fisheye, alle carrellate sui corridoi e al montaggio alternato, si rimane con la voglia di ricominciare tutto da capo, per godere di un Cinema sicuramente barocco e "strano" ma incredibilmente soddisfacente. Finalmente ho un film per cui tifare all'Oscar, pur sapendo che non vincerà mai nulla.


Del regista Yorgos Lanthimos ho già parlato QUI. Olivia Colman (Regina Anna), Rachel Weisz (Sarah), Emma Stone (Abigail) e Nicholas Hoult (Harley) li trovate invece ai rispettivi link.

Mark Gatiss interpreta Lord Marlborough. Inglese, ha partecipato a film come Shaun of the Dead, Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein, Il traditore tipo e a serie quali Little Britain, Sherlock, Il trono di spade e Doctor Who; inoltre ha lavorato come doppiatore in Wallace & Gromit - La maledizione del coniglio mannaro. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 53 anni.


Joe Alwin, che interpreta Masham, era anche nel cast di Maria, regina di Scozia. Kate Winslet era stata scritturata per il ruolo di Sarah ma alla fine ha rinunciato al film. Detto questo, se La favorita vi fosse piaciuto, recuperate Eva contro Eva. ENJOY!


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