domenica 22 ottobre 2017
Il Bollodromo #42 - Le terrificanti avventure di Sabrina
Di cosa parla?
Vi è mai capitato di guardare Sabrina, vita da strega? Quello sciocchissimo telefilm tanto divertente, con la bionda Melissa Joan Hart che faceva la streghetta liceale e viveva felice con le zie Hilda, Zelda e l'orrido gatto animatronic Salem? Bene, non ne avevo idea ma Sabrina nasce come fumetto della Archie Comics (gli stessi di Archie e Riverdale, per intenderci) e siccome in questi ultimi anni c'è stato un revival dei personaggi delle varie serie, Aguirre-Sacasa e Hack hanno deciso di sviluppare una versione molto horror della strega adolescente. Le terrificanti avventure di Sabrina mantiene i personaggi conosciuti anche nella serie televisiva e il concetto di una strega mezzosangue cresciuta a Greendale ma in più ci sono riti satanici, patti col diavolo, succubi, cannibalismo, sacrifici umani, sangue e chi più ne ha più ne metta, insomma roba dannatamente seria.
Perché mi è piaciuto?
Ho 36 anni e leggo fumetti da un trentennio. Roba sotto gli occhi ne è passata e, nel tempo, ho imparato a diffidare del fumetto seriale americano per il semplice motivo che, salvo poche splendide eccezioni, anche quelle serie che mantengono per tutta la loro durata un unico disegnatore subiscono inevitabilmente un terrificante calo qualitativo per quel che riguarda le tavole oppure, ancor peggio, vengono dati in mano a fumettisti dallo stile completamente diverso dall'originale e spesso inguardabile. Le terrificanti avventure di Sabrina è composto al momento da un solo volume ma la qualità dei disegni di Robert Hack, dal sapore deliziosamente retrò e zeppi di chine "graffiate", è molto superiore alla media. Delle copertine originali ispirate a locandine di horror che hanno fatto la storia del Cinema non sto nemmeno a parlare, sono splendide. La storia, poi, è stata una bellissima sorpresa: colpi di scena a non finire, una vena horror degna di un film a tema satanico anni '70 e, soprattutto, una cattiveria incredibile unita al rispetto dell'iconografia di Sabrina e anche di Riverdale (ci sono inedite partecipazioni speciali di Archie e compari). Arrivati alla fine del volume si rimane col cuore in gola, sconvolti ma anche intrigati da una storia che farebbe invidia agli sceneggiatori di American Horror Story e che, soprattutto, riesce a mettere davvero paura, oltre a spingere il lettore a volerne di più.
E quindi?
E quindi non tentennate e acquistate Le terrificanti avventure di Sabrina, anche se non avete mai sentito parlare del personaggio visto che l'opera è tranquillamente fruibile anche dagli ignoranti in materia (io ne avrò vista qualche puntata e non ho mai letto i fumetti originali). L'unico difetto dell'albo è che la serie, in America, sta ancora proseguendo quindi probabilmente (conoscendo i ritmi dell'editoria italiana) non vedremo il secondo volume prima della fine del 2018 ma se avrete il coraggio di acquistare il primo numero e di addentrarvi nelle sue cupe pagine vi assicuro che non guarderete più Sabrina (e soprattutto le sue amorevoli zie!) nello stesso modo!
martedì 18 novembre 2014
Il Bollodromo #6: Dolci Tenebre di Fabien Vehlmann e Kerascoët
Di cosa parla?
Dolci Tenebre racconta l'esistenza di una comunità di piccoli esseri dalle fattezze umane che abitano il corpo di una bimba, morta in mezzo al bosco. Non vi serve sapere altro.
Perché mi è piaciuto?
O, meglio, perché mi ha turbata così tanto che non riesco a smettere di pensarci? Perché Dolci tenebre è di una crudezza e una cattiveria rare, che fanno letteralmente a pugni con i disegni assai simili a quelli di una fiaba (che, per inciso, effettivamente erano assai simili ad un horror per quantità di morti e crudeltà assortite). Senza ricamare troppo sulla trama, anche perché Dolci Tenebre è un'opera d'arte che dovete gustare con gli occhi ma soprattutto con la mente, diciamo che, molto gradualmente, gli autori cominciano ad introdurre in una società idilliaca tanti piccoli elementi e dettagli perturbanti che, a poco a poco, mettono i brividi addosso al lettore, per poi deflagrare nel finale, malinconico, inquietante ma anche liberatorio. La perdita dell'innocenza e la morte dei sogni d'infanzia vengono rappresentati in modo poetico ma anche crudo, attraverso una metafora particolarmente fantasiosa e, proprio per questo, ancora più efficace.
E quindi?
E quindi Dolci tenebre è un capolavoro, forse il "fumetto" (anche se mi vergogno a definirlo tale, chiamiamolo romanzo illustrato) più bello che ho letto quest'anno. I disegni di Kerascoët, nome d'arte che unisce i due illustratori francesi Marie Pommepuy e Sébastien Cosset, sono bellissimi ed ingannevoli perché danno l'illusione di avere davanti un racconto per bambini un po' più macabro del normale, mentre la storia di Aurore e dei suoi "allegri" compagni cattura fin dalla primissima pagina. Il prezzo dell'edizione BAO (rigida e con sovraccoperta, molto elegante) è abbastanza costoso ma sono 17 euro assolutamente ben spesi se siete degli amanti delle graphic novel!!
lunedì 13 ottobre 2014
Il Bollodromo #4: E la chiamano estate di Jillian Tamaki e Mariko Tamaki
Di cosa parla?
E la chiamano estate racconta l'ordinaria vita vacanziera di due ragazzine quindicenni, Rose e Windy, due amiche che ogni anno si ritrovano a trascorrere l'estate nella sonnacchiosa cittadina di Awago Beach. Tra primi amori, problemi familiari e i grandi misteri dell'adolescenza, l'estate in questione non scorre propriamente tranquilla...
Perché mi è piaciuto?
Onestamente, ormai di fumetti, manga e graphic novel ne ho letti parecchi e ho sviluppato una sorta di "immunità" emotiva verso la maggior parte di essi, tanto che ben pochi mi fanno gridare al miracolo. Arrivata all'ultima pagina di E la chiamano estate (che ho letteralmente divorato) mi sono ritrovata con un groppo alla gola e una pesantissima sensazione di nostalgia, verso l'adolescenza e verso le estati passate semplicemente a guardar passare la vita, senza fare nulla di eclatante ma divertendosi (ed annoiandosi anche, perché no?) da morire. Rose e Windy sono due ragazzine ordinarie che vivono in un mondo fatto di problemi ordinari, banali quotidianità, ragazzi sfigati, genitori a loro modo incomprensibili, sciocchi divertimenti da adolescenti, piccole abitudini estive e film horror che hanno fatto la storia del Cinema; le due sono diversissime tra loro, amiche per la pelle che si vedono solo d'estate, e questo comporta necessariamente una certa distanza causata dal non sapere quali esperienze e quali piccole tragedie sono avvenute all'altra durante i mesi invernali, cosa che porta a chiacchiere oziose, silenzi colmi di disagio e vero, totale ed innocente affetto. Mentre leggevo la loro storia ripensavo alle mie estati, così simili e sicuramente così "insignificanti" agli occhi degli altri e mi sono commossa parecchio, il che è quanto di meglio si possa chiedere a un fumetto.
E quindi?
E quindi E la chiamano estate è un fumetto delizioso, fatto di dialoghi brevi ma verosimili, ricordi e immagini bellissime: i disegni di Jillian Tamaki, virati in un blu riposante e per nulla fastidioso, molto particolare, sono semplici e contemporaneamente colmi di dettagli, tanto che ogni pagina e ogni tavola sarebbero da ammirare per delle mezz'ore. Se vi piacciono le storie a fumetti che puntano più sull'approfondimento dei personaggi piuttosto che sulla spettacolarità di trama e disegni, avete sicuramente trovato il piccolo gioiello che fa per voi (anche perché l'edizione italiana della Bao è molto ma molto bella)!
venerdì 25 luglio 2014
Una vita fa, con quei fumetti lì dove tutto è cominciato (e che non è mai finito!)
Le storie a bivi di Topolino
Come quasi tutti i bimbi che oggi hanno una trentina d'anni, il primo approccio col fumetto è arrivato grazie a Topolino, all'epoca coadiuvato da un Maurizio Nichetti in gran spolvero e dalla trasmissione Pista!. Purtroppo non ricordo delle storie specifiche (sicuramente le mie preferite prevedevano la presenza di Paperone o della macchina del tempo di Marlin e Zapotek!) ma quelle che vorrei rileggere a tutti i costi sono quelle cosiddette "a bivi", dove si potevano creare diverse trame e svariati finali!
Il Corriere dei Piccoli/Corrierino
Assieme a Topolino, immancabile in casa Bolla. Ovviamente ero una nerd snob già allora e mi facevano cordialmente SCHIFO i fumetti tratti dagli anime, quelli che aggiungevano i baloons ai fermo immagine, per capirci. Adoravo però i Ronfi, i Cuccioli, la Stefi, Sara dai capelli blu, il Conte Dacula (le storie tratte dai volumi USA, ovviamente, ché quelle disegnate da "artisti" nostrani erano imbarazzanti) e, soprattutto, il fantastico Zap! di Roberto Luciani, che a mio avviso dovrebbe venire ristampato da qualche santa casa editrice in volumetto e diffuso a tutte le nuove generazioni perché era a dir poco geniale.
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| L'immagine, unica disponibile in rete, l'ho trovata QUI |
Il Giornalino era un giornale per beghine ma aveva alcuni fumetti che lévati ed è per questo che recuperavo gli arretrati dai miei cugini. Il primo, ovviamente, era Coccobill del grande Jacovitti, spesso accompagnato da Zorry Kid, che mi facevano piegare in due dalle risate. Poi, c'erano Pinky il coniglio rosa e Vita da cani, quest'ultimo scritto nientemeno che da Sclavi. Senza contare il mio amato Lucky Luke, Asterix e altri fumetti vari ed eventuali assai pregevoli (assieme ad illeggibili camurrìe che hanno segnato la mia infanzia come Nicoletta o Mitty. Orrore.)
Alan Ford n.53: Arsenico Lupon, assai galante e molto ladron
Il mio amore per Alan Ford e il gruppo TNT nasce con questa storia, letta durante una vacanza in Trentino assieme ai cugini più grandi. Le matte risate, i personaggi assurdi, il linguaggio aulico di Max Bunker mi hanno conquistata alla prima lettura e, ovviamente, appena ho avuto mezzi e soldini ho recuperato tutte le avventure del gruppo scritte e disegnate dal dinamico duo Magnus e Bunker. Giornalini fragilini che ormai non riesco nemmeno più ad aprire per paura di distruggerli com'è successo con lo storico TNT Gold (rubato a mio cugino!) che conteneva Una trappola per il gruppo TNT, Vuoi venire in crociera con me..? e Salvateci per favore grazie, che ho dai tempi delle superiori e che ormai sta in piedi per miracolo!
Dylan Dog n.27: Ti ho visto morire
Il mio primo Dylan Dog, acquistato durante una vacanza in Val D'Aosta ai tempi delle medie. Ricordo ancora il finale, con quelle maledette forbici conficcate in bocca... "Ghraghreghri..." AARGH!! Ovviamente, è stato amore a prima vista, che era già scoccato sempre grazie al cugino più grande, a cui avevo sicuramente scroccato Gente che scompare, con Hamlin e il maledetto Safarà!
L'epoca d'oro di Flash Gordon n.7
Almeno, spero sia questo il numero. Mi guarda dalla scrivania da almeno un anno, ancora fasciato, non ho il coraggio di aprirlo per paura di avere sbagliato uscita. Rammento infatti, da piccolissima, di essermi persa per mesi nelle per me incomprensibili avventure di questo biondone circondato da donnine, che cercava di fuggire dal pianeta Mongo (?) in sella a dei grifoni. Pur non capendo una mazza della trama adoravo i disegni e avrei dato l'anima per riuscire a disegnare quelle eleganti signore dai tratti finissimi. Sulla copertina di questo albo i grifoni ci sono ma ho davvero paura ad aprirlo, non sopporterei il diludendo.
Wolverine n.52
Sempre ai tempi delle medie passava in TV la serie Insuperabili X-Men. La Bolla si innamora (ovviamente!) di Wolverine e quando vede nell'edicola accanto alla spiaggia un intero albo a lui dedicato lo acquista... rimanendoci di tolla: "Questo non è il Wolverine del cartone animato! Perché c'è solo UNA storia di Wolverine? Chi è tutta sta gente? Non ci capisco una mazza!" Effettivamente, in quell'albo, che raccontava di come Logan si fosse vendicato di Matsu'o Tsurayaba dopo la morte dell'amata Mariko, c'era davvero poco del piattume infantile della serie televisiva e pochissimi X-Men, visto che il resto era occupato dalle a me sconosciute Excalibur ed Alpha Flight. Tuttavia, quella versione "adulta" di Wolverine mi aveva talmente intrippata che ho continuato ad acquistare la serie per anni, innamorandomi ovviamente anche della Excalibur di Alan Davis (Alpha Flight invece era illeggibile. Ugh.)
Execuzione
La fregatura dell'acquistare UNA sola serie mutante è che, prima o poi, arriva l'inevitabile crossover che ti costringerà a comprarle TUTTE. Era successo a me con la saga The Xcutioner's Song (in italiano Execuzione, appunto) che mi aveva letteralmente spalancato le porte del mondo mutante e di albi come la defunta X-Force, X-Men Deluxe e X-Men, costringendomi ad appassionarmi follemente al loro complicatissimo universo, che seguo ancora adesso.
Proteggi la mia Terra
Il mio primo manga "serio", letto ai tempi delle superiori. Non finirò mai di ringraziare Christian, che me lo prestò prima di partire per lo scambio in Danimarca e che poi mi regalò i primi due numeri, perché da allora non ho mai più letto nulla di altrettanto commovente, delicato ed avvincente. Purtroppo il recente seguito La luce della luna, scritto e disegnato sempre da Saki Hiwatari, non è nemmeno lontanamente parente.
Angel Sanctuary
Il capolavoro, per quanto ingenuo e "modaiolo", della mangaka Kaori Yuki, che non ha mai perso un colpo per tutta la durata della serie. Questa cupissima storia di angeli e demoni mi aveva presa talmente tanto da avermi costretta a creare uno schema, mensilmente aggiornato, di tutte le gerarchie celesti. Ogni tanto lo rileggo ed è sempre appassionante.
Nana
No, di Nana non voglio parlare o comincio a piangere e non la smetto più. La più bella opera di Ai Yazawa, incredibilmente umana e dolorosa, fatalmente interrotta proprio sul più bello (o sul più brutto, dipende dai punti di vista). Vivo sperando che la sensei si rimetta e lo concluda, così da poterlo rileggere tutto d'un fiato e tornare ad emozionarmi con Nana e Hachi.
Preacher
lunedì 20 gennaio 2014
Get Babol! special Armadillo edition
Quindi, perché non parlare invece della notizia del giorno, il mio regalo di Natale e compleanno anzitempo, partita dal sito di Zerocalcare?
Il meraviglioso volume La profezia dell'Armadillo (il mio preferito tra quelli finora pubblicati, per inciso) diventerà un film, scritto a quattro mani da Zerocalcare, Valerio Mastandrea, Oscar Glioti e Johnny Palomba, un bel gruppetto, non c'è che dire!
Il resto, come si dice, ha da venì, non si sanno ancora né il nome dell'eventuale regista né quello degli attori e qui, trattandosi di cinema italiano, possiamo solo incrociare le dita e sperare che non venga fuori una porcata.
Zerocalcare stesso ha già affermato sul blog che il film sarà sì basato sul libro ma conterrà molte cose nuove, tuttavia spero che lo spirito dell'opera, divertente, nostalgica, malinconica e dolorosa, rimanga inalterato: alla fine, sinceramente, chi vorrebbe vedere un orrendo Armadillo in CG? Chi vorrebbe la riproduzione pedissequa di un fumetto palesemente scritto e disegnato col cuore? Mi farebbe impressione forse anche vedere Zero, il Secco, Camille o Lady Cocca vagare per lo schermo, così diversi dai personaggi che bucano la pagina ad ogni comparsa.
Ma se, come ho detto, lo spirito della Profezia verrà mantenuto e sostenuto da una bella regia e da bravi attori ci sarà indubbiamente ancora speranza per il cinema e il fumetto italiani.
Intanto, andrò a vederlo sulla fiducia, oh.
D'altronde "Si chiama Profezia dell'Armadillo qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen".
Quindi, parto coi migliori auspici. Se poi non rimarrò soddisfatta, era destino, sticazzi.
mercoledì 22 giugno 2011
X-Men: l'inizio (2011)
Trama: il film racconta la nascita del primo gruppo di X – Men, negli anni della guerra fredda tra USA e Russia. Vediamo così un giovane Charles Xavier che, assieme alla “sorella adottiva” Raven, si allea ad un altrettanto giovane Erik Lehnsherr per impedire all’ex nazista Sebastian Shaw di far scoppiare la terza guerra mondiale.
A parer mio questo X – Men: l’inizio è un film in grado di soddisfare sia i fan del fumetto sia gli spettatori che non hanno assolutamente idea di chi siano i mutanti della Marvel. A prescindere dal conoscere o meno il background dei personaggi (su cui tornerò, perché sono pignola…) infatti gli sceneggiatori hanno imbastito una storia molto bella nella sua semplicità, senza mettere troppa carne al fuoco e concentrandosi su quello che, alla fine, è il fulcro dell’intera saga degli X – Men: la costante battaglia tra “normalità” e diversità. Fondamentale, a questo proposito, ambientare il film in un’epoca durante la quale i mutanti erano ancora pochi, sparuti e quasi inconsapevoli di essere portatori del gene X. Altrettanto fondamentale mostrare, prima ancora della rivalità, la profonda amicizia che legava i due protagonisti (e futuri acerrimi nemici) Charles Xavier ed Erik Lehnsherr. Il primo è ricco, bello e intelligente, nato e cresciuto in un mondo praticamente “ideale”, fermamente convinto della possibilità di integrare i mutanti nella società; il secondo invece è irrimediabilmente segnato dall’olocausto, dalla consapevolezza della crudeltà portata dal terrore del “diverso”, fermamente convinto che una razza minacciata dalla mera presenza di un’altra si impegnerà con tutti i mezzi per eliminarla dalla faccia della terra. Il film non offre una soluzione facile a questa contrapposizione, anzi. Sembrerebbe quasi, sul finale, che sia Erik ad avere ragione, e che la battaglia di Charles per l’integrazione sia una causa persa, sebbene i suoi metodi siano moralmente più giusti di quelli di Erik: ma come si fa a non uccidere chi vuole ucciderci per primo, che ci vorrebbe morti solo perché diversi? E come facciamo a dire che ripagare gente come Shaw con la stessa, sanguinosa moneta, non ci rende uguali, se non peggiori, a loro? Un eterno dilemma al quale, in cinquant’anni e passa di storie, non è ancora stata data una risposta univoca.
In mezzo ai due contendenti, poi, ci sono gli altri mutanti. Ben lontani dall’essere granitici cattivoni tout court come Shaw e la sua cricca, o esperti conoscitori dei propri poteri come Charles Xavier, questi ragazzini, questa prima generazione di X – Men, sono pieni di dubbi, insicurezze e paure. I personaggi più riusciti in tal senso sono quelli di Raven e di Hank McCoy, entrambi portatori di mutazioni che li rendono palesemente diversi e mostruosi, quindi ideale fulcro della contrapposizione tra i loro due “mentori”. E laddove la prima ha la possibilità di sembrare normale proprio grazie ai suoi poteri di mutaforma, di plasmarsi quasi in base ai desideri degli altri, il secondo cerca di sfruttare il suo cervello per eliminare quell’aspetto della sua mutazione che lo rende mostruoso e per questo unico, peggiorando così la situazione. Paradossalmente, la decisione di accettarsi per come si è (almeno in X – Men: l’inizio) va di pari passo con l’altrui sopraffazione, mentre sono proprio quelli che odiano sé stessi a ricercare l’accettazione degli altri, con tutto quel che ne consegue.
Terminati qui gli sproloqui sul significato del film, passiamo all’aspetto prettamente cinematografico e a quello “nerd”. Visivamente parlando, X – Men: l’inizio è forse il più bello dei cinque film sui mutanti Marvel. Imponente la scena finale con la miriade di missili che cercano di colpire Magneto, mozzafiato le evoluzioni del Blackbird, soprattutto quando viene insidiato dai tornado di Riptide, molto bello anche l’effetto del volo di Banshee, con tanto di sonar. Credo però che rappresentare degnamente i poteri mutanti sia un ostacolo che, per quanto gli effetti speciali progrediscano nel tempo, nessuno riuscirà mai a superare del tutto: qui troviamo la solita particolare trasformazione di Mystica, perfetta nella CG ma inguardabile, come sempre, per quanto riguarda il make-up (quel colore blu con quella parrucchetta rossa la fa sembrare un orrendo pupazzo, anche peggio che nei primi tre X-Men), make – up che, per quanto riguarda la Bestia, farebbe venire voglia di cavarsi gli occhi per l’orrore (se Mystica è un pupazzo di gomma, Bestia è un peluche di quelli che ti vendono i cinesi al mercato: improponibile). Voto 10 invece alla trasformazione in diamante di Emma Frost, alle scariche al plasma di Havoc e al teletrasporto del rosso Azazel. Ma ovviamente non sono gli effetti speciali e il make – up a rendere X – Men: l’inizio superiore agli altri film della saga (Wolverine a parte, quello non si tocca!), quanto piuttosto la sottile vena ironico – trash che percorre l’intera pellicola. Vedere un inedito Charles Xavier “beccione”, che tenta di intortarsi le fanciulle parlando di cromosomi e mutazioni, o mentre chiede che non gli vengano toccati i capelli (sia mai che resti calvo!!), mentre ricerca giovani mutanti in equivoci locali di strip – tease assieme a Erik, mentre assieme allo stesso Erik si fa mandare letteralmente a fanculo da Wolverine nella scena più bella del film è esilarante tanto quanto le mise à la Austin Powers della gang di Sebastian Shaw e la faccia che fa quest’ultimo quando Xavier lo blocca telepaticamente (non si capisce se Kevin Bacon stia per vomitare o che…). Avendo nominato l’uomo Footloose, parliamo anche degli attori: Fassbender nei panni di Magneto è semplicemente perfetto, fiero, commovente ed emozionante, si mangia senza troppi problemi il moscetto James McAvoy che nei panni di Xavier qualche risata, appunto, la strappa, ma nulla più. Kevin Bacon nel ruolo di Sebastian Shaw mette i brividi, convincentissimo e bravo sia come nazista che come “villain” marvelliano. Per quanto riguarda i giovani attori non sono male… ma qui si sfocia nel terreno del nerd, indi per cui apriamo un altro paragrafo poi la finisco qui, giurin giuretta.
I giovani attori, dicevo. Per me che adoro gli X - Men e tutto il loro mondo più importanti ancora dei poteri sono le personalità. E, lo ammetto, mi sarebbe piaciuta un po’ più di fedeltà alla continuity dei fumetti o, perlomeno, dei film precedenti. Siccome però questo X – Men: l’inizio, come da titolo è, appunto, un prequel per futuri film che si discosteranno dai primi tre e da Wolverine, ecco che gli sceneggiatori hanno dato un bel colpo di spugna e hanno ricominciato da capo, senza preoccuparsi troppo di approfondire personaggi messi lì più che altro per la spettacolarità dei poteri, con il risultato che i poveri attori risultano alla fine dei pupazzetti lontani anni luce dai mutanti “veri”, inevitabilmente deludenti. E se il povero Armando “Darwin” Muñoz è quello che si becca il trattamento peggiore pur essendo virtualmente immortale (d’altronde il personaggio attualmente milita in X – Factor, e a parte gli aficionados chi è che conosce anche solo lontanamente questa interessantissima formazione?), gli altri non se la cavano meglio. A parte i tre protagonisti principali, infatti, sono solo Bestia, Mystica e Banshee (stupenda la scena in cui, da bravo cattolico irlandese, si fa il segno della croce prima di provare a volare) a venire dotati di una qualche personalità un po’ più approfondita e a non distaccarsi troppo dai personaggi Marvel “storici” (anche se un legame tra Raven e Hank o Charles non è mai esistito!). Di Havoc viene mantenuta la difficoltà iniziale nel controllo dei poteri e persino la tutina contenitiva con tanto di cerchi concentrici sul petto, ma mi sorge spontanea una domanda: perché diamine era in galera e non in un orfanotrofio con il fratellino Ciclope? Mah. Per quanto riguarda Angel Salvadore, le sarebbe piaciuto a ‘sta buzzicona fare la fighetta spogliarellista nei fumetti, e anche sputare fuoco invece di muco corrosivo; peccato che la mutante in questione sia stata abbellita per il pubblico maschile e trasformata in una graziosa e sexy follettina, quando in realtà era un’orrenda e cicciona ragazza - mosca creata nel periodo in cui era quel pazzo di Grant Morrison a scrivere le storie degli X – Men. E se ad Angel è andata bene, purtroppo deve ancora nascere l’attrice col carisma necessario ad interpretare la meravigliosa Emma Frost: bellissima, glaciale, stronza, imperturbabile e capace di imprevedibili picchi di rara umanità, se continueranno ad usarla come personaggio secondario non ne coglieranno mai l’essenza e ogni sua versione cinematografica sarà sempre una ciofeca. Mi perplime anche l’idea di affiancare a Shaw, con tutti i villain che c’erano, proprio due personaggi come Azazel e Riptide: il primo, nei comics è una sorta di demone infernale, padre di Nightcrawler (devo quindi dedurre che nei seguiti lo vedremo accoppiato a Mystica?!?) comparso giusto per qualche numero; il secondo in realtà non crea dei veri e propri uragani, come nel film, ma è semplicemente in grado di roteare molto velocemente e di produrre secrezioni ossee che usa come proiettili da lanciare contro i nemici. Siccome il personaggio è uno dei mille e pluriclonati Marauders di Sinistro, singolarmente non è mai servito molto all’economia delle storie. Last but not least, Moira McTaggert, qui una banalissima agente americana della CIA, in realtà una genetista assai superiore allo stesso Charles Xavier e, per qualche tempo, anche fidanzata di Banshee. Uno splendido, umanissimo e testardo personaggio, purtroppo fatto morire ormai parecchio tempo fa, il cui spirito indomito non viene affatto rappresentato nel film.
In definitiva, non so cosa avrete capito di questo lungo e nerdissimo sproloquio, quindi gira che ti rigira la cosa importante della recensione ve la metto in neretto: come ho detto all’inizio, nonostante ovvie imperfezioni e “mancanze”, X – Men: l’inizio è comunque un bel film, ben girato e in gran parte ottimamente interpretato, in grado di mescolare azione e riflessione, consigliato ai fan e anche a chi non conosce i mutanti Marvel. Insomma, guardatelo, damn it!
Del regista Matthew Vaughn ho già parlato in questo post; la pellicola avrebbe dovuto essere diretta da Brian Synger, già responsabile di X – Men e X2, che per colpa di impegni pregressi è rimasto solo come produttore. Passando agli attori, James McAvoy (Charles Xavier) lo trovate qua, il bellissimo Michael Fassbender (Erik “Magneto” Lehnsherr) lo trovate qui e infine del buon Kevin Bacon (Sebastian Shaw) ho parlato qua. Tra le guest star segnalo Ray Wise nei panni del segretario di stato e l’apparizione a sorpresa di Hugh Jackman nei panni di Wolverine, ovviamente!
Oliver Platt interpreta l’agente della CIA che per primo accoglie Xavier. Canadese, lo ricordo per film come Una donna in carriera, Linea mortale, Beethoven, Proposta indecente, il tamarrissimo I tre moschettieri della Disney, Il Dottor Dolittle e il commovente L’uomo bicentenario, inoltre ha partecipato alle serie Miami Vice e Nip/Tuck. Anche produttore, ha 51 anni e due film in uscita.
Rose Byrne interpreta Moira McTaggert. Australiana, ha partecipato a film come Star Wars: Episodio II - l’attacco dei cloni, Troy, Maria Antonietta e 28 settimane dopo. Ha 32 anni.
Jason Flemyng interpreta Azazel. Inglese, lo ricordo per film come Mowgli – Il libro della giungla, Rob Roy, Deep Rising – Presenze dal profondo, Lock & Stock, Snatch, La vera storia di Jack lo squartatore, La leggenda degli uomini straordinari, Stardust, Mirrors – Riflessi di paura, Il curioso caso di Benjamin Button e Kick – Ass. Ha 45 anni e un film in uscita.
Tra gli altri attori presenti nel film segnalo Zoe Kravitz (figlia di Lisa Bonet e Lenny Kravitz) nei panni di Angel Salvadore e Rebecca Romijin, già presente nei primi tre film dedicati agli X – Men, nei panni della Mystica più “vecchia” che si vede per qualche istante nel letto di Erik. Sempre a proposito di Mystica, per il ruolo era in lizza anche Amber Heard, la protagonista di The Ward di John Carpenter, mentre per quanto riguarda Sebastian Shaw, l’indecisione era tra Colin Firth e Kevin Bacon, ma ha vinto il secondo in quanto, pare, più minaccioso. Se vi è piaciuto X – Men: First Class preparatevi al seguito, previsto nel 2014, e nel frattempo guardatevi gli altri quattro film dedicati al gruppo mutante. E ora vi lascio con il trailer originale del film... ENJOY!!!
martedì 5 aprile 2011
Kick - Ass (2010)
Trama: Dave Lizewski è un ragazzetto sfigato, appassionato di fumetti, che un giorno decide di vivere il mito del supereroe e combattere il crimine. Indossata una tuta da sub, si “trasforma” così in Kick – Ass, ma purtroppo dovrà rendersi conto che nella realtà i supereroi non sono invincibili e che, tra una battaglia e un osso rotto, si rischia anche la vita…
Dopo lo scempio perpetrato da sceneggiatori, registi ed attori incapaci ai danni di un’altra splendida opera di Millar, ovvero Wanted, l’industria cinematografica è finalmente riuscita a rendere giustizia ad un comic (non capita troppo spesso, visto che nonostante la mole di film tratti da fumetti gli unici adattamenti che possono essere definiti quasi perfetti, a parte i Batman di Burton, sono Sin City e Watchmen), partendo da un materiale decisamente “scomodo” e creando un film che non solo quel materiale scomodo lo rispetta e lo mantiene, ma riesce, con qualche piccolo cambiamento, a creare qualcosa di simile e al contempo diverso. Il mio timore, in effetti, era di trovarmi davanti un filmetto edulcorato e privo della spietatezza che contraddistingue l’opera originale. Effettivamente, il Kick – Ass cinematografico non è pessimista e realistico come il fumetto, bisogna dirlo.
Millar ci racconta le gesta di un adolescente che è talmente sfigato da risultare quasi invisibile e calca molto la mano sul fatto che, anche da supereroe, questo suo essere nullità non lo abbandonerà per un solo istante, anzi, lo renderà ancora peggiore: in primis perché la sua quasi morte all’inizio manda quasi sul lastrico il padre, vedovo e morbosamente affezionato ad un figlio che praticamente non lo considera, e poi perché, alla fine del fumetto, la sua vita non cambierà di una virgola; nessuna consapevolezza in più (a parte il fatto che è meglio non fare il supereroe…), nessuna fidanzata, nessun posto nel mondo, nulla di nulla. E purtroppo i comprimari non sono da meno, Big Daddy in primis. Insomma, Millar non tenta neppure per un istante di indorarci la pillola e provare a farci pensare che la vita è bella ed essere “super” ci renderà fighi. Gli sceneggiatori invece correggono un po’ il tiro e creano, nonostante tutto, una storia “di formazione”, dove Dave cresce e si assume determinate responsabilità, venendo così ricompensato con una fidanzata che lo accetta e lo ama per quel che è; inoltre forniscono ai personaggi di Big Daddy e Hit Girl un background (splendidamente illustrato da John Romita Jr., peraltro) molto più “cool” rispetto a quello del fumetto, riprendendo un’idea dei personaggi dell’opera di Millar e facendo diventare Big Daddy un ex superpoliziotto incastrato dalla banda di D’Amico, e per questo in cerca di vendetta. Non vi rivelo la vera natura di Big Daddy come ce l’ha tramandata Millar, perché è il colpo di scena che più mi ha sconcertata leggendo il fumetto, anche se non vi impedirebbe comunque di godervi il film.
Per fortuna, come ho detto, questi cambiamenti sono minori ed accettabili. Il cuore del film resta quasi identico a quello del comic, e regala allo spettatore momenti decisamente esilaranti, perfidi nella loro spietata ironia, e ovviamente violenza a fiumi. Sì perché, per fortuna, il personaggio più riuscito dell’opera originale, ovvero la piccola e feroce Hit Girl, non è cambiato di una virgola, e grazie anche all’espressività della bravissima Chloe Moretz e all’uso fantastico di una splendida colonna sonora, ogni sua comparsa buca letteralmente lo schermo: impossibile non applaudire davanti ad un massacro portato avanti sulle note della “Banana Split Song” o non commuoversi davanti al tenero gesto con cui la piccoletta usa il mantello per cercare di salvare il papà. E sono proprio la musica e gli attori ad aggiungere quel qualcosa in più e rendere vivo qualcosa che sulla carta era già perfetto. La colonna sonora infatti è strepitosa ed azzeccatissima (non ci posso fare nulla, adoro la triste melodia che accompagnava il film 28 giorni dopo e sono stata felicissima di risentirla in Kick – Ass), e gli attori praticamente perfetti: oltre alla già citata Chloe Moretz, il tizio che interpreta Red Mist ha una faccia talmente idiota che bastava la sua presenza per farmi morire dal ridere sulla poltrona (i suoi duetti in macchina con Kick-Ass sono da antologia!), senza parlare poi del gruppo di caratteristi ingaggiati per interpretare i membri della gang di Frank D’Amico e lo stesso boss, dei mafiosi un po’ troppo da operetta (far colazione col PANETTONE non è da tutti!!) ma spassosi come da tempo non mi capitava di vedere. Dovessi trovare delle pecche, direi innanzitutto l’utilizzo di uno zainetto volante con tanto di mitragliatrice incorporata, che da uno schiaffo al presunto “realismo” mostrato fino a quel momento, e poi Nicholas Cage. Non capisco se il doppiaggio italiano gli ha dato una voce da pedofilo imbecille o se davvero lui in originale recita a quel modo, ma la sua interpretazione di Big Daddy rasenta il ridicolo: va bene tranquillizzare la figlia e mostrarle tutto come un “gioco”, ma intervallare ogni frase con un “cuuucciolaaaa!!” o “aMMorino, patatinaaa!!!” detto con voce in falsetto…. no, è troppo anche per me. A parte questo, c’è solo una cosa che si può dire sul film. Kick – Ass… spacca. Punto.
Di Nicholas Cage, che interpreta Big Daddy, ho già parlato qui. Aspetto che si redima con Drive Angry 3D, ma so già che sarà un’attesa non ripagata.
Matthew Vaughn è il regista della pellicola. Inglese, sua la regia del bellissimo Stardust e anche dell’imminente X – Men: First Class. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 40 anni e, molto probabilmente, dirigerà il seguito di Kick – Ass, intitolato Balls to the Wall.
Aaron Johnson interpreta Kick Ass. Inglese, ammetto di non averlo mai visto prima d’ora anche se non è stato con le mani in mano; ha partecipato per esempio al film The Illusionist, che devo ancora vedere. Ha 21 anni e tre film in uscita, e parrebbe riconfermato per il seguito di Kick – Ass.
Chloe Moretz interpreta Hit Girl. Ultima (per ora) della lunga serie di “ragazzine prodigio” che di tanto in tanto Hollywood sforna, nonostante la tenera età ha già partecipato a una marea di film, tra cui Amityville Horror e il remake UsA dello splendido Lasciami entrare, Let Me In, oltre che a serie come My Name is Earl e Desperate Housewives. Americana, ha 14 anni e ben nove film in uscita, tra cui l’Hugo Cabret di Martin Scorsese, il seguito di Kick – Ass e, molto probabilmente, Dark Shadows, che si preannuncia essere il prossimo lavoro di Tim Burton.
Mark Strong interpreta Frank D’Amico. Inglese, lo ricordo per aver partecipato a film come Oliver Twist, Syriana, Stardust e Sherlock Holmes. Ha 48 anni.
Christopher Mintz – Plasse interpreta Red Mist (anche se puntava al ruolo di Kick – Ass). Americano, anche per lui vale il fatto di non avere mai visto un suo film anche se un titolo come Suxbad – Tre menti sopra il pelo, vale per tutti direi. Ha 22 anni e cinque film in uscita, tra cui il remake di Fright Night (in italiano Ammazzavampiri) e il probabile seguito di Kick – Ass.
Tra gli attori coinvolti, segnalo un cameo dell’onnipresente Stan Lee mescolato tra le persone che guardano il telegiornale. Passando alle domande “da nerd” che mi sono posta durante il film, ecco le risposte: in originale Frank D’Amico di cognome fa Genovese. Peccato che una delle più potenti famiglie mafiose realmente esistenti in America porta lo stesso cognome, quindi per evitare fraintendimenti ed offese si è deciso di cambiarlo al personaggio. Altra cosa che mi sono chiesta è cosa fosse la “vendetta di Robin” che nomina Big Daddy a Hit Girl quando la bambina cerca di salvare lui e Kick – Ass. Pare che in uno degli innumerevoli albi di Batman, Robin si sia trovato a dover combattere un maestro di arti marziali cieco ma con gli altri sensi sviluppatissimi, e che lo abbia battuto costruendo (!!) un fischietto in grado di suonare automaticamente. Un trucchetto simile lo usa Hit Girl per fare fessi i mafiosi nonostante il buio. E dopo tutto sto sproloquio vi lascio con il trailer originale del film (per una volta sottotitolato!) ENJOY!!!
mercoledì 28 gennaio 2009
Bolla Wannasee: Dragonball Evolution
venerdì 1 agosto 2008
Hellboy (2004)
Tempo di sequel, e chi non ha visto i primi capitoli come la sottoscritta si deve adeguare. Quindi, consigliata da parecchi, ho deciso di guardare Hellboy di Guillermo del Toro, tratto dall'elegantissimo comic di Mike Mignola.
Durante la seconda guerra mondiale i nazisti si alleano con il Monaco Rasputin (quello della rivoluzione Russa, sì...) per portare l'inferno sulla terra e conquistare la supremazia mondiale. Il rito viene interrotto dai soldati americani e dal Professor Bruttenholm (John Hurt) con il risultato che, al posto dell'inferno sulla terra, rimane un piccolo diavoletto: Hellboy. Il Professore lo adotta e lo cresce come un ingombrante figlio umano, usandolo, assieme ad altri personaggi, nella battaglia contro i demoni che infestano la terra. Finché Rasputin non torna a reclamare la paternità di Hellboy e allora quest'ultimo dovrà confrontarsi con la sua vera natura.
Al di là del fatto che l'opera di Mignola è più complessa e graficamente più elegante, questo film è davvero carino, seppur un pò semplificato.
I personaggi sono gradevolissimi, a partire del protagonista, un duro dal cuore tenerissimo, amante di ogni stravizio made in USA (nachos, salsa chili, patatine ecc.) e dei gattini, oltre che della pirocinetica Liz. Ovviamente Hellboy è il pilastro portante del film, ma ci sono anche la già citata Liz, che sembra tirata fuori dall'Incendiaria di Stephen King, una ragazza troppo giovane e troppo traumatizzata dai suoi poteri per poter rimanere accanto al demonietto, e poi l'acquatico Abe Sapien, una sorta di "mostro della laguna" amante dei libri e dotato di poteri psichici. Se dovessi proprio trovare un difetto al film, opterei per i villains, banalotti e triti (diciamo che i nazisti ci hanno un pò stufato...) e i mostri che li affiancano, stanche variazioni di horror passati.
Tecnicamente il film è ineccepibile, il montaggio è ottimo e quasi rilassante, assai lontano dall'effetto videoclip che va molto di moda ultimamente, gli effetti speciali sono ovviamente all'altezza come lo splendido trucco di Ron Perlman, che diventa un diavolo rosso somigliantissimo. La trama alterna momenti di pura ilarità (il salvataggio dei gattini nella metro), azione e anche amore (obiettivamente Hellboy e Liz sono tenerissimi ed il finale è quasi commovente).
Un film per ragazzini, ma finalmente non per ragazzini dementi.
Guillermo del Toro è il regista che, in assoluto, più si è distaccato dal gruppetto costituito da Tarantino, Rodriguez (di cui è grande amico) ed Avery, consacrandosi all'horror più visionario e particolare, lontano forse dalle mode e dagli omaggi più o meno cinefili. Tra i film del regista messicano ricordo Mimic (che tanto ha schifato Toto pur non avendolo visto XD), Blade II e Il Labirinto del Fauno. Probabilmente dirigerà Lo Hobbit. Ha 44 anni.
Ron Perlman interpreta Hellboy. Personalmente credo che Ron Perlman sia il miglior caratterista che Hollywood possa offrire, con quella faccia un pò butterata, quell'espressione dura, quei tratti somatici che sono assolutamente impossibili da dimenticare. Giocate al dove l'ho già visto, personalmente i miei film preferiti sono: Il nome della rosa (lui era il mitico Salvatore! Penitenziagite!!!) I sonnambuli, Scuola di polizia missione a Mosca, Una cena quasi perfetta, Alien: la clonazione, Blade II, Looney Tunes: Back in Action, Desperation, Hellboy II. Televisivamente parlando ha all'attivo un sacco di doppiaggio, per cartoni come Animanicas, Aladdin, Bonkers, Kim Possible, Tarzan e, ovviamente, Hellboy. Inoltre ha partecipato a Streghe. Ha 58 anni e 13 film in uscita!!
Selma Blair interpreta Liz, la pirocinetica. Come non ricordare quest'attrice che vinse anche un MTV Award per il migliore bacio lesbico dato a Sarah Michelle Gellar in Cruel Intentions, cosa che all'epoca fece discreto scandalo. Tra i suoi altri film In & Out, Scream 2, Giovani, pazzi e svitati. Ha 36 anni e un film in uscita.
John Hurt interpreta il prof. Buttenholm. L'attore inglese, grande vecchio del cinema, ha interpretato tra gli altri film: Alien, The Elephant Man, I cancelli del cielo, Taron e la pentola magica (voce), Vincent, Frankenstein oltre le frontiere del tempo, Dead Man, Lost Souls, Harry Potter e la pietra filosofale (era il Sig. Olivander), Il Mandolino del Capitano Corelli (male!!! Shame on you!!!)The Skeleton Key, V per vendetta, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Ha 68 anni e 7 film in uscita.
Per completezza, metto il trailer del cartone animato, che dovrebbe, a rigor di logica, essere doppiato proprio da Ron Perlman. L'animazione supereroistica made in USA mi fa schifo, tranne per la compianta serie di Batman, ma... enjoy!!!



























