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mercoledì 10 marzo 2021

Promising Young Woman (2020)

Anche se purtroppo non ha portato a casa alcun Golden Globe e anche se la sua uscita italiana è stata ulteriormente rimandata, è giunto il momento di parlare di Promising Young Woman, diretto e sceneggiato nel 2020 dalla regista Emerald Fennell. 


Trama: Cassandra è una trentenne che vive ancora coi genitori dopo aver mollato l'università anni prima. Di notte, la ragazza va nei club e attira gli uomini nelle sue grinfie...


Non so cosa mi aspettavo dalla visione di Promising Young Woman ma sicuramente sono rimasta spiazzata in senso positivo. Credevo il film sarebbe stato più horror in senso "grafico", invece contiene parecchio l'aspetto violento meramente fisico della vicenda e si concentra, come tutte le opere migliori, sulle conseguenze psicologiche di una violenza inflitta ai danni di altri e il modo in cui un trauma indelebile rischia di fare vittime collaterali incapaci di riprendersi. Ancora più apprezzabile è il modo in cui Emerald Fennell ha costruito il personaggio di Cassandra, la protagonista, così che lo spettatore sia costretto a scovare piccoli pezzetti della sua personalità, del suo passato e delle sue motivazioni, senza peraltro mai coglierle nella sua interezza e soprattutto senza una linearità: noi vediamo Cassandra attirare uomini fingendosi ubriaca per poi punirli per la loro volontà di approfittarsi di lei (senza sapere precisamente come), sappiamo che è successo qualcosa che le ha impedito di finire l'università, sappiamo che il trauma passato ha cristallizzato la sua esistenza privandola di un futuro roseo, ma tutti i dettagli veniamo a conoscerli poco a poco, in un crescendo scioccante che, se arriva a spiazzare noi, in qualche modo dà una regola a Cassandra, che comincia a fare proprio l'insegnamento di Kill Bill e si imbarca in una vendetta metodica.  


Promising Young Woman è dunque una sorta di rape and revenge ma, a differenza della maggior parte degli esponenti del genere, non si sofferma sull'aspetto catartico (o a sua volta quasi pornografico) della vendetta, perché si sporca di commedia nera, di echi anni '90 riportati persino in un dialogo sul finale, ed è per questo molto più tragico di altre pellicole a tema perché prende ogni oncia di cupo umorismo e la sfrutta per fare male allo spettatore. Se un paio di sequenze in particolare rimandano a quel trionfo che era Cose molto cattive, la Fennell non si fa problemi ad affermare che, giustamente, i tempi sono cambiati e che la sottesa giustificazione di una mascolinità tossica perché giudicata "simpatica", "burlona" e "scavezzacollo" non è più accettabile, soprattutto quando ad accoglierla a braccia aperte sono le donne stesse; là dove Cameron Diaz era complice della stupidaggine del marito e degli amici, qui ci sono Rettori donna ed ex studentesse che fanno qualcosa di molto simile e alle quali poco importa di andare a fondo della verità, basta che la loro vita scorra tranquilla e serena, che la loro comodità coincida anche e soprattutto con lo stigmatizzare come zoccola o ubriacona qualunque donna venga violentata "per gioco" e sputtanata online per lo stesso motivo. In tutto questo, Cassandra è quella che agli occhi altrui risulta sfigata e malata perché ha scelto di portare all'estremo l'empatia verso un'altra persona invece di andare avanti come se niente fosse. Cassandra non è mai cresciuta, non è mai uscita dall'università e la vita sua e quella della sua famiglia rispecchia quest'impossibilità di superare il suo trauma: la casa dei genitori è una bomboniera kitsch, la sua camera quella di un'adolescente, la colonna sonora (salvo la citazione di La morte scorre sul fiume) è un trionfo girlie anni '90, quanto al suo lavoro, il suo trucco e i suoi vestiti... beh, quelli meritano un paragrafo a parte. 


La missione di Cassandra a inizio film è quella di punire gli uomini. Tutti. Nella cornice di un Caffè alla moda, la protagonista tesse la sua tela e indossa una maschera rassicurante in aperto contrasto con alcune delle sue mise "da battaglia" serali; unghie multicolor dai colori pastello, camicette e maglioncini in perfetto stile dreamy, pantaloni e abiti svolazzanti (un paio li trovate online  e sì, sono molto costosi e sì, sono stati creati appositamente dalla sorella stilista della Fennell, Coco, spero vi si spezzi il cuore com'è successo a me, condannata a bramarli senza successo), trucco leggero e biondi capelli con frangetta, spesso legati da vezzosi nastri di raso. Nessuno potrebbe dire che Cassandra è una persona disturbata, men che meno pericolosa, così come nessuno potrebbe dire che la tizia ubriaca stravaccata sul divano in pelle del club in realtà non è poi così ubriaca. L'unico momento in cui Cassandra abbassa leggermente le difese è quando sboccia l'amore con Ryan, periodo "tranquillo" in cui possiamo intuire sprazzi della vera personalità della protagonista, probabilmente simpatica e arguta, scoppiettante come il giallo e il fucsia che dominano la sequenza musicale più divertente e carina dell'anno, ma è uno spazio temporale brevissimo, che sottolinea comunque la cura incredibile profusa da Emerald Fennell in ogni aspetto del suo splendido film. Poi, certo, molto fa una Carey Mulligan che normalmente già adoro ma che qui probabilmente ha ottenuto il ruolo della vita e che anima un personaggio capace di agghiacciare, commuovere e divertire senza perdere la sua fondamentale, tragica umanità. Non so se Promising Young Woman è già il film più bello dell'anno ma, di sicuro, è uno dei migliori.


Di Adam Brody (Jerry), Carey Mulligan (Cassandra), Clancy Brown (Stanley), Laverne Cox (Gail), Christopher Mintz-Plasse (Neil), Alison Brie (Madison), Connie Britton (Rettore Walker), Molly Shannon (Mrs. Fisher) e Alfred Molina (Jordan) ho già parlato ai rispettivi link.

Emerald Fennell è la regista e sceneggiatrice della pellicola, inoltre compare come host del tutorial sulle "labbra da pompino". Inglese, è al suo primo lungometraggio. Anche produttrice, ha 35 anni.


Tra le guest star del film segnalo Jennifer Coolidge, ovvero "la mamma di Stiffler di American Pie", qui nei panni di Susan. Se il film vi fosse piaciuto recuperate Uomini che odiano le donne, (su Amazon Prime VideoElle (su praticamente ogni piattaforma streaming italiana) e M.F.A.. ENJOY!

martedì 10 marzo 2020

Dragon Trainer - Il mondo nascosto (2019)

In occasione degli Oscar avevo recuperato anche Dragon Trainer - Il mondo nascosto (How to Train Your Dragon: The Hidden World), diretto nel 2019 dal regista Dean DeBlois.


Trama: mentre il villaggio di Berk affronta il sovrappopolamento dei draghi, Sdentato incontra una Furia bianca, dietro la quale si nasconde tuttavia la minaccia di un terribile cacciatore.


Come se avessi avuto un vago presagio di sventura, non ero andata a vedere il terzo (e, pare, ultimo) episodio della saga Dragon Trainer al cinema, nonostante i primi mi fossero piaciuti molto. Ho fatto bene, perché Il mondo nascosto è un film che si trascina stancamente come fosse un lungo filler per raggiungere il commovente, benché prevedibile, finale, durante il quale le avventure di Hiccup, Sdentato e tutta l'allegra banda vichinga trovano un degno compimento e una chiusura definitiva. "Amore si accompagna sempre al dolore, ma vale comunque la pena di viverlo" e chi lo sa meglio del padre di Hiccup, rimasto solo con un figlio a carico per tanti anni? Peccato che questo concetto meraviglioso, che conosciamo bene tutti e che è giusto insegnare anche ai più piccoli, si perda per buona parte del film in gag stantie (i due gemelli sono particolarmente insopportabili), malvagi da operetta e corteggiamenti disastrosi tra Sdentato e la nuova arrivata, una Furia bianca che non ci mette molto ad attirarsi l'odio dello spettatore per i suoi modi da figa di legno. Quanto al mondo nascosto che compare nel titolo, è un peccato che venga sfruttato così poco, una piccola, affascinante parentesi sulla quale ci sarebbe da raccontare molto e che invece viene semplicemente utilizzata come escamotage narrativo per far spostare i protagonisti da punto A a punto B e come miccia scatenante l'inevitabile conclusione del film (SPOILER Inevitabile, virgola. Capisco che Sdentato abbia desiderio di stare con la compagna e i suoi simili, ma che dopo un giorno scelga di abbandonare Hiccup senza nemmeno voltarsi indietro, tra l'altro senza portarsi dietro gli amici draghi di Berk, è perplimente. Tutto ciò che accade prima del finale avviene perché Hiccup lo va a riprendere, altrimenti il film sarebbe finito senza l'ultima mezz'ora FINE SPOILER).


La delusione causata dall'essermi aspettata un film all'altezza dei primi due capitoli della saga, che ho adorato, probabilmente mi sta spingendo ad essere un po' più dura di quanto Il mondo nascosto meriterebbe, e non vorrei che qualcuno si tenesse erroneamente lontano dalla pellicola. A livello di animazioni, infatti, Il mondo nascosto non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori, omaggiati peraltro, per quanto riguarda alcune situazioni fondamentali, in maniera assai tenera, e il character design dei nuovi personaggi introdotti è assai carino; il villain è identico a Chris Sanders, co-regista del primo Dragon Trainer, mentre la Furia bianca è sicuramente una creatura poco simpatica, tuttavia è di un'eleganza incredibile e la sua bellezza felina compensa il fatto che questa volta Sdentato più che un gattone sembra un cagnolino scemo, con tutto quello che ne consegue. Molto bello, come ho scritto più sopra, anche il mondo nascosto, un trionfo di colori, ambienti lussureggianti e draghi di ogni genere e dimensione che, probabilmente, sarà stato un delirio da animare e forse anche questo ha influito sulla durata della sua presenza sullo schermo. Per il resto non ho molto altro di cui essere entusiasta e mi spiace davvero: la saga Dragon Trainer ha saputo emozionarmi per le sue soluzioni non convenzionali e i suoi colpi al cuore per due film, quindi speravo che nel capitolo conclusivo ci sarebbero state le stesse emozioni moltiplicate per tre. Purtroppo, rimane solo un bellissimo quarto d'ora finale e la dolorosa consapevolezza che la storia di Hiccup e Sdentato, per come l'abbiamo conosciuta, è finita. Chissà, che nel futuro non vengano raccontate altre storie di amicizia tra uomini e draghi, in maniera altrettanto poetica.


Del regista e co-sceneggiatore Dean DeBlois ho già parlato QUIJay Baruchel (Hiccup),America Ferrera (Astrid), F. Murray Abraham (Grimmel), Cate Blanchett (Valka), Gerard Butler (Stoick), Craig Ferguson (Skaracchio), Jonah Hill (Moccicoso), Christopher Mintz-Plasse (Gambedipesce), Kristen Wiig (Testabruta), Kit Harington (Eret), e David Tennant (Spitelout / Ivar the Witless) li trovate invece ai rispettivi link.


Dragon Trainer - Il mondo nascosto è l'ultimo film di una trilogia cominciata con Dragon Trainer e proseguita con Dragon Trainer 2; recuperateli tutti, perché sono davvero belli, e se vi ritroverete con un'insana passione per i draghi aggiungete la serie Dragons: I paladini di Berk. ENJOY!

martedì 17 febbraio 2015

Dragon Trainer 2 (2014)

Dopo aver visto e amato Dragon Trainer pensavate mi sarei lasciata scappare Dragon Trainer 2 (How to Train Your Dragon 2), diretto e co-sceneggiato nel 2014 da Dean DeBlois nonché candidato all'Oscar come miglior film d'animazione?


Trama: durante uno dei loro voli esplorativi, Hiccup e Sdentato trovano un paese devastato dal ghiaccio e base di cacciatori di draghi al soldo del terribile Drago Bludvist; nel tentativo di scovare il malvagio e farlo ragionare, nonostante il padre tenti di dissuaderlo in ogni modo, Hiccup incontrerà un altro misterioso Cavaliere dei Draghi...


Dopo gli eventi del primo film, Dragon Trainer 2 si apre con un bello scorcio della rinata Berk, cittadina dove i vichinghi e i draghi convivono in armonia e dove la sete di competizione del popolo viene tenuta a bada da tornei volanti nel corso dei quali chi lancia più pecore in un cesto vince. Nonostante sia ormai considerato un eroe da tutti gli abitanti del villaggio (e nonostante si sia ormai fidanzato con la bella Astrid) Hiccup ha sempre qualche problema che lo affligge e il suo rapporto col padre è migliorato fino a un certo punto; se nel primo film il protagonista era considerato uno sfigato della peggior specie nonché la spina nel fianco del potente genitore, nel secondo si assiste ad uno scontro generazionale/psicologico tra i più classici, con Stoick che vorrebbe Hiccup capovillaggio mentre il ragazzo, ancora incerto su quale sia la sua vera natura e desideroso di libertà, non ne vuole proprio sapere. Le tensioni tra i due esplodono con l'arrivo di un vecchio e minaccioso nemico, Drago Bludvist, che l'ingenuo Hiccup vorrebbe "sedare" con discorsi di pace e convivenza mentre giustamente Stoick, scampato già una volta alla sua furia assassina, vorrebbe solo che il figlio lo lasciasse stare e pensasse piuttosto a proteggere il villaggio da un suo eventuale attacco; nel corso del film accadrà davvero di tutto, tra eventi allegri e commoventi ma anche altri incredibilmente tristi, che porteranno Hiccup e Sdentato a scoprire qualcosa di più su sé stessi, sul loro legame e, soprattutto, a raggiungere una consapevolezza assai simile a quella dell'età adulta, lasciandosi alle spalle non già una coda o un arto ma buona parte della loro ingenuità ed innocenza.


In Dragon Trainer 2 si ride (la gag ricorrente delle pecore è favolosa!), ci si emoziona e ci si commuove (diciamo pure che si piange come delle fontane) e come sequel l'ho trovato assolutamente all'altezza del primo capitolo. Alcuni personaggi si sono evoluti, altri, come la bionda e grezzissima Testabruta o come la meravigliosa "Vecchietta dei Draghi", vedono aumentare il loro tempo sullo schermo mentre altri vengono un po' sacrificati a favore dei nuovi ingressi: Drago Bludvist è la nemesi perfetta per Hiccup, tanto malvagio ed irrispettoso nei confronti dei draghi quanto l'altro è buono ed affezionato alle creature alate mentre il secondo personaggio nuovo (di cui non vi svelerò affatto l'identità!) viene tratteggiato fin dall'inizio con una delicatezza incredibile e la volontà di non rispondere immediatamente a tutte le domande che potrebbero sorgere sul suo passato. Inoltre, il personaggio in questione permette agli animatori di sbrigliare abilità e fantasia, deliziando lo spettatore con una favolosa "caverna dei draghi" zeppa di colori, elementi naturali e draghi volanti di ogni specie. Certo, il character design dei draghetti lascia sempre un po' a desiderare (non posso farci nulla, a me piace solo il gattesco e tenerissimo Sdentato) ma i molti scontri all'ultimo sangue, le epiche scene di volo o i "Giochi senza frontiere con pecora" di cui ho parlato all'inizio sono animati benissimo e molto probabilmente faranno la gioia di qualsiasi spettatore, piccolo o grande che sia. La franchise di Dragon Trainer si conferma indubbiamente una delle migliori e più emozionanti mai realizzate e sono contenta di averla recuperata... adesso aspetto con trepidazione il terzo capitolo, sperando che la qualità continui a mantenersi alta!


Del regista e co-sceneggiatore Dean DeBlois ho già parlato QUI. Jay Baruchel (Hiccup), Cate Blanchett (Valka), Gerard Butler (Stoick), Craig Ferguson (Skaracchio), America Ferrera (Astrid), Jonah Hill (Moccicoso), Christopher Mintz-Plasse (Gambedipesce), Kristen Wiig (Testabruta) e Djimon Hounsou (Drago) li trovate invece ai rispettivi link.

Kit Harington, che presta la voce alla new entry Eret, interpreta Jon Snow nella serie Il trono di spade. A Dragon Trainer 2 dovrebbe aggiungersi un terzo seguito nel 2017; nel frattempo, se il film vi fosse piaciuto potete leggere la serie di libri How to Train Your Dragon (tradotto in italiano con Le eroiche disavventure di Topicco Terribilis Totanus III) di Cressida Cowell oppure recuperate Dragon Trainer, lo spin-off  Dreamworks Dragons: I cavalieri di Berg, serie tuttora in corso e mandata in onda su Cartoon Network e Boing e i corti La leggenda del drago Rubaossa, Dragons: il dono del drago e Book of Dragons. ENJOY!


domenica 15 febbraio 2015

Dragon Trainer (2010)

Il tempo passa eh, ma alla fine anche io riesco a vedere i film sulla bocca di tutti. Magari con cinque comodissimi anni di distanza. E’ quello che è successo con Dragon Trainer (How to Train Your Dragon), diretto e co-sceneggiato nel 2010 dai registi Dean DeBlois e Chris Sanders e tratto dalla serie di libri How to Train Your Dragon (tradotto in italiano con Le eroiche disavventure di Topicco Terribilis Totanus III) di Cressida Cowell.



Trama: in un villaggio di vichinghi vittima di continui attacchi di draghi, il giovane Hiccup è l’unico incapace di combattere. Un giorno, per pura fortuna, riesce ad abbattere il drago Furia Buia ma gli risparmia la vita; da quel momento, tra Hiccup e il ribattezzato Sdentato nasce una profonda amicizia..



Avete presente da bambini, quando guardavate un cartone animato, quella sensazione mista di meraviglia e perdita? Mi spiego. Guardando Roger Rabbit non vi era venuta una voglia mostruosa di prendere un aereo e andare a Cartoonia? La pietra azzurra di Nadia, ma quanto era bella da uno a mille? Ma quanto sarebbe stato figo avere un castello pieno di personaggi parlanti come quello de La bella e la bestia? E vogliamo parlare del Paese delle Meraviglie di Alice? Tutto molto bello, sì, ma queste cose non si possono fare né avere perché, di fatto, non esistono; da bambini ci si rimane male, poi si cresce e simili insani desideri non dovrebbero più insorgere. Invece, dopo aver visto Dragon Trainer, mi sono sentita letteralmente tradita dalla realtà e schiacciata dall'impossibilità di avere un drago puccio e meraviglioso come Sdentato, per tenerlo in casa, giocarci, volare nonostante il mio atavico terrore delle altezze, coccolarlo fino a non poterne più. Potenza di uno dei film animati più belli che abbia visto da qualche anno a questa parte, un trionfo di umorismo, azione, avventura, tenerume e meraviglia, adatto ai grandi e perfetto per i piccini, con quel tocco di inaspettato realismo che è riuscito a stupirmi e catturarmi tanto quanto i grandi occhioni di Sdentato. Il protagonista, Hiccup, è un "normalissimo" disadattato all'interno di un paese di giganteschi e coraggiosi eroi: è mingherlino, pasticcione e pauroso, dolorosamente consapevole del fatto che nessuno ha un minimo di fiducia in lui, suo padre in primis. Per dimostrare di potercela fare decide di andare contro la sua natura e catturare l'imprendibile Furia Buia, impresa in cui riesce con l'ingegno, non con la forza bruta; al momento di uccidere il drago, tuttavia, il ragazzo rifiuta mosso da pietà e da quel momento riuscirà a creare un nuovo percorso di vita, per sé stesso, per l'avversario ferito (con cui instaurerà un rapporto di amicizia e reciproca dipendenza) e per l'intero paese. Dragon Trainer diventa così un invito ad uscire dagli schemi e trovare la propria strada al di là delle aspettative altrui, nonché un necessario inno al dialogo e alla conoscenza reciproca come uniche fonti di civiltà e arricchimento personale, in contrasto con errati pregiudizi che portano soltanto guerra, dolore ed incomprensione.



Oltre al necessario messaggio positivo, poi, c'è Sdentato. Uno dei bestiolini più belli mai creati per il grande schermo, un incrocio tra un rettile, Stitch e un gatto, praticamente un trionfo di pucciosità cattivella. Ogni interazione tra lui e Hiccup è deliziosa, divertente e commovente, sopratutto per quel che riguarda i primi, timidi tentativi di conoscenza reciproca. Le scene di volo poi sono strepitose, mozzafiato ed animate benissimo; i rocamboleschi allenenamenti di Hiccup e Sdentato non hanno nulla da invidiare alle riprese aeree di blockbuster zeppi di effetti speciali mentre la sequenza, più lenta ma non meno emozionante, del romantico viaggio tra le nuvole è di una bellezza incredibile e fa davvero venire voglia di salire a toccare quelle spumose masse dai colori tenui. I singoli personaggi sono stati realizzati benissimo e chiunque, anche quelli secondari che magari hanno giusto una, due battute di dialogo, hanno comunque una caratteristica che li fa saltare all'occhio dello spettatore, rendendoli di conseguenza indimenticabili; in questo, l'unica nota negativa di Dragon Trainer è il fatto che, Sdentato e dragone finale a parte, gli altri draghi presenti nella pellicola sono di una bruttezza rara e sembrano dei mostrilli fasulli fatti di pixel mentre gli esseri umani sono nell'insieme piuttosto gradevoli e per nulla spigolosi. Ho molto apprezzato, inoltre, l'idea di strutturare buona parte del film come una serie di lezioni sui draghi, con tanto di esercizi, manuali da leggere, diari da riempire con annotazioni personali e quant'altro, tanto che mi sembrava di essere tornata ai bei tempi di Harry Potter, quando potevo imparare assieme a Harry e compagnia un sacco di nozioni che non mi serviranno mai ma che sicuramente mi hanno permesso di immedesimarmi maggiormente nei personaggi; ora, visto che la mia personale Furia Buia non è ancora arrivata, sono curiosissima di sapere come se la caveranno Hiccup e Sdentato in Dragon Trainer 2 e non vedo l'ora vivere una nuova avventura assieme a loro!



Di Jay Baruchel (Hiccup), Gerard Butler (Stoick), Craig Ferguson (Skaracchio), Jonah Hill (Moccicoso), Christopher Mintz-Plasse (Gambedipesce), Kristen Wiig (Testabruta) e David Tennant (Spitelout) ho già parlato ai rispettivi link.

Dean DeBlois è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Canadese, ha diretto film come Lilo & Stitch e Dragon Trainer 2. Anche animatore e produttore, ha 44 anni e un film in uscita, Dragon Trainer 3, che dovrebbe essere pronto per il 2017.


Chris Sanders (vero nome Christopher Michael Sanders) è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Lilo & Stitch e I Croods. Anche doppiatore, animatore e produttore, ha 54 anni e un film in uscita, I Croods 2.


America Ferrera doppia in originale Astrid. Americana, famosissima protagonista della serie Ugly Betty, ha doppiato anche Dragon Trainer 2 e partecipato ad altre serie come CSI - Scena del crimine. Anche produttrice, ha 30 anni.


Occhio, qui ci sono SPOILER. Il finale originale prevedeva che Hiccup uscisse dallo scontro col dragone praticamente illeso ma i realizzatori hanno pensato che la cosa fosse, giustamente, poco realistica e, con l'approvazione di Cressida Cowell, hanno deciso di fargli perdere parte della gamba, così come succede all'inizio a Sdentato con la coda; a tal proposito, la scena in cui Hiccup si rende conto di essere ormai monco e viene aiutato sia psicologicamente che fisicamente da Sdentato è stata suggerita nientemeno che da Steven Spielberg perché lo script originale prevedeva che il ragazzo prendesse coscienza dell'accaduto da solo, riducendo così il ruolo del draghetto a quello di mera "cavalcatura". Quindi, grande Spilby sempre e comunque! Dragon Trainer ha generato, oltre al seguito Dragon Trainer 2 (a cui dovrebbe aggiungersene un terzo nel 2017), anche parecchi spin-off, come la serie Dreamworks Dragons: I cavalieri di Berg, tuttora in corso e mandata in onda su Cartoon Network e Boing, e i corti La leggenda del drago Rubaossa, Dragons: il dono del drago e Book of Dragons. Se Dragon Trainer vi fosse piaciuto recuperateli tutti assieme magari a Mulan, Ribelle - The Brave e Le 5 leggende. ENJOY!

martedì 14 ottobre 2014

Facciamola finita (2013)

Ho lasciato passare un anno ma anch'io sono riuscita a guardare Facciamola finita (This is the End), diretto e sceneggiato nel 2013 da Seth Rogen ed Evan Goldberg!


Trama: mentre a casa di James Franco è in corso un megafestone zeppo di vip, Los Angeles viene praticamente rasa al suolo da terremoti, incendi e altri misteriosi e mortali avvenimenti. I pochi sopravvissuti, barricati a casa di Franco, dovranno cercare di capire come uscire vivi da quella che sembrerebbe proprio la fine del mondo...


Ultimamente trovo sempre più difficile trovare delle commedie che mi facciano ridere. Facciamola finita, per fortuna, mi ha lasciata a terra dalle risate in più di un'occasione perché è talmente assurdo e gli attori coinvolti sono così genuinamente e palesemente divertiti che è davvero difficile non farsi contagiare dall'amichevole atmosfera che si respira in ogni fotogramma e in ogni dialogo della pellicola. Seth Rogen, Jay Baruchel e compagnia mettono in scena esattamente quello che lo spettatore si aspetta quando immagina le feste vip: dei "personaggi" (non persone reali, assolutamente!) che si sbronzano, si devastano, copulano a destra e a manca e, in generale, si danno ad ogni stupido stravizio ed eccentricità solo "perché sì" e, a seconda dell'attore, assecondano i cliché dei vari film e gossip, come nel caso di James Franco, oppure costruiscono un personaggio diametralmente opposto, come nel caso di Jonah Hill, falso come Giuda e fintamente tenero e carino. Eliminata la marea di guest star iniziali, la sceneggiatura si concentra su un manipolo individui e, da quel momento, le poche apparizioni speciali sono mirate e funzionali alla trama, oltre che esilaranti, mentre la storia, nonostante non manchino diversivi per allungare un po' come per esempio il finto trailer di Pineapple Express 2, si mantiene interessante e coerente fino alla fine. Rogen e soci inanellano una gag dopo l'altra, danzando allegramente a braccetto col cattivo gusto senza mai farla fuori dal vaso, accontentano gli spettatori più esigenti piazzando qua e là un paio di citazioni esilaranti (una su tutte, quella de L'esorcista, che mi porta a consigliarvi ovviamente di guardare Facciamola finita in lingua originale perché lo scambio di battute tra Baruchel e Hill, per non parlare di quello volgarissimo tra Franco e McBride, mi ha annientata: "The power of Christ compels you!" "Oh does it? Does it compel me? Does it Jay? The power of Christ compelling me, is that what's happening?.. GUESS WHAT?....It's not that compelling!) e concludendo l'intera operazione con un finale talmente supercazzola che sono stata praticamente costretta a rivederlo almeno tre volte di fila, con annesso balletto finale ovviamente!


Tolto l'aspetto esilarante che, visti i coinvolti, già immaginavo sopraffino, quello che stupisce di Facciamola finita è tuttavia l'estrema professionalità della realizzazione. Gli effetti speciali impiegati non sono affatto dozzinali, anzi, le scene di morte e distruzione sono davvero catastrofiche, quella iniziale su tutte, e i demoni realizzati in CG non sembrano fasulli né risultano fastidiosi (al limite, l'unica cosa un po' bruttarella è il trucco del povero Jonah Hill sul finale). Altra cosa molto gradevole sono la regia ed il montaggio, soprattutto quello alternato che vede il gruppetto diviso ed impegnato ad affrontare due minacce differenti, inoltre ho trovato incredibilmente azzeccati anche gli inserti in stile confessionale del Grande Fratello, le sequenze "strafumate" accompagnate da una colonna sonora grandiosa e, ovviamente, i pochi ma efficaci momenti gore, mirabili esempi di nerissimo umorismo. Anche gli attori sono tutti grandiosi, tanto che non saprei dire chi ho preferito. Tra i protagonisti, James Franco potrebbe tranquillamente vincere la palma del migliore per il già citato scambio di battute con Danny McBride e, soprattutto, per il suo momento di "gloria" nel pre-finale, ma anche Jonah Hill con quel suo fare da criptogay e Danny McBride per la sua natura bastarda danno davvero il bianco e riescono persino ad eclissare il mio adoratissimo Seth Rogen; tra le guest star, spiccano invece un Michael Cera particolarmente laido, un indimenticabile e scioccante Channing Tatum, una Emma Watson armata di accetta spaccaculi come non mai e, soprattutto... LORO. Sì, loro. I responsabili di quel finale meravigliosamente trash e anni '90, così esilarante che non saprei dire se è meglio questo di Facciamola finita o The Age of Aquarius in 40 anni vergine. Intanto che io ci penso, voi recuperate assolutamente Facciamola finita e guardatelo sgranocchiando un ottimo, scioglievolissimo Milky Way, se ancora lo distribuiscono in Italia!


Del co-regista e co-sceneggiatore Seth Rogen (che interpreta sé stesso come tutti gli altri coinvolti nel film) ho già parlato qui. James Franco, Jonah Hill, Michael Cera, Emma Watson, David Krumholtz, Christopher Mintz-Plasse, Paul Rudd e Jason Segel li trovate invece ai rispettivi link.

Evan Goldberg è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Canadese, è al suo primo film come regista. Anche produttore e attore, ha 32 anni e un film in uscita, The Interview, sempre con Seth Rogen e James Franco.


Jay Baruchel (vero nome Jonathan Adam Saunders Baruchel) interpreta sé stesso. Canadese, ha partecipato a film come Quasi famosi, Le regole dell'attrazione, Million Dollar Baby, Tropic Thunder, Una notte al museo 2 - La fuga, RoboCop e a serie come Hai paura del buio? e Numb3rs, inoltre ha lavorato come doppiatore in Dragon Trainer e Dragon Trainer 2. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 32 anni e quattro film in uscita tra cui 10 O'Clock People, tratto dall'omonimo racconto di Stephen King, e Dragon Trainer 3, previsto per il 2017.


Danny McBride (vero nome Daniel Richard McBride) interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come Suxbad: Tre menti sopra il pelo, Tropic Thunder, Parto col folle, Sua maestà e ha lavorato come doppiatore in Cattivissimo me e Kung Fu Panda 2. Anche sceneggiatore e produttore, ha anni e sette film in uscita.


Craig Robinson interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come Zack & Miri - Amore a primo... sesso, Una notte al museo 2 - La fuga e a serie come The Bernie Mac Show e Friends, inoltre ha lavorato come doppiatore in Shrek - E vissero felici e contenti e nella serie The Cleveland Show. Anche sceneggiatore e produttore, ha 43 anni e tre film in uscita.


Channing Tatum interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come La guerra dei mondi, G.I. Joe - La nascita dei cobra, 21 Jump Street, Magic Mike, Don Jon, G.I.Joe- La vendetta, 22 Jump Street e a serie come CSI: Miami, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film The Lego Movie e nella serie I Simpson. Anche sceneggiatore e produttore, ha 34 anni e sei film in uscita tra cui X-Men: Apocalypse e Gambit, dove interpreterà appunto il bel Remy LeBeau.


Tra le varie guest star segnalo anche Rihanna e lo stesso co-regista Evan Goldberg. Il ruolo di Emma Watson era in origine stato scritto per Mila Kunis ma l'attrice ha dovuto rinunciare per impegni pregressi come anche Cameron Diaz, Edward Norton ed Elizabeth Banks, mentre quel pusillanime di Daniel Radcliffe ha direttamente rifiutato di partecipare. Ovviamente, Rogen e Goldberg hanno avuto alcuni problemi anche con un paio di scene definite "di cattivo gusto" e che, di conseguenza, sono state tagliate in fase di montaggio, come quella in cui Franco e McBride fumano marijuana insieme a Hitler o quella in cui Tatum si da palesemente al cannibalismo; inoltre, sul finale è stata usata I Will Always Love You di Whitney Huston come omaggio alla cantante, morta da poco, al posto di Purple Rain di Prince, scelta iniziale dei due registi. Detto questo, aggiungo solo che Facciamola finita è l'estensione del corto Jay and Seth Versus the Apocalypse (che potete trovare QUI); se il film vi è piaciuto dateci un'occhiata e recuperate anche Shaun of the Dead e The World's End. ENJOY!





venerdì 23 agosto 2013

Kick-Ass 2 (2013)

E fu così che qualche sera fa sono riuscita ad andare a vedere il primo dei film che attendevo di più quest’anno: Kick-Ass 2, diretto dal regista Jeff Wadlow e tratto dal fumetto omonimo di Mark Millar e John Romita Jr. L’attesa è stata ripagata? Nì.


Trama: Dave Lizewski torna ad indossare il costume di Kick-Ass ma questa volta non è solo perché l’idea degli eroi “fai da te” ha portato alla nascita di un gruppo chiamato Justice Forever. E mentre Dave si diverte a combattere i criminali con i nuovi amici, la povera Hit Girl è costretta a dismettere il costume e ad affrontare la dura vita di un’adolescente. Nel frattempo, purtroppo per tutti, si profila all’orizzonte la minaccia di MotherFucker…


Poteva essere un capolavoro questo Kick-Ass 2 e invece sono uscita dal cinema un po’ tanto DIlusa, forse perché sono entrata in sala dopo aver letto e amato (anche se non tanto quanto il primo, son sincera) il secondo capitolo della serie di Millar. A dire la verità l’entusiasmo mi è un po’ sceso nel corso della seconda parte della pellicola perché la prima parte l’ho trovata invece frizzante, interessante e divertente quasi quanto il primo, geniale film. Mi è piaciuto infatti il modo graduale in cui gli spettatori vengono preparati a quello che avrebbe dovuto essere il momento clou della pellicola e introdotti alle nuove realtà di Dave, Mindy e Chris; se i due ragazzi non hanno imparato una benemerita mazza dagli eventi di Kick-Ass ma, anzi, vanno peggiorando nella loro ossessione, la ragazzina viene invece costretta da un tutore amorevole ma severo a diventare un’adolescente "normale" con tutto quello che ne consegue. Ci vengono presentati quindi gli improbabili membri della Justice Forever (tra i quali spicca un Jim Carrey che vale da solo il prezzo del biglietto), possiamo ridere della stupidità di un Motherfucker a dir poco tragicomico nel suo patetico tentativo di diventare supercriminale e, soprattutto, possiamo ammirare la bravura con la quale Chloë Grace Moretz affronta il mondo degli adolescenti di oggi, preso spietatamente in giro dal regista/sceneggiatore anche grazie ad un esilarante video che praticamente è la summa di tutte quelle cose che mandano in brodo di giuggiole le Beliebers e le Directioners di questo povero mondo. Tutto questo e l’incredibile, devastante presenza della culturista ucraina Olga Kurkulina, assolutamente perfetta per il ruolo di Mother Russia, uno dei personaggi più riusciti, riescono ad ficcare di forza Kick-Ass 2 nell’ambito della sufficienza e sicuramente a qualche spettatore è anche piaciuto quasi ai livelli del primo… ma io il pressapochismo non posso tollerarlo, abbiate pazienza.


Ora, capisco che gli adattamenti cinematografici non debbano essere pedissequi. Ne risentirebbe l'originalità dell'opera cartacea, soprattutto a danno di chi l'aveva già letta, inoltre si parla di due linguaggi e due tipi di pubblico spesso completamente differenti. QUI sta il difficile e, di conseguenza, è estremamente importante l'abilità di regista e sceneggiatore (in questo caso, tu guarda, la stessa persona) perché altrimenti, bello mio, non sceglievi questo mestiere e andavi a lavorare in un ufficio come me. Non è che, solo perché il tuo è un lavoro "artistico", ci devi mettere meno impegno rispetto all'impiegato delle poste, per dire. Il problema di Kick-Ass 2 è proprio questo: si è voluta ricercare la soluzione facilona o comica a tutti i costi, senza capire che ci sono modi (e non sta a me trovarli né diro, per la miseria, è perlappuntamente il lavoro dello sceneggiatore!!) per mantenere intatto il significato dell'opera originale e la natura dei personaggi rimanendo nei limiti del PG-17. Perdonatemi gli SPOILER che seguiranno ma a 'sto giro sono necessari.


Nel secondo volume di Kick-Ass Millar spinge l'accelleratore della farsa e del cattivo gusto per rendere ancora più straniante questa vicenda che, sostanzialmente, parla di un gruppo di alienati scontenti che perseguono l'insano sogno di diventare supereroi o supercriminali. La questione viene parzialmente centrata nel film con il personaggio di Hit Girl, impossibilitata a integrarsi con le compagnette stronze e condannata per colpa del padre ad avere una visione distorta di sé stessa e del mondo. Perché dico parzialmente? Perché visto l'escamotage usato per avere vendetta sulle stronze della scuola direi che il prossimo Kick-Ass 3, se mai ci sarà, lo faranno direttamente sceneggiare da John Waters o dai Vanzina, mentre per il finale (Gesù, quell'orrendo finale!!!!) chiameranno Moccia. Sembra infatti che Wadlow non riesca a staccarsi dalla folle idea di voler far ridere a tutti i costi anche quando c'è davvero poco per cui stare allegri o che l'eroe della storia debba essere per forza un finto-nerd in realtà palestrato e figo e il cattivo invece un demente da avanspettacolo. Per dire, che nel primo film Dave riuscisse alla fine ad uscire con Katie in barba al pessimismo Milleriano non mi era dispiaciuta come idea, ma c'è un limite a tutto, non lo si può trasformare in atletico stallone: Kick-Ass è e deve rimanere uno sfigato, un incapace che fa solo casini, costretto a ricorrere ad una ragazzina per cavarsi dagli impicci, un umanissimo ragazzo che, preda della disperazione e del desiderio di vendetta, spinge un coetaneo giù da un palazzo rendendolo paraplegico, altro che integerrimo eroe dal cuore d'oro! Alla fine del secondo ciclo di Kick-Ass Mindy viene giustamente arrestata perché colpevole di avere ucciso quasi un centinaio di persone, seppure a fin di bene, ma viene comunque osannata dalla folla perché capace di fare tutte quelle cose che un super dovrebbe poter fare, quindi anche l'unica in grado di far sognare la gente comune e tirarla fuori dalla grigia esistenza quotidiana. Il nocciolo di Kick-Ass, lo spunto di riflessione dell'intera serie, è tutto qui. Non vanno bene le pacchianate, non va bene dipingere Motherfucker come un povero bimbominchia (cit.): Chris D'Amico è Hit Girl senza la mano salda di Big Daddy, è un pericoloso e viziatissimo nerd convinto di voler essere un supercriminale ed è lo specchio di tutti quei freddi mocciosi che violentano, uccidono e picchiano riprendendosi coi cellulari e bullandosi con gli amici. Non esiste redenzione nel fumetto per Motherfucker, non dopo aver ucciso intoccabili come cani e bambini, non dopo aver ripetutamente violentato Katie (altro che la stupida scena in cui vorrebbe stuprare Night Bitch ma non riesce, altro che "non siamo mica barbari"). MotherFucker è il livello più estremo delle storie allucinanti che sentiamo un giorno sì e l'altro anche ai TG e fa paura proprio per il suo essere sfigato ed infantile tanto quanto Kick-Ass. Ma questo Wadlow non l'ha capito e, peggio ancora, non l'ha fatto capire al pubblico.


Ecco, lo sapevo. Mi sono arrabbiata e ho cominciato a sproloquiare, rendendomi così conto che Kick-Ass 2 mi è piaciuto meno di quanto io stessa avessi pensato. La sufficienza la merita comunque anche se, riflettendoci, nemmeno la colonna sonora e i combattimenti (tranne quelli di Mother Russia) mi hanno entusiasmata. Mi rimangono, oltre ai citati Carrey e Moretz, un Mintz-Plasse sempre da antologia... e beh, e poi la foto trash dell'anno. L'unica cosa che da sola vale a cancellare tutto il nervoso, tutta la voglia che avrei di picchiare forte Jeff Wadlow. E sapete cosa faccio? Siccome su Facebook si sono tanto prodigati per procurarmela ve la metto qui. Così potete decidere se andare a vedere Kick-Ass 2 nonostante i miei strali o accontentarvi di vedere la cosa più bella del film sul Bollalmanacco. Ah, nel caso decidiate comunque di accingervi alla visione, ricordatevi di rimanere fino alla fine dei titoli di coda, non fate come tutti quei pirla in sala che sono usciti di corsa come un branco di pecore lasciando praticamente solo me e i miei amici a spernacchiarli e irriderli.

... senza parole!! XDXDXD
Di Aaron Taylor – Johnson (Dave Lizewski/Kick-Ass), Chloë Grace Moretz (Mindy McReady/Hit Girl), Donald Faison (Dr. Gravity), Lyndsy Fonseca (Katie Deuxma), Christopher Mintz-Plasse (Chris D’Amico/Motherfucker), John Leguizamo (Javier), Jim Carrey (Colonnello Stars and Stripes) e Andy Nyman (The Tumor) li trovate ai rispettivi link.

Jeff Wadlow (vero nome Jeffrey Clark Wadlow) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto anche Nickname: Enigmista e probabilmente tra qualche anno si cimenterà nella realizzazione di X-Force. Anche produttore e attore, ha 37 anni.


Morris Chestnut interpreta il Detective Marcus Williams. Americano, ha partecipato a film come L’ultimo boyscout – Missione sopravvivere, Soldato Jane, Io sono tu, The Call e a serie come Freddy’s Nightmare, E.R. Medici in prima linea, Bones, V e American Horror Story, inoltre ha doppiato un episodio di American Dad!. Anche produttore, ha 44 anni e un film in uscita.


Probabilmente in pochi lo ricorderanno ma Evan Peters, ovvero il Tate e Kit di American Horror Story, nel primo Kick-Ass interpretava Todd ma per impegni con la terza stagione della mia adorata serie ha lasciato il posto al meno conosciuto Augustus Prew. Aspettando che il buon Evan si faccia vedere nei panni di Quicksilver in X-Men: Giorni di un futuro passato, nel caso Kick-Ass 2 vi fosse piaciuto recuperate assolutamente il fumetto da cui è tratto (in questi giorni tra l’altro per la Planet Comics esce lo spin-off Hit Girl) e buttatevi su Super, un film che devo ancora vedere ma di cui mi hanno parlato benissimo. ENJOY!!

martedì 16 ottobre 2012

ParaNorman (2012)

Uno dei film che più aspettavo questa settimana era ParaNorman, diretto da Chris Butler e Sam Fell. Sono andata a vederlo qualche sera fa e devo dire che ne sono rimasta piacevolmente sorpresa…


Trama: Norman è un ragazzino in grado di parlare con i morti e per questo viene evitato dalle persone e tacciato come pazzoide o, peggio, mostro. Quando però la città verrà invasa dagli zombi i poteri di Norman torneranno decisamente utili!


Entrando in sala mi aspettavo che ParaNorman fosse uno di quei cartoni animati esilaranti e molto citazionisti, una roba tipo Mostri contro alieni, per intenderci, magari giusto un po’ più gotico perché, d’altronde, i realizzatori sono gli stessi di Coraline. Ebbene, niente di più sbagliato! Certo, ParaNorman abbonda di citazioni cinefile e ci sono delle gag a dir poco esilaranti, ma la storia in sé è molto commovente, a tratti addirittura triste e sono più i momenti in cui si riflette e si prova pietà per i personaggi rispetto a quelli in cui si ride. Fin dall’inizio, infatti, la vita di Norman ci viene presentata come una costante lotta contro il giudizio altrui, il bullismo e la solitudine; persino i genitori del ragazzino (un’ex figlia dei fiori e il tipico medioman americano) non credono che lui possa parlare con il fantasma della nonna e reagiscono alle sue “stranezze” con atteggiamenti che vanno dalla rassegnazione alla rabbia seguita dal divieto di uscire di casa. Gli sceneggiatori, ovviamente, non si fanno scrupolo a mostrarci chiaramente quali siano i motivi per cui la vita di Norman è così miserabile, ovvero l’ignoranza e il pregiudizio di chi lo circonda. La città in cui vive il protagonista è infatti la tipica cittadina americana abitata da buzzurri ciccioni che si preparano ogni anno per il tristissimo festival annuale dedicato a qualche evento folkloristico del passato, in questo caso l’impiccagione di una strega ai tempi dei padri pellegrini, incuranti di ciò che si nascondeva all’epoca dietro un’usanza così barbara e incuranti delle persone che cercano di far aprire loro gli occhi. Più il film va avanti, più le aspettative dello spettatore (e dei protagonisti) vengono completamente ribaltate e la “paura” per il diverso e il mostruoso comincia a cedere il passo alla pietà per chi è stato condannato ad un orrendo destino, costringendo i personaggi ad evitare coscientemente i cliché del film horror, cercando il dialogo prima ancora della fuga o della violenza.


Altro non dico sulla trama per non rovinare la sorpresa, passiamo alla realizzazione di ParaNorman, praticamente perfetta. I movimenti dei pupazzetti catturati dalla stop-motion sono fluidi e realistici, il character design del protagonista e della sua ciccionissima spalla è delizioso mentre tutti gli altri personaggi sono caricaturali ed inguardabili, un perfetto riflesso della loro pochezza interiore. Per gli appassionati di B – movie horror, come me, l’inizio del film vale da solo il prezzo del biglietto: ParaNorman comincia infatti con un film nel film, introdotto dalla scritta “a grindhouse feature” e accompagnato da una musica inquietante che ricorda molto quelle degli horror di Fulci, un esilarante compendio di luoghi comuni del genere, con la scream queen di turno che rimane immobile davanti allo zombi a urlare finché non le scoppiano i polmoni e che viene persino colpita da un inopportuno microfono che il regista non riesce ad eliminare dall’inquadratura. ParaNorman continua con queste alzate d’ingegno e con alcuni siparietti comici affidati al folle zio del protagonista e al bulletto Alvin (doppiato in originale da quel genio di Christopher Mintz – Plasse, riconoscibilissimo nell’”anima” del personaggio anche in Italia) senza che venga perso di vista il senso stesso della vicenda narrata, cosa che raramente accade nei cartoni animati recenti, dove la trama viene spesso sacrificata a favore di una concatenazione di gag e citazioni. Se poi pensate che, credo per la prima volta in assoluto, in ParaNorman viene introdotto un personaggio gay, che la morte “vera” di una persona viene rappresentata senza troppi fronzoli e che si parla un passato comunque molto poco lusinghiero per l’America, direi che vale proprio la pena di andare a vedere questo film al cinema, tenendo presente due cose: il 3D non apporta nulla alla pellicola quindi potete guardarlo tranquillamente in una sala normale e fossi in voi non porterei bambini troppo piccoli perché il concetto che sta alla base di ParaNorman è di una crudeltà infinita. Ah, e rimanete in sala fino alla fine dei titoli di coda, perché sono a dir poco splendidi e vi mostrano anche come vengono realizzati i personaggi.


Di Kodi Smit – McPhee (doppiatore originale di Norman), Anna Kendrick (Courtney), Christopher Mintz – Plasse (Alvin) e John Goodman (Mr. Penderghast) ho già parlato nei rispettivi link.

Chris Butler è il regista e sceneggiatore della pellicola, alla sua prima esperienza, anche se aveva già lavorato agli storyboard de La sposa cadavere e Coraline.


Sam Fell è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto Giù per il tubo e Le avventure del topino Despereaux. E’ anche doppiatore e sceneggiatore.


Casey Affleck (vero nome Caleb Casey Affleck) è il doppiatore originale di Mitch. Fratello minore di Ben Affleck, ha partecipato a film come In cerca di Amy, American Pie, Will Hunting – Genio ribelle, American Pie 2, Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco, Ocean’s Twelve e Ocean’s Thirteen. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 37 anni e tre film in uscita.


Bernard Hill è il doppiatore originale del giudice. Inglese, lo ricordo per il ruolo di Theoden nella trilogia de Il Signore degli Anelli, inoltre ha partecipato a film come Gandhi, Il Bounty, Titanic, Il primo cavaliere, Spiriti nelle tenebre, Sogno di una notte di mezza estate, Il re scorpione e Gothika. Ha 68 anni e due film in uscita.


Jodelle Ferland è la doppiatrice originale di Aggie. Canadese, ha partecipato a film come They - Incubi dal mondo delle ombre, Carrie (il film TV), Silent Hill, The Messengers, The Twilight Saga: Eclipse, Quella casa nel bosco e a serie come Dark Angel, Smallville, Kingdom Hospital, Supernatural e Masters of Horror. Ha 18 anni e tre film in uscita. 


Infine, sappiate che Alex Borstein, che nel film doppia Mrs. Henscher, è la voce storica della Lois de I Griffin. Se ParaNorman vi fosse piaciuto, ovviamente, non perdetevi Coraline e la porta magica e Monster House. ENJOY!!




martedì 30 agosto 2011

Fright Night - Il vampiro della porta accanto (2011)

Dopo la “preparazione” della settimana scorsa, ieri sera sono andata a vedere Fright Night – Il vampiro della porta accanto (Fright Night) di Craig Gillespie, remake di Ammazzavampiri, piccolo cult horror diretto nel 1985 da Tom Holland.



Trama: Charley è uno studente che conduce una vita normale, almeno finché la scomparsa del suo amico Ed non lo porta a scoprire che il suo nuovo vicino di casa, Jerry, è un vampiro. Quando le cose si metteranno davvero male a Charley non resterà altra via se non cercare l’aiuto del massimo esperto di vampirologia esistente… Peter Vincent.



Dopo il non disprezzabile Nightmare, che tuttavia andava a toccare un film troppo bello per essere anche solo lontanamente paragonabile all’originale, ecco un altro remake ben fatto che non fa rimpiangere la pellicola da cui è tratto. Questo Fright Night è diretto con perizia, interpretato da attori molto bravi, impreziosito da una non disprezzabile colonna sonora e, ovviamente, da effetti speciali e un make – up della madonna, non a caso realizzati dalla premiata ditta Nicotero & Berger (anche se alcune scene sono state messe essenzialmente per arricchire la versione in 3D e si vede, come lo schizzo di sangue che protrude verso lo schermo oppure il primo piano finale del faccione di Jerry urlante).



La buona Marti Noxon, storica sceneggiatrice di Buffy The Vampire Slayer e qui alle prese con il progetto originale di Tom Holland, essenzialmente della trama non cambia nulla e rispetta i punti principali del primo film, tuttavia gli da un’impronta più tamarra, moderna e varia per quanto riguarda gli ambienti; basti pensare che Ammazzavampiri si svolgeva quasi interamente nelle case del protagonista e del vampiro e poco o nulla veniva narrato della vita scolastica di Charley, dei suoi amici, degli altri suoi vicini o di quello che stava al di là della piccola cittadina che faceva da sfondo alle vicende. Qui invece, molto intelligentemente, si è scelto innanzitutto di spiegare perché l’amico Ed è diventato “evil” (anche se come personaggio non ha niente a che vedere con l’incomprensibile e paranoico stronzo del primo film) e anche di rendere la madre del protagonista meno rincoglionita ed inconsapevole di quello che la circonda (si potrebbe dire che lo spirito di Joyce Summers si sia reincarnato in lei), oltre a “personalizzare” un po’ le vittime del vampiro, che in Ammazzavampiri rimanevano sostanzialmente anonimi manichini.



Elementi assolutamente positivi, dicevo, che tuttavia si trovano a mancare un po’ di quello humor nero e quasi british che caratterizzava Ammazzavampiri. Intendiamoci, il personaggio di Peter Vincent fa scompisciare per la sua ubriaca e sfatta cialtronaggine, soprattutto quando si toglie il trucco da guru maledetto e satanista, e anche Colin Farrell ci mette del suo, dando vita ad un vampiro tamarro, ironico e vorace, sexy a modo suo (con un grado di “sexytudine” per cui il vampiro di Chris Sarandon seguiva lo stile “Signorina, mi farebbe sbirciare le sue leggiadre mutandine?” mentre quello di Farrell, dopo essersi leccato le dita sporche di sangue perché se non ti lecchi le dita godi solo a metà, prima ti sbatte al muro e poi esordisce con un “tipa, cioè, io le mutandine te le strappo e mi ci faccio il filo interdentale”), però mi sembra che un po’ dell’innocenza della pellicola originale sia andata perduta per lasciare spazio a più scene d’azione e meno suspance. Personalmente, per quanto adori la Noxon, non ho sopportato la scelta di dare un background “struggente” a Peter Vincent né quella di renderlo un vero esperto di questioni vampiriche dotato di armi sacre, manufatti stregati e quant’altro.. al diavolo, non stiamo parlando del Signor Giles, e comunque se negli anni ’80 si riuscivano ad ammazzare vampiri con armi convenzionali perché di questi tempi bisogna ricorrere al misticismo? Ecco, per questo e per il finale buonista, che risparmia tutti tranne il povero, sfigato, incompreso e vessato Ed, non do la sufficienza piena a Fright Night, ma per il resto mi levo il cappello e lo consiglio senza riserva alcuna!  



Di Colin Farrell, che interpreta Jerry (anche se pare la prima scelta per il ruolo fosse Heath Ledger), ho già parlato qui, mentre Christopher Mintz – Plasse, ovvero Ed, lo trovate qua. Omaggio anche al Jerry Dandrige del primo Ammazzavampiri, ovvero Chris Sarandon, che qui partecipa nel ruolo dell’uomo che tampona la macchina di Charley e company durante la fuga dal vampiro.

Craig Gillespie è il regista della pellicola. Australiano, ha diretto due film che non conosco e una serie di cui ho solo sentito parlare, United States of Tara. Anche produttore, ha 45 anni.



Anton Yelchin interpreta Charley. Americano, ma di origine russa, ha partecipato a film come 15 minuti – Follia omicida a New York, Cuori in Atlantide, Star Treck, Terminator Salvation e inoltre darà la voce a Puffo Tontolone nell’imminente I Puffi. Per la tv, ha lavorato a serie come E.R. Medici in prima linea, Taken, NYPD e Criminal Minds. Ha 22 anni e tre film in uscita.



Toni Collette (vero nome Antonia Collette) interpreta la madre di Charley, Jane. Attrice australiana che mi piace molto, la ricordo per film come Il sesto senso (che le è valso la nomination all’Oscar come miglior attrice non protagonista), Velvet Goldmine, The Hours e Little Miss Sunshine. Anche produttrice, ha 39 anni e due film in uscita.  



David Tennant (vero nome David John McDonald) interpreta Peter Vincent. Scozzese, famosissimo per essere il protagonista dell’orribile Dr. Who “moderno”, ha partecipato a film come Harry Potter e il Calice di fuoco. Anche regista, ha 40 anni e due film in uscita.



Imogen Poots interpreta Amy. Inglese, ha partecipato a film come V per vendetta e 28 settimane dopo. Ha 22 anni e otto film in uscita.



Se il film vi fosse piaciuto, inutile dire che la visione di Ammazzavampiri è consigliatissima e, se vi capita, date anche un’occhiata a Ragazzi perduti. E ora vi lascio con il trailer originale della pellicola... ENJOY!!

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