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venerdì 5 agosto 2022

Monstrous (2022)

E' uscito questa settimana su Infinity il film Monstrous, diretto dal regista Chris Sivertson, che ha attirato il mio interesse per la protagonista.


Trama: in fuga dal marito, Laura si rifugia col figlioletto Cody in una casa isolata dove ricominciare una nuova vita ma comincia a venire perseguitata da una strana entità...


Quando ho letto il nome di Christina Ricci all'interno del cast di Monstrous, non ho potuto fare a meno di recuperarlo. Non vedevo un film con la Ricci protagonista dal 2006, tanto che pensavo si fosse persa nel limbo di quelli che avevano smesso di recitare ma in realtà, come molti suoi colleghi, si è data alle serie TV e io quelle, ahimé, riesco a seguirle pochissimo. Mi ha fatto dunque un po' effetto vederla nel ruolo di madre (anche se ormai pure lei è 42enne, quindi hai voglia!) in questo horror ambientato negli anni '50, che la vede protagonista come mamma di un bimbo in età scolare e in fuga da un marito violento. Laura e Cody scappano dalla città e si rifugiano in una casetta da sogno, isolata ma arredata come una bomboniera, circondata tuttavia da terreni abbastanza brulli e, soprattutto, vicino a una palude da dove, la sera, esce un mostro particolarmente interessato al bambino. Mentre Laura cerca di vivere l'American Dream di una donna dell'epoca, tra deliziosi vestitini, un lavoro come segretaria e succulenti manicaretti da offrire al pargolo, Cody è sempre più esasperato dalla situazione, non riesce a farsi neppure un amico a scuola e vorrebbe solo tornare a casa, quindi la presenza del mostro non fa che esacerbare i conflitti tra i due e minare ancor più la tranquillità precaria di Laura, la quale vede il suo sogno andare a poco a poco in frantumi e non riesce a liberarsi dalla spada di Damocle della minaccia del marito. Di più non conviene dire sulla trama di Monstrous, uno di quei film che ci mette un po' a svelare le sue carte e che dissemina qui e là particolari indizi di un puzzle che troverà un senso solo alla fine, cosa che spingerebbe lo spettatore a una seconda visione se solo, ammettiamolo, la trama non sconfinasse spesso dal misterioso al confusionario (non confuso. Alla fine torna tutto ma bisogna turarsi un po' il naso, anche perché l'utilità di alcuni dettagli dati per importanti sembrerebbe quasi essersi persa in fase di montaggio, come per esempio il dolore allo stomaco che Laura dà mostra di provare di tanto in tanto).


Per il resto, Monstrous non è un film eccezionale ma è comunque gradevole. Purtroppo, i fasti di All Cheerleaders Die (a dire il vero co-diretto assieme all'adorato Lucky McKee) sono lontani e il film spicca non tanto per la regia, che si appoggia a un unico vezzo "rivelatorio" mentre per il resto è abbastanza ordinaria, quanto piuttosto per la fotografia dai colori particolarmente vividi e la bellezza delle scenografie e dei costumi indossati dalla Ricci, entrambi sicuramente migliori del solito, orrendo mostrillo fatto al computer che parrebbe essere un'inevitabile condanna in questo genere di produzioni a medio budget. Quanto a Christina Ricci, che è poi il motivo che mi ha spinta a vedere Monstrous, offre un'interpretazione prevalentemente valida, che a tratti si fa forse un po' troppo isterica ed esagerata, quasi "finta", e l'alchimia tra lei e il pargoletto moscerello che interpreta Cody stenta a crearsi, esprimendosi compiutamente solo nel commovente finale. Il resto del cast non è particolarmente memorabile, ho riconosciuto giusto Colleen Camp, relegata tuttavia all'ingrato ruolo della vicina di casa rompitasche, e Nick Vallelonga nei panni dell'anziano avventore del pub, mentre le altre facce a me sconosciute sono rimaste tali e nessuno mi ha colpita positivamente o negativamente. In definitiva, lo avrete capito, Monstrous non è un film imprescindibile ma se siete fan di Christina Ricci potrebbe darvi parecchie gioie e anche chi ama i thriller horror with a twist potrebbe passare una serata gradevole.
 

Del regista Chris Sivertson ho già parlato QUI. Christina Ricci (Laura), Colleen Camp (Mrs. Langtree) e Lew Temple (Mr. Alonzo) li trovate invece ai rispettivi link.



 

martedì 9 aprile 2019

The Endless (2017)

Ultimo appuntamento con i migliori horror 2018 according to Il giorno degli zombi, si finisce in bellezza con The Endless, diretto nel 2017 dai registi Justin Benson (anche sceneggiatore) e Aaron Moorehead.



Trama: due fratelli tornano nei luoghi d'infanzia, dopo aver abbandonato la setta che li ha cresciuti. Lì scopriranno che le loro fantasie di bambini si sono trasformate in orrore vero.



Justin Benson e Aaron Moorehead si erano già guadagnati tutta la mia attenzione con l'horror "sentimentale" Spring e anche The Endless si è confermato un'opera pregevole, forse più "difficile" ma altrettanto affascinante. Fulcro della vicenda è il rapporto tra due fratelli interpretati dagli stessi registi, che troviamo intenti a vivacchiare, tra un lavoro avvilente e l'altro, dopo aver passato l'infanzia e l'adolescenza in una comune all'interno della quale gli abitanti seguivano un culto non ben precisato. Justin, il fratello maggiore, ha portato via Aaron cercando di proteggerlo da quello che lui percepiva come un covo di pazzi votati al suicidio ma Aaron ha solo dei bellissimi ricordi della comune: persone simpatiche, cibo sano, amicizie ed esperienze di vita che Justin non riesce a fargli fare, cosa che rende il rapporto tra i due fratelli assai problematico. All'inizio del film viene riportata una citazione per cui due fratelli riuscirebbero ad essere sinceri l'uno con l'altro e ad esternare i propri sentimenti solo in punto di morte. Ebbene, in The Endless il punto di morte si ripropone più e più volte, frutto di un orrore cosmico che non si vede quasi mai eppure fa sentire la sua presenza in modo palpabile e decisamente inquietante, mentre attorno a Justin ed Aaron cominciano a succedere cose sempre più strane, che rendono impossibile non provare almeno un po' di diffidenza davanti a questa "setta" all'apparenza così sana e perfetta. Anche qui, però, l'elemento importante del film non è la setta in sé. Che essa celi del marcio è palese ma importa poco a Justin Benson, fondamentale invece vedere come queste dissonanze influiscano sul rapporto tra i due fratelli e come, Kingianamente (anzi, più Lovecraftianamente) l'orrore arrivi a stravolgere la vita normale di persone qualsiasi, con chi sceglie di abbandonarsi e chi di combattere anche quando le speranze di vittoria sono inesistenti.


In virtù di ciò, The Endless rientra in quel novero di film a basso budget dove "non si vede nulla" e tutto viene lasciato all'immaginazione dello spettatore senza per questo costringerlo a un tour de force di sciatteria. Come sempre, anzi, le immagini naturali di Benson e Moorehead sono bellissime anche quando riportano sullo schermo luoghi dove la natura non è molto amichevole con gli incauti umani; inoltre, la presenza nefasta di "qualcosa" viene resa attraverso semplicissimi trucchi del mestiere quali l'uso di una diversa prospettiva, fuoricampo particolarmente sanguinolenti e con suoni raccapriccianti, primi piani di personaggi terrorizzati o, come nelle efficacissime sequenze del lago e del tiro alla fune, mostrando le conseguenze di eventi messi in moto da qualcosa di enorme ed invisibile. Detto molto sinceramente, anzi, il "non visto" è molto meglio dei pochi effetti speciali che punteggiano qui e là il film, soprattutto dell'effetto un po' trash con cui vengono resi varchi e distruzioni della realtà conosciuta. Molto meglio, per toccar con mano follia ed inquietudine, i dialoghi coi diversi personaggi presenti nel film, un campionario di umanità spaventata, disillusa, rassegnata ed arrabbiata che, a un certo punto, scuote The Endless dalle fondamenta rendendolo ancora più coinvolgente rispetto all'inizio, dove il ritmo è lento, introduttivo, un po' sfilacciato. Detto questo, ce ne fossero di film "sfilacciati" così, capaci di far venire una voglia invereconda di riprendere in mano Providence e reimmergersi nelle moderne interpretazioni degli orrori Lovecraftiani. Cercatelo, guardatelo, non ve ne pentirete!


Dei registi Justin Benson (anche sceneggiatore) e Aaron Moorehead, che interpretano rispettivamente Justin e Aaron, ho già parlato QUI. Di Callie Hernandez (Anna) e Lew Temple (Tim) ho parlato invece ai rispettivi link.


Vinny Curran, che interpreta Chris Daniels, ha partecipato anche a Spring e il suo personaggio, assieme a quello di Michael Danube, compare nell'opera prima di Benson e Moorehead, Resolution, che non ho ancora visto e che ora vorrei assolutamente recuperare! ENJOY!

mercoledì 28 settembre 2016

31 (2016)

Oggi si torna a parlare dell'amico Rob Zombie, regista e sceneggiatore di 31, uno degli horror che non dovete assolutamente perdere quest'anno.


Trama: la notte di Halloween un gruppo di giostrai viene costretto a partecipare al terrificante survival game 31, che prevede un ambiente dal quale non è possibile uscire e un gruppo di killer travestiti da clown.



Ormai lo avrete letto in ogni blog, sito e rivista che conta: Rob Zombie è tornato. Intendiamoci, per me si era giusto un po' allontanato, anche perché, sinceramente, a me erano piaciuti sia Halloween - The Beginning sia il tanto vituperato Le streghe di Salem, ma devo ammettere che le vette de La casa dei 1000 corpi e, soprattutto, di quel capolavoro che era La casa del diavolo erano ben lontane dalle sue ultime opere. Con 31, Rob è tornato a fare quello che gli riesce meglio, ovvero riunire un branco di personaggi brutti, sporchi e cattivi, e farli interagire nel peggiore dei modi possibili, con una piccola differenza. Se in La casa dei 1000 corpi avevamo il solito gruppetto di teenager insopportabili dati in pasto a degli psicopatici, cosa che portava lo spettatore a non parteggiare né per gli uni né per gli altri (anzi, forse un po' più per gli psicopatici), e in La casa del diavolo il regista era riuscito addirittura a portare lo spettatore a vergognarsi di provare qualcosa per i "cattivi", qui i sentimenti che mi hanno mossa durante la visione del film sono stati ancora diversi. E' impossibile, infatti, non empatizzare con Charly, Roscoe, Venus e compagnia, artisti di strada talmente uniti da poter tranquillamente venire definiti una famiglia e non proprio quelli che chiameremmo degli stinchi di santo: rozzi, trasandati e dediti ad alcool e droghe, i protagonisti di 31 vivono alla giornata in un mondo di libertà assoluta, forse non assolutamente soddisfacente ma comunque l'unico dal quale riescono a trarre sostentamento, cercando tra spostamenti ed espedienti di rimanere fuori dalla strada e da un destino di povertà e degrado. Quando i nostri si vedono uccidere alcuni membri della "famiglia", prima di venire rapiti e inseriti a forza in un gioco patrocinato da ricconi annoiati, qualcosa si spezza in loro e nello spettatore, che di fatto soffre a vederli alla mercé dei terrificanti clown che infestano il luogo. Allo stesso tempo, è difficile non rimanere affascinati da personaggi iconici quali l'inquietante Doom-Head, killer folle e raffinato dall'eloquio ipnotico e dal sorriso agghiacciante, capo ideale del resto della marmaglia partorita dalla mente deviata di Rob Zombie.


Forse solo Alex De La Iglesia avrebbe avuto l'ardire di portare sul grande schermo nani messicani nazisti (comunque, Rob, io aspetto ancora un lungometraggio su Werewolf Women of the SS, sallo) e teutonici giganti in tutù ad accompagnare più prosaici ma non meno sanguinosi redneck col cerone da clown e la pettorina, tutti al servizio di tre vecchi catananni conciati come il Conte Uguccione e la Madre di Jean Claude in Sensualità a Corte e già solo questo meriterebbe a Rob Zombie un plauso. Ma, non contento, il regista ha scelto di nobilitare questo sanguinoso trionfo di follia e grezzume con una splendida introduzione in bianco e nero, dove tanto è pulita e nitida la fotografia quanto è ruzzo il terrificante Richard Brake, e col finale più bello e poetico mai visto quest'anno in un horror: le immagini finali di 31, che ovviamente non vi spoilero, concentrano tutta la follia, il desiderio di sopravvivere e combattere, la comunione di due animi affini che solo una parvenza di civiltà ha fatto evolvere in maniera differente, in due intensissimi minuti accompagnati dall'evocativa Dream On degli Aerosmith, mai così bella e adatta all'atmosfera. Vi assicuro che, di fronte ad una simile conclusione, il resto del film, per quanto pregevole (soprattutto per ciò che riguarda le scenografie claustrofobiche ed oscure, il make up dei vari clown e la coraggiosa bellezza naturale di Meg Foster), scompare. Quel che ancora non è scomparso, dopo quasi una settimana dalla visione di 31, è l'ammirazione spropositata per l'attore Richard Brake il quale, come ho scritto su Facebook appena finito il film, sarebbe in grado di cancellare con uno sputacchio sanguinoso le interpretazioni di Jared Leto e Heath Ledger per diventare il Joker migliore di sempre, possibilmente accompagnato da una Harley Quinn interpretata da Sheri Moon Zombie. Dolce Sheri, poi dovrai spiegarmi come diamine fai, all'età di quasi 50 anni, ad essere ancora così gnocca, secca e sexy al punto che tuo marito non riesce a staccarti la cinepresa di dosso né a smettere di vantarsi inguainandoti dentro quella robetta che poco lascia all'immaginazione ma, se il risultato è quello di spingerlo a girare film come 31, accetto con filosofia la cosa e più non dimando!


Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato QUI. Sheri Moon Zombie (Charly), Jeff Daniel Phillips (Roscoe Pepper), Meg Foster (Venus Virgo), Malcom McDowell (Father Murder), Judy Geeson (Sister Dragon) e Richard Brake (Doom-Head) li trovate invece ai rispettivi link.

Lew Temple interpreta Psycho-Head. Americano, ha partecipato a film come La casa del diavolo, Non aprite quella porta: l'inizio, Déjà Vu, Halloween: The Beginning, The Lone Ranger e a serie come Walker Texas Ranger, CSI: Miami, Criminal Minds e The Walking Dead. Ha 49 anni e quattordici film in uscita.


Se 31 vi fosse piaciuto recuperate i già citati La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo. ENJOY!

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