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mercoledì 25 novembre 2015

Lavalantula (2015)

D'estate si fa molta pubblicità a Sharknado ma ci si dimentica che il canale SyFy non è SOLO la lucrosa saga dedicata agli squali volanti ma è anche e soprattutto un portatore sano di supercazzole in generale. Come questo Lavalantula, diretto dal regista Mike Mendez.


Trama: Los Angeles viene scossa da violenti terremoti e dalle viscere della terra cominciano ad uscire delle enormi tarantole capaci di sputare lava...


Nel corso di Sharknado 3 ho notato spesso in sovrimpressione la pubblicità di Lavalantula e, ovviamente, mi sono andata ad informare, scioccata da un simile titolo. Quando ho letto che il protagonista dell'ennesimo ibrido mostruoso della SyFy altri non era che Steve Guttenberg, il mitico Mahoney di Scuola di polizia, ho fatto carte false per averlo eppure, fino a oggi, non ero ancora riuscita a guardare quest'incredibile e assurda trashata che, diciamocelo, è praticamente uno Sharknado con Tarantole. Anzi, Lavalantule alle quali poi si aggiunge nientemeno che una "Mamalantula", durante uno dei dialoghi più deliranti della pellicola. Quindi come dovrei parlare di Lavalantula se non copiando pedissequamente tutto quello che ho scritto nei tre anni di visioni Sharknadiche? D'altronde, l'unica cosa che differenzia i due film sono gli attori principali (fino a un certo punto, però. Guardate e capirete, ché c'è un incontro/scontro a dir poco storico): da una parte abbiamo Ian Zering, incapace a recitare ma col phisique du role per interpretare il fighètto salvatore del mondo, dall'altra abbiamo Steve Guttenberg che, per quanto non abbia mai meritato un Oscar, perlomeno un paio di espressioni facciali le ha ma, impresso com'è nel ricordo di migliaia di spettatori nei panni del poliziotto mingherlino, risulta poco credibile come attore di film action in declino. Soprattutto perché Guttenberg, poveraccio, non è palestrato, è semplicemente vecchio, gonfio e bolso e la faccia da schiaffi di Mahoney torna ad essere riconoscibile solo quando Steve indossa degli occhiali da sole o duetta con l'altra guest star del film, Michael Winslow, alias la fucina umana di rumori molesti che in Scuola di polizia figurava sotto il nome di Jones. A onor del vero i due interagiscono poco ma quando lo fanno è una gioia per lo spettatore nostalgico come la sottoscritta, soprattutto se poi viene citato anche il Blue Oyster, noto locale gaYo in cui finivano spesso e volentieri Harris e Proctor, oppure spuntano un'irriconoscibile Hooks e un'invecchiata Callahan.


L'altra cosa che differenzia Lavalantula da Sharknado, per quanto in minima parte, è la minor percentuale di sangue presente nel secondo film rispetto al primo. Questo perché, come evincerete dal titolo, le tarantole giganti non dilaniano i corpi degli sventurati losangelini come farebbe qualsiasi shark piovuto da un tornado bensì sputano lava bruciando le vittime fino al midollo oppure le morsicano, con risultati inaspettati e molto Cronenberghiani. Oddio, non esageriamo a scomodare il Gran Maestro del body horror in quanto, come immaginerete, gli effetti speciali di Lavalantula vanno dall'imbarazzante all'esilarante e, in generale, sono più o meno gli stessi che ci aspetteremmo da un videogame scadente o da una produzione SyFy o Asylum, appunto. Per il resto, i due film sono sostanzialmente identici: improbabili catastrofi meteorologiche o geologiche, animali assassini vomitati sulla popolazione inerme, eroe con famiglia a seguito (i cui membri ovviamente sono dotati di abilità fisiche o mentali peculiari e soprattutto un culo inenarrabile) che fugge, combatte e sopravvive venendo a scoprire cose che annichiliscono lo spettatore con dei WTF talmente forti da procurare se non la morte perlomeno lo stordimento, guest star più o meno conosciute e amate (sinceramente io ne ho riconosciute giusto un paio ma sono quasi sicura che il trafiletto finale sarà zeppo di informazioni) e un infausto presagio di sicuro sequel, come profetizzato per bocca di Michael Winslow. Sapete che 2 Lava 2 Lantula! è già previsto per l'anno prossimo, vero? Se vi piace il genere non fatevi cogliere impreparati e tenetevi pronti ad affrontare l'ennesima saga "di mostroni" ad alto tasso d'ignoranza, altrimenti evitate questo film come la peste!


Del regista Mike Mendez ho già parlato QUI. Michael Winslow (Marty) e Leslie Easterbrook (Doris) li trovate invece ai rispettivi link.

Steve Guttenberg (vero nome Steven Robert Guttenberg) interpreta Colton West. Americano, lo ricordo ovviamente per il ruolo di Mahoney nei film Scuola di polizia, Scuola di polizia 2: Prima missione, Scuola di polizia 3: Tutto da rifare e Scuola di polizia 4: Cittadini in... guardia, inoltre ha partecipato a film come Cocoon - L'energia dell'universo, Corto circuito, Tre scapoli e un bebè, High Spirits - Fantasmi da legare, Cocoon - Il ritorno, Tre scapoli e una bimba e a serie come Veronica Mars. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 58 anni e un film in uscita.


Come promesso nel post, ecco un breve elenco delle guest star più "notevoli" presenti in Lavalantula. Come moglie di Steve Guttenberg c'è la Nicole di Saranno Famosi, Nia Peeples, mentre nei panni di Teddie c'è l'ex Hooks di Scuola di polizia, Marion Ramsey; faccia conosciuta anche quella del "diversamente alto" Danny Woodburn, presente nel ruolo del produttore Arni, e quella dello sceneggiatore di Saw ed Insidious Leigh Whannel, qui nella parte di regista. Ovviamente c'è anche un'altra importantissima guest star ma non vi voglio rovinare la sorpresa! Con questo concludo e, nell'attesa che esca 2 Lava 2 Lantula! l'anno prossimo, se Lavalantula vi fosse piaciuto recuperate l'intera saga di Sharknado. ENJOY!




venerdì 6 novembre 2015

Tales of Halloween (2015)

Il 31 ottobre scorso a Lucca Comics è stato proiettato Tales of Halloween, antologia horror firmata da vari registi e utilizzata dalla Midnight Factory come evento speciale vietato ai minori di 18 anni. Purtroppo non ho potuto essere presente alla serata ma ho recuperato in qualche modo la pellicola...


Il film si apre con Sweet Tooth, la più classica delle “leggende metropolitane”, nella quale le persone vengono punite per la loro cattiveria ed ingordigia dando vita ad un terribile “uomo nero” affamato di dolci. Come inizio non c’è male, il piglio dell’episodio è volutamente ironico e, nonostante lo sviluppo sia ampiamente prevedibile, lo splatter e l’umorismo nero rendono l’episodio di Dave Parker uno dei più piacevoli da guardare. Segue The Night Billy Raised Hell, altra storia all’insegna dello humor nerissimo con un Barry Bostwick irriconoscibile (Frank'n'Furter sarebbe orgoglioso!!) ed incredibilmente carismatico e gigione; ciò che accomuna entrambe le storie è la presenza di un bambino che, poveraccio, si ritroverà nel guano fino al collo senza saperlo e tutto questo solo per aver dato retta ad un paio di babysitter o accompagnatori di rara inettitudine e demenza. Fino a questo momento Tales of Halloween percorre i binari della commedia horror con qualche twist splatter, il colpo basso giunge però inaspettato quando alla macchina da presa subentra Adam Gierash, che sforna uno dei segmenti più riusciti. Trick, scritto assieme alla compagna Jace Anderson, comincia come una macellata apparentemente senza senso ai danni di un gruppo di fattoni e si conclude con una rivelazione di rara pesantezza, capace di far rileggere l’intero episodio sotto una nuova, terribile luce. Dopo questa tripletta uno pensa che la qualità degli episodi vada salendo, invece Tales of Halloween subisce una brutale battuta d’arresto con l’insulso e prevedibile The Weak and the Wicked, una lotta all’ultimo sangue tra tre assassini e uno sfigato che si fa ricordare non tanto per la terrificante creatura finale, quanto per il piglio western delle prime sequenze, decisamente l’aspetto più riuscito dell’episodio. Non va meglio a Grim Grinning Ghost che, per quanto zeppo di guest star e attori adorabili, non è nulla più che un gradevole raccontino neppure troppo spaventevole, dove la brava Alex Essoe si limita a ripetere quasi ininterrottamente "Oh God. Oh Shit." ad ogni piè sospinto, seguita da un fantasma che, a mo' di Orfeo ed Euridice, non gradisce che la gente si giri a guardarlo dopo che lui ha emesso la sua risata malvagia: ora, lungi da me questionare le scelte di sceneggiatura di Axelle Carolyn, ma se il fantasma ride e io non mi giro, consapevole di averlo alle spalle, perché lui deve seguirmi fino a casa invece di plaudere alla mia saggia scelta e andare a spaccare i marroni a qualcun altro? Mistero.


Giunti a metà film cominciano ad arrivare gli episodi più particolari. Il primo è Ding Dong che, già dal titolo, richiama non solo il suono del campanello che prelude al “dolcetto o scherzetto” ma anche il famoso “Ding Dong la strega è morta” de Il mago di Oz; in effetti di streghe si parla, nella fattispecie di una fattucchiera folle interpretata dalla meravigliosa Pollyanna McIntosh, impossibilitata ad avere figli. L’episodio di Lucky McKee è un delirio particolarissimo, zeppo di immagini disturbanti, tra l’ironico e l’angosciante. Il pensiero di cosa intenda davvero la protagonista per “avere un bambino” vi perseguiterà per giorni, garantito. Segue un intermezzo simpatico, la versione Halloween di Conciati per le feste con Danny De Vito e Matthew Broderick, scritto e diretto da John Skipp, un trionfo di musica metallozza, violenza, stupidera assortita e ispirazioni per l'allestimento casalingo della prossima festa di Halloween, prima che arrivi Mike Mendez a dare il bianco con l'assurdo Friday the 31st. L'episodio è un palese omaggio alla saga Venerdì 13 e a tutti gli slasher che hanno per protagonista un bruto in pettorina armato di arnesi taglienti e dedito al massacro di giovani virgulti ma la particolarità del segmento è il suo cominciare dove gli slasher finiscono e mettere il villain contro un piccolo alieno bizzoso; il risultato è una macellata dallo stile molto nipponico, con profluvio di sangue finto e cadaveri smembrati che ricordano tanto gli antichi fasti di Sam Raimi (a proposito, Ash vs. The Evil Dead è una figata, non perdetelo), una gioia per ogni appassionato del genere. Segue la supercazzolona The Ransom of Rusty Rex, un episodio che prevede la guest appearance di un John Landis particolarmente paraculo e che vi farà venire le lacrime agli occhi dal ridere mentre a concludere le danze ci pensa Neil Marshall con Bad Seed, episodio che merita una considerazione a parte.



Pur nell'incredibile idiozia o, se vogliamo, nell'infinita genialità (dipende dai punti di vista) dell'assunto iniziale, Bad Seed è l'unico segmento meritevole di venire trasformato in un film e non solo per il cliffhanger finale. In dieci minuti Neil Marshall riesce ad imbastire un poliziesco horror che vede coinvolta una tostissima poliziotta costretta a fare i conti con prove deliranti, identikit impossibili e una sanguinosa serie di morti masticati e lo conclude con un finale che spinge a volerne di più e ad incrociare le dita perché qualcuno colga al balzo l'occasione per fargli realizzare un lungometraggio. Girato con piglio ironico, Bad Seed conta degli ottimi effetti speciali, attori assolutamente in parte e funge da "riassunto" degli episodi precedenti o, meglio, contiene molti divertentissimi riferimenti agli stessi ed è un peccato che gli sia toccato chiudere il film perché ciò rischia di affossarlo con il senso di inevitabile diludendo che accompagna i titoli di testa di Tales of Halloween. L'operazione messa in piedi dalla cosiddetta October Society, infatti, stringi stringi non è altro che un'accozzaglia di episodi più o meno riusciti capace di lasciare molto amaro in bocca e un devastante senso di inconcludenza: personalmente, ho avuto la sensazione di avere testimoniato ad un grosso spreco di talenti e guest star e mi sono ritrovata spesso a rimpiangere il più riuscito Trick'r'Treat o le vecchie, corpose antologie horror anni '70-'80, che riuscivano a coniugare strizzate d'occhi per appassionati, quantità e qualità. Detto questo, come divertissement di Halloween poteva andare peggio e una visione disimpegnata tra amici (magari non amici che odiano l'horror e si annoierebbero, true story) ci sta ma non aspettatevi chissà quale capolavoro. Ah, come al solito il divieto ai minori di 18 anni in suolo italico è una bufala ai limiti del ridicolo, ho visto scene peggiori in film V.M. 14.



Dei registi Darren Lynn Bousman (The Night Billy Raised Hell), Adam Gierash (Trick), Lucky McKee (Ding Dong), Mike Mendez (Friday the 31st), Ryan Schifrin (The Ransom of Rusty Rex) ho parlato ai rispettivi link. Anche Lisa Marie (una delle ospiti travestite dell'episodio Grimm Grinning Ghost), Lin Shaye (la madre della protagonista in Grimm Grinning Ghost), Mick Garris (un altro degli ospiti di Grimm Grinning Ghost), John Landis (Jebediah Rex in The Ransom of Rusty Rex), Clare Kramer (Lt. Karly Brant), Joe Dante (lo scienziato in Bad Seed), Pat Healy (il poliziotto di Bad Seed) e Adam Green (l'agente Carlo, che compare in più di un episodio) sono già stati nominati sul Bollalmanacco!

Dave Parker è il regista e sceneggiatore dell'episodio Sweet Tooth. Probabilmente americano, ha diretto film come Masters of Horror e Le colline sanguinano. E' anche attore e produttore.


Paul Solet è il regista dell'episodio The Weak and the Wicked. Americano, ha diretto film come Grace e l'imminente Dark Summer. Anche attore, sceneggiatore, produttore e stuntman, ha 36 anni.


Axelle Carolyn è la regista dell'episodio Grimm Grinning Ghost. Belga, moglie del regista Neil Marshall, ha diretto film come Soulmate. Soprattutto attrice, anche produttrice, ha 36 anni.


Neil Marshall è il regista dell'episodio Bad Seed. Inglese, ha diretto film come Dog Soldiers, The Descent, Doomsday ed episodi di serie come Il trono di spade, Constantine e Hannibal. Anche attore e produttore, ha 45 anni e un film in uscita.


John Skipp, regista e sceneggiatore dell'episodio This Means War, è al suo esordio cinematografico dietro la macchina da presa ma è molto conosciuto come scrittore splatterpunk. Incalcolabile la marea di guest star presenti nel film, mi limito a segnalare qui solo quelle che ho riconosciuto e amato altrimenti i trafiletti diventerebbero almeno 300: Adrienne Barbeau (ex moglie di John Carpenter, è la speaker radiofonica che introduce le storie), Booboo Stewart (Isaac nell'episodio The Weak and the Wicked, ha partecipato a Descendants), Pollyanna McIntosh (La strega in Ding Dong, ha partecipato a The Woman), Ben Woolf (Rusty Rex in The Ransom of Rusty Rex, interpretava Meep in American Horror Story Freakshow), l'amatissimo Barry Bostwick (irriconoscibile diavolo in The Night Billy Raised Hell è l'indimenticabile Brad Majors del Rocky Horror Picture Show), l'adorato Greg Grunberg (star di Alias ed Heroes, interpreta Alex Mathis nell'episodio Sweet Tooth, personaggio già apparso in Big Ass Spiders! assieme a quello di Clare Kramer), Stuart Gordon (l'uomo travestito da Sherlock Holmes nell'episodio Grimm Grinning Tooth nonché regista di Re-Animator) e Alex Essoe (protagonista di Starry Eyes, qui nei panni della ragazza inseguita dallo spettro in Grim Grinning Tooth). Detto questo, avete millamila horror da guardare anche solo per conoscere le guest star presenti, basta scorrerne la filmografia, comunque aggiungerei quella che nel tempo è diventata LA pietra miliare per Halloween, ovvero il bellissimo Trick'r Treat, volgarmente denominato La vendetta di Halloween! ENJOY


domenica 22 aprile 2012

The Gravedancers (2006)

Continua, mio malgrado, la camurrìa legata all’After Dark Horror Fest. Perché mi sia messa in testa di perseverare su questa strada che porta a mille fallimenti e qualche sporadico successo devo ancora capirlo, sta di fatto che questa volta è toccato a The Gravedancers, diretto nel 2006 dal regista Mike Mendez. Tenetevi pronti che si balla.


Trama: dopo il funerale del loro migliore amico, tre ex compagni di liceo decidono di recarsi, nottetempo, al cimitero e rendergli omaggio a modo loro. Tratti in inganno da un poema non trovano altro di meglio da fare che mettersi a ballare, ubriachi come irlandesi, su tre tombe sconosciute, suscitando così le ire delle persone ivi sepolte…


The Gravedancers parte bene. O meglio, parte male da una parte, per colpa di una sequenza iniziale da mani nei capelli, durante la quale una povera crista viene sbatacchiata diquaeddellà (come diceva Er Piotta) da un’entità invisibile che infine la impicca. Fine dell’introduzione inutile, dimenticatela pure, andiamo avanti. Arriva poi un primo piano del simbolico Biggimme Dominic Purcell, gonfio come un batrace ed altrettanto espressivo, presenza costante dell’intera pellicola e secondo indice di sicura belinata, ma soprassediamo anche qui. Torniamo a dire che The Gravedancers parte bene. Perché, direte voi? Perché almeno all’inizio illude lo spettatore di trovarsi davanti ad un horror un po’ diverso dagli altri, con gli spiriti richiamati da una danza, legati indissolubilmente a chi è stato tanto idiota da ballare sulle loro tombe e sempre più forti mano a mano che la luna si fa piena. C’è poi la curiosità di scoprire l’identità dei tre spiriti in questione e capire i diversi modi in cui perseguiteranno chi li ha richiamati, anche perché gli sceneggiatori avrebbero per le mani un bestiario mica da ridere: una moglie gelosa che ha ucciso il marito con un’ascia, un bimbo piromane e, dulcis in fundus, un vecchio giudice pervertito nel peggior senso della parola. Insomma, tutto questo potenziale da utilizzare, tutte queste aspettative che si creano, la sottile inquietudine di percepire le presenze e non vederle.. e poi bam!, parte la bufala.


Da metà film in poi, infatti, The Gravedancers sprofonda tranquillamente nella fossa dell’inguardabilità. Il motivo sta da ricercarsi non solo nelle incredibili cretinate compiute da quasi ogni personaggio presente (cretinate sulle quali poi torneremo), ma anche nella bruttezza rara degli effetti speciali. Quando, infatti, in un eccesso di sboroneria, i realizzatori decidono di mostrare le facce dei tre spiriti, ci troviamo davanti a qualcosa che è un incrocio tra un Muppet e una brutta imitazione di Zio Tibia. Il giudice, tanto quanto, si salva appena, ma la donna e il bambino sono dei pupazzi talmente orrendi che non ci si crede (quasi a livello di "sonounamarionettaiaiaoh", per intenderci), mentre l'effetto "3D" finale, col megafaccione spettrale che si scaglia contro i poveri sopravvissuti trasformandosi in mano artigliata alla bisogna fa semplicemente pietà. Stendiamo poi un velo pietoso anche sull'uomo che brucia vivo e sull'esplosione che ne segue la morte, perché credo che un ragazzino con qualsivoglia programma di grafica avrebbe fatto meglio di quanto viene mostrato in pellicola.

Sono una marionetta ia ia oh!!
 Passiamo ora ai personaggi e agli attori. Al di là dello spreco di uno Tchéky Karyo costretto a parlare (anche in inglese, incredibile!) come uno sboccatissimo ispettore Clouseau e il piacere, sempre e comunque, di vedere la Glory di Buffy, il casting è a dir poco pessimo. L'attrice che interpreta l'esperta di fenomeni paranormali parla come Paperino ed è quasi più irritante del suo personaggio, gli altri attori però non sono meglio: il simbolico Bigjimme non fa altro che barcamenarsi tra la moglie che ama e l'amica che vorrebbe concupirlo, senza pensare nemmeno una volta che gli strani ed inquietanti fenomeni casalinghi siano frutto della presenza di qualche poltergeist, l'amico idiota dovrebbe avere la funzione di spalla comica ma riesce solamente a deprimere ancor più lo spettatore, mentre l'amichetta un po' zoccolotta ed ex stalker da il meglio di sé solo quando viene morsa, pestata e ridotta all'impotenza dal giudice maniaco, l'unico personaggio che, effettivamente, tutela il diritto dello spettatore che vorrebbe saccagnare di botte tutti i coinvolti. Incredibili poi le trovate atte ad allungare la durata del film o a creare dubbi colpi di scena: gente che, nonostante sappia che tre persone sono in pericolo, decide di mandare a monte il rito che li salverebbe solo per avere prove dell'esistenza del paranormale, donne lasciate sole in case od ospedali nonostante ci sia un fantasma che le perseguita, lo sbattimento di scavare fosse profondissime quando poi bastano un buchetto e un po' di terra (sconsacrata, ovvio) per far finire tutto, automobili che sfondano muri ed inferriate senza farsi nemmeno un graffio, gravi ustionati che nonostante abbiamo mezza faccia ridotta come quella di Freddy Krueger riescono a salvare gli amici.... e la finisco qui o il post diventa lunghissimo e The Gravedancers non lo merita. Evitate, gente, evitate!

Qui sta palesemente digerendo la peperonata della sera prima...
Di Tchéky Karyo, che interpreta Vincent Cochet, ho già parlato qui.

Mike Mendez è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come The Convent e un documentario sulla serie Masters of Horror. Anche attore, produttore e sceneggiatore, ha un film in uscita.

Il regista è quello con gli occhiali. Giuro.
Dominic Purcell (vero nome Dominic Haakon Myrtvedt Purcell) interpreta Harris. Inglese, famosissimo volto della serie Prison Break, ha partecipato a film come Mission: Impossible 2, Equilibrium, Blade: Trinity e Cani di Paglia, oltre ad un episodio di Dr. House. Anche produttore ha 42 anni e sei film in uscita. 


Josie Maran (vero nome Johanna Selhorst Maran) interpreta Kira. Americana, ha partecipato a film come Van Helsing e The Aviator. Ha 34 anni.


Clare Kramer (vero nome Clare Elizabeth Kramer) interpreta Allison. Attrice americana che i Buffy addicted come me ricorderanno per avere interpretato la dea Glory nella quinta stagione della serie, ha partecipato anche a film come In & Out e Le regole dell’attrazione, oltre che ad alcuni episodi di Sabrina, vita da strega, Tru Calling e Dr. House. Anche regista e sceneggiatrice, ha 38 anni e due film in uscita.


 The Gravedancers doveva essere parte di una trilogia. Fortunatamente si sono fermati lì, perché francamente non c'era altro da dire su questa roba. Comunque, se doveste guardare il film e trovarlo bello, recatevi a Disneyworld, perché pare che il design degli spettri sia stato preso paro paro dalla Haunted Mansion che c'è nel parco. Detto, questo, detto tutto, BaBBa Bia! ENJOY!

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