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martedì 25 maggio 2021

Elegia americana (2020)

Lo hanno bocciato tutti o quasi, quindi è con qualche remora che mi sono approcciata a Elegia Americana (Hillbilly Elegy), diretto nel 2020 da Ron Howard e tratto dall'autobiografia di J.D. Vance.


Trama: J.D. studia legge a Yale ma viene da una sgangheratissima famiglia degli Appalachi che gli ha lasciato parecchie cicatrici e che rischia di stroncare sul nascere la sua eventuale carriera di avvocato.


Sarà la pandemia ma a me pare i protagonisti dei film candidati ai Golden Globe siano tutti fastidiosissimi e di un'antipatia rara. Ma Rainey era da fustigare, Marla non ne parliamo e i maledetti hillbilly di Elegia Americana meriterebbero di scomparire dalla faccia della terra, tanto il loro squallore mi provoca istintivo disgusto. Ma prima di andare avanti, che cos'è un hillbilly? Noi li chiameremmo "montanari", è un modo dispregiativo di definire gli abitanti delle zone montuose d'America, connotati da poca raffinatezza e abbondanti dosi di ignoranza. I parenti di J.D., il protagonista del film, non fanno eccezione e sono lo stereotipo dell'americano repubblicano e timorato di Dio che passa la vita a sfondarsi di junk food mentre orde di figli e nipoti razzolano nello sporco e nell'indigenza, imprigionati in cittadine dove alcool e droga sono gli unici modi per sopravvivere a una vita misera, fatta di precariato e scuole lasciate a metà. Il rischio, in un ambiente simile, è quello di avere il destino già segnato, soprattutto se per carattere si tende a lasciarsi andare e non combattere, ed è ciò che rischia J.D. ogni giorno nonostante una vena di sensibilità e intelligenza che gli potrebbe fare ambire traguardi più alti; la storia di Elegia Americana è proprio la storia di J.D., dall'infanzia passata con la madre pazza e drogata all'adolescenza salvata per il rotto della cuffia da una nonna distante anni luce dall'idea di "nonnina" normale, fino alla temporanea liberazione durante gli anni della maturità, quando il tentativo di fuga dalle radici deve fare il conto con problemi familiari mai risolti.


Eppure, nonostante la palese negatività di un ambiente come quello in cui J.D. Vance è realmente vissuto, la sua è un'elegia, un'elegia dei valori che lo hanno cresciuto fin da ragazzino e che possono riassumersi in una protezione totale da parte della famiglia, un "non venire lasciati mai soli" nonostante tutti gli errori e i difetti, in virtù di una testardaggine e una vena di durezza assai simile a quella delle rocce delle montagne; emblema di questa durezza è proprio Mamaw Vance, schiacciata dalla vecchiaia e dai sogni di giovinezza infranti eppure determinata a non cedere e, soprattutto, a fare sì che il nipote non faccia la stessa fine della madre, cosa che ovviamente la rende in pratica l'unico personaggio a cui il pubblico riesce ad affezionarsi. Forse è proprio questo che ha tenuto distanti gli spettatori dall'ultimo film di Ron Howard, nonostante le interpretazioni magistrali di Amy Adams (brutta, imprevedibile e pazza) e Glenn Close, altrettanto irriconoscibile. Probabilmente molti americani non avranno gradito lo "sputtanamento" e l'occhio per nulla indulgente con cui lo star system ha messo in scena una storia di ordinaria decadenza urbana, mentre il resto del mondo, già scosso dalla pandemia, forse non aveva bisogno di una storia che, nonostante l'happy ending "formativo", è di una tristezza atroce e spesso raggiunge picchi di fastidio insostenibili. Nonostante questo, vi dirò, a me è comunque piaciuto e, anche se non lo farò mai rientrare nel novero di film per cui tiferò ai Golden (infatti nulla ha vinto, in questo caso) o agli Oscar, è una visione che consiglio.


Del regista Ron Howard ho già parlato QUI. Amy Adams (Bev), Glenn Close (Mamaw) e Haley Bennett (Lindsay) le trovate invece ai rispettivi link. 

Gabriel Basso interpreta J.D. Vance. Americano, ha partecipato a film come Super 8 e Una doppia verità. Ha 27 anni. 



martedì 29 maggio 2018

Solo: A Star Wars Story (2018)

L'ho visto già venerdì, ché il Bolluomo voleva correre a vedere Chewbacca, ma solo oggi riesco a parlare di Solo: A Star Wars Story, diretto da Ron Howard. Chissà se ricorderò qualcosa... ah, NO SPOILER, of course.


Trama: fuggito dal suo pianeta natale e dalle fila dell'esercito imperiale, il giovane Han Solo si unisce a una banda di ladri per poter tornare a recuperare la sua bella...


Questo film avrebbe potuto, fortunatamente, intitolarsi Solo: A Chewbacca Story, visto che i veri momenti di gioia li offre l'amatissimo wookie, con i suoi versi, le sue facce, persino i suoi momenti introspettivi (e ce ne sono, giuro). Il vecchio Chewbacca è il personaggio che spicca di più all'interno della pellicola, assieme ad un Lando Calrissian in gran spolvero, e riesce ad eclissare gli altri protagonisti tagliati con l'accetta, abbastanza prevedibili dall'inizio alla fine, con qualche sporadica sorpresa a ravvivare il tutto. L'impressione che mi ha dato la sceneggiatura dei Kasdan padre e figlio è quella di un compitino scritto col pilota automatico, il tentativo di dare un background a un personaggio storico che forse non ne necessitava uno, e se i ribelli di Rogue One riuscivano a regalare emozioni legandosi alla saga in modo devastante e inaspettato, questo Han Solo ragazzino mette un po' di magone solo quando si pensa che Harrison Ford non lo interpreterà mai più, con somma tristezza del wookie. E dunque la domanda che percorre un po' tutto il film è: come ha fatto Solo a diventare lo spregiudicato e ironico contrabbandiere/ladro di Guerre Stellari, nonché il pilota migliore della galassia, quando all'inizio della pellicola lo vediamo giovincello innamorato (di una, per inciso, che non ha il grammo del carisma di Leia) e criminale non per scelta ma per necessità? Beh, il percorso è simile a quello dei tanti eroi scapestrati e cinici ma fondamentalmente buoni che popolano da decenni il cinema, la letteratura e i fumetti: l'ingenuità e l'eccessiva fiducia in sé stessi vengono a poco a poco smussate da una serie di intoppi, casini, tragedie, tradimenti, prove ed esperienze che ovviamente cominciano ad indurire il carattere del protagonista, tenuto comunque a freno dal saggio Chewbacca. C'è di bello che in Solo vediamo un Han alle prime armi e quindi alle prime esperienze come pilota, innamorato delle astronavi e sinceramente stupito da tutto ciò che si nasconde nell'immensità dello spazio, pronto a sfidare l'ignoto come qualsiasi ragazzino degno di questo nome, cosa che rende la seconda parte del film decisamente più emozionante della prima, sebbene l'incontro tra Ciubbe e Han valga da solo l'intera pellicola.


Per il resto, mi pare ci sia davvero poco da dire. Per quel che riguarda la regia, dietro la macchina da presa avrebbe potuto esserci qualunque regista fantoccio perché non ci sono sequenze particolarmente memorabili o degne di nota quindi, ancora una volta, cacca su Ron Howard per la sia natura di yes man; gli effetti speciali per contro sono perfetti e non mi sarei aspettata di meno, ho molto apprezzato lo pseudo Cthulhu che compare a un certo punto così come il sembiante del robot pasionario amico di Lando, però mi sono posta parecchie domande per quel che riguarda la fotografia e qui chiedo l'aiuto del pubblico da casa. E' soltanto al Multisala Diana di Savona che Solo è stato proiettato sotto l'effetto di una nebbiolina che rendeva tutto sfocato, scuro e talvolta anche illuminato male al punto da sembrare che alcune scene fossero state riprese in controluce? Devo cambiare occhiali o davvero la fotografia di Solo è quanto di più sciatto si sia visto quest'anno sul grande schermo? Nell'attesa di ricevere risposte, passiamo agli attori. Alden Ehrenreich è un buon Han Solo che non cerca di imitare Harrison Ford ma per il resto diciamo che ha la personalità di un cartonato, la Clarke è molto meglio di quando la imparruccano ne Il trono di spade e il suo sembiante è ottimo per il doppio ruolo di ragazzetta di strada e fatalona immersa nei giochi di potere fino ai gomiti, Woody Harrelson e Paul Bettany recitano col pilota automatico ma sono sempre belli da vedere quindi a loro perdono tutto e, tolto Chewbacca, il migliore della baracca è Donald Glover, un perfetto, cialtronissimo e fascinoso Lando Calrissian che meriterebbe uno spin-off capace di rispettarne le caratteristiche, quindi sicuramente non un prodotto per pargoletti come questo Solo. Poi, per carità, la pellicola di Ron Howard è piena di citazioni, omaggi e rimandi che probabilmente manderanno in brodo di giuggiole gli appassionati ma siccome io i film della saga li ho visti al massimo due volte in tutta la mia vita (gli episodi dall'uno al tre nemmeno quelle) sono uscita dal cinema con la sensazione di aver visto uno di quei filmetti d'avventura tanto simpatici e carini quanto dimenticabili... MA con Chewbacca.


Del regista Ron Howard ho già parlato QUI. Alden Ehrenreich (Han Solo), Woody Harrelson (Beckett), Thandie Newton (Val), Paul Bettany (Dryden Vos), Jon Favreau (voce di Rio Durant), Warwick Davis (Weazel) e Clint Howard (Ralakili) li trovate invece ai rispettivi link.

Emilia Clarke interpreta Qi'ra. Inglese, famosa per il ruolo di Daenerys Targaryen de Il trono di spade, ha partecipato a film come Dom Hemingway, inoltre ha lavorato come doppiatrice in Futurama e Robot Chicken. Ha 32 anni e un film in uscita.


Donald Glover interpreta Lando Calrissian.  Americano, ha partecipato a film come I Muppet, The Lazarus Effect, Sopravvissuto - The Martian, Spider-man: Homecoming e a serie quali 30 Rock, inoltre ha lavorato come doppiatore in Robot Chicken: Star Wars III. Anche sceneggiatore, compositore, produttore e regista, ha 35 anni e un film in uscita, Il re leone, dove darà la voce al Simba adulto.


Linda Hunt è la voce originale di Lady Proxima. Americana, la ricordo per film come Popeye - Braccio di ferro, Un anno vissuto pericolosamente (che le è valso l'Oscar come miglior attrice non protagonista), She-Devil - Lei, il diavolo, Un poliziotto alle elementari e Relic - L'evoluzione del terrore, inoltre partecipato a serie quali Senza traccia, Nip/Tuck e lavorato come doppiatrice in Pocahontas. Ha 73 anni e un film in uscita.


SPOILER Nel film ricompare anche Ray Park, ovviamente nei panni del personaggio che lo ha reso famoso a inizio millennio, Maul. FINE SPOILER Alla regia avrebbero dovuto esserci Phil Lord e Christopher Miller, che però hanno abbandonato il progetto a metà riprese a causa di "divergenze creative" con Kathleen Kennedy e Lawrence Kasdan; è risaputo invece che a Ron Howard era stato proposto di dirigere Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma e che aveva rinunciato fondamentalmente per paura di affrontare una simile impresa.  Per quanto riguarda gli attori, Christian Bale si è visto "strappare" il ruolo di Beckett mentre per quello di Han Solo sono stati scartati nomi del calibro di Miles Teller, Ansel Elgort, Dave Franco, Jack Reynor (NUOOO!!), Scott Eastwood e Taron Egerton; niente di fatto anche per Tessa Thompson, Jessica Henwick (la Colleen Wing di Iron Fist) e Zoe Kravitz, tutte surclassate dalla Clarke. Detto questo, se Solo: A Star Wars Story vi fosse piaciuto, recuperate tutti i film della saga Star Wars, compreso Rogue One. ENJOY!


venerdì 21 ottobre 2016

Inferno (2016)

Nonostante la camurrìa provocatami sia dal libro che dai due film precedenti, mercoledì sono andata a vedere Inferno, diretto dal regista Ron Howard e liberamente tratto dal romanzo omonimo di Dan Brown.


Trama: Robert Langdon si sveglia ferito e privo di memoria in un ospedale di Firenze. Aiutato dalla dottoressa Sienna Brooks dovrà recuperare i ricordi mancanti e cercare di impedire che un terribile virus venga liberato nel mondo...



Non so esattamente perché, dopo due film mediocri, abbia deciso di ridare una chance alla premiata ditta Hanks/Howard/Brown. Probabilmente è l'ennesimo esempio di come l'essere umano si rassegni facilmente alla routine della grigia quotidianità, tipo "E' uscito un altro film tratto da Dan Brown, che palle, mi tocca andarlo a vedere", un po' come timbrare il cartellino alle 8.30 dal lunedì al venerdì; e infatti, quando torni a casa e ti chiedono "com'è andata oggi al lavoro?" tu rispondi "MEH", che è un po' la stessa risposta data al buon Toto quando mi ha chiesto "com'era il film?". MEH. Cos'altro vuoi dire di Inferno? La pellicola non è né bella né brutta, sta lì come la maschera mortuaria di Dante a fissarti col suo sguardo vacuo incastonato nei lineamenti perfettamente riprodotti, fredda come la sequenza di cartoline da Firenze, Venezia ed Istanbul spedite agli spettatori da un Ron Howard che in verità un (altro) sequel non lo avrebbe mai girato. Ora, io sono arrivata a metà del romanzo e non mi ritengo una fine ed esperta conoscitrice di letteratura ma persino una come me capisce che Inferno è un'opera debole, zeppa di personaggi stereotipati e di momenti WTF che vive della gloria riflessa dei precedenti scritti di Dan Brown, il quale non si sbatte neppure più a creare quegli arguti enigmi che tanto mi avevano intrigata leggendo Il codice Da Vinci o Angeli e demoni. Immaginate quindi quanto ancora più piatta e facilona sia la sceneggiatura del film, semplificata per venire incontro al pubblico bove e interamente modificata nel finale onde non mostrare personaggi troppo ambigui e sfaccettati o, Dio non voglia assolutamente!!, una chiusura incerta e preoccupante della vicenda: come l'orologio di Topolino portato al polso da Langdon, Inferno procede placidamente verso l'obiettivo prefissato, senza scossoni né grandi momenti di suspance, tra dialoghi sciapi (mirabili nonché ridondanti le battute pronunciate da Langdon nei sotterranei di Venezia, aiutando Sienna: "Ti do una mano ... ti prendo un piede..." ti tocco il culo no?), le solite frecciatine razziste nei confronti degli italiani (lasciamo stare l'infelice "Ah, non è il mio lavoro migliore ma per ingannare la polizia italiana basta e avanza", vogliamo parlare dello scherzone finale di Langdon ai danni delle guardie di Palazzo Vecchio? Sembrava la fiera della commedia napoletana recitata male) e momenti romantici talmente statici e privi di pathos che al confronto quelli di una qualsiasi telenovela sudamericana sono esempi di altissima scrittura.


Se vogliamo continuare a sparare sulla Croce Rossa si può tranquillamente passare a decantare la bolsaggine di Tom Hanks, il quale riesce ad essere attore pregevolissimo in buona parte dei film che lo vedono protagonista (mi vengono in mente, tra gli ultimi, Il ponte delle spie e Saving Mr. Banks, nei quali l'ho adorato senza riserve) tranne quando interpreta Robert Langdon. Spaesato, tristemente ironico, improbabile seduttore di vecchie fredde come il marmo, Hanks non viene aiutato nell'interpretazione dalla co-protagonista femminile, Felicity Jones, con la quale forma una coppia talmente male assortita da fare invidia agli Estranei di Pechino Express. La Jones, fondamentalmente, ha due espressioni: quella con la quale cazzia Langdon e quella con la quale prende il mondo in gran dispitto, entrambe sospettosamente simili. E' vero che Sienna Brooks, almeno nel film, ha lo spessore di una mappa dell'Armenia, ma un minimo di impegno in più poteva anche mettercelo. L'unico attore che verrà da me ricordato, almeno per il tempo di una settimana, è Irrfan Khan, interprete di un "direttore del Consorzio" particolarmente raffinato e caustico, sempre all'interno degli ovvi limiti di un personaggio monodimensionale. Per quel che riguarda l'aspetto visivo del film, le uniche sequenze che mi sono piaciute sono quelle legate alle visioni infernali di Langdon, non tanto per la regia quanto per gli effetti speciali e il make up impiegati e lo stesso vale per quei brevissimi momenti in cui Ron Howard si è impegnato a riportare in vita La battaglia di Marciano del Vasari. Posso inoltre magnificare anche l'incredibile bellezza delle immagini girate all'interno della Cisterna Basilica di Instanbul, peccato che l'unica qualità delle sequenze in oggetto sia il trionfo delle luci e dei colori, visto che lo showdown finale è degno dei peggiori action con Steven Seagal. Con tutta questa cacca che ho shpalmato non voglio fare la snob che apprezza solo i film "non commerciali", per carità. Sapete benissimo che saltello felice davanti ad ogni cretinata prodotta dalla Marvel ma perlomeno lì ci sono dei personaggi di cui mi importa qualcosa, solitamente c'è una trama che mi avvince e mi mette la voglia di vedere altri film simili: con Dan Brown, purtroppo, rimane solo il forte desiderio che si dedichi ad altro, per esempio la compilazione di guide turistiche, così che a nessuno più venga in mente di usare i suoi romanzi come basi per scrivere delle sceneggiature.


Del regista Ron Howard ho già parlato QUI. Felicity Jones (Sienna Brooks), Tom Hanks (Robert Langdon), Ben Foster (Bertrand Zobrist), Irrfan Khan (Harry Sims) e Omar Sy (Christoph Bouchard) li trovate invece ai rispettivi link.

Alla fine così.
Inferno è il quarto libro scritto da Dan Brown avente per protagonista Robert Langdon, il terzo sarebbe Il simbolo perduto ma ai produttori è piaciuto di più Inferno. Non temete, prima o poi gireranno anche un adattamento de Il simbolo perduto e, se non ne avete abbastanza, sappiate che Brown è pronto a fare uscire nel 2017 l'ennesima avventura di Langdon quindi, nell'attesa, recuperate Il codice Da Vinci e Angeli e demoni. ENJOY!

martedì 19 maggio 2009

Angeli e Demoni (2009)

Solo un appunto: sono STUFA di vedere film tratti dai libri di Dan Brown dalle prime file dei cinema. A Melbourne successe con il Codice Davinci, venerdì è successo con Angeli e Demoni (Angels and Demons), l’ultima (e speriamo davvero che lo sia..) fatica della premiata ditta Ron Howard/Tom Hanks/Dan Brown, il cui bolso faccione è un incubo che mi ha accompagnata durante le notti insonni. Ma andiamo con ordine e cominciamo la difficile recensione.






 locandina






La trama: dopo l’improvvisa morte dell’ultimo Papa, a Roma comincia il Conclave per designare il successore al soglio pontificio. Nel frattempo al CERN qualcuno ruba un cilindro contenente dell’antimateria uccidendo uno degli scienziati responsabili del progetto, marchiandolo a fuoco con il simbolo di una setta che si credeva scomparsa, quella degli Illuminati. Chiamato dal Vaticano, il massimo esperto mondiale in materia, ovvero Robert Langdon, vola a Roma e, con l’aiuto della scienziata Vittoria Vetra, deve cercare di impedire che l’antimateria esploda e che un misterioso assassino faccia fuori i quattro cardinali papabili, seguendo l’antico ed iniziatico Cammino degli Illuminati i cui simboli sono nascosti nei più famosi monumenti di Roma.

 






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Non è facile rendere in pellicola i romanzi di Dan Brown. Costui unisce trame al limite del ridicolo ma decisamente interessanti e coinvolgenti a dissertazioni su filosofia, religione, simbolismo, infarcendo le sue opere di rimandi colti ed intellettuali che stimolano il lettore a leggere altre opere che possano trattare gli argomenti citati. Un film, per quanto ben fatto, cerca di concentrarsi invece sugli eventi, piazzando qualche citazione arguta qua e là, ma sostanzialmente tenendo in conto che uno spettatore non starà a seguire contorti ragionamenti ed auliche rivelazioni. Di conseguenza opere come questa ed il Codice DaVinci diventano dei thriller/action banalotti e neppure troppo avvincenti. Angeli e Demoni è già più coinvolgente, come film e come libro, del più famoso fratellino, il Codice, ma l’impressione che lascia, almeno cinematograficamente (il libro mi è piaciuto molto), è quella di un film tirato per le lunghe e noiosetto, con opinabili cambiamenti della trama (il direttore del CERN non viene neppure nominato ma al suo posto viene messo un fantomatico capo delle guardie svizzere interpretato da Stellan Skarsgard, il Camerlengo cambia nome e diventa irlandese invece che italiano, Vittoria non viene rapita e non è neppure figlia dello scienziato ucciso, i destini di Olivetti e del quarto cardinale sono MOLTO diversi da quelli degli stessi personaggi nel libro, viene compiuta una mutilazione insensata ed imprevista a carico del Diagramma di Galileo, ma almeno Ron Howard ci fa il favore di non mostrare Tom Hanks mentre si paracaduta con della tela cerata…)

 





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Tecnicamente, ovviamente, è un film fatto benissimo. La fotografia è splendida, le immagini di Roma scaldano il cuore e ci ricordano quanto il nostro Paese sia decisamente superiore a qualsiasi altro luogo non naturale della Terra, la scena finale relativa allo scoppio dell’antimateria è qualcosa di epico, con Ewan McGregor che svolazza circondato da un’aura angelica che tanto somiglia a quella che avrebbe il paradiso, attorniato da una folla osannante (ammetto che le immagini delle folle in questo film abbondano e sono molto belle). Anche le morti dei cardinali, soprattutto quella legata al fuoco, sono spettacolari ed inquieta la presenza di questo assassino nascosto tra tanti candidati tali: il regista rende benissimo quest’ansia e questa ricerca del malvagio grazie ai primi piani sui vari presenti nella folla, che ricambiano donando allo spettatore sguardi truci e poco raccomandabili. Gli attori potevano essere migliori in effetti; svettano in bravura un Ewan McGregor quasi irriconoscibile con quella faccetta da prevosto pentito, e il nostrano Pierfrancesco Favino nei panni di un Olivetti assai più simpatico ed accomodante di quello descritto nel libro, ma per il resto Ayelet Zurer interpreta una Vittoria assolutamente molla e priva di carisma, e Tom Hanks fa a gara di bolsaggine con Stellan Skarsgard che è perennemente scazzato.

 






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Il pessimo casting è ulteriormente penalizzato da una storia che a tratti rasenta il ridicolo (colpa di Dan Brown) e all’eccessiva presenza di inseguimenti a bordo di Lancia assurdamente tirate a lucido (colpa di Ron Howard e degli sponsor: metà film è identico alla pubblicità della Lancia che passa sulle TV in questo periodo…) e che, in effetti, spezzano il ritmo di un film che poteva anche non essere così noioso. Il doppiaggio italiano è pessimo: i francesi parlano come se fossero tutti figli dell’ispettore Clouseau, mentre svizzeri e tedeschi parlano come Papa Ratzinger (che maledirà ulteriormente il mio blog dopo questa…), quando li aboliranno sti orrendi stereotipi? Alla fine della fiera non mi sento di sconsigliare questo film, ma nemmeno di consigliarlo. Esistono pellicole peggiori ma, assolutamente, anche pellicole MOLTO migliori, soprattutto per questo genere di film. Della serie, provaci ancora Ron. Magari non con un altro libro di Dan Brown e non con Tom Hanks.

 

Ron Howard è il regista del film. Ricordate il piccolo e sfigatissimo Richie Cunningham di Happy Days? Ecco, è proprio lui. Da allora ne ha fatta di strada, confezionando parecchi film tra i più premiati e più amati dal pubblico (e dalla mia infanzia..), come Splash, una sirena a Manhattan, Cocoon, l’energia dell’universo, Fuoco assassino, Cuori ribelli, Apollo 13, Il Grinch, A Beautiful Mind (che ha vinto due Oscar, miglior film e miglior regista), Cinderella Man, Il codice Davinci, Frost/Nixon – Il duello. Ha 55 anni e ben nove film in progetto.

 





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Tom Hanks interpreta Robert Langdon. Un bolso Robert Langdon, per la precisione. Eppure non era mica così il buon Tom Hanks un tempo, e tra i suoi film ce ne sono alcuni più che pregevoli, come lo splendido Forrest Gump (uno dei miei film preferiti, per cui ha anche vinto l’Oscar) e il meraviglioso Il miglio verde. Tra le altre pellicole del nostro ricordo Splash, una sirena a Manhattan, La retata, Big, Turner e il casinaro, Il falò delle vanità, Ragazze vincenti, Insonnia d’amore, Philadelphia (per il quale ha vinto l’Oscar come miglior attore protagonista), Apollo 13, Toy Story e Toy Story 2 (dava la voce a Woody in originale), Salvate il soldato Ryan, l’orrendo C’è posta per te, Cast Away, Era mio padre, Prova a prendermi, The Ladykillers, Il codice Davinci. Per la TV ha recitato in episodi di Love Boat, Happy Days, Casa Keaton, I racconti della cripta. Ha 53 anni e due film in uscita (tra cui Toy Story 3).

 






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Ewan McGregor interpreta il camerlengo Patrick McKenna (in originale Carlo Ventresca…). L’attore scozzese è innegabilmente uno dei sex symbol della mia adolescenza, ed è sempre un piacere per me vederlo sullo schermo, data anche la qualità delle pellicole che solitamente interpreta, tra le quali ricordo Piccoli omicidi tra amici, Trainspotting (che gli ha conferito la notorietà internazionale), Nightwatch, Una vita esagerata, lo splendido Velvet Goldmine, il meraviglioso Moulin Rouge!, Big Fish – Le storie di una vita incredibile. Tra le serie TV alle quali ha partecipato, I racconti della cripta ed ER. Ha 38 anni e cinque film in uscita.

 






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Pierfrancesco Favino… è fico. Ok, la recensione finisce qui! No, sto scherzando. L’attore romano, finalmente un giovane attore italiano che SA recitare e parlare senza dare l’illusione di avere delle biglie in bocca, interpreta l’ispettore Olivetti. Tra gli altri film, italiani e, ultimamente, internazionali, del buon Pierfrancesco ricordo L’ultimo bacio, Da zero a dieci, El Alamein, Romanzo criminale, Una notte al museo (dove interpreta nientemeno che Colombo!), Le cronache di Narnia – Il Principe Caspian. Per la TV italiana ha recitato nel telefilm Amico mio e nella miniserie Gino Bartali – L’intramontabile. Ha 30 anni e un film in uscita.

 






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Di Stellan Skarsgard, che interpreta il capo delle guardie svizzere, ho già parlato qui. E siccome il film in sé non è nulla di che... vi lascio alla visione di Pierfrancesco Favino nei panni di Frank'N'Furter assieme a Paola Cortellesi! ENJOY! 








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