Trama: Cheyenne è un ex rocker afflitto da una strana forma di apatia e depressione. Quando il padre, che non vedeva né sentiva da 30 anni, muore, Cheyenne viene a sapere che l'uomo stava cercando il nazista che lo aveva umiliato durante la prigionia in un campo di concentramento. L'ex musicista comincia così una ricerca che lo porterà dall'Irlanda nel cuore dell'America...
This Must Be the Place è la dimostrazione lampante che grazie ad investimenti cospicui, alla fiducia dei produttori, alla bravura degli interpreti e a quella del regista, anche il cinema italiano può rinascere. Che non esistono solo cinepanettoni orribili, commedie che sfruttano sempre i soliti cliché, drammoni inenarrabili o fiction televisive e, soprattutto, che non bisogna sostenere il nazionalismo a tutti i costi perché, ammettiamolo, tranne rari casi i nostri attori fanno pena, non sanno nemmeno parlare figuriamoci recitare. Per fortuna qualcuno tiene a mente tutte queste cose e, ogni tanto, ci prova. Nasce così un film bello, curatissimo, interessante come This Must Be the Place, dove lo stile italiano si fonde con atmosfere che richiamano qualche film dei Coen e di Wes Anderson, con personaggi "borderline" e situazioni al limite del grottesco. E' impossibile non "innamorarsi" di Cheyenne, del suo modo infantile e distaccato di vedere la vita, della sua inconsapevole scelta di nascondere un enorme dolore sotto una patina di eccentricità e indifferenza. Impossibile non affezionarsi anche alla sua ristretta e strana cerchia di amici, ognuno sballato ed eccentrico quanto lui. Impossibile, infine, non meravigliarsi davanti alla varia e strana umanità che incontra nel suo viaggio, dall'uomo tatuato al vecchietto che ha inventato la valigia con le ruote, passando per l'ex insegnante che tiene in casa un'oca e il piccolo, ciccionissimo bimbo cantante.
This Must Be the Place fa ridere parecchio, è un film molto ironico. Ma la sua è un'ironia dolceamara e malinconica e la storia di Cheyenne è priva di un vero e proprio happy ending, proprio come accade nella vita. La pellicola è un road movie atipico, perché il protagonista non parte con l'idea di ritrovare sé stesso. Come dirà verso la fine del film, "Io sono un turista, non un viaggiatore. I viaggiatori mi stanno sul cazzo"; eppure, il suo viaggio gli sarà servito comunque per maturare, per superare l'impasse che lo bloccava nel passato impedendogli di godere del presente e guardare al futuro, aprendogli un passaggio che non sapremo mai se riuscirà o meno ad imboccare. Però c'è la speranza che possa riuscirci, quando alla fine vediamo il meraviglioso Sean Penn finalmente "al naturale". Un Sean Penn che meriterebbe l'Oscar, perché il film non esisterebbe senza la sua esilarante (e toccante) interpretazione. Certo, il doppiaggio italiano lo penalizza un po', perché a tratti sembra di risentire la voce dello Zed di Scuola di polizia, ma non basta una voce parecchio sopra le righe per cancellare la potenza dello sguardo vacuo, delle espressioni tristi ed imbronciate, della camminata, della risata monocorde e del trucco di Cheyenne. Un personaggio che, sono sicura, mi rimarrà parecchio nel cuore.
Così come mi rimarranno nel cuore la splendida colonna sonora che accompagna il film (interamente composta dall'Artista, come viene giustamente definito anche all'interno di un toccantissimo dialogo, David Byrne) e alcune splendide immagini che sottolineano la bravura del regista Sorrentino, che personalmente non conoscevo ancora. L'intera sequenza del concerto di David Byrne, la ripresa subacquea della piscina, quelle spietate che mostrano la leziosità e il trash presente nella casa della moglie del nazista, quelle ambientate nel "deserto di neve" dove spicca un'unica baracca, o quelle coloratissime dove il sole illumina i colori delle foglie autunnali in riva al lago sono semplicemente splendide, cariche di poesia e significati. E perfetti sono anche tutti gli attori coinvolti, dai protagonisti alle semplici comparse, che riescono a rendere This Must Be the Place ricco, vario e mai noioso, nemmeno per un istante. Se riuscirete a guardare un solo film questa settimana, beh.... This Must Be the Movie. Fidatevi, non ve ne pentirete.
Di Sean Penn, che interpreta Cheyenne, ho già parlato qui, mentre di Frances McDormand, nei panni della moglie Jane, ho parlato qua.
Paolo Sorrentino è il regista e sceneggiatore della pellicola. Italiano, ha diretto film come Il Divo. Anche attore, ha 41 anni e in progetto una serie tratta da Gomorra.
Harry Dean Stanton interpreta Robert Plath. Caratterista americano, lo ricordo per film come Per un pugno di dollari, Il Padrino - parte II, Alien, 1997: fuga da New York, Christine la macchina infernale, L'ultima tentazione di Cristo, Twister, Fuoco cammina con me, She's so lovely - così carina, Paura e delirio a Las Vegas, Il miglio verde, Terapia d'urto e Tu io e Dupree; inoltre, ha partecipato alla serie Alfred Hitchcock presenta. Ha 85 anni e due film in uscita.
Tra gli altri attori presenti, segnalo inoltre la bellissima e bravissima figlia di Bono, Eve Hewson, che interpreta Mary e l'attrice Joyce Van Patten, già vista in Un weekend da bamboccioni, nei panni di Dorothy Shore. E ora vi lascio con il trailer del film... ENJOY!!!