Visualizzazione post con etichetta tom noonan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tom noonan. Mostra tutti i post

lunedì 20 ottobre 2025

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 20: The House of the Devil (2009)

Il tema della Nuovi Incubi Halloween Challenge di oggi era "Satanici". Ho quindi scelto The House of the Devil, diretto e sceneggiato nel 2009 dal regista Ti West.


Trama: disperata all'idea di non avere i soldi per pagare l'appartamento nuovo, la studentessa Samantha accetta un lavoro come babysitter nella villa del signor Ulman. La generosa offerta, però, è il preludio a una notte di orrore...


The House of the Devil
era uno dei pochissimi film di Ti West a mancarmi all'appello. Ne avevo sempre sentito parlare abbastanza bene, anche se probabilmente la fama del film era stata surclassata da The Innkeepers, che ha poi consacrato il regista a star dell'horror indipendente, quindi ho approfittato della Challenge per recuperarlo. The House of the Devil, in effetti, ha una struttura narrativa abbastanza simile a quella di The Innkeepers, anche se i personaggi non sono altrettanto ben caratterizzati. Si tratta di uno slow burn che, per la maggior parte della sua durata, introduce la protagonista, Samantha, e le crea attorno un'atmosfera di inquietudine pura, prima di far deflagrare l'orrore negli ultimi dieci minuti. Samantha è la classica studentessa squattrinata protagonista di centinaia di horror, che vorrebbe trovare un appartamento dove stare tranquilla ed evitare di avere a che fare con compagne di stanza moleste. Il bisogno di denaro, assieme alla volontà di essere indipendente da genitori e amiche più abbienti, è ciò che la spinge a rispondere all'annuncio di Mr. Ulman, il quale cerca una babysitter per una notte. Dopo averle tirato un pacco clamoroso, Mr. Ulman si rifà vivo con una fretta pazzesca, pronto a sborsare una cifra esorbitante per quattro ore di lavoro; nonostante le raccomandazioni dell'amica Megan, la palese stranezza dell'uomo, l'ondata di strani omicidi a sfondo satanico, l'arrivo di un'eclissi di luna totale, la scoperta che dovrà fare da babysitter non a un bimbo ma a un'anziana, Samantha accetta e, dopo un breve incontro con Ulman e la moglie, rimane tutta sola nella loro enorme casa. Sarà che da bambina ero terrorizzata all'idea di rimanere sola nel piccolo appartamento che dividevo coi miei, ma con me i film dove ai personaggi tocca lo stesso destino funzionano alla perfezione. Come accade ogni volta che rileggo La nonna di Stephen King, mi immedesimo totalmente in chi si sente a disagio all'interno di un ambiente che dovrebbe essere sicuro, eppure viene travolto da un terrore irrazionale; Ti West, in questo caso, è riuscito a ricreare magistralmente le atmosfere Kinghiane e a veicolare il disagio di una ragazza che, consapevole della presenza di un'altra persona sconosciuta e a rischio di sentirsi male in quanto anziana, tende i sensi al massimo dell'allerta e comincia a notare tutte le piccole magagne di una situazione già in partenza non troppo limpida. Mi rendo conto che molti potrebbero trovare molto noioso The House of the Devil proprio perché, per buona parte del suo metraggio, "prepara" la protagonista e gli spettatori allo shock finale (risultando, in alcuni punti, persino didascalico, vedi la questione della pizza, o i dialoghi tra Samantha e Megan), ma per quanto mi riguarda, la parte terrificante del film è proprio questa, mentre il resto è un "di più" anche un po' baracconesco e derivativo.


Sono molto felice anche di avere visto The House of the Devil dopo la recente trilogia realizzata dal regista. Purtroppo, dalla visione di The Innkeepers sono passati quattordici anni e, pur ricordando molto bene l'atmosfera generale, non rammento quasi nulla dello stile e della regia, mentre avendo ben freschi in mente sia X che MaXXXine, mi è sembrato di vedere in The House of the Devil un primo seme dei lavori migliori di Ti West. Girato in 16 mm, riproponendo inquadrature, zoomate, stacchi di montaggio (Ti West qui si è occupato anche di questo aspetto), titoli e sequenze tipiche degli horror anni '70-'80, il film è un omaggio nostalgico e rispettoso ma riesce a mantenere comunque una sua personalità, soprattutto perché non si tratta di una fredda riproposizione dei "vezzi" dell'epoca. Ti West li usa per raccontare la storia di una persona vera, preda di quegli sprazzi di stupidera e ingenuità che ce la rende ancora più vicina, e sfrutta i mezzi dell'epoca per consentire allo spettatore di creare un legame profondo con lei. Come ho scritto sopra, i momenti splatter contano fino a un certo punto, soprattutto alla fine. Abbondano, da un certo punto in poi, e sono persino disgustosi, talvolta inverosimili, ma impallidiscono di fronte alla mazzata inaspettata che colpisce a metà film, con tutta la banalità di un male che, dietro l'apparenza clueless, nasconde un agghiacciante disprezzo per la vita umana. The House of the Devil ha, come punti di forza, anche una location splendida (una villa che il regista trasforma nella più terrificante delle magioni gotiche, fatta di angoli morti, porte chiuse, luce soffusa che incrementa le ombre, riprese dall'esterno delle enormi vetrate, che sembrano fatte apposta per rendere Samantha ancora più vulnerabile) e vanta due attrici che si completano alla perfezione. Jocelin Donahue è fantastica nella sua interpretazione di Samantha, ma la scintilla che la rende ancora più vitale è la Megan di Greta Gerwig, ragazzaccia di buona famiglia nonché la migliore amica che tutti vorremmo avere. Il perché la dinamica tra le due funziona e accentua ancor più la tragica ineluttabilità di The House of the Devil, ve lo lascio scoprire da soli, consigliandovi di recuperare questo piccolo gioiellino firmato Ti West.


Del regista e sceneggiatore Ti West, anche montatore, ho già parlato QUIJocelin Donahue (Samantha), Tom Noonan (Mr. Ulman), Greta Gerwig (Megan), AJ Bowen (Victor Ulman) e Dee Wallace (la padrona di casa) li trovate invece ai rispettivi link.

Mary Woronov interpreta Mrs. Ulman. Americana, ha partecipato a film come Silent Night, Bloody Night, Anno 2000 - La corsa della morte, Eating Raoul, La notte della cometa, Terror Vision, Supermarket Horror, La vedova nera, Scene di lotta di classe a Beverly Hills, Dick Tracy, La casa del diavolo e a serie quali Charlie's Angels, Taxi, Cuore e batticuore, Supercar, La signora in giallo, Highlander, Otto sotto un tetto. Anche sceneggiatrice e regista, ha 82 anni e un film in uscita.


Se The House of the Devil vi fosse piaciuto recuperate The Innkeepers. ENJOY!

domenica 17 giugno 2018

La stanza delle meraviglie (2017)

Questa settimana il film per me più atteso era La stanza delle meraviglie (Wonderstruck), diretto nel 2017 dal regista Todd Haynes e tratto dal libro omonimo di Brian Selznick, anche sceneggiatore della pellicola.


Trama: negli anni '70, dopo la morte della madre, il piccolo Ben decide di scappare di casa andando in cerca del papà mai conosciuto; in parallelo, negli anni '20, la sordomuta Rose cerca il suo posto nel mondo cominciando da New York, dove vive il fratello Albert.



Avevo molte aspettative per questo La stanza delle meraviglie, soprattutto a seguito del bellissimo trailer, affascinante e già di suo commovente. La sensazione di avere davanti un film che mantenesse le promesse del trailer è rimasta intatta più o meno fino a metà, paradossalmente fino al punto in cui la ricerca di Ben comincia a dare i suoi frutti. Fino a quel momento, lo ammetto, non mi era pesato il fatto che buona parte della pellicola si fissasse sui pellegrinaggi a vuoto di un ragazzino che a un certo punto si ritrova a "vivere" all'interno di un museo con un suo coetaneo, mettendo assieme tessere di un puzzle che diventa sempre più tirato per i capelli; soprattutto, non mi era pesata (anche perché adoro Millicent Simmonds e il suo viso dai lineamenti ottocenteschi) la parte di trama relativa ai problemi familiari ed esistenziali di Rose, ragazza sordomuta circondata da persone arrabbiate, egoiste e quasi imbarazzate dalla sua condizione disgraziata. Soprattutto, ho trovato apprezzabile il modo in cui La stanza delle meraviglie mette in scena i problemi di una persona affetta da sordità o mutismo (o entrambi), raccontando un'Odissea viziata da problemi di comunicazione in due epoche in cui la conoscenza del linguaggio dei segni non era diffusa. Ben pochi si accorgono del fatto che Rose è sorda e si limitano a strillarle addosso pensando che sia stupida o timida benché il suo sguardo spaesato palesi tutta la sua frustrazione e, ancora peggio, i suoi stessi genitori non vanno minimamente incontro ai suoi bisogni, alimentando un disagio risalente agli anni dell'infanzia; non va meglio a Ben, diventato sordo all'improvviso a causa di un incidente e conseguentemente impegnato ad affrontare non solo una città pericolosa e sconosciuta come New York ma soprattutto i disagi connaturati alla sua nuova condizione, ritrovandosi costretto a dipendere dalla sensibilità e dalla bontà altrui. A onore del vero, i pregi di La stanza delle meraviglie sono solo questi, la già citata interpretazione di Millicent Simmonds (peraltro già apprezzatissima in A Quiet Place) e la commistione tra fotografia "bruciata" tipica degli anni '70 e bianco e nero con tanto di musica ed effetti sonori che rievocano gli anni del muto, resa ancora più interessante da un ottimo montaggio. E il resto?


Il resto, almeno per quel che mi riguarda, lascia l'amaro in bocca come già accaduto ai tempi di Hugo Cabret, tratto sempre da un'opera di Brian Selznick. Entrambi i film infatti sono visivamente molto affascinanti e hanno un potenziale emotivo enorme ma inciampano per strada dilatando enormemente i tempi all'inizio e facendo una corsa incredibile per tirare tutti i fili in sospeso sul finale, lasciando lo spettatore con un palmo di naso a domandarsi... oddio, è tutto qui? Nel caso de La stanza delle meraviglie tutto si sgonfia quando la giovane Rose scompare, con un anticlimax da martellata nelle gonadi in cui tutti i segreti e i legami tra passato e presente vengono letti dalla voce di un bambino; benché rappresentata da un'interessante tecnica che unisce animazione a foto statiche, con tanto di diorami e disegni, la rivelazione finale è frettolosa e priva lo spettatore di tutte le lacrime che avrebbe dovuto versare, condensandosi in un diludendo di proporzioni epiche. Tra l'altro, sarò forse tarda io ma non comprendo molto bene il motivo di tutti i richiami allo spazio presenti a inizio film. Se l'idea era quella di unire l'immagine di astronauti, stelle cadenti e meteore alla natura di space oddities di Rose e Ben, diciamo che non è un collegamento così immediato (e sono ancora gentile), mentre se tutto ciò è stato inserito perché funzionale alla trama allora probabilmente io e Selznick abbiamo visto due film diversi, non c'è altra spiegazione. Peccato davvero perché guardando La stanza delle meraviglie mi sono sentita wonderstruck, come da titolo originale, solo per quel che riguarda la bellezza della regia di Haynes, sempre raffinato e particolare, ma tanta "meraviglia" si è trasformata in un'emozione effimera, priva di qualcosa che l'aiutasse a mantenere il ricordo di sé. Non so nemmeno se consigliare o sconsigliare questo film visto che non è per nulla brutto ma mi ha lasciata fondamentalmente insoddisfatta. Fate vobis, insomma. Per me, già vedere Millicent Simmonds all'opera vale il prezzo del biglietto!


Del regista Todd Haynes ho già parlato QUI. Julianne Moore (Lillian Mayhew/Rose), Michelle Williams (Elaine) e Tom Noonan (Walter) li trovate invece ai rispettivi link.

martedì 3 ottobre 2017

Scuola di mostri (1987)

Qualche tempo fa mi è capitato per le mani QUESTO interessante articolo e mi è scesa una lacrima di commozione visto che questi film li avevo più o meno guardati tutti, tra infanzia e adolescenza. Mi piacerebbe molto riguardarli e parlarne sul blog entro la fine dell'anno (utopia, lo so, visti i miei tempi biblici, oltre al fatto che persino l'"operazione Danse Macabre" è andata a farsi friggere...) quindi comincerò oggi con Scuola di mostri (The Monster Squad), diretto nel 1987 dal regista Fred Dekker.


Trama: quando Dracula, Frankenstein, la Mummia, l'Uomo Lupo e il Mostro della Laguna arrivano a Portland per instaurare il loro regno del terrore, ad aspettarli c'è lo squadrone antimostri, un gruppo di ragazzini armati di tanta voglia di fare e del diario di Van Helsing...



Madonna quanti anni erano che non riguardavo Scuola di mostri. Talmente tanti, infatti, che ricordavo benissimo la storica battuta legata a Jason di Venerdì 13 ("Se lo facessero a pezzi, li buttassero in un frullatore e poi li spedissero su Marte, lui risorgerebbe di nuovo!") ma non riuscivo a rammentare in quale film l'avessi sentita e qualche sera fa, BAM!, eccomi sepolta dai genuini momenti emozione™: quella frase, l'"abominevole uomo tedesco", il "croccante" (dicasi Snickers) calpestato e poi fatto mangiare al bulletto della scuola, la presunta verginità della sorella di uno dei protagonisti, la povera donzella che all'inizio legge la pergamena in tedesco, l'incredibile dolcezza di Frankenstein, tante sequenze durante le quali mi sono ritrovata a pensare "ah, è vero, adesso succede così...!" e dialoghi che mi sono ritrovata a completare senza neppure pensarci sono tornati prepotenti a reclamare il loro posto sopra trent'anni di altri film visti, ricordandomi che Scuola di mostri era uno dei miei preferiti da bambina. E quanto mi faceva paura!! La serietà, signori, con la quale gli sceneggiatori e i registi dell'epoca trattavano i bambini o i ragazzi, mettendoli in situazioni veramente pericolose che lasciavano una scia di morte e distruzione in città benché (ci mancherebbe) i protagonisti rimanessero pressoché illesi! Cioè, qui ci sono Dracula che vampirizza tre liceali, l'Uomo Lupo che uccide delle persone, poliziotti che vengono prima ammazzati e poi inghiottiti da vortici spazio-temporali, ma fosse solo quello. La verità è che i bambini degli anni '80 venivano trattati con intelligenza e rispetto, sia che fossero i personaggi portati sullo schermo oppure i giovani spettatori che potevano riconoscersi in essi. Prendete I Goonies, per esempio. Questo Scuola di mostri è molto simile al cult di Richard Donner, in quanto i protagonisti sono dei ragazzini normalissimi, senza qualità particolari se non quella di avere una fissa per i mostri e il potere di alzare letteralmente il culo e fare qualcosa mentre gli adulti sono presi dai loro problemi, che siano il lavoro o la famiglia allo sfascio, troppo legati alla realtà tangibile dei fatti per cercare soluzioni “alternative”. Basta. Nessun membro della squadra antimostro è un predestinato, ne è particolarmente atletico, geniale, bello o carismatico eppure lo sforzo di andare “oltre” i limiti (fisici, anagrafici, persino culturali, basti pensare al modo in cui viene inserito nella storia l’abominevole uomo tedesco, erroneamente scambiato per mostro quando in realtà l’uomo è una triste vittima di quelli reali che abitavano la Germania nazista) ed unirsi per una causa comune in nome dell'amicizia e del "bene" riesce a rendere questi ragazzi dei veri eroi e a farli riuscire dove persino Van Helsing e soci avevano... beh, fatto casino, come si legge nell'introduzione al film.


L'approccio serio nei confronti dei personaggi e di alcuni risvolti della trama, pur stemperato dai toni della commedia per ragazzi (il momento mummia nell'armadio è esilarante), si accompagna ad un comparto tecnico horror di tutto rispetto. Dopo trent'anni gli effetti speciali sono un po' datati e, allo stesso modo, la recitazione di molti dei coinvolti risulta poco coinvolgente (ma forse lì la colpa è di una generale aria anni '80 di sciatteria benché, in effetti, i giovani attori protagonisti non abbiamo avuto delle gran carriere, eh), eppure si vede che i realizzatori avevano intenzione di fare paura agli spettatori perché il make-up dei mostri è davvero notevole. Dracula non possiede un carisma particolare ma sul finale, quando mostra i denti alla piccola Phoebe (leggenda vuole che l'urlo dell'attrice, all'epoca cinquenne, sia la sua genuina reazione di terrore alla vista degli occhi rossi e delle zanne di Duncan Regehr), è terrificante mentre il Mostro della Palude e la Mummia sono efficacissimi anche se si vedono poco. I migliori sono però l'Uomo Lupo, le cui trasformazioni vengono dapprima mostrate timidamente poi con un po' più di convinzione e il cui make-up non risulta fasullo come verrebbe da pensare (d'altronde agli effetti speciali c'erano i membri dello Stan Winston Studio, non proprio gli ultimi arrivati), e ovviamente il tenerissimo Frankenstein, mostro compagnone di una delicatezza incredibile, capace di magonarmi sul finale nemmeno stessi guardando E.T. L'extraterrestre. A distanza di trent'anni quindi posso dire che Scuola di mostri funziona ancora molto bene e conserva la stessa magia delle migliori storie horror o di fantascienza aventi per protagonisti dei ragazzini, quel misterioso potere capace di lasciare lo spettatore (o il lettore, se si tratta di un It a caso) con un misto di esaltazione e anche un po' di malinconia nata dalla consapevolezza che l'innocenza dei bambini, che siano impegnati a cercare il tesoro di Willy l'orbo, a fondare club di mostri, a costruire dighe nei Barren o chissà cos'altro, lascerà il posto ai più prosaici e meno affascinanti problemi dell'età adulta, sempre più individuali e sempre più difficili da risolvere con l'aiuto di un gruppo di amici coraggiosi. Che brutta bestia la vecchiaia, che ignora i mostri nascosti negli armadi!


Di Tom Noonan, che interpreta il mostro di Frankenstein, ho già parlato QUI mentre David Proval, che interpreta il pilota, lo trovate QUA.

Fred Dekker è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Dimensione terrore, RoboCop 3 ed episodi della serie I racconti della cripta. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 58 anni.


Mary Ellen Trainor interpreta Emily, la mamma di Sean. Americana, ha partecipato a film come All'inseguimento della pietra verde, I Goonies, Arma letale, Action Jackson, Trappola di cristallo, SOS Fantasmi, Ghostbusters II, Arma letale 2, Ritorno al futuro - Parte II, Poliziotto in blue jeans, Arma letale 3, La morte ti fa bella, Caro zio Joe, Forrest Gump, Congo, Arma letale 4, Quel pazzo venerdì e a serie quali I racconti della cripta e Roswell. E' morta nel 2015, all'età di 62 anni.


Leonardo Cimino interpreta l'abominevole uomo tedesco. Americano, ha partecipato a film come Amityville Possession, Dune, Stregata dalla luna, La settima profezia, Hudson Hawk - Il mago del furto, Waterworld e a serie quali Il tenente Kojak e V-Visitors. E' morto nel 2012, all'età di 94 anni.


Liam Neeson avrebbe dovuto avere una parte nel film ma non è mai stata filmata e un altro attore rimasto fuori dal set è Dustin Diamond, alias lo Screetch di Bayside School. Se Scuola di mostri vi fosse piaciuto recuperate ovviamente I Goonies e aggiungete Gremlins, Ammazzavampiri, Labyrinth e Navigator. ENJOY!



domenica 28 febbraio 2016

Anomalisa (2015)

A parte Il bambino che scoprì il mondo, lasciato in disparte causa cattiva distribuzione e mancanza di tempo, ho coperto quasi tutti i candidati "animati" all'Oscar e oggi mi ritrovo a parlare di Anomalisa, diretto nel 2015 dai registi Charlie Kaufman e Duke Johnson.


Trama: Michael Stone è il famoso autore britannico di alcuni manuali di "autorealizzazione", costretto a recarsi a Cincinnati per una conferenza. Lì l'uomo, affetto da un problema percettivo, dovrà fare i conti col suo passato ma incontrerà anche un'"anomalia" incarnata da una giovane e timida ragazza..


Il bello di avere un blog di cinema è che una volta finito di vedere un determinato film vado a documentarmi sulle cose che mi hanno colpita o che magari non ho capito. Per esempio, stavolta ho scoperto l'esistenza della cosiddetta Sindrome di Fregoli, che porta chi ne è affetto a convincersi di essere perseguitato da un singolo individuo che si sostituisce alle persone conosciute, diventando una sorta di stalker "sovrannaturale". Ammetto di essermi fermata qui nell'approfondimento, sono un'ipocondriaca senza speranza e sto già cominciando a guardare storto mia madre, che mi pare un po' cambiata dall'ultima volta che l'ho vista. Mah. Dicevo comunque che al protagonista di Anomalisa capita più o meno la stessa cosa e, non a caso, quel geniaccio di Charlie Kaufman lo fa alloggiare all'Hotel Fregoli; Michael Stone è condannato a sentire sempre la stessa voce maschile uscire dalle labbra dei suoi interlocutori, che siano uomini, donne, vecchi, bambini e persino personaggi di finzione all'interno di un film. Un delirio. Il motivo di questa sua sindrome non viene spiegato nel film e ciò mi ha fatta pentire di non avere una minima infarinatura di psicologia. Per come l'ho capita io, Stone è un uomo annoiato e ormai stanco di essere trattato da celebrità (piccolo pensiero off topic: solo in America un autore di manuali di autorealizzazione può essere considerato tale!), oppresso dall'irrefrenabile desiderio delle persone di averlo tutto per sé ma anche, probabilmente, stufo di avere davanti sempre gli stessi individui "pretenziosi", come una moglie e un figlio trattati quasi come degli estranei. Nel bel mezzo di questo mal di vivere arriva, inaspettata, un'anomalia, la timida e semplice Lisa. ANOMALisa. L'unica ad avere una propria voce, con la quale inevitabilmente fa innamorare Michael, ormai convinto di aver trovato un tesoro di donna, un essere umano indipendente che, pur ammirandolo come autore, non desidera come tutti gli altri di rientrare nelle sue grazie oppure avere un pezzo di lui. Per approcciarvi al film di Kaufman non vi serve sapere altro, se non che Anomalisa è un'anomala (!!) storia d'amore, amarissima e fermamente ancorata alla pietosa condizione dell'uomo moderno come tutte quelle che lo sceneggiatore ha portato sullo schermo. E, ovviamente, che si tratta di un cartone animato per adulti.


Abituata come sono alla claymation o alla stop-motion burtoniana artigianale, lì per lì non ho capito quale tecnica avessero adottato i realizzatori di Anomalisa, poi ho scoperto di avere davanti un'altra versione di stop-motion, che impiega dei pupazzi creati con una stampa in 3D. La cosa acquista ancora più senso, in effetti, perché il mondo dove vive Michael (anzi, ad essere precisi il mondo PER COME LO VEDE Michael) è popolato di persone che paiono fatte con lo stampino, dei robot programmati per reagire a determinati stimoli, degli esseri "finti" che sembrano quasi dover seguire un copione in cui Michael è l'unico protagonista. A proposito di protagonisti, le voci utilizzate per doppiare i personaggi sono ovviamente solo tre, le stesse che comparivano già nel cosiddetto "dramma sonoro" (realizzato per il Theater of New Ear creato da Carter Burwell) scritto da Francis Fregoli, un alter ego dello stesso Kaufman; davanti ad una platea gremita David Thewlis e Jennifer Jason Leigh facevano sesso senza guardarsi né toccarsi, col solo ausilio di mugolii e parole, mentre Tom Noonan interpretava una dozzina di personaggi, quindi immaginate quanto dev'essere stato straniante ed assurdo questo spettacolo per il pubblico. A noi è andata meglio ma, nonostante una scena d'amore tra le più particolari mai viste al cinema e la possibilità di vedere la diversità sui volti dei vari personaggi doppiati da Noonan, resta il fatto che la visione di Anomalisa sia una delle più intriganti e originali che abbia mai sperimentato. Volete proprio che gli trovi un difetto? Mi sarebbe piaciuto che Lisa avesse cantato Time After Time piuttosto che Girls Just Wanna Have Fun per assecondare le sempre più strane richieste di Michael ma, ripensandoci, quella canzone di Cindy Lauper contribuisce ad intensificare ancor più quel senso di grottesco straniamento che si avverte guardando Anomalisa. Se avete la fortuna di trovarlo in qualche cinema illuminato fiondatevi subito a vedere l'ultima follia di Kaufman!


Del co-regista e sceneggiatore Charlie Kaufman ho già parlato QUI. David Thewlis (voce originale di Michael Stone) e Jennifer Jason Leigh (voce originale di Lisa) li trovate invece ai rispettivi link.

Duke Johnson è il co-regista della pellicola. Americano, al suo primo lungometraggio (ha diretto, tra le altre cose, il corto Marrying God e la serie Mary Shelley's Frankenhole),è anche produttore, sceneggiatore e animatore e ha 37 anni.


Tom Noonan presta la voce a tutti gli altri personaggi. Americano, ha partecipato a film come I cancelli del cielo, FX- Effetto mortale, Manhunter - Frammenti di un omicidio, Scuola di mostri, RoboCop 2, Last Action Hero, Heat - La sfida, The Astronaut's Wife, Compagnie pericolose, Arac Attack e a serie come X-Files, CSI e 12 Monkeys. Anche sceneggiatore, regista, compositore e produttore, ha 65 anni.

Se vuoi condividere l'articolo