martedì 17 dicembre 2013

I tre moschettieri (2011)

La scorsa sera, siccome la mia cameretta è fredda mentre in sala c'è la stufa, ho deciso di guardarmi un film in TV invece di pescare tra i millemila a disposizione. Madre, seduta sul divano accanto a me, si è persa tra le braccia di Morfeo dopo 5 minuti mentre io ho guardato per intero I tre moschetteri (The Three Musketeers), diretto nel 2011 dal raffinato regista Paul W.S. Anderson. Raffinato come potrebbe esserlo l'ultima delle vajasse, ovviamente.


Trama: dopo l'ennesimo tradimento di Milady, i tre moschettieri Athos, Porthos e Aramis vagano per Parigi disoccupati e senza uno scopo nella vita. L'arrivo del giovane guascone D'Artagnan e le trame del perfido Cardinale Richelieu, tuttavia, riusciranno a rimetterli in azione...


Lì per lì pensavo davvero di avere sbagliato film. Dopo i titoli di testa, dalle calli venexiane spunta infatti un ninja suBBaquo con due spade che, in men che non si dica e sotto l'influsso di uno slow motion che verrà utilizzato almeno altre 90 volte in tutta la pellicola, vengono infilate nei morbidi corpicini di un gruppetto di guardie. Passano cinque minuti e mi rendo conto di non stare guardando un film tratto da un videogame perché, con incredibile faccia tosta, il figuro ninja, un incrocio tra Poe e Casanova, un wrestler e una bagassa russa si presentano rispettivamente come Athos, Aramis, Porthos e Milady. Ah. Non faccio in tempo a svegliare madre dal gran ridere che l'albero di Natale accanto a me comincia a tremare: al Panthéon, Alexandre Dumas padre si è rivoltato nella tomba una  volta di troppo. Il mio già grande sconcerto aumenta quando un artista d'avanspettacolo, o forse un comico di Colorado che risponde al nome di Orlando Bloom, s'invola con Milady fregandosene della Regina e della natura fondamentalmente onorevole che il Duca di Buckingham mostra di avere nei libri, mentre di lì a poco arriverà anche il giovane bimbominkia D'Artagnan a darmi il colpo di grazia e a convincermi, nuovamente, di stare guardando una parodia. Non può essere altrimenti. La mia unica speranza sono le due figure che ho sempre adorato, il Cardinale Richelieu e Rochefort. Quando spuntano, di loro, lo ammetto, non mi posso lamentare: Christoph Waltz si estrania dall'intera faccenda con scazzo atavico e aplomb più british che tedesco, consolandosi al pensiero che Tarantino ed io gli vorremo comunque sempre bene, mentre Mads Mikkelsen emana un incredibile fascino ad ogni gesto. Ovvio, i due mostri sacri vengono praticamente travolti dalle bizze di un re buliccio e una regina cessa, ma chi diavolo l'ha fatto il casting??


Risposta: lo stesso pazzo che ha deciso di usare interni pacchianissimi e abiti talmente trash che commuoverebbero Lady Gaga, tanto che persino i dialoghi fanno riferimento a questi due elementi del film come a qualcosa di aberrante. E mentre Capitan Harlock piange vergognandosi della sobrietà della sua Arcadia, se paragonata alla polena di una nave volante/dirigibile con le fattezze di uno scheletro che regge i simboli del potere ecclesiastico, io cerco di trovare qualcosa di positivo in questo I tre moschettieri, giusto per evitare accuse di snobismo cinefilo. Compito arduo, ma ci provo. Il film di Paul W.S. Anderson (non QUESTO Paul Thomas Anderson!!) ha di buono che si prende in giro, offre alle spettatrici tre moschettieri bellocci e agli spettatori la Milady più sexy della storia (anche se Milla, figlia cara, alla De Winter un po' di finezza andrebbe lasciata, non sei in Resident Evil, altrimenti  per il ruolo andava bene qualsiasi virago uscita da Machete!), non lesina duelli acrobatici, spacconerie expendabili o scene d'azione con effetti speciali di altissimo livello e sicuramente è perfetto per una serata col cervello staccato. Certo, il romanzo di Dumas praticamente scompare, è come se facessero un film su Se questo è un uomo con nazi zombie e il protagonista che cerca di fuggire dai campi di concentramento armato di Uzi, ma se è questo che vogliono i CCiofani, chi sono io per dire di no? D'altronde nemmeno Kiefer Sutherland e Charlie Sheen erano dei moschettieri "regolari", eppure quanto mi piacevano all'epoca! Quindi, mi limito a ringraziare la Madonna per il fatto che il finale aperto sia rimasto tale e per non essere riuscita ad andare al cinema a vederlo, magari in 3D.


Di Matthew Macfadyen (Athos), Milla Jovovich (Milady de Winter), Luke Evans (Aramis), Orlando Bloom (Duca di Buckingham), Mads Mikkelsen (Rochefort) e Christoph Waltz (Richelieu) ho già parlato ai rispettivi link.

Paul W.S. Anderson (vero nome Paul William Scott Anderson) è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Mortal Kombat, Resident Evil, Alien vs. Predator, Resident Evil: Afterlife e Resident Evil: Retribution. Anche produttore e sceneggiatore, ha 48 anni e due film in uscita.


Ray Stevenson (vero nome George Raymond Stevenson) interpreta Porthos. Irlandese, ha partecipato a film come King Arthur, Punisher - Zona di guerra, Thor, Thor: The Dark World e alla serie Dexter. Ha 49 anni e due film in uscita.


Logan Lerman interpreta D'Artagnan. Americano, ha partecipato a film come Il patriota, The Butterfly Effect, Number 23, Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini, Noi siamo infinito e Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri. Ha 21 anni e tre film in uscita tra cui Noah.


Juno Temple interpreta la regina Anna. Inglese, ha partecipato a film come Killer Joe, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, The Brass Teapot e Magic Magic. Ha 24 anni e quattro film in uscita tra cui Horns, Maleficent e Sin City - Una donna per cui uccidere.


Il film si conclude in un modo che sembrerebbe dare il La ad un eventuale sequel ma, al momento, e per fortuna, non se ne hanno notizie. Per superare il "diludendo", se questo I tre moschettieri vi fosse piaciuto recuperate La maschera di ferro e il tamarro e divertentissimo I tre moschettieri del 1993. ENJOY!

lunedì 16 dicembre 2013

Get Babol! #90

Stay classy, blogosfera! Oggi è un gran giorno perché negli USA escono, rispettivamente, uno dei pochi sequel che potrei apprezzare e un film che mi ha portata a fare uno strappo alla regola e ad ignorare la sua assenza dai consigli del sito GetGlue. Siete pronti? ENJOY!!

Anchorman 2: The Legend Continues
Di Adam McKay
Con Will Ferrell, Christina Applegate, Paul Rudd
Trama (da Imdb): Passati gli anni '70, il reporter più famoso di San Diego, Ron Burgundy, ritorna per conquistare il primo canale di notizie di New York.

Il sito lo consiglia perché mi sono piaciuti Anchorman: The Legend of Ron Burgundy, Come ammazzare il capo... e vivere felici, Una notte da leoni e Tropic Thunder. Will Ferrell lo sopporto poco ma chi mi conosce sa che ho un'insana passione per il baffuto Ron Burgundy e per tutti i suoi simpatici e folli amici. Soltanto leggere i nomi di Brick, Champ, Brian e Ron nel trailer mi ha fatto scendere una lacrima. L'unica cosa che mi deprime è che il primo film non ha mai raggiunto in Italia lo status di cult che si è conquistato in America, infatti nel nostro Paese uscirà il 26 giugno 2014 come qualsiasi altro film demenziale e, per di più, con l'orrendo titolo Fotti la notizia. Ma tanto, chi diavolo vuole vederlo Anchorman doppiato???

Her
Di Spike Jonze
Con Joaquin Phoenix, Amy Adams, Scarlett Johansson
Trama (da Imdb): Uno scrittore solitario comincia un'improbabile relazione con il suo nuovo sistema operativo, progettato per soddisfare ogni suo bisogno.

Il sito NON me lo consiglia ma chi se ne frega, voglio vederlo comunque e merita una menzione come ogni film del mio amato Spike Jonze. A maggior ragione, voglio vederlo perché Joaquin Phoenix nei panni del disadattato, malinconico e, sotto sotto, sicuramente crudele scrittore innamorato di un sistema operativo dotato della sensuale voce di Scarlett Johansson dev'essere puro, commovente delirio. Aspettare fino al 13 marzo, data di uscita italiana, sarà praticamente impossibile, maledizione; viste le tre nomination ai Golden Globe posso solo sperare che Her entri a far parte di qualche categoria degli Oscar, cosa che potrebbe spingere i distributori nostrani a farlo uscire prima.

domenica 15 dicembre 2013

Hitchcock (2012)

Piano piano sto recuperando tutti quei film meritevoli che, nonostante questo, non hanno mai trovato distribuzione dalle mie parti e questa volta è toccato al bellissimo Hitchcock, diretto nel 2012 dal regista Sacha Gervasi e tratto dal libro Alfred Hitchcock and the Making of Psycho di Stephen Rebello.


Trama: dopo Intrigo internazionale, Alfred Hitchcock trova una nuova fonte d'ispirazione nel libro Psycho di Robert Bloch. Osteggiato da produttori e giornalisti, indebitato e totalmente immerso nel lavoro, non si accorge di quanto la moglie Alma si stia allontanando da lui...


Hitchcock è un film interessantissimo e frizzante, sia per gli appassionati di Hitch che per chi vuole gustarsi un'ora e mezza di sano intrattenimento cinematografico, magari imparando qualcosa su uno dei massimi esponenti della settima arte. Mescolando episodi legati alla vita privata del regista, una ricostruzione del making of di Psyco e le inquietanti suggestioni di un Ed Gein negli inediti panni di Grillo Parlante, Hitchcock pone sotto i riflettori una parte assai importante e difficile della carriera del Maestro della Suspance, un momento in cui al successo si accompagnano le inevitabili incertezze, il timore di sbagliare, la paura di diventare mero fenomeno commerciale svilito da un'avventura televisiva di successo, un attimo di crisi derivata dalla vecchiaia e dal desiderio di risvegliare sensazioni sopite alimentandole con la fantasia. Nella pellicola, infatti, Hitchcock comincia a perdere progressivamente il contatto con la realtà com'era accaduto ad Ed Gein e Norman Bates (meravigliosa la scena in cui, davanti a una Vivien Leigh urlante e terrorizzata, sfoga tutta la sua rabbia mostrando alla troupe come girare la famosa sequenza della doccia), terrorizzato dall'idea di venire tradito e abbandonato da tutti, attrici, moglie, pubblico, critici. Un indebolimento mentale che si accompagna ad una debolezza fisica manifestata nella febbre e nella fame compulsiva e che mostra un Hitchcock terribilmente imperfetto e molto più umano dell'ironica e sarcastica "sagoma" che, come spettatori, siamo arrivati a conoscere.


Ed è bello, finalmente, fare anche la conoscenza di Alma, la grande donna dietro un grande uomo e, forse, la vera protagonista del film, interpretata da una grandissima Helen Mirren che più di una volta eclissa il pur bravissimo Anthony Hopkins (truccato così bene che il film è stato candidato all'Oscar per il miglior make-up). Alma è una capacissima donna con tutti gli attributi necessari per sostenere l'ingombrante (in tutti i sensi) marito e, a quanto pare, è anche la mente che ha trasformato una pellicola schifata persino da Hitchcock nello Psyco che tutti noi conosciamo e amiamo; all'interno del film possiamo vedere come la crisi creativa e umana che ha colpito il marito ricada pesantemente anche su Alma, costantemente messa in ombra dalla fama del consorte o dall'insana passione di quest'ultimo per le bionde star dei suoi film. Nel corso della pellicola, Alma cerca di ritrovare una sua indipendenza allontanandosi da Hitchcock e trovando conforto in un Danny Huston sempre più a suo agio nei panni del viscido piacione, ed è buffo e molto commovente vedere come due persone che si conoscono e si aiutano a vicenda da anni arrivino a non capirsi più, ad evitarsi o parlarsi solo tramite feroci punzecchiature reciproche. Alla crisi coniugale corrisponde un terribile momento di empasse nel corso della realizzazione di Psyco e ad un conseguente calo della qualità del lavoro di Hitchcock e il regista Sacha Gervasi è molto bravo a giostrare queste due anime del film senza scadere nel melodramma sentimentale o nel freddo documentario, facendoci così affezionare ai due testardi protagonisti e intrigandoci con i retroscena di un Capolavoro del cinema che, per quanto sia conosciuto, nasconde comunque molti segreti. La presenza di un cast affiatato e valido e l'ironica cornice alla Alfred Hitchcock Presenta, infine, contribuiscono a rendere Hitchcock un gioiellino ancora più prezioso, che vi consiglio di recuperare il prima possibile.


Di Anthony Hopkins (Alfred Hitchcock), Helen Mirren (Alma Reville), Scarlett Johansson (Janet Leigh), Danny Huston (Whitfield Cook), Toni Collette (Peggy Robertson), Jessica Biel (Vera Miles), James D’Arcy (Anthony Perkins) e Kurtwood Smith (Geoffrey Shurlock) ho già parlato ai rispettivi link.

Sacha Gervasi è il regista della pellicola. Inglese, prima di Hitchcock ha diretto solo il documentario Anvil: The Story of Anvil. Anche sceneggiatore e produttore, ha 47 anni. 


Michael Wincott (vero nome Michael Anthony Claudio Wincott) interpreta Ed Gein. Canadese, lo ricordo per film come Talk Radio, Nato il quattro luglio, The Doors, Robin Hood – Principe dei ladri, I tre moschettieri, Il corvo, Dead Man e Alien – La clonazione; inoltre, ha partecipato a serie come Miami Vice. Ha 55 anni e due film in uscita. 


Tra gli altri attori compare anche, nei panni dello sceneggiatore Joseph Stefano, l’ex Karate Kid Ralph Macchio. Andrew Garfield invece era stato convocato per il ruolo di Anthony Perkins ma ha dovuto rinunciare per i suoi impegni teatrali. Detto questo, se Hitchcock vi fosse piaciuto recuperate ovviamente i film del corpulento maestro della suspance e magari anche Ed Wood e Il discorso del re! ENJOY!

venerdì 13 dicembre 2013

Don Jon (2013)

Lo aspettavo da qualche mese e finalmente in questi giorni sono riuscita a recuperare Don Jon, esordio alla regia di uno degli attori più bravi della "nuova generazione", Joseph Gordon-Levitt.


Trama: Don Jon è un tamarro che ama solo quattro cose nella vita: le donne, la palestra, la chiesa e soprattutto il porno. Quest'ultima passione viene però messa a dura prova quando Jon si mette seriamente insieme alla bellissima Barbara...


Durante la visione di Don Jon ho riso un sacco. Forse più di quanto avrei dovuto, sicuramente più di quanto abbiano fatto altri colleghi blogger. Il perché è presto detto, il legame tra Jon e Barbara, la coppia perfetta, bellissima e ovviamente destinata all'altare, l'unica relazione capace di far mettere la testa a posto al donnaiolo protagonista, è praticamente la fotocopia sputata del 70% delle coppie che conosco o che si vedono in giro. Effettivamente, mi sono sempre chiesta come mai degli uomini mediamente simpatici e carini (non dei fighi della Madonna, per carità, non lo è nemmeno il pompatissimo Joseph!) finiscano per mettersi con delle bellissime spaccaca**i , prive di interessi, simpatiche come una scopa su per il naso e con negli occhi lo sguardo di chi pensa costantemente "Chi è questa? Che ca**o fai? Ma non ti vergogni? Perché non puoi essere diverso?", in qualsiasi occasione, anche la più banale. Uomini che li vedi annullarsi ogni giorno di più con l'occhio spento e il viso di cemento, attenti a non sgarrare, presi in una soffocante maglia di shopping, incontri con amici approvati, scambi di famiglie, convivenze, cene a lume di candela e a lume di schermo dello smartphone, e ti chiedi... ma chi glielo fa fare?? Con tutte le donne che potrebbero avere e cambiare una o due volte al mese, perché scegliersi una vita al fianco di 'ste frantumaballe a pile? La risposta, nonostante un finale a dir poco fantascientifico vista quella che dovrebbe essere l'intelligenza media di Don Jon e di tutti gli uomini che, bene o male, gli somigliano, la offre Joseph Gordon - Levitt con questo suo film d'esordio, una simpatica commedia romantica "al contrario" dove l'argomento "scioccante" della pornomania è solo una scusa e un modo particolare per mostrare al pubblico un comune racconto di formazione a sfondo sentimentale e aprire gli occhi a chi, come me, si pone questo tipo di dubbi esistenziali.


In molti (me compresa, all'inizio) si sono scagliati contro l'immagine che Joseph Gordon - Levitt da degli italo-americani, ed effettivamente la famiglia di Jon è da operetta, ma la rappresentazione del protagonista è qualcosa di assolutamente coerente con l'idea di "figo" e "macho" che hanno negli USA grazie non tanto all'italo-americano di stampo Scorsesiano, quanto a quei maledetti Guidos sdoganati da Jersey Shore. Jon passa il suo tempo a scopare in senso biblico, a scopare in senso casalingo, va in palestra da solo e sconta i suoi peccati spaccandosi di esercizi mentre snocciola il rosario, non si preoccupa della sua educazione e non capisce quello che gli succede intorno perché, fondamentalmente, è troppo occupato a seguire un modello a cui fare riferimento, ad essere quello che la gente si aspetta, che sia un Guido, che sia un buon Cristiano (da Oscar la "sfida" tra il prete e il protagonista), che sia il Don Jovanni amato da donne e amici o il perfetto fidanzato per Barbara. E' per questo che Jon si ammazza di porno amatoriali, zeppi di donnine che farebbero qualsiasi cosa per lui, o si sfoga nei suoi giri in macchina, perché fondamentalmente l'idiota vive per gli altri, per soddisfare in maniera sbagliata il suo egoismo, per legittimare il suo posto nella società. Ed ecco spiegate molte delle aberrazioni che si vedono in giro nel mondo reale, in quanto il mondo è zeppo di Don Jon ma non tutti sono disposti ad ascoltare i saggi consigli di chi riesce a non guardare le persone con superficialità e continuano quindi imperterriti a seguire questo stressante stile di vita, consumandosi nella noia e nella routine.


Tutti questi argomenti vengono sviscerati da Joseph Gordon - Levitt in modo lieve e divertente, facendo largo uso dei topoi della commedia sentimentale, che vengono dissacrati spesso e volentieri (il film nel film con Channing Tatum e Anne Hathaway!!) attraverso l'utilizzo di musiche ad hoc e citazioni più o meno evidenti. La regia del nostro simpatico esordiente è frizzante e basata su schemi molto semplici (per esempio, si fa grande ricorso alla rapida ripetizione di sequenze simili ma ogni volta leggermente diverse, come nel caso delle confessioni), frustra lo spettatore maschio indugiando sulle curve della Johansson senza mai farle vedere completamente e, nonostante il fulcro di tutto sia il personaggio di Don Jon, lascia giusto spazio anche agli altri interpreti. Per una volta, ho adorato Julianne Moore che, nei panni della scoppiata e triste Esther, da vita ad un personaggio meno superficiale di quello che appare all'inizio, ma anche il resto del cast non è male, con menzione speciale per una Brie Larson che non apre bocca per quasi tutto il film ed esplode nel finale con le parole più vere pronunciate nella pellicola. C'è chi dice che Joseph Gordon - Levitt avrebbe potuto fare di più e sono d'accordo, perché l'assunto di Don Jon, nonostante tutto il clamore scatenato dalla componente porno, è un po' banale, ma secondo me come opera d'esordio è decisamente gradevole (se non si è dei geni come Anderson o Quentin è inutile essere troppo pretenziosi o seri al primo tentativo, si rischia di venire ricordati solo per l'arroganza e l'autocompiacimento) e per una serata poco impegnata, o per ridere della demenza che vi circonda, è a dir poco perfetto.


Di Joseph Gordon-Levitt (regista, sceneggiatore e interprete di Jon), ho già parlato qui. Scarlett Johansson (Barbara) e Julianne Moore (Esther) le trovate invece ai rispettivi link.

Glenne Headly interpreta Angela, la madre di Jon. Americana, ha partecipato a film come Dick Tracy, L'ombra del testimone, X-Files: Il film, Babe va in città e a serie come E.R. Medici in prima linea, Monk, Grey's Anatomy e CSI. Ha 58 anni.


Tra gli altri attori, Tony Danza, che interpreta Jon Sr., padre di Jon, è stato uno dei protagonisti della serie cult Taxi mentre la citata Brie Larson ha partecipato a Scott Pilgrim vs. The World col ruolo di Envy Adams. E con questo chiudo qui... ENJOY!

giovedì 12 dicembre 2013

(Gio)WE, Bolla! del 12/12/2013

Buon giovedì! Sentite aria di festa nell'aere? Io no, sembro il Grinch, ma perlomeno questa settimana riuscirò a tornare al cinema visto che a Savona hanno miracolosamente tenuto Blue Jasmine ed è uscito il secondo capitolo della saga di Peter Jackson. Vediamo cos' altro danno e... ENJOY!!

Lo Hobbit – La desolazione di Smaug
Reazione a caldo: aggiudicato!
Bolla, rifletti!: Il primo Hobbit non mi era affatto dispiaciuto, come potete leggere QUI. Nel frattempo, ahimé, me lo sono però dimenticata e lo stesso vale per il libro da cui sono state tratte queste pellicole, quindi speriamo che il buon Jackson faccia un minimo di riassunto o sarò fregata!

Il segreto di Babbo Natale
Reazione a caldo: ma cos’è?
Bolla, rifletti!: Animazione natalizia inglese per bambini, che almeno nella versione originale vanta la presenza della splendida voce di Tim Curry. Qui in Italia risulterà l’ennesimo, evitabile cartone animato cheap adatto giusto per la stagione ma.. occhio a portarci i bambini un po’ più grandicelli, perché pare che la pellicola sia “così noiosa che andrebbe presa a calci!”. Bimbo di nove anni dixit. Credo sia meglio aspettare Frozen.

Dietro i candelabri
Reazione a caldo:
meglio tardi che mai.
Bolla, rifletti!: dico solo “Andatelo a vedere. Subito!”. La mia recensione la trovate QUI.

Un fantastico via vai
Reazione a caldo: per me c’è solo il vai via.
Bolla, rifletti!: Pieraccioni ha smesso di esercitare il suo già scarso appeal sulla sottoscritta dai tempi di Fuochi d’artificio. Sono passati 16 anni, per dire. E lui si ostina a riproporci sempre il terribile duo Panariello/Ceccherini raccontando la solita storia di un uomo disadattato che vorrebbe ritornare ragazzo. Ma basta con ‘sta sindrome di Peter Pan in salsa toscana, basta, maremma maiala!!

Al cinema d’élite compare invece un inquietante film uscito nel resto d’Italia a fine ottobre..

Un castello in Italia
Reazione a caldo: oddio…
Bolla, rifletti!: un film DI Valeria Bruni Tedeschi, CON Valeria Bruni Tedeschi, PER Valeria Bruni Tedeschi, immagino. Sì perché è un film vagamente autobiografico. Posso dire che non mi importa proprio di conoscere la vita romanzata della sorella di Carla Bruni? Con tutti i recuperi che si potevano fare (nello stesso periodo uscivano in Italia Miss Violence e il pregevole Blancanieves, per esempio…) hanno dovuto tirar fuori dalla naftalina proprio ‘sta roba? Mah… de gustibus…

mercoledì 11 dicembre 2013

Alien 2 sulla Terra (1980)

... Ora può colpire anche te. 
(Mabbaffangulo)

Il mio potente desiderio di farmi male e scandagliare la filmografia più trash del Belpaese non conosce confini, pare. Incurante di tutto, in questi giorni mi sono infatti impelagata nella visione del terribile Alien 2 sulla Terra, diretto nel 1980 dal regista Ciro Ippolito.


Trama: due astronauti rientrano sulla Terra dopo una spedizione spaziale ma, quando il loro modulo ammara, dei due non vi è traccia. Nel frattempo, cominciano a spuntare in giro per l’America degli strani sassi blu, uno dei quali viene trasportato a mo’ di souvenir all’interno di un complesso di caverne da un gruppo di speleologi amatoriali che, neanche a dirlo, si ritroveranno così braccati dall’Alien del titolo… 


Di solito, quando mi procuro simili amenità italiane è perché mi aspetto di passare una serata all’insegna del WTF più sfrenato, ridendo a crepapelle per dialoghi osceni, effetti speciali da cartoleria, teorie strampalate e recitazione cinofila, oppure di ripescare qualche perla sottovalutata ma in grado (come fece all’epoca L’aldilà di Fulci) di risvegliare il mio strano e malato apprezzamento. Purtroppo, con Alien 2 sulla Terra non è successo nulla di tutto questo perché il film in questione è una delle cose più noiose, camurriose e stupide mai girate da mano umana, figurarsi aliena. Sulla carta, l’idea di realizzare uno spin-off di Alien all’interno di una grotta non sarebbe nemmeno stata male, ma questa versione più “splatter” e pecoreccia del capolavoro di Ridley Scott riesce a prendere le ambientazioni claustrofobiche e il ritmo teso dell’originale e a trasformarle, rispettivamente, in un lento, devastante documentario sulle stalattiti e in una sequenza ininterrotta di scene buie e inquadrature sconclusionate, tra l’altro sottolineate da un orrendo score creato alla bisogna da degli Oliver Onions ancora ben lontani dai fasti che avrebbero raggiunto con i film di Bud Spencer e Terence Hill.


Purtroppo, questo trionfo di noia ed incapacità registica (addirittura a un certo punto si vede l'interno dell'abitacolo della vettura da cui viene ripresa una scena, 'nuff said!) non viene reso esilarante nemmeno da quelle poche perle di idiozia che di tanto in tanto affiorano nel corso della visione, ma proviamo lo stesso ad elencarne qualcuna. Innanzitutto non si capisce come mai gli astronauti spargano pietre aliene per tutto il creato durante il rientro sulla Terra visto che, a rigor di logica, un simile evento dovrebbe perlomeno coincidere con una pioggia di meteoriti, per quanto piccoli. E invece, cielo sereno ma trippa come se non ci fosse un domani. Sì perché, guardando il film, mi sono chiesta cosa diavolo fosse quest'alieno che non si vede quasi mai, sepolto all'interno di facce mangiate e teste mozzate; lì per lì mi sembravano pomodori spellati, invece ho sbagliato ingrediente e anche Wikipedia mi conferma che, nel finale, la soggettiva dell'alieno è stata ricreata avvolgendo la lente della telecamera nella trippa. Se questo ancora non vi fa ridere sappiate che la protagonista è una telepate talmente abile che riesce a capire dove sono gli alieni soltanto quando le loro zanne sono ad un centimetro dalla gola dei suoi compagni, oppure quando se li trova davanti. Grazie signò, utilissima, eh! A queste prodezze degne di una novella Jean Grey si aggiungono uno speleologo scrittore che trova ispirazione battendo a macchina all'interno delle grotte con la sola illuminazione di una candela, un'interminabile partita a bowling che fa il paio con la briscola de Il fantasma di Sodoma e un finale talmente imbarazzante che c'è da averne pietà. Se non si fosse ancora capito, Alien 2 sulla terra è brutto persino per i soliti canoni del cinema di serie Z nostrano. Evitatelo come la peste!


Di Michele Soavi, che interpreta Burt, ho già parlato qui.

Ciro Ippolito (col nome di Sam Cromwell) è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre compare anche nei panni del regista della trasmissione televisiva che si vede all'inizio della pellicola. Napoletano, ha diretto, tra gli altri film a me sconosciuti, un altro "capolavoro" del trash come Arrapaho. Anche produttore e attore, ha 65 anni.


Su Imdb viene citato dietro la macchina da presa, oltre a Ciro Ippolito, anche Biagio Proietti; la verità è che il futuro sceneggiatore di Black Cat ha giustamente abbandonato il progetto dopo una settimana e Ippolito, su consiglio di Mario Bava, ha deciso di girare il film di persona. Per la cronaca, questa curiosità sono riuscita a reperirla nel già citato articolo di Wikipedia, che tra l'altro elenca aneddoti molto più divertenti della pellicola (la storia di Ippolito e compagnia che, dopo aver ingannato i produttori esteri, sono andati a scoppiarsi i soldi in zoccole e alberghi di lusso rimanendo quindi con tre lire per girare il film è solo un esempio di quello che potrete trovare nel link!) e che quindi vi invito a leggere! Detto questo, se Alien 2 sulla Terra vi fosse piaciuto, innanzitutto pentitevi e poi recuperate il vero Alien o The Descent, che, in maniera assai ipocrita, è stato citato per plagio dallo stesso Ippolito. ENJOY!

Il post è stato pubblicato anche su Dikotomiko, con il quale è cominciata una collaborazione di reciproco scambio :)

martedì 10 dicembre 2013

Il BollOspite: Pescicane e Pescicagne

Dopo la piacevole esperienza con la brava Beatrix, il Bollalmanacco torna ad ospitare un blogger o, in questo caso, un gruppo di blogger che rispondono al nome collettivo di Dikotomiko. Il film scelto per cominciare questa collaborazione è l'ultima pellicola di Woody Allen, Blue Jasmine che, per una strana coincidenza, sarei dovuta andare a vedere proprio stasera. Purtroppo la Rivolta dei Forconi ha avuto la meglio e, poiché il film verrà probabilmente tolto dal multisala giovedì e ancora non è reperibile in rete, temo riuscirò a vedere Blue Jasmine tra un anno come minimo. Quindi, godetevi la recensione di Dikotomiko (che potete trovare anche QUI) e... ENJOY!!



Blue Jasmine
Woody Allen
2013

2001. Fallimento della Enron: decine di miliardi di dollari in fumo, dipendenti e azionisti in miseria, alti dirigenti che invece si erano parati il culo vendendo le loro quote prima del crac.

2008. Fallimento di Lehman Brothers: nei mercati azionari di tutto il mondo si incenerisce una quantità impressionante di miliardi di dollari,  tutte le economie legate in qualche maniera alla finanza moderna ne escono tramortite.

2012. Truffa dei mutui subprime: altri miliardi di dollari in fumo, milioni di cittadini statunitensi disoccupati, effetto domino sulle economie europee. Fioccano condanne severe e suicidi. Troppo pochi i suicidi, purtroppo.


I responsabili di questo sfacelo sono esattamente come ce li immaginiamo: squali dalla faccia pulita, truffatori e imbonitori con il sorriso sul volto e riserve di lingotti d'oro nascosti nel garage. Senza il minimo scrupolo, fedeli solo al Dio Profitto, passano le loro giornate al telefono, escogitando stratagemmi quotidiani per sfangarla, inventando società-scatole cinesi, aprendo conti a raffica nei paradisi fiscali, rovinando migliaia di risparmiatori e famiglie, per poi tornare la sera al loro focolare domestico, dove li aspetta una moglie devota e figli modello. Le mogli devote amano la loro vita sfarzosa e piena di impegni (lo yoga, la beneficenza, lo shopping) e non si fanno troppe domande sul lavoro dei loro adorabili maritini.

La moglie devota nel nuovo film di Woody Allen ha il volto di Cate Blanchett, mentre suo marito-squalo-delinquente ha il non-volto di Alec Baldwin, uno dei misteri più insondabili della storia del cinema, perchè Alec Baldwin non dovrebbe nemmeno esistere, anche quando è in primo piano è come se non ci fosse, anzi se scomparisse non se ne accorgerebbe nessuno.


E nel 2013 anche Woody Allen ammanta inconsapevolmente la propria figura di mistero: lo davamo per morto già da quasi dieci anni. Invece si muove, e dopo troppi film di una vergognosa inutilità, mette in scena una tragedia, sia pure con il suo tocco leggero e manieristico, ma comunque tragedia. La tragedia di una donna ridicola, incapace di vivere fuori dal mondo fatato che il suo viscido marito le aveva costruito attorno e nel quale lei si crogiolava, odiosa idiota meschina e orgogliosa.

Per quanto Allen la segua con sguardo compassionevole, Jasmine resta una persona spregevole, anche se ridotta a parlare da sola su una panchina. Odio di classe? Si, infatti sono i due proletari brutti sporchi e mai troppo cattivi, con le tasche vuote e i cuori colmi di amore e dignità, i personaggi con i  quali Dikotomiko empatizza immediatamente. E probabilmente la forza di questo film non è tanto la prova maiuscola della Blanchett, quanto piuttosto la lotta di classe, che attraverso le lenti di Woody si manifesta in football e birra vs. Xanax e Louis Vuitton.


Bravo Woody, lui però non odia e non gode. Ma noi si, la odiamo questa fragilissima signora per bene. E godiamo a vederla distruggersi, vorremmo vederla strisciare, implorare, tremare, con la giacca Chanel lercia e sbrindellata. Woody no. Ovviamente consapevole del chiaro sfondo classista della vicenda, si limita ad accavallare le gambe, seduto comodo, limitandosi al solito a riempire di troppe parole le bocche dei suoi personaggi.


Mi assale un timore improvviso, ora che mi rendo conto di aver apprezzato un film di Woody Allen: i prossimi passi saranno leggere Baricco e Carofiglio o votare per le primarie PD?

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