Visualizzazione post con etichetta dikotomiko. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dikotomiko. Mostra tutti i post

mercoledì 11 dicembre 2013

Alien 2 sulla Terra (1980)

... Ora può colpire anche te. 
(Mabbaffangulo)

Il mio potente desiderio di farmi male e scandagliare la filmografia più trash del Belpaese non conosce confini, pare. Incurante di tutto, in questi giorni mi sono infatti impelagata nella visione del terribile Alien 2 sulla Terra, diretto nel 1980 dal regista Ciro Ippolito.


Trama: due astronauti rientrano sulla Terra dopo una spedizione spaziale ma, quando il loro modulo ammara, dei due non vi è traccia. Nel frattempo, cominciano a spuntare in giro per l’America degli strani sassi blu, uno dei quali viene trasportato a mo’ di souvenir all’interno di un complesso di caverne da un gruppo di speleologi amatoriali che, neanche a dirlo, si ritroveranno così braccati dall’Alien del titolo… 


Di solito, quando mi procuro simili amenità italiane è perché mi aspetto di passare una serata all’insegna del WTF più sfrenato, ridendo a crepapelle per dialoghi osceni, effetti speciali da cartoleria, teorie strampalate e recitazione cinofila, oppure di ripescare qualche perla sottovalutata ma in grado (come fece all’epoca L’aldilà di Fulci) di risvegliare il mio strano e malato apprezzamento. Purtroppo, con Alien 2 sulla Terra non è successo nulla di tutto questo perché il film in questione è una delle cose più noiose, camurriose e stupide mai girate da mano umana, figurarsi aliena. Sulla carta, l’idea di realizzare uno spin-off di Alien all’interno di una grotta non sarebbe nemmeno stata male, ma questa versione più “splatter” e pecoreccia del capolavoro di Ridley Scott riesce a prendere le ambientazioni claustrofobiche e il ritmo teso dell’originale e a trasformarle, rispettivamente, in un lento, devastante documentario sulle stalattiti e in una sequenza ininterrotta di scene buie e inquadrature sconclusionate, tra l’altro sottolineate da un orrendo score creato alla bisogna da degli Oliver Onions ancora ben lontani dai fasti che avrebbero raggiunto con i film di Bud Spencer e Terence Hill.


Purtroppo, questo trionfo di noia ed incapacità registica (addirittura a un certo punto si vede l'interno dell'abitacolo della vettura da cui viene ripresa una scena, 'nuff said!) non viene reso esilarante nemmeno da quelle poche perle di idiozia che di tanto in tanto affiorano nel corso della visione, ma proviamo lo stesso ad elencarne qualcuna. Innanzitutto non si capisce come mai gli astronauti spargano pietre aliene per tutto il creato durante il rientro sulla Terra visto che, a rigor di logica, un simile evento dovrebbe perlomeno coincidere con una pioggia di meteoriti, per quanto piccoli. E invece, cielo sereno ma trippa come se non ci fosse un domani. Sì perché, guardando il film, mi sono chiesta cosa diavolo fosse quest'alieno che non si vede quasi mai, sepolto all'interno di facce mangiate e teste mozzate; lì per lì mi sembravano pomodori spellati, invece ho sbagliato ingrediente e anche Wikipedia mi conferma che, nel finale, la soggettiva dell'alieno è stata ricreata avvolgendo la lente della telecamera nella trippa. Se questo ancora non vi fa ridere sappiate che la protagonista è una telepate talmente abile che riesce a capire dove sono gli alieni soltanto quando le loro zanne sono ad un centimetro dalla gola dei suoi compagni, oppure quando se li trova davanti. Grazie signò, utilissima, eh! A queste prodezze degne di una novella Jean Grey si aggiungono uno speleologo scrittore che trova ispirazione battendo a macchina all'interno delle grotte con la sola illuminazione di una candela, un'interminabile partita a bowling che fa il paio con la briscola de Il fantasma di Sodoma e un finale talmente imbarazzante che c'è da averne pietà. Se non si fosse ancora capito, Alien 2 sulla terra è brutto persino per i soliti canoni del cinema di serie Z nostrano. Evitatelo come la peste!


Di Michele Soavi, che interpreta Burt, ho già parlato qui.

Ciro Ippolito (col nome di Sam Cromwell) è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre compare anche nei panni del regista della trasmissione televisiva che si vede all'inizio della pellicola. Napoletano, ha diretto, tra gli altri film a me sconosciuti, un altro "capolavoro" del trash come Arrapaho. Anche produttore e attore, ha 65 anni.


Su Imdb viene citato dietro la macchina da presa, oltre a Ciro Ippolito, anche Biagio Proietti; la verità è che il futuro sceneggiatore di Black Cat ha giustamente abbandonato il progetto dopo una settimana e Ippolito, su consiglio di Mario Bava, ha deciso di girare il film di persona. Per la cronaca, questa curiosità sono riuscita a reperirla nel già citato articolo di Wikipedia, che tra l'altro elenca aneddoti molto più divertenti della pellicola (la storia di Ippolito e compagnia che, dopo aver ingannato i produttori esteri, sono andati a scoppiarsi i soldi in zoccole e alberghi di lusso rimanendo quindi con tre lire per girare il film è solo un esempio di quello che potrete trovare nel link!) e che quindi vi invito a leggere! Detto questo, se Alien 2 sulla Terra vi fosse piaciuto, innanzitutto pentitevi e poi recuperate il vero Alien o The Descent, che, in maniera assai ipocrita, è stato citato per plagio dallo stesso Ippolito. ENJOY!

Il post è stato pubblicato anche su Dikotomiko, con il quale è cominciata una collaborazione di reciproco scambio :)

martedì 10 dicembre 2013

Il BollOspite: Pescicane e Pescicagne

Dopo la piacevole esperienza con la brava Beatrix, il Bollalmanacco torna ad ospitare un blogger o, in questo caso, un gruppo di blogger che rispondono al nome collettivo di Dikotomiko. Il film scelto per cominciare questa collaborazione è l'ultima pellicola di Woody Allen, Blue Jasmine che, per una strana coincidenza, sarei dovuta andare a vedere proprio stasera. Purtroppo la Rivolta dei Forconi ha avuto la meglio e, poiché il film verrà probabilmente tolto dal multisala giovedì e ancora non è reperibile in rete, temo riuscirò a vedere Blue Jasmine tra un anno come minimo. Quindi, godetevi la recensione di Dikotomiko (che potete trovare anche QUI) e... ENJOY!!



Blue Jasmine
Woody Allen
2013

2001. Fallimento della Enron: decine di miliardi di dollari in fumo, dipendenti e azionisti in miseria, alti dirigenti che invece si erano parati il culo vendendo le loro quote prima del crac.

2008. Fallimento di Lehman Brothers: nei mercati azionari di tutto il mondo si incenerisce una quantità impressionante di miliardi di dollari,  tutte le economie legate in qualche maniera alla finanza moderna ne escono tramortite.

2012. Truffa dei mutui subprime: altri miliardi di dollari in fumo, milioni di cittadini statunitensi disoccupati, effetto domino sulle economie europee. Fioccano condanne severe e suicidi. Troppo pochi i suicidi, purtroppo.


I responsabili di questo sfacelo sono esattamente come ce li immaginiamo: squali dalla faccia pulita, truffatori e imbonitori con il sorriso sul volto e riserve di lingotti d'oro nascosti nel garage. Senza il minimo scrupolo, fedeli solo al Dio Profitto, passano le loro giornate al telefono, escogitando stratagemmi quotidiani per sfangarla, inventando società-scatole cinesi, aprendo conti a raffica nei paradisi fiscali, rovinando migliaia di risparmiatori e famiglie, per poi tornare la sera al loro focolare domestico, dove li aspetta una moglie devota e figli modello. Le mogli devote amano la loro vita sfarzosa e piena di impegni (lo yoga, la beneficenza, lo shopping) e non si fanno troppe domande sul lavoro dei loro adorabili maritini.

La moglie devota nel nuovo film di Woody Allen ha il volto di Cate Blanchett, mentre suo marito-squalo-delinquente ha il non-volto di Alec Baldwin, uno dei misteri più insondabili della storia del cinema, perchè Alec Baldwin non dovrebbe nemmeno esistere, anche quando è in primo piano è come se non ci fosse, anzi se scomparisse non se ne accorgerebbe nessuno.


E nel 2013 anche Woody Allen ammanta inconsapevolmente la propria figura di mistero: lo davamo per morto già da quasi dieci anni. Invece si muove, e dopo troppi film di una vergognosa inutilità, mette in scena una tragedia, sia pure con il suo tocco leggero e manieristico, ma comunque tragedia. La tragedia di una donna ridicola, incapace di vivere fuori dal mondo fatato che il suo viscido marito le aveva costruito attorno e nel quale lei si crogiolava, odiosa idiota meschina e orgogliosa.

Per quanto Allen la segua con sguardo compassionevole, Jasmine resta una persona spregevole, anche se ridotta a parlare da sola su una panchina. Odio di classe? Si, infatti sono i due proletari brutti sporchi e mai troppo cattivi, con le tasche vuote e i cuori colmi di amore e dignità, i personaggi con i  quali Dikotomiko empatizza immediatamente. E probabilmente la forza di questo film non è tanto la prova maiuscola della Blanchett, quanto piuttosto la lotta di classe, che attraverso le lenti di Woody si manifesta in football e birra vs. Xanax e Louis Vuitton.


Bravo Woody, lui però non odia e non gode. Ma noi si, la odiamo questa fragilissima signora per bene. E godiamo a vederla distruggersi, vorremmo vederla strisciare, implorare, tremare, con la giacca Chanel lercia e sbrindellata. Woody no. Ovviamente consapevole del chiaro sfondo classista della vicenda, si limita ad accavallare le gambe, seduto comodo, limitandosi al solito a riempire di troppe parole le bocche dei suoi personaggi.


Mi assale un timore improvviso, ora che mi rendo conto di aver apprezzato un film di Woody Allen: i prossimi passi saranno leggere Baricco e Carofiglio o votare per le primarie PD?

Se vuoi condividere l'articolo