Visualizzazione post con etichetta woody allen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta woody allen. Mostra tutti i post

martedì 10 dicembre 2013

Il BollOspite: Pescicane e Pescicagne

Dopo la piacevole esperienza con la brava Beatrix, il Bollalmanacco torna ad ospitare un blogger o, in questo caso, un gruppo di blogger che rispondono al nome collettivo di Dikotomiko. Il film scelto per cominciare questa collaborazione è l'ultima pellicola di Woody Allen, Blue Jasmine che, per una strana coincidenza, sarei dovuta andare a vedere proprio stasera. Purtroppo la Rivolta dei Forconi ha avuto la meglio e, poiché il film verrà probabilmente tolto dal multisala giovedì e ancora non è reperibile in rete, temo riuscirò a vedere Blue Jasmine tra un anno come minimo. Quindi, godetevi la recensione di Dikotomiko (che potete trovare anche QUI) e... ENJOY!!



Blue Jasmine
Woody Allen
2013

2001. Fallimento della Enron: decine di miliardi di dollari in fumo, dipendenti e azionisti in miseria, alti dirigenti che invece si erano parati il culo vendendo le loro quote prima del crac.

2008. Fallimento di Lehman Brothers: nei mercati azionari di tutto il mondo si incenerisce una quantità impressionante di miliardi di dollari,  tutte le economie legate in qualche maniera alla finanza moderna ne escono tramortite.

2012. Truffa dei mutui subprime: altri miliardi di dollari in fumo, milioni di cittadini statunitensi disoccupati, effetto domino sulle economie europee. Fioccano condanne severe e suicidi. Troppo pochi i suicidi, purtroppo.


I responsabili di questo sfacelo sono esattamente come ce li immaginiamo: squali dalla faccia pulita, truffatori e imbonitori con il sorriso sul volto e riserve di lingotti d'oro nascosti nel garage. Senza il minimo scrupolo, fedeli solo al Dio Profitto, passano le loro giornate al telefono, escogitando stratagemmi quotidiani per sfangarla, inventando società-scatole cinesi, aprendo conti a raffica nei paradisi fiscali, rovinando migliaia di risparmiatori e famiglie, per poi tornare la sera al loro focolare domestico, dove li aspetta una moglie devota e figli modello. Le mogli devote amano la loro vita sfarzosa e piena di impegni (lo yoga, la beneficenza, lo shopping) e non si fanno troppe domande sul lavoro dei loro adorabili maritini.

La moglie devota nel nuovo film di Woody Allen ha il volto di Cate Blanchett, mentre suo marito-squalo-delinquente ha il non-volto di Alec Baldwin, uno dei misteri più insondabili della storia del cinema, perchè Alec Baldwin non dovrebbe nemmeno esistere, anche quando è in primo piano è come se non ci fosse, anzi se scomparisse non se ne accorgerebbe nessuno.


E nel 2013 anche Woody Allen ammanta inconsapevolmente la propria figura di mistero: lo davamo per morto già da quasi dieci anni. Invece si muove, e dopo troppi film di una vergognosa inutilità, mette in scena una tragedia, sia pure con il suo tocco leggero e manieristico, ma comunque tragedia. La tragedia di una donna ridicola, incapace di vivere fuori dal mondo fatato che il suo viscido marito le aveva costruito attorno e nel quale lei si crogiolava, odiosa idiota meschina e orgogliosa.

Per quanto Allen la segua con sguardo compassionevole, Jasmine resta una persona spregevole, anche se ridotta a parlare da sola su una panchina. Odio di classe? Si, infatti sono i due proletari brutti sporchi e mai troppo cattivi, con le tasche vuote e i cuori colmi di amore e dignità, i personaggi con i  quali Dikotomiko empatizza immediatamente. E probabilmente la forza di questo film non è tanto la prova maiuscola della Blanchett, quanto piuttosto la lotta di classe, che attraverso le lenti di Woody si manifesta in football e birra vs. Xanax e Louis Vuitton.


Bravo Woody, lui però non odia e non gode. Ma noi si, la odiamo questa fragilissima signora per bene. E godiamo a vederla distruggersi, vorremmo vederla strisciare, implorare, tremare, con la giacca Chanel lercia e sbrindellata. Woody no. Ovviamente consapevole del chiaro sfondo classista della vicenda, si limita ad accavallare le gambe, seduto comodo, limitandosi al solito a riempire di troppe parole le bocche dei suoi personaggi.


Mi assale un timore improvviso, ora che mi rendo conto di aver apprezzato un film di Woody Allen: i prossimi passi saranno leggere Baricco e Carofiglio o votare per le primarie PD?

giovedì 8 dicembre 2011

Midnight in Paris (2011)

E' successo. Dopo anni passati a snobbare sistematicamente i film di Woody Allen che puntualmente escono al cinema, ieri sera sono andata a vedere Midnight in Paris, spinta dalle ottime recensioni di vari amici blogger. Sono uscita camminando a un metro da terra, riconciliandomi col regista... e col naso di Adrien Brody.


Trama: Gil è uno sceneggiatore con velleità di romanziere e il desiderio sfrenato di vivere la Parigi degli anni '20. Il suo sogno diventa realtà quando una notte, a mezzanotte, una vecchissima automobile si ferma proprio davanti a lui e gli offre un passaggio... per il passato!


Che dire di questo film? E' un sogno. Di più, è una dichiarazione d'amore puro per una città che non può fare altro che catturare. E' un inno alla vita, all'arte, alla musica, al cinema, alla cultura, alle cose per cui vale davvero la pena vivere, a prescindere che si sia nel 2011, nel 1920 o nel 1890. E pensare che non volevo neppure andarlo a vedere. Di Woody Allen ho visto giusto qualche film che avevo trovato bello senza esserne catturata, concludendo la visione senza ricavarne alcunché, senza che i sentimenti del regista (o dei suoi alter ego) mi fossero arrivati. Con Midnight in Paris è successo proprio il contrario invece, forse perché ho vissuto cinque splendidi giorni a Parigi e non posso che concordare con il buon Gil e la cara Carlà: non esiste che una persona, dopo essere stata a Parigi, desideri vivere in un altro posto. Sembra davvero di entrare in un altro universo, dove i ritmi sono differenti, la cultura e l'arte si respirano ad ogni angolo, c'è grazia anche nel mangiare del cous cous da una vaschetta sugli scalini di Montmartre (scena di vita vissuta u__u) o nel passeggiare sotto la pioggia. Un animo sensibile che coglie queste sfumature... come potrebbe vivere come Gil?


La contrapposizione tra il protagonista e la "piccineria" della futura sposa e dei suoceri è sicuramente banale, vista e rivista al cinema, ma è molto efficace. Lo spettatore non può che detestare Inez e i suoi, e sperare che al pedante Paul venga rifilata una pedata negli stinchi. Non vediamo l'ora che arrivi l'auto a portare Gil fuori da questo universo triste e gretto, per catapultarlo in un mondo affascinante e popolato di figure mitiche e musica accattivante: Picasso, Zelda e Scott Fitzgerald, il bellissimo Hemingway, l'esilarante, geniale Dalì, Bunuel, Gertrude Stein e, per finire, la seducente, bellissima Adriana sono tutti personaggi che ognuno di noi, almeno per una volta, vorrebbe incontrare. Per avere un confronto, per capire, per scoprire altri punti di vista ed immergersi nel mito, per evadere da un mondo che sembra davvero non avere più nulla da dire. Midnight in Paris, in questo senso, nonostante sia una commedia molto divertente, è comunque un'opera triste e malinconica. Che lascia comunque spazio ad un ottimismo di fondo, legato alla nostra eventuale capacità di crearci un piccolo spazio ideale all'interno di una realtà che potrebbe non piacerci, ma nella quale dobbiamo lo stesso vivere.


E' attraverso Parigi che Allen ci spinge a queste riflessioni. La ville lumière non è semplice sfondo, ma diventa attrice, protagonista, elemento indispensabile per l'esistenza del film, nonostante le inquadrature e l'intera sequenza iniziale possano davvero far pensare ad uno spot turistico. A pensarci bene il regista non poteva fare altrimenti, perché QUELLA è Parigi... e sta solo a chi la visita scegliere se considerarla una città da cartolina oppure cercare qualcosa di più nelle immagini che conosciamo tutti molto bene. E all'interno di questa meravigliosa "cornice" si muovono attori semplicemente perfetti. Owen Wilson è l'ideale alter ego del regista, svagato, ingenuo e fuori posto, Marion Cotillard è lo splendore fatto a persona (peccato per il doppiaggio un po' bruttino...), Kathy Bates nei panni di Gertrude Stein è grandiosa come sempre, Corey Stoll incarna un bellissimo, affascinante Hemingway e, soprattutto, Adrien Brody nei panni di Salvador Dalì è esilarante, da Oscar, lui e quei suoi maledetti rinoceronti!! Anche i personaggi "negativi" sono da voto 11... in particolare la gag finale dell'investigatore alla corte del Re di Francia merita la mia stima sempiterna. Insomma, Midnight in Paris è il film più bello che poteva regalarci la fine del 2011, lo consiglio senza remora alcuna e proprio perché non sono una fan di Woody Allen. Ite, gente, ite!!


Di Adrien Brody (Salvador Dalì), Kathy Bates (Gertrude Stein), Marion Cotillard (Adriana) ho già parlato nei rispettivi link.

Woody Allen (vero nome Allan Stewart Konigsberg) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Mito per la maggior parte dei cinefili, regista comunque famosissimo anche per chi non si intende affatto di cinema, lo ricordo per film come Il dittatore dello stato libero di Bananas, Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere, Io & Annie, Manhattan, Zelig, Radio Days, Harry a pezzi, La maledizione dello scorpione di giada, Match Point, Vicky Cristina Barcelona, e solo per citare quelli che ho visto anche io. Americano, nche attore, compositore e produttore, ha 76 anni e un film in uscita. Ha vinto tre Oscar, due per la regia e la sceneggiatura di Io & Annie e uno per la sceneggiatura di Hannah e le sue sorelle.


Owen Wilson interpreta Gil. Famosissimo per essere attore adatto soprattutto per le commedie demenziali o per film assurdissimi, fratello di Luke Wilson, lo ricordo per film come Il rompiscatole, Armageddon, Haunting, Ti presento i miei, Zoolander, I Tenenbaum, Starsky & Hutch, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, 2 single a nozze, Tu, io e Dupree e Il treno per il Darjeeling, oltre ad aver prestato la voce a Saetta McQueen di Cars - Motori ruggenti e del seguito. Americano, anche produttore e sceneggiatore, ha 43 anni e un film in uscita.


Rachel McAdams interpreta Inez. Canadese, ha partecipato a film come Mean Girls, 2 single a nozze e Sherlock Holmes. Ha 33 anni e tre film in uscita, tra cui l'imminente Sherlock Holmes - Gioco di ombre.


Kurt Fuller (vero nome Curtis Fuller) interpreta il padre di Inez. Caratterista conosciutissimo e rivisto mille volte, lo ricordo per film come Danko, Una strega chiamata Elvira, Ghostbusters II, Il falò delle vanità, Fusi di testa, The Fan - Il mito, Scary Movie, Auto focus e Terapia d'urto, inoltre ha partecipato a serie come Supercar, La signora in giallo, Dharma & Greg, Malcom, Alias, Dr. House, Streghe, Desperate Housewives, I 4400, CSI e My Name Is Earl. Americano, ha 58 anni e due film in uscita.


Michael Sheen interpreta Paul. Inglese, lo ricordo per film come Mary Reilly, Wilde e Il gladiatore, inoltre ha doppiato il Bianconiglio in Alice in Wonderland. Anche produttore, ha 42 anni e tre film in uscita.


Mimi Kennedy, che qui intrerpreta l'odiosa madre di Inez, nella serie Dharma & Greg vestiva i panni di tutt'altro tipo di personaggio, ovvero la divertente madre figlia dei fiori della protagonista, mentre Alison Pill, ovvero Ella Fitzgerald, in Scott Pilgrim vs. the World interpreta la mitica Kim Pine. Anche il suo "compagno" Scott Fitzgerald, ovvero l'attore Tom Hiddleston, ha dovuto interpretare il personaggio di un comic, e tornerà a farlo nell'imminente The Avengers, dove tornerà a recitare nei panni del dio norreno dell'inganno, Loki. Ovviamente, la prèmiere dame di Francia Carla Bruni compare come guida turistica. Peccato non ci fosse anche Sarkò, ehm... vabbé. Si capisce che la presenza della Carlà è l'unica cosa che mi ha fatta storcere un po' il naso. A prescindere... ENJOY!!

Se vuoi condividere l'articolo