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mercoledì 2 marzo 2022

Occhiali neri (2022)

Mi vien da piangere. Ero convinta che Non aprite quella porta avrebbe vinto a man bassa il premio di peggior film dell'anno o, perlomeno, di pellicola più esilarante suo malgrado, ma non avevo pensato che Dario Argento, regista e co-sceneggiatore di Occhiali neri, sarebbe entrato a gamba tesa per raggiungere il podio di questa disgraziata tenzone...


Trama: Diana diventa cieca dopo essere rimasta coinvolta in un incidente in auto, causato da un killer di prostitute. In quanto tale, Diana è stata e continua ad essere presa di mira...


Sarebbe troppo facile sparare a zero sul Darione nazionale, ormai giunto alla veneranda età di 81 anni e quindi passabile di quel minimo sindacale di demenza senile (non fosse bastato dirigere Dracula 3D già dieci anni fa, o Giallo, se per questo). Sarebbe facile, se non fosse che i miei due compagni di visione hanno mostrato di gradire Occhiali neri e ciò mi ha imposto di impegnarmi per trovare qualcosa di salvabile in quella che a me è sembrata l'ennesima ciofeca del nostro, quindi impegnerommi. Cominciamo con la colonna sonora. Ecco, quella è stata davvero una bella sorpresa. Un po' truzza, se vogliamo, ma evocativa e adatta alle atmosfere del film, e se non altro si distacca dal solito score à la Goblin per trovare una sua identità, quindi bravo Arnaude Rebotini, l'unico che può dire di essere uscito dall'impresa a testa alta. La seconda cosa a mio avviso bella di Occhiali neri è la sequenza iniziale, quella durante la quale l'ingenuo spettatore arriva a pensare che l'eclissi di sole c'entrerà qualcosa e che il film possa diventare, che so, un Macchie solari con eclissi, un Compleanno di sangue; purtroppo, l'evocativa sequenza zeppa di inquadrature sbilenche, che trasforma Roma in un posto inquietante e quasi fuori dal mondo, molto onirico, oltre al venire stroncata senza appello da un padre che si rivolge alla figliola dicendo "Sai perché i cani sono TURBATI?" (uno dei tanti esempi di dialoghi orribili), muore lì senza avere alcun seguito, visto che l'eclissi non c'entra assolutamente nulla con tutto il resto del film, ahimé. Una terza cosa positiva sono gli effetti speciali, che regalano delle belle morti sanguinolente, nonostante siano molto poche, e la quarta ed ultima cosa positiva del film è che, finalmente, Asia Argento non è l'attrice peggiore del mucchio, anzi, ci fa pure una bella figura. Quindi, brava anche Asia, sì. Peccato che la protagonista sia Ilenia Pastorelli.


Ammetto di non aver seguito la carriera della Pastorelli post Lo chiamavano Jeeg Robot, ma siccome ho rivisto più volte il film d'esordio di Mainetti, riconfermo quello che scrissi all'epoca: "la Pastorelli è dotata di una bellezza incredibile, quel fascino che non risiede nei lineamenti perfetti ma piuttosto nella capacità di suscitare emozioni negli altri, annullandosi completamente in un personaggio difficile ma fondamentale.". La sua Alessia mi commuove e mi intenerisce oggi come la prima volta che l'ho vista e ritengo tuttora che la dizione imperfetta della Pastorelli, il suo aspetto un po' dimesso e anche la sua vena isterica siano un valore aggiunto al personaggio. Forse perché Mainetti i suoi attori li sa dirigere e "controllare", cosa che, si sa, Argento non è mai stato in grado di fare e purtroppo si vede. Ilenia Pastorelli, verso la fine di Occhiali neri, viene definita "cagna" e giuro che in sala ho aggiunto un "maledetta, pure!" di mio, come omaggio a un René Ferretti che, probabilmente, davanti a un overacting simile si sarebbe impiccato. Diana è un personaggio tragicomico, una pittima della peggior specie, la parodia di un cieco alla quale gli sceneggiatori hanno messo in bocca dialoghi imbecilli (il PENDOLONE!!!): spiegatemi perché mai una ragazza cieca dovrebbe accasciarsi a terra dopo aver fatto due passi e venire costantemente sorretta da chicchessia neanche fosse paraplegica e spiegatemi, santo cielo, perché mai la stessa ragazza, inseguita nel bosco da un killer, dovrebbe strillare come una forsennata attirando l'attenzione dell'intero creato mondo? E mi si risparmino, per favore, le interviste legate alla "tenerezza" del rapporto tra Diana e il piccolo Ching (che lei, ovviamente, chiama "CI', 'a 'CI!!!!" per tutto il film) visto che, quando il rapporto effettivamente si cementa, sembra di guardare un'episodio de Un medico in famiglia, mentre per il resto il poverello viene trattato come una pezza da piedi e costantemente "urlato" dalla cecata. Poi purtroppo accade anche che i momenti "Nonno Libero ma cecato" superino quelli thriller/horror e allora buonanotte. 


Occhiali neri
ha ben poco di thriller e di horror. Ci sono alcuni sprazzi, alcune intuizioni, dei momenti in cui la condizione svantaggiata della protagonista diventa fondamentale veicolo di una sensazione claustrofobica (il palazzo da incubo dove vive Chin e i suoi corridoi sono meglio di qualsiasi bosco e di qualsiasi dipartimento dighe, soprattutto di qualsiasi pozza zeppa di boa constrictor acquatici, che il mio buon amico Ale ha definito "Fulciana" ma che io definirei "pulciara", più che altro), ma per il resto il film è privo di una reale trama "gialla"; sì, c'è un assassino di prostitute che si incaponisce con Diana per il motivo più stupido del mondo e di tanto in tanto lei ha paura di trovarselo alla porta, ma spesso il killer è solo l'accessorio di una trama che vede essenzialmente Diana e Chin risolvere i loro problemi di soldi, di salute o di affidamento e onestamente per vedere un film simile diretto da Argento preferirei rivolgermi a Muccino, Veronesi, a un signor nessuno di qualche fiction RAI. E sì, mi direte, la sceneggiatura ha ormai 20 anni quindi nasce un po' già "vecchia", ma possibile che NESSUNO, nemmeno Asia Argento, abbia avuto il coraggio di mettere becco nella questione, rivedersi un po' sceneggiatura e dialoghi, e dare un'impronta nostalgica ma moderna al tutto? Io ad Argento non voglio male. Mi auguro sinceramente che possa dare lo schiaffo morale che tutti noi stronzi brontoloni ci meritiamo e sparare un'ultima cartuccia da fare impallidire Mad Max Fury Road, ma la mia speranza ormai è ridotta al lumicino. 


Del regista e co-sceneggiatore Dario Argento ho già parlato QUI mentre Asia Argento, che interpreta Rita, la trovate QUA

Ilenia Pastorelli interpreta Diana. Nata a Roma, ha partecipato a film come Lo chiamavano Jeeg Robot, Benedetta follia e Io e Angela. Ha 36 anni e un film in uscita. 



martedì 6 ottobre 2020

La chiesa (1989)

Prima di partire per le ferie ho guardato La chiesa, diretto e co-sceneggiato nel 1989 dal regista Michele Soavi.


Trama: all'interno di una chiesa in Germania viene rinvenuta una fossa comune sotterranea che, una volta spezzato il sigillo che la separava dall'edificio, diventa il veicolo per una proliferazione di demoni...



Al principio c'erano Dèmoni e Dèmoni 2... L'incubo continua. Poi nel mezzo è entrato a gamba tesa Carpenter col suo Il signore del male ed ecco che Soavi ha pensato bene di realizzare un mix tra le tre opere aggiungendo anche un po' di suggestioni gotiche italiane che non fanno mai male, tirando fuori un prodotto a mio avviso non bellissimo com'era nelle intenzioni del regista, deciso a non abbassarsi al gore tout court di Dèmoni e del suo seguito, ma comunque interessante. Tutto comincia con un prologo ambientato nel medioevo, durante il quale delle streghe (? Infedeli? Adoratori di Satana? Poveri sfigati di passaggio?) vengono uccise da un gruppo di cavalieri e poi sepolte in una fossa comune ricoperta di calce, le fondamenta sulle quali poi verrà costruita la chiesa del titolo per sigillare per sempre il Male. Neanche a dirlo, durante gli scavi e i lavori di restauro più raffazzonati del globo terracqueo viene rinvenuta una mappa che spinge il bibliotecario Evan ad infilare il naso negli affari del maligno causando un'epidemia di indemoniati bloccati dai meccanismi di "autoconservazione" della chiesa. Se già vi sembra assurda la trama così, dovete sapere che c'è anche l'idea di una reincarnazione che viene lasciata cadere senza un perché, un omaggio a Rosemary's Baby altrettanto improbabile, bambini che si limitano a correre per la chiesa e ridere nonostante dovrebbero, di logica, essere cattivissimi, e altre varie amenità condite anche da un umorismo spesso infilato a sproposito. Insomma, La chiesa è uno di quegli horror italiani durante i quali spesso vi ritroverete a chiedere "perché??" ma, ciò nonostante, è realizzato con uno stile visionario che spesso riesce a trasformare il "perché?" disperato in un "e perché no?" possibilista.


Sono molte, infatti, le sequenze in cui Soavi parrebbe dirigere un incubo più che un film, lasciando spesso da parte il gore (nonostante vi siano alcuni momenti per nulla adatti ai deboli di stomaco, in primis l'estrazione di un cuore a mani nude) per dedicarsi a immagini a loro modo poetiche, sicuramente assai suggestive, soffuse di luci e nebbie che rendono l'interno della chiesa una realtà a sé stante, allucinata ed imprevedibile. Tra cavalieri implacabili, scene di terrore puro ambientate nel medioevo, croci luminose che si spalancano su pavimenti di pietra, cavità disgustose dove potrebbe celarsi la qualsiasi, demoni che compaiono negli specchi per poi scomparire e altri diavolacci che abbracciano donne discinte, c'è l'imbarazzo della scelta e si arriva quasi a sorvolare sul fatto che dette donne discinte, Barbara Cupisti nella fattispecie, siano delle cagne maledette al cui confronto Corinna Negri è Jamie Lee Curtis. D'altronde, ne La chiesa la migliore del mucchio rischia di essere una Asia Argento versione teenager, quindi pensate come dev'essere il resto del cast, dove si salva giusto Hugh Quarshie nei panni del povero prete costretto a perdersi in rompicapi irrisolvibili, mentre Tomas Arana interpreta un personaggio già troppo odioso di suo per poter essere anche solo vagamente apprezzato. Nonostante tutto, comunque, non posso negare che La chiesa abbia il suo fascino perverso, sebbene probabilmente il film che ancora oggi ricordo dai trailer come terrificante e che all'età di 40 anni ancora non ho guardato dovrebbe essere La setta, sempre di Soavi, che a questi punti dovrò recuperare anche solo per dovere di completezza, finché sono in mood nostalgico estivo.


Del regista e co-sceneggiatore Michele Soavi, che interpreta anche uno dei poliziotti che vanno a casa di Lisa, ho già parlato QUI. Giovanni Lombardo Radice (Reverendo) e Asia Argento (Lotte) li trovate invece ai rispettivi link.

Hugh Quarshie interpreta Padre Gus. Ghanese, ha partecipato a film come Baby - Il segreto della leggenda perduta, Highlander - L'ultimo immortale, Cabal, Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma, Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald e a serie quali Doctor Who. Anche regista, ha 66 anni.


Tomas Arana interpreta Evan. Americano, ha partecipato a film come Io e mia sorella, L'ultima tentazione di Cristo, Caccia a Ottobre Rosso, La setta, Ombre e nebbia, Guardia del corpo, L.A. Confidential, Il gladiatore, Pearl Harbor,  Limitless, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, Guardiani della galassia, Incarnate: Non potrai nasconderti e a serie quali Walker Texas Ranger, E.R. Medici in prima linea, CSI: Miami, 24, CSI - Scena del crimine, Tutti pazzi per amore e The New Pope. Ha 65 anni e un film in uscita.


Barbara Cupisti interpreta Lisa. Nata a Viareggio, ha partecipato a film come Lo squartatore di New York, La chiave, Deliria, Opera, Le porte dell'inferno, Dellamorte Dellamore e Denti. Anche regista e sceneggiatrice, ha 58 anni.


Feodor Chaliapin Jr., che interpreta il vescovo, era stato Jorge ne Il nome della rosa oltre ad aver partecipato, ahilui, al Paganini di Kinski. Il film avrebbe dovuto essere il terzo capitolo della serie Dèmoni ma Soavi ha più volte sottolineato la non appartenenza de La chiesa alla saga. Detto ciò, e senza nulla togliere a Soavi, se La chiesa vi fosse piaciuto recuperate Dèmoni e Dèmoni 2... L'incubo ritorna. ENJOY!

martedì 4 agosto 2020

Notte Horror 2020: Dèmoni 2... l'incubo ritorna (1986)


E' arrivata l'ora del secondo film della Notte Horror Blogger Edition, iniziativa alla quale partecipo anche quest'anno e che vede, ogni martedì, una doppietta di filmacci horror come si faceva una volta nel bel palinsesto di Italia 1. Dovreste appena aver finito di leggere il post su Dèmoni nel blog Non c'è Paragone quindi sarete sicuramente pronti ad affrontare Dèmoni 2... l'incubo ritorna, diretto e co-sceneggiato nel 1986 del regista Lamberto Bava.


Trama: all'interno di un condominio gli abitanti vengono aggrediti da demoni usciti dagli schermi televisivi, i quali cominciano a contagiare chiunque...


L'anno dopo l'uscita di Dèmoni ecco arrivare nelle sale italiane Dèmoni 2... l'incubo continua, all'inizio del quale una voce avverte che persino gli scettici, dopo gli eventi del primo film, avevano dovuto ammettere l'esistenza dei demoni che avevano devastato il mondo partendo da un cinema. Quindi, direte voi, lo scenario di Dèmoni 2 parte dalla realtà post-apocalittica mostrata alla fine del primo film? No, ovviamente. Gli sceneggiatori Dario Argento, Lamberto Bava, Franco Ferrini e Dardano Sacchetti, gli stessi di Dèmoni, hanno deciso di trasformare la realtà precedente in un lavoro di finzione il cui sequel senza nome viene trasmesso nelle televisioni di un condominio ad Amburgo, con terribili conseguenze simili a quelle già accorse al cinema Metropol: i demoni del "film nel film" cominciano ad uscire dagli schermi e ad aggredire gli abitanti del condominio, trasformandoli a loro volta in mostri assetati di sangue umano. Cambiano quindi le ambientazioni, cambiano i protagonisti (non tutti) e cambiano gli effetti speciali, molto meno gore, per il resto molte caratteristiche di Dèmoni, colonna sonora metallozza in primis, e persino moltissime sequenze (la trasformazione iniziale col primo piano dei denti del demone, l'arrivo dei mostri immersi nella nebbia e con gli occhi brillanti, le derapate in macchina di quattro strepponi, le supercazzole di persone che sembrano normali e invece si indemoniano, il protagonista che all'inizio sembra sfigato poi diventa Ash) vengono mantenute, ripetute ed omaggiate, mentre nel mucchio di carne da macello vengono gettati anche animali e bambini e il finale, più felice di quanto avrebbe dovuto essere in origine, non lascia allo spettatore quella sensazione di ineluttabile orrore e perdita di ogni speranza in cui invece indulgeva il film originale.


Due cose, oltre a una deriva leggermente più "action" e fantasiosa, differenziano Dèmoni 2 dal predecessore, inserendo un fresco elemento di novità. Il primo è il goblin/boglin (che, per inciso, ha intenerito moltissimo me e il Bolluomo) che ciccia fuori dallo Scrondo e ingaggia battaglia con la povera Nancy Brilly, un animalino terrificante ma che, comunque, risiede nel filone americano di animaletti mordaci à la Critters o Gremlins che combinano il terrore a un minimo di divertimento; il secondo, invece, è la presenza della sempre convinta e convincente Coralina Cataldi Tassoni, che DOVETE ricordare come protagonista de Il Bosco 1 e che qui passa dall'essere la protagonista scassapalle della canzone Brutta a demone particolarmente sfortunato ed onnipresente nonostante arrivi a sciogliersi, diventare cieco e chi più ne ha più ne metta. A proposito di Coralina Cataldi Tassoni, vi ricordo che Dèmoni 2 è anche il film d'esordio di Asia Argento la quale, povera pargola, all'età di 11 anni era già cagna maledetta e non azzeccava un'espressione manco a morire (tanto che, a un certo punto, i demoni non se filano più di striscio e il destino del suo personaggio rimane incerto): la sua presenza è inutile tanto quanto quella dei già citati sgallettati in macchina, che oltre a richiamare Dèmoni ed ad allungare il metraggio non hanno altra funzione, un po' come il povero occhialuto sfigato che viene spedito fuori ad aspettare l'odioso ex fidanzato di Sally. A parte queste considerazioni derivate dai dialoghi divertiti tra me e Mirco nel corso della visione, Dèmoni 2... l'incubo continua riesce a risultare interessante, oltre che ben fatto, nonostante sia pesantemente debitore di Dèmoni al punto da poterlo definire derivativo, quindi come horroraccio estivo è perfetto. Lo trovate su Chili alla modica cifra di 2,99 se non avete voglia di sbattervi a cercarlo altrove o se non lo avete nella vostra collezione di horror italiani anni '80!


Del regista e co-sceneggiatore Lamberto Bava, che interpreta anche il padre di Sally, ho già parlato QUI. Coralina Cataldi Tassoni (Sally Day), Asia Argento (Ingrid Haller) e Michele Mirabella (il cliente della prostituta) li trovate invece ai rispettivi link.

Nancy Brilli (vero nome Nicoletta Brilli) interpreta Hannah. Nata a Roma, la ricordo per film come Compagni di scuola e Febbre da cavallo - La mandrakata, inoltre ha partecipato a serie quali Il bello delle donne e Caterina e le sue figlie. Ha 56 anni.


Bobby Rhodes, che interpreta Hank, era il pappone di Dèmoni mentre Lino Salemme, che qui interpreta il guardiano, era lo squartatore. Adesso mi mancherebbe solo Demoni 3 per completare la trilogia... ma anche no! Intanto, magari voi potreste trovare qualche ispirazione per i prossimi horror da guardare scorrendo l'elenco dei film già presentati dai miei colleghi e il bannerone con i prossimi appuntamenti! ENJOY!




venerdì 15 settembre 2017

Marie Antoinette (2006)

Ormai un mese fa è passato in TV Marie Antoinette, diretto e sceneggiato nel 2006 dalla regista Sofia Coppola, e finalmente anche io che ho sempre adorato le opere legate alla rivoluzione francese e alla figura dell'iconica regina di Francia sono riuscita a vederlo!


Trama: Maria Antonia d'Asburgo-Lorena, figlia dell'imperatrice d'Austria Maria Teresa, viene promessa in sposa al Delfino Luigi di Francia e mandata a Versailles per il matrimonio. Lì, la giovane Marie Antoinette è costretta a sottostare alla rigida etichetta di corte, a sopportare un marito incapace di toccarla e a subire le maldicenze di nobili e cortigiani...



Guardando Lady Oscar dall'età di sette anni, è normale che sia rimasta affascinata dalle vicende della Rivoluzione Francese e dalla figura di Maria Antonietta, probabilmente la regina più amata/odiata della storia. Chi era davvero Antonietta? La demonessa dello sperpero e della lussuria che teneva in gran dispetto e odio tutto il popolino (pronunciando magari, con rossetto nero d'ordinanza, bufale quali "Il popolo non ha pane? Che mangino brioche!", come accade nella scena più tristemente ironica del film) oppure, semplicemente, una ragazzina ingenua venutasi a trovare nel posto sbagliato al momento sbagliato? La verità, probabilmente, sta nel mezzo anche se ci sono fior di biografie da leggere e sulle quali ragionare, ma sicuramente il ritratto realizzato da Sofia Coppola pende più verso la seconda ipotesi, avvalorata dalla biografia di Antonia Fraser, molto popolare negli USA. La regista, anche in veste di sceneggiatrice, ci mostra fin dall'inizio Maria Antonietta come una ragazzina di buon cuore catapultata in un mondo ostile e spersonalizzante: la ragazza, penultima di sedici figli, è stata ceduta dalla madre come "oggetto" per suggellare l'alleanza tra Francia e Impero Austriaco e viene di fatto abbandonata alla mercé di una Corte sconosciuta, totalmente disinteressata ad Antonietta come "persona". Ad appena quattordici anni, la futura regina di Francia viene da una parte allettata dalla promessa di una vita fatta di agi e lussi, dall'altra la sua natura di donna e il suo valore come essere umano vengono subordinati alla sua capacità di mettere al mondo un erede e di invogliare in primis il Delfino di Francia a giacere con lei, così da adempiere ai suoi doveri. Di fatto, l'unico modo per mantenere un vincolo tra Francia e Austria era proprio dare alla luce un bambino figlio di entrambi i regni, in caso contrario Maria Antonietta sarebbe diventata inutile e probabilmente Re Luigi XV (che già avrebbe dovuto sposare una delle figlie più anziane di Maria Teresa, rimasta sfigurata dal vaiolo) l'avrebbe rimandata dritta a casa dall'Imperatrice; vinta dallo sconforto, dalle parole fredde della madre, dal disinteresse del futuro Luigi XVI, dall'insofferenza verso una vita fatta di regole rigide e protocolli di ferro, ad Antonietta non rimane altra possibilità che fare come qualsiasi ragazza moderna, ovvero darsi allo shopping, ai peccati di gola, alle feste, a tutto ciò che potrebbe darle un'illusione di libertà e felicità, per quanto momentanea.


Sofia Coppola si concentra quindi sull'aspetto più "Bling Ring" della vita di Maria Antonietta, soprattutto nella prima parte del film, accentuandone la frivola modernità con i tanto discussi ammiccamenti alla moda contemporanea (ah, quelle Converse, quei coloratissimi macaron di Ladurée, per non parlare della colonna sonora!) e sorvolando su episodi iconici della vita della sovrana, più legati ad una questione sociale, in primis la famigerata vicenda della collana. A dire il vero, probabilmente per lo spettatore che non conosce a menadito tutte le vicende che hanno portato alla Rivoluzione Francese risulterà anche difficile capire perché ad un certo punto i popolani vorrebbero fare fuori Antonietta e i suoi famigliari, visto che i pesanti problemi di deficit e lo squilibrio tra nobili e il cosiddetto "terzo stato" vengono appena accennati nel film, ma è anche questa scelta a rendere affascinante la pellicola della Coppola. La regia elegante e il montaggio vorticoso, la sovrabbondanza di dettagli per quel che riguarda scenografie e costumi, che inghiottono letteralmente la protagonista, e la fotografia dai colori accesi trasformano la vera Versailles prima e il vero Petit Trianon poi (se siete stati in entrambi i posti non potrà fare a meno di esplodervi il cuore, io vi avviso) in un limbo atemporale capace di sedare i sensi e placare momentaneamente il dolore, un eden dove le brutture della società non arrivano ma dove bisogna anche faticare per rimanere umani e conservare, paradossalmente, qualcosa che sia possibile definire proprio. La seconda parte, quella che coincide con la maternità e maturità di Antonietta, è ben più malinconica e riflessiva della prima e anche lo stile di regia asseconda questo cambiamento di atmosfera, accompagnando lentamente la Sovrana verso il triste destino prefigurato nel finale con eleganti immagini di morte, tra gramaglie e quadri dove i bimbi ritratti scompaiono come se non fossero mai esistiti, mentre la realtà irrompe con forza e violenza in una vita scandita da riti fasulli e assurdamente coreografati... ma non per questo meno vera.


Capita così che, nonostante liberté, egalité et fraternité siano dei concetti santi e condivisibili, sul finale si arrivi persino a versare qualche lacrima per la bellissima Antonietta della Dunst e per quel babbalone di Jason Schwartzman nei panni di Luigi XVI, alla faccia di tutto il "nulla" di cui abbonda lo stilosissimo Marie Antoinette e di tutta la colorata ricchezza che viene sbattuta in faccia con disprezzo sia allo spettatore che al popolo di Parigi. Gli sguardi malinconici di Kirsten Dunst, il sorriso forzato di chi si impegna con tutta sé stessa per piacere inutilmente, lo sguardo gioioso di chi finalmente ha trovato l'amore vero, che sia di uno svedese tutt'altro che freddo oppure dei propri bambini, persino la forza con la quale la protagonista sceglie di essere, finalmente, Regina di Francia fino all'ultimo sono tocchi di profondità che rendono il personaggio umano ed impossibile da odiare, fin dalla prima scena del film. Anzi, oso dire che Marie Antoinette è un film talmente bello, in ogni suo aspetto, che persino Asia Argento (per quanto cagna maledetta sempre e comunque, in saecula saeculorum, amen) mi è sembrata perfetta nei panni della favorita del re, con la sua naturale volgarità e l'incapacità di proferire verbo in una lingua comprensibile, anche se la povera Du Barry non era certo così vajassa ed ignorante come spesso la si dipinge. A dire il vero, alla Coppola rimprovero solo di avere messo un mollo privo di carisma come Jamie Dornan ad interpretare l'affascinante Conte di Fersen, ché se Lady Oscar avesse visto questo antenato di Mr. Grey probabilmente avrebbe scelto di rimanere uomo per il resto dei suoi giorni. E ora, siccome sto scrivendo troppe cretinate, concludo qui il post, ribadendo la bellezza di Marie Antoinette e consigliandovi di non aspettare troppo per recuperarlo come ho fatto io; nell'attesa che esca L'inganno la settimana prossima potrebbe essere un ottimo antipasto... buono quasi quanto i famosi e proibitivi macaron di Ladurée!


Della regista e sceneggiatrice Sofia Coppola ho già parlato QUI. Kirsten Dunst (Maria Antonietta), Jason Schwartzman (Luigi XVI), Judy Davis (Contessa de Noailles), Rose Byrne (Duchessa de Polignac), Asia Argento (Contessa du Barry), Molly Shannon (Zia Vittoria), Shirley Henderson (Zia Sofia), Danny Huston (Imperatore Giuseppe II), Sebastian Armesto (Conte Louis de Provence), Tom Hardy (Raumont) e Steve Coogan (Ambasciatore Mercy) li trovate ai rispettivi link.

Rip Torn (vero nome Elmore Rual Torn Jr.) interpreta Luigi XV. Americano, ha partecipato a film come Il re dei re, L'uomo che cadde sulla Terra, Coma profondo, L'aereo più pazzo del mondo... sempre più pazzo, RoboCop 3, Giù le mani dal mio periscopio, Ancora più scemo, Men in Black, Men in Black II, Palle al balzo - Dodgeball, Men in Black 3 e a serie quali Alfred Hitchcock Presenta, Colombo, Will & Grace e 30 Rock mentre come doppiatore ha lavorato nel film Hercules. Anche regista e produttore, ha 86 anni.


Jamie Dornan interpreta il Conte Hans Axel Von Fersen. Irlandese, meglio conosciuto come Mr. Grey di Cinquanta sfumature di grigio e Cinquanta sfumature di nero, ha partecipato a serie quali C'era una volta. Ha 35 anni e cinque film in uscita.


Il film ha vinto giustamente un Oscar per i Migliori Costumi, andato nelle sante mani di Milena Canonero. La parte di Luigi XV era stata offerta ad Alain Delon il quale però ha rifiutato, sentendosi inadatto al ruolo; per problemi di impegni pregressi, invece, sia Angelina Jolie che Catherine Zeta-Jones hanno dovuto rinunciare ad interpretare la Contessa du Barry, lasciando così tristemente il posto ad Asia Argento mentre a Judy Davis, che è finita a interpretare la Contessa de Noailles, era stato offerto il ruolo di Maria Teresa D'Austria. Se Marie Antoinette vi fosse piaciuto dovete OVVIAMENTE recuperare lo splendido anime Lady Oscar (o il manga di Ryoko Ikeda e magari anche Innocent di Shin'Ichi Sakamoto) e aggiungere L'intrigo della collana, giusto per completare un pezzetto di storia che nel film della Coppola manca. ENJOY!

giovedì 8 novembre 2007

La Terza Madre (2007)

Dopo mesi di assenza da questo blog, torno per parlare de La Terza Madre di Dario Argento, film temuto fin dai primi trailer e molto atteso. L’attesa è stata ripagata ampiamente, così come il buon Dario si è bellamente vendicato di chi, me compresa, lo dava per spacciato dopo gli ultimi due orrendi film, Non ho sonno e Il Cartaio.

 


 

Per i miscredenti che ancora non conoscessero la trama di una trilogia che iniziò nel lontano 1977 con Suspiria (30 anni giusti!) e continuò nel 1980 con Inferno, eccola qui: esistono tre potenti streghe, chiamate Madri, giunte fino ai giorni nostri e residenti in Germania (Mater Suspiriarum), New York (Mater Tenebrarum) e Roma (Mater Lachrimarum), il cui unico scopo è portare morte, caos e distruzione. Nel 2007, le prime due madri sono state distrutte (rispettivamente in Suspiria e Inferno), ma il ritrovamento di un'urna nel cimitero di Viterbo risveglia la Madre delle Lacrime, e Roma piomba in una seconda era di oscurità e morte. Trovatasi in mezzo agli strani eventi, Sarah Mandy (Asia Argento, brava ma inascoltabile) sarà costretta ad affrontare l’eredità della mamma, potente strega bianca, e cercare di eliminare la Madre, prima che la strega elimini lei..

 




Nonostante Argento venga acclamato come regista horror, in realtà gli excursus del regista nel fantastico e nel film d’orrore propriamente detto sono davvero pochi, e la trilogia delle Madri è forse il più fulgido esempio di questo breve ma intenso filone. La Terza Madre non delude le aspettative dei fans, a partire dai titoli di testa, molto evocativi, e scanditi dalle musiche del veterano Claudio Simonetti.



E’ un film “italiano”, e si vede, nonostante le ovvie influenze USA. C’è una sottile inquietudine “sporca”, “malata”, che da sempre pervade le pellicole dell’horror italiano, memorabili e meno, una certa rozzezza, rispetto a un horror USA più patinato, che entra sottopelle, e disturba anche durante le scene meno cruente. Questa Terza Madre è un mirabile esempio di questa mia teoria. Un film di atmosfera, di ambiente, più che di interpreti, risibili come in tutti i film di Dario Argento, maledizione del cinema italiano.

 

L’inizio, con le inquietanti musiche di Simonetti che sottolineano il ritrovamento dell’urna, l’immagine che si vede nell’obbiettivo della macchina fotografica, la solitudine del sacerdote che sigilla l’urna, insinuano già un senso di disturbo, prima ancora che il film colpisca con la scena cruentissima al museo, con l’efferato omicidio di una ricercatrice e che da poi il via a tutto il film.

 

Mano a mano che il potere della Madre si accresce, le immagini mostrano una Roma sull’orlo della catastrofe. Prima pochi episodi isolati, di una crudeltà spaventosa, poi la follia viene mostrata in tutta la sua forza, violenza in ogni angolo di strada mentre i pochi ancora sani camminano spaesati, inquieti. Fantasia, certo, ma non molto distante dalla realtà, dove crimini assurdi possono capitare persino sotto casa, soprattutto negli ultimi tempi, senza bisogno di streghe che camminano in branchi per la strada. Solo questo pensiero basta a rendere il film ancor più disturbante.

 

Gli interni, altro tasto dolente. Al di là della casa e delle catacombe dove si svolge l’ultima parte del film, gli altri ambienti sono oscuri, claustrofobici, squallidi, vecchi. Ogni casa è piena di porte, che danno su ambienti oscuri, come fossero delle bocche pronte ad inghiottire i protagonisti. Sembrano tanti labirinti, ambienti insicuri, così come la stazione, il treno: in una città impazzita non ci si può mimetizzare, neppure nella folla. Anzi, della folla bisogna avere paura, perché anche gli assassini si possono nascondere, come noi.






Passando alla parte più “tecnica”, tralasciando gli attori orrendi (tranne le vecchie glorie Udo Kier e Philippe LeRoy, che interpretano quei ridicoli “saggi”, tanto cari ai registi italiani, quelli che puntualmente aiutano la protagonista o almeno ci provano, prima di fare solitamente una morte orrenda), gli effetti speciali sono efferatissimi ed eccellenti (tranne quel palese bambolotto di plastica che cade dal ponte), opera del maestro Sergio Stivaletti. Argento ha finalmente mandato a quel paese il timore della censura televisiva e decisamente non si risparmia, creando un film che è degno del divieto che porta: donne sventrate e strangolate con le loro stesse interiora, una picca che si infila dove ASSOLUTAMENTE non dovrebbe, crudeltà verso i bambini e via dicendo, fino ad un finale disgustoso a base di liquami e cadaveri. Le già citate musiche sono molto evocative, richiamano quelle splendide di Suspiria e la canzone finale, cantata dai Daemonia, non fa rimpiangere i vecchi Goblin. Interessante la sequenza disegnata che racconta la genesi dell’urna, che ricorda tanto le strisce della Bonelli, ma di cui purtroppo non riesco a trovare informazioni.



 

Passiamo ora alle “pecche”: innanzitutto Asia Argento, ma anche il personaggio che interpreta. La cara Mandy è di una demenza rara, ai limiti del ridicolo, e pure parecchio infame. Lei corre, basta che corra. Scappa di qua, scappa di là, non sa nemmeno lei dove, invocando la madre, lasciando non una ma tre volte i suoi alleati a morir nelle mani dei mostri che la seguono, sempre con quell’aria da drogata in cerca di spicci. Mai una volta che capisse quello che le dicono. E la figura in sé della strega “buona” guidata da una Daria Nicolodi che svolazza per il film neppure fosse Yoda ( a un certo punto le dice addirittura “Usa la forza” o una cosa molto simile…) è ridicola, sia per i poteri, che le consentono di chiudere gli occhi e sparire, sia per il fatto che alla fine non sarà la magia a sconfiggere una Madre che poteva essere ammazzata anche da un bimbo di cinque anni. Il finale è un altro punto dolente.. l’aspettativa che si crea durante il film viene distrutta da una fine ridicola, velocissima e che non rende alcuna giustizia alle Tre Madri. Un’altra cosa assurda, a parer mio, è la scimmia che vaga per il film, tuttavia molto più carismatica della cara Asia e di cui non si capirà mai il ruolo.

 

In definitiva, nonostante tutto, Argento è riuscito a tirare le fila della sua trilogia, creando un film decisamente inquietante, per una volta comprensibile, con degni rimandi anche alle pellicole che lo hanno preceduto. Forse inadatto a chi cerca un Argento prima maniera, ma abbastanza vicino alle sue pellicole più gradevoli.

Dario Argento, il regista nonché sceneggiatore del film. Basta il nome per dire tutto, cineasta tra i più amati dell'horror/thriller nostrano. Degno padre delle due attrici Asia e Fiore Argento, meno famosa della sorella. Tra le opere del nostro, ricordo L'uccello dalle piume di cristallo, Il Gatto a nove code, 4 mosche di velluto grigio, Profondo Rosso, Suspiria, Inferno, Tenebre, Phenomena, Opera, Due occhi diabolici seguite dall'inevitabile declino con pellicole inguardabili come La sindrome di Stendhal, Il fantasma dell'Opera, Non ho sonno e Il cartaio. Ha collaborato alla serie Masters of Horror con l'episodio Jenifer e Pelts. Ha 67 anni.










Asia Argento interpreta Sarah Mandy, figlia di colei che indebolì Mater Suspiriarum. Ora, io DETESTO Asia, per me non sa recitare e soprattutto non si può sentire, ma passa per un'attriciona cool, soprattutto in America, dove tutti parlan con le patate in bocca quindi forse il suo difetto di pronuncia non viene notato, nel mucchio. Tra i suoi film, per la maggior parte diretti o prodotti dal papà, ricordo Demoni 2 - L'incubo ritorna, La Chiesa,  Trauma, La sindrome di Stendhal, New Rose Hotel di Abel Ferrara, Il Fantasma dell'Opera, I Miserabili (versione TV), XXX  (Asia Argento maledetta tatuaggio passera, come scrisse Stefano Disegni), La terra dei morti viventi, Maria Antonietta. E' anche regista e scenggiatrice. Ha 32 anni e due film in uscita.



Coralina Cataldi – Tassoni interpreta Giselle, la prima vittima della Madre. La signora Tassoni è già stata ospite del mio blog in quanto protagonista dell’orrido ed indimenticabile Il Bosco 1 inoltre è vecchia conoscenza anche dei fans di Dario. Infatti ha recitato in Demoni 2 - L'incubo ritorna, Opera e La sindrome di Stendhal. La signora ha 46 anni.


















Udo Kier interpreta uno degli ultimi esorcisti riconosciuti dal vaticano, Padre Johannes. L’attore tedesco è un volto noto per chi ama l’horror, il trash d’annata e non solo. Tra i suoi film ricordo i due capolavori trash italiani di Wharol, Il mostro è in tavola, Barone Frankenstein e Dracula cerca sangue di vergine.. e morì di sete, Histoire d’O, Spermula, Suspiria (dove non interpretava l’esorcista ma un dottore), Ace Ventura: l’acchiappa animali, Il Regno e Il Regno II di Lars von Trier, Johnny Mnemonic, Armageddon, Blade, L’ombra del vampiro, Dancer in the Dark, l’episodio diretto da Carpenter dei Masters of horror, e il trailer diretto da Rob Zombie per GrindHouse. Un mito, insomma. Ha 63 anni e cinque film in uscita.











Daria Nicolodi interpreta Elisa Mandy, la madre di Sarah, lo spirito di Yoda. La signora Nicolodi è la storica compagna del sor Dario, seppur non siano mai stati sposati. E’ la madre di Asia anche nella realtà e musa di parecchi film del nostro, tra cui ricordo: Profondo Rosso, Inferno (anche lei come Udo Kier interpreta non lo stesso personaggio di questo film, morta cronologicamente prima degli eventi di Suspiria, ma Anne), Phenomena, Opera, Paganini Horror (mostruosità trash di cui parlerò, persino sceneggiato dalla Nicolodi!) e La setta. Ha 57 anni.

 






E ora divertitevi con questa scena di Suspiria.... enjoy! ^___^











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