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venerdì 26 febbraio 2021

Captain Phillips - Attacco in mare aperto (2013)

Dopo The Social Network, un altro dei tre film scelti da Mirco su Chili è stato Captain Phillips - Attacco in mare aperto (Captain Phillips), diretto nel 2013 dal regista Paul Greengrass e tratto dal saggio autobiografico Il dovere di un capitano di Richard Phillips.


Trama: Nelle acque somale la nave Maersk Alabama viene attaccata da un gruppo di pirati e il capitano Richard Phillips viene preso in ostaggio.

Captain Phillips era un altro di quei film a cui non avrei dato un euro al momento della sua uscita, poco invogliata da un trailer in cui spiccava la faccetta bolsa ma rassicurante di Tom Hanks. Arrivata alla fine senza addormentarmi, nonostante un paio di incidenti di percorso che avrebbero dovuto condurmi tra le braccia di morfeo, mi viene anche da dire che Captain Phillips è un film dinamico che tiene alta la tensione dall'inizio alla fine nonostante, di base, non succeda nulla. Per "non succede nulla", intendo dire che succede molto meno rispetto a un film d'azione col coraggio di chiamarsi tale, magari uno dove il Captain Phillips del titolo viene interpretato, che so, da un Russell Crowe o un Bruce Willis e dove i pirati somali sono interpretati da caratteristi esperti di qualche arte marziale assortita. Qui invece c'è l'apologia della normalità: il capitano ha il volto di Tom Hanks mentre i pirati hanno le fattezze smunte e vinte di un branco di disperati che farebbero stringere il cuore persino a Salveenee e vengono gabbati così tante volte e in così tanti modi diversi da mettere quasi tenerezza. Potere della grande macchina hollywoodiana, che ha utilizzato la vicenda reale di un capitano (a quanto si dice) irresponsabile e anche un po' stronzo per creare una storia atta a dimostrare il solito cazzodurismo USA ai danni delle popolazioni svantaggiate che credono di poter fare i comodi loro e invece si ritrovano in tre a fronteggiare navi zeppe di marines e plotoni di Navy Seals solo per aver osato rapire il povero capitano che, nel film, è buono come il pane e sul finale ti spezza anche un po' il cuore.


La tensione, di conseguenza, sebbene innegabile, non saprei dirvi bene da dove nasca. Certo, all'inizio probabilmente si teme per l'equipaggio della Alabama Maersk, condannato ad andare in acque somale senza nemmeno un'arma a bordo (e se vi sembra una cretinata, pare invece che per questioni di leggi internazionali non si possa effettivamente avere sorveglianza armata a bordo di queste navi), anche perché i pirati invece pistole eccetera le hanno eccome. Poi subentra la consapevolezza che questi pirati siano dei poveri pirla e allora rimane solo da capire se ammazzeranno o meno il capitano Phillips, confondendo magari l'affanno di quest'ultimo con quello di tutti i militari in corsa contro il tempo per liberarlo, tanto visto lo spiegamento di forze sarebbe comunque impensabile credere che, alla fine, vincerà qualche supervillain somalo. O, meglio, quello sicuramente vincerà nel suo piccolo, ma i suoi minion faranno, poveracci, una brutta fine. Detto questo, se si è nella disposizione d'animo di lasciarsi coinvolgere dalla "magia" del cinema aMMeregano senza troppe pretese, magari coadiuvato da alcune riprese dal vero e un po' ballonzolanti e da attori, salvo Hanks, sconosciuti e anonimi ma comunque "freschi", Captain Phillips funziona ed è un film che mi sento di consigliare a chi ama il genere. 


Del regista Paul Greengrass ho già parlato QUITom Hanks (Capitano Richard Phillips), Catherine Keener (Andrea Phillips) e Chris Mulkey (John Cronan) li trovate invece ai rispettivi link.

Barkhad Abdi, che interpreta Muse, era il figlio adottivo di Pop Merril nella serie Castle Rock, dove era affiancato anche da Faysal Ahmed, qui nei panni di Najee. Ron Howard avrebbe dovuto dirigere il film ma alla fine ha preferito dedicarsi a Rush. ENJOY!


martedì 18 settembre 2018

Gotti - Il primo padrino (2018)

Nonostante fosse sconsigliato da chiunque, venerdì scorso sono andata a vedere Gotti - Il primo padrino (Gotti), diretto dal regista Kevin Connolly.


Trama: vita, morte e miracoli di John Gotti, alle prese con la scalata della malavita americana e con problemi di famiglia.


Chi legge il Bollalmanacco lo saprà, anche perché credo di averlo scritto 100 volte: adoro i film che raccontano storie di mafia, criminali e gangster assortiti. E' per questo che non potevo assolutamente perdere Gotti - Il primo padrino, a prescindere dalla sua fama di "film più massacrato da Rotten Tomatoes" ed è per questo che gli ho dato fiducia nonostante la presenza di un John Travolta più "inShapirato" che mai. Mal me n'è incolto, lo ammetto, e anche un po' di sonno, soprattutto sul finale, ché Gotti è uno dei mobster movie più moscio di sempre, derivativo ed inconcludente al punto che dopo la visione ho sentito il bisogno fisico di sciacquarmi il cervello con  Quei bravi ragazzi e Il Padrino in loop. Davvero non so cosa passasse per la testa a chi ha deciso di realizzare e distribuire Gotti, perché è un film che non va da nessuna parte ed è deludente a più livelli. Innanzitutto, non offre un quadro completo della vita di John Gotti, che viene semplicemente data in pasto allo spettatore a spizzichi e bocconi, malamente appiccicati in un intreccio che mescola passato e presente come fosse un'accozzaglia di singoli episodi poco significativi, giusto per fornire un abbozzo dell'uomo Gotti; ancor peggio, a quest'ultimo vengono messe in bocca terrificanti massime "mafiose" a beneficio del figlio deciso a seguire i suoi passi ma anche a fare il suo dovere di marito e padre, cosa di cui allo spettatore in effetti frega pochissimo visto che la sua famiglia viene a malapena mostrata. Benché i protagonisti a un certo punto diventino di fatto due, non viene a crearsi un dualismo di punti di vista e non viene presentato un giusto percorso "catartico" di successo seguito da inevitabile rovina perchè, effettivamente, un percorso non c'è e questo causa la disaffezione pressoché istantanea dello spettatore, tediato dalla storia e da un giro di volti anonimi (sbagliare i caratteristi è quanto di più deleterio per un mobster movie, riuscire a sottoutilizzare persino Pruitt Taylor Vince è passabile di pena capitale) cannibalizzati dall'imponente presenza di John Travolta.


Che Gotti fosse un progetto nato dalla passione dell'attore si vede lontano un chilometro, a partire dalla trasformazione quasi perfetta di Travolta, coadiuvata da oggetti ed abiti appartenuti proprio al gangster in questione, ma purtroppo è palese anche la difficoltà di trarre qualcosa di pregevole da questa passione; pare che Travolta ambisse a realizzare il film già nel 2010 e se nel frattempo sono passati otto anni e una disastrosa premiere a Cannes ci sarà un perché. Ribadisco, di per sé l'interpretazione di Travolta non sarebbe nemmeno il difetto più grande della pellicola (anche se vederlo mordersi le dita davanti alla morte del figlio ha avuto su di me un effetto opposto a quello desiderato...), tuttavia gli highlight scelti dagli sceneggiatori per enfatizzare l'importanza di Gotti nella storia della mala americana ce lo mostrano essenzialmente come un tizio isterico e collerico, oppure come un Osho della mafia, ed è normale che la conseguente reazione Travoltiana sia un variegato campionario di faccette e smorfie intervallato da pochi momenti seri. Sbagliatissima anche la scelta di far interpretare John Gotti Jr. da tale Spencer Rocco Lofranco, un attorucolo ventenne con la faccia da bimbominchia in piena fregola trap costretto a vestire i panni del personaggio dall'adolescenza alla maturità, diciamo intorno ai 40 anni, col risultato di sembrare, alternativamente, la versione triste di Eminem oppure un bambino costretto a mettersi i vestiti da lavoro del papà. Insomma, in entrambi i casi una bella tristezza. Sorvolo sulla povera Kelly Preston, costretta a vestire i panni della Lorraine Bracco de noantri, impegnata in un paio di siparietti familiari che avrebbero dovuto conferire maggior profondità all'aspetto umano di Gotti ma che invece sembrano quasi di troppo... e, soprattutto, sorvolo sulla triste scelta di iniziare e finire il film con John Gotti che si rivolge direttamente al pubblico, in una sorta di celebrazione del boss priva di critica o distacco che rende Gotti ancora più imbarazzante e ambiguo. Insomma, una schifezza ingiustificabile, fossi in voi eviterei.


Di John Travolta (John Gotti), Pruitt Taylor Vince (Angelo Ruggiero) e Chris Mulkey (Frank DeCicco) ho già parlato ai rispettivi link.

Kevin Connolly è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Gardener of Eden - Il giustiziere senza legge ed episodi di serie quali ... E vissero infelici per sempre. Anche attore e produttore, ha 44 anni e film in uscita.


Kelly Preston interpreta Victoria. Hawaiiana, moglie di John Travolta anche nella vita reale, ha partecipato a film come Christine - La macchina infernale, I gemelli, Dal tramonto all'alba, Jerry Maguire, Il gatto... e il cappello matto e a serie come CHIPS, I racconti della cripta, Joey e Medium. Ha 56 anni.


Joe Pesci era stato scritturato per il ruolo di Angelo Ruggiero ma, dopo essere visibilmente ingrassato per la parte, gliene è stata assegnata un'altra e l'attore ha giustamente fatto causa alla produzione. Shia LaBeouf, Channing Tatum, Dominic Cooper e James Franco erano invece tra i papabili candidati per il ruolo di John Gotti Jr., ahimé andato a un mocciosetto imberbe senza arte né parte. Detto questo, nel malaugurato caso in cui Gotti - L'ultimo padrino vi fosse piaciuto cercate di recuperare i già citati Quei bravi ragazzi e Il Padrino. ENJOY!

venerdì 3 giugno 2016

Bollalmanacco On Demand: Mysterious Skin (2004)

Torna il Bollalmanacco On Demand e, per l'occasione, torna anche Gregg Araki con Mysterious Skin, da lui diretto e sceneggiato nel 2004 a partire dal romanzo omonimo di Scott Heim. Il prossimo film On Demand sarà Requiem for a Dream. ENJOY!


Trama: Brian è un ragazzo convinto di essere stato rapito dagli alieni quando era bambino, Neil alla stessa età aveva scoperto di essere gay e ora passa le giornate prostituendosi. Questi due ragazzi così diversi scopriranno di avere un devastante evento passato in comune...


L'idea migliore che ho avuto da quando ho aperto il Bollalmanacco è senza dubbio quella di aver creato l'On Demand. Senza di esso probabilmente non avrei mai dato una seconda chance a Gregg Araki, che col suo Doom Generation non mi aveva entusiasmata moltissimo, e di conseguenza mi sarei persa una meraviglia come Mysterious Skin, film che invece mi ha lasciata in lacrime, a frignare come una mocciosa sui titoli di coda. E' difficile, infatti, restare indifferenti davanti alle storie parallele di Brian e Neil, due ragazzi rovinati dal marciume della provincia americana e dall'indifferenza dei genitori, al punto da diventare due creature allo stesso tempo sgradevoli eppure degne di ogni goccia di umana pietà; cosa accomuni i due sarebbe peccato mortale rivelarlo, sebbene purtroppo divenga dolorosamente palese mano a mano che il film prosegue e gli indizi aumentano, vi basti sapere che sia Brian che Neil affrontano a modo loro un evento particolarmente scioccante legato alla loro infanzia in base alla forza d'animo con la quale sono nati e in base all'ambiente in cui sono cresciuti. Brian, che da bambino era un timido frugoletto occhialuto e malaticcio, è diventato col tempo un adolescente timido ed impacciato, isolato dai suoi coetanei a causa della convinzione di essere stato rapito dagli UFO, e l'evento terribile che gli ha segnato l'infanzia è diventato col tempo un incubo dalle sfumature fantastiche, troppo grande per poterne sopportare la dolorosa realtà. Tra i due è lui il personaggio più "debole", proprio perché colpito dall'orrore nella fase più delicata della sua vita, coincidente tra l'altro con lo sfascio della famiglia. Neil invece, omosessuale fin dalla comparsa delle prime pulsioni sessuali, ha vissuto l'estate degli otto anni come il coronamento di un suo grandissimo desiderio, senza capirne le implicazioni, e ha scelto di sprecare l'adolescenza ricercando l'illusoria sensazione di essere amato, di essere speciale, nelle squallide camere di qualche albergo a ore; bellissimo ed affascinante, spalleggiato da due amici e una madre che lo adorano, Neil ha tuttavia avvolto il suo cuore in un involucro di fredda indifferenza, che lo rende incapace di avvicinarsi agli altri e men che meno di amare sé stesso.


Questa terribile storia di solitudine, traumi ed autodistruzione viene affrontata da Gregg Araki con un gusto per la provocazione e l'eccesso che tuttavia non è privo di grazia. La maggior parte delle scene è molto esplicita e a tratti incredibilmente fastidiosa, tuttavia non ho avuto quella sensazione di provocazione vuota ed inutile che mi aveva colta guardando Doom Generation, perché ogni colpo nello stomaco che viene inferto allo spettatore durante la visione di Mysterious Skin è purtroppo necessario e funzionale alla trama. Inoltre, queste sequenze fortemente realistiche, segno inequivocabile di un'innocenza strappata troppo presto e di una realtà che non perdona i deboli o gli incauti, vengono talvolta bilanciate da alcune scene oniriche (bellissima quella in cui Neil e Wendy, davanti ad uno schermo bianco, chiamano Dio mentre le loro figure cominciano a venire avvolte dalla neve) che sembrano quasi degli afflati di speranza, in netto contrasto con gli incubi che infestano le notti di Brian. Dal punto di vista degli attori, se i tre protagonisti di Doom Generation erano semplicemente tre bei manzetti inespressivi, qui abbiamo un Joseph Gordon-Levitt che non si risparmia e mette tutta la sua fisicità al servizio di una trama scomoda, capace probabilmente di scoraggiare attori molto più esperti di lui; il bel Neil, di fatto considerato dalla maggior parte dei personaggi solo un bel corpo e un bel visetto, nasconde nelle espressioni e nello sguardo un mare di dolore e di vergogna, che si riversano come vomito sullo spettatore impossibilitato a distogliere l'attenzione da quello che accade sullo schermo, silenzioso testimone di qualcosa che dovrebbe, di regola, essere troppo terribile per poterlo raccontare o vedere. Si può solo sperare che dopo i titoli di coda, dopo gli abbracci e le lacrime, qualche pia divinità si sia premurata di cancellare dalla mente di Brian e Neil tutte le brutture, facendoli rinascere come persone nuove e pronte a sperare di poter innamorarsi e vivere ancora, ma quel magone che ancora mi stringe la gola mentre scrivo e ripenso a Mysterious Skin mi fa capire che sarebbe più probabile vedere un UFO solcare il cielo.


Del regista e co-sceneggiatore Gregg Araki ho già parlato QUI. Elisabeth Shue (Mrs. McCormick), Bill Sage (Coach), Joseph Gordon-Levitt (Neil) e Billy Drago (Zeke) li trovate invece ai rispettivi link.

Chris Mulkey interpreta Mr. Lackey. Americano, lo ricordo per film come Rambo, 48 ore, L'alieno, The Fan - Il mito, North Country, Cloverfield, La notte del giudizio e Whiplash, inoltre ha partecipato a serie come MASH, Charlie's Angels, Chips, Hazzard, Magnum P.I., Ai confini della realtà, I segreti di Twin Peaks, La signora in giallo, Blossom, Walker Texas Ranger, CSI: Miami, Lost, Cold Case, Criminal Minds, CSI: NY, 24 e CSI - Scena del crimine. Anche produttore, sceneggiatore, regista e compositore, ha 68 anni e otto film in uscita.


Michelle Trachtenberg interpreta Wendy. Ovviamente la ricordo per il ruolo di Dawn nella serie Buffy l'ammazzavampiri ma l'attrice americana ha partecipato anche a film come Inspector Gadget, Black Christmas - Un Natale rosso sangue e ad altre serie come Six Feet Under, Dr. House, Weeds e Criminal Minds; come doppiatrice, ha lavorato per la serie Robot Chicken. Anche produttrice, ha 31 anni e un film in uscita.


Brady Corbet (vero nome Brady James Monson Corbet) interpreta Brian. Americano, ha partecipato a film come Funny Games, Melancholia, Forza maggiore, Sils Maria e a serie come 24. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 28 anni.


Nel film compare anche un mocciosetto dai capelli rossi al quale Neil offre delle caramelle in premio: se vi siete chiesti dove l'avete già visto, come di fatto è successo a me, sappiate che lo stesso anno è finito nel cast di Desperate Housewives per interpretare Parker, uno dei figli di Lynette. Se vi siete invece chiesti dove avete già visto la casa addobbata per Halloween, sappiate che Tarantino l'ha riutilizzata come abitazione di Vernita Green in Kill Bill. Se, infine, Mysterious Skin vi fosse piaciuto recuperate Sleepers, Mystic River e American Beauty. ENJOY!

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