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mercoledì 25 giugno 2025

Ballerina (2025)

Con un po' di ritardo, ho recuperato anche Ballerina, diretto dal regista Len Wiseman.


Trama: da bambina, Eve ha visto suo padre morire per mano dei membri di una misteriosa banda di assassini. Affidata alla Ruska Roma, Eve impara l'arte dell'omicidio e, una volta che il suo cammino torna ad incrociare quello della tribù, si dedica ad una sanguinosa vendetta...


E' da quando lo hanno annunciato, due anni fa, che friggo per vedere Ballerina, perché lo sapete quanto amo i rip-off di Nikita, fatti di assassine dal triste passato e dall'ancor più triste presente. Con tutti i suoi difetti, ho imparato anche ad amare la saga John Wick e, se mettete insieme queste due premesse, capirete perché non vedevo l'ora di andare al cinema a godermi il film di Len Wiseman. Ballerina è tutto quello che mi sarei aspettata, niente di più e niente di meno. Una storia parallela, perfettamente inserita all'interno dell'universo di John Wick, dove spetta a un'altra protagonista interagire con l'interessante mitologia del personaggio, a partire dai vari hotel Continental sparsi per il mondo, e i vari clan di assassini smossi da taglie stratosferiche, come la Ruska Roma introdotta nel primo film della saga. Detta protagonista è un'altra "coperta di Linus", un personaggio fondamentalmente scritto col bignami dell'assassina cinematografica dal 1990 a oggi, la quale soffre la morte di una persona cara da bambina e viene cresciuta come un mostro da gente assai simile a quella che l'ha resa orfana e, a seconda di quale direzione intraprenderà la sceneggiatura, crescerà assetata di libertà o di vendetta, spesso tutte e due le cose. La ballerina Eve non fa eccezione e, come le colleghe che l'hanno preceduta, viene infusa di quella punta di umanità che la rende comunque un personaggio positivo pur nella sua ambiguità morale; nella fattispecie, Eve è una Kikimora, ovvero un'assassina che funge anche da protettrice di coloro che le vengono affidati, il che significa che uccide a fin di bene (anche perché le vengono affidate donne o bambine innocenti, non mostri e predatori sessuali come, che so, nel recente Mujina di Inio Asano). Dopo una serie di missioni svolte più o meno con successo, Eve sbarella (pur con l'obiettivo secondario di impedire che una bambina subisca il suo stesso destino) quando le si presenta l'occasione di uccidere chi l'ha resa orfana, il che consente a Ballerina di cambiare leggermente il solito pattern di scontri "a scomparto" tipici della saga principale e di introdurre un'intero paese alpino interamente abitato da famiglie di assassini, con tutta l'azione che ne consegue.


In virtù di ciò, la seconda parte del film è più varia e un po' più originale rispetto alla prima, anche perché a Eve, in quanto donna, è stato impartito l'importante insegnamento di utilizzare le armi più improprie che potesse trovare onde superare lo svantaggio fisico in un corpo a corpo, e la protagonista aderisce in toto a questo sano principio, facendo ingoiare granate ai suoi avversari o mandandoli a fuoco con un lanciafiamme che avrebbe fatto invidia a De Luca. Come sempre, non siete obbligati ad esaltarvi davanti a queste cose, ci mancherebbe. Se John Wick e seguiti vi hanno fatto schifo, odierete anche Ballerina, talmente conformato, in primis a livello estetico, alla saga principale, da avere una fotografia basata interamente su una palette di blu, rossi e viola, una colonna sonora totalmente spersonalizzata e coreografie di lotta realizzate sul modello inaugurato da Chad Stahelski ormai dieci anni fa. Anzi, le malelingue dicono che proprio Stahelski, insoddisfatto del lavoro di Len Wiseman, abbia rigirato da capo parecchie scene del film, per proteggere il successo della sua creatura più remunerativa. Tanti rimaneggiamenti sono stati fatti anche alla sceneggiatura, e immagino i salti mortali che sono stati fatti per infilarci dentro John Wick (se è vero che Ballerina si svolge tra Parabellum e John Wick 4, nel momento in cui il protagonista è stato prima scomunicato dalla Tavola, poi esiliato anche dalla Ruska Roma, non si capisce perché la direttrice vada a rompergli le palle per risolvere il problema con Eve e perché lui accetti), ma basta fare finta di nulla, tapparsi il naso e divertirsi con quel misto di action popolare, personaggi sopra le righe e momenti pomposamente filosofici che hanno fatto la fortuna della saga. Anche perché Ana de Armas è davvero brava e convinta nei panni di Eve, oltre che bellissima, e il ritorno di personaggi storici non smette di scaldarmi il cuore. Posso dunque ritenermi soddisfatta di questo Ballerina, il cui finale aperto mi lascia sperare per una continuazione anche dello spin-off, ché di comfort movies c'è sempre bisogno. 

 


Di Ana de Armas (Eve), Keanu Reeves (John Wick), Ian McShane (Winston), Anjelica Huston (La direttrice), Gabriel Byrne (Il cancelliere), Catalina Sandino Moreno (Lena), Lance Reddick (Charon) e Anne Parillaud (Consierge di Praga) ho parlato ai rispettivi link.

Len Wiseman è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Underworld, Underworld: Evolution, Die Hard - Vivere o morire, Total Recall - Atto di forza ed episodi di serie quali Lucifer, Sleepy Hollow e The Gifted. Anche produttore, sceneggiatore e scenografo, ha 52 anni. 


Norman Reedus
interpreta Daniel Pine. Diventato famosissimo come Daryl di The Walking Dead, al punto che gli è stato dedicato persino lo spin-off Daryl Dixon, lo ricordo per film come Mimic, 8mm - Delitto a luci rosse, Blade II, American Gangster e altre serie quali Streghe e Masters of Horror (ha partecipato a quel capolavoro di Cigarette Burns, scusate se è poco); come doppiatore, ha lavorato in American Dad!, Robot Chicken e Helluva Boss. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 56 anni. 


L'azione del film si svolge tra John Wick 3 - Parabellum e John Wick 4 ma, in generale, per capirci qualcosa vi consiglierei di recuperare anche John Wick e John Wick 2, aggiungendo per completezza la gradevole serie The Continental, che trovate su Prime Video. Inoltre, se Ballerina vi fosse piaciuto, consiglio di guardare Nikita, Atomica bionda e L'assassina - The Villainess. ENJOY!



venerdì 19 aprile 2019

Che Brutto Affare: Fuga dal mondo dei sogni (1992)


Da mesi non partecipavo più alle operazioni del F.I.C.A. causa mancanza cronica di tempo ed organizzazione ma oggi si parla di trash anni '90, potevo forse mancare? A dire il vero il trash è una diretta conseguenza del fatto che il gruppo di film che andremo a trattare col gruppetto di colleghi blogger rientra in quel novero di pellicole anni '90 finanziate da produttori folli, gonfiate con un numero spropositato di nomi eccellenti e brutte, brutte come il peccato. Top of the flop, insomma. A mio avviso, uno degli esponenti migliori del genere è Fuga dal mondo dei sogni (Cool World), diretto nel 1992 dal regista Ralph Bakshi. E con questo post festeggiamo anche il compleanno mio e di Alessandra! Auguri, splendida donna!


Trama: un militare in congedo si ritrova catapultato dentro Mondo Furbo, una sorta di universo parallelo a cartoni animati creato dal fumettista Jack Deebs, diventando così l'unico poliziotto "carnoso" del luogo. Il suo lavoro si fa decisamente più complesso quando Holli Wood, procace bambolotta animata, decide di sconfinare nel mondo reale sfruttando l'infatuazione che Jack Deebs ha per lei.



Per capire quanto possa fare schifo Fuga dal mondo dei sogni (e complimenti ai titolisti italiani, ché io lì non ci vivrei nemmeno se mi pagassero, e agli adattatori che hanno trasformato Cool World in "mondo furbo"), bisognerebbe essere a conoscenza innanzitutto del fatto che il film, nelle intenzioni di Ralph Bakshi, avrebbe dovuto essere una sorta di soft core con  pesanti elementi horror ed hard boiled alla Sin City. Ora, immaginate la reazione dei produttori e della Basinger una volta che l'attrice si è messa a disposizione del progetto (lei a un certo punto avrebbe voluto proiettare il film negli ospedali per i bambini malati, tanto per dirne una): una cosa simile non sarebbe mai potuta accadere e il risultato, tra una limata, una censura e una riscrittura del copione quasi completa, è questa blasfema, orribile parodia di Chi ha incastrato Roger Rabbit, talmente brutta che Bakshi stesso ha rischiato di venire licenziato per aver preso a pugni, in un giusto momento di scazzo, il produttore Frank Mancuso Jr. Comprendo Baskhi e comprendo il bisogno di soldi ma personalmente avrei fatto togliere il nome dai titoli di questo orrore fatto a film, il cui unico pregio è quello di avere, chissà perché, una colonna sonora di tutto rispetto, in quanto Fuga dal mondo dei sogni è brutto a più livelli. Partiamo dalla trama. Fuga dal mondo dei sogni rende "reali" le fantasie pruriginose e mai concretizzate di Marvin Acme ed Eddie Valiant in Chi ha incastrato Roger Rabbit?, facendo del sesso tra cartoni animati ed esseri umani il punto focale della storia; proibito in quanto "pericoloso", costringe il povero detective Harris a rigettare le avance di una procace camerierina pin-up e trasforma la bionda emula di Jessica Rabbit dall'evocativo nome di Holli Would in una cagnetta perennemente in calore, vogliosa di farsi sbattere da chiunque e in primis dal fumettista Jack Deebs, tanto affascinante quanto cretino. Il potere del sesso tra cartoni e carnosi è tale da trasformare i primi in esseri reali ma, ovviamente, il prezzo da pagare è l'annullamento delle barriere che dividono i due universi, con loro conseguente distruzione. Questo è lo scheletro portante della trama, già imbarazzante di suo. A ciò dovete però aggiungere inutili siparietti di follia animata, personaggi che sembrerebbero importanti ma in realtà sono lì giusto per fare da tappezzeria, buchi logici devastanti e protagonisti talmente stupidi da fare il giro (questi due ultimi difetti, tra l'altro, si uniscono convenientemente, così che lo spettatore non arrivi a porsi nemmeno un perché, tranne forse "perché hanno girato staMMerda?").


Se la trama fa pena già di per sé, la realizzazione non aiuta. Qui, lo ammetto, parto svantaggiata in quanto cacaca**i di proporzioni epiche per quanto riguarda l'animazione; se avverto un minimo di deformità, un mancato rispetto delle prospettive anatomiche, l'accenno di un lavoro fatto a tirar via, mi si serra lo stomaco, e a corollario di tutto ciò devo ammettere che fumetti e cartoni animati underground fanno urlare il Walt Disney che è in me. Quindi, guardare Fuga dal mondo dei sogni è stata una fatica perché le uniche cose interessanti e degne di nota sono le scenografie, che costringono i protagonisti a muoversi sugli ingrandimenti delle allucinanti illustrazioni dell'artista Barry Jackson, mentre ogni maledetta scena è infarcita di micro animazioni caotiche e disegnate malissimo in cui succede la qualunque, solitamente episodi di violenza animata, per non parlare degli spettri di volti deformi che ogni tanto vagano per Mondo Furbo, senza un perché; il quartetto di minion di Holli ha un character design orripilante, lo stesso vale per la trasformazione di Frank Harris sul finale, e per quel che riguarda le interazioni tra attori reali e cartoni stenderei proprio un velo pietoso. Ci sarebbe da ragionare sul perché queste interazioni siano orrende e surreali, se per limiti di budget con conseguenti problemi in fase di post produzione ed effetti speciali (siamo tutti d'accordo che il budget di Chi ha incastrato Roger Rabbit era praticamente il doppio di quello di Fuga dal mondo dei sogni) o proprio perché gli attori non ci credevano nemmeno loro. Brad Pitt non era ancora lanciatissimo, è stato piazzato lì giusto per la sua bella faccia impostasi sugli schermi l'anno prima con Thelma & Louise e si vede, perché la sua interpretazione è degna di un cane maledetto e spazia dal totalmente inespressivo nei momenti clou (per esempio quando gli muore la madre. Non ci si può credere quanto sia cane) allo spaesato; meno peggio Gabriel Byrne, che almeno ha la scusa di essere costretto in un ruolo troppo stupido per impegnarcisi davvero, quanto a Kim Basinger le hanno appioppato, a ragione, un Razzie Award ma anche lì non si può cavare un ragno dal buco quando ti ritrovi ad interpretare una sciacquetta scema con una voglia di cippa che scansati, senza contare che nonostante la bellezza della Basinger il paragone tra umano e cartone è impietoso. Fa specie che un film simile esista e sia stato distribuito, eppure porca miseria è così. Posso solo augurarvi di fare come me, che l'ho evitato per più di 20 anni nonostante fosse stato molto pubblicizzato e passasse spesso in TV!


Di Kim Basinger (Holli Would), Gabriel Byrne (Jack Deebs) e Brad Pitt (Detective Frank Harris) ho già parlato ai rispettivi link.

Ralph Bakshi è il regista della pellicola. Israeliano, ha diretto film come Fritz il gatto, Il signore degli anelli ed episodi di serie quali Spider-Man e Supermouse. Anche animatore, sceneggiatore, doppiatore e produttore, ha 81 anni.


Ralph Bakshi avrebbe voluto Brad Pitt nel ruolo di Jack Deebs, Drew Barrymore in quello di Holli e Willem Dafoe in quello di Jack Deebs ma la Paramount ha deciso altrimenti. Traci Lords era invece in pole position per la parte di Holli Would ma alla fine i produttori hanno puntato sulla ben più conosciuta Kim Basinger. Detto questo se il film vi fosse piaciuto, oltre a farvi gli auguri, direi di recuperare subito Chi ha incastrato Roger Rabbit per sciacquarvi gli occhi. ENJOY!

Di seguito, l'elenco delle torture alle quali si sono sottoposti i miei esimi colleghi, con le date di pubblicazione:

18/04 - Corsari by La bara volante
19/04 - Sliver by Director's cult
20/04 - L'uomo del giorno dopo  by Solaris
21/04 - Stargate by La stanza di Gordie
23/04 - Striptease by Non c'è paragone



mercoledì 1 agosto 2018

Hereditary: Le radici del male (2018)

Era uno degli horror più attesi dell'anno e finalmente è arrivato. Parlo di Hereditary: Le radici del male (Hereditary), diretto e sceneggiato dal regista Ari Aster. Ovviamente, NIENTE SPOILER, tranquilli!


Trama: dopo la morte della madre, Annie si ritrova non solo a gestire il lutto ma anche la figlia, tredicenne disadattata, e il figlio maggiore, alle prese con le prime ribellioni dell'adolescenza. Il tutto mentre accadono cose sempre più strane...



Siccome una splendida recensione del film la trovate QUI e siccome la pellicola di Ari Aster abbisognerebbe di qualcuno che se ne capisca davvero di horror, regia e sceneggiatura per venire omaggiato al meglio, comincerò buttandola in caciara. Hereditary risponde perfettamente alla definizione di "film bastardo dentro", in tutti i modi possibili ed immaginabili, a partire dalla campagna promozionale che l'ha accompagnato, la quale rischia di scontentare più di uno spettatore. Paragonarlo a L'esorcista è infatti improprio, per temi trattati, impatto culturale e terrore cieco provocato nel pubblico dal caposaldo di Friedkin; se vogliamo fare dei confronti, Hereditary è più vicino a Babadook e The Witch, non a caso due degli horror più belli degli ultimi anni. Intanto, cominciamo col dire che il film di Aster, così come quello della Kent, è innanzitutto un dramma famigliare avente come fulcro una donna. Annie, moglie e mamma di due figli, è segnata da un passato in cui la freddezza della madre si è aggiunta al trauma di aver perso il padre e il fratello. Il film si apre col funerale dell'ormai anziana madre di Annie e e immerge subito lo spettatore in un'atmosfera fatta di disagio, rimpianto, dolore che non riesce a sfogarsi, misteri irrisolti; solo l'omelia funebre pronunciata da Annie basterebbe a far sentire puzza di bruciato lontano un chilometro oltre ad essere il primo esempio di una scrittura intelligentissima, fatta di dialoghi quasi più angoscianti delle singole sequenze, dei distillati di amarezza, fallimento e brutalità tali da far rimanere a bocca aperta lo spettatore sconvolto. Oltre ad avere un pessimo rapporto con la madre ormai defunta, Annie ha anche svariati problemi con i figli. La piccola, Charlie, era legatissima alla nonna e ha palesi problemi comportamentali che la rendono più che inquietante, mentre il grande, Peter, ha i tipici scatti di ribellione di un adolescente e un rapporto tempestoso con Annie; l'unico "sostegno" di quest'ultima è il marito ma anche lì il legame è piuttosto freddino, al punto che il povero Steve pare avere più la funzione di "paciere" oltre a fungere da sprone per spingere la moglie a continuare nel suo lavoro, quello di miniaturista.


Le miniature realizzate da Annie sono, per inciso, uno degli elementi più inquietanti del film. In esse, vengono cristallizzati momenti che noi spettatori non abbiamo visto né vissuto e che quindi ci vengono riportati dal punto di vista della donna (come il terribile diorama in cui qualcuno si staglia sulla soglia della camera da letto di Annie), inoltre si compenetrano alla storia narrata al punto che tutto ciò che accade nel film pare quasi frutto di predestinazione (ereditarietà?); a noi, come ai personaggi, è dato solo vedere e cercare di capire mentre una mano ignota posiziona i protagonisti e li fa muovere come pedine, per poi distruggere tutto con uno scatto di folle ira. Ma torniamo al dramma famigliare. Come già accadeva in Babadook, a un certo punto l'"armonia" della casa viene sconvolta da accadimenti sempre più inspiegabili ed assimilabili all'ambito del sovrannaturale. E' qui però che Hereditary ha cominciato a ricordami The Witch, soprattutto per il modo in cui Aster è riuscito a costruire un costante crescendo di tensione. Benché, apparentemente, "non succeda nulla", durante la visione di Hereditary si è in realtà subissati da un flusso continuo di elementi dissonanti, indizi che ci spingono a pensare ad eventuali risoluzioni disattese dubito dopo, cliché che si rivelano consapevoli prese in giro, al punto che ci si ritrova, quasi senza accorgercene, a stare seduti sulla poltrona con le dita affondate nei braccioli (quando non siamo impegnati a portarcele davanti alla faccia, ovvio), così che basta solo un piccolissimo suono, QUEL suono, per farci saltare i nervi. Hereditary è tutto così. "Sbagliato" fin dall'inizio, pessimista come non mai, zeppo di momenti sconvolgenti che vanno ben oltre l'inquietante bambina che campeggia nei trailer e nel poster e che, comparato a ciò che viene mostrato nel film, risulta un mero specchietto per le allodole.


Non che Milly Shapiro non sia una presenza fondamentale. Dotata di un volto particolarissimo, quasi quello di un adulto nel corpo di una ragazzina, vagamente androgino, la piccola "Charlie" colpisce l'occhio e la mente dello spettatore, costringendolo a stare sempre sul chi va là, in memoria di mille altre ragazzine malvagie viste miliardi di volte nei vari film di genere. Tuttavia, proprio in virtù di questo, se l'unico punto forte del cast fosse la Shapiro il film di Aster sarebbe ben poca cosa. Invece, ad affiancare una mocciosa che rischia di darvi gli incubi per mesi, ci sono Alex Wolff e Toni Collette, uno più strepitoso dell'altra. La Collette è sempre stata una delle mie attrici preferite ma qui è qualcosa di superlativo. La sua Annie è una donna distrutta già prima che subentri l'elemento sovrannaturale, una creatura spezzata da una storia di psicosi famigliari, lutti ininterrotti e segreti in suppurazione, colma di dubbi per il suo ruolo di madre; il volto scavato e nervoso della Collette, con i suoi occhi enormi e "sconfitti", è perfetto e la sua interpretazione mette i brividi, al punto che avrei già voglia di rivedere il film solo per godermela in lingua originale. Alex Wolff, da par suo, non è così d'impatto come le sue due comprimarie, almeno all'inizio. Dotato della stessa faccia da fesso del fratello Nat, il ragazzo si impone sulla scena a poco a poco, passando dall'essere la figura sullo sfondo di un tipico horror sovrannaturale (catalogato sotto l'etichetta "carne da macello") a personaggio a tutto tondo, dotato non solo di emozioni e profondità ma anche, e soprattutto, caratterizzato da una serie di legami non banali con gli altri protagonisti, ulteriori tessere del puzzle del terrore creato da Ari Aster. Se ne avessi le capacità vi parlerei ancora di Hereditary, sottolineando la particolarità della colonna sonora, l'efficacia di una regia che gioca al ribasso ottenendo risultati devastanti, la bellezza di una scenografia curatissima, all'interno della quale contano anche i più piccoli dettagli dei mille oggetti sparsi nella scena, l'eleganza di Gabriel Byrne, defilato ma fondamentale. Ma preferisco fermarmi qui e invitarvi a correre al cinema a vedere questa splendida opera prima, ennesima riprova che l'horror è vivo, vegeto e lotta con noi!


Di Alex Wolff (Peter), Toni Collette (Annie) e Gabriel Byrne (Steve) ho già parlato ai rispettivi link.

Ari Aster è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, è al suo primo lungometraggio. Anche attore, ha 31 anni.


Ann Dowd interpreta Joan. Americana, ha partecipato a film come Green Card - Matrimonio di convenienza, L'olio di Lorenzo, Philadelphia, Può succedere anche a te, L'allievo, Io & Marley, St. Vincent, Chi è senza colpa, Big Driver, Captain Fantastic e a serie quali X-Files, Dr. House, True Detective e The Handsmaid's Tale. Ha 62 anni e un film in uscita.


Se Hereditary: le radici del male vi fosse piaciuto recuperate i già citati Babadook, The Witch e aggiungete Rosemary's Baby. ENJOY!




martedì 1 aprile 2014

Pesce d'aprile: I soliti sospetti (1995)


Oggi è il primo di Aprile e assieme all'adorato gruppetto di blogger abbiamo deciso di festeggiarlo con una rassegna di film dedicati a truffe ed inganni. Calzava a pennello, dunque, la visione di uno dei miei film preferiti, I soliti sospetti (The Usual Suspects), diretto nel 1995 dal regista Bryan Singer.


Trama: dopo un colpo andato male, Verbal Kint è l’unico superstite della banda coinvolta nel fattaccio e gode di piena immunità, ma il detective Kujan non ci sta e lo trattiene per scoprire la verità sull’accaduto. Le riluttanti rivelazioni di Verbal dipaneranno un intreccio ben più complicato del previsto…


Negli anni ’90 tutti, almeno una volta, si sono posti una sola fatidica domanda. C’è vita nell’Universo? Naah, banale! E’ nato prima l’uovo o la gallina? Puff. Riuscirò a trovare l’amore? Macché. Quello che ci siamo chiesti tutti è: chi è Keyzer Soze? Chi ha già visto I soliti sospetti o è vagamente appassionato di musica “giovane” italiana (‘nuff said) conoscerà già la risposta ma, nel caso plausibile in cui qualcuno tra i lettori non avesse ancora visto questo caposaldo del cinema moderno, cercherò di buttar giù una recensione priva di spoiler. Sì perché dare anche solo un indizio sull’identità di questo criminale davanti a cui persino Danny Trejo si metterebbe a piangere significherebbe rovinare uno dei finali più belli di sempre, in grado di competere col twist de Il sesto senso o altri similmente sconvolgenti. Bon, ho già detto troppo. I soliti sospetti è una "tipica" storia criminale raccontata come un lungo flashback che comincia, per l'appunto, dall'immagine di locandina, ovvero quando cinque malviventi vengono raggruppati tutti insieme per un confronto all'americana. Da lì a pianificare un colpo tutti insieme è un attimo, il problema è che i nostri protagonisti si ritroveranno, involontariamente, a farsi fregare prima e a pestare i piedi del fantomatico Keyzer Soze poi. Questo nome, di conseguenza, comincia ad aleggiare nell'aria più o meno a metà film, diventando il fulcro dell'intera vicenda, ma noi spettatori riusciamo a capire fin da subito che qualcosa non va e che la deposizione del povero, terrorizzato Verbal è incompleta. Al pari dell'agguerritissimo agente Kujan, sebbene con motivazioni diverse, vorremmo incalzare il testimone e capire cosa ci viene nascosto e, a poco a poco, la storia torna indietro, balza in avanti, si arricchisce di immagini, dettagli ed ulteriori punti di vista, disegnando un inquietante e pericoloso affresco criminale dove nulla è quello che sembra.


Il giovane Singer, al suo secondo lungometraggio, asseconda la sceneggiatura ad orologeria di Christopher McQuarrie e riempie di indizi ogni sequenza de I soliti sospetti senza calcare la mano o esagerare, immergendo la pellicola in un'atmosfera fredda, cupa ed elegante. Ogni inquadratura non è assolutamente realizzata a caso e troverà il suo senso alla fine del film, che abbonda di soggettive viste attraverso gli occhi delle terrorizzate vittime di Keyser Soze e si distingue per un flashback che ricorda vagamente i film più violenti, estremi e tamarri di Rodriguez. Ma la vera gioia per gli occhi sono le interpretazioni degli attori coinvolti (tolti Baldwin e Pollak che sono sì perfetti per il ruolo che ricoprono ma in quanto ad espressività apriti cielo!), Kevin Spacey, Benicio Del Toro e Chazz Palminteri su tutti, soprattutto alla luce di quanto è ormai diventato leggenda nel mondo del Cinema, ovvero che TUTTI gli interpreti dei cinque malviventi erano convinti di essere Keyser Soze. Almeno quattro di loro sono stati quindi buggerati da regista e sceneggiatore e, se è vero che Kevin Spacey s'è portato a casa l'Oscar per la toccante, emozionantissima interpretazione di Verbal, è altrettanto vero che Benicio Del Toro ruba la scena ad ogni apparizione grazie al suo inglese incomprensibile, da godersi rigorosamente in lingua originale, e all'incredibile stile del suo Fenster: la sceneggiatura di McQuarrie, infatti, sarà anche stata ad orologeria ma gli attori si sono affidati parecchio all'improvvisazione, tanto che ogni reazione davanti alle mattane di Benicio è genuina e non prevista dal copione, così come le sfuriate tra Pollack e Baldwin o lo scatto sorpreso ed incazzato di quest'ultimo quando Peter Greene gli lancia la sigaretta sulla faccia (avrebbe dovuto colpirlo sul petto. Ops.). Vederli gigioneggiare sullo schermo quasi come se fossero in competizione tra loro è una goduria per lo spettatore, che riesce a divertirsi ed essere teso come una corda di violino per tutta la durata della pellicola. Ma, probabilmente, chi ama I soliti sospetti avrà già capito di cosa parlo, gli altri si fiondino a vederlo immantinente!


Del regista Bryan Singer ho già parlato qui. Benicio Del Toro (Fred Fenster), Kevin Spacey (Roger "Verbal" Kint), Pete Postlethwaite (Kobayashi), Dan Hedaya (Sergente Jeff Rabin), Clark Gregg (Dr. Walters) e Peter Greene (Redfoot) li trovate invece ai rispettivi link.

Stephen Baldwin interpreta Michael McManus. Americano, fratello di tutti gli altri Baldwin che popolano Hollywood, ha partecipato a film come Nato il quattro luglio, I Flinstones in Viva Rock Vegas e a serie come Casa Keaton e CSI - Scena del crimine. Anche produttore e regista, ha 48 anni e cinque film in uscita. 

Arrivati a una certa età i Baldwin si inquartano.. questo s'è magnato tutti i fratelli, che orrore!!
Gabriel Byrne interpreta Dean Keaton. Irlandese, lo ricordo per film come Excalibur, Fuga dal mondo dei sogni, Nome in codice: Nina, Piccole donne, Dead Man, La maschera di ferro, Nemico pubblico, Stigmate, Giorni contati, Spider Nave fantasma. Anche produttore e sceneggiatore, ha 64 anni e un film in uscita.


Kevin Pollak interpreta Todd Hockney. Americano, ha partecipato a film come Willow, Pazzi a Beverly Hills, Non dirmelo... non ci credo, Codice d'onore, Fusi di testa 2 - Waynestock, Due irresistibili brontoloni, Casinò, That's Amore! Due improbabili seduttori, Giorni contati, FBI: Protezione testimoni, Il dottor Dolittle 2 e FBI: Protezione testimoni 2. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 57 anni e un film in uscita.


Chazz Palminteri (vero nome Calogero Lorenzo Palminteri) interpreta Dave Kujan. Americano, lo ricordo per film come Oscar - Un fidanzato per due figlie, Amore all'ultimo morso, Bronx, Diabolique, Scomodi omicidi, Bugie, baci, bambole & bastardi Terapia e pallottole; inoltre, ha partecipato a serie come DallasKojak e, come doppiatore, ha prestato la voce a film come Stuart Little - Un topolino in gamba, Lilli e il vagabondo 2 - Il cucciolo ribelleCappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 62 anni e tre film in uscita.


Il film ha vinto due Oscar, uno come miglior sceneggiatura originale e uno per il miglior attore non protagonista (e pensare che Spacey avrebbe voluto il ruolo di Keaton o Kujan!). Nei panni dell'agente speciale Jack Baer compare l'attore Giancarlo Esposito, già Specchio Magico/Sydney Glass della serie Once Upon A Time. Passsando, come al solito, a chi non ce l'ha fatta, il ruolo di Redfoot era stato offerto a Christopher Walken, Tommy Lee Jones, Jeff Bridges, Charlie Sheen e Al Pacino; quest'ultimo aveva "puntato" la parte di Dave Kujan (scritta originariamente per Chazz Palminteri, poiché l'attore per un certo periodo non è stato disponibile era stata offerta a Robert De Niro e Christopher Walken, che l'hanno direttamente rifiutata, e anche al futuro Agente Coulson, Carl Gregg) ma aveva dovuto rinunciare perché in quel momento stava girando Heat - La sfida. Cambio in corso d'opera invece per Benicio Del Toro, che era stato "consigliato" al regista da Kevin Spacey, era stato chiamato per interpretare McManus e alla fine ha richiesto espressamente di poter avere il ruolo di Fenster. Ci sarebbero un sacco di altre curiosità da aggiungere, ma riguardano tutte Keyser Soze.. e il bello del film risiede proprio in questo enigmatico personaggio, quindi mi astengo!! Aggiungo solo che, se I soliti sospetti vi fosse piaciuto, potreste cercare l'indiano Chocolate: Deep Dark Secret, la versione Bollywoodiana della pellicola, oppure attenervi ai più "sicuri" Identity, Frailty, Mystic River, Se7en, The Game - Nessuna regola, True Romance o Le iene.

Nel caso siate ancora indecisi su cosa guardare, ecco i titoli scelti dagli altri blogger. Leggete i loro post e... ENJOY!!

Recensioni ribelli
Solaris
Scrivenny
Ho voglia di cinema
Non c'è paragone
In Central Perk
Pensieri Cannibali
White Russian
Director's Cult
Montecristo

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