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mercoledì 25 giugno 2025

Ballerina (2025)

Con un po' di ritardo, ho recuperato anche Ballerina, diretto dal regista Len Wiseman.


Trama: da bambina, Eve ha visto suo padre morire per mano dei membri di una misteriosa banda di assassini. Affidata alla Ruska Roma, Eve impara l'arte dell'omicidio e, una volta che il suo cammino torna ad incrociare quello della tribù, si dedica ad una sanguinosa vendetta...


E' da quando lo hanno annunciato, due anni fa, che friggo per vedere Ballerina, perché lo sapete quanto amo i rip-off di Nikita, fatti di assassine dal triste passato e dall'ancor più triste presente. Con tutti i suoi difetti, ho imparato anche ad amare la saga John Wick e, se mettete insieme queste due premesse, capirete perché non vedevo l'ora di andare al cinema a godermi il film di Len Wiseman. Ballerina è tutto quello che mi sarei aspettata, niente di più e niente di meno. Una storia parallela, perfettamente inserita all'interno dell'universo di John Wick, dove spetta a un'altra protagonista interagire con l'interessante mitologia del personaggio, a partire dai vari hotel Continental sparsi per il mondo, e i vari clan di assassini smossi da taglie stratosferiche, come la Ruska Roma introdotta nel primo film della saga. Detta protagonista è un'altra "coperta di Linus", un personaggio fondamentalmente scritto col bignami dell'assassina cinematografica dal 1990 a oggi, la quale soffre la morte di una persona cara da bambina e viene cresciuta come un mostro da gente assai simile a quella che l'ha resa orfana e, a seconda di quale direzione intraprenderà la sceneggiatura, crescerà assetata di libertà o di vendetta, spesso tutte e due le cose. La ballerina Eve non fa eccezione e, come le colleghe che l'hanno preceduta, viene infusa di quella punta di umanità che la rende comunque un personaggio positivo pur nella sua ambiguità morale; nella fattispecie, Eve è una Kikimora, ovvero un'assassina che funge anche da protettrice di coloro che le vengono affidati, il che significa che uccide a fin di bene (anche perché le vengono affidate donne o bambine innocenti, non mostri e predatori sessuali come, che so, nel recente Mujina di Inio Asano). Dopo una serie di missioni svolte più o meno con successo, Eve sbarella (pur con l'obiettivo secondario di impedire che una bambina subisca il suo stesso destino) quando le si presenta l'occasione di uccidere chi l'ha resa orfana, il che consente a Ballerina di cambiare leggermente il solito pattern di scontri "a scomparto" tipici della saga principale e di introdurre un'intero paese alpino interamente abitato da famiglie di assassini, con tutta l'azione che ne consegue.


In virtù di ciò, la seconda parte del film è più varia e un po' più originale rispetto alla prima, anche perché a Eve, in quanto donna, è stato impartito l'importante insegnamento di utilizzare le armi più improprie che potesse trovare onde superare lo svantaggio fisico in un corpo a corpo, e la protagonista aderisce in toto a questo sano principio, facendo ingoiare granate ai suoi avversari o mandandoli a fuoco con un lanciafiamme che avrebbe fatto invidia a De Luca. Come sempre, non siete obbligati ad esaltarvi davanti a queste cose, ci mancherebbe. Se John Wick e seguiti vi hanno fatto schifo, odierete anche Ballerina, talmente conformato, in primis a livello estetico, alla saga principale, da avere una fotografia basata interamente su una palette di blu, rossi e viola, una colonna sonora totalmente spersonalizzata e coreografie di lotta realizzate sul modello inaugurato da Chad Stahelski ormai dieci anni fa. Anzi, le malelingue dicono che proprio Stahelski, insoddisfatto del lavoro di Len Wiseman, abbia rigirato da capo parecchie scene del film, per proteggere il successo della sua creatura più remunerativa. Tanti rimaneggiamenti sono stati fatti anche alla sceneggiatura, e immagino i salti mortali che sono stati fatti per infilarci dentro John Wick (se è vero che Ballerina si svolge tra Parabellum e John Wick 4, nel momento in cui il protagonista è stato prima scomunicato dalla Tavola, poi esiliato anche dalla Ruska Roma, non si capisce perché la direttrice vada a rompergli le palle per risolvere il problema con Eve e perché lui accetti), ma basta fare finta di nulla, tapparsi il naso e divertirsi con quel misto di action popolare, personaggi sopra le righe e momenti pomposamente filosofici che hanno fatto la fortuna della saga. Anche perché Ana de Armas è davvero brava e convinta nei panni di Eve, oltre che bellissima, e il ritorno di personaggi storici non smette di scaldarmi il cuore. Posso dunque ritenermi soddisfatta di questo Ballerina, il cui finale aperto mi lascia sperare per una continuazione anche dello spin-off, ché di comfort movies c'è sempre bisogno. 

 


Di Ana de Armas (Eve), Keanu Reeves (John Wick), Ian McShane (Winston), Anjelica Huston (La direttrice), Gabriel Byrne (Il cancelliere), Catalina Sandino Moreno (Lena), Lance Reddick (Charon) e Anne Parillaud (Consierge di Praga) ho parlato ai rispettivi link.

Len Wiseman è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Underworld, Underworld: Evolution, Die Hard - Vivere o morire, Total Recall - Atto di forza ed episodi di serie quali Lucifer, Sleepy Hollow e The Gifted. Anche produttore, sceneggiatore e scenografo, ha 52 anni. 


Norman Reedus
interpreta Daniel Pine. Diventato famosissimo come Daryl di The Walking Dead, al punto che gli è stato dedicato persino lo spin-off Daryl Dixon, lo ricordo per film come Mimic, 8mm - Delitto a luci rosse, Blade II, American Gangster e altre serie quali Streghe e Masters of Horror (ha partecipato a quel capolavoro di Cigarette Burns, scusate se è poco); come doppiatore, ha lavorato in American Dad!, Robot Chicken e Helluva Boss. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 56 anni. 


L'azione del film si svolge tra John Wick 3 - Parabellum e John Wick 4 ma, in generale, per capirci qualcosa vi consiglierei di recuperare anche John Wick e John Wick 2, aggiungendo per completezza la gradevole serie The Continental, che trovate su Prime Video. Inoltre, se Ballerina vi fosse piaciuto, consiglio di guardare Nikita, Atomica bionda e L'assassina - The Villainess. ENJOY!



venerdì 7 aprile 2023

John Wick 4 (2023)

Ammetto che ci avevo quasi rinunciato, tra impegni e malanni, ma domenica siamo riusciti finalmente ad andare al cinema a vedere John Wick 4 (John Wick: Chapter 4), diretto dal regista Chad Stahelski.


Trama: dopo essere quasi morto nel film precedente, John Wick riprende il suo sanguinoso cammino pr liberarsi dal giogo della Gran Tavola e stavolta il suo principale avversario è il Marchese Vincent de Gramont.


E' finita. Forse. Dico forse perché in una scena post-credit che non vi spoilero stiamo già guardando al MCU del Continental e della Gran Tavola, di cui in effetti ci manca di vedere i pilastri fondamentali, ma dopo 9 anni possiamo dire che è finita la saga che ha sdoganato il cinema "di menare" (TM) al pubblico bue, quello che del cinema in questione non conosce nemmeno le basi e che magari, chessò, è riuscito ad incuriosirsi dopo tutto questo tempo. E' finita, e quella di John Wick è una fine a cui non potrò MAI voler male, nonostante tutti i difetti che mi hanno spinta a ridere come una pazza in sala, perché ci sono anche tanti pregi e momenti epici. Di trama ormai non si può più parlare da un paio di episodi, ci mancherebbe. Ogni film di John Wick, salvo forse il primo, è una serie di scuse e deviazioni per far sì che Keanu Reeves, per arrivare dal punto A al punto B, ci metta più o meno tre ore e, nel frattempo, si profonda in coreografie malmenanti sempre più lunghe e complesse (ma non per questo varie. Ci arrivo) e, ovviamente, John Wick 4 non fa eccezione, cosa che porta il nostro eroe a viaggiare dal Marocco ad Osaka, da New York a Berlino e, per il gran finale, a raggiungere una Parigi da cartolina. Ciò che in primis salva il franchise dalla noia perpetua è, come sempre, il bellissimo, interessante world building che lo accompagna, fatto di alberghi misteriosi, concierge efficacissimi (ciao Lance, mi mancherai tanto) e terribili Gran Tavole che giocano con la vita altrui millantando regole perse nell'alba dei tempi e perfino codificate in latino, con tutto il codazzo di personaggi e assassini sui generis che si portano appresso. La seconda cosa sono le infinite sequenze di combattimento, ogni volta più assurde ed esilaranti, che dopo tutti questi anni ancora regalano delle gioie, non tanto quando c'è di mezzo Keanu Reeves (mai stato particolarmente atletico, poverello, ma ci mette l'impegno instancabile di chi ha le giunture sempre un po' rigide e deve compensare con l'entusiasmo) ma quando arriva gente tipo Donnie Yen e Scott Adkins, il primo sempre una gazzella elegantissima e il secondo, pur costretto nel ruolo di Ciccio Bastardo, sempre capace di tirare calci come se non portasse una fat suit addosso.


Le infinite sequenze di cui sopra, signori miei, le avrei onestamente scorciate un po', perché risentono dello stesso difetto del film precedente, ovvero quello di mostrare Reeves rotolare per dieci minuti attorno all'attaccante per poi freddarlo con un headshot, ma quest'anno ci sono anche picchi di sfacciataggine notevole, forieri dell'ilarità isterica di cui parlavo sopra. Per esempio, John Wick 4 introduce "ottimi" abiti in kevlar coi quali basta coprirsi il viso col bavero per sopravvivere anche alle piogge di proiettili peggiori, o ancor più ottimi fucili d'assalto che non si limitano a colpire l'avversario, ma lo incendiano proprio, facendolo quasi esplodere; è stato poi introdotto un concetto di universo espanso secondo il quale John Wick discende direttamente dal clan MacLeod, o non si spiega perché lui riesca a sopravvivere a incidenti stradali reiterati e continue cadute da palazzi di 10 piani, mentre gli sventurati che condividono il suo stesso destino devono arrendersi alla morte impietosa dopo appena un singolo incidente/caduta. Ciò detto, John Wick 4 tocca picchi di commozione plurimi, soprattutto nelle scene ambientate a Parigi, con la rotonda degli Champs Elysées trasformata nel set di Carmageddon e la scalinata che porta al Sacro Cuore trasfigurata in una sorta di tormento di Sisifo, il tutto creato per omaggiare I guerrieri della notte grazie alla sensualissima (e bastardissima) DJ pronta a vendere agli assassini della Ville Lumière il povero Jonathan. Non dimentichiamo, infine, le guest star che come sempre pullulano. Al di là di Donnie Yen e Scott Adkins, per me i top del cast, Bill Skarsgård fa sempre la sua porca figura (e credo che il doppiaggio italiano ci abbia messo una bella pezza, almeno stavolta), di Clancy Brown non parliamo nemmeno, ché la grandezza è troppa, Hiroyuki Sanada è sempre elegante e bellissimo, Marko Zaror un'eccellente ingresso forse poco sfruttato e Ian McShane è perfetto oggi come 9 anni fa. Dite quello che volete, a me John Wick mancherà veramente tantissimo ma, come ho già detto, l'intenzione di tenere la saga in vita c'è (il primo spin-off cinematografico è previsto già per l'anno prossimo!), perché si potrebbero raccontare ancora mille storie su questo universo, stando però bene attenti a giocarsi al meglio la carta del picchiare/uccidere/headshottare bene, cosa che, purtroppo, una serie TV non potrebbe mai fare, ma chi sono io per porre dei limiti alla tamarreide e alla fantasia? Attendo speranzosa!


Del regista Chad Stahelski ho già parlato QUIKeanu Reeves (John Wick), Laurence Fishburne (Bowery King), Lance Reddick (Charon), Clancy Brown (Harbinger), Ian McShane (Winston), Bill Skarsgård (Marchese), Donnie Yen (Caine), Hiroyuki Sanada (Shimazu) e Scott Adkins (Killa) li trovate invece ai rispettivi link.


Lance Reddick, Keanu Reeves, Ian McShane e persino Anjelica Huston dovrebbero comparire in Ballerina, il primo spin-off della saga, programmato per l'anno prossimo e avente Ana De Armas come protagonista. Nell'attesa, ovviamente, recuperate i primi tre film della saga e aggiungete Atomica Bionda, Bullet Train e I guerrieri della notte. ENJOY!




martedì 23 marzo 2021

One Night in Miami... (2020)

Comincia il recupero in vista della notte degli Oscar con One Night in Miami..., diretto nel 2020 dalla regista Regina King e candidato a tre statuette (Leslie Odom Jr. Miglior Attore non Protagonista, Miglior Sceneggiatura Non Originale, Speak Now Miglior Canzone Originale).


Trama: per festeggiare la consacrazione di Cassius Clay a campione del mondo, lui, Malcom X, Sam Cooke e Jim Brown si riuniscono in una stanza di motel e finiscono per discutere della situazione dei neri nell'America degli anni '60...


E niente, quest'anno va così, più degli altri anni. Gli Oscar 2021 verranno ricordati non solo per il covid e la maggior parte dei film mai passati nelle sale cinematografiche, soprattutto in Italia, dove sono chiuse da mesi, ma anche per una sovrabbondanza di pellicole a tema "politico" e di stampo teatrale imperniate su figure di spicco della comunità afroamericana. Ma Rainey's Black Bottom, The United States vs Billie Holiday e Judas and the Black Messiah si sono aggiunti a questo One Night in Miami che era nel catalogo Prime Video già da un po' e che sono riuscita a guardare solo ora, apponendo un altro tassello non solo alla mia ignoranza, ma anche a questi "compiti" da Oscar che per un pubblico bianco ed italiano rischiano di essere interessanti fino a un certo punto. Non ho ancora visto Judas and the Black Messiah quindi non posso giudicarlo, ma se la biografia di Billie Holiday è dinamica, con una protagonista dotata di carisma da vendere, One Night in Miami rientra nel novero di pellicole molto dialogate e teatrali alla Ma Rainey's Black Bottom, all'interno delle quali ben poco succede e molto viene invece detto e ragionato, soprattutto sulle condizioni politiche e sociali della popolazione di colore. Qui abbiamo quattro pesi massimi, anche se in tutta onestà ne conoscevo (male e poco) solo due: Malcom X, Cassius Clay, Jim Brown e Sam Cooke, ovvero la "crema" degli uomini di colore che ce l'hanno fatta, belli, ricchi, famosi e, nel caso di Malcom X, impegnati nella lotta per ottenere gli stessi diritti dei bianchi. One Night in Miami comincia proprio quando Malcom X sta meditando di lasciare la Nazione dell'Islam a causa di profonde divergenze col fondatore ed è conseguentemente alla ricerca di potenti alleati per creare un suo movimento, e chi meglio del giovane Cassius Clay, pronto a convertirsi, di un musicista famoso e di uno degli atleti più forti del football americano?


E così One Night in Miami altro non è che un lungo confronto tra questi quattro grandi, ognuno col proprio modo di considerare il suo ruolo all'interno della società di colore in particolare e dell'America in generale e ognuno più o meno convinto delle proprie scelte di vita; se Cassius Clay, fomentato dalle vittorie e dall'ardore della giovinezza, passa per essere uno sbruffone facilmente malleabile, Malcom X si rivela un leader pieno di dubbi e dalla facciata meno che adamantina, nonostante le idee grandi e condivisibili, mentre in mezzo c'è Sam Cooke, cantante accusato di non fare abbastanza per la causa e che vorrebbe, a sua volta, scrivere pezzi significativi come la Blowing in the Wind di Bob Dylan, e Jim Brown, pronto ad abbandonare una carriera sportiva atta a compiacere i bianchi per intraprenderne un'altra più remunerativa a livello economico e personale. Ognuno di questi uomini, a modo suo, condivide le idee di fratellanza ed emancipazione dei "fratelli" neri e ognuno cerca di aiutare come può,  tuttavia alla base di gran parte dei ragionamenti di Clay, Cooke e Brown (ciò non vale per Malcom X, l'unico completamente coinvolto nella lotta sociale) c'è quella necessità di rendersi innanzitutto indipendenti e "liberi" dal condizionamento dei bianchi, dimostrandosi superiori alla maggior parte di loro, che si ritrova anche nei protagonisti di Ma Rainey's Black Bottom The United States vs Billie Holiday e che non necessariamente coincide col desiderio di venire coinvolti nelle miserie altrui.


Insomma, per farla breve, sarà che ormai è il terzo film a "tema" che vedo nel giro di un paio di mesi ma, senza paura di dimostrarmi irrispettosa, se non è zuppa è pan bagnato. E' giusto e doveroso che vengano toccati argomenti importanti come l'identità di un popolo troppo spesso violato, ancora ai giorni nostri, è giustissima la riflessione sul modo di emanciparsi e ancor più giusto il desiderio di far conoscere a più persone possibili persone che hanno fatto la storia degli afroamericani, meno giusto, a mio avviso, farlo attraverso questi compitini privi di brio e ormai un po' tutti omologati e candidarli agli Oscar per qualsivoglia motivo. Davanti alle interpretazioni di Boseman, della Davis e della Day, Leslie Bodom Jr. impallidisce e di sicuro non offre le stesse emozioni di un Sacha Baron Cohen, il cui personaggio ne Il processo dei Chicago 7 era ben più sfaccettato di quello di Sam Cooke, mentre per quanto riguarda la sceneggiatura, anche in questo caso non sono rimasta particolarmente colpita da quello che, di base, è un lungo confronto tra teste e personalità, zeppo di concetti espressi molto meglio altrove. Sicuramente il limite è mio, che sono bianca e ho avuto tutte (o quasi) le libertà, o sarà perché in questo periodo ho bisogno di film un po' più coinvolgenti a livello anche visivo e di intreccio, ma One Night in Miami mi ha davvero convinta poco, nonostante ne abbia letto benissimo in giro. Avanti il prossimo, che dire. 


Della regista Regina King ho già parlato QUI. Lance Reddick (Kareem X) e Michael Imperioli (Angelo Dundee) li trovate invece ai rispettivi link. 

Aldis Hodge interpreta Jim Brown. Americano, ha partecipato a film come Die Hard - Duri a morire, Ladykillers,  Die Hard - Un buon giorno per morire, Il diritto di contare, L'uomo invisibile e a serie quali Buffy l'ammazzavampiri, Streghe, E.R. Medici in prima linea, Cold Case, Numb3rs, Bones, Supernatural, CSI - Scena del crimine, CSI: Miami, The Walking Dead e Black Mirror. Ha 35 anni e un film in uscita. 


Leslie Odom Jr.
interpreta Sam Cooke. Americano, ha partecipato a film come Assassinio sull'Orient Express, Harriet e a serie quali Una mamma per amica, CSI: Miami, Grey's Anatomy e Supernatural. Anche cantante e produttore, ha 39 anni e tre film in uscita, tra cui The Many Saints of Newark


Beau Bridges
e la figlia Emily compaiono rispettivamente nei panni di Mr. Carlton ed Emily Carlton. Se One Night in Miami vi fosse piaciuto recuperate Malcom X, Alì, Il processo ai Chicago 7 e BlackKklansman. ENJOY!

domenica 23 aprile 2017

The Guest (2014)

Prima di partire ho fatto in tempo a veder passare in TV quel The Guest di cui avevano parlato già tutti un paio di anni fa, diretto nel 2014 dall'amico Adam Wingard.


Trama: un soldato di nome David si presenta alla famiglia Peterson dicendo di essere amico del primogenito Caleb, morto in guerra. I Peterson lo accolgono come un membro della famiglia ma David non è cortese e carino come sembra...



Aaaah, Dan Stevens!!! Quanta inglesità, quanto aMMore, quanta bellezza, che gran figopaur... ehm... no, scusate, mi è andata in cortocircuito la capoccia ma dovete capire che tra docce, momenti "Aidontuontiutubiioursleivpappapparappappà" che fanno molto Coca Cola anni '90 e millemila inquadrature dell'occhio azzurro del buon vecchio David Haller DICIAMO che mi sono ricordata di essere donna e di avere qualcosa chiamato "ormone impazzito" in grado di farmi sragionare. Ma torniamo a The Guest che, a parte la momentanea fangirlitudine per Dan Stevens (sul quale tornerò ma, a proposito di inglesi fighi, ciao Joseph non mi sono scordata di te, attendo con trepidazione giugno) è un film molto ma molto simpatico e ben fatto. D'altronde, dall'adorabile puccio Wingard me lo aspettavo visto che, tolta quella vaccata di Blair Witch, il suo stile e le sue scelte cinematografiche mi hanno sempre garbato molto, soprattutto quando riprende dei cliché da determinati generi, li frulla, li rimastica e li sputa creando un collage nostalgico e molto apprezzato. In questo caso c'è un po' di thriller anni '80, un po' (tanto) Carpenter, persino un po' di tamarrata alla Van Damme e il cocktail che viene così assemblato e offerto allo spettatore è una di quelle robe leggere che vanno giù che è un piacere, capace di appagare sia la voglia di passare una serata divertente ad alto tasso di ignoranza sia l'occhio di chi guarda, non solo quello femminile. Certo, bisogna sorvolare sulla sceneggiatura dell'altro amico Simon Barrett, fatta di personaggi scemi come un tacco che non si pongono la minima domanda su David e cominciano a portarselo dietro persino per andare in bagno, a mo' di sostituto del figlio/fratello morto, ma questa è la conditio sine qua non per avere da una parte il quadretto pseudofelice della famiglia borghese americana, dall'altra gli inevitabili momenti thriller derivanti da questa situazione paradossale, soprattutto quando il film imbocca la strada dell'horror sci-fi che alla fine non ti aspetti, senza troppi spiegoni per lasciare a "David" quell'aura di fatale mistero che ti porta a pregare di non incrociare MAI la sua strada.


Oddio, se proprio Dan Stevens volesse incrociare la mia, di strada, che venga, lo aspetto, ma detto questo (Bolla ripigliati!) buona parte della riuscita del film è da imputare proprio all'attore inglese. Il quale, lo ammetto, mi è piaciuto molto di più in Legion ma qui ha quella perfetta ambiguità da Giano bifronte, che ti conquista col sorrisino, il consiglio fraterno, l'addominale scolp... la gentilezza, la faccetta da bravo ragazzo e poi ti fredda con lo sguardo di ghiaccio dello psicopatico capace di uccidere gente a caso senza stare troppo a pensarci su, profondendosi in freddissimi ma spettacolari corpo a corpo e sparatorie che John Wick, scansati un attimo, vecchiodimmerda. I momenti più riusciti, sul versante attoriale, sono in effetti quelli in cui il ragazzo duetta con la particolare Maika Monroe (colpevole di quella colonna sonora un po' così, che ha devastato i maroni del Bolluomo e che però, a ripensarci, non sta nemmeno male all'interno del film e soprattutto ricorda tanto Carpenter, It Follows e Refn), in un gioco di sguardi e atteggiamenti talmente carichi di sottintesi erotici che a registi e sceneggiatori meno "onesti" sarebbe scappato di mano portando all'inevitabile e banalissima scopata mentre qui si mantiene, aggiungo con molta coerenza, a "semplice" livello di tensione. Meno bene gli altri attori, anche se qualche faccia simpatica spunta qui e là (Ciao, Ethan Embry!), ma benissimo per quel che riguarda regia, fotografia e scenografie, con quei meravigliosi colori isterici nell'horror labirinto del finale, tra giochi di specchi e fumo anni '80, che catapultano lo spettatore in quel decennio tanto amato al giorno d'oggi senza fargli venire il tipico mal di testa da strizzata d'occhio. Quindi, riassumiamo: protagonista figo, molto figo, tremendamente figo, tamarreide, thriller, orrore, gente che muore male, colonna sonora straniante e colori fluo. Siete ancora qui a leggere? Ma che diamine, andate subito a guardare The Guest!

#Ciaone
Del regista Adam Wingard ho già parlato QUI. Dan Stevens ("David"), Maika Monroe (Anna Peterson) e Ethan Embry (Higgins) li trovate invece ai rispettivi link.

Lance Reddick interpreta il Maggiore Carver. Americano, ha partecipato a film come Godzilla, Attacco al potere, John Wick, John Wick - Capitolo 2 e a serie quali La tata, CSI: Miami, Numb3rs, Lost e American Horror Story. Anche produttore, ha 55 anni e sei film in uscita.


Chase Williamson interpreta John Hardesty. Americano, ha partecipato a film come John Dies at the End, Beyond the Door SiREN. Anche produttore, ha 29 anni e sette film in uscita.


Il film è stato pesantemente tagliato e ridotto di durata dopo i primi, insoddisfacenti test screening: sono stati eliminati tutti gli spiegoni relativi a cosa sia davvero David, cosa gli sia successo, perché agisca in questo modo e in cosa consista il programma militare in cui è stato coinvolto. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate il primo Halloween, Drive e magari qualche bel thriller anni '80 come Il patrigno. ENJOY!

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