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martedì 11 luglio 2023

Indiana Jones e il quadrante del destino (2023)

Potevo forse perdermi Indiana Jones e il quadrante del destino (Indiana Jones and the Dial of Destiny), diretto e co-sceneggiato dal regista James Mangold? Ovviamente no. Zero spoiler, prometto.


Trama: raggiunta l'età della pensione, Indiana Jones viene avvicinato dalla figlia di un suo vecchio amico, che lo trascinerà in un'avventura in mezzo a nazisti ed invenzioni pitagoriche...


Lo dico e lo ripeto: che susse siamo diventati noi spettatori. Ma da una parte, per carità, è meglio così. Indiana Jones e il quadrante del destino è stato talmente asfaltato dalla "critica" che sono partita prevenutissima con questo ultimo capitolo della saga, nonostante non sia una di quei fan che conoscono a memoria e citano ogni film della trilogia tranne il quarto (per me questa cosa vale solo con Il tempio maledetto, ma sono in minoranza visto che lo odiano persino i coinvolti). Mi aspettavo una ciofeca e, come sempre accade in questi casi, avendo le aspettative a terra mi sono sorpresa davanti a un film gradevolissimo e divertente che, con un po' di fortuna, metterà definitivamente fine alle avventure di Indiana Jones. Questa consapevolezza, probabilmente, ha viziato la mia percezione dell'opera, lo ammetto. Se già in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo il protagonista era invecchiato e si scagliava contro i giovinastri irrispettosi incarnati dal "simpaticissimo" Mutt, pagando il contrappasso di avere perculato papà Sean Connery nel capitolo precedente e ritrovandosi nei panni di matusa rincoglionito, qui abbiamo un professor Jones in pensione, divorato dalla solitudine, amaro come l'alcool in cui affoga i suoi dispiaceri, a volte persino vittima di quello sguardo tra il sorpreso e lo spaventato degli anziani (una bambina nel pubblico mi ha spezzato il cuore dicendo che uno dei cattivi non le piaceva perché "picchia i vecchietti". Amore pulcetta, ma ci rendiamo conto che per lei quel gran figo di Ford è un vecchietto?). Indy è un uomo arrivato al capolinea, ed è terribile il contrasto tra la sequenza iniziale (che, grazie alla CGI, ce lo mostra giovane e aitante a fare il mazzo ai nazi) e quella in cui, mutanda flappa d'ordinanza, intima al vicino capellone di abbassare la musica; è un uomo che, a differenza dell'Indy che rideva in faccia alla morte ne I predatori dell'arca perduta, spende una lacrima per ogni persona conosciuta o amico che fa una brutta fine, perché ognuna di queste morti lo rende più solo e più vicino alla sua dipartita. Onestamente, questo è uno degli aspetti che più ho apprezzato del film, perché non avrei tollerato un settanta-ottantenne che saltella e si spara pose da cinico marpione come se non fossero passati più di quarant'anni dal suo esordio, e trovo anche giusto che la motivazione principale che lo spinge a farsi coinvolgere dalla giovane Helena sia quella di levarsi presto dalle balle l'incombenza e tornare a piangersi addosso in tranquillità.


Siccome ho nominato Helena, un paio di accenni sulla trama. Indiana Jones e il quadrante del destino è il tipico film avventuroso, "alla Indiana Jones" appunto, dove i personaggi vagano per il globo alla ricerca di manufatti protetti da ingegnose trappole/indovinelli onde evitare che il villain di turno se ne impossessi. E' la cifra stilistica della serie, per quanto mi riguarda, solo che stavolta l'azione è quasi tutta nelle mani della new entry Helena; quest'ultima è un personaggio che evolve, presentandosi inizialmente come un'archeologa/collezionista di manufatti antichi senza scrupoli, in aperto contrasto con le idee più filantropiche di Indy, e piano piano riscopre una sorta di etica, se non addirittura un cuore, che la rendono meno monodimensionale di quanto non appaia all'inizio. Il fulcro della trama, però, non è lo scontro generazionale, quanto piuttosto il contrasto tra chi non accetta di fare ormai parte di un'altra epoca e ancora vive legato a fasti passati che non torneranno mai, e chi sceglie di fare tesoro del passato ma senza lasciarsi dominare da esso, un contrasto che trova compimento nella presenza di un artefatto strettamente legato al tempo e, anche, nella natura stessa di Indiana Jones e il quadrante del destino. Guardando il film, infatti, non si percepisce alcuna voglia di rilanciare il franchise, quanto piuttosto quella di farlo diventare una sorta di omaggio riaggiornato (e remunerativo, certo) a quarant'anni di avventure di un'icona cinematografica. Al di là dei riferimenti espliciti e degli easter egg sparsi qui e là, ci sono intere sequenze ad omaggiare lo stile di Spielberg quando si approcciava alla saga (ma anche a quello delle sue produzioni più iconiche, soprattutto i Goonies, citato più di una volta), tra inseguimenti mozzafiato su vari mezzi di locomozione ed insidiosi ambienti zeppi di trappole, e persino alcuni giochi di luce ed ombre sono simili; nonostante ciò, Mangold e soci sono riusciti a far sì che il film mantenesse una sua personalità e hanno evitato di ricalcare pedissequamente le opere che lo hanno preceduto e trasformarlo in un remake/plagio fatto e finito, com'è successo, per esempio, con il secondo tempo di Ghostbusters Legacy.


E poi, vabbé, come ho scritto all'inizio del post io sono di parte. Harrison Ford, col tempo, è arrivato ad assomigliare un casino al mio papà, sia per il sembiante che per la faccia scazzata di chi ha sempre un po' la bestemmia in canna perché la gente gli spacca i marroni, e vederlo guidare il tuctuc ha rischiato di uccidermi in mezzo alla sala, perché uno dei mezzi di ordinanza di padre è l'Ape Piaggio, mezzo di locomozione tipico dei vegi di campagna. Quindi sì, ogni volta che vedevo Jones sperso, perplesso, triste, mi veniva in mente papà e mi si spezzava il cuore, e ogni suo trionfo o rivincita da old man sono stati una gioia per lo stesso motivo. Lo so che è un punto di vista stupido, da ragazzina immatura, ma credo che il cinema sia soprattutto questo, farsi trasportare dalle emozioni più varie, tornare bambini per una sera, dividersi tra il rimpianto per quel gran figo che era Harrison Ford e l'amore per questo arzillo ottantenne, perdendo quella voglia di criticare sempre e comunque, tipica del nostro tempo. Poi se volete vi dico che quel bambino mostruoso che hanno appioppato ai protagonisti non ha un grammo del carisma dell'amatissimo Shorty, che le scene ambientate in Italia sono il trionfo dello sterotipo tossico, che la presenza di Banderas è uno spreco di denaro e carisma, che le motivazioni del villain sono di una banalità sconcertante e che Helena si definisce bene solo da un certo punto in poi, ché all'inizio secondo me la sceneggiatura non sapeva bene quale carattere darle, ma tutto scompare davanti allo score di John Williams, agli schiocchi di frusta e a quel piccolo bacio dato sul gomito, che ha lasciato me e i miei compagni di visione in lacrime commosse. Dite quel che volete su Indiana Jones e il quadrante del destino ma, per quanto mi riguarda, old man Indy batte gli alieni 10 a 0. 
P.S. Magari andatelo a vedere in v.o., se potete. Il doppiaggio italiano ci mette almeno dieci minuti ad entrare in sincrono coi movimenti labiali dei personaggi, tanto che all'inizio mi veniva voglia di strapparmi le orecchie, e Gammino ormai biascica un po', santa creatura. Ho riso più per le varie interpretazioni che gli spettatori attorno a me davano di "wombato" che per le gag del film, ma qui magari trattasi di ignoranza del pubblico, non di pronuncia strascicata.  


Del regista e co-sceneggiatore James Mangold ho già parlato QUI. Harrison Ford (Indiana Jones), Antonio Banderas (Renaldo), Karen Allen (Marion), John Rhys-Davies (Sallah), Thomas Kretschmann (Colonnello Weber), Toby Jones (Basil Shaw), Boyd Holbrook (Klaber) e Mads Mikkelsen (Dr. Voller) li trovate invece ai rispettivi link. 

Phoebe Waller-Bridge interpreta Helena. Inglese, ha partecipato a film come Albert Nobbs, The Iron Lady, Solo: A Star Wars Story e a serie quali Fleabag. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 38 anni e un film in uscita. 


Se Indiana Jones e il quadrante del destino vi fosse piaciuto, neanche a dirlo, recuperate tutti gli altri film della saga! ENJOY!
 

domenica 7 luglio 2019

Aquaman (2018)

L'avevo perso al cinema e ora ho recuperato Aquaman, diretto nel 2018 dal regista James Wan.


Trama: nato dalla Regina di Atlantide e da un essere umano, Arthur conduce la sua tranquilla vita da supereroe "per caso", finché gli atlantidei non cominciano ad attaccare il mondo di superficie...



Cosa ho visto, santo Cielo. No, aspettate, non è mica una critica. Cioé, lo sarebbe anche ma, boh, ho il cervello talmente pieno di roba che non so come farò a scrivere il post. E io che pensavo che Thor: Ragnarok fosse zamarro e sfacciato. Ingenua, non avevo pensato che Aquaman avrebbe preso la creatura di Taika Waititi e le avrebbe riso in faccia per quasi tre ore che scorrono come se fossero mezza, unendo una marea di cretinate a livello di sceneggiatura (ci si sono messi in quattro, se non sbaglio, a scriverla, bastavano le mie due cuginette o anche solo la più piccola) a un delirio visivo continuo. E quando dico continuo intendo che non c'è un solo momento di stasi riflessiva, ogni tanto sullo schermo accadono settanta cose contemporaneamente, per almeno due ore la gente salta in aria, si mena, spara, nuota e corre come se non avesse un domani; quando questo non succede arrivano mostri marini, delfini, mante, cavallucci cavalcabili, aragoste (aramostre) e persino il polpo Paul bonanima a suonare i bonghi manco fossimo sul set live action de La sirenetta (Spoiler: la Disney non riuscirebbe a creare un mondo sommerso così nemmeno a impegnarsi mille anni), per non parlare di luci al neon, improbabili architetture subbaQue, vestitini fatti di meduse sbrilluccicanti e tridenti d'oro. Insomma, poteva uscire fuori una cafonata ed effettivamente lo è, ma è una cafonata che (in qualche modo che ancora non riesco a capire) James Wan è riuscito a gestire in modo talmente fluido che non mi è nemmeno venuto da vomitare o da strapparmi gli occhi per la sovrabbondanza di computer graphic utilizzata, anzi. Non si fa neppure in tempo a pensare "macheccazz, quello è Dolph con la parrucchetta ross..." che esplode qualcosa, arriva un cavalluccio marino a morderti le chiappe e tu ti sei già dimenticato la castroneria di piazzare un tridente in mezzo al deserto del Sahara. O La Banca di Fiducia nell'Italia più da cartolina ever, per dire.


Tutto questo perché Aquaman è un film cucito interamente addosso a Jason Momoa, lo one man show di un uomo buffo, nescio, incredibilmente gnocco nella sua zamarreide e nessuno ha fatto nulla per gettarlo in mezzo a qualcosa di meno cafone... tranne affidarlo a un regista che sa fare il suo mestiere e che, quindi, è riuscito a regolare la zamarraggine dandole paradossalmente un senso. Come si fa a non parteggiare, tra l'altro, per questo Aquaman compagnone, che salva il mondo tra una pinta di birra e l'altra, che piscerebbe sui monumenti della sua gente e lascia lì i nemici a morire senza troppi complimenti, che se deve diventare re vabbé, magari è divertente, cazzucene, l'importante è poter limonare con la rossa Amber Heard e far casino? Non si può resistere, perché Aquaman è ignorante quanto Sharknado ma realizzato benissimo, zeppo di attori con le palle che hanno accettato di finire all'interno della parodia di un episodio dei Power Rangers o dei Cavalieri dello Zodiaco EPPURE non hanno perso la loro dignità. Perché l'unica cosa davvero orrenda del film, alla fine, è quel terrificante filtro computerizzato messo in ogni inquadratura subacquea, un'offesa agli occhi che se la gioca con l'ancora più orribile "filtro piallante" che ringiovanisce Willem Dafoe, Nicole Kidman e rende il solitamente adorabile Patrick Wilson una maschera di cera (a tratti, davvero, non sembra nemmeno lui).  Ma poi, honestly, chissenefrega del filtro pialla? Jason Momoa è seminudo per buona parte del metraggio, abbiamo davvero bisogno di altri motivi per guardare Aquaman e farci esplodere la psiche? I don't think so.


Del regista James Wan ho già parlato QUI. Amber Heard (Mera), Willem Dafoe (Vulko), Patrick Wilson (Re Orm), Nicole Kidman (Atlanna), Dolph Lundgren (Re Nereus), Graham McTavish (Re Atlan), Leigh Whannell (Pilota del cargo), Julie Andrews (voce di Karathen), John Rhys-Davies (voce di Re Brine) e Djimon Hounsou (voce di Re Ricou) li trovate ai rispettivi link.

Jason Momoa interpreta Arthur. Hawaiiano, ha partecipato a film come Batman vs Superman: Dawn of Justice, The Bad Batch, Justice League e a serie quali Baywatch Il trono di spade; come doppiatore ha lavorato in Lego Movie 2: Una nuova avventura. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 40 anni e un film in uscita, Dune.


Aquaman era già comparso in Batman vs Superman: Dawn of Justice e Justice League, quindi se il film vi fosse piaciuto recuperateli. ENJOY!


domenica 6 marzo 2016

Indiana Jones e l'ultima crociata (1989)

All'urlo di "è tornaaatooo!" rifaceva capolino nel 1989 il personaggio Indiana Jones con Indiana Jones e l'ultima crociata (Indiana Jones and the Last Crusade), diretto dal regista Stephen Spielberg.


Trama: il padre di Indiana Jones, lo studioso Henry, è scomparso mentre stava cercando il Sacro Graal e al figlio non resta che andare al salvataggio, tra nazisti bramosi di potere e antichissimi templari...



Dopo l'immensa passione messa nel post dedicato a Indiana Jones e il tempio maledetto, mi tocca ammettere quanta fatica faccia ogni volta a guardare invece Indiana Jones e l'ultima crociata, un film che, a differenza di Sean Connery che acquista fascino con la vecchiaia, si porta addosso e male tutto il peso dei decenni passati. Per riprendersi dal diludendo (solo loro, tra l'altro) del "tempio maledetto", Lucas e Spielberg ci hanno messo cinque anni, un periodo di tempo durante il quale hanno cercato di rimediare creando un film meno cupo e più ironico; Lucas avrebbe voluto qualcosa di "esoterico" e ambientato in castelli scozzesi zeppi di fantasmi, Spielberg lo ha giustamente mandato a dar via l'organo in quanto uscito da poco dall'esperienza Poltergeist ed ecco che è subentrato lo spirito più tangibile e piacione di 007 a completare quello avventuroso de I predatori dell'arca perduta. E infatti, diciamoci la verità, prima che compaia Sean Connery Indiana Jones e l'ultima crociata è di una noia mortale, tanto che se qualcuno dovesse chiedermi cosa succede prima dell'arrivo del Professor Henry Jones non saprei cosa rispondere: ogni volta che guardo questo film è sempre la stessa storia, per la prima mezz'ora fatico a rimanere sveglia. Non mi entusiasmano, con tutto il rispetto per River Phoenix, né l'introduzione/flashback che mostra un Indiana Jones scout alle prese con quella che sarebbe diventata la sua figura di riferimento (i fan saranno felici di sapere dove Indy ha preso ispirazione per cappello e frusta e da dov'è nata la sua fobia dei serpenti...) né la caccia al tesoro iniziale, durante la quale Jones è sì affiancato da un simpaticissimo Marcus Brody ma anche dalla Indy-girl più sciapa e molla dell'intera saga, la bionda Elsa. Fortunatamente questa camurrìa dura appena una mezz'oretta, poi subentra un'atmosfera in pieno stile Ian Fleming che ci catapulta in un mondo zeppo di spie, doppiogiochisti e complotti, il tutto sotto lo sguardo sornione e ironico del Prof. Henry Jones, capace di rubare spesso e volentieri la scena al figlio con la sua flemma, le pose da anziano gentiluomo, lo scazzo da padre menefreghista e, perché no, un pizzico di rincoglionimento senile.


Indubbiamente, senza Sean Connery il film potrebbe anche non esistere: la cosa più convincente e memorabile di Indiana Jones e l'ultima crociata sono infatti i duetti tra Ford e Connery, le continue punzecchiature tra padre e figlio e l'accostamento di due stili diversi, non solo per quel che riguarda la concezione di "archeologo" (il prof. Henry Jones inorridisce di fronte ad armi, azione e violenza, Indy ci sguazza!) ma anche di vita e famiglia. L'interazione tra i due attori, ai quali si aggiunge peraltro un favoloso Denholm Elliott, arricchisce e completa le pur valide scene d'azione e le sequenze avventurose messe in piedi da Spielberg, che si dividono tra omaggi zeppi di rimandi ai film precedenti e virtuosismi tecnici sempre più complicati (i topi con inondazione annessa per esempio, ma anche l'inseguimento con le moto e il tesissimo scontro sui carri armati meritano parecchio!), con l'aggiunta di alcuni elementi inquietanti verso il finale, durante il quale l'atmosfera diventa molto simile a quella del tanto vituperato Indiana Jones e il tempio maledetto. Molto curata, come sempre, anche la parte scenografica, assieme al reparto effetti speciali, che si esprimono in tutto il loro trionfo all'interno del tempio ad Hatay, dove Indy deve ricorrere a tutto il suo ingegno per superare trappole ed enigmi, ma le mie sequenze preferite rimangono probabilmente quelle dell'incendio nel castello (adoro i passaggi segreti!), quella in cui viene rappresentato un raduno di SS anche troppo realistico, con tanto di rogo di libri ed incontro con un inquietantissimo Fuhrer e infine, manco a dirlo, il defenestramento del nazista dal dirigibile. Che dire, all'epoca pensavamo che Indiana Jones non sarebbe mai più tornato e che questa sarebbe stata davvero la sua ultima crociata ma non sapevamo, ingenui mocciosetti romantici, che la smania del revival avrebbe raggiunto anche la frusta ed il cappello di Indy... quindi ci risentiamo al prossimo post per parlare di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo!


Del regista Steven Spielberg ho già parlato QUIHarrison Ford (Indiana Jones), Sean Connery (Professor Henry Jones) e John Rhys-Davies (Sallah) li trovate invece ai relativi link.

Denholm Elliott interpreta Marcus Brody. Inglese, ha partecipato a film come Robin e Marian, I predatori dell'arca perduta, Una poltrona per due, Camera con vista e a serie come Alfred Hitchcock presenta. E' morto nel 1992 all'età di 70 anni.


Julian Glover interpreta Walter Donovan. Inglese, ha partecipato a film come L'impero colpisce ancora, Solo per i tuoi occhi, Vatel, Harry Potter e la camera dei segreti (era la voce originale del ragno Aragog), Riflessi di paura e a serie come Doctor Who, Magnum P.I. e Il trono di spade. Ha 81 anni e due film in uscita.


River Phoenix (vero nome River Jude Bottom) interpreta il giovane Indy. Americano, lo ricordo per film come Explorers, Stand By Me - Ricordo di un'estate, Nikita spie senza volto e Belli e dannati; inoltre, ha partecipato a serie come Casa Keaton. E' morto nel 1993 all'età di 23 anni.


Il prologo ambientato durante l'adolescenza del protagonista ha dato l'idea a George Lucas per creare nel 1992 la serie Le avventure del giovane Indiana Jones; il ruolo del protagonista era stato proposto a River Phoenix, che aveva però rifiutato perché non voleva tornare in televisione. Chris Columbus aveva scritto un paio di bozze scartate della sceneggiatura, che prevedevano innanzitutto un'ambientazione africana e un nemico chiamato "Re delle scimmie", con l'aggiunta di parecchi elementi sovrannaturali quali fantasmi e zombi, ma Steven Spielberg ha rifiutato di girare un film troppo surreale. Per quel che riguarda gli attori, Laurence Olivier era stato considerato per il ruolo dell'anziano cavaliere ma purtroppo era già troppo malato per accettare la parte; anche il povero Denholm Elliott, al quale era stato diagnosticato l'AIDS poco prima dell'inizio delle riprese, è stato seriamente male per buona parte delle stesse. Detto questo, se vi è piaciuto Indiana Jones e l'ultima crociata recuperate Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta, Indiana Jones e il tempio maledetto Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. ENJOY!

mercoledì 2 marzo 2016

I predatori dell'arca perduta (1981)

A partire da oggi e (si spera, salvo interruzioni) per i prossimi tre giorni parlerò di un'altra delle saghe che hanno accompagnato nella crescita i figli degli anni '80, ovvero quella dedicata all'archeologo - avventuriero Indiana Jones. Si comincia con I predatori dell'arca perduta (Raiders of the Lost Ark), diretto nel 1981 dal regista Steven Spielberg.


Trama: su richiesta dell'intelligence americana, l'archeologo e avventuriero Indiana Jones si mette alla ricerca dell'Arca dell'alleanza per strapparla dalle grinfie dei nazisti, intenzionati a sfruttarne il potere...



Come Star Wars, anche la saga di Indiana Jones nasce dalla fervida mente di George Lucas, che voleva riportare su grande schermo lo spirito dei serial cinematografici anni '30 e '40. Dovete infatti sapere che all'epoca, per invogliare la gente ad andare al cinema, prima del film venivano proiettati gli antenati dei telefilm, brevi avventure settimanali che si concludevano sempre con un cliffhanger, ovvero una situazione "sospesa" che sarebbe stata risolta la settimana seguente; gli ingredienti di questi serial erano dunque pericolo, mistero, intrighi e, soprattutto, tanta avventura. I predatori dell'arca perduta, in questo senso è avventura pura, e non ci si può sbagliare, fin dalle prime scene. Indiana Jones lo conosciamo durante una spedizione quasi portata a compimento quando, in una lunga sequenza introduttiva passata giustamente alla storia del Cinema, si impossessa di un tesoro nascosto ed è costretto poi ad una fuga rocambolesca resa ostica da tutte le trappole celate all'interno di una caverna. Il recupero del tesoro, la fuga, la sconfitta per mano di un nemico senza scrupoli, il pericolo di una situazione quasi mortale e il successivo riscatto sono le cifre stilistiche di tutti i film in cui Indiana Jones è protagonista e I predatori dell'arca perduta le codifica alla perfezione presentandoci tutti i pregi e i difetti del personaggio principale, rendendocelo subito simpaticissimo anche in virtù della sua profonda "scorrettezza" e strafottenza di fronte ai nemici. La ricerca dell'arca dell'alleanza è solo una scusa per infilare Indiana in una serie di concitate mini-avventure che, come in una caccia al tesoro che si rispetti, coprono diverse zone del pianeta e prevedono parecchi spostamenti, enigmi da risolvere, nemici da affrontare; la nemesi del professor Jones (sì, Indiana è anche un professore universitario, molto amato dalle sue allieve, chiamale sceme) rispecchia l'epoca nella quale si muove il personaggio, gli anni appena prima della seconda guerra mondiale, ed ecco che, accanto a pochi ma fidati alleati, abbiamo quindi gruppi di folli e sadici nazisti pronti a cercare i manufatti più improbabili, capaci di dare maggior potere al Fuhrer.


Siccome erano anni che non vedevo I predatori dell'arca perduta, forse il film della saga che ho guardato meno (tolto ovviamente Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, visto una sola volta), mi sono ritrovata a stupirmi non tanto di fronte alla consapevolezza di quanto la pellicola sia invecchiata bene, sia in termini di storia che di effetti speciali, quanto davanti alla "cattiveria" di cui è permeata. Indiana Jones spara agli uomini armati di spada e ne fa saltare in aria altri a rischio di uccidere la povera Marion e in generale il body count della pellicola appare fin dall'inizio parecchio elevato, con pericoli mortali che piovono addosso ai protagonisti da ogni anfratto (non parliamo solo di nazisti ma anche di indigeni ostili, scimmie insidiose e soprattutto serpenti, bulaccate di serpenti!); di fronte a questa tensione mirabilmente mascherata da film avventuroso, capirete bene come non ci si possa annoiare davanti a I predatori dell'arca perduta e anche lo spietato finale "sovrannaturale" contribuisce molto a radicare nella memoria la pellicola come esempio di un'epoca in cui i film per ragazzi non andavano tanto per il sottile (giustamente, aggiungerei!). Certo, nulla a che vedere con Indiana Jones e il tempio maledetto ma anche I predatori dell'arca perduta si difende molto bene. E si difende anche e soprattutto in virtù di attori favolosi, in primis un Harrison Ford indimenticabile e perfetto per il ruolo (come ben sa Lazyfish preferisco Indiana Jones a Han Solo!!), talmente affascinante che i duetti tra lui e Karen Allen diventano una gioia per gli occhi e per le orecchie, intrisi come sono di frecciatine, battute storiche (It's not the years, honey, it's the mileage) e complicità. Indimenticabili sono anche John Rhys-Davies nei panni di Sallah e l'inquietantissimo Ronald Lacey, che col suo Maggiore Arnold Toth avrà sicuramente popolato gli incubi di più di un ragazzino. Insomma, la magia della premiata ditta Lucas/Spielberg è riuscita a non esaurirsi in 35 anni e sospetto che continuerà a brillare ogni volta che qualcuno deciderà di guardare I predatori dell'arca perduta, godendoselo fino in fondo come se fosse la prima volta!

Damn right I shot first!! XD
Del regista Steven Spielberg ho già parlato QUI. Harrison Ford (Indiana Jones), Karen Allen (Marion Ravenwood), John Rhys-Davies (Sallah) e Alfred Molina (Satipo) li trovate invece ai relativi link.

Paul Freeman interpreta René Belloq. Inglese, ha partecipato a film come Shanghai Surprise, Piccolo grande amore, Power Rangers - Il film, Squillo, Hot Fuzz e a serie come Le avventure del giovane Indiana Jones e E.R. - Medici in prima linea. Anche sceneggiatore, ha 73 anni e due film in uscita.


I retroscena de I predatori dell'arca perduta sono ovviamente infiniti e abbastanza risaputi e già il Dottor Manhattan ne ha elencato una ventina QUI, quindi mi limito per una volta a linkarvi il suo divertente ed interessantissimo post perché non potrei onestamente fare meglio senza ammorbarvi a morte. Aggiungo solo che nel caso vi fosse piaciuto I predatori dell'arca perduta sarebbe d'uopo recuperare Indiana Jones e il tempio maledetto e Indiana Jones e l'ultima crociata, mentre Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo andrebbe visto solo per dovere di completezza, nell'attesa che esca il quinto episodio della saga. Per la cronaca, del film esiste anche un remake scena per scena intitolato Raiders of the Lost Ark: The Adaptation, girato a partire dal 1981 e nell'arco di sette anni da un terzetto di teenager, remake apprezzatissimo sia da Eli Roth che da Steven Spielberg in persona ma purtroppo impossibile da trovare per noi comuni mortali. ENJOY!

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