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domenica 7 luglio 2019

Aquaman (2018)

L'avevo perso al cinema e ora ho recuperato Aquaman, diretto nel 2018 dal regista James Wan.


Trama: nato dalla Regina di Atlantide e da un essere umano, Arthur conduce la sua tranquilla vita da supereroe "per caso", finché gli atlantidei non cominciano ad attaccare il mondo di superficie...



Cosa ho visto, santo Cielo. No, aspettate, non è mica una critica. Cioé, lo sarebbe anche ma, boh, ho il cervello talmente pieno di roba che non so come farò a scrivere il post. E io che pensavo che Thor: Ragnarok fosse zamarro e sfacciato. Ingenua, non avevo pensato che Aquaman avrebbe preso la creatura di Taika Waititi e le avrebbe riso in faccia per quasi tre ore che scorrono come se fossero mezza, unendo una marea di cretinate a livello di sceneggiatura (ci si sono messi in quattro, se non sbaglio, a scriverla, bastavano le mie due cuginette o anche solo la più piccola) a un delirio visivo continuo. E quando dico continuo intendo che non c'è un solo momento di stasi riflessiva, ogni tanto sullo schermo accadono settanta cose contemporaneamente, per almeno due ore la gente salta in aria, si mena, spara, nuota e corre come se non avesse un domani; quando questo non succede arrivano mostri marini, delfini, mante, cavallucci cavalcabili, aragoste (aramostre) e persino il polpo Paul bonanima a suonare i bonghi manco fossimo sul set live action de La sirenetta (Spoiler: la Disney non riuscirebbe a creare un mondo sommerso così nemmeno a impegnarsi mille anni), per non parlare di luci al neon, improbabili architetture subbaQue, vestitini fatti di meduse sbrilluccicanti e tridenti d'oro. Insomma, poteva uscire fuori una cafonata ed effettivamente lo è, ma è una cafonata che (in qualche modo che ancora non riesco a capire) James Wan è riuscito a gestire in modo talmente fluido che non mi è nemmeno venuto da vomitare o da strapparmi gli occhi per la sovrabbondanza di computer graphic utilizzata, anzi. Non si fa neppure in tempo a pensare "macheccazz, quello è Dolph con la parrucchetta ross..." che esplode qualcosa, arriva un cavalluccio marino a morderti le chiappe e tu ti sei già dimenticato la castroneria di piazzare un tridente in mezzo al deserto del Sahara. O La Banca di Fiducia nell'Italia più da cartolina ever, per dire.


Tutto questo perché Aquaman è un film cucito interamente addosso a Jason Momoa, lo one man show di un uomo buffo, nescio, incredibilmente gnocco nella sua zamarreide e nessuno ha fatto nulla per gettarlo in mezzo a qualcosa di meno cafone... tranne affidarlo a un regista che sa fare il suo mestiere e che, quindi, è riuscito a regolare la zamarraggine dandole paradossalmente un senso. Come si fa a non parteggiare, tra l'altro, per questo Aquaman compagnone, che salva il mondo tra una pinta di birra e l'altra, che piscerebbe sui monumenti della sua gente e lascia lì i nemici a morire senza troppi complimenti, che se deve diventare re vabbé, magari è divertente, cazzucene, l'importante è poter limonare con la rossa Amber Heard e far casino? Non si può resistere, perché Aquaman è ignorante quanto Sharknado ma realizzato benissimo, zeppo di attori con le palle che hanno accettato di finire all'interno della parodia di un episodio dei Power Rangers o dei Cavalieri dello Zodiaco EPPURE non hanno perso la loro dignità. Perché l'unica cosa davvero orrenda del film, alla fine, è quel terrificante filtro computerizzato messo in ogni inquadratura subacquea, un'offesa agli occhi che se la gioca con l'ancora più orribile "filtro piallante" che ringiovanisce Willem Dafoe, Nicole Kidman e rende il solitamente adorabile Patrick Wilson una maschera di cera (a tratti, davvero, non sembra nemmeno lui).  Ma poi, honestly, chissenefrega del filtro pialla? Jason Momoa è seminudo per buona parte del metraggio, abbiamo davvero bisogno di altri motivi per guardare Aquaman e farci esplodere la psiche? I don't think so.


Del regista James Wan ho già parlato QUI. Amber Heard (Mera), Willem Dafoe (Vulko), Patrick Wilson (Re Orm), Nicole Kidman (Atlanna), Dolph Lundgren (Re Nereus), Graham McTavish (Re Atlan), Leigh Whannell (Pilota del cargo), Julie Andrews (voce di Karathen), John Rhys-Davies (voce di Re Brine) e Djimon Hounsou (voce di Re Ricou) li trovate ai rispettivi link.

Jason Momoa interpreta Arthur. Hawaiiano, ha partecipato a film come Batman vs Superman: Dawn of Justice, The Bad Batch, Justice League e a serie quali Baywatch Il trono di spade; come doppiatore ha lavorato in Lego Movie 2: Una nuova avventura. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 40 anni e un film in uscita, Dune.


Aquaman era già comparso in Batman vs Superman: Dawn of Justice e Justice League, quindi se il film vi fosse piaciuto recuperateli. ENJOY!


venerdì 26 febbraio 2016

The Danish Girl (2015)

Gli Oscar si avvicinano prepotenti ma la distribuzione italiana fa cilecca e molti dei candidati arriveranno DOPO il 28. Questo fortunatamente non vale per The Danish Girl, diretto nel 2015 dal regista Tom Hooper e candidato a 4 premi Oscar (Eddie Redmayne Miglior Attore Protagonista, Alicia Vikander Miglior Attrice Non Protagonista, Migliori Costumi e Miglior Scenografia).


Trama: Einar Wegener è un pittore, sposato con l'artista Gerda. Quando quest'ultima lo convince a posare per un quadro in abiti femminili, Einar a poco a poco comincia a sentirsi estraneo al suo stesso corpo e a desiderare di essere donna, fino alle estreme conseguenze...


Mentre mi accingo a scrivere qualche riga su The Danish Girl, mi ritrovo a pensare quanto il film di Tom Hooper mi sarebbe piaciuto ben di più se nel frattempo non avessi visto Room, di cui parlerò prossimamente. Purtroppo per The Danish Girl, la pellicola di Lenny Abrahamson mi ha toccata e commossa più di quanto credessi possibile, forse anche per il fatto di averla vista in lingua originale, e al confronto la storia del "primo transgender" della storia mi è parsa un compitino bello, ben eseguito ma comunque un po' superficiale. La sensazione si è acuita dopo essermi documentata brevemente sulla vita di Einar e Gerta Wegener, cosa che mi ha fatto storcere il naso davanti alla scelta di rifarsi al romanzo omonimo di David Ebershoff piuttosto che alla raccolta dei documenti scritti dalla vera Lili Elbe, decisione che ha trasformato The Danish Girl nell'edulcorato racconto di una moglie devota alle prese con un marito deciso a diventare donna, con dovizia di scene costruite a tavolino per commuovere l'audience e perlomeno UNA scena capace di far venire in mente tutt'altro allo spettatore più o meno cinefilo (I'd Fuck Me. I'd Fuck Me HARD). In sostanza, la Danish Girl del titolo potrebbe essere Gerda Wegener e non Lili, in quanto la vera protagonista del film è la povera artista interpretata da Alicia Vikander, costretta, dopo aver dato dimostrazione della sua forza di donna indipendente e molto avanti per i suoi tempi, ad assecondare i (per carità!) comprensibili desideri di un marito che capisce di essere nato donna nel corpo di un uomo, standogli vicino fino alla morte e rinunciando alla propria felicità, alla sua indipendenza e alla possibilità di rifarsi una vita accanto ad altri compagni. Dal canto suo, Einar Wegener passa dall'apprezzare le nudità di una moglie disnibita al provare sempre più piacere nel sentirsi e vedersi femmina, subendo nel tempo una terrificante metamorfosi da marito timido e sottomesso a donna egoista, testarda e, ancor peggio, banalmente conforme ai dettami dell'epoca (il fatto che smetta di dipingere e trovi enorme gioia nel divenire commessa di supermercato, con annessi pettegolezzi e risolini assieme alle colleghe, mi ha spezzato il cuore), unendo così il peggio dei due sessi in un solo, tormentato ed incompleto essere.


Se dicessi quindi che non mi sarei aspettata un protagonista migliore, sarei una bugiarda e fortuna che The Danish Girl gode di un'ottima co-protagonista altrimenti la recensione sarebbe stata totalmente negativa, cosa ingiusta per un film comunque realizzato molto bene. Eddie Redmayne me lo hanno spacciato tutti come degno vincitore dell'Oscar di quest'anno ma mi chiedo davvero come si possa decretare la superiorità di un attore che per tutto il film si limita a sorridere leziosetto manco avesse una paresi oppure ad accasciarsi a terra, giancu cumme in papé (n.d.t., bianco come un foglio); ribadisco, non avendo visto il film in lingua originale magari non ho potuto apprezzare appieno la sua interpretazione ma whatever. Molto meglio, anche in italiano, Alicia Vikander, alla quale a rigor di logica sarebbe spettata una candidatura come Miglior Attrice Protagonista, se non fosse che i produttori hanno scelto di pomparla come NON protagonista per darle una maggior possibilità di vittoria e, vi dirò, ci hanno visto lungo, anche perché la fidanzata di Fassbender non regge il confronto con Brie Larson ma potrebbe tranquillamente sbaragliare la concorrenza (a scanso di equivoci, il mio voto andrebbe alla meravigliosa Jennifer Jason Leigh ma se la Academy la pensa come me mi mangio un cane) per la categoria in cui è stata relegata. Il resto del cast a onor del vero lascia un po' a desiderare e si salva soltanto la splendida Amber Heard che, in una manciata di minuti, riesce ad imporsi decisamente più dei due mollissimi Matthias Schoenaerts (mio Dio ma quanto è MMostro????) e Ben Whishaw, mentre tocca levarsi il cappello davanti agli splendidi costumi e alle scenografie, talmente belli da provocare un insano desiderio di poter vivere negli anni '20, in una Parigi purtroppo un po' poco bohemienne per i miei gusti. Insomma, non posso nascondere un po' di delusione, soprattutto considerato che da Hooper e dagli attori coinvolti mi aspettavo come minimo un capolavoro, ma non posso nemmeno dire che The Danish Girl sia un film brutto, anzi. Forse, nonostante lo spinoso tema trattato, è un po' poco coraggioso, quello sì.


Del regista Tom Hooper ho già parlato QUI. Alicia Vikander (Gerda Wegener), Eddie Redmayne (Einar Wegener/Lili Elbe), Amber Heard (Ulla), Ben Whishaw (Henrik) e Matthias Schoenaerts (Hans Axgil) li trovate invece ai rispettivi link.


Gerda Wegener nella realtà non era la moglie sofferente e fedele dipinta nel film e nel romanzo di David Ebershoff da cui è stato tratto, la donna portava avanti una relazione "libera" col marito ed era quasi sicuramente bisessuale e molto probabilmente lesbica, come si evince dalle sue famose illustrazioni lesbo-erotiche, peraltro mai mostrate nella pellicola; inoltre, i personaggi di Henrik e Hans (con il quale, almeno nel romanzo, Gerda finisce per avere una relazione) non sono mai esistiti e Gerda e Lili (che, con tutta probabilità, era già nata intersessuale) non hanno affrontato assieme le operazioni di quest'ultima perché Gerda nel frattempo si era risposata con un italiano ed era andata a vivere prima in Italia poi in Marocco, dove ha saputo della morte di Lili dopo dieci anni. The Danish Girl ci ha messo più o meno lo stesso tempo per venire prodotto e realizzato e a un certo punto di questo lungo cammino Nicole Kidman si è offerta di produrre il film e vestire i panni di Lili, pur avendo molti problemi a trovare un'attrice che interpretasse Gerda: Charlize Theron era stata la prima scelta ma poi ha rinunciato, lo stesso è successo a Gwyneth Paltrow e Rachel Weisz, la quale ha lasciato la parte alla Vikander appena il progetto è passato nelle mani di Tom Hooper. Detto questo, se The Danish Girl vi fosse piaciuto potreste cercare Man into Woman, la vera biografia di Lili Elbe messa assieme da Niels Hoyer a partire dagli stessi scritti della donna, e aggiungere film come The Dallas Buyers Club e Boys Don't Cry. ENJOY!


mercoledì 8 aprile 2015

All the Boys Love Mandy Lane (2006)

Dopo averne letto praticamente in ogni blog cinematografico che si rispetti (ci tengo a citare in particolare Book and Negative e Recensioni ribelli), anche io sono finalmente riuscita a guardare All the Boys Love Mandy Lane, diretto nel 2006 dal regista Jonathan Levine.


Trama: Mandy Lane è bella, bionda, desiderata e incredibilmente ancora vergine. Un giorno decide di accettare l'invito di Red e andare con altri ragazzi nel ranch dei suoi genitori, dove comincia un'inaspettata mattanza...


Avevo sentito parlare molto bene di questo All the Boys Love Mandy Lane ed effettivamente devo dire che la pellicola di Jonathan Levine è uno dei teen horror più ben fatti che abbia mai visto. I suoi pregi più grandi si possono trovare nel reparto tecnico, caratterizzato innanzitutto da una fotografia bellissima e moderna, carica di colori saturi, che immerge i protagonisti nella canicola del sole estivo e si mantiene molto nitida anche nelle scene notturne. C'è poi la regia di Levine, che si concede a qualche vezzo come i ralenti nelle scene "topiche" senza esagerare, confezionando un film fatto di movimenti di macchina che indugiano spesso sul volto, i capelli e il corpo della protagonista, questa Mandy Lane ambita da tutti, uomini o donne che siano. C'è infine il fascino ambiguo di Amber Heard, scream queen con un sacco di personalità, dotata di una bellezza che non è solo fisica (cosa che la renderebbe la solita bambolona bionda senza arte né parte) ma si nasconde piuttosto nel suo sguardo fuggevole, nei gesti contenuti e reticenti, nell'eleganza di una corsa che sembrerebbe più quella di una dea che di un essere umano; una bellezza, quella di Amber Heard, che il regista non ha paura di sporcare non solo di sangue, ma anche di sudore, fango o peggio, come nella terribile scena della fossa a cielo aperto, la più ripugnante che mi sia capitato di vedere da qualche anno a questa parte. Il senso di terrore ed inquietudine si crea a poco a poco e, come spesso accade, esplode appena prima del finale in un trionfo di sangue, macabre scoperte e fendenti splatter, mentre le vittime cominciano a cadere come mosche sotto i colpi di un killer senza volto completamente asservito alle regole di questo genere di pellicola.


Detto questo, se cercate uno slasher particolarmente innovativo siete fuori strada, perché All the Boys Love Mandy Lane si sviluppa seguendo uno schema canonico e anche abbastanza prevedibile, con un twist facilmente intuibile con un po' di esperienza pregressa. Apparentemente, a Levine e allo sceneggiatore Jacob Forman non interessa l'orrore gratuito quanto piuttosto le dinamiche che regolano i comportamenti all'interno di un "branco" di adolescenti in piena crisi ormonale e, nonostante le spacconate, prede di un'insicurezza costante che li spinge a compiere le peggiori scemate per spiccare agli occhi della bella di turno: al di là dell'inizio scioccante, è emblematica soprattutto la sequenza in cui i tre ragazzi si trovano da soli con Mandy Lane e comincia un gioco (assolutamente realistico, se vi siete mai trovati in questa situazione!!) di sguardi imbarazzati che caricano l'aria di tensione nervosa e false speranze. Perché tutti i ragazzi amano Mandy Lane? Cos'è che la rende particolare? E' questa la domanda che mi sono posta più spesso guardando il film, non "chi è l'assassino e perché vuole tutti questi ragazzi morti?". Francamente, non ho trovato una risposta. Forse è solo perché Mandy Lane non è facile né oca come le amichette che si porta appresso... eppure agli occhi di una donna anche la sua alterigia e il suo distacco dal resto del gruppo potrebbero essere una tecnica di seduzione ben studiata e lo dimostrano gli sguardi di fuoco che la signorina lancia a un certo punto al mandriano o il modo pudico con cui si lascia baciare sulla guancia da Bird, di fatto illudendolo e fomentandolo nell'attesa di qualcosa in più. Insomma, a ben pensarci il parallelo tra Mandy e la pellicola mi è venuto in automatico e sono arrivata alla conclusione che All the Boys Love Mandy Lane è un film gradevole quanto la sua protagonista, altrettanto furbetto e dotato di quel "qualcosa" che va oltre la mera apparenza. Dateci un'occhiata se vi va.


Del regista Jonathan Levine ho già parlato QUI. Amber Heard (Mandy Lane), Michael Welch (Emmet) ed Edwin Hodge (Bird) li trovate invece ai rispettivi link.

Luke Grimes interpreta Jake. Anche se l'attore americano in questo film ci fa una ben magra figura, otto anni dopo costui sarebbe diventato il Mr. Grey di Cinquanta sfumature di grigio, assurgendo al ruolo di sex symbol per bimbeminkia e casalinghe frustrate; inoltre, ha partecipato a Taken - La vendetta, American Sniper e a serie come True Blood. Ha 31 anni e quattro film in uscita.


Aaron Himelstein, che interpreta Red, era stato un giovanissimo Austin Powers in Austin Powers in Goldmember. Il ruolo di Mandy Lane era stato offerto a Emmy Rossum, che ha rifiutato perché non voleva partecipare ad uno slasher. Detto questo, se All the Boys Love Mandy Lane vi fosse piaciuto recuperate la quadrilogia di Scream, The Hole, Il corpo di Jennifer e All Cheerleaders Die. ENJOY!

domenica 17 novembre 2013

Machete Kills (2013)

Mercoledì la Bolla è andata a vedere Machete Kills. Quel film girato da Robert Rodriguez. La Bolla ora scrive, voi leggete.


Trama: Machete viene chiamato dal presidente degli Stati Uniti per impedire che la nazione venga colpita dai missili del pericolosissimo ribelle pazzo Mendez. Ovviamente sotto c'è molto più di quel che appare...


Alla Bolla Machete Kills è piaciuto. L'ha fatta tanto ridere, più del primo. C'è tanto tanto trash inutile ed ingiustificato, proprio l'ideale per non pensare. E infatti la Bolla non pensa. La Bolla accetta e ride. La Bolla va in brodo di giuggiole davanti a quella tamarra di Lady Gaga, a Mel Gibson chiaroveggente che prende in giro il suo ruolo di profeta dei poveri, a quel Carlo Estevez che compare per la prima volta sullo schermo, al ritorno di Tom Savini, al Camaleonte e a Banderas che gli mancava solo la gallina Rosita poi era a posto per sempre.


La Bolla ride davanti alla copulata in treddì, alle innumerevoli citazioni ignoranti di Guerre Stellari, della fantascienza maffa anni '80, di tutti i film di Rodriguez e di alcuni del buon Tarantino. La Bolla ride del fatto che Nicotero e Berger si sono bevuti il cervello realizzando effetti speciali da cartoleria o del fatto che il missile "puff" si sgonfia e sciabatta nell'acqua come una pietra tirata da un bambino mollo. La Bolla piange commossa davanti a quel finto trailer di Machete Kills Again... In Space, lo vorrebbe guardare adesso, subito. Perché Danny Trejo vestito come Big Jim astronauta e l'uomo con la maschera di ferro (Di Caprio? DaVero????) varrebbero da soli il prezzo del biglietto.


La Bolla ama Machete. Perché Machete vuole bene a tutti (mavaffanculo). E certo, pulin, pare proprio tenero come un Minipony. Perché anche se Danny Trejo ha una sola espressione (quella incazzata, ovviamente), fulmina i nemici, decapita, sventra, corre rigido come una foca sul Pack, fa implodere i nemici, veste da zamarro, parla in terza persona come Giulio Cesare e avrà sì e no tre minuti di dialogo in tutto il film si vede che è un tenerone. Però sentire Voz accusare  Machete di essere dotato di mezzo cervello ha fatto male alla Bolla. Così la Bolla si è adeguata. Perché Machete capita. Machete non twitta. Machete non saprebbe usare Blogger. Quindi la Bolla ha scritto l'unica recensione che Machete riuscirebbe a capir... ehm... avrebbe voglia di leggere. Stacce ™.


Del regista e co-sceneggiatore Robert Rodriguez ho già parlato qui. Danny Trejo (Machete), Mel Gibson (Voz), Michelle Rodriguez (Luz), Amber Heard (Miss San Antonio), Charlie Sheen (o, meglio, Carlos Estevez, nei panni del presidente), Antonio Banderas (El Camaleón 4), Walton Goggins (El Camaleón 1), Vanessa Hudgens (Cereza), Alexa Vega (Killjoy), Tom Savini (Osiris Amanapur), William Sadler (Sceriffo Doakes) e Jessica Alba (Sartana) ho già parlato ai rispettivi link.

Demian Bichir (vero nome Demián Bichir Nájera) interpreta Mendez. Messicano, ha partecipato a film come Che – L’argentino, Che – Guerriglia, Le belve, Corpi da reato e a serie come Weeds. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 50 anni e due film in uscita. 


Cuba Gooding Jr. interpreta El Camaleón 2. Americano, lo ricordo per film come Il principe cerca moglie, Codice d’onore, Cuba Libre – La notte del giudizio, Virus letale, Jerry Maguire (Oscar come miglior attore non protagonista), Qualcosa è cambiato, Al di là dei sogni, Instinct – Istinto primordiale, Pearl Harbor, Rat Race e Zoolander; inoltre, ha partecipato alla serie MacGyver e doppiato Mucche alla riscossa. Anche produttore, ha 45 anni e due film in uscita.


Nel film, come ho già accennato nel post, compare anche la cantante Lady Gaga nei panni di La Camaleón, ma non solo: tra le altre guest stare segnalo Sofia Vergara (Desdemona), il "VanDamme" cileno Marko Zaror (Zaror) e le immancabili sorelle Electra ed Elise Avellan in versione sexy infermiere. E adesso arriva la nota dolente, ovvero scoprire quale attrice famosissima e già molto vituperata dalla sottoscritta ai tempi di Dawson's Creek non è stata al gioco e verrà per questo ri-bollata di infamia perpetua: Michelle Williams ha rifiutato il ruolo di Miss San Antonio. Cacca su di lei. E cacca anche su Rodriguez se non dirigerà il promesso Machete Kills Again... In Space! Nell'attesa, se Machete Kills vi fosse piaciuto recuperate Machete e aggiungete Desperado, Grindhouse - Planet Terror, I mercenari e I mercenari 2. ENJOY!

martedì 16 agosto 2011

The Ward (2010)

John Carpenter è uno dei miei registi preferiti, quindi l’idea di vedere il suo ultimo film, The Ward, da lui diretto nel 2010, era una festa. Una festa che purtroppo mi ha lasciata delusa.



Trama: Kristen è una ragazza che viene internata in manicomio dopo aver dato fuoco ad una casa. Durante la sua permanenza nella struttura scoprirà che il “reparto” del titolo, riservato ad alcune degenti, è infestato dallo spirito di una donna…



Carpenter ha sempre regalato ai suoi fan horror meravigliosi, innovativi e “reazionari” come Il principe delle tenebre, Essi vivono, Il seme della follia, Vampires, persino il divertentissimo omaggio ai film di serie B che è Grosso guaio a Chinatown e l’episodio migliore della serie Masters of Horror, Cigarette Burns. Però non ho problemi a dire che questo The Ward è un po’ una cazzatina, un film che di Carpenteriano ha giusto il titolo e le musiche particolari, per il resto avrebbe potuto essere girato da qualsiasi regista con un minimo di talento. E’ banale, per nulla inquietante, privo del mordente degli altri horror di Carpenter, del significato ribelle dei suoi film precedenti, e pesca a piene mani da una pellicola sicuramente poco conosciuta ma decisamente più bella di questa, ovvero Identità.



Per carità, non dico che il film sia brutto, affatto. Gli amanti dell’horror non avranno da lamentarsi, perché The Ward, oltre ad essere ovviamente ben diretto e ben interpretato, ha tutto. Ha la presenza incombente e misteriosa, legata ad un passato della protagonista che veniamo a scoprire a poco a poco, attraverso inquietanti flashback che la ritraggono bambina e in catene. Ha un’ambientazione evocativa e labirintica come un manicomio dove si praticano volentieri l’elettroshock e, talvolta, anche la lobotomia. Ha una ridda di effetti splatter non da poco, per quanto siano centellinati, e anche il make up del fantasma non è affatto malvagio, soprattutto se si pensa che anche la sua presenza viene dosata col contagocce e aleggia incombente ed inquietante, sbucando quando meno ce lo si aspetta. Però, fate un po’ due conti e pensate a quanti altri horror offrono tutti questi elementi, riuscendo a risultare più dinamici e meno banali. E il finale, beh… quel finale io proprio non l’ho retto. Trovare in un film di Carpenter qualcosa che mi richiamasse in maniera così spudorata un’altra pellicola mi ci ha fatto rimanere davvero male, non mi era mai successo. Che dire, speriamo nel prossimo film.



Di John Carpenter ho già parlato qui, mentre di Amber Heard, che interpreta Kristen, ho parlato qua.

Danielle Panabaker interpreta Sarah. Americana, la ricordo per film come Venerdì 13 e La città verrà distrutta all’alba. Ha partecipato ad episodi delle serie The Bernie Mac Show, Malcom, CSI, Law & Order, Medium, Grey’s Anatomy, e ne ha doppiato uno de I Griffin. Anche produttrice, ha 24 anni e due film in uscita, tra cui il seguito di Piranha 3D.



Lyndsy Fonseca interpreta Iris. Americana, la ricordo innanzitutto per il ruolo di Katie nel recente Kick – Ass, inoltre ha partecipato a serie come Malcom, NYPD, CSI, Dr. House, Heroes, Desperate Housewives e E alla fine arriva mamma!, dove interpreta la figlia del protagonista. Ha 24 anni e due film in uscita, tra cui il seguito di Kick – Ass, Kick – Ass 2: Balls to the Wall.



Jared Harris interpreta il Dr. Stringer. Attore inglese figlio del ben più famoso Richard Harris (per la cronaca: il primo Silente della saga di Harry Potter), lo ricordo per film come L’ultimo dei Mohicani, Cuori ribelli, Assassini nati, Resident Evil: Apocalypse, Ocean’s Twelve, Lady in the Water, From Within e Il curioso caso di Benjamin Button. Ha 50 anni e due film in uscita, tra cui il seguito del bellissimo Sherlock Holmes, Sherlock Holmes: A Game of Shadows, dove interpreterà nientemeno che Moriarty. In America dovrebbe uscire questo dicembre, ammetto di non veder l’ora!!  



Mika Boorem interpreta Alice. Americana, ha partecipato a film come Cuori in Atlantide e a serie
Sabrina vita da strega, Ally McBeal, Walker Texas Ranger, Il tocco di un angelo, Dawson’s Creek, Dr. House e Ghost Whisperer. Ha 24 anni e due film in uscita.


E ora vi lascio con il trailer originale del film... ENJOY!!

lunedì 1 agosto 2011

Benvenuti a Zombieland (2009)

Gira che ti rigira i film con gli zombie, come del resto anche gli slasher, sono sempre uguali. Ultimamente però sono uscite parecchie “variazioni sul tema”, tra cui anche il divertente Benvenuti a Zombieland (Zombieland), diretto nel 2009 dal regista Ruben Fleischer.



Trama: un ragazzino nerd dalle mille fobie si ritrova a dover sopravvivere ad un’apocalisse zombie che ha decimato la popolazione degli USA. Vagando per il paese preda dei morti viventi, incontrerà un folle individuo amante delle armi (e dei Twinkies) e due diffidenti sorelle.



Nel 2005 Shaun of the Dead (o L’alba dei morti dementi, ma è un titolo che mi disgusta…) rinnovava l’horror in particolare e il cinema in generale con un film definito “romzomcom”, commedia romantica con gli zombie, e ci mostrava come fosse possibile mescolare l’ilarità ed il senso dell’assurdo tipico delle commedie agli effetti speciali e al gore tipici dei migliori horror. Nasceva così una pietra miliare del genere e nascevano anche un sacco di emuli più o meno riusciti, e questo Benvenuti a Zombieland ne è un esempio, non all’altezza del “capostipite”, ma comunque dignitoso. La morale dei due film è simile, ovvero l’invito a godersi la vita cercando amore, legami, amicizie e migliorando sé stessi, perché se pensiamo che adesso vada male, beh… potrebbe arrivare qualcosa a far precipitare decisamente le cose, tipo un’apocalisse zombie.



Nel nostro caso il protagonista è un povero nerd sfigato che è riuscito a sopravvivere ai morti viventi grazie ad una miracolosa combinazione di fortuna e importantissime “regole”, oltre al fatto di non avere avuto legami di alcun genere con qualsivoglia persona viva (neppure con i genitori, per esempio); nel corso del film però, tra un colpo di fucile e l’altro, arriverà a capire che avere una famiglia e dei legami permette di infrangere le regole e cambiare in meglio. A proposito di queste regole, sono una delle cose che rendono particolare Benvenuti a Zombieland e anche una delle gag più esilaranti. D’altronde, la storia di Zombieland (come viene chiamata l’America dal protagonista) per come ci viene narrata da Columbus ha origine dal fatto che gli americani non sono stati in grado di rispettare innanzitutto il mantenimento della forma fisica (i primi a morire sono stati i ciccioni incapaci di correre velocemente…), la sana abitudine di allacciare le cinture di sicurezza in macchina (quante fughe fallite finite con parabrezza sfondati da incauti autisti…), l’ancor più sana abitudine di sparare due colpi alla testa del nemico invece che uno, giusto per essere sicuri e, infine, si sono sentiti troppo protetti in bagno, luogo da evitare accuratamente. Nel corso del film spuntano ovviamente anche altre regole, tutte mostrate in sovrimpressione, come se Benvenuti a Zombieland fosse essenzialmente un manuale di sopravvivenza correlato da esempi “visivi” e prove pratiche. Le altre gag particolari del film sono la costante ricerca dell’”ultimo Twinkie” da parte del folle Tallahassee, la “zombie kill of the week”(ovvero la settimanale migliore uccisione di uno zombie, idea derivata dal fatto che Benvenuti a Zombieland sarebbe dovuto essere non un film, ma il pilot di una serie televisiva che avrebbe decretato, di settimana in settimana, il vincitore dell’assurdo premio) e l’apparizione speciale di un attore del calibro di Bill Murray nei panni di sé stesso, che da vita ad una serie di omaggi ad alcuni suoi film conosciuti ed apprezzati anche dal pubblico italiano, tra cui Ghostbusters.



A proposito degli attori e dell’aspetto tecnico di Benvenuti a Zombieland, credo che la debolezza del film risieda un po’ nella mancanza di verve degli interpreti. Per carità, Woody Harrelson e Ruben Fleischer sono bravi e divertenti, anche se il primo è un po’ troppo caricaturale per essere sopportato a lungo, ma le due ragazze che li accompagnano sono essenzialmente due gatti di marmo (e pensare che la sorella minore era la piccola Little Miss Sunshine, sigh…) e in generale il film manca della naturalezza e di quel pizzico di “serietà” che riusciva a rendere Shaun of the Dead il capolavoro che è. Gli effetti speciali ed il trucco, per contro, sono ottimi, all’altezza di un qualsiasi horror “normale”, ed alcune scene sono epiche, soprattutto quelle ambientate nel luna park, dove si svolge la parte finale del film e dove compare la summa di tutte le (mie) fobie: un clown zombie!! Beware! E guardate Benvenuti a Zombieland anche se non amate il genere horror, visto che non c’è nulla di cui avere paura, ma solo da divertirsi.



Di Woody Harrelson, che interpreta Tallahassee, ho già parlato qui, mentre di Bill Murray, che interpreta sé stesso, ho parlato qua.

Ruben Fleischer è il regista della pellicola, l’unico film da lui realizzato che conosco. Americano, anche sceneggiatore e produttore, ha 33 anni e due film in uscita.



Jesse Eisenberg interpreta Columbus. Americano, lo ricordo per film come The Village, Cursed – Il maleficio e The Social Network, che gli ha valso una nomination all’Oscar come miglior attore protagonista. Ha 28 anni e quattro film in imminente uscita, tra cui Bop Decameron, l’ultimo di Woody Allen.



Abigail Breslin interpreta Little Rock. Ricordate la dolcissima pupotta di Little Miss Sunshine (ruolo che le ha valso la nomination all’Oscar per migliore attrice non protagonista)? Eccola qui, un pochino più cresciuta e un po’ meno dolce e carina, reduce da altri film come Signs e da serie come Law & Order, NCIS, Ghost Whisperer e Grey’s Anatomy. Americana, ha 15 anni e due film in uscita.  



Amber Heard interpreta la ragazza dell’appartamento 406. Americana, ha partecipato ad un paio di recentissimi film che devo ancora vedere, ovvero The Ward e Drive Angry 3D, oltre alle serie The O.C. e Criminal Minds. Anche produttrice, ha 25 anni e quattro film in uscita, tra cui The Rum Diary, ennesimo incontro tra la penna di Hunter S. Thompson e la faccetta di Johnny Depp.



Emma Stone interpreta Wichita. Americana, ha partecipato a serie come Medium, Zack e Cody al Grand Hotel, Malcom e ha doppiato alcuni episodi di Robot Chicken. Ha 23 anni e sei film in uscita, tra cui The Amazing Spider – Man, dove interpreterà Gwen Stacy.



Tra gli attori conosciuti e ben celati dal makeup zombesco troviamo un inaspettato John C. Reilly nei panni dello “zombie nascosto in bagno” mentre Patrick Swayze ha visto sfumare la sua occasione di apparire nel film a causa del cancro che lo ha portato alla morte proprio nel 2009. Altra occasione sfumata, questa volta volutamente, quella di John Carpenter che non ha (a mio avviso giustamente…) voluto dirigere il film, mentre Megan Fox ha rifiutato il ruolo di Wichita. In quello di Columbus, invece, avrebbe dovuto esserci l’interprete di Billy Elliot, Jamie Bell, che alla fine ha rinunciato. Pare ci sia in cantiere un secondo episodio, ma siccome regista ed interpreti sono ancora tutti da definire, non vedrà la luce prima di un paio di anni. E ora vi lascio con il trailer originale di Benvenuti a Zombieland... ENJOY!!!

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