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mercoledì 7 settembre 2016

In the Deep (2016)

Spinta dai consigli di chi riesce a tenersi al passo ben più di me, in questi giorni sono riuscita a recuperare In the Deep, anche conosciuto come 47 Meters Down, diretto e co-sceneggiato dal regista Johannes Roberts.


Trama: due ragazze in vacanza decidono di provare l’esperienza di immergersi in una gabbia all’interno di una fetta di Oceano popolata da squali. Purtroppo la gabbia ad un certo punto si stacca e le ragazze si ritrovano bloccate sott’acqua, a 47 metri dalla superficie.

Solo a rileggere la trama mi manca il fiato. Se The Shallows ha avuto pietà della sottoscritta ambientando la vicenda nelle “acque basse”, i realizzatori di In the Deep hanno invece scelto di tirare giù il carico da undici e spingersi fin nelle profondità marine. Certo, quarantasette metri potranno sembrarvi pochini, comprendo che gli abissi riescano a raggiungere numeri ben più vertiginosi, ma direi che sia bastato anche solo toccare le decine, mostrando due ragazze in carenza progressiva d’ossigeno, circondate da oscurità e squali, per mozzarmi il respiro. In the Deep fa leva sulla natura claustrofobica delle vastità oceaniche, sulla maledetta assenza di branchie all’interno di un corpo umano e sui mille problemi legati al mondo delle immersioni, non così facile e carino come potrebbe apparire in un documentario bensì zeppo di regole atte a preservare la salute dei subacquei, che rischiano embolie, allucinazioni e mille altri simpaticissimi effetti collaterali; quel che è peggio, all’interno del film non ci sono subacquei provetti ma due ragazze di cui solo una ha una lieve infarinatura “tecnica”, l’altra ha invece lo stesso coraggio che potrei mostrare io in una situazione simile. Come ogni film a tematica “pericolo marino” che si rispetti, In the Deep prevede inoltre una serie di inconvenienti sempre più insormontabili, accompagnati da sfiga crescente, ed è superfluo dire che per un’ora e mezza la tensione si mantiene a livelli altissimi, tanto che potrei affermare, come spesso accade, “non riuscirete a staccare gli occhi dallo schermo”… ma la verità è che io spesso gli occhi li ho chiusi eccome, cercando di respirare col diaframma visto che dalla parte alta del torace non c’era proprio verso.

Dal punto di vista di trama e conseguente tensione In the Deep è quindi, come mi avevano detto, una spanna sopra The Shallows ma sono tanti gli elementi che fanno della pellicola una piccola, ahimé poco conosciuta perlina. Per esempio, prendiamo le protagoniste. La Blake Lively di The Shallows è una gnocca colossale, esperta surfista e biondona in formissima, sembra proprio nata per sopravvivere ad un’esperienza devastante come quella raccontata nel film; per contro, le protagoniste di In the Deep sono due ragazze ordinarie, non particolarmente belle o atletiche, soprattutto una, cosa che rende il tutto ancora più plausibile ed efficace. Certo, io al posto di Lisa sarei morta d’infarto direttamente all’interno della gabbia e non mi sarei mai azzardata ad uscire col rischio tangibile di non riuscire più a tornare indietro (no ma grazie, bellissima sequenza. Altro che incubi di notte…), ma non stiamo a sottilizzare. In the Deep è stato probabilmente anche più difficile da realizzare rispetto al "cuginetto", soprattutto per quel che riguarda la fotografia, in quanto interamente ambientato sott’acqua, con la maggior parte delle scene illuminate soltanto da torce elettriche o da uno sparuto faro, e l’unica cosa in cui The Shallows gli è superiore è la bellezza delle immagini naturali, che gli ha meritato l’orrido titolo italiano di Paradise Beach. Per il resto, i due film si assomigliano moltissimo e non solo per l’argomento trattato ma anche per l’espediente di mostrare in sovraimpressione i messaggi inviati dal cellulare dei personaggi (espediente di cui The Shallows fa un uso maggiore, cosa che mi ha dato l’idea di avere davanti più un film di forma che di sostanza) quindi, in definitiva, se vi piace il genere consiglierei di recuperarli entrambi, sebbene la mia preferenza vada decisamente a In the Deep. Assieme, neanche a dirlo, alla promessa di non guardarlo mai più, nemmeno per sbaglio.


Di Matthew Modine, che interpreta Taylor, ho già parlato QUI mentre Mandy Moore, che interpreta Lisa, la trovate QUA.

Johannes Roberts è regista e co-sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come The Other Side of the Door. Anche compositore, produttore e attore, ha 40 anni.


Santiago Segura, che interpreta Benjamin, ha partecipato alla seconda stagione di Scream nei panni di Stavo, il figlio dello sceriffo. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate The Shallows. ENJOY!

mercoledì 22 agosto 2012

Il Cavaliere oscuro - Il ritorno (2012)

Ieri sera sono andata con un paio di amici a vedere l’anteprima de Il Cavaliere oscuro – Il ritorno (The Dark Knight Rises), attesissimo capitolo finale della trilogia di Christopher Nolan. La recensione che segue, per rispetto di chi attenderà l’uscita ufficiale per andarlo a vedere, è rigorosamente spoiler free.


Trama: alla fine de Il cavaliere oscuro Batman era stato dichiarato nemico pubblico di Gotham City mentre Harvey Dent, alias Due Facce, era stato praticamente fatto santo. A seguito di questo, Bruce Wayne si è ritirato in una sorta di clausura e la città sta attraversando un periodo di pace che dura da otto anni, ma ci penserà il terrorista Bane a cambiare lo status quo…


Non mi vergogno a dire che i primi due Batman diretti da Nolan mi avevano lasciata come mi avevano trovata. Del primo non ricordo praticamente nulla, mentre il secondo, osannatissimo capitolo mi aveva abbattuta per la noia, salvo per le sporadiche apparizioni di Heath Ledger nei panni di Joker. Ero partita dunque con le peggiori aspettative riguardo questo Il cavaliere oscuro – Il ritorno… invece, e per fortuna, mi sono unita agli applausi a scena aperta che sono scattati automatici alla fine della pellicola. Per la prima volta, infatti, mi è parso che regista e sceneggiatori si siano impegnati a raccontare una storia di Batman, senza limitarsi a girare delle specie di pesantissimi action con un tizio in tenuta da pipistrello e perennemente complessato: qui c’è sì la disperazione, c’è la rinuncia, c’è finalmente un cattivo con le palle in grado di costituire una vera minaccia, sia fisica che psicologica, per l’uomo pipistrello e per Gotham, c’è la consapevolezza che Bruce Wayne è solo un uomo privo di superpoteri costretto ad affrontare problemi più grandi di lui, c'è un riferimento neppure troppo velato alla crisi mondiale e all'incredibile disparità tra troppo ricchi e troppo poveri… e ci sono, soprattutto, dei comprimari della madonna.


Non vado troppo nel dettaglio per non rovinare la sorpresa a chi non ha ancora visto la pellicola, ma ho sempre pensato che il bello di Batman non fosse il protagonista in sé, quanto la varietà di personaggi che ne popolano l’universo. In questo caso, Christian Bale, per quanto bravissimo e in parte, potrebbe tranquillamente non comparire mai all’interno della pellicola, perché bastano gli altri protagonisti a formare da soli un film praticamente perfetto. Michael Caine e Gary Oldman sono assolutamente inarrivabili, soprattutto il primo regala degli incredibili momenti di umorismo british e pura commozione; il nuovo villain Bane mette ansia ad ogni apparizione, è di una spietatezza senza confini ed è un piacere vederlo mettere in atto i suoi folli progetti (l’unico neo è la sua orrenda voce metallica, inascoltabile come quella di Batman: durante il confronto tra i due mancava solo la vocetta posticcia dell'Enigmista che invitava entrambi a fare un gioco con lui, poi eravamo davvero a posto…); Anne Hathaway è, inaspettatamente, una Selina perfetta, nelle movenze, nel costume e nelle motivazioni del personaggio, quasi affascinante come Michelle Pfeiffer; Joseph Gordon – Levitt è la scelta vincente per un protagonista fondamentale che viene “svelato” con intelligenza e senza troppi sensazionalismi, tenendolo quasi nell’ombra per tutta la durata della pellicola ed approfondendone al meglio le motivazioni; infine, Marion Cotillard è la raffinatezza fatta a persona, e cos’altro si può dire ad un’attrice simile? Al solito, purtroppo, il Fox di Morgan Freeman non mi ha fatto né caldo né freddo, trovo che sia un personaggio simpatico e utile in senso pratico, ma per il resto tranquillamente sacrificabile. 


Per quanto riguarda l’aspetto tecnico della pellicola, anche i primi due capitoli rasentavano la perfezione, e Il cavaliere oscuro – Il ritorno non fa eccezione. La scena iniziale è mozzafiato, da pelle d’oca, così come l’attacco definitivo di Bane alla città di Gotham, punto focale del film (apro una parentesi sulla colonna sonora, bellissima, ma tante volte è molto più emozionante e carica di valore la delicata voce di un bambino che canta l'inno nazionale al momento giusto per far rimanere a bocca aperta...), inoltre i mezzi tecnologici dell’uomo pipistrello sono forse ancora più impressionanti delle altre volte e consentono sicuramente la realizzazione di efficacissime sequenze dove inseguimenti, sparatorie ed esplosioni la fanno da padrone. Sensazionali le scenografie: personalmente, ho amato molto l’immagine del tribunale “temporaneo” di Gotham City (e dovreste vedere il giudice che lo presiede…!), emblema di un caos mascherato da legge, e sono molto suggestivi anche il rifugio del villain e la prigione sotterranea nel bel mezzo del deserto. Non mi hanno fatta impazzire i costumi invece, con Bane che sembra uno zamarro appena caduto dall’aereo de I mercenari e con le solite, impersonalissime tutine che avvolgono le chiappe di Catwoman e Batman, né ho apprezzato i combattimenti tra protagonista e villain, lenti e rozzi incontri di pugilato tra monoliti di marmo. Ma a parte questi ultimi, trascurabili dettagli, è bello vedere come Nolan sia riuscito a tirare con maestria le fila del complesso discorso cominciato ormai sette anni fa, dando alla saga una degna e logica conclusione, che non lascia assolutamente l’amaro in bocca né una sensazione di incompletezza, come spesso accade in questi casi. Personalmente, confido che la cosa finisca qui e che non vengano fatti altri seguiti o reboot che saprebbero di fasullo lontano un miglio. Intanto, mi preparo a recuperare l’intera trilogia in DVD, chissà che il tempo non mi consenta di essere più indulgente con i primi due film e di dichiararli bellissimi come questo Il cavaliere oscuro – Il ritorno.


Del regista e cosceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato qui. Di Christian Bale (Batman/Bruce Wayne),  Gary Oldman (Jim Gordon), Tom Hardy (Bane), Joseph Gordon – Levitt (Blake, ruolo per il quale erano stati considerati anche Leonardo Di Caprio, Ryan Gosling e Mark Ruffalo), Anne Hathaway (Selina, ruolo per cui erano "arrivate in finale" anche Keira Knightley e Jessica Biel), Marion Cotillard (Miranda), Morgan Freeman (Fox), Michael Caine (Alfred), Cillian Murphy (Jonathan Crane/Scarecrow), Liam Neeson (Ra's Al Ghul) e Nestor Carbonell (il sindaco), ho già parlato nei rispettivi link.

Matthew Modine interpreta Foley. Americano, lo ricordo per film come Full Metal Jacket (era il soldato Joker), America oggi, Corsari, Notting Hill, Ogni maledetta domenica, inoltre ha partecipato alla serie Weeds. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 53 anni e due film in uscita.


Inutile dirlo, se il film vi è piaciuto vi consiglio il recupero di Batman Begins e di Il Cavaliere oscuro, oltre ovviamente a Batman e Batman Returns di Tim Burton. ENJOY!!



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