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mercoledì 3 gennaio 2024

Bolle di recensioni festive: Adagio (2023) - Wonka (2023) - La vita è meravigliosa (1946)

Buon anno e bentornati su queste pagine, magari un po' appannate ma sempre presenti! Nell'attesa di abbuffarci coi nuovi film del 2024 e con l'imminente Award Season, vi parlo brevemente di un paio di film visti nelle vacanze natalizie, notoriamente periodo in cui non ho un briciolo di tempo per scrivere recensioni lunghe e ponderate. All'interno del post, come vedete, c'è un "intruso", ma non sono riuscita a trovare un altro titolo affine per realizzarne uno unico e mi sono dovuta accontentare! Notate come, alla fine della mini-recensione, ci siano i voti di Mirco che, da bravo sommelier, li ha espressi in centesimi! ENJOY!


Adagio - Stefano Sollima
(2023)

In realtà questo l'ho visto prima delle festività, ma tra influenza e corse agli ultimi regali riesco a parlarne solo adesso. Adagio è un "gangster movie" crepuscolare e sporco, malinconico come i suoi protagonisti e come il tempo musicale che gli dà il titolo (a proposito di musica, la colonna sonora dei Subsonica è calzantissima ma mai quanto la devastante Tutto il resto è noia di Califano, pesante come un macigno e tristemente ficcante per la situazione dei personaggi). Nei palazzi e nelle strade di una Roma trasformata in uno scenario post-apocalittico da incendi, canicola e blackout, si aggirano delinquentelli che vorrebbero ma non possono, poliziotti corrotti e cariatidi criminali, reduci di un passato di gloriosa malavita ormai ridotti all'ombra di loro stessi: Polniuman, Daytona e il Cammello hanno nomi altisonanti ed esotici ma sono stati dimenticati e fiaccati dall'unica cosa contro cui nulla possono violenza, soldi e potere, ovvero il tempo inesorabile ed impietoso. Tra chi sceglie saggiamente l'anonimato e chi recita una parte, si insinua la volontà non tanto di rivalsa, quanto di riparare agli errori passati rendendo significativi gli ultimi anni che restano da vivere, sperando di risarcire vite spezzate troppo presto. Sollima dirige col respiro epico di chi ha per le mani una tragedia fatta di eroi sconfitti e porta sullo schermo una Roma infernale, nelle cui strade si aggirano freak e vecchi orripilanti, interpretati da attori bravissimi sui quali spiccano un Favino irriconoscibile (dal trailer pensavo fosse Nuot Arquint), un Adriano Giannini di rara abiezione e un Toni Servillo strepitoso. Nota di merito anche al giovane Gianmarco Franchini, che inizia come il solito guappetto da prendere a sberle forti dopo avergli fatto ingoiare cuffie e musica di merda, e finisce con uno sguardo desolato che stringe il cuore. Un film non facile ma bellissimo.

Voto Mirco: 80/100

La vita è meravigliosa - Frank Capra (1946)

Visto la sera di Natale con Mirco, alla prima esperienza col cult di Frank Capra, mentre io probabilmente lo avevo guardato da bambina, perché conoscevo la storia (o forse ne ho viste mille riedizioni in telefilm e cartoni, chissà). Molto carino, nonostante il livello di sfiga atomico di un protagonista che non merita davvero tutta la serie di ostacoli che il destino gli mette davanti, condannandolo a mettere da parte sogni di gloria per accontentarsi di una "meravigliosa" vita normale, sempre ad arrabattarsi per due spiccioli, a un passo dall'ipertensione, con un asilo nido in una casa che cade a pezzi. Certo, come insegna l'angelo Clarence, "potrebbe andare peggio", quindi sorridiamo felici e godiamoci il finale natalizio, che mi accompagna ogni anno dal giorno in cui ho cominciato a vedere Gremlins e che mi ha fatto battere il cuore più per la nostalgia che per l'effettivo trasporto emotivo. Voto 10, ovviamente, al sempre affascinante James Stewart ma, come ho scritto su Facebook, voto 10 anche all'adattamento italiano assai agé (il film è arrivato da noi nel 1948), che sul finale stronca ogni sentimento di fratellanza con un ottimo e gioiosissimo "Oh, guardate, c'è anche la negra!!" riferito alla povera Lillian Randolph.

Voto Mirco: 85/100


Wonka - Paul King (2023)

Dal regista di Paddington, il prequel dell'amatissimo Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. Ne avevo letto le peggio cose, ma è talmente innocuo e natalizio che mi chiedo se, semplicemente, la gente non lo abbia criticato per la solita storia dell'infanzia stuprata o per la co-protagonista di colore. Considerato che i ragazzini d'oggi non hanno idea di chi sia Gene Wilder e che i pochi giovanissimi che ricordano il suo Wonka gli preferiscono l'aberrazione di Burton/Depp, c'è ben poco da stuprare e, salvo un paio di momenti talmente cringe da fare il giro (il latte di giraffa e la mise bavarese, santo cielo!), la storia è carina ed edificante, dal vago sapore dickensiano, con l'aggiunta di un tocco di magia e follia che non guastano e che rendono parecchio a livello visivo, soprattutto su grande schermo. L'unico vero difetto, per quanto mi riguarda, è averlo guardato in italiano, visto il cast quasi interamente britannico, e un paio di canzoni che, nella nostra lingua, sono state per forza di cose tradotte in maniera orrenda, per il resto mi sono divertita molto. L'apice è stato ovviamente l'Oompa Loompa di Hugh Grant, di cui vorrei uno spin-off dedicato, solo per godere dello scazzo tutto british che accompagna ogni battuta dell'immonda creatura. 

Voto Mirco: 75/100

mercoledì 17 maggio 2017

Paddington (2014)

Le feste sono state anche l’occasione per dare una chance al palinsesto televisivo che di solito snobbo ma che, sotto le luci natalizie e capodannesche, si riempie di film per bambini non solo Disney. Complice anche il ricordo di recensioni positive, una sera di dicembre mi sono quindi ritrovata a guardare Paddington, diretto nel 2014 dal regista Paul King e tratto dai libri per ragazzi scritti da Michael Bond.


Trama: un orsetto originario del Peru viaggia fino a Londra e viene ospitato da una famiglia di umani, i Brown, che lo battezzano Paddington e promettono di aiutarlo a trovare l’esploratore che tanti anni prima aveva stretto amicizia con i suoi zii.



Sono troppo vecchia per queste st… dai, avete capito. Alla fine di Paddington, circondata da madre, padre e gatta addormentati sul divano, ho fatto mie le parole di papà Bolla, il quale ha aperto gli occhi giusto per dire “Ma mia cu l’ea propriu inna belinata, eh.” mentre mamma annuiva senza osare proferire favella per paura di deludermi. A meno che non abbiate cinque/sei anni, la storia di un orsetto del Peru che viaggia fino a Londra a mo’ di orfanello/profugo e si piazza nella stazione di Paddington con un cartellino al collo che recita “Prendetevi cura di lui” è qualcosa di talmente mieloso che difficilmente riuscirete ad arrivare alla fine (io ci sono riuscita ma per non soccombere alla melassa ora ho la tessera della Lega in una mano e un santino di Salveenee nell’altra, fatevi due conti), soprattutto se non sarete in grado di sorvolare sui soliti cliché “mamma matta, babbo burbero, sorella adolescente ribelle, fratello che vuol tanto bene al papà ma non viene capito incontrano essere pasticcione che gli devasta casa ma insegna loro il significato della parola aMMore (che è poi lo stesso canovaccio base del 90% degli horror che guardo, solo che al posto dell’orsetto ric…tenerino, ci sono spettri/maniaci/mostri più o meno truculenti)”. Ma anche sorvolando su questo sterotipo e provando a guardare Paddington sorseggiando una tazza di ottimo the inglese, tocca sorbirsi la parte “action” della pellicola, incentrata su una povera pazza che non ha nulla di meglio da fare se non riempire il museo di animali impagliati a causa di un trauma infantile, mentre uno dei tanti Dottori televisivi cerca inutilmente di concupirla. Certo, Paddington è un’istituzione britannica e la pellicola è rivolta ad un pubblico di bambini, l’orsettino è tanto carino e sicuramente se leggessi i libri illustrati mi convertirei alla causa di Michael Bond cominciando a riempirmi la casa di peluche con cappellini rossi e giacchine blu ma stavolta la magia, almeno a livello di storia e coinvolgimento emotivo, non ha attecchito.


Va un po’ meglio, e per fortuna, il comparto tecnico, altrimenti credo che i poveri genitori costretti a vedere questa robetta si sarebbero impiccati per la disperazione. Paddington e i suoi zii sono degli orsotti molto carini e, pur parlando il linguaggio umano, sono stati realizzati con pochissime concessioni ad un design antropomorfo, al punto da sembrare degli orsi veri. Anche le scenografie sono molto belle e si accompagnano a scelte di regia intelligenti che un po’ intristiscono visto la pochezza della storia alla quale sono state messe al servizio. La casa dei Brown è a dir poco spettacolare, con il muro dipinto con rami di fiori di ciliegio e le stanze da letto che rispecchiano la personalità del membro della famiglia che le abita, ma anche la bottega dell’antiquario e la sede degli esploratori sono spettacolari, soprattutto quest’ultima e il sistema di posta pneumatico che la caratterizza. Allo stesso modo, è simpatica la scelta di raccontare il prologo della storia con uno stile che richiama i filmini degli anni ’40 oppure quella di mostrare l’intera casa sezionata in modo da consentire al pubblico di vedere cosa accade in ciascuna stanza contemporaneamente alle altre. Per quanto riguarda il reparto attori, invece, l’appassionato di cinema e serie TV rischia di esclamare “No, Maria, io esco!”. Peter Capaldi tanto quanto se la cava, portando a casa un ruolo idiota con un tale ed autoironico aplomb scozzese da meritargli il ruolo di Lord, i membri della famiglia Brown sono accettabili nel loro essere stereotipi da film per bambini e forse anche Julie Walters, per quanto irriconoscibile, con un paio di whiskey in corpo potrebbe risultare simpatica ma Nicole Kidman e Jim Broadbent? No, dai. La Kidman è costretta in un personaggio talmente imbarazzante che penso l’abbia portata a quel livello solo la scarsità di ingaggi dovuta agli interventi estetici sbagliati, mentre il povero Broadbent è semplicemente sprecato, buttato lì a caso perché forse mancava un attore inglese da dare in pasto al pubblico, chissà. Insomma, un diludendo sotto tutti i punti di vista. Che brutto invecchiare!


Di Imelda Staunton (voce originale di zia Lucy), Michael Gambon (voce di zio Pastuzo), Ben Whishaw (voce di Paddington), Hugh Bonneville (Henry Brown), Julie Walters (Mrs Bird), Nicole Kidman (Millicent), Peter Capaldi (Mr Curry) e Jim Broadbent (Mr Gruber) ho parlato ai rispettivi link.

Paul King è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto episodi della serie The Mighty Boosh. Anche attore, ha 39 anni e un film in uscita, Paddington 2.


Colin Firth avrebbe dovuto doppiare Paddington ma, secondo il regista, l'orsetto non poteva avere la voce di un "bell'uomo di mezza età dotato della voce più bella del mondo" quindi lo ha sostituito con Ben Whishaw. Emma Thompson, che viene ringraziata nei titoli di coda, ha invece supervisionato lo script, "limandolo" per quanto possibile. L'anno prossimo dovrebbe uscire Paddington 2, con lo stesso cast, ma è già previsto anche un Paddington 3 e, se non doveste averne abbastanza di orsetti, sappiate che esistono anche tre serie animate dedicate al personaggio. Nell'attesa, potete sempre guardare Il GGG - Il grande gigante gentile. ENJOY!

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