Visualizzazione post con etichetta paul mcgann. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paul mcgann. Mostra tutti i post

martedì 22 ottobre 2024

Alien³ (1992)

Seguendo la challenge di Letterboxd, oggi avrei dovuto parlare di Alien - La clonazione, ma che senso avrebbe avuto guardarlo se prima non avessi rivisto Alien³, diretto nel 1992 dal regista David Fincher?


Trama: Ripley sopravvive a un atterraggio di fortuna sul pianeta-prigione Fiorina "Fury" 161 ma scopre che con lei è atterrato anche un alieno...


A dimostrazione di quanto la saga Alien non abbia mai fatto presa sulla mia coscienza di cinefila, neppure ora che, a 43 anni suonati, ne sto riguardando/recuperando i film, comincerò il post dicendo che Alien³ non mi è sembrato così aberrante rispetto ai suoi predecessori. Certo, la coerenza, la solidità che c'erano in Alien e Aliens - Scontro finale qui non si percepisce, ma come potrebbe? David Fincher era al suo primo lavoro importante e, tra ingerenze degli studios, cambi quotidiani di sceneggiatura, pressioni per finire di girare in tempo entro una data d'uscita già definita, è un miracolo che il regista non sia fuggito a gambe levate lasciando la produzione dopo mezza giornata. Tutto ciò ha riempito innanzitutto il film di incongruenze a livello di sceneggiatura e contribuito a rendere alcuni passaggi oscuri, per non parlare di un paio di personaggi che perdono o acquistano importanza apparentemente senza alcun senso, eppure l'atmosfera di tragico, ineluttabile nichilismo, che sarebbe poi esplosa nell'opera più famosa di Fincher, Seven, qui è palpabile fin dall'inizio. In Alien³ non c'è speranza per nessuno. Un potenziale nucleo familiare viene spazzato via con una spietatezza agghiacciante, un sentimento in boccio stroncato alla radice da fiotti di sangue, una flebile speranza di sopravvivenza viene consegnata a chi ne è privo da anni ma l'unica, reale fonte di salvezza e autodeterminazione è la morte. Una morte temuta, certo, ma chiesta più volte come dignitosa conclusione di una battaglia perduta a causa delle macchinazioni di chi non rispetta la vita umana e guarda solo ad uno squallido profitto. E' difficile, se non addirittura impossibile, affezionarsi ai detenuti di Fiorina 161, questo è certo, ma è altrettanto impossibile non amare la Ripley umanissima e stanca di Alien³, la fragilità che trasuda da una tempra d'acciaio ormai fiaccata da innumerevoli traumi, sia fisici che psicologici. Il film di Fincher non diverte mai, piuttosto angoscia per il suo "mai una gioia" reiterato, eppure lo trovo apprezzabile proprio per questo motivo, chiamatemi pazza.


In Alien³, poi, ho trovato quello che per me, al momento, è il miglior personaggio della saga, il medico "decaduto" Clemens di Charles Dance. Pacato, gentile, dotato di britannico aplomb e mai fuori posto (tranne in una scena, porca di quella miseria...), sarei stata ore a guardarlo e sentirlo raccontare la sua triste storia, aggrappandomi alla sciocca speranza di un happy ending che negli Alien in generale, e Alien³ in particolare, è più raro dell'ossigeno. Anzi, a dire il vero mi ha intrattenuto più l'elemento umano di quello alieno. Per quanto mi riguarda, infatti, il vero difetto di Alien³ è, innanzitutto, uno xenomorfo abbastanza orripilante, realizzato con effetti speciali che sembrano molto più vecchi di quelli utilizzati nel '79, poi uno scontro finale che a me è sembrato soporifero. Mai avrei pensato di addormentarmi guardando un Alien (soprattutto perché Alien³ è molto gore), eppure è successo, e l'ultima mezz'ora si è trasformata in un'ora di click sul tasto rewind del telecomando. Non so se è stata colpa dei setting tutti uguali, resi ancora più uggiosi da una cupa monocromia, se è un problema della regia inesperta, del montaggio o del sembiante assai simile dei vari detenuti (avendo ormai difficoltà a ricordare i nomi dei personaggi, l'unica speranza è avere personaggi interpretati da attori dal volto molto familiare, come quello di Pete Postlethwaite), ma prima del gran finale ammetto di essermi persa più volte, ben poco convinta dalla trappola architettata ai danni dello xeno-cane. So che del film esiste una "Assembly Cut", chiamata così perché Fincher, ancora rivoltato dall'esperienza a distanza di anni, si è rifiutato di rimettere mano al girato e ha dato via libera a chiunque volesse riproporlo senza tagli, e forse il modo migliore per fruire di Alien³ sarebbe guardarla prima di emettere giudizi, ma al momento sono a posto così e mi accontento di quanto di buono è rimasto nella versione che potete trovare su Disney +.


Del regista David Fincher ho già parlato QUI. Sigourney Weaver (Ripley), Charles S. Dutton (Dillon), Charles Dance (Clemens), Paul McGann (Golic), Ralph Brown (Aaron), Holt McCallany (Junior), Lance Henriksen (Bishop II) e Pete Postlethwaite (David) li trovate invece ai rispettivi link.


Richard E. Grant
aveva fatto il provino per il ruolo di Clemens, in quanto David Fincher è un grande fan di Shakespeare a colazione e avrebbe voluto riunire Grant a Paul McGann e Ralph Brown. La produzione, purtroppo, ha ritenuto l'attore troppo mite per l'ambiente carcerario e ha preferito dare il ruolo a Charles Dance. Ciò detto, se Alien³ vi fosse piaciuto, recuperate Alien, Aliens - Scontro finale, Alien - La clonazione, Prometheus e Alien: CovenantENJOY!  

venerdì 24 aprile 2015

La regina dei dannati (2002)

Dopo l'epica disfatta di Scemo & più scemo, il mio peculiare metodo di scelta film mi ha purtroppo ancorata agli anni '90/2000, che hanno sì dato i natali a qualche cult ma anche a moltissime ciofeche. A quest'ultima categoria appartiene La regina dei dannati (Queen of the Damned), diretto nel 2002 dal regista Michael Rymer e tratto da due romanzi di Anne Rice, Il vampiro Lestat e La regina dei dannati.


Trama: il vampiro Lestat si sveglia dal suo sonno secolare, attirato dalla musica di un gruppo di sbandati. Rinvigorito dalla melodia, il vampiro decide di diventare una rockstar e, soprattutto, di rivelare a tutto il mondo l'esistenza della sua specie, attirando l'odio di parecchi suoi simili e risvegliando l'antichissima Akasha, Regina dei Dannati...


Prima di cominciare a parlare de La regina dei dannati, è bene premettere una cosa. Della pluripremiata e famosissima saga Cronache dei vampiri di Anne Rice ho letto solo Intervista col vampiro, per pura curiosità, e l'ho trovato pesante come una mattonata sui marroni. La mia reazione inconsulta, nonostante il vampiro sia sempre stata una figura a me molto cara, è stata il conseguente rifiuto di proseguire nel recupero degli altri volumi che compongono l'affresco letterario della Rice. Questo per dire che le trame di romanzi come Il vampiro Lestat e La regina dei dannati mi erano sconosciute prima della visione della pellicola... eppure, nonostante questo, il film di Rymer mi ha talmente ammorbata e perplessa che sono stata costretta a documentarmi su Wikipedia, riuscendo così a provare ancora più schifo. Non starò a tediarvi parlando delle differenze tra film e romanzi, sappiate solo che il film La regina dei dannati è un fiacco antenato di Twilight, completamente asservito ad un pubblico di donnette sospiranti che nel vampiro cercano solo l'emblema del bello e maledetto, possibilmente semi-nudo, irraggiungibile ma non troppo e che desiderano identificarsi con un'eroina bella, intelligentissima e dal passato misterioso, pronta a gettare al vento la propria natura mortale nonostante i suoi antenati abbiano cercato in tutti i modi di proteggerla dal virus della bimbominkitudine. Gli sceneggiatori imperniano interamente la pellicola su una storia d'amore che, se non ho capito male, è quasi del tutto assente nell'opera originale e mettono in piedi un coacervo di cliché vecchi come il mondo, affossati da lunghissimi dialoghi improntati sul male di vivere, sul dolore della solitudine e sulla caducità della bellezza umana (ma se TUTTI gli umani sono effimeri e di conseguenza belli perché, o mio caro Lestat, ti devi invaghire solo della gnocca depressa mentre tutti gli altri li tratti come cibo? Solo perché ha letto il tuo diario? Santo cielo...), concludendo il tutto con un finale consolatorio e un "cliffhanger" fastidiosi come l'orticaria. Tutto lo spleen, il reale sentimento, il disagio che si percepivano palpabili in quel capolavoro che è Intervista con vampiro, diventano qui meri elementi di uno stile volutamente "maledetto" e l'interesse che si prova per le vicende del protagonista è pari a zero.

I giornali dicono di me che ho un alito importante.... E' vèro. E' mòlto vèro.
Certo, fare un confronto con Intervista col vampiro è spietato da parte mia. La regia di Neil Jordan era elegante quanto l'ambiente dove si muovevano i suoi bellissimi vampiri, i costumi di Sandy Powell rasentavano la perfezione, il cast vantava attori capaci e all'apice della forma, mentre qui ci sono solo sciatteria e tamarreide. Michael Rymer sceglie di girare un videoclip più che un horror e ogni tot lo spettatore è costretto a sorbirsi orride visioni virate in rosso oppure dei video musicali dove Stuart Townsend si dimena credendosi molto ma molto fico, un po' come succedeva a Fabius di Mai dire Gol; ora, io non voglio essere superficiale ma il Lestat di Tom Cruise, attore che a me ha sempre fatto sesso tanto quanto un sasso, era talmente carismatico da diventare automaticamente bello come un dio, senza dover rimanere costantemente a torso nudo o a fissare la telecamera con sguardo da piacione gotico. La regia di Rymer e l'interpretazione di Townsend sono sciatte tanto quanto gli effetti speciali utilizzati in abbondanza dal momento in cui compare Akasha e quanto le orrende scene di lotta tra vampiri, con quel fastidioso "effetto scia" che segue i personaggi ogni volta che si muovono. Tornando a parlare di attori, La regina dei dannati è il trionfo dei giovani di belle speranze che, dopo un esordio stratosferico, sono tornati giustamente nelle retrovie dei figuranti (vedi lo stesso Townsend, ma anche il secondo corvo Vincent Perez) o degli ex attori di culto che sono finiti a recitare in filmacci commerciali (vedi Paul McGann o Lena Olin) e la sfortunata Aaliyah era sicuramente una gnocca stratosferica perfetta per interpretare Akasha, peccato abbia scelto di passare metà del tempo a muoversi come un burattino scoordinato e con la bocca spalancata per mostrare i canini. L'unica cosa bella del film, e per fortuna visto che Lestat canta di lungo, è la colonna sonora quasi interamente scritta dal cantante dei Korn, Jonathan Davis, il cui stile inconfondibile impregna tutta la pellicola (se i Korn non vi sono mai piaciuti questo però rischia di non essere un pregio, sorry) e rimane in testa anche dopo qualche giorno dalla visione. Il resto, per fortuna, è già scivolato via come acqua dalla mia mente... tutto, maledizione, tranne l'orrida mise di Jesse che, per entrare in un nightclub discotecaro zeppo di vampiri, decide di farsi i codini come Sailor Moon. A proposito dello sbagliare completamente stile ed atmosfere, eh?

Saailor Moon, amica Saaaaailor Moon!
Di Paul McGann, che interpreta David Talbot, ho già parlato QUI.

Michael Rymer è il regista della pellicola. Australiano, ha diretto episodi di serie come American Horror Story e Hannibal. Anche produttore e sceneggiatore, ha 52 anni.


Stuart Townsend interpreta Lestat. Irlandese, lo ricordo per film come La leggenda degli uomini straordinari; inoltre, ha partecipato a serie come Will & Grace e ha lavorato come doppiatore in Robot Chicken. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 43 anni.


Vincent Perez interpreta Marius. Svizzero, lo ricordo per film come Cyrano di Bergerac e Il corvo 2. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 51 anni.


Lena Olin (vero nome Lena Maria Jonna Olin) interpreta Maharet. Svedese, la ricordo per film come L'immagine allo specchio, Fanny & Alexander, La nona porta e Chocolat; inoltre, ha partecipato a serie come Alias. Ha 60 anni e due film in uscita.


La regina dei dannati è stato il secondo e ultimo film della cantante Aaliyah, morta in un incidente aereo poco dopo la fine delle riprese (la pellicola è dedicata alla sua memoria), cosa che ha costretto il fratello a dare una mano per l'overdubbing; a proposito di voci, chi ha avuto modo di passare l'adolescenza ascoltando i Korn avrà capito che le canzoni di Lestat non le esegue Stuart Townsend, bensì Jonathan Davis, che ha scritto parecchi pezzi della colonna sonora. Detto questo, La regina dei dannati ha fatto schifo veramente a tutti, sia ai fan de Le cronache dei vampiri, sia alla stessa Anne Rice, sia a Tom Cruise, che ha rifiutato di tornare come Lestat (per il ruolo era stato contattato anche Wes Bentley, che a sua volta ha declinato l'invito); a tal proposito, molto meglio recuperare il "prequel" Intervista col vampiro. ENJOY!

martedì 9 luglio 2013

Shakespeare a colazione (1987)

L’ignoranza, che brutta bestia! Personalmente, non avevo mai sentito nemmeno nominare il film Shakesperare a colazione (Withnail & I), diretto nel 1987 dal regista Bruce Robinson e tratto da un suo romanzo mai pubblicato… però, leggendo questo titolo tra i soliti consigli del sito GetGlue mi sono incuriosita e per fortuna!


Trama: Withnail e Marwood sono due attorucoli falliti, senza prospettive di impiego presenti o future. Stanchi della vita londinese, decidono di andare per un periodo nel casolare di campagna dello zio di Withnail, portando come unico bagaglio alcool, fisime e problemi…


Shakespeare a colazione è una commedia nerissima zeppa di humour e wit inglesi, due elementi che apprezzo sempre tantissimo. Attraverso la voce narrante di Marwood (menzionato nei titoli di coda come l’and I del titolo originale, alter ego del regista nonché immagine sputata di John Lennon in alcune sequenze... Non a caso, il film è prodotto da George Harrison) ci vengono raccontate le vicende surreali dei due protagonisti, le cui vite scorrono quotidianamente immerse in un vortice di alcool e stupefacenti, costellate da personaggi borderline e al limite del caricaturale. Dei due, nemmeno a dirlo, il più folle è Withnail, un guitto totalmente fuori dal tempo, perfetta incarnazione dell’idea di “poeta maledetto”, di attore per cui non esiste distinzione tra realtà e palcoscenico, costantemente ubriaco o fatto di qualsiasi sostanza e, per questo, assolutamente imprevedibile, come purtroppo scoprirà a sue spese il povero Marwood. L’interazione tra i due porta a delle sequenze esilaranti, soprattutto quando tra loro si metterà lo zio gay di Withnail (un insospettabile Richard Griffith nei panni di un personaggio ispirato, pare, a Zeffirelli, che durante le riprese di Romeo e Giulietta avrebbe fatto avances parecchio esplicite al regista, che interpretava Benvolio) oppure quando verrà il momento di interagire con gli autoctoni della campagna inglese.


Come in tutte le migliori commedie nere, tuttavia, oltre agli abbondanti momenti comici c’è anche una solida vena negativa e malinconica che, se nel corso del film viene “dissimulata” ma aleggia come un’ombra sui due protagonisti, nello splendido finale torna a galla in tutta la sua intensità, lasciando allo spettatore l’inevitabile amaro in bocca e segnando la definitiva separazione tra i due protagonisti: Marwood, per quanto influenzato dall’amico, è comunque un uomo “moderno”, in grado di scendere a compromessi e adattarsi per poter sopravvivere, mentre Withnail rimarrà per sempre ancorato al 1969 e alla sregolatezza di quegli anni nonostante si stiano per aprire le porte di un’altra epoca, come rimarcato tristemente dal tossico Danny (anche se nel romanzo il destino di Withnail è definitivo e ben peggiore…). Comunque, non è certo solo nel commovente finale che si può apprezzare l’incredibile bravura dell'attore Richard E. Grant: una scheggia impazzita che salta disinvoltamente dal rispetto della sceneggiatura all’improvvisazione, un astemio costretto ad interpretare un ubriacone, un personaggio profondissimo e allo stesso tempo cialtrone, che non sfigurerebbe affatto accanto ad altri "disadattati" cult come, per esempio, Drugo Lebowski o Capitan America e Billy. Altro non dico per non rovinare il gusto della visione. Fate come me, affidatevi all'istinto e, se non l'avete mai fatto, godetevi questo Shakespeare a colazione, rigorosamente in lingua originale!


Di Richard Griffiths, che interpreta Monty, ho già parlato qui.

Bruce Robinson è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre compare nei panni del barista del pub londinese. Inglese, ha diretto altri tre film, ovvero Come fare carriera nella pubblicità, Gli occhi del delitto e il recente The Rum Diary – Cronache di una passione. Anche attore, ha 67 anni.


Richard E. Grant (vero nome Richard Grant Esterhuysen) interpreta Withnail. Originario dello Swaziland, lo ricordo per film come Come fare carriera nella pubblicità, Pazzi a Beverly Hills, Hudson Hawk – Il mago del furto, Dracula di Bram Stoker, L’età dell’innocenza, Ritratto di signora, Gosford Park e The Iron Lady, inoltre ha lavorato come doppiatore in La sposa cadavere e partecipato alla serie Doctor Who. Anche regista e sceneggiatore, ha 56 anni e due film in uscita.


Paul McGann interpreta Marwood. Inglese, ha partecipato a film come L’impero del sole, Alien3, I tre moschettieri e La regina dei dannati. Ha 54 anni.


Ralph Brown interpreta Danny. Più volte nominato sul Bollalmanacco, non ha mai avuto il solito trafiletto tutto per lui, quindi rimedio ora. Inglese, ha partecipato a film come Alien3, La moglie del soldato, Fusi di testa 2 – Waynestock, L’esorcista – La genesi, Dominion: Prequel to the Exorcist, I Love Radio Rock, Stoker, Il cacciatore di giganti e alla serie Dallas. Anche sceneggiatore e produttore, ha 56 anni e due film in uscita.


Il ruolo di Withnail era stato offerto a Daniel Day-Lewis, che però ha rifiutato, mentre tra gli altri attori presi in considerazione c’erano anche Kenneth Branagh e Bill Nighy, quest’ultimo molto amico del regista. Per concludere, se Shakespeare a colazione vi fosse piaciuto, consiglierei di buttarvi su uno qualsiasi dei film di Wes Anderson. ENJOY!!

Se vuoi condividere l'articolo