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martedì 24 aprile 2018

Free Fire (2016)

Uno sfortunato incidente accorso nel periodo Natalizio è coinciso con la possibilità di passare del tempo bloccata in casa a guardare film... quindi, per cominciare, ho deciso di recuperare Free Fire, uscito in Italia (ma non a Savona) a inizio dicembre e diretto nel 2016 dal regista Ben Wheatley, anche co-sceneggiatore.


Trama: uno scambio di armi e denaro non va per il verso giusto e i coinvolti cominciano a spararsi, diffidenti l'uno dell'altro...



Immagino che tutti ricorderete il finale de Le Iene, uno stallo in cui i protagonisti, alla fine, si ritrovano l'uno contro l'altro e si sparano a vicenda. Fine. Ecco, Free Fire prende la sparatoria, l'allunga per un'ora e mezza e la trasforma in un film divertente, movimentato, angosciante e bellissimo. Merito di Ben Wheatley (e della moglie alla sceneggiatura), regista col quale ho un rapporto controverso ma che non si può dire abbia mai sbagliato un film o, meglio, che non sforni qualcosa di particolare e zeppo di personalità ogni volta. Free Fire, per esempio, poteva essere una tamarrata unica, perché la base è quanto di più action e banale ci sia al mondo: ci sono due gruppi di malviventi, un gruppo vuole i fucili, l'altro vuole i soldi, una persona fa l'intermediario. La fiducia reciproca è poca, già di partenza, e ovviamente succede qualcosa che innesca la miccia della tensione e trasforma una fabbrica abbandonata in un terreno di guerra dove tutti i protagonisti hanno come obiettivo la sopravvivenza e la morte di qualcun altro, vuoi per vendetta, vuoi per antipatia, vuoi per puro e semplice interesse personale. In un film banale (leggi: in un action USA) probabilmente la fabbrica ad un certo punto esploderebbe oppure ci sarebbe il macho man della situazione che, rimediando giusto una ferita sul finale, si ergerebbe su tutti i coinvolti scrollandosi di dosso le pallottole come acqua, qui la situazione è invece un po' diversa. Tanto per cominciare, i protagonisti di Free Fire sono uno più cretino dell'altro. Vanesi, innamorati della propria voce e al 90% ignoranti delle regole base di convivenza criminale se non addirittura pesci piccoli dal carattere rissoso, sembrano dei bambini impegnati in un gioco da adulti. Quando cominciano a volare le prime pallottole, una bellissima sequenza ce li mostra sconvolti, con un ralenti impietoso ad inquadrare corpi non tanto pronti ad armarsi a loro volta bensì desiderosi di allontanarsi dalla prima persona colpita, diretti verso qualunque riparo in grado di offrire salvezza perché consapevoli che la situazione sta per buttare molto, molto male. Da lì comincia un'ininterrotta sinfonia di pistole che sparano, gente che urla (di dolore ma anche per minacciare, chiamare i compagni, manifestare la propria disperazione o semplicemente rompere le palle al prossimo) e John Denver che canta, qualcosa che non solo non da tregua ai personaggi ma nemmeno allo spettatore.


Se l'idea di ambientare il tutto negli anni '70 è un raffinato tocco di classe che delizia gli occhi con costumi e pettinature a tema (e soprattutto impedisce ai protagonisti di avere un cellulare!), quella di utilizzare una fabbrica abbandonata è funzionale alla trama stessa. La scenografia, oltre a essere molto evocativa, è piena di nascondigli di fortuna ma anche di piccole cose in grado di far male e vedere i personaggi costretti a strisciare in mezzo ai vetri, le schegge di legno o i cocci di cemento crea un immediato senso di fastidio; ovviamente, la cinepresa di Ben Wheatley indugia su ogni espressione di dolore, su ogni ferita e persino sulle pallottole ma di tanto in tanto si allarga a mostrarci per intero il "campo da gioco" e le posizioni dei vari giocatori, rannicchiati dietro protezioni di fortuna, mentre un montaggio serratissimo porta quasi a voler chinare la testa per paura che una pallottola possa raggiungere persino noi spettatori. Gli attori, poi, sono perfetti. Assieme ad alcuni caratteristi che si imprimono a fuoco nella memoria pur senza avere un nome di richiamo, ci sono attori più conosciuti come Cillian Murphy, Armie Hammer e Brie Larson che interpretano alla perfezione i loro personaggi e soprattutto c'è Sharlto Copley. Ora, voi forse non avete idea di quanto fossi arrivata non sopportare Copley ma qui è decisamente il migliore del mazzo con quei baffoni assurdi e quell'accento caricatissimo (dal mio umile punto di vista Free Fire perde almeno cinque punti doppiato in italiano. Poi, fate voi) che lo rendono un personaggio esilarante ma, ovviamente, da non sottovalutare. L'inglesotto Ben Wheatley si riconferma dunque Autore a tutto tondo da tenere sottocchio. Magari non facile (anche se in questo caso fortunatamente non mi è esploso il cervello come con High Rise o Kill List) ma comunque originalissimo e pronto a sperimentare, oltre che dannatamente bravo. Di questi tempi è quasi un miracolo!


Del regista e co-sceneggiatore Ben Wheatley ho già parlato QUI. Sam Riley (Stevo), Michael Smiley (Frank), Brie Larson (Justine), Cillian Murphy (Chris), Armie Hammer (Ord), Sharlto Copley (Vernon), Noah Taylor (Gordon) e Jack Reynor (Harry) li trovate invece ai rispettivi link.

Enzo Cilenti interpreta Bernie. Inglese, ha partecipato a film come e a serie quali Kick-Ass 2, Guardiani della galassia, La teoria del tutto, Sopravvissuto - The Martian, High Rise e a serie come Il trono di spade. Anche produtore, ha 44 anni.



Babou Ceesay, che interpreta Martin, ha esordito al cinema con l'esilarante Tagli al personale. A Luke Evans era stato offerto il ruolo di Vernon ma l'attore ha dovuto rinunciare in quanto impegnato sul set de La bella e la bestia e anche Olivia Wilde ha declinato l'invito a partecipare al film. Se Free Fire vi fosse piaciuto recuperate Le iene, The Departed e Green Room. ENJOY!

venerdì 22 aprile 2016

PPZ: Pride and Prejudice and Zombies (2016)

Nonostante fosse una di quelle supercazzole che a Savona avrebbero spopolato, PPZ: Pride and Prejudice and Zombie (film diretto e co-sceneggiato dal regista Burr Steers a partire dal libro Orgoglio e pregiudizio e zombie di Seth Grahame-Smith) non è arrivato nella mia città e sono riuscita a recuperarlo solo ora.


Trama: le sorelle Bennet, tra le quali spicca Elizabeth, sono maestre nelle arti mortali e difendono l'Inghilterra dall'epidemia zombie che sta flagellando il Paese. La loro madre tuttavia vorrebbe vederle sposate e l'intera famiglia va in subbuglio quando arrivano nel vicinato il ricco signor Bingley e, soprattutto, l'orgoglioso ed intrattabile signor Darcy...



Avendo letto un paio di volte il romanzo di Seth Grahame-Smith sapevo già cosa aspettarmi da Pride and Prejudice and Zombie e devo dire che durante la visione mi sono divertita tanto quanto mi era successo durante la lettura. La pellicola di Burr Steers condensa un pochino il libro ed impone una svolta ancora più peculiare rispetto alla "parodia" zombesca del famoso romanzo di Jane Austen, arrivando a scomodare persino l'Anticristo e i quattro cavalieri dell'apocalisse, ma fondamentalmente rispetta la natura di romzomcom ottocentesca propria dell'opera originale. Per tutta la durata la pellicola mantiene infatti in miracoloso equilibrio la sua parte romantica, accontentando di fatto quella parte di pubblico femminile che non vede l'ora di sapere come finiranno le tormentate storie d'amore rappresentate, la sua parte di parodia sociale, ancora più divertente in quanto le convenzioni e le frivolezze dell'alta borghesia vengono applicate in un mondo popolato da zombie o persone che stanno per diventarlo, e infine, ovviamente, quella horror. Il risultato è un gradevole pastiche capace di catturare lo spettatore solleticandolo con personaggi ben costruiti ed una trama avvincente che stimola la curiosità non solo di chi non ha mai sentito parlare dell'"omaggio" di Grahame-Smith (o, Dio non voglia, neppure della fonte originale) ma anche di chi ha letto il libro in questione; la sceneggiatura racconta la pericolosa situazione in cui si trova l'Inghilterra senza ricorrere a verbosità eccessive, affidando buona parte delle spiegazioni a dialoghi frizzanti e ad un paio di ironiche sequenze di raccordo nelle quali viene mostrato l'effetto dell'epidemia sulla società inglese, tutto il resto è fatto di combattimenti all'arma bianca (con l'ausilio di qualche fucilata ben piazzata) e balli dal finale inaspettato, mentre i sentimenti delle coppie prese in esame si sviluppano naturalmente, tra una decapitazione e un sorso di the.


E tutto questo, onestamente, da un regista come Burr Steers non me lo sarei mai aspettata visti i polpettoni mielosetti confezionati nel corso della sua carriera (forse che le minacce di Samuel L. Jackson lo abbiano finalmente riportato alla ragione? Mah!); Pride and Prejudice and Zombies ha delle belle scene d'azione, delle ancor più belle ed eleganti coreografie a base di lame e corsetti e oltretutto azzecca anche i tempi horror, piazzando apparizioni di zombi ben imputriditi quando meno ce lo si aspetta. Devo dire che il trucco degli zombi in questione non è proprio dei migliori, ho ravvisato anche troppe ingerenze "computerizzate", tuttavia la sequenza iniziale, durante la quale viene spiegata la genesi dell'epidemia con l'ausilio di un carinissimo teatrino di figurine, fa tranquillamente perdonare alcune imperfezioni. Lo stesso vale, ovviamente, per la carismatica Lily James, che nei panni di Elizabeth Bennet riesce ad essere femminilmente volitiva e a guidare il resto del cast femminile, sicuramente superiore alle quote "azzurre" capitanate da due bietoloni come Sam Riley e Jack Huston: il primo pare affetto dal morbo di Maurizio Costanzo, ha la stessa voce di un uomo senza collo (ora ricordo di averlo visto in Maleficent e il suo è uno dei rari casi in cui il doppiaggio migliora parecchio la situazione...) e per me è uno degli attori più brutti in circolazione, il secondo è un po' più belloccio ma ahimé insipido. Fortunatamente ci pensa Matt Smith a portare un po' di vivacità tra i maschietti e, nonostante il personaggio del Pastore Collins sia probabilmente il più irritante dell'opera, è anche vero che ci vuole della maestria ed interpretarlo, in bilico com'è tra nera ironia e spietata parodia. Nel complesso comunque Pride and Prejudice and Zombies è un film davvero godibile, che consiglio anche a chi non mastica molto il genere horror e vuole qualcosa di un po' più blando, magari prima di passare a zombi "veri".


Di Sam Riley (Mr. Darcy), Bella Heathcote (Jane Bennet), Charles Dance (Mr. Bennet) e Lena Headey (Lady Catherine De Bourgh) ho già parlato ai rispettivi link.

Burr Steers è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Igby Goes Down, 17 again - Ritorno al liceo e Segui il tuo cuore. Anche attore (era il "frangettone" di Pulp Fiction) e produttore, ha 51 anni.


Lily James (vero nome Lily Chloe Ninette Thomson) interpreta Elizabeth Bennet. Inglese, la ricordo per il film Cenerentola, inoltre ha partecipato alla serie Downton Abbey. Ha 27 anni e due film in uscita.


Matt Smith (vero nome Matthew Robert Smith) interpreta il Pastore Collins. Inglese, famoso per essere stato l'undicesimo dottore della serie Doctor Who, ha partecipato anche a film come Womb e Terminator Genesys. Anche regista e stuntman, ha 34 anni e due film in uscita.


Natalie Portman, produttrice del film, avrebbe dovuto interpretare Elizabeth Bennet ma è stata costretta a rinunciare a causa di altre riprese. Il ruolo è stato poi proposto a Lily Collins, che ha però rifiutato; è andata bene a Lily James che, durante la realizzazione del film, si è anche fidanzata con Matt Smith. Per quel che riguarda il regista, invece, la pellicola era stata affidata a David O. Russel, che a sua volta ha lasciato il progetto perché impegnato con altri film. A questo punto, più che consigliarvi la visione di altre pellicole, se Pride and Prejudice and Zombies vi fosse piaciuto vi direi di recuperare il libro da cui è stato tratto, un romanzo divertente che si legge in due giorni. ENJOY!

martedì 10 giugno 2014

Maleficent (2014)

Come avrete capito ieri, è tempo di Crossposting! Dopo il post doppio su La bella addormentata nel bosco, io e Acalia Fenders del blog Prevalentemente Anime e Manga abbiamo deciso di completare l'opera parlando dell'ultima fatica live action della Disney, Maleficent, diretto dal regista Robert Stromberg. IL POST DI ACALIA POTETE TROVARLO QUI.


Trama: La fata Malefica, dopo un orribile tradimento, abbraccia la via dell'oscurità e maledice la figlia neonata del Re Stefano, suo acerrimo nemico. Aurora, come vuole la fiaba, cresce in bellezza, intelligenza e dolcezza... Malefica rimarrà immune al suo fascino o nel petto della strega batte ancora un cuore?


Che dire. Maleficent è ben fatto. Nonostante l'ausilio di un 3D che scurisce la fotografia e rende quasi incomprensibili alcuni passaggi, la pellicola del premio Oscar per la scenografia Robert Stromberg è, giustamente, uno spettacolo per gli occhi fatto di meravigliosi esseri fatati, terribili mostri e splendidi paesaggi di squisita irrealtà che potrebbero tranquillamente affiancarsi a quelli nati dalla mente di Tolkien. Poi, ovviamente, c'è Angelina Jolie. Come descrivere questa meravigliosa dea alata che si staglia in volo contro il tramonto, chiaro simbolo di libertà e vittoria? Come descrivere il suo aspetto regale, la caustica freddezza e la malvagia ironia che guizzano negli inquietanti occhi di Malefica o l'incredibile perfezione di una bocca che pare dipinta da un artista? Verrebbe voglia di prenderla a schiaffoni sugli zigomi da tanto è gnocca nonostante le corna che porta in testa, maledetta lei, che catalizza l'intera attenzione dello spettatore mentre qualunque altro attore utilizzato nella pellicola fa la figura della rana pescatrice, del nuovo mostro lasciato a piede libero! Come si può, infine, non apprezzare la Disney per la progressiva demolizione dell'antiquato concetto di "amore a prima vista", già cominciata col bellissimo Frozen - Il regno di ghiaccio e proseguita in questo Maleficent con il chiaro intento di espandere il concetto di "amore" a tutte le manifestazioni di affetto, che sia di coppia, fraterno o materno (ora manca giusto un'apertura alla bisessualità ma insomma, immagino questo non avverrà mai!)? Tutte gran belle cose, nevvero? Ecco, godetevele finché potete perché adesso parliamo del motivo per cui Maleficent, in definitiva, è stato per me un gran diludendo.

L'Orrore.
Ora, immaginate che Ursula, l'esilarante e terribile strega de La Sirenetta, fosse in realtà una filiforme ed apprezzatissima cantante sottomarina. Un giorno arriva Tritone e le fa bere una pozione che la rende grassa e priva di voce, solo per poter mettere sul palco una sua protetta come farebbe un qualsiasi politico italiano. Ursula, divenuta non solo inguardabile ma anche malvagia, per rovinargli la vita decide di rifarsi sulla figlia Ariel ma vedendo che, in effetti, la giovinetta è sì un po' svampitella e nescia ma fondamentalmente buona, a poco a poco si pente e decide di aiutarla a coronare il suo sogno di vivere sulla terra e sposare il principe Eric. Tritone, in tutto questo, non pago di avere rovinato la vita alla povera Ursula che si faceva i fatti suoi, non smette di tormentarla senza un motivo apparente e, così facendo, perde la sua dignità di Re, scettro, corona e compagnia cantante, col risultato che al granchio Sebastian tocca salire sul trono dopo che Tritone si è soffocato coi tentacoli di Ursula cercando di ucciderla. Bella schifezza di storia, vero? Vi sento già inveire contro una simile bruttura ma sappiate che la storia di Maleficent, il fantomatico "retroscena" che dai trailer prometteva cattiveria, malvagità, epiche battaglie e terribili esempi di giustissima vendetta, è in realtà un insieme di enormi punti interrogativi grondanti melassa. Anzi, veramente l'unico punto interrogativo è Re Stefano, il personaggio peggio scritto dell'intera storia della Disney. Uno che, senza fare troppi spoiler, si ritrova a passare dallo status di simpatico e corretto comprimario a quello di merda talmente patentata che farebbe rabbrividire Jafar, Scar, Majin-Bu e financo Mick Taylor, un uomo talmente bolso (grazie Sharlto Copley, poi torniamo a parlare di te!!), stronzo, inutile e assurdamente incarognito che più di una volta mi sono ritrovata ad allargare le braccia sconsolata esclamando "Ma perché??!! Che senso ha??!". La cosa più sciocca del film, infatti, è che per imprigionare Malefica in un bozzolo di stucchevole melassa si è deciso d'amblé di trasformare il resto del cast in una banda di bizzosi, incapaci decerebrati, a partire dalle fatine per arrivare al principe mollo, sul quale stenderei un velo pietoso.


Dici, vabbé, la storia è imbarazzante e la caratterizzazione dei personaggi, salvo Malefica e il corvo Fosco, è anche peggio ma almeno gli attori saranno bravi? Oddio, diciamo che si vede la mano di Angelina Jolie come produttrice. La futura signora Pitt, assente dallo schermo da almeno 4 anni, evidentemente dev'essersi guardata allo specchio e, in un momento di follia, dev'essersi fatta venire delle paranoie da adolescente perché il cast di contorno è formato dagli attori più brutti e mosci esistenti in circolazione. Persino Elle Fanning, normalmente capace e bellina, si limita a sfoggiare un sorriso berlusconiano per l'intera durata della pellicola, gareggiando in espressività con la muraglia spinosa creata dalla strega Malefica. Delle fatine, interpretate da attrici del calibro di Imelda Staunton e Juno Temple, non voglio nemmeno parlare, provo imbarazzo per loro poveracce, quindi mi limiterò a lanciare altri strali sulla rara bruttezza di Sharlto Copley, assolutamente inadatto ad interpretare Re Stefano, e sulla faccia morta di sonno di Brendon Thwaites, che già mi aveva convinta poco in Oculus ma che qui ridefinisce il concetto di inutile calandosi nei panni del bell(?)addormentato Filippo. E a proposito di Stefano e Filippo. Adattatori miei, sembrava di guardare un episodio di Sensualità a Corte, mancavano solo Jean Claude e Cassandra perché, purtroppo, anche il termine Fata Madrina è stato usato più e più volte: lasciare Stefan e Philip vi faceva tanto schifo? Tanto quale bambino si ricorda più i nomi usati nel cartone animato Disney? Più che altro, i bimbi e gli adulti che li accompagnano ricorderanno ancora la storia originale che, per quanto non priva di difetti, era sicuramente più bella di questa Merolata in cui il sonno di Aurora non dura nemmeno due ore e tutta la magnifica perfidia di una delle più belle villain disneyane evapora in una nube di fumo verdastro. Che peccato, che occasione sprecata. Ridatemi Julia Roberts e Charlize Theron, loro sì che erano veramente Malefiche!!

- 'zzo vuoi? Sono cattiva. Ti mangio. Roargh.
- Ma piantala, dai, mammina. Tanto non ti crede nessuno..
Di Angelina Jolie (Malefica), Elle Fanning (Aurora), Sharlto Copley (Stefano), Imelda Staunton (Giuggiola), Juno Temple (Verdelia) e Brenton Thwaites (Principe Filippo) ho già parlato ai rispettivi link.

Robert Stromberg è il regista della pellicola (subentrato a Tim Burton prima e David Yates poi), al suo primo film. Americano, è maggiormente conosciuto come responsabile degli effetti speciali e direttore della scenografia (ha vinto due Oscar, uno per Avatar e uno per Alice in Wonderland).


Sam Riley interpreta Fosco. Inglese, ha partecipato a film come Control, On the Road e Byzantium. Ha 34 anni e un film in uscita.


Vivienne Jolie - Pitt, figlia di Angelina Jolie e Brad Pitt, compare nei panni della piccola Aurora perché era l'unica bambina a non avere paura della Jolie in versione Malefica (si dice che persino gli altri figli della coppia fossero terrorizzati dalla visione). Tra gli attori "scartati" invece figurano Emma Thompson e Judi Dench, prese brevemente in considerazione per il ruolo delle fate, Jude Law (che, a mio modesto parere, come Re Stefano sarebbe stato molto ma molto meglio di Sharlto Copley) e Miranda Richardson, che avrebbe dovuto interpretare la Regina Ulla, zia di Malefica, personaggio poi eliminato dalla pellicola. Detto questo, se Maleficent vi fosse piaciuto non mancate di recuperare La bella addormentata nel bosco, Frozen - Il regno di ghiaccio e Biancaneve. ENJOY!


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