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mercoledì 15 maggio 2013

La casa (2013)

Noi horroromani lo aspettavamo tutti con ansia e un misto di terrore & raccapriccio, così lunedì sera sono andata a vedere questo benedetto La casa (Evil Dead), remake del cultissimo horror di Sam Raimi, qui in veste di produttore, e diretto dal giovane regista Fede Alvarez.
 

Trama: un gruppo di giovinetti portano l’amica drogata a disintossicarsi in un rifugio recantato nel bosco. Quando in cantina troveranno un libro in grado di evocare i demoni, basterà l’incauta lettura di uno dei brani ivi contenuti per scatenare, letteralmente, l’Inferno…


Cominciamo a tranquillizzare gli appassionati che non dovessero ancora aver visto questo nuovo La casa per paura che la frase di lancio “Non conoscerai terrore più grande” si riferisse allo scempio fatto nei confronti de La casa originale. Il film merita la sufficienza piena. Vero, siamo ben distanti dalla rozza, spassosa e crudelissima opera prima di Raimi, in grado di mettere una paura incredibile con due lire e un paio di azzardatissimi movimenti di macchina, ma come horror questo remake fa la sua porchissima figura. Non risparmia momenti di cattiveria e disgusto totali (conditi da litrate di sangue e colpi “proibiti” sferrati con oggetti appuntiti, ovvero quelli che più mi mettono ansia in questo genere di film), omaggia a piene mani ma senza essere spudorato il film originale (le carte, il ciondolo, l’inconfondibile macchina…) ed è sostenuto da effetti speciali e make up all’altezza e non troppo esagerati per quanto riguarda l’uso della CGI. La trama rimane pressoché la stessa con poche varianti, messe per provare a dare un background ai personaggi e conseguentemente ininfluenti al fine dello spettacolo horror, e c’è la piccola aggiunta di un prologo in grado di mettere subito gli spettatori nella giusta predisposizione per quello che verrà. Alcune sequenze de La casa che sono entrate da subito nell’immaginario horror anni ’80 vengono riprese e riaggiornate al gusto attuale senza snaturarle e senza privarle della loro violenta e sconvolgente efficacia, i deadites sono ciarlieri e stronzi come li ricordavo (forse anche di più!), l’attrice protagonista offre un’interpretazione convincente e assai distante dai fastidiosi canoni horror femminili, infine i realizzatori non hanno dimenticato di riproporre lo sfigatissimo, fantozziano personaggio di Scott (ribattezzato Eric, ma l’ho riconosciuto lo stesso!), che tanto aveva divertito me e la mia migliore amica durante un pomeriggio nel quale lo studio era stato sostituito dalla visione de La casa.


E che è quindi questo La casa? Tutto grasso che cola? No, qualche difetto ovviamente c’è, anche se la sorpresa che attende paziente alla fine dei titoli di coda val da sola a cancellarli tutti e persino a strappare gemiti di commozione. Lasciamo un attimo da parte l’incredibile ed anacronistica stupidità di cui sono dotati tutti i personaggi, perché ci tornerò con una spoilerosa mini-rubrica finale, e parliamo invece delle ultime sequenze. Sinceramente, il film poteva interrompersi 10 minuti prima con un cliffhanger graditissimo (per quanto prevedibile) che avrebbe punito giustamente i protagonisti per la loro natura di decerebrati… invece continua e si conclude in modo abbastanza loffio, introducendo un “supercattivo” da videogioco e facendo il verso agli splatterosissimi, sanguinari e cattivissimi horror francesi di ultima generazione. Per carità, ci vuole coraggio ad ambientare gli ultimi minuti di una pellicola sotto un nubifragio di sangue, però mi ha dato tanto l’idea di un pezzo aggiunto giusto perché si erano dimenticati di omaggiare la motosega, strumento di morte fondamentale all’interno de La casa originale. Comunque suvvia, poteva andare molto ma molto peggio: il remake de La casa si becca la sufficienza con conseguente Bollino di approvazione da parte della Bolla e del Bollalmanacco. Andatelo a vedere sereni e, ribadisco, rimanete fino alla fine dei titoli di coda o il Demone Calderiano vi coglierà!!!


E ora, in onore della demenza pura e semplice dei protagonisti de La casa, inaugurerò una rubrica dal titolo provvisorio Il tritone colpisce ancora (aka: vuoi che muoro??), liberamente ispirata al geniale concetto che stava alla base di Quella casa nel bosco, unico film in grado di dare una spiegazione logica al perché i personaggi degli horror prendano SOLO decisioni sbagliate e palesemente dannose. Occhio agli SPOILER che si va.

Appunto.
Gli anni ’80 saranno anche stati ingenui, come il giovane Raimi e compagnia cantante, ma ora siamo nel 2013, certe cose non me le puoi cambiare in peggio. Ne La casa originale tutto l’ambaradan succedeva per un caso sfortunato, gli ospiti del rifugio trovavano la registrazione della formula per invocare il demone e la riproducevano senza sapere cosa fosse. Qui l’erede di Scott (chiamiamolo così) trova un libro fasciato, incatenato, protetto da un cimitero di gatti morti, su ogni pagina del quale c’è scritto a chiare lettere “non leggere” “non andare oltre” “che meenchia fai, butta ‘sto libro nella rumenta”, “fatti i razzi tuoi” e lui che fa? Legge, ovvio. Anzi, non pago della lettura decide di ricalcare con la matitina anche le parole illeggibili, giusto per ribadire ulteriormente la sua natura di imbecille con la I maiuscola. Voi mi direte, il libro è maGGico, lo ha ipnotizzato. Va bene, lo accetto. Allora spiegatemi invece perché un’infermiera dovrebbe credere che l’amica abbia deciso di bollirsi viva nella doccia (procurandosi ustioni del millesimo grado), di tentare di uccidere il fratello a fucilate e infine di croccoglassarla con un mare di sangue e vomito… “solo” perché è in crisi di astinenza da droga. MassantoBruce, cosa vi insegnano a scuola? Va bene negare il sovrannaturale e rimanere fiduciosi e prosaici fino all’ultimo, ma possibile che nell’universo de La casa non esistano film horror? Solo l’Imbecille cerca di fare capire agli altri che qualcosa non va, ma i suoi compari non capiscono nemmeno quando lo trovano più morto che vivo dopo aver frantumato il cranio dell’amica d’infanzia a colpi di tazza del cesso! “E’ un vAIrus!” (detto con la voce di Marcello Cesena) “No, non è posseduta, è solo pazza come mia madre. E’ mia sorella, non posso ucciderla!” “Scusa, cosa pazza che stai in cantina, che non hai più nulla di umano e che peraltro non conoscevo fino a due ore prima, adesso scendo a consolarti ché mi fai tanta tanta pena”. E certo. Ma le battute migliori, diciamolo, sono affidate al protagonista. Un incrocio tra McGyver, Dr. House e il Colonnello Bernacca, un povero pistola in grado sì di costruire un defibrillatore con un paio di attrezzi trovati in un capanno in disuso da decenni, ma anche di dispensare consigli che nemmeno il cerusico di bordo del Pirata Barbanera. L’amico si becca una pugnalata nel petto ed è un miracolo che sia sopravvissuto? “Amore, ha solo bisogno di un po’ di acqua e zucchero, vagliela a prendere”. All’anima! Lo dicono a me quando ho ciclo e pressione bassa, non sapevo funzionasse anche per le pugnalate. Ospedali di tutto il mondo, prendete nota e fate scorta per i secoli a venire. E mica è finita qui. Dopo che la strada per tornare a casa è stata spazzata via da un fiume in piena delle dimensioni del Rio delle Amazzoni, il suo pronostico è: “tempo due ore e vedrai che si asciuga e potremo passare”. L’alluvione degli anni ’90 dalle mie parti la ricordo ancora, più che due ore erano servite 2 settimane perché il torrente ritornasse a dimensioni normali. Potrei parlare anche della mano strappata a forza da sotto la macchina quando a disposizione c’era una motosega (male per male, facciamola finita velocemente!) o del fatto che il conteggio delle cinque anime che fanno risorgere l’Abominio alla fine è un po’ campato in aria, ma mi fermo qui o tutte le cose positive che ho scritto prima non conteranno più! 


Di Shiloh Fernandez, che interpreta David, ho già parlato qui.

Fede Alvarez è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Uruguayano, ha diretto quattro corti prima di approdare al timone de La casa. Anche produttore, ha 35 anni.


Jessica Lucas, che nel film interpreta l’infermiera Olivia (personaggio per cui aveva fatto il provino persino Thora Birch), aveva già partecipato a Cloverfield. Ad interpretare Mia, invece, avrebbe dovuto esserci un’insospettabilissima Lily Collins, che poi ha rinunciato e lasciato il posto alla brava Jane Levy. A parte questo, se il film vi fosse piaciuto consiglio ovviamente di recuperare la trilogia originale comprendente La casa, La casa 2 e L’armata delle tenebre, oltre al già citato Quella casa nel bosco. Vi volete proprio male? Buttatevi anche su Il bosco 1 e fatevi una risata!!! ENJOY!!

venerdì 29 aprile 2011

Cappuccetto Rosso Sangue (2011)

Ero già pronta a fare una strage e scrivere una sequela di improperi, più che una recensione. Però la tattica “vai al cinema già maldisposta” ha funzionato come al solito, col risultato che Cappuccetto Rosso Sangue (Red Riding Hood), della sciagurata regista Catherine Hardwicke, si è rivelato quantomeno guardabile.

ts

Trama: mentre un intero villaggio medievale è minacciato da un enorme lupo, la giovane Valerie è preda di problemi amorosi. Lei è innamorata, ricambiata, di un taglialegna, la famiglia invece vorrebbe farle sposare il figlio di un fabbro, che la ama da sempre. Quando anche il lupo comincia a mostrare interesse per la giovinetta i problemi si complicano…

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Il mio timore, all’ingresso del cinema, era che Cappuccetto rosso sangue fosse un po’ troppo “twilightiano” e che il fulcro della storia fosse esclusivamente l’amore proibito tra la protagonista e un lupo mannaro. Effettivamente, la spada di Damocle della storia da bimbeminkia pende costantemente sul capo dei poveri spettatori, arrivando talvolta a sfiorarli, soprattutto in alcune scenette melense che personalmente mi sarei risparmiata, ma per fortuna al centro della storia ci sono principalmente il lupo e la conseguente caccia alla bestia per scoprire chi, tra gli abitanti del villaggio, sia il portatore della maledizione. Certo, da amante di film horror avrei preferito un po’ più “rosso sangue”, come recita lo stupidissimo titolo italiano, e anche una maggiore fedeltà alla fiaba da cui il film è tratto (non c’è nulla di più bello, infatti, di un’innocente fiaba resa cupa e gotica senza cambiarne troppo i personaggi e la trama, come insegna la divina Kaori Yuki nel divertentissimo ed inquietante Ludwig, che vi consiglio spassionatamente di cercare e leggere), tuttavia il film scorre veloce (per fortuna!) e intrattiene fino alla fine, insinuando dubbi e curiosità anche negli spettatori più scafati grazie ad un semplicissimo escamotage. Infatti, quando il lupo parla per la prima volta a Valerie, lei capisce che in forma umana i suoi occhi sono marroni. Peccato che tutti i personaggi del film, tranne la protagonista, hanno gli occhi marroni o comunque scuri, persino l’attrice Julie Christie, famosa per gli splendidi occhi azzurri, che ha dovuto indossare lenti a contatto marroni per l’occasione.

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Barbatrucchi a parte, comunque, ciò che di bello si può trovare in Cappuccetto rosso sangue non risiede ovviamente nella trama, quanto nelle scenografie e nelle musiche. Le prime sono molto belle ed evocative, tanto che l’inizio, ambientato all’interno di questo pittoresco villaggetto medievale, circondato dalla foresta autunnale, richiama molto dei dettagliatissimi quadri fiamminghi; col proseguire della storia questo ameno paesaggio lascia il posto a montagne innevate, scorci di foresta oscura e falò che illuminano le fredde notti invernali (anche se la gente continua ad andare in giro in maniche corte, chissà perché. Anche lo splendido mantello della protagonista è smanicato, ma non hanno freddo??). Le musiche, invece, mescolano melodie antiche, dai richiami celtici, a suoni più contemporanei: la mia scena preferita è quella del ballo durante la festa del paese, che unisce balli tipicamente medievali a movenze un po’ più moderne, e che mi ha ricordato le sagre medievali che si fanno dalle mie parti, con gruppi di musicisti in costume che si scatenano al suono di tamburi e cornamuse.

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Per quanto riguarda gli interpreti, anche in questo il film è leggermente superiore a Twilight, nonostante la continuità incarnata da Billy Burke: qui è il padre della protagonista, là è il padre di Bella Swank, giusto per attirare meglio le fan senza essere troppo smaccati. Amanda Seyfried nei panni di Valerie è affascinante, innocente e molto espressiva, tanto da consentirmi quasi di sorvolare sulla scelta dei due inespressivi spasimanti, rispettivamente un gatto di marmo e un carciofo. Per fortuna, anche Lukas Haas, Gary Oldman e Julie Christie sono assai ispirati; soprattutto quest’ultima interpreta una misteriosa e ambigua nonnina, assai lontana dalla figura rappresentata nella storica fiaba. Insomma, uno sguardo a Cappuccetto rosso sangue lo darei; solo, non aspettatevi troppo, soprattutto non aspettatevi una rilettura dark dell’opera dei fratelli Grimm, di cui non rimane praticamente traccia tranne giusto verso il finale.

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Come avete letto, dunque, ci sono tantissime facce conosciute in questo film! Di Amanda Seyfried, che interpreta Valerie, ho già parlato qui. Anche Gary Oldman, ovvero Padre Solomon, ha avuto il suo momento di gloria in questi post. Virginia Madsen interpreta la madre di Valerie, e di lei ho parlato qua, mentre Lukas Haas, qui nei panni di Padre Auguste, lo trovate in questo post e, last but not least, la “nonna” Julie Christie è stata nominata qui.

Catherine Hardwicke è la regista del film. Ribadisco la sciaguratezza di questa maledetta, in quanto responsabile di aver girato Twilight dopo aver esordito con un paio di film indipendenti come Thirteen e Lords of Dogtown. Americana, anche responsabile di produzione, produttrice, art director, sceneggiatrice e regista di seconda unità, ha 56 anni e un film in uscita.

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Billy Burke interpreta il padre di Valerie, Cesaire. Salito “agli onori della cronaca” come interprete del padre di Bella Swank in tutti i film della serie Twilight, lo ricordo anche per una pellicola più tamarra ma sicuramente più dignitosa, Drive Angry 3D. Per la tv, ha partecipato a serie come Party of Five, Una mamma per amica e 24. Americano, anche sceneggiatore e produttore, ha 45 anni e quattro film in uscita.   

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Shiloh Fernandez interpreta Peter. Americano, lo ricordo per serie come Cold Case, CSI:NY, Gossip Girl e per un film che vorrei vedere da un po’ di tempo, l’horror Dead Girl. Ha 26 anni.

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Max Irons interpreta Henry. Figlio d’arte a cui auguro la stessa carriera del padre, Jeremy Irons (nonostante abbia una preoccupante fissità di sguardo che, per fortuna, difetta al genitore), ha partecipato al film Dorian Gray. Americano, ha 26 anni.

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Cappuccetto Rosso sangue non è la prima versione cinematografica della famosa fiaba. Le pellicole ad essa dedicate risalgono agli albori del cinema, ma la versione horror/dark più famosa è sicuramente In compagnia dei lupi di Neil Jordan, del 1984, di cui vi lascio il bellissimo ed inquietante trailer. ENJOY!!!

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