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venerdì 27 ottobre 2017

1922 (2017)

Non ne avete ancora abbastanza di Stephen King, vero? Meglio! Perché su Netflix è uscito in questi giorni 1922, diretto dal regista Zak Hilditch e tratto dal racconto omonimo del Re, contenuto nella raccolta Notte buia, niente stelle.


Trama: l'agricoltore Wilfred James uccide la moglie, con l'aiuto del figlio Henry, per una questione legata all'eredità di un terreno. L'omicidio però genera una reazione a catena di sventure...


Notte buia, niente stelle è al momento la raccolta kinghiana con più chance di venire "completata", con un totale di tre racconti su quattro adattati per il piccolo schermo. Di queste tre opere, A Good Marriage era una schifezzuola televisiva delle peggiori, Big Driver era salvato dalla bella interpretazione di Maria Bello, 1922 è, al momento, cugino degli splendidi adattamenti che ci sono toccati in sorte nel corso di questo glorioso anno (e no, Torre Nera, non sto parlando con te!), forse perché la storia di partenza era già abbastanza angosciante di suo. Più "gotico rurale" che horror, se vogliamo proprio utilizzare delle etichette, 1922 racconta la lenta discesa all'inferno di un figlio della campagna e dell'epoca in cui vive, un uomo che ha due soli punti fermi: il terreno e l'erede al quale lasciarlo. Wilfred è un uomo duro, apparentemente privo di emozioni, quasi bovino nella sua testardaggine, che si è ritrovato in moglie (probabilmente per un errore di gioventù) una donna altrettanto arida, testarda ma, a differenza sua, disgustata all'idea di rimanere per sempre confinata in una fattoria. In una società dove le mogli devono sottostare ai mariti, essere umili e remissive, Arlette è incredibilmente moderna, sogna una vita in città, dove mantenersi con un'attività propria, e parla di divorzio ed avvocati, di vendite e progresso. Non c'è affetto tra i due, la cosa è palese, e a farne le spese è il figlio quattordicenne Henry, che diventa per lei strumento di ricatto e ulteriore pungolo per ferire Wilfred, mentre per quest'ultimo incarna il futuro, un futuro in cui il ragazzo perpetuerà l'eredità del padre, rimanendo legato per sempre agli sterminati campi di grano del Nebraska e ai "valori" della terra. E di fronte a una madre che minaccia di allontanarlo da amici e fidanzata e un padre che si dimostra invece disponibile a garantirgli una sicura routine, cosa potrà mai scegliere un povero quattordicenne che non ha mai visto il mondo? E' qui che si sviluppa l'infido piano di Wilfred, apparentemente scemo e stundaio ma subdolo come pochi, il quale riesce ad insinuarsi nel cuore, nelle paure e nell'innocenza del figlio fino a convincerlo che l'unica soluzione praticabile per vivere "felici per sempre" è proprio uccidere Arlette. L'orrore Kinghiano, la banalità del male, al loro apice. E ovviamente, come in ogni opera del Re che si rispetti, chi lascia entrare il male in casa sua è condannato ad sprofondare nell'abisso, lentamente ma inesorabilmente.


Lento e inesorabile è anche il ritmo della pellicola di Zak Hilditch, che non ha fretta di arrivare al dunque ma si prende tutto il tempo di costruire atmosfere, intessere destini nefasti, lasciare che il maledetto grano nebraskiano incomba sullo spettatore e che lo sguardo di Thomas Jane riempia lo schermo, ora pensoso, ora affilato come una lama, ora colmo di terrore, confusione e infine rassegnazione. Thomas Jane è il cuore pulsante dell'intera operazione. A nulla varrebbero la fedeltà al testo e la personalità con cui Zak Hilditch è riuscito ad evitare il compitino di routine se l'attore nativo del Maryland non si fosse accollato gli scomodi panni di Wilfred e quell'accento da palla da baseball in bocca che rende quasi impossibile la fruizione del film senza sottotitoli; c'è gente che adora Joel Edgerton e il suo abbonamento a ruoli di villico taciturno, ebbene nella mia modesta opinione io sono convinta che Thomas Jane si mastichi Edgerton e lo sputi perché la sua interpretazione non si limita all'ottuso e burbero silenzio ma viene arricchita da acume sottile, perfidia vendicativa, noncuranza nel manipolare un povero figlio ingenuo. 1922 si concentra quindi essenzialmente sulla figura di Wilfred e sulla fisicità di Thomas Jane, lasciando gli altri personaggi (e conseguentemente gli altri attori) un po' in ombra e centellinando gli aspetti puramente horror o sovrannaturali, cosa che in effetti già accadeva nel racconto. Non pensate quindi di guardare 1922 e di passare una serata coi nervi a fior di pelle, pronti a saltare sulla sedia sconvolti dai jump scare: quello del film è un orrore sottile, dove al massimo vi capiterà di provare disgusto se non amate i ratti, inquietudine all'idea di una casa popolata da fantasmi e, soprattutto, un senso di ineluttabile angoscia che non ha bisogno né di effetti speciali né di sequenze al cardiopalma. Per tutti questi motivi 1922 mi è piaciuto molto e, anche se è in grado di camminare con le sue gambe, mi ha fatto tornare la voglia di rileggere il racconto da cui è tratto, giusto per festeggiare i 70 anni di Stephen King. Ah, un avvertimento che nulla toglie alla bellezza della pellicola: se non amate le violenze sugli animali e vedere bestie sofferenti vi turba più di qualsiasi altra cosa, state lontani da questo film, mi raccomando.


Del regista e sceneggiatore Zak Hilditch ho già parlato QUI. Thomas Jane (Wilfred James) e Neal McDonough (Harlan Cotterie) li trovate invece ai rispettivi link.

Molly Parker interpreta Arlette James. Canadese, ha partecipato a film come Il prescelto, American Pastoral e a serie quali Nightmare Cafe, Oltre i limiti, Highlander, Sentinel, Six Feet Under, Dexter e House of Cards. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 45 anni e un film in uscita.


Dylan Schmid, che interpreta Henry, è stato il giovane Baelfire di C'era una volta e ha partecipato anche a Horns, tratto dal romanzo di Joe Hill. Se 1922 vi fosse piaciuto leggetevi il racconto, ovviamente. ENJOY!

venerdì 7 luglio 2017

The Mist (2007)

Siccome la settimana scorsa è uscita la serie The Mist ho deciso di prepararmi recuperando il film omonimo diretto e co-sceneggiato nel 2007 dal regista Frank Darabont, tratto dal racconto di Stephen King La nebbia, che ormai so a memoria.


Trama: dopo una violenta tempesta, una cittadina del Maine viene avvolta da una fitta e misteriosa nebbia. Alcuni residenti e turisti si ritrovano all'interno di un supermarket che diventa l'ultimo baluardo dell'umanità quando dalla nebbia cominciano a fuoriuscire mostruose creature...



Prima di cominciare il post sono necessarie una constatazione e una confessione. La constatazione, inconfutabile al momento (mi riservo il diritto di rimangiarmi queste parole ma ne dubito), è che la serie The Mist è laMMerda, più brutto persino del già aberrante Under the Dome e più ammorbante di Fear the Walking Dead. Complimenti agli autori, davvero, con un materiale di partenza così buono non era facile realizzare uno schifo simile. La confessione invece è che, fino a pochi giorni fa, non avevo mai guardato il film di Frank Darabont, nonostante adorassi il racconto di Stephen King e nonostante tutti me ne avessero detto un gran bene. Il motivo di questa reticenza non lo saprei spiegare neppure io visto che Darabont è l'unico regista e sceneggiatore capace di riportare fedelmente sullo schermo lo spirito delle opere kinghiane (non me ne vogliano Kubrick e De Palma, due Autori che hanno giustamente imposto la LORO visione dei romanzi che hanno trasformato in film sfornando dei capolavori), sta di fatto che erano anni che l'edizione doppia e strafighissima che ho in DVD rimaneva lì a prendere polvere e in effetti l'unica utilità dell'orrida serie TV è stata l'avermi spinta a rimediare alla mancanza. Cosa posso dire quindi, dopo 10 anni di silenzio ignorante, che altri non abbiano già detto meglio di me? Innanzitutto che la visione di The Mist è stata tutto quello che mi aspettavo e anche di più, un viaggio di due ore all'interno di un incubo che non si limita a riempire lo schermo con terrificanti mostri carnivori (anche se la suspance, per quel che riguarda ciò che si cela nella nebbia, è davvero tanta e lo stesso vale per la tachicardia derivante) ma soprattutto scava nell'animo delle vere aberrazioni, ovvero noi maledetti esseri umani, gente a cui basta rimanere due ore "chiusi in un supermarket, senza 911 e senza telefoni" per regredire all'età della pietra e diventare delle bestie senza cervello, mosse essenzialmente da paura, rabbia e superstizione. La signora Carmody, con i suoi sproloqui religiosi e il desiderio di rivalsa su tutti coloro che l'hanno sempre considerata l'eccentrica del paese, fa molta più paura di qualsiasi ragno o vespa gigante perché è l'incarnazione di un male sottile che si insinua nelle maglie di una società apparentemente sicura, fatta di persone conosciute che nascondono i peggiori segreti e che non esitano a trasformarsi in esseri orribili quando tutte le loro certezze vengono meno.


Non va meglio a chi rimane, anche nella tragedia, fondamentalmente buono. Il senso di disperazione e la progressiva disillusione che toccano il protagonista David, padre rimasto solo con un bambino terrorizzato, l'insegnante Amanda, il commesso Ollie, solo per fare i nomi dei personaggi che probabilmente arrivano ad imprimersi maggiormente nel cuore dello spettatore, sono così palpabili e realistici che è difficile non empatizzare con loro e ritrovarsi catapultati dentro quel maledetto supermercato, a soffrire e sperare di non fare una brutta fine. La sceneggiatura di Darabont, del resto, è un cazzotto alla bocca dello stomaco, ché quello che Stephen King ha solo ipotizzato viene brutalmente messo in scena, in uno dei finali più terribili della storia del Cinema, una conclusione che porta a spargere calde lacrime (grazie anche a una colonna sonora che spezza il cuore, per inciso) e a farsi domande molto scomode, oltre a liquidare tutta la macellata avvenuta prima come un "di più" neppure paragonabile in quanto a intensità emotiva. Se cercate però un film "di paura" sappiate che The Mist non è solo bellissimo ma anche terrificante. Quando il regista decide di mostrare ciò che si nasconde nella nebbia c'è da mettersi ad urlare, non tanto per i tentacoli infingardi o per i mostri giganti e nemmeno per le vespe e i pipistrelli, no, anche se tutti concorrono a tingere per bene lo schermo di rosso: io vi sfido a rimanere impassibili davanti a quei disgustosi ragni con la faccia a teschio e alla loro progenie, l'incubo di ogni aracnofobico che si rispetti. E gli attori, poi, santo cielo. Marcia Gay Harden avrebbe meritato l'Oscar per la terrificante interpretazione della già citata Mrs. Carmody ma anche facce che in The Walking Dead richiamavano solo dei gran ceffoni (leggi Andrea "La Cretina" e Dale "Favarini", alias Laurie Holden e Jeffrey DeMunn, anche se la migliore resta Melissa McBride con un'indimenticabile comparsata, per quanto breve) qui esprimono tutta l'intensità propria di attori ben più blasonati e non parliamo poi di Thomas Jane, Toby Jones e William Sadler, praticamente perfetti, al punto che i loro personaggi paiono usciti direttamente dalle pagine del racconto Kinghiano. Di fronte a horror e Stephen King, ormai lo sapete, sono spesso riluttante ad utilizzare questa parola ma stavolta mi sento di dire che The Mist è veramente un capolavoro. Se non l'avete ancora visto non fate come me: bando agli indugi e recuperatelo subito (del film esiste anche una splendida versione in bianco e nero, molto suggestiva peraltro, quindi potete anche guardarlo in due modi diversi)!


Del regista e co-sceneggiatore Frank Darabont ho già parlato QUI. Thomas Jane (David Drayton), Marcia Gay Harden (Mrs. Carmody), Laurie Holden (Amanda Dunfrey), Toby Jones (Ollie Weeks), William Sadler (Jim), Jeffrey DeMunn (Dan Miller) e Frances Sternhagen (Irene Reppler) li trovate invece ai rispettivi link.


Chris Owen, che interpreta Norm, era lo Sherman della serie American Pie mentre la dolce Melissa McBride, ovvero la Carol Peletier di The Walking Dead, è la mamma che torna a casa da sola dopo aver comprensibilmente maledetto tutti i presenti nel supermarket (una prova attoriale talmente bella che giustamente SPOILER il personaggio ricompare sul finale, mentre in origine avrebbe dovuto venire ritrovata morta, intrappolata in una delle ragnatele FINE SPOILER). Un ruolo, probabilmente quello del motociclista andato poi a Brian Libby, era stato tenuto da parte anche per Stephen King, che ha tuttavia declinato l'offerta. Se The Mist vi fosse piaciuto consiglierei di evitare la serie omonima trasmessa dall'emittente americana Spike però vi invito a recuperare il racconto La nebbia, contenuto nella raccolta Scheletri, e a guardare film come The Divide o Fog. ENJOY!

mercoledì 31 maggio 2017

Bollalmanacco On Demand: Blu profondo (1999)

Finalmente mi ritrovo ad ottemperare alla richiesta dell'adorata Lucia de Il giorno degli zombi, la quale mille anni or sono mi aveva raccomandato di guardare Blu profondo (Deep Blue Sea), diretto nel 1999 dal regista Renny Harlin. Il prossimo film On Demand sarà invece Fuori orario di Martin Scorsese! ENJOY!


Trama: degli scienziati si ritrovano bloccati all'interno di un laboratorio di ricerca situato proprio in mezzo all'oceano, all'interno del quale degli squali potenziati artificialmente danno loro la caccia...



Blu profondo è uno di quei film che anche chi non bazzica il cinema avrà probabilmente intravisto cento volte durante i suoi passaggi televisivi, senza magari prestargli particolare attenzione. Non me ne voglia Lucia ma a me è successo proprio così, tant'è che, durante la visione, un paio di sequenze e di dialoghi si sono riproposti non nuovi alla mia memoria, soprattutto per quanto riguarda una delle scene più cruente ed inaspettate. Diciamo che Blu profondo, almeno per me, è sempre stato uno di quei film da guardare col cervello spento, magari d'estate, quando in TV non passava altro al convento, possibilmente facendo zapping o altre attività, e questa è stata la prima volta che ho messo cuore, attenzione e cervello nell'impresa. Ciò non ha portato ad una rivalutazione della pellicola, che non finirà mai in un'ideale top 10 dei miei film preferiti, però ne ho sicuramente apprezzato lo spirito caciarone ma non raffazzonato, l'entusiasmo di regista e sceneggiatori, la particolarità di alcune scelte narrative prima ancora che registiche. Lasciando perdere l'assunto che da il la alla vicenda (squali che vengono geneticamente modificati onde trovare una cura per l'alzheimer) è interessante vedere come gli sceneggiatori siano riusciti a gestire i personaggi e lo spietato meccanismo che li porta a finire, uno dopo l'altro, nelle fauci degli squali, spiazzando lo spettatore a più riprese. Gli archetipi del genere horror/fantascientifico ci sono tutti: abbiamo l'eroe un po' grezzo, la bella ed intelligente scienziata, il capo carismatico, gli scemi del gruppo e l'inevitabile accozzaglia di carne da macello alla mercé di tre killer pinnuti e in un film simile uno si aspetterebbe che le "gerarchie" venissero rispettate, invece il bello di Blu profondo è che fino alla fine non si può a prevedere chi uscirà vivo dall'esperienza, grazie ad un paio di twist azzeccati (e ad una coerente "punizione") che concorrono ad alzare ancora di più il tasso di tensione già abbondantemente presente nel film, tra acqua, claustrofobici tunnel sottomarini, pesci zannuti, fuoco e tempeste.


Con tutti questi elementi in campo Harlin ha sicuramente avuto un bel da fare a gestire l'intera faccenda, eppure il regista c'è riuscito, e anche bene. Blu profondo vanta infatti un ottimo gusto per l'esagerazione che riesce a non sfociare nel cacofonico (non siamo ai livelli di Sharknado, per dire, e per fortuna) e trasuda tanto di quell'amore per il genere e l'effetto artigianale che è impossibile non volergli bene, anche quando la situazione sbulacca talmente da farti urlare "eeehhhhh???!!!". Io di squali mi intendo poco ma anche se ormai è passato qualche anno dall'uscita di Blu Profondo mi è sembrato che la combinazione di pupazzoni e timida CGI funzionasse ancora alla grande, sia nei campi lunghi che nei primi piani in cui le zannine di questi orrori genetici triturano i poveri malcapitati, per non parlare delle esplosioni e degli altri sanguinosissimi momenti morte&distruzione di cui questo film è pieno. Non sono molte le pellicole, in effetti, che hanno la faccia tosta di mescolare gente che muore masticata malissimo, devastanti incendi a pelo d'acqua, squali che sfondano vetrate nel modo più crudele possibile, discorsi motivazionali dai risvolti imprevedibili e forni utilizzati come improbabili vie di salvezza eppure il finlandese Harlin (prima di ammosciarsi e girare vaccate prive di suspance come Il passo del Diavolo) è riuscito a fare questo e anche altro, realizzando un film con gli squali di una cattiveria totale, capace di inchiodare alla poltrona anche chi questo genere di pellicole non lo ama particolarmente e di farlo divertire come un bambino. Sicuramente, Blu profondo non avrà la stessa raffinatezza de Lo squalo o la capacità di mozzare il respiro come The Shallows o 47 metri (Uscito proprio la settimana scorsa al cinema, non perdetelo!) ma è comunque un onestissimo film di intrattenimento, di quelli che non vengono più girati ahimé, e che merita quindi tutto il rispetto del mondo, sperando che prima o poi Harlin si decida a tornare agli antichi fasti.


Del regista Renny Harlin ho già parlato QUI. Thomas Jane (Carter Blake), Samuel L. Jackson (Russell Franklin), Michael Rapaport (Tom Scoggins) e Stellan Skarsgård (Jim Whitlock) li trovate invece ai rispettivi link.

Saffron Burrows interpreta la dottoressa Susan McAlester. Inglese, ha partecipato a film come Nel nome del padre, Gangster n°1, Frida, Peter Pan, Troy e a serie quali Bones e Agents of S.H.I.E.L.D.. Ha 45 anni e un film in uscita.


LL Cool J (vero nome James Todd Smith) interpreta Preacher. Rapper americano, ha partecipato a film come Toys - Giocattoli, Halloween - 20 anni dopo, Ogni maledetta domenica, Charlie's Angels, S.W.A.T. - Squadra speciale anticrimine e a serie quali Dr. House e 30 Rock, inoltre ha lavorato come doppiatore in American Dad!. Anche produttore, ha 49 anni.


Aida Turturro interpreta Brenda Kerns. Americana, la ricordo per il ruolo di Janice Soprano ne I Soprano, inoltre ha partecipato a film come Tutte le manie di Bob, Misterioso omicidio a Manhattan, Alla ricerca di Jimmy, Junior, Sleepers, Il tocco del male, Al di là della vita, Crocodile Dundee 3 e ad altre serie quali E.R. Medici in prima linea, Medium e Grey's Anatomy. Ha 55 anni e un film in uscita.


Il film ha subito dei rimaneggiamenti dopo i primi test screening, nella fattispecie SPOOOOILERRRR si è deciso di far morire il personaggio della Dottoressa McAlester in quanto "genio malvagio" della situazione riducendo le scene in cui la stessa mostrava un po' più di umanità e, soprattutto, si è deciso di glissare sul fatto che Janice fosse incinta, rendendo così la sua morte meno crudele e più  "sopportabile" per lo spettatore. FINE SPOILER. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate i già citati Lo squalo, The Shallows (o Paradise Beach: Dentro l'incubo, titolo italiano tra i più orridi ever) e 47 metri. ENJOY!


domenica 19 giugno 2016

Somnia (2016)

Sul Bollalmanacco torniamo a parlare di Mike Flanagan che col suo Somnia (Before I Wake), da lui diretto e co-sceneggiato, è già al secondo film quest'anno!


Trama: Jessie e Mark hanno visto morire il loro figlioletto e non possono averne altri. Per lenire il dolore della perdita decidono di prendere in affidamento il piccolo Cody, già passato attraverso diverse famiglie adottive, e presto scoprono che il bambino è dotato di un incredibile potere legato ai sogni...



Si può girare un film capace di trascendere i limiti delle ormai sdoganatissime ghost story e di diventare una favola nera adatta ad una vastissima fetta di pubblico? Certo, se ti chiami Mike Flanagan e non ne sbagli una, confermandoti un decorosissimo regista di genere, per quanto commerciale. Se vi siete stufati di quegli horror dove il mostro compare sempre per colpa di una maledizione, dove i personaggi non abbandonano le case infestate neppure quando i fantasmi li prendono a calci nei denti, dove nessuno pare avere una motivazione per compiere determinate azioni e men che meno suscitare qualsivoglia emozione nel pubblico, allora Somnia è il film che fa per voi. Somnia, a dire il vero, ha moltissimi punti in comune con La madre, una pellicola che, come quella di Mike Flanagan, parla agli spettatori partendo da una situazione dolorosa ed estremamente condivisibile, che coinvolge dei bambini sfortunati e degli adulti dal cuore buono ma ferito, cosa che li porta a compiere azioni egoiste e, in questo genere di film, pericolose. L'aspetto più bello di Somnia infatti è che Cody non è uno di quei pargoli inquietanti, veicolo di forze demoniache e compiaciuto di esserlo, bensì un bimbo tenerissimo ed intelligente, maledetto tuttavia da un dono impossibile da gestire; allo stesso modo, Jessie e Mark capiscono quasi subito qual è il problema di Cody ma scelgono consapevolmente di conviverci e non risolverlo (anzi, di sfruttarlo) per alleviare il proprio dolore e riottenere qualcosa che è stato loro crudelmente strappato. Ciò che accomuna tutti i protagonisti è l'impossibilità di integrarsi nella vita reale e di affrontarla e se Cody, povero patato, è giustificabile in quanto piccolino ed incapace di processare un terribile trauma infantile, è altrettanto vero che la debolezza di Jessie, la quale arriva ad ignorare sia i saggi consigli di Mark sia il terrore del bambino per tenere tra le mani un briciolo di illusoria felicità, non è possibile da condannare in toto.


Ovviamente, Somnia non è solo un film di sentimenti, la componente horror/fantastica c'è ed è necessaria. Per fortuna, a differenza de La madre gli autori non si sono focalizzati sulla figura del mostro, conseguentemente il film non si basa soltanto sull'attesa delle apparizioni di un orrido pupazzone fatto al computer (che pure c'è e non è tutta 'sta bellezza neppure qui); Somnia mette inquietudine perché gioca soprattutto sull'attesa del momento in cui i sogni di Cody si trasformeranno in incubi, tanto che persino gli elementi più gioiosi delle fantasie del piccolo, come per esempio le bellissime farfalle che popolano molte scene della pellicola, rischiano di provocare diffidenza, a prescindere dalla presenza o meno del babau tanto temuto dal pargolo. Bisogna dire inoltre che buona parte della riuscita di Somnia risiede nella presenza di Jacob Tremblay, un piccolo attore che con la sua voce e i suoi grandi occhioni riuscirebbe a fare "vincere facile" persino i Vanzina. E' raro che io mi metta a piangere per un film horror ma ormai, dopo Room, sono diventata come le ochette di Lorenz e ho l'imprinting su Jacob Tremblay, l'unico bambino del grande schermo capace di risvegliare il mio selvaticissimo istinto materno; vederlo soffrire spaventato, oppure ascoltarlo porre delle tristissime domande ai genitori adottivi è causa per me di magone istantaneo e l'unico desiderio che ho è che Tremblay non faccia la fine di tutti gli altri suoi colleghi "prodigio", affossandosi in produzioni terrificanti o diventando un orrido e brufoloso ciccione (ogni riferimento a Haley Joel Osment è puramente casuale, ovviamente). Detto questo, mi pare che Flanagan abbia fatto centro ancora una volta, quindi mi sento di consigliare Somnia anche a chi solitamente non bazzica l'horror e magari gradisce provare comunque qualche brivido in questa estate che tarda ad arrivare.


Del regista e co-sceneggiatore Mike Flanagan ho già parlato QUI. Kate Bosworth (Jessie), Thomas Jane (Mark) e Annabeth Gish (Natalie) li trovate invece ai rispettivi link.

Jacob Tremblay interpreta Cody. Canadese, ha partecipato a film come I Puffi 2 e soprattutto Room. Ha 10 anni e tre film in uscita.


Per una volta la distribuzione italiana ha azzeccato il titolo, che in effetti era quello originariamente scelto prima di diventare Before I Wake. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate il pluricitato La madre e Nightmare - Dal profondo della notte. ENJOY!

domenica 8 maggio 2016

The Veil (2016)

Dopo una serie di horror validi doveva capitarmi la sòla, incarnatasi nel film The Veil, diretto dal regista Phil Joanou.


Trama: un gruppo di cineamatori rintraccia l'unica sopravvissuta di un suicidio di massa a sfondo religioso avvenuto una trentina d'anni prima e tutti insieme tornano sul luogo della tragedia. Ad attenderli ci saranno misteri sempre più inquietanti e pericolosi...



A scanso di equivoci, è meglio precisare subito che l'unico motivo per il quale ho guardato The Veil è stata la presenza nel cast di Lily Rabe, attrice da me tanto amata ad ogni sua apparizione all'interno di American Horror Story. Sempre a scanso di equivoci, mi duole ammettere che neppure la Rabe può fare miracoli se costretta ad interpretare un personaggio scritto coi piedi; certo, messa accanto a Jessica Alba credo che persino io potrei ambire ad ottenere un Oscar ma non è ahimé questo il caso di The Veil, filmettino horror che parte molto bene e poi si affloscia miseramente, per poi ripigliarsi appena appena col simpatico finale. La base di partenza, bisogna ammetterlo, è molto intrigante: lo sceneggiatore Robert Ben Garant (già autore del pregevole Jessabelle o Oscure presenze, com'è stato molto fantasiosamente rititolato dalla distribuzione italiana) prende spunto dal massacro di Jonestown, durante il quale 909 persone si sono suicidate sotto la guida del predicatore Jim Jones, e da lì tesse una trama sovrannaturale basata sull'idea che lo spirito sia connesso al corpo da tre "chiodi", come Cristo sulla Croce, quindi basterebbe togliere questi tre chiodi per riuscire a diventare immortali. Se la trama si fosse limitata a questo, con tutto ciò che ne consegue, The Veil avrebbe anche potuto essere interessante nonostante la scelta banale di far partire tutto dalla ricerca di un gruppo di cineamatori... il problema è che Garant ha scelto di mettere in piedi una baracconata incoerente e noiosetta, zeppa di personaggi che fanno cose senza un motivo apparente e mettendo di mezzo l'immancabile sottotrama demoniaca che, attenzione, spunta a tradimento cancellando con un colpo di spugna tutto ciò che era stato detto in precedenza. Volete un esempio di incorenza? SPOILER Perchè diamine il vecchio che viene scassato di mazzate resuscita senza colpo ferire mentre tutti gli altri fedeli, Jim compreso, avrebbero bisogno di un antidoto per rimettersi in piedi e diventare immortali? FINE SPOILER



Trama a parte, sulla quale non posso accanirmi più di tanto in quanto ho già visto di peggio, l'altra cosa fastidiosa di The Veil è la fotografia, non tanto la regia. Phil Joanou è abbastanza anonimo dietro la macchina da presa, strizza ogni tanto l'occhio alla moda del found footage ma riesce comunque a realizzare delle dignitose riprese dal sapore vintage quando si tratta di mostrare i filmini girati negli anni '80 mentre purtroppo, quando l'azione si sposta nel tempo attuale, i colori vengono distorti da un maledetto filtro che scurisce le ombre e permea le immagini di una sfumatura verdastra (purtroppo non mi intendo di queste cose ma sembra di guardare delle foto su Istagram, del genere tanto amato dagli hipster, il fastidio e la percezione della volontà di conferire dignità artistica al nulla sono gli stessi). Degli attori ho già detto che ci sono l'inespressiva Jessica Alba e una Lily Rabe alla disperata ricerca di qualcosa che dia spessore al suo personaggio, circondate da un nugolo di comparse una più inutile dell'altra... ma non ho ancora parlato di Thomas Jane, probabilmente l'unico motivo per cui The Veil meriterebbe un'occhiata, per quanto distratta. Questo attore mediamente famoso che, ahilui, non ha mai colpito il mio occhio nonostante lo abbia visto in almeno una decina di pellicole, si distingue per l'interpretazione del "santone" Jim Jacobs e per una recitazione che lo vede zompettare allegramente sul pericoloso confine che separa il guitto inclassificabile dal genio incompreso, tra momenti di divino infervoramento e pose alla Elvis Presley. Indubbiamente, se non ci fosse stato lui a declamare il delirante monologo finale, con una passione e una convinzione tali da riuscire a nascondere il gigantesco WTF che passava in sovrimpressione durante la sequenza, The Veil sarebbe finito nell'ignominia perpetua invece di beccarsi lo stiracchiato 6 meno meno col quale mi sento di graziarlo. Però ora, Lily e Thomas (soprattutto Lily, porcoSatana), andate e non peccate MAI PIU'.


Di Jessica Alba, che interpreta Maggie Price, ho già parlato QUI

Phil Joanou è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Stato di grazia, Analisi finale e il documentario U2: Rattle and Hum. Anche sceneggiatore, tecnico degli effetti speciali e produttore, ha 55 anni e un film in uscita.


Lily Rabe interpreta Sarah Hope. Americana, la ricordo per film come Love & Secrets e soprattutto per aver partecipato alla serie American Horror Story oltre che ad episodi di Nip/Tuck e Medium. Anche produttrice, ha 34 anni e un film in uscita.


Thomas Jane (vero nome Thomas Elliott) interpreta Jim Jacobs. Americano, ha partecipato a film come Buffy - L'ammazzavampiri, Il corvo 2, Face/Off, Boogie Nights - L'altra Hollywood, La sottile linea rossa, Magnolia, L'acchiappasogni, The Punisher, Scott Pilgrim vs. The World e a serie come Medium. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 47 anni e tre film in uscita tra cui l'imminente Somnia.


Se siete interessati alla storia del massacro di Jonestown, a cui The Veil si ispira vagamente, recuperate il film The Sacrament. ENJOY!

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